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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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O  3  7S.é 
DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA  S.  PIETRO  SINO  AI  NOSTRI  GIORNI 

SPECIAL  :\I  ENTE      INTORNO 

AI  PRINCIPALI  SANTI,  BEATI,  MARTIRI,  PADRIj  Al  SOMMI  PONTEFICI,  CARDINAII 
E  PIÙ  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  AI  VARII  GRADI  DELLA  GERARCHI  V 
DELLA  CHIESA  CATTOLICA,  ALLE  CITTA  PATRIARCALI,  ARCIVESCOVILI  E 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  AI  CONCILII  ,  ALLE  FESTE  Più  SOLENNI, 
AI  RITI,  ALLE  CEREMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  PAPALI  ,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NO.V 
CHE    ALLA    CORTE   E  CURIA   ROMANA    ED   ALLA   FAMIGLIA    PONTIFICIA,   EC.     EC.     EC. 

COMPILAZIONE 

DEL  CAVALIERE  GAETANO  MOROiNI  ROMANO 

PRIMO  AIUTANTE  DI  CAMERA  DI  SUA  SANTITÀ 

GREGORIO      XVI. 


VOL.  XVI 


IN     VENEZIA 

DALLA      TIPOGRAFIA      EMILIANA 
M  D  C  C  C  X  L  1 1, 


DIZIONARIO 


DI  ERUDIZIONE 


STORICO-ECCLESIASTICA 


C 


CON 

Conclavisti.  Sono  quelli, 

che  si  racchiudono  in  conclave  in 
servigio  de' Cardinali  ;  onore  che 
principalmente  conviene  ai  due  con- 
clavisti idonei,  che  ogni  Cardinale 
sceglie  fra  i  suoi  famigliari,  cioè 
uno  sacerdote,  l'altro  laico  anche 
coniugato.  Il  primo  è  un  famiglia- 
re edettivo,  o  di  onore,  e  per  lo 
pili  il  segretario,  ovvero  l'uditore, 
il  maestro  di  camera,  il  caudata- 
rio, il  cappellano,  il  confessore,  il 
gentiluomo,  uno  che  sia  stato  da- 
pifero ec.  Evvi  qualche  raro  esem- 
pio, che  tal  segretario,  o  altro  fa- 
migliare sia  stato  anche  laico  ed 
ammogliato;  ed  i  Cardinali  oltra- 
montani per  lo  pili  sogliono  avere 
per  uno  de'conclavisli  il  proprio 
\icario  generale.  Della  stessa  clas- 
se sono  i  terzi  conclavisti  ,  do- 
mandati da  quelli,  che  ne  hanno 
bisogno.  L'altro  conclavista  secola- 
re è  sempre  il  cameriere,  non  per- 
mettendosi a'  Cardinali    religiosi    di 


CON 

condur  seco  per  secondo ,  o  terzo 
conclavista ,  uno  del  loro  ordine. 
Non  sono  esclusi  i  parenti  de'  Car- 
dinali al  conclavistato,  anzi  antica- 
mente l'uso  era  comune  ;  come  non 
è  impedimento  importare  in  concla- 
ve per  conclavista  quelli,  che  sono  già 
stati  in  altri  conclavi,  o  col  Cardi- 
nale che  li  nomina ,  o  con  altri. 
Altrettanto  si  dica  degli  altri  con- 
clavisti, e  addetti  al  conclave,  cioè 
di  tutti  quelli,  che  in  esso  si  rac- 
chiudono. 

L'ordine,  col  quale  il  nuovo 
Pontefice  nomina  quelli,  che  sono 
stati  nel  conclave,  in  cui  egli  fu 
sublimato  al  pontificato,  nel  moto 
proprio,  àeUe  gratiae,  et  privilegia 
conclavislis  postremi  conclavis  con- 
cessa, è  il  seguente,  che  pubblicasi 
in  istampa: 

II  sagrista  pontificio,  che  è  sempre 
agostiniano,  e  vescovo  in  par- 
tibus. 


fi  CON 

Il  prelato  segretario  della  sagra 
rongregnzione  concistoriale,  e  del 
sagro  Collegio,  facente  le  veci  di 
segretario  di  stato  in  sede  va- 
cante. 

Il  prefetto  de'  maestri  delle  ceri- 
monie pontificie,  col  secondo  ce- 
rimoniere, e  coi  quattro  più  an- 
tichi cei'imonieri. 

I  due  conclavisti,  ovvero  tre ,  se 
tanti  erano,  del  Cardinale  dive- 
nuto Papa,  seguiti  dagli  altri  due, 
o  tre  conclavisti  di  ogni  Cardi- 
nale, secondo  l'ordine  di  dignità 
del   rispettivo  padrone. 

II  confessore  per  lo  plìi  religioso. 
11   padre  sotto-sagrista,  che  è   sem- 
pre agostiniano. 

Il  cappellano  addetto  alla  cappella 
comune  del  conclave. 

I  due  aiutanti  del  segretario  del 
sagro  Collegio,  ed  il  primo  se- 
condo il  solito  è  il  sollecitatore, 
ossia    sostituto  dello  stesso  sa"ro 

o 

Collegio,  essendo  l'altro  un  av- 
vocato della  curia  romana,  ed 
uditore  del  detto  prelato. 

II  religioso  agostiniano  addetto  al- 
la sagrestia  pontilicia,  in  servigio 
della  sagrestia,  e  cappella  comu- 
ne del  conclave. 

1   due  medici,  il  chirurgo,  e  lo  spe- 
ziale, con  due  aiutanti. 
1!   fdegnarae    con    un    garzone;    il 
muratore     con     un    garzone:     il 
chiavax'o  con  un  garzone;  lo  sta- 
gnaro, ed  il   vetraro. 
Scopatori  del   conclave,    cioè    tanti 
servitori,   quanti   sono  i  Cardina- 
li chiusi  in   conclave. 
Scopatori  comuni,    o     facchini    del 
conclave  in  numero  di  sedici. 
Dall'articolo   Conclai'e  [VeAi),  e 
di  quanto  andiamo  a  dire  si  rile- 
verà quando  i   suddetti    conclavisti, 
e  addetti    al    conclave ,    vi     furono 
ammessi. 


CON 

Origine,  qualità,  numero,  elezionf, 
doveri,  e  principali  aneddoti  dei 
conclavisti. 

Stahilito  nel  i'2  74  da  Gregorio 
X  il  conclave,  e  la  sua  clausura, 
fra  le  leggi  da  lui  formate  pel  re- 
golamento di  uso,  prescrisse  ai  Car- 
dinali, che  si  contentassero  ciascu- 
no di  un  solo  servente,  o  chierico, 
o  laico,  quando  non  vi  fosse  pa- 
tente necessità  di  due,  i  quali  si 
potrehbono  accordare  dal  sagro  Col- 
legio ai  Cardinali,  che  li  avessero 
domandati.  Sembrando  questa  dis- 
posizione troppo  rigorosa  a  Cle- 
mente VI,  colla  bolla  Licei  in  Con- 
stiuitione,  data  a' 6  dicembre  i352, 
ad  ogni  Cardinale  permise  due  con- 
clavisti. In  progresso  di  tempo  fu 
accordato  anco  il  terzo,  per  la  qual 
cosa  i  Cardinali,  che  lo  bramano, 
ne  fmno  istanza  al  sagro  Collegio 
nella  settima  congregazione  genera- 
le, che  il  medesimo  tiene  prima 
di  entrare  in  conclave.  Comandò 
inoltre  lo  stesso  Gregorio  X,  che 
ninno  potesse  mandare  ambasciate 
o  scritture  ad  alcuno  de' conclavi- 
sti. Dipoi  Pio  IV  nel  i562,  nel 
confermare  le  leggi  di  Gregorio  X, 
decretò  che  i  Cardinali  sani  aves- 
sero due  conclavisti,  e  gl'infermi  e 
cagionevoli  tre,  i  quali  si  dovesse- 
ro approvare  da  tutti  i  Cardinali  ; 
come  anche  stabili  che  nel  concla- 
ve vi  sieno  un  sagrista,  due  mae- 
stri di  cerimonie,  un  confessore,  due 
medici,  un  chirurgo,  un  falegna- 
me, due  barbieri,  dieci  facchini;  e 
che  i  conclavisti  usciti  dal  conclave 
non  vi  potessero  ritornare. 

Per  conto  dei  medici,  e  dei  chi- 
rurghi, questi  già  prima  di  Pio  IV 
si  ammettevano  in  conclave,  su  di 
che  sono  a  vedersi  gli  articoli  I\Ie- 
nici.  e  Chirurghi.  E   poi  noto,  che 


CON 

nel  conclave  del  1 55o,  in  cui  ven- 
ne eletto  Giulio  III,  entrarono  sei 
medici,  ed  altrettanti  chirurghi  . 
per  cui  Pio  IV  ne  avrà  stabilito 
il  numero,  acciò  non  si  rinnovasse 
tale  esempio. 

Il  Burcardo  scrive,  che  nel  con- 
clave del  14475  "i  cui  venne  elet- 
to Nicolò  Vj  "  non  potevano  i 
*>  Cardinali  in  conclave  servirsi  di 
"  altri,  eccetto  del  cappellano  e  del 
»  crocifero.  Né  vi  erano  poi  altri, 
«  che  due  maestri  di  cerimonie,  ai 
*»  quali  eia  concesso,  dopo  la  crea- 
"  zione  del  nuovo  Papa  per  sua 
"  mercede,  di  avere  tutti  gli  orna- 
"  menti,  e  suppellettili  della  cella  ". 
JVella  relazione  poi  del  conclave  del 
conclavista  Dionigi  Atanagi  pel  con- 
clave per  morte  di  Giulio  111,  ed 
elezione  di  IMarcello  li.  Lettere  dei 
Princìpi,  ediz.  veneta  del  i58i, 
si  legge:  jj  che  vi  entrò  per  medi- 
"  co  l'archialro  Frigimelica  pado- 
«  vano,  che  fu  deliberato  di  aprire 
"  certe  finestre ,  ch'erano  chiuse, 
>'  acciò  l'aere  potesse  entrare,  ed 
»  uscire,  e  mandar  fuori  tutti  i 
»  piatti,  e  le  pignatte,  che  veni- 
"  vano  ogni  dì  dentro  il  conclave 
"  colle  vivande,  acciocché  non  si 
>=  generasse  puzza,  e  simili  cose  ap- 
"  partenenti  alla  sanità.  Che  dopo 
"  la  messa  detta  dal  sagrestano, 
»  alla  presenza  di  tutti  i  Cardina- 
"  li  con  le  croccie,  con  un  vesti- 
«  mento  di  panno  paonazzo,  fatto 
»  come  un  uiantello,  con  coda  di 
"  Venezia ,  fu  fatla  un  poco  di 
"  congregazione,  dove  fu  delibera- 
"  to,  che  dopo  desinare  si  facesse 
"  di  nuovo  la  cerca  de' conclavisti , 
"  acciò  non  ve  ne  l'estassero,  se 
"  non  gli  ordinari,  cioè  tre  per 
"  ogni  Cardinale,  i  quali  s'inten- 
"  dono  servitori,  che  nluieno  sieno 
"    stati  in  casa  loro,  che  non  sieno 


CON  7 

parenti,  ne  mercanti,  benché  que- 
sta ultima  condizionò  non  fosse 
poi  osservata.  E  cos\  alle  ore 
ventuna  tutti  i  conclavisti  si  rin- 
chiusero nella  cappella  Paolina, 
ed  i  Cardinali  capi  d'ordine,  e 
il  Cardinal  camerlengo  si  posero 
a  sedere  sulla  porta  della  cap- 
pella, e  fecero  uscire  tutti  uno 
per  uno;  e  quelli  che  non  era- 
no scritti  nel  rotolo  de'  concla- 
visti, furono  mandati  fuori  del 
conclave,  i  quali  arrivarono  al 
numero  di  quindici  ....  I  con- 
clavisti poi  elessero  otto  difenso- 
ri per  far  osseivare  i  loro  privi- 
legi,   che  sono     molti,  de' quali 

gran  parte  se  ne  osserva 

Saputosi  dai  conclavisti,  che  an- 
davasi  a  far  Papa  il  Cardinal 
Cervini  del  titolo  di  s.  Croce  in 
Gerusalemme,  ne  propalarono  la 
notizia,  che  prima  dell'  effettua- 
zione si  seppe  per  tutta  Koma. 
Per  r  unanime  consenso  della 
maggior  parte  de'  Cardinali,  fu 
posto  il  Cardinal  Cervini  nella 
cappella  Sistina  a  sedere  sulla 
sedia  per  l'adorazione,  ma  il 
Cardinal  de  Medici,  benché  fos- 
se de'  confidenti  si  oppose,  dicen- 
do che  bisognava  fare  tale  ele- 
zione giuridicamente  ;  e  tanto 
fece,  che  tutti  i  conclavisti  furo- 
no cacciati  fuori  della  cappella, 
e  i  Cardinali  si  assisero  ai  luo- 
ghi loro.  Io  solo  nel  cacciar  fuo- 
ra  gli  altri,  andai  dietro  l'alta- 
re; e  come  fu  chiusa  la  porta, 
me  ne  ritornai  fuora,  e  andai 
dietro  la  sedia  del  Papa;  e  ben- 
ché io  da  tutti  i  Cardinali  fossi 
veduto,  pur  non  mi  fu  detta  co- 
sa alcuna;  e  così  postisi  tutti  a 
sedere ,  il  Cardinal  decano  in 
piedi  levato ,  cominciò  a  dire  : 
Ego  Joh.  Petrus  Card.  rp.  Host. 


8  CON 

"  decanus  eligo  in  summxim  Pont. 

«  rev.  d.  meum   Card.    s.   Crucis; 

*»  e  così  tutti    gli    altri    dettero    li 

»  voti  loro;  ed  eravi  un    segreta- 

«  rio,  che  i  voti    di    ognuno,    co- 

«  me  notaio,  scriveva;  il  quale  su- 

«  bito  finito  di    dire,    sonò   V Ave 

»  Maria,  la  quale   detta  da  tutti, 

»  quasi    che     ringraziassero     Iddio 

"  di    tal    elezione  ;    il    Papa     che 

»  aveva     preso  il    nome  di     Mar- 

«  cello  II  si  levò,   e  fece    un' ora- 

>>  zioncella    latina,    ringraziando    il 

«  Collegio    dell'  elezione  .  .  .    Dopo 

>y  si  levò  il  Cardinal  decano,  e  dis- 

«  se,  che  per  osservare    gli    ordini 

«  antichi,  la    mattina    seguente    si 

«  farebbe  Io  scrutinio    con    le  po- 

»'  lizze  aperte,  acciocché  sua    San- 

«  tità  potesse  vedere    il    buon  ani- 

«  mo  di  tutti  verso  lui,    e    questo 

"  senza  pregiudizio    della    presente 

"  elezione;   il  che  fu    da    tutti  ad 

»  una  voce  confermato,  e    vollero, 

>'  che  anche  il  Papa  dicesse  queste 

"  parole:  acceptamus  sine  praeju- 

»  dicio   praesenti    electione.    Dopo 

"  tutti  i  Cardinali  andarono  ad  ab- 

«  bracciare  il    Papa,   ed    aperte  le 

«  porte,  io  fui   dei  primi,    che    gli 

«  baciai    i  piedi ,    il  che   egli   non 

*'  voleva  dicendo,  che  il  giorno  se- 

«  guente    sarebbe    stalo    meglio .   E 

»  cos'i  tutti  uscimmo  dalla  cappel- 

"  la,  ed  accompagnammo  il  Papa 

"  alla  sua    stanza,    la  quale    trovò 

"  tutta  saccheggiata    dai  medesimi 

*'  conclavisti;  perlocchè    fu    forzato 

'■  andare    in    quella    del    Cardinal 

«  di  Montepulciano.  Mentre  che  si 

"  facevano  questi    rumori,    furono 

"  rotte  le    porte  del    conclave,    ed 

"  entrati  molti,    se  non  era    il    si- 

"  gnor  Ascanio  della  Cornia,  forse 

>'  tutto  il  conclave  andava    a    sac- 

*'  co.   Pure  entrato  lui,  ad  ogni  co- 

«  sa  fu  preso  ordine,  e  non  entro 


CON 
»  più  persona,  se  non  alquanti  pre^ 
^'  Iati  ...  e  cosi  tutta  quella  not- 
»  te  mai  si  dorm\  per  lo  strepito 
5>  e  rumore  che  si  fece  da  quelli, 
»  che  sgombravano  le  loro  robe 
»  dal  conclave  ". 

Da  questo  interessante  racconto 
principalmente  rilevasi  qual  nume-r 
ro,  e  quali  doti  richiedevansi  nei 
conclavisti,  locchè  era  stato  decre^ 
tato  pochi  anni  prima  da  Pio 
IV.  In  quanto  all'abuso  del  sac- 
cheggio della  cella  per  opera  dei 
conclavisti,  tanto  prima  che  dor 
pò  IMarcello  II,  come  di  quello 
di  Leone  XI,  Paolo  V,  Gregorio 
XV,  Alessandro  VH,  ec,  si  tratta 
all'articolo  Cella  (Vedi) ,  ove  pure 
si  dice  della  benigna  consuetudine 
dei  Papi,  di  donare  al  cameriere 
conclavista  tutto  ciò,  che  è  nella  celr 
la  da  loro  abitata.  Qui  poi  no- 
teremo, che  nel  fj^S,  nella  seconda 
congregazione  generale  della  sedo 
vacante,  fu  stabilito  di  fare  quattro 
celle  di  più  de'Cardinali  viventi  per 
iscartare  le  peggiori,  e  le  anguste,  e 
perciò  anche  anticipare  l'estraziont» 
delle  celle,  di  uno  o  due  giorni. 
Per  conto  poi  di  quanto  dice  Io 
storico  conclavista,  dell'esclusione  dei 
conclavisti  parenti,  nella  vita  di  Urr 
bano  VII,  abbiamo  che  egli  in  gio- 
ventù fu  al  conclave  pe»-  l'elezione 
di  Giulio  III,  avendolo  portato  per 
conclavista  il  suo  parente  Cardinal 
Veralli,  giusta  il  costume;  quando 
però  fossero  a  ciò  adatti. 

Gregorio  XV  fece  altri  utilissir 
mi  regolamenti  sul  conclave  e  sui 
conclavisti,  i  quali  furono  approvan- 
ti da  Clemente  XII  colla  l)olla  J^ 
poslolalw!,  de'4  ottobre  rySa.  Que- 
sto Pontefice  ne  emanò  delle  altre, 
e  nel  medesimo  anno  ai  24  dicem- 
bre con  un  chirografo  stabilì,  che 
oltre  ai  cento  scudi  soliti    darsi  o- 


CON 

gni  mese    ai    due  medici ,    al  chi- 
rurgo del  conclave,  e   ad  altri  mi- 
nistri, si  diano    ancora   cento  scudi 
al  mese  al  segietario  del  sagro  Col- 
legio, perchè  dia  il  sostentamento  ai 
due  aiutanti,  che  gli  permette  por- 
tare seco,  i  quali  sono  per  solito  il 
sostituto  del  sagro  Collegio,  ed  un 
avvocato  della  curia    j-omana,    suo 
uditore   (per   decreto  de'  capi  d'or- 
dine, nel  conclave  del    i8a3  al  se- 
gretario    furono  in    vece    assegnali 
scudi  duecento  il  mese).  Ai  sei  mae- 
stri di    cerimonie   ordinari    assegnò 
venticinque  scudi  il  mese,  e  altret- 
tanti  ai  soprannumerari ,    ai    quali 
permise  di  entrare  nel  conclave.  Al 
confessore,  e  al    sotto-sagrista    sono 
assegnati  scudi  trenta  per  cadauno, 
e    scudi    sei    mensili    all'inserviente 
alla    sagrestia,   e    cappella  comune, 
Se  il  primo    cerimoniere  fosse    ve- 
scovo,   come  il  sagrista,  avrà  come 
questi   un  servente    per  la  messa,  e 
ad  ognuno    si    daranno  scudi   dieci 
al   mese.  Ai  trentacinque   scopatori 
del   conclave    da  lui    stabiliti,    seb- 
bene poi  sono  quanti  si  contano  i 
Cardinali  in    conclave,    concesse    il 
letto,  che  ad  essi  passava  il  concia- 
re, ma  proibì  a  questi  di  portar  via 
qualunque     cosa     appartenente     al 
conclave:    prima    della    disposizione 
di  Clemente  XII,  gli    scopatori   del 
conclave  erano    ventiquattro.   Ordi-r 
nò,  che  i    ministri  del  conclave  a' 
vrebbono  rinnovate  le  vesti  al  cam-? 
biamento  della  stagione,  e  dopo  due 
mesi  del  conclave,  che  morendo  in 
esso  un  Cardinale,  i  conclavisti,  ed 
il  servo  ne  dovessero  uscire.  Dispo- 
se, che    nella    terza    congregazione, 
la  quale  si  tiene  dai  Cardinali  pri- 
ma di  entrare  in  conclave,  si  eleg- 
ga   per    voti     il     confessore  ;    nella 
quarta  i  medici,  e  il  chirurgo;  nel- 
U  quinta  gli  speciali,  ed  i  barbieri; 


CON 


9 


nella  sesta,  che  i  cerimonieri  pre- 
sentino il  breve  apostolico  per  cssei  e 
ammessi  nel  conclave;  nella  seltiina, 
che  i  Cardinali  presenti  avanzino 
la  richiesta  se  abbisognano  del  ter- 
zo conclavista;  nell'ottava,  che  si 
eleggano  due  Cardinali  per  appro- 
vare quelli,  che  dovianno  entrare 
in  conclave,  i  quali  esibiranno  no- 
me, cognome,  e  patria,  e  i  concla- 
visti il  nome  di  Cardinali,  che  li 
portano  in  conclave.  Queste  sono 
le  principali  leggi  riguardanti  i 
conclavisti,  e  gli  altri  che  entrano 
ia  conclave,  alle  quali  noi  aggiun- 
geremo le  seguenti  dichiarazioni 
pratiche,  oltre  a  quanto  analoga- 
mente diremo  in  progresso  di  que- 
sto stesso    articolo. 

Tutti  quelli,  che  concorrono  per 
entrare  in  conclave  per  confessoie, 
medico,  chirurgo,  speziale,  barbie- 
re, scopatori  comuni,  o^sia  facchini, 
ed  altri,  ne  fanno  individuali  istan- 
ze a  tutti  i  Cardinali,  o  ad  alcu- 
ni, per  essere  presi  in  considera- 
zione nel  giorno,  che  si  dovranno 
scegliere,  il  perchè  ogni  Cardinale 
per  propria  regola  ne  porta  nota 
in  congregazione,  ISell'ultima  con- 
gregazione si  stabiliscono  gli  artisti, 
che  dovranno  chiudersi  in  conclave, 
preferendosi  per  lo  più  quelli,  i 
quali  in  tal  forma  hanno  ridotte 
le  abitazioni  anteriormente  abitate 
dai  famigliari  del  Papa,  nel  brac^ 
ciò  dalla  parte  della  via,  che  con- 
duce alle  quattro  Fontane  del  pa-» 
lazzo  Quirinale.  La  proposizione  e 
scelta  degli  artisti  si  fa  dal  Cardinal 
camerlengo,  e  vien  confei'mata  dal 
sagro  Collegio.  Nella  settima  con^ 
gregazione  si  Ca  dai  Cardinali  l'i' 
stanza,  per  avere  il  terzo  qonclavi-s. 
sta,  e  si  eleggono  gli  scopatori  cO' 
muni  del  conclave.  Siccome  le  pon- 
tiflciq  costituzioni  uQo   permettoiig 


IO  CON 

a  tutti  i  Cardinali  di  portare  un 
terzo  servo,  o  abbiano  bisogno  o 
no  del  terzo  conclavista,  così  ogni 
Cardinale  anticamente  licenziava  dal 
suo  servizio  quello  che  bramava 
aver  seco,  e  poi  lo  faceva  nomina- 
re per  iscopatore  del  conclave  da 
altro  Cardinale ,  nominando  egli 
per  reciprocanza  il  servo  di  questo 
per  iscopatore  del  conclave,  ove  poi 
ognuno  si  faceva  servire  dal  pro- 
prio. Ora  però  ogni  Cardinale  no- 
mina per  iscopatore  del  conclave 
il  servo  di  quel  Cardinale,  che  no- 
mina il  proprio  ;  nomine  che  si 
scrivono  in  un  foglio  di  carta  con 
questa  formola,  la  quale  da  ognu- 
no si  presenta  in  congregazione  :  No- 
mino bajuliun  coiiclavis  ]S.  N.  ro- 
manum  annonim  circiler  triginta, 
Eininenlissììno  Cardinali  N.  N. 
adii  inservìenteni.  N.  Cardinalis 
N.  I  Cardinali  sogliono  portare  in 
conclave  il  servitore  di  camera,  ra- 
re volte  il  decano,  il  cuoco,  o  al- 
tro loro  domestico,  e  tutti  debbono 
essere  approvali  dai  Cardinali  a  ciò 
deputati.  La  mesata  di  questi  sco- 
patori del  conclave,  e  degli  sco- 
patori comuni  è  di  scudi  sei.  Del 
loro  vestiario,  doveri,  e  giuramen- 
to si  tratta  all'articolo  Conclave, 
massime  al  §   VII. 

Ai  medesimi  Cardinali  deputati 
all'approvazione  di  quelli,  che  do- 
vranno entrare  in  conclave,  si  sot- 
tomettono le  nomine,  che  ogni  Car- 
dinale fa  dei  proprii  conclavisti.  Ec- 
cone la  formola. 

Nos  N.  N.  tiiidi  N.  N.  Sanctae 
Romanae  Ecclesiae  Preshyter  Car- 
dinalis TV.  N.  Eligo,  et  nomino  con- 
clavistas  meos  R.  D.  N.  N.  prcs- 
bytcruni  N.  N.  dioecesis,  ac  civeni 
ronianwn  aelatis  N.  N.  annorwn 
pluriinis  ah  ìiinc  annis;  ti  in  prae.- 
terìlis  comiiiis  mcuiii  dapiferum. 


CO.N 

Laicuin 

N.  N.  romanum  annoruni  N.  lY. 
plurimis  ab  hinc  annis  menni  cu- 
bicidariuni.  Datimi  Roniae  die  etc. 

N.   Cardinalis  N. 

Loco   +!«•   signi. 

Altra  formola  di  nomina  di  con- 
clavisti. 

Nos  N.  N.  Diaconus  N.  N.  etc. 

Eligo  et  drpulo  in  conclavistas 
meos  R.  D.  N.N.  presbylerum  N.N., 
(ini  tribus  ab  hinc  annis  mihi  in  au- 
ditoris  munere.   inservit. 

El  N.  N.  romanum  aelatis  suae 
annorum  circiler  vignili  septem,  cu- 
bicularium  menni,  qui  spalio  triuni 
annorum  meo  scrvilio  est  addictus. 

I  conclavisti,  sì  ecclesiastico  che 
secolare,  secondo  la  bolla  di  Pio 
IV  debbono  essere  famigliari  do- 
mestici continui,  e  commensali  dello 
stesso  Cardinale  che  li  nomina,  al- 
meno per  un  anno  innanzi  :  non 
potrebbono  essere  mercanti  ,  mini- 
stri de'  principi,  padroni  di  giuris- 
dizione temporale,  né  fratelli,  e  ni- 
poti de'  Cardinali.  Di  fatti  abbiamo, 
che  nel  conclave  del  17  58  per  mor- 
te di  Benedetto  XIV,  si  tenne  la 
congregazione  generale  in  conclave, 
in  cui  si  accordò  dal  sagro  Colle- 
gio r  ingresso  nel  medesimo  al  Car- 
dinalIMal  vezzi.  Se  non  che  avendo  egli 
mandato  la  nota  de'  conclavisti,  cui 
voleva  seco  condurre  in  conclave, 
fra'  quali  vi  era  il  canonico  Bolo- 
gnini, siccome  dal  sagro  Collegio  si 


CON 

sapeva,  clie  quegli  non  era  stato  fa- 
migliare del  Cardinale  per  un  anno, 
o  almeno  per  sei  mesi ,  come  pre- 
scrivono le  pontificie  bolle,  quan- 
tunque il  Cardinal  Alessandro  Al- 
bani perorasse  a  favore  del  ca- 
nonico suU'  esempio  de'  Cardinali 
francesi,  ed  avesse  anche  favorevole 
il  voto  di  quattro  Cardinali,  tutta- 
via per  venticinque  voti  contrari  fu 
risoluto  di  non  ammetterlo,  se])be- 
ne  ciò  producesse  non  lieve  dispia- 
cere al  Cardinal  Malvezzi.  Dipoi  il 
Cardinale  de  B-odt  entrò  in  concla- 
ve, portando  per  conclavista  Filip- 
po Suttermann,  che  aveva  preso  per 
maestro  di  camera  nel  suo  arrivo 
in  Roma,  e  perciò  mancante  de'  re- 
quisiti richiesti  ;  pure,  e  come  Car- 
dinale forestiere  ,  e  per  l' impegno 
che  vi  era  pel  Suttermann,  non  vi 
fu  opposizione  dei  Cardinali  depu- 
tati all'approvazione  de'  conclavisti, 
anzi  non  se  ne  fece  parola  in  con- 
gregazione generale. 

Dalla  storia  dello  stesso  conclave 
del  1758,  si  ha  pure  che  nella  terza 
congregazione,  ove  si  elesse    il  con- 
fessore del  conclave,  ne  furono  pro- 
posti nove  regolari,  e  tre  secolari,  e 
venne  promosso  il  dubbio  se  poteva 
essere  prete  secolare,  e  fu  risoluto 
affermativamente.   Così  nella  quarta 
congregazione  per  la  scelta  de'  me- 
dici, e  chirurgo,  pei  primi  concor- 
rendo sette  individui ,    fra'  quali  il 
sacerdote  Mattia   Carelli,  non  aven- 
do autorizzazione  pontificia  per  l'e- 
sercizio di  tale  arte,  fu  corso  il  bus- 
solo ,    e    benché  avesse  tx'edici  voti 
favorevoli,    e    altrettanti     contrari, 
venne  deciso  di  non  ammettersi.  Fra 
i    cinque    conconeuti    chirurghi    vi 
lii  certo  Guattani ,  per  cui  quando 
doveva  correre  il  bussolo ,    il  Car- 
dinal duca  di  Yorck  fece  sapere  ai 
Cardinali  colleghi,  che  il    re  d' In- 


CO?.'  ,, 

ghilterra  Giacomo  III  suo  genitore 
avrebbe  gradilo,  che  non  fosse  am- 
messo in  conclave  ;  laonde,  sebbene 
professoi-e  molto  celebre  ed  accre- 
ditato, non  venne  eletto.  Talvolta 
pel  gran  numero  di  quelli,  i  quali 
bramavano  entrare  in  conclave  per 
qualche  offizio,  il  sagro  Collegio  ha 
deputato  due  o  tre  Cardinali  a  fai'- 
ne  la  scelta,  la  quale  poi  da  essi 
viene  partecipata  in  congregazione 
ai  colleghi. 

I  conclavisti ,    e    addetti   al  con- 
clave debbono  intervenire  nella  cap- 
pella   comune    a    quegli  esercizi  di 
pietà,  che  per  loro   ivi  si  fanno,  ed 
a   quelli  cui    assistono    i    Cardinali. 
JNel  volume    IX,    pag.    1^4    e    seg. 
del   Dizionario,   si  riportano  le  fun- 
zioni sagre ,    che    si  sono  celebrate 
ne'  conclavi ,    e    si   fa    parola  della 
parte,  che  ne  hanno  avuta    i  con- 
clavisti. I  Cardinali  impotenti  a  scri- 
vere il  proprio  voto  nelle  schedule, 
i  motti  e    le    altre    formalità,    che 
descrivonsi  all'articolo  Elezione  dei 
Pontefici  (Pedi),    deputano   a  sup- 
plirvi il  conclavista  ecclesiastico  de- 
gno della  loro    intera    fiducia,    per 
cui  a  tale  elFctto    alcuni    Cardinali 
conducono  in  conclave  per  terzo  con- 
clavista il  proprio  confessore.    Dal- 
la Storia  dei  conclavi    del  Burcar- 
do,  abbiamo,  che  in  quello  per  l'e- 
lezione di  Giulio  II,  i   Caidinali  di 
JNapoli,  Rothomagense,    e  Casanuo- 
va,  fecero  scrivere  le   schedule    dai 
loro  conclavisti  ;  anzi  lo  stesso  Bur- 
cardo,  il  quale  vi  si  trovò    presen- 
te, dice,  che  appena    eletto    Giulio 
II   gli   levò  la  croccia,    il  rocchetto, 
e  la  veste,  cui  prese    per    sé ,    non 
ostante  la  contraddizione  del  sagri- 
sta.  La  ci'occia ,   e    gli    abiti  cardi- 
nalizi dell'  eletto   Pontefice  ,    appar- 
tengono   al    cameriere    conclavista  ; 
mentre  le  due  mute  delle  tre  com- 


12  CON 

plele  eli  vestiario,  che  si  preparano 
pel  nuovo  Papa,  cioè    le    due   clie 
jeslano  dopo  essersi  vestilo  di  quelle 
più  adatte  alla  persona  ,    apparten- 
gono ai  due  primi  cerimonieri,  cui 
pure  appartiene  quanto  dicemmo  ai 
termine  dell'articolo  Conclave.  Non 
si  dee  però  tacere,  che  secondo  l'ar- 
ticolo 9  del  chirografo  di  Clemente 
XII,  r  avanzo    delie    legna   in  con- 
clave    non    dovrebbe    appartenere 
ai  due  primi  cerimonieri,  né  ad  al- 
tri ,    giacché    ivi    fu    esplicitamente 
prescritto  che  l'avanzo    delle   legna 
interamente  si  riservasse    a    benefi- 
cio del  palazzo  apostolico.    Lo   spi- 
rito poi,  e  lo  scopo  di    siffatta  leg- 
ge tendente  a  riparare  le  provigio- 
ui  studiosamente    abbondanti ,    che 
solevano  farsi    per    particolare    spe- 
culazione,   fa    pur    anche    dubilaie 
che  gli  altri  avanzi,  di  cei-a,  di  olio, 
di  carbone,  ec.  possano  appartenere 
ai  suddetti  cerimonieri,  locché  pei'ò 
sana  la  consuetudine  in  loro  favore. 
II  nuovo  Pontefice  viene   spogliato 
degli  abiti  cardinalizii,   ed  è  vestito 
degli  usuali  Pontificii  dal    sagrista  , 
dai   due    primi    cerimonieri,    e  dai 
due  suoi  conclavisti,  che    a    tal  ef- 
fetto subito  si  chiamano,  appena  è 
compita    r  elezione.  Ora  il  sagrista, 
oltre  quanto  si  dirà,  ha  diversi  in- 
certi,' come    la    cera,    e    i    tappeti 
della  cappella  comune,    ec. 

I  principali  aneddoti  poi  dei  con- 
clavisti sono  i  seguenti.  Avvertire- 
mo prim.51  di  tutto,  che  i  conclavisti, 
e  gli  addetti  al  conclave  ,  che  ne 
escono  per  infermità ,  sono  tenuti 
al  giuramento  fatto  di  conservare 
il  segreto  di  quanto  nel  conclave 
hanno  udito  o  veduto  riguardo  al- 
l'elezione; e  i  nuovi  conclavisti,  o 
addetti  a!  conclave ,  che  in  questo 
entrano,  per  supplire  a  quelli,  che 
ne  uscirono,  debbono  prestare  egua- 


CON 

le  giuramento.  Quando  alcuno  dei 
nominati  deve  uscire  per  infermità, 
il  primo  maestro  di  cerimonie  colla 
sua  chiave  apre  la  cancellata  inter- 
na, che  difende  la  porta  del  concla- 
ve, il  Cardinal  camerlengo  apre  col- 
la sua  chiave  la  porta  stessa,  men- 
tre all'esterno  il  maresciallo  del 
conclave  apre  la  medesima  porta 
con  altra  chiave.  Allora,  o  quatido 
vi  entra  alcun  Cardinale,  si  dà  in- 
gresso nel  conclave  a  quelli ,  che 
subentrano  agi'  infermi.  Se  un  Car- 
dinale per  malattia  esce  dal  con- 
clave, nel  ritornarvi  può  condur  se- 
co i   medesimi  conclavisti. 

Fia  gli  aneddoti  adunque  dei  con- 
clavisti, ricorderemo  che  nel  conclave 
del  iSgo,  in  cui  fu  eletto  Gregorio 
XIV,  e  che  durò  circa  due  mesi,  il 
conclavista  del  Cardinal  Girolamo 
Simoncelli  di  Orvieto,  inventò  le  fa- 
mose profezie  dei  romani  Pontefi- 
ci, che  il  medesimo  e  il  volgo  at- 
tribuì a  s.  Malachia,  sperando  con 
questo  mezzo  di  fare  esaltare  al  tri- 
regno il  suo  padrone,  indicato  nella 
profezia  che  toccava  a  quell'elezio- 
ne, colle  parole  :  De  antiquitate  ur- 
bis, giacché  Orvieto  patria  del  Car- 
dinale, in  latino  dicesi  Urhs  J^etus. 
Il  Simoncelli  era  stato  creato  Car- 
dinale dallo  zio  Giulio  III,  godette  la 
dignità  cardinalizia  sessanta  anni, 
ne  visse  ottantuno ,  ed  intervenne 
ai  conclavi  per  le  elezioni  di  Mar- 
cello II,  Paolo  IV,  Pio  IV,  s.  Pio 
V,  Gregorio  XIII,  Sisto  V,  Urba- 
no VII,  Gregorio  XIV,  Innocenzo 
IX,  Clemente  VIII,  e  poco  mancò 
che  non  intervenisse  a  quelle  di  Leo- 
ne XI,  e  Paolo  V,  il  primo  eletto 
nel  dì  primo  di  aprile,  il  secondo 
a'  16  maggio  del  medesimo  anno 
i6o5,  anno  in  cui  morì  il  Simon- 
celli. 

Kel  conclave  per  l'elezione  di  Pio 


e  O  N 
IV,  fra  i  Cardinali,  the  V  interven- 
nero, vi  fu  lo  spagnuolo  Bariolora- 
nieo  della  Cueva,  o  Queva,  bene- 
merito della  santa  Sede,  e  munifi- 
co benefattore  dell'  ospedale  di  s. 
Giacomo  degl'Incurabili,  non  che 
promotore  di  quello  pegli  alienati 
di  niente.  Concorse  col  suo  suffra- 
gio all'elezione  di  quattro  Pontefi- 
ci (  l' ultimo  de'  quali  fu  il  detto 
Pio  IV),  e  per  lo  stratagemma  usa- 
to dal  suo  conclavista  Ferrante  Tor- 
res, poco  mancò  che  egli  non  fosse 
eletto  Pontefice,  la  qual  dignità  me- 
ritava anche  senza  artifizio.  Ed  ecco 
come  accadde  questo  stratagemma. 
Essendosi  il  Torres  posto  in  capo 
di  far  creare  Papa  il  suo  padrone, 
da  uomo  accorto  e  sagace  girò  un 
giorno  intero  per  le  celle  de'  Car- 
dinali, pregandoli  uno  ad  uno  fino 
al  numero  di  trentadue  (  dei  qua- 
rantaquattro, ch'erano  in  conclave), 
perchè  onorassero,  giusta  il  costume 
dei  primordii  del  conclave ,  il  suo 
padrone  col  voto  nello  scrutinio  del 
giorno  seguente.  Ciascuno  di  essi , 
credendo  di  essere  solo,  glielo  pro- 
mise, massime  gì'  imperiali,  e  i  fran- 
cesi, ed  in  fatto  tutti  scrissero  il 
nome  del  Queva  nella  propria  sche- 
dula;  ma  per  caso  il  Cardinal  Ca- 
po di  Ferro  dimandò  nella  mattina 
allo  scrutinio,  a  quelli  che  gli  era- 
no vicini  a  chi  dessero  il  voto ,  e 
trovando  che  lo  davano  al  Cardi- 
nal della  Queva,  pel  quale  egli  pure 
era  stato  pregato,  si  venne  in  sospet- 
to che  la  cosa  andasse  più  innanzi, 
e  perciò  se  ne  interrogarono  alcuni 
altri,  i  quali  risposero  lo  stesso.  Al- 
lora il  Cardinal  Capo  di  Ferro  ne 
avvertì  i  colleghi ,  e  giunse  a  far 
lacerare  molte  schedule,  ed  a  rin- 
novarle, quando  diciassette  voti  era- 
no già  stati  dati,  come  si  può  ve- 
dere nel  Cardinale  Pallavicino  nella 


CON  1 3 

Sfona  del  concìlio  di  Trento,  lil». 
XIV,  cap.  X,  p.  i3i,  e  nei  conti- 
nuatori del  Burcardo  nella  Storia 
de'  concla\'i,  i  quali  però  dicono , 
che  il  Cardinal  Queva  fosse  consa- 
pevole dell'astuzia  del  Torres.  Non 
riusciià  discaro,  che  qui  si  aggiun- 
ga quanto  di  analogo  avvenne  nel 
conclave  per  morte  di  Pio  IV ,  in 
cui  il  Cardinal  Luigi  Pisani,  vene- 
to, scorrendo  di  soppiatto  le  celle , 
pregò  ad  uno  ad  uno  i  Cardinali, 
perchè  onorassero  col  loro  voto  la 
vecchiezza  dello  zio  Cardinal  Fran- 
cesco, decano  del  sagro  Collegio,  e 
che  per  1'  ottava  volta  interveniva 
a'  conclavi.  E  siccome  il  porporato 
era  in  grande  estimazione,  tutti  dis- 
sero che  avrebbono  concorso  in  lui, 
ciò  che  per  altro  essendosi  scopei  to 
per  la  fretta  del  nipote ,  andò  a 
vuoto  il  piano  di  farlo  Papa. 

Disgraziato    fa    pei   conclavisti  il 
conclave    del     1623    per    l'elezione 
di    Urbano  VIII,  incominciato  li  19 
luglio,  e  terminato  a'  6   agosto ,   si 
per  la  qualità  dell'aria  divenuta  nel 
conclave  valicano  infetta  a  cagione 
del  tempo  estivo,    e  sì  per  1'  angu- 
stia in  cui  allora  erano   e  le  celle, 
e  lo  stesso  conclave  poco  ventilato, 
e  pieno  di  sagri  elettori  arrivati  al 
numero    di    cinquantacinque,    e  di 
numerosi  conclavisti,    ed    addetti  al 
conclave.     Dopo     dodici     giorni     si 
ammalarono     dodici     Cardinali     di 
febbre,  e  i  Cardinali  Peretli,  e  Ghe- 
rardo si  trovarono  costretti  ad  uscir- 
ne.  Insomma  per    l' influenza    delle 
malattie  pochi  Cardinali    ne   anda- 
rono esenti  ;  molti  stettei'o  per  mo- 
rire, come   morirono    quasi    tutti  i 
conclavisti  ;  e  lo  stesso  Urbano  Vili 
cadde  subito  malato   uscito    che  fu 
dal  conclave,  per  cui  credendosi  an- 
zi avvelenato  per  un  mazzo  di  fioii, 
fu  d'uopo  differire  a'  29  settembre- 


i4  CON 

la  sua  coronazione ,  clie  fu  fatta 
quando  eia  ancora  convalescente, 
come  racconta  il  contemporaneo , 
e  diligente  diarista  Giacinto  Gigli. 
I  Cardinali,  che  morirono  in  con- 
clave, o  poco  dopo  di  esserne  usciti, 
oltre  il  decano  Saoli,  furono  Pigna- 
telli,   Sei'ra,  Gozzadiiii,   e  Gherardi. 

Nel  conclave  dell'aiuio  santo  1 700, 
tenuto  per  morte  di  Innocenzo  XII, 
i  sagri  elettori  cospirarono  ad  esal- 
tare il  Cardinal  Albani;  ma  fu  tan- 
ta e  SI  grande  l'angustia  eh'  egli  ne 
ebbe,  che  per  tre  giorni  ricusò  il 
pontificato  con  molta  costanza,  e  fu 
principalmente  merito  di  un  con- 
clavista il  vincerne  la  virtuosa  ri- 
pugnanza. Fu  questi  l'abbate  de  Ten- 
cin ,  allora  conclavista  del  Cardi- 
nal Camus,  e  poi  anch' egli  Cardi- 
nale, che  coniando  sull'amorevolez- 
za sempre  dimostratagli  dal  Cardi- 
nal Albani,  prese  la  risoluzione  di 
andare  nella  sua  cella  col  libro  Pa- 
storale di  s.  Gregorio  I ,  per  con- 
vincerlo con  quel  passo,  nel  quale 
quel  gran  Pontefice  insegna ,  che 
quando  per  umiltà  si  ricusa  il  mag- 
giore onore,  si  cessa  di  essere  umi- 
le ,  quando  non  si  ubbidisce  alla 
voce  di  I)io,  a  noi  palese  per  1'  u- 
niformità  dei  suffragi.  Ma  il  Car- 
dinal fermo  nella  bassa  stima,  che 
aveva  di  sé  stesso,  prontamente  ris- 
pose: sarebbe  buono  che  io  a\'essi 
le  qualità,  che  a  ciò  si  richiedono. 
Tuttavolta  alle  persuasive  del  con- 
clavista, e  dei  teologi,  l'Albani  si  ar- 
rese, ed  assunse  il  nome  di  Clemente 
XI.  11  Tencin  per  morte  di  questo 
Papa  entrò  in  conclave  per  concla- 
vista del  Cardinal  de  Bissy,  e  poi 
vi  tornò  per  quella  di  Clemente 
XII  come  elettore. 

Molti  sono  i  conclavisti  divenuti  Car- 
dinali, e  per  nominarne  alcuni;,  Mar- 
cello   Passeri   fu  uditore   conclavista 


CON 
del  Cardinal  Corsini,  che  divenuto 
Papa  Clemente  XII,  lo  creò  Cardi- 
nale ;  Clemente  Argenvilliers  fu  con- 
clavista del  Cardinal  Lambertini, 
che  esaltato  alla  cattedra  apostoli- 
ca col  nome  di  Benedetto  XIV  lo 
fece  Cardinale;  e  Pio  VI  era  sta- 
to segretario  e  conclavista  col  Car- 
dinal E.ufFo,  nel  conclave  per  l'e- 
lezione di  Benedetto  XIV,  del  qua- 
le divenne  amanuense,  ed  aiutan- 
te di  studio.  Anche  oggidì  molti 
Cardinali  viventi  sono  stati  concla- 
visti. Di  frequente  qualche  concla- 
vista viene  beneficato,  ed  anche  an- 
noverato tra  i  suoi  famigliari  dal 
Pontefice  novello ,  il  quale  suole 
molto  più  esaltare,  e  benefica- 
re i  suoi  fortunati  conclavisti,  sia 
col  dichiarare  il  conclavista  ec- 
clesiastico cameriere  segreto  parte- 
cipante, cappellano  segreto,  ovvero 
col  conferirgli  alcuna  carica,  e  prov- 
vista ecclesiastica;  ed  il  conclavista 
cameriere  col  nominarlo  suo  primo 
aiutante  di  camera,  e  con  sovrana 
munitlcenza  onorarlo  e  provveder- 
lo, come  a  mia  somma  ventura  eb- 
bi a  provare  io  stesso. 

Presti  dei  conclavisti,  ed  altri  ad- 
detti al  Conclave,  beneficenze,  e 
privilegi  loro  concessi. 

L'animo  sempre  grande  de'som- 
mi  Pontefici  pei  primi  ognora  si 
esperimentò  dai  conclavisti  princi- 
palmente ecclesiastici,  per  quella  ge- 
nerosa liberalità  che  si  diffonde  co- 
me la  luce,  con  grazie,  e  favori, 
sia  col  premiarli  col  donativo  di 
diecimila  scudi  d'oro,  sia  col  bene- 
ficarli con  vitalizie  pensioni,  sia 
col  conceder  loro  distinti  privilegi, 
sia  col  promoverne  alcuni  in  ser- 
vizio della  santa  Sede.  Bene  a  ra- 
gione esercitarono  i   Papi  in  singo- 


CON 

lar  modo  la  loro  paterna  efriisione 
con  un  orili  ne  s"i  rispettabile,  clic  la 
meritò,  come  intimi  famigliari  dei 
Cardinali  della  santa  Romana  Chie- 
sa, e  da  essi  prescelti  ad  entrare 
in  queliaugiisto  luogo  ove  si  adu- 
nano, con  grave  ed  imponente  mo- 
do, per  daie  un  degno  successore 
a  s.  Pietro,  il  provvido  sovrano  ai 
felici  dominii  pontificii.  Perciò  i  con- 
clavisti dopo  i  Cardinali  sono  i  pri- 
mi tra  i  cattolici  ad  essere  ammes- 
si a  veneiare  il  nuovo  Pontefice 
dato  da  Dio,  baciargli  riverenti  i 
piedi,  e  riceverne  l' apostolica  be- 
nedizione. 

i  conclavisti  ecclesiastici  nella 
processione  dell'ingresso  in  concla- 
ve è  più  conveniente  che  vestano 
colla  sottana  e  ferraiuolone  nero,  ed 
il  conclavista  cameriere  col  consueto 
abito  corto  nero  di  città,  e  ferraiuo- 
lone di  seta  nera.  Giunti  in  con- 
clave, e  dopo  le  visite  di  formali- 
tà, che  riceve  il  proprio  padrone,  i 
conclavisti  ecclesiastici  assumono  la 
zimarra  di  panno  ,  o  di  brunel- 
la nera,  secondo  le  stagioni,  oltre 
la  berretta  clericale.  I  cameiieri  con- 
cfavisti  vestono  col  detto  abito,  nje- 
uo  il  ferraiuolcne.  II  sagrisla,  il  sut- 
tosagrista,  ed  il  loro  laico  religio- 
so continuano  a  ritenere  l'abito  del 
proprio  Ordine  agostiniano.  11  se- 
gretario del  sagro  Collegio,  e  i  due 
suoi  aiutanti,  usano  zimarra  e  ber- 
retta clericale  :  il  primo  assu- 
me r  abito  prelatizio  nero  quando 
qualche  ambasciatore  si  reca  lor- 
malmente  al  conclave  per  presen- 
tarne le  credenziali,  cui  tocca  a 
leggere  al  detto  prelato.  Zimarra 
e  berretta  clericale  pure  usano  i 
maestri  di  cerimonie,  e  il  cappel- 
lano della  cappella  comune.  1  due 
medici,  il  chiiurgo  e  lo  speziale 
adoperano     zimarre   ,     e     benelta 


CON  lof 

dottorale.  Gli  scopatori  del  con- 
clave, servi  de'Cardinali,  hanno  ve- 
sti uniformi,  che  dà  loro  il  concla- 
ve, e  delle  quali  parlammo  a  quel- 
l'articolo: e  gli  scopatori  comuni 
del  conclave  vestono  di  uniforme 
casacca,  calzoni,  cappello  etc.  Gli  al- 
tri non  hanno  particolare  vestiario. 
Tutti  quelli,  che  hanno  l'uso 
della  zimai'ra  ed  i  camerieri  con- 
clavisti, non  che  il  sagrista,  ed  il  p. 
sotto-sagrista,  benché,  come  si  disse, 
vestano  l'abito  religioso,  ricevono  dal 
conclave  il  seguente  compenso,  detto 
per  le  zimarre  da  inverno,  e  da 
estate.  Queste  si  danno,  ossia  il 
compenso,  appena  entrati  in  con- 
clave, e  poi  si  rinnova  ogni  due  me- 
si. Consiste  la  prima  volta  tale 
compenso  in  ventotto  scudi,  e  ba- 
iocchi cinquanta  per  cadauno,  giu- 
sta la  riforma  di  Alessandro  Vili 
eletto  nel  1690,  perchè  prima  di 
quel  tempo  davasi  maggior  somma. 
La  seconda  volta  consiste  in  tren 
ta  scudi  per  cella;  su  di  che  è  a 
vedersi  il  chirografo  Avendo  noi,  n. 
i3  da  Clemente  XII  emanato  nel 
1782,  ove  il  Pontefi^ce,  a  prevenire 
le  istanze  de'couclavisti  nel  cambia- 
mento delle  stagioni  per  rinnova- 
zione delle  zimarre  ,  assegna  la 
somma  di  scudi  trenta  per  cella  ad 
ogni  due  mesi.  Siccome  ad  ogni  cella 
di  Cardinale  sono  assegnate  le  prime 
volte  per  le  zimarre  dei  due,  o 
dei  tre  conclavisti  .scudi  cinquanta- 
sette, i  quali  dividonsi  a  parti  e- 
guali  tra  il  conclavista  ecclesiastico, 
e  il  conclavista  cameriere,  così  o- 
gni  Cardinale  fa  l'ordine  pel  paga- 
mento al  camerlengo  provvisorio 
del  popolo  romano,  il  quale  ritira 
le  somme  dal  pontifìcio  erario,  sen- 
za che  a  lui  si  debba  dai  conclavisti 
emolumento  veruno.  Ecco  la  for- 
mola  dell'ordine: 


iG  C0.\ 

i>   Signor  N.  N.  camerlengo  pl'ov-  '» 

"    visorio  del   popolo  romano,  dagli  •' 

«   piiioliiineiiti  soliti    darsi    ai  con-  :> 

»  ola  visti    per    le  ziman'e,    secon-  « 

"  do  la   costituzione,  e    chirografo  » 

»   della  sa.   me.  di  Clemente  XII,  >» 

i>   le  piacerà     pagare  la     rispettiva  » 

»   tangente  alli    signori    d.    NN.,  e  » 

»   NiV.  nostri    conclavisti ,    che   con  » 

»>  ricevuta  ec.  » 

» 

»    Loco  +^   Signi.  >i  -*' 

^> 

i>  N,  Cardinale  N.  »  ' 

>i 

Sotto    a    questo    ordine     i     con-  » 

clavisti  si  sottoscrivono,   aggiuugen-  » 

do,  e  per    noi  al   signor  JNN.    per  " 

altrettanti.  » 

Passando  a  parlare  del  donativo  " 

dei  diecimila  scudi    d'oro,   dei  pri-  » 

■X'ilegi,  e  delle  provviste    ecclesiasti-  » 

che  pei  conclavisti,  incomincieremo  » 

dalla  domanda,  ch'essi  ne  fanno  nei  » 

piimordi     del    conclave     al     sagro  " 

C(>llegio ,    perchè    s'  interponga   col  » 

futuro    Pontefice    per    la    consueta  » 

concessione.  Le  notizie  in  argomento  » 

più    antiche    per    noi  si  desunsero  » 

dalla  Storia  de    Conclavi  de  Ponte-  » 

Jìci  Romani.  Ed  incominciando  da  » 

quelle,    e    da    altre    anologhc     del  » 

conclave  del    i5r3  per  l'elezione  di  => 

Leone  X,    ecco    quanto  si  legge    a  « 

pagine   1 34    e    seguenti  >»....    I  >^ 

"   Cardinali  vestiti  colle  croccie  en-  » 

'•'    Irarono    tutti  nella    sala    ultima,  » 

»   e  trattarono  sopra  i   capitoli  del  « 

*'    conclave.  Trattunto  i  conclavistij  » 

'•'    in  un'  altra  sala,  fecero   congre-  » 

»   gazione,  per  domandare  le  esen-  » 

■=   zioni  e  prerogative,  che  sono  so-  « 

"    lite  concedersi  ai  conclavisti,  ed  » 

->   indi  a  poco  si  congregarono  nella  » 

>'    medesima    sala  ventidue    Cardi-  » 

»   naii  sopra  la  conclusione  dei  ca-  « 

"   piloli  del  conclave:  però  nou  fé-  >y 


CON 

cero  cosa  alcuna,  e  si  ritirarono 
alle  loro  camere  ....  In  questo 
tempo  entrò  in  conclave  un  chi- 
rurgo chiamato  Giacomo  di  Brie- 
ra ,  ad  istanza  del  Cardinal  de 
Medici,  che  poi  divenne  Papa, 
acciò  gli  tagliasse  una  postema: 
e  dopo  entrato  non  vollero  che 
ne  uscisse,  con  tutto  che  ne  aves- 
se   fatta  grande    istanza II 

lunedi  7,  ad  ore  2 1  in  circa, 
furono  chiamati  dal  maestro  di 
cei'imonie  tutti  i  conclavisti  a 
scrivere  i  loro  capitoli  del  con- 
clave ,  i  quali  furono  dettati 
da  Tommaso  Fedra  segretario 
del  collegio ,  e  da  molti  di  es- 
si conclavisti  furono  scritti.  Il 
martedì  8  detto,  all'ora  solita, 
vennero  tutti  i  Cardinali  alla  mes- 
sa ,  finita  la  quale  entrarono  in 
congregazione,  ed  avendo  i  con- 
clavisti formato  i  loro  capitoli, 
deputarono  quattro  di  essi,  che 
andassero  a  farli  firmare,  e  sot- 
toscrivere dalli  signori  Cardinali, 
che  erano  in  congregazione.  Fu- 
rono deputati  a  quest'effetto  mon- 
signor Gabrielli  sagrista,  Tom- 
maso Fedra,  Bartolommeo  Salice- 
to segretario  del  sagro  Collegio,  e 
Pietro  E.apelli  ;  i  quali  giunti 
con  Francesco  Armellini,  Rainiero 
Gentile  ,  e  Pietro  Pvusignardo, 
entrarono  dalli  signori  Cardina- 
\\,  a'  quali  domandarono,  che  si 
degnassero  di  sottoscrivere  i  ca- 
pitoli, e  le  grazie  de'couclavisti, 
ed  avendo  esibiti  ad  essi  signori 
Cardinali,  i  capitoli,  e  le  gra- 
zie, che  essi  conclavisti  aveva- 
no posto  in  buona  forma,  fu- 
rono loro  da  quelli  restituiti  ;  e 
detto  ch'essi  avevano  fatto  fare 
detti  capitoli,  e  grazie  in  modo, 
che  sarebbono  stali  soddisfatti,  e 
cosi  li  capitoli  dai  Cardinali  fat- 


CO]V 

"  ti  furono  dai  medesimi  sottoscrit- 
"  ti,  ed  amorevolmente,  senza  con- 
-•'  traddizione  alcuna,  e  con  soddis- 
"  fazione  ancora  di  essi  concia  vi- 
"  sti,  che  già  speravano  quello, 
"  che  in  detti  capitoli,  e  grazie  si 
"  conteneva,  e  questo  detti  Cardinali 
"  fecero  segretamente  senza  pubbli- 
"  care  allora  quello,  che  in  detti  ca- 
"  pitoli  e  grazie  si  conteneva.  E  usciti 
>'  i  conclavisti  stracciarono  li  capito- 
»  li,  ch'essi  avevano  fatti  ".  Per 
questi  ultimi  debbonsi  forse  inten- 
dere i  capitoli  particolari,  che  i 
Cardinali  facevano  ne'conclavi,  dei 
quali  si  parlò  a  quell'articolo,  giac- 
ché in  appresso  si  legge,  che  i 
Cardinali  rifecero  i  capitoli,  e  dopo 
molte  dispute  li  sottoscrissero  avan- 
ti molti  testimoni,  essendo  stati 
chiamati  tutti  i  notari,  ch'erano  in 
conclave  pei  rogiti.  Ritornando  ai 
conclavisti,     a     pag.    iSy     si     legge 


CON  17 

"  vacante  la  sede  apostolica,  li  re- 
»  troscritti  conclavisti  presenti  pro- 
j>  mettono,  ed  in  ampia  forma  ca- 
»>  merale  si  obbligano,  e  ciascuno 
>'  di  essi  in  solidnni  si  obbliga 
»  pagare  agli  altri  conclavisti  du- 
»  cati  mille  cinquecento  d'oro  di 
»  camera,  per  la  camera  del  suo 
•'  illustrissimo  Cardinale,  che  sarà 
»  assunto  al  pontificato,  la  quale 
5'  camera  per  detto  prezzo  di  mille 
>■>  cinquecento  ducati  adesso  per  al- 
-•»  lora  comprano;,  e  vogliono,  che 
»  sia  comprala  da  essi  conclavisti , 
»  li  quali  di  laudabile  consuetu- 
»  dine  asseriscono  doversi  ad  essi, 
•j  rinunciando  de  aliis  j'urìbus  et 
»  legibus^  in  favore  della  cosa  veii- 
>'  duta  ".  Da  questo  importante 
passo,  sembra  certo,  che  per  l'a- 
buso di  saccheggiare  dai  conclavi- 
sti la  cella  dell'eletto  Papa,  sicco- 
me appartenente  al  conclavista  del 
come  segue  :  »  furono  li  detti  con-  Cardinale  esaltato,  acciocché  gli  al- 
"  clavisti  dai  maestri  di  cerimonie  tri  conclavisti  non  la  toccassero,  con- 
"  rinchiusi  nella  cappella  grande  veniva  prima  compensarli  con  tal 
j»  di  Sisto  IV,  essendo  i  Cardina-  somma,  dalla  quale  rilevasi  che  molto 
«  li  nello  scrutinio  in  quella  di  Ni-  maggiore  sarà  stato  il  valore  delle 
-■'  colò  V,  dove  fecero  congregazione  suppellettili,  le  quali  portavansi  dai 
»  e  conclusero,  e  si  obbligarono  Cardinali  nelle  celle  del  conclave, 
»  che  quel  conclavista,  il  padrone  come  argenterie,  ed  altre  cose  di 
»  del  quale  in  questo  presente  con-  valore.  Tuttavolta  ,  dopo  questo 
"  clave  riuscisse  Papa,  fosse  obbli-  conclave  molti  sono  gli  esempi  del- 
"  gato  a  pagare  agli  altri  concia-  le  celle  depredate  dai  conclavisti, 
»  visti  per  la  camera  di  detto  suo  finche  i  Pontefici  colle  censure  ec- 
-•>  padrone,  assunto  al  pontificato,  clesiastiche  proibirono  replicatamen- 
"  ducati  mille,  e  cinquecento  d'oro  te  tale  abuso.  Ad  onta  di  ciò  i  con- 
»  di  camera,  da  distribuirsi  prò-  clavisti  del  Cardinale  eletto  Papa 
"  porzionatamente  tra  tutti  gli  altri:  oggidì  chiudono  bene  la  cella,  ora 
»  del  che  fu  rogato  1'  atto  dal  che  hanno  muri,  e  solide  porte, 
»  notare  della  camei'a  apostolica  ".  ed  appena  aperto  il  conclave  vi 
La  promessa  poi  de'conclavisti  pel  pongono  alla  custodia  gli  svizze- 
pagamento  di  tal  somma,  era  del  ri,  locchè  si  pratica  da  un  distac- 
seguente  tenore:  »  Nell'anno  del  camento  di  soldati  al  palazzo  del 
"  Signore  i5i3,  addi  3o  mar-  Cardinale  divenuto  Pontefice,  af- 
»  zo  in  Roma  nella  cappella  del-  fine  di  evitare,  che  il  popolo  lo 
"  la  felice  memoria  di  Sisto  IV,  saccheggi,  come  più  volte  è  ac- 
voi..   XVI.  2 


i8  COI^ 

caduto,  non  ostante  !e  pene  fulmi- 
nate dai  Papi. 

Terrajneremo  quanto  riguarda  il 
conclave  di  Leone  X ,  con  questo 
altro  iinpoitante  tratto,  lehitivo  ai 
privilegi,  »  Nota  delie  riservazioni, 
«  grazie,  e  facoltà  concesse  ai  con- 
«   clavisti  nel  presente  conclave. 

"  A  ciascun  Cardinale  si  conce- 
f>  de  la  riserva  di  ducati  mille  e 
'>  cinquecento,  secondo  la  lassa  del- 
»  la  decima  per  ciascuno  suo  in 
■  3  dioc,  e  leggendosi  nelle  lette- 
"  re  con  derogazione,  con  decreto, 
*'  die  li  Cardinali  non  possano  dis- 
•  porre  di  detti  benefìci  in  virtù 
-:  di  dette  riservazioni  ,  se  non  in 
»  favore  di  delti  conclavisti,  colla 
^>  clausula  efficace  sulla  validità  di 
"  detto  decreto,  e  con  decreto  an- 
«  Cora,  che  le  dette  riservazioni 
»  non  possano  rivocarsi,  e  che  non 
'•  spirino  per  morte  tlel  Cardinale, 
>'  ma  dopo  morto  detto  Cardinale, 
-•'  in  suo  luogo  si  sunoghi  un  al- 
>'  irò  Cardinale  vivente  da  eleggersi 
"  da  essi  conclavisti,  il  quale  Car- 
»  dinaie  surrogalo  sia  tenuto  dis- 
j'  pori'e  di  dette  riservazioni  con- 
»  forme  la  volontà  de'  detti  con- 
'j  clavisti.  Qualsivoglia  conclavista 
!>  se  era  nobile  conte  palatino,  e 
»  famigliare  descritto  dai  Papi  con 
•'  aspettazione  a  tre  collazioni ,  ed 
!'  altrettanti  benefici,  ed  un  bene- 
:■)  ficio  di  qualsivoglia  tassa  con  de- 
"  rogazione  della  regola  idiomete, 
!>  extra  ralionem  ordinan'ani  colla- 
n  tìonis  altcniali\'e^  statuti  de  ohti- 
•'  nendo,  citin  dcsci'iptioim  in  fa- 
-••  miliari  descrij>to,  e  poi  il  primo 
■■>  descritto  immediate  con  clausola 
■>  di  essere  anteposto  a  qualsivoglia, 
-->  the  avanti  fossero  descritti,  e  che 
•'  pos^a  ciascun  conclavista  testare 
»  (ielli  benefìci  ecclesiastici  sino  alla 
>:   humuiu  di   ducati  mille,  che  pos- 


(  O  X 
j'  .sa  ottenei-ne  quattro  incompati- 
»)  bili,  ed  una  parrocchiale  in  vita, 
.•'  e  remissione  delie  annate,  e  qual- 
»'  sivoglia  benefìcio,  e  provisioui 
>y  ottenute  dai  predecessori  Ponte- 
"  fìci,  ancorché  le  lettere  non  l'os- 
-••  sero  con  l'assoluzione  di  qualsi- 
"  voglia  irregolarità,  e  riabililazio- 
•>  ne,  e  spedite,  ed  ottenute  e  da 
-■  ottenersi,  con  remissione  de' frutti 
•'  malamente  percetti,  e  che  qual- 
'•  si  voglia  conclavista  possa  surro- 
■"  gare  altri  in  suo  luogo  in  dette 
»  prerogative ,  e  che  la  supplica 
'5  data  per  un  Cardinale,  e  legi- 
»  strata  pel  segretario  di  detto 
»  Cardinale  con  ascoltazione  di  un 
»  prelato ,  sia  autentica ,  e  (àccia 
»  piena  fede  ;  e  così  ancora  che  le 
»  lettere  di  sopra  per  un  Cardi - 
j>  naie  sotto  il  suo  gran  sigillo  spe- 
»j  dite,  abbiano  quella  fede  come 
'j  spedite  sotto  il  piombo;  e  che 
>i  così  sia  giudicato  con  deputazio- 
"  ne  di  tre  Cardinali  sopra  la  con- 
«  servazione  di  tulli  li  capitoli,  ed 
»   altre  cose   predette  ". 

Aggiiuigeremo  eguali  nozioni  , 
cioè  quanto  si  legge  nella  stessa 
Storia  de^  concLu'i ,  in  quello  del 
i5r)0,  per  l'elezione  di  Urbano 
VII,  a  i^ag.  3o7  e  seg. :  »  Circa  le 
»  ore  2  2  di  giovedì  2  3  settembre, 
55  essendo  adunati  i  Cardinali  nella 
55  sala  regia  a  ricevei'e  il  Cardina- 
53  le  di  Pavia,  che  doveva  entrare 
5!  in  conclave  quella  sera,  parendo 
55  alli  deputati  de'  conclavisti  que- 
«  sia  essere  opportuna  occasione 
55  per  far  sottoscrivere  i  loro  pri- 
53  vilegi,  i  quali  la  sera  precedente 
53  per  detto  del  Cardinal  decano 
55  erano  stati  veduti,  ed  approvati 
•1  dal  Cardinal  Aldobrandini  (che 
5'  .sedici  mesi  dopo  fu  creato  Papa 
55  col  nome  di  Clemente  Vili  ),  fé- 
55   cero    istanza    unitamente    di    ciò 


CON 

ad  esso  decano ,  che  sedeva  ivi 
con  altri  Caidiuaii  vecohi,  fra  i 
quali  facendo  qualche  ripugnan- 
za il  Santi  Quattro  (  che  tredici 
mesi  dopo  fu  il  Pontefice  Inno- 
cenzo IX  ),  e  Deza,  parve  ch'es- 
so decano  se  ne  volesse  tornare 
addietro.  Onde  essi  deputali  si 
persero  d'animo,  avendo  il  ne- 
gozio per  disperato,  e  molti  di 
loro  se  ne  partirono  in  collera, 
il  che  vedendosi  da  molti  con- 
clavisti, mossi  alla  volta  loro , 
dissero  che  non  bisognava  cede- 
re al  primo  incontro ,  e  che  si 
doveva  ricorrere  ai  signori  Car- 
dinali protettori,  i  quali  s'eleg- 
gono ne'  conclavi  dai  conclavisti 
per  simili  bisogni  ;  ma  accortosi 
che  le  loro  persuasioni  poco  o 
nulla  giovavano,  per  ritirarli  dal- 
la loro  disperazione,  da  loro  stessi 
in  compagnia  del  signor  Silvio 
Antoniano  (allora  segietario  dei 
sagro  Collegio^  carica  che  egregia- 
mente da  quel  grand'  uomo  si 
disimpegnò  per  ventiquattro  anni, 
divenendo  poscia  amplissimo,  e  ce- 
lebre Cardinale)  andarono  alla  vol- 
ta de'  Cardinali  Sforza,  ed  Asca- 
nio  Colonna  protettori ,  suppli- 
candoli ad  impetrare  dal  deca- 
no, che  cominciasse  a  sottoscri- 
vere, perchè  lo  seguirel^bono  poi 
gli  altri  Cai'dinali,  senza  contrad- 
dizione, ed  essi  benignamente  to- 
gliendo questa  impresa,  si  mos- 
sero verso  il  decano,  e  l'indus- 
sero a  contentarsi.  Onde  uno  dei 
conclavisti,  che  aveva  mosso  que- 
sto partito,  entrato  nella  cella  dei 
suo  Cardinale,  tolse  penna,  e  ca- 
lamaro, ed  insieme  coi  deputati, 
che  vedendo  il  bvion  successo , 
già  erano  ritornati,  fecero  sotto- 
scrivere i  privilegi  dal  decano, 
e  ptii  dagli  alili.    Il    che   Unito , 


CON  19 

entrò  in  esondava  il  Cardinal  di 
Pavia,  che  dalla  sua  chiesa  era 
giunto  in  Roma  a  grandi  gior- 
nale. 

"  Il  tenore  de'  privilegi  era  que- 
sto :  Nos  Episcopi,  Presbyteri,  et 
Diaconi  infrascripti  S.  R.  E.  Car- 
dinales  conclavistis  nostris,  qui 
intra  septa  dicti  conclavis  nobis 
famulantur  promittimus,  quemli- 
bet  nostrum  conccssorum,  et  in- 
dullorum  omnes,  et  quascumque 
gratias,  concessiones,  et  indulta, 
tam  spiritualia,  quam  temporalia 
alias  per  fel.  record.  Sixti  Pa- 
pae  V  ,  eisdem  conclavistis  in 
conclave,  in  quo  ipse  ad  aposto- 
latus  apicem  assumptus  fuit,  exi- 
stentibus  concessas ,  et  indultas. 
Insuper,  et  facullates  eisdem  con- 
clavistis concessas  transferendi  pen- 
siunes,  vel  fructuum  reservatio- 
nes  nsque  ad  summani  scutoruni 
centum,  extendantur,  et  amplien- 
tur  ad  scuta  ducenta  similia. 
»  Ac  insuper,  quia  de  praesenti 
major  conclavistarum  numerus 
existit,  promittimus,  et  quilibet 
nostrum  promittit,  loco  deceui 
niilliuui  scutorum  auri  in  auro, 
quae  idem  Sixtus  conclavistis 
praefatis  donavit,  donare,  et  lar- 
giri  ducatos  aureos  de  camera 
novos  duodecim  millia. 
"  Item  quo  dicti  conclavistae  noti 
teneantur  ad  observationem  con- 
stitutionis  novissimae  per  fel.  re- 
cord. Sixti  V  dictae  super  ha- 
bitu,  et  tonsura  per  clericos  de- 
ferendis,  hoc  quoad  obtineutes 
pensiouem  tantum. 
Clemente  Vili ,  Ahlohrandini , 
elevato  al  pontificato  a'  3o  gennaio 
i5g2,  ai  9  del  seguente  novem- 
bre, emanò  la  costituzione  Aeqiii- 
tnti  conscntaneiiin,  che  riportasi  nel 
Bull.  Roin.  tom.  V,  pag.  4t>7i  *^"l- 


0.0  coy 

la  quale  concesse  ai  conilavisti  del 
suo  conclave  i  seguenti  indulti  ,  e 
privilegi. 

Egli  li  dichiarò:  i ."  Veri  fami- 
gliari continui  commensali  del  Papa. 

2."  Conti  del  sagro  palazzo  late- 
ranense,  e  nobili  di  qualunque  cit- 
tà dello  stato  ecclesiastico,  che  vor- 
ranno scegliei'e,  aiìlnchè  non  sia  dif- 
ferenza fra  essi,  ed  i  vari  originari 
antichissimi. 

3.°  Che  possano  godere  di  tutti 
i  privilegi  de'  notai'i  della  santa  Se- 
de partecipanti,  benché  non  abbia- 
no l'abito,  e  rocchetto  di  questi. 

4-°  Li  esentò  da  pagare  decime, 
pedaggi,  sussidii,  gabelle,  e  qualun- 
que altro  peso  sì  ordinario ,  che 
straordinario. 

5°  Rimette  loro  i  frutti  eccle- 
siastici, che  dovrebbero  avere  resti- 
tuito per  r  onimissione  delle  ore  ca- 
noniche, e  li  dispensa  neh'  inabilità 
contratta  nei  celebrare  le  messe,  o 
i  divini  uffizii  colle  censure,  purché 
non  sia  in  disprezzo  della  Chiesa. 

6."  Li  rende  abili  a  qualunque 
dignità,  ed  onore,  benché  ^ieno  nati 
illegittimi  di  qualsiasi  commercio 
illecito,  fuorché  con  chierici. 

7.°  Li  dispensa  nel  portare  abi- 
to clericale,  e  tonsura,  benché  go- 
dano beneficio  semphce,  il  quale 
però  non  sia  sopra  a  cento  ducati 
d'  oro  di  camera. 

8.°  Che  tutte  le  grazie,  provvi- 
ste, commende,  e  qualunque  altra 
bolla,  e  breve,  sieno  per  essi  spe- 
dite gratis. 

9."  Li  rende  abiU  a  qualunque 
pensione,  sopra  qualsivoglia  benefi- 
cio ecclesiastico,  con  cura,  e  senza 
cura  di  anime,  di  qualunque  Or- 
dine, anche  del  gerosolimitano. 

io.°  Che  le  lettere  apostoliche 
in  loro  favore,  sieno  sempre  valide. 


CON 

benché  non   ammesse ,    o  registrate 
dentro  il  dovuto  tempo. 

I  i."  Questi  privilegi  non  possono 
essere  sospesi ,  o  rivocati  di  sorte 
alcuna. 

Leone  XI,  che  il  primo  aprile 
160 5  successe  a  Clemente  Vili  , 
distribuì  a'  Cardinali  poveri ,  eh'  e- 
rano  intervenuti  nel  suo  conclave, 
generose  somme;  ed  ai  conclavisti 
donò  dieci  mila  scudi  d'oro  di  stam- 
pa corrispondenti  prima  a  sedici 
mila,  e  cinquecento  scudi ,  ed  ora 
a  soli  quindici  mila  scudi  di  argen- 
to di  moneta  romana ,  secondo  il 
consueto,  e  tutti  i  benefìzi,  che  non 
sorpassavano  le  rendite  di  duecento 
scudi,  vacati  dopo  la  morte  di  Cle- 
mente Vili,  la  quale  era  accaduta 
a'  3  marzo  del  medesimo  anno  ; 
quindi  dopo  ventisei  giorni  di  pon- 
tificato Leone  XI  morì.  Non  si  de- 
ve tacere  ,  che  il  MafFei,  Annali  di 
Gregorio  XII I^  tom.  II,  pag.  4^^'> 
racconta,  che  essendo  stato  ai  1 3 
maggio  1072  eletto  Papa  Gregorio 
XllI,  cioè  nel  giorno  seguente  a 
quello  dell'ingresso  de'  Cardinali  in 
conclave,  negò  a'  conclavisti  il  soli- 
to donativo  dei  diecimila  scudi  d'o- 
ro, dicendo  che  per  un  solo  giorno 
di  conclave  non  poteano  essi  aver 
sofferto  alcun  incomodo  ;  però  fece 
distribuire  doppia  somma  ai  pove- 
ri, miserabili,  e  vergognosi. 

Paolo  V,  eletto  Papa  ai  16  mag- 
gio i6o5,  nell'ottavo  giorno  di  con- 
clave, colla  bolla  Ronianiim  decel, 
data  die  3i  julii  i6o5,  Bull.  Maga. 
t.  Ili,  p.  igg,  ai  conclavisti  accor- 
dò i  privilegi  di  Clemente  Vili, 
coir  aggiunta,  che  i  diecimila  scudi 
d' oro,  i  quali  ad  essi  dovevansi 
dal  nuovo  Pontefice,  fossero  fra  lo- 
ro distribuiti  egualmente  tra  i  con- 
clavisti ecclesiastici,  e  tra  i  concla- 
visti   laici  .    ossiano  i  camerieri  ;    e 


CON 

che  la  dispensa  pontificia  per  gl'il- 
legiHinii,  fosse  ancora  per  gli  oidi- 
ui  sagli,  e  pei  benefizi.  Egli  inol- 
tre conferì  agli  stessi  conclavisti 
tutti  i  benefizi,  ch'eraiio  vacati  nel- 
la sede  vacante,  i  quali  non  ecce- 
devano il  valore  di  duecento  du- 
cati d'oro.  Di  poi  i  medesiiTii  pri- 
vilegi di  Paolo  V  furono  concessi 
ai  conclavisti  dall'immediato  suc- 
cessore Gregorio  XV,  coli' autorità 
della  bolla  Uomanus  Poiitifex,  pres- 
so il  Bull.  Maga,  loco  citato  pag. 
4i8,  emanata  ai  i5  marzo  1621, 
benché  eletto  nel  secondo  giorno 
di  conclave,  e  per  lui  il  primo, 
giacché  entrò  nel  medesimo  giorno 
nel  quale  fu  esaltato.  Gli  successe  nel 
1623  Urbano  Vili,  che  colla  bolla 
Circuni.specta,  data  a'  6  agosto , 
giorno  di  sua  elezione,  Bull,  fllagn. 
t.  IV,  p.  1,  accordò  ai  conclavisti 
i  medesimi  privilegi  di  Clemente 
Vili,  Paolo  V,  e  Gregorio  XV: 
donò  loro  diecimila  scudi  d'oro  di 
tanti  vacabili,  appena  vacassero;  li 
esentò  come  i  Cardinali  da  tutte 
le  gabelle  ordinarie ,  e  straordina- 
rie ,  ed  i  loro  beni  dallo  spoglio 
della  camera  apostolica  ;  ratificò  le 
nulle  collazioni,  e  provviste  de'  loro 
benefìzi,  nel  foro  soltanto  della  co- 
scienza, e  li  assolvette,  giusta  il  co- 
stume dei  Pontefici  appena  eletti  , 
dalle  censure  incorse  forse  per  la 
violazione  delle  leggi  del  conclave, 
del  segreto  ec.  Alla  bolla  di  Urba- 
no Vili  si  uniformarono  tutti  i  suc- 
cessori di  lui  sino  a  Clemente  XII. 
Narra  Fulvio  Servanzlo,  maestro 
delle  cerimonie,  nel  conclave  per 
l'elezione  di  Clemente  IX,  che 
M  die  23  julii  anno  1667,  exegi  a 
»  Dom.  de  Neilis  depositario  ca- 
»  merae  Apostolicae  scuta  92  mo* 
»  netae,  portionem  scilicet  ad  me 
-•*   spectantem     uti    conclavistam     a 


C  O  jN  ■}.  i 

>•  largitioiie  loooo  aureorura  eis- 
>•  dem  làcta  a  S.  D.  N.  prò  ejus 
-  assumpliune  ad  Ponlifitatum  ;  et 
•  iiltia  ;  uti  clcricus,  habui  duo 
••  numismata  argentea  prò  posses- 
••  sione  accepla  a  S.  S.  basilicae 
-•»  Later.  vel  ft-stivale  ss.  Petri ,  et 
"  Pauli  ".  Abbiamo  poi  dal  JNo- 
vaes,  t.  XI,  p.  6,  9,  che  Innocen- 
zo XI,  creato  nel  1676,  dopo  un 
conclave,  durato  quarantanove  gior- 
ni, cui  intervennero  sessantasetle 
Cardinali,  fece  distribuire  ai  con- 
clavisti i  soliti  diecimila  scudi  d'o- 
ro, dandone  inoltre  cinquemila  ai 
poveri  ,  ed  altrettanti  ai  cattolici 
polacchi  per  la  vittoria  riportata 
sugli  ottomani. 

Clemente  Xll,  confermando  e 
rinnovando  a'  conclavisti  i  privi- 
legi de'  suoi  predecessori ,  secon- 
do la  bolla  di  Urbano  Vili,  nella 
sua,  che  emanò  ai  16  luglio  1730, 
ed  incomincia,  Nos  voleiites  etc.  , 
presso  il  Bull.  Rom.  tom.  XIV, 
pag.  12,  aggiunse  la  facoltà  ai 
conclavisti  di  testare,  benché  fossero 
professi  di  qualunque  Ordine,  ec- 
cettuato il  gerosolimitano,  il  che 
pur  fecero  i  successori  di  lui,  come 
Benedetto  XIV  e  gli  altri.  Nel  ce- 
lebre conclave  del  1758  per  la 
morte  di  Benedetto  XIV,  nel  se- 
condo giorno,  essendosi  uniti  nella 
sala  regia  i  conclavisti,  a  viva  vo- 
ce dichiararono  loro  procuratore, 
secondo  la  consuetudine,  monsignor 
Baldani,  conclavista  ed  uditore  del 
Cardinal  Alessandro  Albani  come 
Cardinale  del  collegio  vecchio,  e  d. 
Carlo  Dionigi  esperto  conclavista, 
ed  uditore  del  Cardinal  Orsini,  mi- 
nistro del  re  di  Napoli,  come  quel- 
lo del  collegio  nuovo,  per  chiedere 
il  solito  donativo  di  diecimila  scu- 
di d'  oro,  le  provviste  ecclesiastiche, 
e  i  privilegi,  per  la  spedizione  dei 


■^.-^  CON 

quali  aml)ediie  deputarono  il  cano- 
nico Alessandro  della  Torre.  Il 
memoriale  a  tal  uopo  combinato, 
e  diretto  al  sagro  Collegio ,  era 
concepito  nel  seguente  modo.  Sup- 
plicavano i  conclavisti  i  signori  Car- 
dinali d' interporsi  al  futuro  Pon- 
tefice efficacemente,  con  promessa 
della  sottoscrizione  di  ognuno,  on- 
de comprendervi  quello  che  lo  sa- 
rà, di  gratificarli  col  solito  donati- 
vo di  diecimila  scudi  doro,  coi  so- 
liti privilegi  secondo  le  concessioni 
fatte  a'  conclavisti  dai  sommi  Pon- 
tefici, e  particolarmente  da  Clemen- 
te IX,  da  Clemente  X,  da  Inno- 
cenzo XI,  da  Alessandro  Vili,  da 
Innocenzo  Xll,  da  Clemente  XI, 
da  Innocenzo  XIII,  da  Benedetto 
XIII ,  da  Clemente  XII,  e  dal  de- 
fonto  Benedetto  XIV.  Cos'i  ancora 
di  accordar  loro  quella  rata  dei 
benefizi  vacati  nella  .sede  vacante 
secondo  il  solito,  ed  in  contempla- 
zione dell'assidua,  e  laboriosa  assi- 
.stenza,  che  i  medesimi  conclavisti 
prestano  a' Cardinali  in  conclave.  A 
questo  memoriale  sogliono  i  Car- 
dinali sottoscriversi  con  queste  pa- 
role: Sic  promitlo,  i'ovco,  et  j'u- 
ro  N.  Cardinalis  N.  Tuttavolta 
il  Cardinal  Argenvilliers,  .scrupo- 
leggiando su  tal  forma,  si  rese  sin- 
golare per  non  volerla  usare,  pro- 
testandosi che  in  favore  dei  con- 
clavisti avrebbe  però  fatto  più  de- 
gli altri  col  nuovo  Papa.  Anche 
nel  precedente  conclave  il  solo  Car- 
dinal Lanfredini  non  sottoscrisse 
quel  memoriale,  cos'i  concepito,  seb- 
bene s.  Pio  V,  che  fu  poi  eletto 
nel  i566,  il  Cardinal  s.  Carlo  Bor 
romeo,  e  Benedetto  XIV  non  vi 
incontrassero  alcuna  difficolta.  In 
altri  conclavi  poi  alcuni  Cardinali 
fecero  .sottoscrizioni  condizionale . 
Divenne    Papa    Clemente    XIII.    il 


cox 

quale  benignamente  lutto  conces.se 
ai  conclavisti:  Gratiae  et  privilegia 
conclai'istis  postremi  coiiclavis  con- 
cessa, Romae    lySS. 

Il  Pontefice  Pio  VI,  conferman- 
do ai  conclavisti  i  privilegi  de' suoi 
antecessori,  li  elevò  pure  al  grado 
di  nobili,  ma  Leone  XII  ne  re- 
strinse alcuno  in  quelli  ,  che,  in 
uno  alle  pensioni,  ed  ai  diecimila 
scudi  d'oro,  accordò  nel  1828.  Il 
di  lui  successore  Pio  VIII  fece  al- 
trettanto, e  col  moto-proprio  Nos 
volenles  ddectos  Jìlios  coìuiaK'istas, 
qui  conclavi,  in  qua  divina  faveti' 
te  cleinentia  ad  sunimi  yipostolatus 
apiceni  as.mmpti  fuìinu^,  diretto  al 
Cardinal  Bartolommeo  Pacca  co- 
me pro-datario,  ed  emanato  sexto 
kalendas  julii  1829,  concesse  i  se- 
guenti privilegi ,  dei  quali  ripor- 
tiamo il  trasunto,  notando  con  ca- 
rattere corsivo  quelli  godibili  dai 
conclavisti    laici. 

Veri  fiiniigliari ,  e  commensali 
continui  del   Papa. 

Cittadini  di  qualunque  città  del- 
lo stato  ecclesiastico,  che  volessero 
scegliere,  onde  non  sia  differenza 
fra  essi  ed  i  veri  originari  anti- 
cìùssimi  ;  il  qual  privilegio  s^ esten- 
de anche  pei  discendenti  dei  me- 
desimi. 

Notari  di  titolo,  del  Papa,  e  del- 
la Sede  apostolica  a  forma  della 
costituzione  di  Pio  VII,  Cum  in- 
numeri dat.   id.   decembris    181 8. 

Li  dispenso  nel  portare  abito  cle- 
ricale e  tonsura,  benché  godano 
'benefìcio  semplice ,  il  quale  pero 
non  sia  sopra  cento  ducati  d' oro 
di  camera. 

Tutte  le  grazie,  provviste,  com- 
mende, e  qualunque  bolla,  e  breve 
sieno  per  essi  spediti  gratin. 

Li  ì-cnde  abili  sopra  qualunque 
pensione,  sopra    qualunque   bene  fi- 


e  O  i\ 

rio  ecrlesiaslìco,  con  cura.,  e.  senza 
cura  (li  anime. 

Le  lettere  apostoliche  in  loro  fa- 
vore sieno  sempre  valide;  benché  non 
ammesse  o  registrate. 

Li  esentò  dallo  spoglio  camera- 
le, non  ostante  che  sieno  di  gual- 
che Ordine  regolare,  eccettuato  però 
del  gerosolimitano. 

Li  assolvette  dalle  censure  in- 
corse per  la  violazione  delle  leggi 
del  conclave. 

Possono  testare,  benché  professi 
di  qualunque  Ordine,  meno  del  ge- 
rosolimitano. 

I  cavalieri  di  qualche  Ordine  , 
a  cui  e  compatibile  il  matrimonio, 
potranno  contrarlo  con  una  vergine 
soltanto^  senza  perdere  le  pensioni, 
e  potranno  anche  portare  ubilo  cle- 
ricale, e  tonsura. 

I  conclavisti  potranno  trasferire 
!e  loro  pensioni  in  qualche  altra 
persona,  liella  quale  però  essa  ter- 
mina: possono  anche  trasferirla  ai 
laici,  bene  inteso  però  che  volendo 
questi  insignirsi  del  carattere  cle- 
ricale, il  conclavista  donatario  do- 
vrà rifarne  l'atto  di  vassegna,  e 
donazione. 

Va  avvertito,  clie  i  conclavisti,  i 
quali  sono  stati  in  altri  conclavi  ove 
conseguirono  privilegi  e  pensioni, 
in  ogni  conclave  fruiscono  libera- 
mente que'  benefìci!,  o  pensioni,  e 
privilegi,  che  l'eletto  Pontefice  loro 
accoida.  Per  la  spedizione  poi  dei 
privilegi,  il  conclavista  deve  farne 
istanza  ai  tre  Cardinali  capi  d'  or- 
dine, cioè  de' vescovi,  preti,  e  diaco- 
ni, domandando  i  privilegi  concessi 
dal  Papa ,  ed  a  qual  cittadinanza 
vogliano  appartenere;  ed  accludere 
neir  istanza  la  fede  del  Cardinal 
padrone,  come  il  ricorrente  sia  stato 
suo  conclavista.  La  quale  fede  de- 
ve essere  circa    come  la  seguente; 


CON  23 

"  Nos  N.  tituli  N.  sanclae  Ro- 
'   manae  Ecclesiae  presbyter    Car- 

>  dinalis  1\.  sacrae  congregationis 
»  de  etc.  (  s' intende  che  i  vescovi , 
'  e  i  diaconi  hanno  altra  fcrmola), 
»   universis  ttsingnlis  fìdeni  facimus 

>  supra  iropressnm  motu-proprium 
cum  suo  originali  concordare,  ac 
praefatuniN.  N.  laicum  romanum 
(ovvero  di  altro  luogo,  e  se  è 
ecclesiastit  o  devesi  dire  )  fuisse 
nostrum  conclavistam  in  aposto- 
licis  comitiis,  in  quibus  sanctis- 
simus  Dominus  noster  N,  Divi- 
na  providentia  Papa  N.,  ad  suni- 
nii  apostolatus  apicem  assum- 
ptus  fuit.  In  quorum  omnium 
tldein  has  praesentes  manu  no- 
stra signatas,  sigilloque  nostro 
niunitas  dedimus.  Romae  ex  ge- 
dibus  nostris  hac  die  ec. 

Loco  ^   signj 

N.   Cardinaiis  N. 

I  tre  Cardinali ,  capi  d'ordine , 
per  le  facoltà  loro  concesse  nel 
moto-proprio  pontifìcio  concedono 
i  richiesti  privilegi  e  cittadinanza  ; 
ma  se  il  conclavista  è  laico  vi  ap- 
pongono la  clausula,  exceptis  be- 
nejiciis  ecclesiasticis  etiani  simpli- 
cibusj  e  nella  schedula  di  conces- 
sione si  sottoscrivono  essi,  e  i  loro 
segretari,  autenticando  i  Cardinali 
le  loro  firme  col  proprio  sigillo. 

Per  conto  della  divisione  dei 
quindici  mila  scudi ,  che  paga  la 
camera  apostolica,  e  distribuisce  la 
dateria  con  ordine  del  suo  com- 
putista, ad  ogni  cella  furono  dati 
duecento  cinquanta  scudi,  che  ven- 
nero divisi  a  parti  eguali  tra  i  due 
conclavisti.  I  Cardinali,  che  ne  por- 
tarono Ire,  ebbero  fra  tutti  scudi 
duecento  cinquanta,  che  divisero  in 


^4  CON 

rate  eguali.  Ogni  cerimoniere,  ve- 
nendo considerato  come  conclavi- 
sta, ricevette  centoventicinque  scu- 
di, ed  altrettanto  ognuno  dei  due 
medici,  il  chirurgo,  e  i  due  aiutan- 
ti della  segretaria  del  saci'o  Colle- 
gio. 11  sacrista  ebbe  doppia  parte, 
cioè  scudi  duecento  cinquanta,  che 
però  doveva  dividere  col  padre  sot- 
tosagrista.  Lo  speziale  ricevette  cin- 
quanta scudi,  trenta  i  due  suoi  aiu- 
tanti, dodici  ogni  capo  artista,  ot- 
to ogni  scopatore  delle  due  specie, 
e  sei  i  garzoni  degli  artisti. 

Nella  spartizione  de'  diecimila 
scudi,  concessi  da  Clemente  XIII , 
la  segretaria  del  sagro  Collegio  fu 
considerata  per  una  cella,  e  così 
ebbe  scudi  duecento  settantanove, 
la  cui  metà  toccò  al  segretario,  ed 
il  resto  fu  diviso  fra  i  due  aiutan- 
ti. Il  confessore,  e  il  sotto-sagrista 
ebbero  in  due  l'importo  d'una 
cella:  i  due  medici  la  metà,  ed 
altrettanto  il  chirurgo.  Fu  data  la 
spartizione  ai  conclavisti  del  Car- 
dinal Bardi ,  che  essendo  uscito 
per  infermità  dal  conclave,  non  si 
trovò  presente  all'elezione.  JNon  la 
ebbe  il  sagrista,  e  fu  negata  ai  fa- 
migliari del  Cardinal  IMesmer,  per- 
chè il  male  gì' impedì  l' ingresso  iu 
conclave.  I  conclavisti  infermi  so- 
gliono dividere  eoa  chi  li  ha  sur- 
rogati la  spartizione,  ma  la  pen- 
sione si  riceve  da  quello,  che  per 
male  uscì  dal  conclave,  essendo  ad 
ambedue  comuni  i  privilegi,  come 
rilevasi  da  molti  esempi.  Nel  con- 
clave del  1829  un  Cardinale  por- 
tò seco  il  solo  conclavista  camerie- 
re, e  la  spartizione  fu  divisa  tra 
il  conclavista  ed  il  proprio  cauda- 
tario, sebbene  non  fosse  entrato  in 
conclave,  cui  fece  inoltre  conseguire 
la  pensione. 

Qui  noteremo,   che  nel  conclave 


CON 

del  1823,  per  decreto  dei  Cardina- 
li capi  d'ordine,  il  segretario  del 
sagro  Collegio  ebbe  un  mandato 
mensile  di  scudi  duecento,  rima- 
nendo in  tal  somma  compreso  tan- 
to r  onorario  suo,  quanto  il  trat- 
tamento per  i  suoi  due  aiutanti,  i 
quali  col  medesimo  mandato  per- 
cepivano altresì  scudi  venti  mensili 
per  ciascuno,  ed  ebbero  eziandio 
in  compenso  delle  zimarre  un 
mandato  di  scudi  cinquaiilasette , 
da  dividersi  egualmente  fra  en- 
trambi. 

Passando  ora  a  parlare  delle 
pensioni  concesse  da  Pio  Vili  ai 
conclavisti,  diremo  che  egli  asse- 
gnò dalla  dateria  apostolicaj  scu- 
di quaranta  annui  per  ogni  con- 
clavista ecclesiastico,  e  che  distribuì 
le  dette  pensioni  per  ordine  di  car- 
dinalato del  proprio  padrone  di  ma- 
no in  mano,  che  la  dateria  le  a- 
vesse  disponibili.  Il  conclavista  ec- 
clesiastico del  Papa  ricevette  dop- 
pia pensione  giusta  il  costume  :  il 
sostituto  del  sagro  Collegio,  l'ab- 
bate d.  Pietro  Caterini  ebbe  tren- 
ta scudi;  ma  il  conclavista  segre- 
tario del  Cardinal  Albani,  cioè  il 
compagno  del  conclavista  camerie- 
re, non  ebbe  pensione  siccome  am- 
mogliato, ed  ecco  l'esempio  d'un 
Cardinale,  che  portò  due  laici  per 
conclavisti.  I  due  medici,  in  vece 
della  pensione,  ebbero  la  regalia  di 
scudi  cento  cinquanta  per  cadauno, 
ed  altrettanti  ne  ricevette  il  chi- 
rurgo, com'erasi  praticato  nel  con- 
clave del  1823.  In  quello  del  j8oo, 
il  medico  Porta  ottenne  da  PioVlI 
l'annua  pensione  di  scudi  centoven- 
ti. Prima  degli  ultimi  pontificati  i 
conclavisti  ecclesiastici  godevano  di 
una  provvista  di  beneficio  sempli- 
ce, o  pensione,  di  fruttato  annuo 
a«>cendente    a  scudi   cento.    Antica- 


CON 

unente  anche  i  camerieii  concla- 
visti fluivano  le  pensioni,  e  negli 
ultimi  tempi  i  re  di  Sardegna  so- 
levano nominare  alle  pensioni  i 
conclavisti  ecclesiastici ,  ed  i  con- 
clavisti camerieri ,  sopra  qualche 
mensa  dei  Cardinali  nazionali,  al- 
la quale  potevano  imporle. 

Finalmente  il  regnante  Ponte- 
fice con  moto-proprio  dato  decimo 
kalendas  januarii  1882,  iVb*  voleri' 
tes  dilectos  fìlios  eie,  concesse  ai 
conclavisti  del  conclave,  in  cui  fu 
assunto  al  pontificato,  il  donativo 
di  quindici  mila  scudi,  toccando  ad 
ogni  conclavista  scudi  centotren- 
tatre,  non  che  i  medesimi  privilegi 
accordati  a  tutti  i  conclavisti  dal 
suo  immediato  predecessore  Pio 
Vili,  che  riportammo  di  sopra . 
Aggiunse  però  ai  conclavisti  ec- 
clesiastici quello  dell'oratorio  pri- 
vato personale,  a  seconda  della  ri- 
chiesta fatta  in  conclave  colla  so- 
lita istanza.  Il  Vannozzi,  citato  dal 
l'arisio  nel  tomo  I,  p.  288,  dà  i- 
struzioni  sul  conclave,  e  sul  con- 
clavista. V.  Giulio  Lavorino,  De 
conclavi,  et  coiiclavistis  F\.omae  16285 
ed  il  Caeremoniale  conlinens  ritiis 
flcctionis  Eomani  Ponlifìcis  Grcgo- 
rìi  Papae  Xf-^,  ac  Romae  typis  Rev. 
Cam.  apostolicae  ,  MDCCXXIV , 
pag.   3o,  5i,  ec. 

COÌNXLUSIONI  o  Atti  pubblici. 
Così  principalmente  in  Roma  si 
chiamano  le  dispute  ed  esercitazio- 
ni, proposte,  e  divise  in  tesi,  le 
quali  precedentemente  si  dispensa- 
rono a  molli  stampate.  Queste  con- 
clusioni si  fanno  dagli  studenti  di 
qualche  accademia,  collegio,  scuo- 
la. Ordine  regolare,  ec.  per  lo  più 
sopra  materie  filosofiche,  teologi- 
che, sul  diritto  canonico,  sulla  sto- 
ria ecclesiastica  ec.  Talvolta  si  de- 
dicano a'Cardinali,  e    talora  al  Pa- 


CON  25 

pa;  e  si  tengono  in  alcuna  sala,  o 
nelle  chiese,  avendo  detto  Benedet- 
to XIV,  de  Synodo  dioecesana,  che 
per  la  qualità  dell'argomento,  non 
è  sconveniente  il  fare  queste  conclu- 
sioni nei    sagri  templi. 

Conclusioni  pur  chiamansi  que- 
gli atti  e  quelle  dispute  pubbliche, 
che  i  prelati  uditori  di  rota,  e  gli 
avvocati  concistoriali  fanno  nella 
grande  aula  della  cancelleria  apo- 
stolica prima  d'  incominciare  ad 
esercitare  la  loro  distinta  qualifi- 
ca^  cioè  i  primi  come  giudici,  e 
i  secondi  come  suddiaconi  apo- 
stolici, non  solo  come  patrocinato- 
ri delle  cause,  ma  come  addetti  al 
sagro  concistoro  .  In  queste  con- 
clusioni si  propongono  di  difende- 
re sette  tesi,  che  precedentemente 
si  notificano,  e  si  dispensano  al 
pubblico.  Anticamente  queste  con- 
clusioni tenevansi  dentro  la  chiesa 
di  s.  Eustachio,  i  cui  esempi  rimon- 
tano all'anno  i4445  ^  sono  ripor- 
tati dal  Cartari  in  Syll.  Advocat. 
s.  concisi,  p.  64.  E  quando  Gio- 
vanni Vannullio  di  Lucca  ,  nomi- 
nato uditore  di  rota  sollo  li  28 
dicembre  del  medesimo  anno,  sos- 
tenne la  sua  disputa,  e  le  conclusio- 
ni in  detta  chiesa,  si  rileva  ,  che  il 
primo  argomentatore  contro  le  con- 
clusioni del  nuovo  uditore,  era 
il  rettore  dell'  università  romana  , 
ossia  della  Sapienza,  ed  il  secondo 
argomentatore  era  il  governatore 
di  Roma.  La  ragione,  che  il  Car- 
tari assegna,  perchè  nella  chiesa  di 
s.  Eustachio  si  tenessero  le  conclu- 
sioni, si  deduce  da  queste  parole  : 
55  Nam  cum  d.  Eustachiiis,  et  na- 
»  tione,  et  nobilitate  romanus  es- 
»  set,  ejus  aedem,  quae  in  medio 
«  fere  urbis  umbelico  sita  est,  ut- 
5»  potè  omnibus  accomoda  roma- 
»    no  gymnasio ,  quasi  Stoam  Poi- 


26  CO  > 

«  ticucQ  speciosa  cluistianornm  di- 
•>  cavit  antiquitas  ".  In  progresso 
non  più  si  tennero  nella  chiesa  di 
s.  Eustachio,  ma  sibbene  nell'aula 
della  sagra  rota  presso  la  basilica 
di  s.  Pietro.  In  conferma  di  che  si 
legge  ne'  Diari  del  Poeniac  a  p.  80: 
»•  Die  Jovis  6  martii  1 597  R.  P. 
»  D.  Horatius  Lancellotus ,  rotae 
»  auditor  designatus,  habuit  publi- 
«  cam  dispulationem  apud  s.  Pe- 
«  trum  in  loco  rotae  solito.  Con- 
»'  venit  ingens  multitudo  hominum, 
»  et  totuin  fere  collegium  DD.  Car- 
»  dinalium  ".  Ma  in  appresso  la 
gran  disputa ,  tanto  dagli  uditori 
di  rota,  che  dagli  avvocati  conci- 
storiali, si  fa  entro  la  gran  sala 
della  cancelleria  apostolica ,  della 
qual  sala,  e  delle  quali  conclusioni 
parlammo  al  voi.  VII,  p.  194  del 
Dizionario. 

Lungi  dall'  entrare  nel  merito 
delle  materie  fdosGliche,  teologiche, 
di  jus  canonico,  di  storia  ecclesia- 
stica ec,  che  si  trattano  nelle  con- 
clusioni, e  negli  atti  pubblici  dagli 
studenti,  e  dagli  insigniti  di  gradi 
accademici,  nelle  sale  e  nelle  chie- 
se; e  lungi  dall'entrare  nelle  mate- 
rie di  giurisprudenza,  che  si  discu- 
tono nell'aula  della  cancelleria  apo- 
stolica dagli  Uditori  della  Romana 
Rota  [T'adì),  e  dagli  Avvocati  con- 
^istoriali  {Vedi),  ci  limiteremo  qui 
appresso  a  riportare  le  cose  prin- 
cipali risguardanti  il  cerimoniale , 
per  ciò  che  spetta  al  Papa,  ai  Car- 
dinali, ed  ai  prelati  relativamente  a 
cosiffatte  conclusioni. 


Conclusioni ,  che  si  tengono  nelle 
sale  e  nelle  chiese,  dedicale  al 
Papa,  ai  Cardinali  ec.,  e  delle 
dispute  de^li  arrademir.i  dell'  ac- 
cademia    romana     di    teologia , 


CO.N 

che    ha    sede  nell'università    ro- 
mana. 

Conclusioni  dedicate  al  Papa.  Il 
sommo  Pontefice  Benedetto  XIV  , 
nell'anno  174*^5  nella  sala  del  con- 
cistoro del  palazzo  Quirinale  assi- 
stette a  tre  dispute,  fatte  in  altret- 
tanti giorni  da  monsignor  Marc'  An- 
tonio Colonna  ,  che  ancora  non  si 
era  posto  in  prelatura.  V  interven- 
nero molti  Cardinali,  prelati,  eccle- 
siastici, religiosi,  e  nobili  romani. 
Vi  argomentarono  i  cappellani  se- 
greti, l'archiatro  pontificio,  il  naae- 
stro  del  sagro  palazzo  ,  alcuni  ca- 
merieri segreti,  l'uditore  del  Papa, 
il  segretario  delle  lettere  latine,  il 
sagrisla,  e  i  Cardinali  Besozzi,  e 
Cavalchina  I  gesuiti  pp.  Stefanucci 
e  Giuli  a.ssistevano  il  difendente,  e 
le  conclusioni  furono  di  filosofia  , 
matematica,  teologia,  e"  sagri  cano- 
ni. Chi  bramasse  leggerne  la  de- 
scrizione, può  consultare  il  n.  4^9  > 
del  Diario  dì  Roma.  Nel  178  r, 
nella  chiesa  di  s.  Apollinare  gli 
alunni  del  collegio  Germanico-Un- 
garico  tennero  due  conclusioni ,  e 
solenni  dispute  teologiche,  dedicate 
a  Papa  Pio  VI,  il  quale  deputò  a 
presiedervi  il  Cardinal  Pallavicini , 
suo  segretario  di  stato;  come  si  può 
vedere  nel  numero  72  del  Diario 
di  Roma.  Solo  qui  noteremo,  che 
la  chiesa  fu  magtiificamente  para- 
ta, e  ridotta  in  forma  di  sala,  si 
chiuse  il  CHppellone,  si  ornarono 
con  arazzi  le  cappelle,  e  ne  guar- 
dò r  ingresso  la  guardia  svizzera 
pontificia.  Il  Cardinale  vi  si  recò, 
avente  nella  propria  carrozza  cin- 
que prulciti.  Si  assise  sulla  sedia  di- 
stinta {)resso  il  trono  papale,  ov'e- 
ra  il  ritratto  di  Pio  VI,  e  a  lui  si 
recarono  poscia  gli  alunni  difendenti 
a   presentare  il  libro  delle    tesi  su- 


CON 

perbamente  legato,  ed  una  vaghis- 
sima mappa  di  fiori  finii.  Leone 
XII  si  recò  nella  chiesa  medesima 
alla  conclusione,  che  gli  dedicò  il 
nobile  chierico  Camillo  de  Pielro , 
allora  studente  del  seminario  ro- 
mano, ed  ora  arcivescovo  di  Bo- 
rito ,  e  nunzio  apostolico  presso 
il  re  delle  due  Sicilie.  V^.  Favore 
ne  tutela  Ss.  Domini  Nostri  Leonis 
XII  Pont.  Max.  Camillus  de  Pe- 
tra Romanus  piihlicam  disputatio- 
iiem  de  historia  ecclesiastica  insti- 
tnit,  in  aede  sacra  s.  Apollinaris 
tertio  hai.  septemhris  1827.  Joan- 
nes  Baptisla  Palma  doctor  histo- 
riae  ecclesiastìcae  ,  tradendae  in 
lyceo  seminnrii  romani  .  llomae 
RIDCCCXXVIl.  Fu  invitato,  q  v'in- 
tervenne il  sagro  Collegio  in  buon 
numero.  La  chiesa  fu  splendida- 
mente paratH  ,  il  trono  pontiUcio 
collocato  in  iondo  del  gran  cappel- 
lone, cioè  nel  presbiterio,  e  l'altare 
fu  coperto.  A  destra  del  trono  pre- 
sero luogo  i  Cardinali  ,  ed  a  sini- 
stra i  prelati.  Le  cappelle  furono 
nei  vani  coperte  di  bellissimi  arazzi. 
Per  quanto  poi  spetta  all'artistica 
descrizione  degli  addobbi ,  ed  illu- 
minazione della  chiesa,  si  vegga  il 
numero  72  del  Diario  di  Roma  di 
quell'anno.  Assiso  Leone  XII  sul 
trono,  il  difendente  di  Pietro  andò 
a  baciargli  i  piedi,  e  gli  presentò 
il  libro  delle  i^roposizioni  ;  quindi 
montò  sul  pulpito,  eh'  erasi  eretto 
presso  i  Cardinali,  con  accanto  se- 
condo l'uso  l'assistente  professoie 
d.  Gio.  Battista  Palaia;  e  letta  la 
dedicatoria ,  obbiettarono  i  prelati 
Giovanni  Soglia,  Paolo  Polidori,  e 
Pietro  Ostini,  ora  tutti  Cardinali. 
E  siccome  chiunque,  dopo  il  terzo, 
poteva  addurre  contrari  argomenti 
obbiettò  eziandio  il  eh.  padre  ab- 
bate  del   Signore,   professore   di  sto- 


CO\  57 

ria    ecclesiastica  nell'  università   Ro- 
mana. 

Nell'anno  seguente  lo  slesso  Leo- 
ne XH,  vestito  coir  abito  usuale  di 
rocchetto,  mozzetta  e  stola,  ed  ac- 
compagnato dalla  sua  corte,  n'  18 
settembre  si  recò  nella  clue?a  in- 
tona del  collegio  urbano  di  Pro- 
paganda, ed  in  trono  assistette  alla 
conclusione,  che  in  tutta  teologia 
ed  istoria  ecclesiastica  gli  dedicò  l'a- 
lunno Paolo  Cullen,  oi-a  rettore  del 
collegio  irlandese,  e  cameriere  d'o- 
nore del  Papa  regnante.  Monsignor 
Zucche  prefetto  dei  maestri  delle  ce- 
rimonie fece  V  invito  in  istampa 
ai  Cardinali  della  congregazione  di 
Propaganda,  i  quali  vi  si  reca- 
rono in  abito  cardinalizio  del  colo- 
re rosso,  col  caudatario  vestito  di 
sottana  ,  e  fascia  paonazza ,  e  fer- 
raiuolone  nero,  e  col  treno  di  due 
carrozze,  e  servi  in  livree  di  gala. 
11  Papa  fu  ricevuto,  ed  accompa- 
gnato alla  carrozza  dai  Cardinal 
Cappellari,  prefetto  generale  della 
medesima  congregazione,  e  da  mon- 
signor Captano,  poi  Cardinale,  se- 
gretario di  essa.  ^.  auspice  et  pa- 
trono SS.  Domino  nostro  Leone  XII 
Pont.  Max.  Panltis  Cullen  hiber- 
nus  alumnus  CoUegii  urbani  aneto- 
ribus  pp.  Cardinalibus  sacri  conci- 
la Christiana  nomini  propaga ndo.pu- 
hlicani  disputalioneni  de  theologia 
universa,  et  historia  ecclesiastica  in- 
sti tu  it  III  idns  septenibris  anno 
MDCCCXXVIII  mane  in  aula 
maxima,  horis  potneridiaiiis  in  tem- 
pio ColU'gii  Urbani,  Romae,  typis  s. 
Congregationis  de  Propaganda  Fide. 

INel  1829  Gio.  Battista  Ainaldi, 
al  presente  protonotario  apostolico; 
e  votante  della  segnatura  di  giusti- 
zia, dedicò  una  conclusione  al  Pon- 
tefice Pio  Vili,  il  quale  in  sua  ve- 
ce mandò  a    presiedervi   nell'archi- 


2S  COiN 

ginnasio  romano,  ossia  università 
della  Sapienza,  il  Cardinal  Giusep- 
pe Albani  suo  segretario  di  stato, 
coir  intervento  di  molti  Cardinali. 
V.  Pio  Octrii'o  Pont.  Max.  Joan- 
jies  Bapùsla  Arnaldi  /anuensis,  theo- 
logicae  acadeniiae  .wcius,  diini  se 
suasque  tlieses  in  romano  archi- 
gyninasio  propugnandas  ejusdeni  e- 
tiatn  acadtiniae  nomine,  in  peren- 
ne K'eneralionis  inomimenliun  dedicai 
consecratque  principi  inunificentis- 
simo  arliuni  studiorumque  patrono, 
felicia  et  fausta  adprecalur,  Romae 
'MDCCCXXIX.  Il  Cardinal  Fran- 
cesco Saverio  Casliglioni,  già  acca- 
demico, e  censore  delia  cospicua  ac- 
cademia teologica ,  della  quale  si 
diede  un  cenno  al  volume  I  pag. 
47  e  48  del  Dizionario,  e  poi  da 
Cardinale  divenuto  uno  de'  protet- 
tori della  medesima,  assunto  al  Pon- 
tificato col  nome  di  Pio  Vili,  nel- 
l'accettare  la  dedica  di  tale  atto 
pubblico,  volle  dare  una  solenne 
prova  del  conto  in  cui  teneva,  e  la 
protezione  che  accordava  a  sì  insi- 
gne e  benemerita  accademia,  i  cui 
accademici  non  si  possono  confer- 
mare, se  non  dopo  alcuni  assegnati 
esperimenti  riusciti  con  decoro,  in 
seguito  all'approvazione  de' censo- 
ìi.  L' approvato  non  può  passare 
censore  dell'accademia  medesima, 
senza  essersi  esercitato  con  lode  nel- 
le funzioni  dell'  accademicato. 

Anche  sotto  i  pontificati  precedenti 
sono  state  dedicate  simili  dispute  ai 
Pontefici.  Può  servire  di  esempio 
quella  dedicata  a  Pio  VI  dai  ca- 
jionico  d.  (Candido  lAIaria  Fratlini, 
poi  elevato  da  Pio  VII  all'arcivesco- 
vado di  Filippi,  e  alla  vicegerenza  di 
Pioma.  Argomentarono  in  questa  di- 
sputa i  prelati  Giovanni  Castiglioni, 
Lorenzo  Lilta,  ed  Alessandro  Lau- 
te, che  poi  divennero  Cardinali. 


CON 

Queste  funzioni  sono  dispute  so' 
pra  materie  teologiche,  tanto    dom- 
ala ti  che  quanto  scolastiche,  non  me- 
no che  sopra    la   storia    ecclesiasti- 
ca, e  la  sagra  Scrittura.    Tali    di- 
spute   debbono    tenersi    ordinaria- 
mente per  lo  spazio   di  un'ora  nel 
martedì,  e    nel  venerdì  d'ogni  set- 
timana, e  l'accademico  destinato  a 
sostenere  la  disputa  sopra  uno  degli 
oggetti  assegnati,  incouiiiicia  col  di- 
chiarare, sempre    in   idioma  latino, 
lo   stato    della    questione^     produce 
le  prove    del    sentimento,     che  ha 
impre-so  a  sostenere,  e  quindi  due 
accademici  ,     parimente     assegnati, 
argomentano      successivamente      in 
forma  sillogistica  contro    la    propo- 
sizione proposta  dal   difendente,  ed 
il  solo     arguente,   dopo    un  quarto 
d'ora    dacché     ha    argomentato   in 
forma  sillogistica,   aggiunge  qualche 
obbiezione      con     discorso     sciolto. 
Ogni    accademico    partecipante  poi, 
dentro  Tanno    scolastico,  deve    sos- 
tenere   una    disputa    solenne,     che 
talvolta  si  dedica  ad  un   Cardinale, 
e  che  si  nomina  Allo  pubblico,  per 
Io    spazio    di    tre    ore    la    mattina 
neir  aula     dell'  università    romana, 
e  di  altrettante    nelle    ore    pomeri- 
diane nella    chiesa   interna.  In  essa 
difende  otto    conclusioni    parimenti 
assegnate  sulle  quattro  materie  teo- 
logiche, intorno  alle  quali  versa  l'ac- 
cademia,   ed   otto    arguenti    oppon- 
gono in   forma    sillogistica    le    difiì- 
coltà  contro   le  tesi,  che  da  lui    si 
sostengono.  Per    essere    annoverato 

o 
nel     numero    dei  sei     partecipanti, 

l'accademico  soprannumero  deve  a- 
vere  sostenuto  con  lode  uno  di 
questi  atti  pubblici,  oltre  le  pri- 
vate difese,  ed  argomentazioni.  I 
censori  giudicano  del  merito  di 
queste  funzioni  a  voti  segreti,  e 
secondo      la     primitiva     istituzione 


CON  CO  IN  39 

dell'accadeinia,  se  l'accademico  vi  chisioni ,  adduirenio  alcuni  esem- 
liesce  con  onore  nel  corso  di  trean-  pi,  siccome  abbiamo  fatto  più  so- 
ni, \icMe  didiinralo  censore  della  pra.  Avendo  il  Cardinale  D.  Mau- 
stessa  accademia.  Di  tre  sorte  so-  ro  Cappellari,  ora  Pontefice  regnan- 
no  i  censori  di  questa  accade-  te,  accettata  la  dedica  di  una  di- 
mia;  altri  sono  d'onore,  che  ven-  sputa  di  filosofìa,  da  sostenersi  ai 
gono  ascritti  per  im  merito  sin-  22  aprile  1828  nella  sua  chiesa 
golare  indipendente  dagli  esercizi  litolare  di  s.  Calisto  dal  monaco 
accademici  ;  altri  si  chiamano  ex  cassinese  p.  d.  Mariano  Falcinelli 
accademici,  cioè  che  si  sono  eser-  Antoniacci  (attualmente  priore  clan- 
citati  in  questa  accademia  senza  a-  slrale  e  lettore  benedettino,  non 
verne  compito  il  corso;  finalmente  che  consultore  della  sagra  congre- 
altri  sono  emeriti,  quelli  cioè  che  gazione  de'riti  ),  il  Cardinale  giu- 
hanno  fatto  sei  atti  pubblici,  oltre  sia  il  costume,  fece  l'invito  con  ap- 
le  difese  privale,  fra  i  quali  ora  uno  posilo  biglietto  ad  alcuni  prelati, 
è  il  Cardinale  Ostini,  senza  mento-  perchè  decorassero  nella  detta  chie- 
vare  i  precedenti.  Abbiamo  voluto  sa  colla  loro  presenza  la  disputa, 
far  qui  parola  di  cjueste  esercita-  vestili  di  rocchetto,  e  mantellelta. 
zioni  per  la  frequenza  onde  si  ce-  Aweitiamo  che  il  rocchetto  dai  pie- 
lebrano,  e  pel  ragguardevole,  e  ri-  Iati  non  si  può  assumere  a  siffatte 
spettabile  uditorio,  che  vi  fa  parte  e  conclusioni,  se  queste  si  tengano  in 
vi  assiste,  il  fiore  cioè  della  gerar-  chiese,  e  luoghi  ove  il  Cardinale 
cliia  ecclesiastica,  e  del  clero  secolare,  invitante  non  abbia  giurisdizione; 
e  regolare  di  Pvoma.  11  novero  de-  come  pure  che  invitandosi  un  pre- 
gli  atti  privati,  e  pubblici,  le  tesi  lato  orientale  non  si  fa  menzione 
che  si  disputano,  e  gli  accademici,  dell'abito  cui  debbe  indossare,  mon- 
che le  fanno  nel  corrente  anno,  tre  invitandosi  i  prelati,  ed  altri 
si  possono  leggere  nell'opuscolo:  che  hanno  l'uso  di  mantellone,  non 
The.ses  in  acadentia  theologica  od  io  si  deve  loro  perscrivere,  ma  dire 
nrchìgymnashmi  vovianiivi  a  i5  semplicemente,  che  vengano  in  a- 
kol.  decembris  anni    i84ij  ad  i5  bito. 

kal.  octohris  \%^i  expendendae,pro-         Il  Cardinale  vi    si  recò  in  abito 

tectoribusEniinenliss.etRevevendiss.  cardinalizio,    accompagnato  da  due 

D.D.     Cardinalibus    Bartholomaeo  prelati,  col   treno    di  due    carrozze, 

Pacca,  Aloysio   Lambriif:chini,  Ca-  servi  in  livree   di   gala,  con  ombrel- 

striicio    Caslracnne  de  AnielminelUs,  lino,  cuscino   rosso,    del  qnal  colore 

et  Angelo  Mai,  Romae  i84i-  Nel-  doveva  essere  l'abito,  se  non  aves- 

l'anno  precedente,  ivi  puie  furono  se  appartenuto  ad  Oidine  monasti- 

pubbiicate  colla    stampa  Acadeini-  co.    Venne  ricevuto  alla  porta  del- 

cae  theologicae  constitutiones  a  Gre-  la  chiesa  dal    p.   abbate    del  moni- 

gorio  XVI  Pontìfice    Maximo  ap-  stero  di  s.  Paolo,  in  uno  ai   mona- 

probatac.  ci  cassinesi,  che  ufBziano  nella  chie- 

^       ,     .     .       ,        ,  ,,  sa  di  s.  Calisto,  e  dai  prelati  pre- 

Lnnclusìoni,    che    si    lensono    nelle         ,     ^  .    •     -^  i-        1  i  ^ 

,  77       7  .  ?  r-  •  cedentemente  invitati,  nel  qua!  tem- 

saie,  e  nelle   chiese    dedicate   ai  ,  j-   j  » 

,-,    %.     ,.  no  suonavano    Je   campane  di  det- 

Larainali.  \  ^.,  ,        t^        l     •\    r     a- 

to   suo    titolo.     Deposta    il    Cardi- 

Per  dare  un'idea  di  queste  con-  naie    la      mozzetta  ,    e    mantellet- 


3<.  CON 

la,  assunse  la  cappa ,  la  quale 
dovrebbe  essere  rossa  pei  Car- 
dinali, che  hanno  1'  uso  di  tal 
»^olore  ,  e  preso  1'  aspersorio  del- 
l'acqua  santa,  si  se^nh  la  fron- 
te, ed  asperse  gli  astanti;  indi  fat- 
ta breve  orazione,  ascese  sui  trono 
con  baldacchino,  coprendosi  il  ca- 
po colla  berretta  cardinalizia.  Ave- 
va lateralmente  monsignore  de  Li- 
gne,  cerimoniere  pontifìcio  in  nian- 
lellone,  e  gl'individui  della  sua  nobile 
anticamera;  ed  il  caudatario  era  ve- 
stito con  sottana,  fascia  paonazza, 
e  ferraiuolone  di  seta  nera.  Allora 
furono  dispensate  le  tesi,  e  si  diede 
incominciamento  alla  disputa ,  la 
(piale  terminò  al  cenno  fatto  dal 
Cardinale,  che  levatasi  la  cappa,  e 
ripresa  la  niaatelletta,  e  la  mezzet- 
ta, fu  invitato  dal  menzionato  p. 
abbate  ad  ascendere  cogli  altri  nel 
contiguo  monistero  caf?inese,  ove 
gustò  un  rinfresco,  dopo  il  quale 
si  restituì  alla  sua  residenza.  Nel 
giorno  precedente  nella  stessa  chie- 
sa da  altro  monaco  studente  cas- 
.sinese  erasi  tenuta  altra  disputa 
con  argomenti  filosofici,  e  dedicata 
ai  Cardinal  Carlo  Odescalchi  di 
veneranda  rimembranza.  Questi  vi 
si  recò  in  abito  l'osso  di  ferraiuolone, 
cioè  in  sottana,  fascia,  mozzetta,  e 
ferraiuolone,  sul  cui  bavaro  posa- 
va il  cappuccio  della  mozzetta  ;  il 
caudatario  poi  era  vestito  tutto  di 
nero.  Così  il  Cardinale  vestiva,  ed 
ascese  il  trono  senza  baldacchino  , 
per  non  essere  titolare  dilla  chiesa, 
sebbene  fosse  protettore  dei  cassi- 
nesi.  Poscia  vi  ritornò  nel  terzo 
giorno  per  assistere  ad  altra  dispu- 
ta a  lui  dedicala  ,  e  sostenuta  da 
altro  studente  monaco  cassinese  nel- 
le facoltà  teologiche,  venendo  an- 
cor egli  trattato  in  ambedue  i  gior- 
ui    di    rinfresco.    1    prelati,  che  in 


COiN 

questi  due  giorni  assistettero  alle 
dispute  dedicate  al  Cardinale  Ode- 
scalchi,  erano  vestiti  con  abito  pre- 
latizio, ma  senza  rocchetto  per  le 
sopraddette  ragioni. 

Il  medesimo  Cardinal  Cappellari 
avendo  accettato  la  dedica  d' una 
conclusione  di  teologia ,  da  soste- 
nersi agli  II  agosto  i<S29,  nella 
chiesa  di  s.  Maria  sopra  Minerva  , 
dal  religioso  domenicano  fi*.  Tom- 
maso Oshea,  dopo  aver  conseguito 
il  solito  permesso  dai  Cardinal  ti- 
tolare della  chiesa,  tre  giorni  pri- 
ma con  analoghi  biglietti  fece  i  con- 
sueti inviti  alla  pre'atura,  colla  clau- 
sola ili  abito  senza  rocchetto.  E  qui 
noteremo,  che  dovendo  i  servi  di 
quei  prelati,  i  quali  debbono  argo- 
mentare, indossai'e  le  livree  di  gala, 
queste  pure  assunsero  i  domestici 
del  Cardinale,  che  vi  andò  col  tre- 
no eh  due  carrozze,  vestito  di  sot- 
tana, fascia,  mozzetta,  e  ferraiuolo- 
ne ,  col  cappuccio  della  mozzetta 
fuori ,  colla  berretta,  e  col  eappello 
rosso.  Il  caudatario  era  vestito  tutto 
di  nero.  Discese  il  Cardinale  dalla 
carrozza  co'  due  prelati,  che  l'ac- 
compagnavano alla  porteria  del- 
l'annesso convento,  dove  fu  rice- 
vuto dal  pontificio  cerimoniere,  mon- 
signor de  Ligne,  col  consueto  abito 
di  mantellone,  e  da  alcuni  religiosi 
domenicani,  che  Io  condussero  alle 
camere  del  p.  generale,  ov' erano 
i  prelati  invitati.  Giunta  l'ora  del- 
la disputa,  il  Cardinale  si  recò  in 
chiesa  accompagnalo  dal  p.  gene- 
rale, dalla  prelatura,  e  dagli  altii. 
Dalla  parte  della  sagrestia  entrò 
nella  chiesa,  dove  gii  venne  pieseu- 
tato  1  aspersorio  dell'acqua  benedet- 
ta dal  detto  p.  generale.  Indi  passò 
ad  orai-e  avanti  il  ss.  Sagramento 
chiuso  nel  ciborio,  al  cui  altare  e- 
rano  accese   le  candele,    come    nel 


CON 

qtnuHessorio  travi  tappeto ,  e  cu- 
scino. Arrivato  al  luogo  della  dispu- 
ta nella  nave  di  mezzo,  presso  il 
pulpito  si  assise  sopra  una  sedia 
elevata  su  tre  gradini  con  tappeto, 
e  postergale,  o  dossello  di  damasco 
rosso  con  trine,  e  fiangie  d'oro, 
ma  senza  baldacchino.  Gli  indivi- 
dui della  sua  famiglia  nobile,  e  il 
detto  cerimoniere  erano  presso  il 
Cardinale.  Allora  vennero  dispen- 
sate le  tesi  stampate,  in  opuscolo 
con  questo  titolo:  Insignia  divinae 
revelalionis  monumcnla  qiieis  Chri- 
stiana slat  nijca  religio,  adversus 
omnes  aevi  hiijus  physiotheos  pu- 
blico  litterario  ctrtainine  propngnan- 
da  per  Thomain  Oshta  ord.  prae- 
dicatoruni  provinciae  Hiberniae,  in 
Minervitano  d.  Thomae  de  Urbe 
Collegio  sacrae  thcologiae  audilo- 
rcm,  facto  cuiqiie  a  terlio  j'ure  can- 
tra dicendi,  Romae  MDCCCXXIX. 
Incominciata  la  disputa ,  col  per- 
messo del  Cardinale,  ed  in  cui  tra 
gli  altri  argomentarono  i  prelati 
Casliacane,  e  Polidori,  ora  amplis- 
simi Cardinali,  al  cenno  del  Cardi- 
nale si  diede  termine.  Laonde  li- 
tornato  il  Cardinale  ad  adorare  il 
ss.  Sagramenfo ,  ed  asceso  poi  alle 
camere  generalizie,  dopo  aver  gra- 
dito il  rinfresco,  fece  ritojuo  al  pro- 
prio palazzo. 

Anche  nei  collegi ,  di  cui  sono 
protettori,  i  Cardinali  assistono  alle 
conclusioni,  e  agli  alti  pubblici.  Così 
fece  il  Cardinal  Zurla  di  onorala 
memoria  nel  collegio  inglese,  quan- 
do Carlo  Michele  Baggs,  allora  a- 
lunno  di  esso,  ed  ora  rettore,  e  ca- 
meriere segreto  soprannumerario  del 
Pontefice  regnante,  dedicò  al  Car- 
dinale la  disputa,  che  ha  per  titolo: 
Theses  ex  theologia  universa,  et  hi- 
sloria  ecclesiastica,  qitae  sub  tutela 
et  auspiciis   tminetuissimi   principis 


CON  3i 

Placidi  Zurla  S.  R.  E.  Cardiualii 
titidi  s.  Crucis  iti  JerUsalem ,  SS. 
D.  N.  Pii  Papae  FUI  in  Urbe 
vicarii  eie,  tt  collegii  angloruni  pa- 
troni, propug/iandas  suscipit  Caro- 
lus  Michael  Baggs  ejusdem  collegii 
alurnnus,  septinio  kal.  septembris , 
facta  cuilibet  mane  indiscriminadm, 
vespere  aulem  post  tertiani  sirigu- 
las  oppugnandi  facultate ,  Romae 
MDCCCXXX. 


Conclusioni ,  che  si  tengono  nell'aU' 
la  grande  del  palazzo  della  can- 
celleria dai  novelli  uditori  del 
sagro  tribunale  della  Romana 
Rota. 


Dopo  che  al  Pontefice  sono  state 
riferite  le  qualità  del  nuovo  udito- 
re di  Rota  da  lui  nominato ,  non 
essendovi  nulla  in  contrario  alla  sua 
acceltaziune  ed  esercizio,  ha  luogo 
in  giornata  di  cancelleria,  l'alio  o 
disputa  pubblica  chiamata  conclu- 
sione neir  aula  della  cancelleria  a- 
postolica.  Ivi  egli  deve  difendere , 
alla  presenza  del  sagro  Collegio  dei 
Cardinali,  della  prelatura,  e  curia 
romana ,  e  sostenere  alcuni  punti 
su  materie  di  giurisprudenza ,  che 
dai  tre  ultimi  uditori  di  rota,  e  dal- 
l' ultimo  avvocato  concistoriale  gli 
verranno  opposte,  dopo  averne,  sul- 
le decretali,  precedentemente  stabi- 
lito il  punto  il  Cardinal  vice-can- 
celliere di  sanla  Romana  Chiesa. 
Si  pubblica  la  disputa  colla  stam- 
pa, decorala  dallo  stemma  del  Pa- 
pa che  regna,  avente  ai  lati  i  ss. 
Pietro ,  e  Paolo.  Ed  a  produrre 
un  esempio  del  modo ,  con  cui  la 
pubblicazione  è  concepita  ,  daremo 
la  seguente; 


e  O  iV 

D.     O.     M. 


f  :  o  N 


GREGORIO    XVI    l'CTVT.     MAX.    BEN'EFAfnORI 

DIVINO    IMPLORATO     PRAESIDIO 

EX     AUCTORITATE    EMINE?fTISSIlWI    PRINCIPIS 

CAROLI    MARIAE    PEDiCINI 

S.    B.    E.    VICE-CANCELLARII 

ET    PERMISSU 

R.    P.    D.    HIERONYMI    BONTADOSI 

8ACRAE    CONSISTORIALIS    AULAE    ADVOCATI    ET    ROMANI    ARC.HIGVMNASU 

RECTORIS    DEPUTATI 

CAMILLUS    DE    PETRO    ROMANUS    J.     V.    D. 

EX    CAPITE    SI    VERO    ALIQUIS    Vili    DE    Jl/REJURANDO 


(Decretalium  lib.  II,  tit.  XXIV), 


Sequentes  conclusiones   defendendas 
proponit. 

I.  Sacrae  litterae  probant  jura- 
iiienti  auctoritatem,  religionem,  (ì- 
detn. 

II.  Quare  commune  juramenttim, 
quod  juslis  de  causis  emittitiir,  im- 
probaiidum  non  est. 

III.  Sive  sit  assertorium ,  sive 
promissorium. 

IV.  Non  est  tutiim,  quemlibet 
contra  sumn  juramentuin  venire. 

V.  Etsi   metu  sit  extoitum. 

VI.  Nisi  eJLismodi  sit,  ut  serva- 
tum  vergat  in  interituin  salutis 
aeternae ,  vel  in  detrimentum  al- 
terius. 

VII.  A  juramento  tamen  per  me- 
tum  extorto  absolvit  ecclesia. 

Disputantur  publice  in  cancella- 
ria  apostolica  die  i5  mensis  septem- 
bris    i835,  bora  2 1. 

Il  foglio  di  dette  tesi  va  distri- 
buito dal  candidato  in  persona,  al 
Papa,  a  tutti  i  Cardinali,  a  tutti 
gli  uditori  di  rota ,  agli  avvocati 
concistoriali,  e  ad  altri,  che  intende 
invitare.  Al  Papa  si  presenta  il  fo- 
glio delle  tesi  in  raso  di  paragone 
con  merletto  d'oro,  incluso  in  al- 
tro foglio  impresso  in  carta  impe- 
riale dorata ,    e    legata    con  nastro 


rasato  bianco.  Lo  stesso  si  fa  pel 
Cardinal  vice  cancelliere,  ma  col 
merletto  più  piccolo  legato  con  na- 
stro rosso.  Gli  altri  Cardinali  poi 
le  ricevono  impresse  in  seta  rossa 
con  nastro  simile. 

Pervenuto  il  giorno  della  condii' 
sione,  si  fa  essa  coU'apparato  il  piìi 
imponente  sia  pel  luogo  ove  si  tie- 
ne, sia  pel  ragguardevolissimo  udi- 
torio. I  Cardinali,  che  sono  stati  in 
persona  invitati  dal  candidato ,  il 
quale  poi  si  reca  a  ringraziarli  ,  vi 
si  conducono  in  abito  del  colore 
corrente  col  treno  di  due  carrozze, 
i  servi  colle  livree  di  gala,  e  il 
caudatario  colla  sottana ,  e  fascia 
paonazza,  e  il  feiTajuolone  nero.  Se 
poi  sono  impediti,  mandano  allo  stes- 
so palazzo  della  cancelleria  il  loro 
maestro  di  camera  con  due  servi 
con  livree  di  gala,  per  fare  al  can- 
didato un  complimento  di  scusa. 
Anche  gli  uditori  di  rota,  e  gli  av- 
vocati concistoriali  hanno  l'abito  di 
mantellone  e  la  cappa  chiusa,  i 
primi  però  usano  anche  il  rocchet- 
to, e  tutti  vanno  coi  servi  in  livree 
di  gala.  Giunti  i  Cardinali  nel  pa- 
lazzo della  cancelleria  in  abito  Car- 
dinalizio del  colore  corrente,  sono 
ricevuti  dal  candidato  vestito  ancor 
egli  di    mantellone  j    cappa  chiusa , 


CON 

ma  non  allacciata,  e  senza  rocchet- 
to, e  si  trattengono  nelle  camere 
del  Cardinal  vice-cancelliere  finché, 
arrivata  l'ora  della  conclusione,  de- 
pongono la  mezzetta,  e  la  mantel- 
letta,  ed  assumono  la  cappa  pao- 
nazza, la  quale  dovrà  essere  rossa 
se  fosse  ottava  privilegiata.  Tutti 
siedono  a'  loro  posti ,  ti  a  i  quali 
sono  distinti  quelli  dei  Cardinali, 
degli  uditori  di  rota,  degli  avvocati 
concistoriali ,  de'  prelati  che  vi  si 
recano  in  abito  prelatizio,  e  di  molti 
togati  della  curia  romana,  secondo 
gì'  inviti  del  candidato.  Asceso  il 
candidato  il  pulpito,  avanti  sì  ri- 
spettabile consesso  ,  premessa  una 
breve  prolusione,  in  cui  modesta- 
mente deve  rendere  conto  di  sua 
persona,  della  sua  famiglia,  de'  suoi 
studi  fatti ,  e  degl'  impieghi  soste- 
nuti, rende  quindi  le  dovute  grazie, 
e  fatto  l'elogio  a  chi  lo  prescelse  a 
tanta  onorificenza,  fatta  onorevole 
e  breve  menzione  dell'  antichità ,  e 
dei  pregi  del  tribunale  della  sagra 
rota,  interpreta  poscia  il  punto  del- 
le sue  conclusioni,  e  contro  di  esse 
sostiene  gli  argomenti  dei  tre  ulti- 
mi uditori  di  rota  ,  e  dell'  ullinio 
avvocato  concistoriale,  che  impu- 
gna la  settima,  ed  ultima  di  lui  con- 
clusione. Terminata  quindi  sì  mae- 
stosa ed  imponente  disputa,  il  can- 
didato rende,  con  breve  ed  analo- 
ga perorazione ,  vive  azioni  di  gra- 
zie alla  nobile  udienza ,  e  disceso 
dal  pulpito  rinnova  singolarmente 
i  suoi  ringraziamenti  ad  ogni  Car- 
dinale, ad  ogni  uditore  di  rota,  e 
ad  ogni  avvocato  concistoriale ,  e 
poi ,  deposte  le  cappe  e  i  mantel- 
loni,  ciascuno  degli  uditori  di  rota 
fa  ritorno  alla  propria  abitazione; 
ma  il  nuovo  prelato  uditore,  rite- 
nendo il  mantellone  e  la  cappa  non 
allacciata,  prende  nella  sua  carroz- 

VOL,    XVI. 


COK  33 

za  il  prelato  decano  della  rota,  lo 
accompagna,  preceduto  dai  servito- 
ri a  piedi,  alla  di  lui  residenza , 
com'  egli  poscia  si  conduce  alla  pro- 
pria. Così  ancora  i  Cardinali,  leva- 
tesi le  cappe,  riprendono  la  man- 
telletta,  e  mozzetta,  e  fanno  ritor- 
no ai  propri  palazzi,  ove,  come  si 
disse,  sono  ringraziati  dal  candida- 
to, il  quale  fa  altrettanto  con  tutti 
gli  uditori  di  rota,  ed  avvocati  con- 
cistoriali. 

Dell'  antichissimo  donativo  della 
pizza  di  marzapane  elegantemente 
decorata,  che  il  novello  viditore  di 
rota  fa  al  Papa  dopo  la  conclu- 
sione pubblica,  e  dopo  la  conclu- 
sione segreta  ;  e  della  medesima 
pizza,  scatola  di  confetti  ,  berret- 
te, guanti  e  fìaschetti  di  vino  di 
Montepulciano,  bianco  e  rosso,  che 
il  candidato  suole  oilVire  dopo  la 
disputa  segreta  ai  colleghi,  al  Car- 
dinal decano,  al  Cardinal  vice-can- 
celliere, ai  Cardinali  che  dall'  udi- 
torato di  rota  erano  slati  promos- 
si alla  porpora  ,  e  che  sono  pre- 
senti in  E-oma,  non  che  ai  Cardi- 
nali palatini,  e  ad  altri  ,  si  tratta 
all'articolo  Uditori  di  Rota  [P'cdi). 
Qui  però  avvertiremo,  che  se  un 
Cardinale  abbia  doppia  rappresen- 
tanza, ed  anche  tripla,  deve  avere 
il  doppio,  e  il  triplo  de'  suddetti 
donativi,  e  che  le  berrette  per  essi 
sono  rosse,  di  seta ,  e  di  panno, 
e  pegU  altri  sono  nere. 

Dopo  la  pubblica  conclusione, 
il  candidato  prega  i  colleghi  ad  e- 
leggere  commissari,  che  riferiscano 
al  Pontefice  la  seguita  disputa,  quin- 
di segue  r  esame  segreto,  non  me- 
no laborioso  e  diflicile,  delle  pub- 
bliche conclusioni  ;  esame  eh'  è 
indispensabile  a  chiunque  venga 
eletto  all'auditorato  di  Rota,  seb- 
bene egli  già  sia  cospicuo  dottore, 


34  CON 

o  pubblico  professore  di  universi- 
tà. Non  potè  evitare  l'esposizione 
di  questo  esperimento  neppure  lo 
stesso  Felino,  quantunque  già  da 
venti  anni  occupasse  nei  pubblici 
ginnasi  là  cattedra  di  diritto  pon- 
tifìcio, allorché  fu  ammesso  all'  u- 
ditoratoj  ed  egli  stesso  ciò  riferi- 
sce in  cap.  Ciun  venerabilis  sub. 
num.  49  verso  il  fine.  E  neppu- 
re poco  dopo  lo  evitò  Gio.  Anto- 
nio de  Sangiorgio ,  chiamato  vol- 
garmente il  preposito  Alessandri- 
no, sebbene  già  per  la  sua  fama 
fosse  celebratissimo.  Contro  le  sue 
tesi  Felino  nello  stesso  esame  pub- 
blico formò  sessanta  argomenti  de- 
sunti soltanto  dai  testi ,  e  dalle 
glosse  ordinarie,  ed  a  cui  Sangior- 
gio soddisfece  con  altrettante  rispo- 
ste all'improvviso.  Quindici  giorni 
dopo  la  disputa,  e  difesa  delle  pub- 
bliche conclusioni ,  comparisce  di 
nuovo  l'eletto  uditore  vestito  col 
mantellone  nel  palazzo  della  can- 
celleria, ed  avanti  il  Cardinale  vice- 
cancelliere, e  gli  uditori  di  rota, 
vestiti  di  rocchetto  e  cappa,  pre- 
messo un  esordio  breve  di  con- 
venienza, spiega  un  nuovo  punto 
di  legge  a  lui  prescritto  dal  Car- 
dinale ,  come  lo  avea  prescritto 
nella  pubblica  disputa.  Quindi  si  of- 
fre alle  opposizioni,  ed  agli  argo- 
menti, che  a  lui  fanno  tutti  gli 
uditori ,  cominciando  dall'  ultimo, 
e  terminando  dal  decano  in  prova 
d^  inaspettata  pugna  d'  ingegno  , 
nella  quale  comparisce  la  capacità 
sua,  e  la  profondità  delle  cogni- 
zioni in  giurisprudenza.  A  tutti  gli 
uditori  il  candidato  risponde,  ma 
all'argomento  del  decano,  ob  reve- 
rentiani  tanti  viri,  china  con  os- 
sequio il  capo,  e  senza  altra  rispo- 
sta parte  dal  consesso.  Allora  dal- 
l'ultimo   uditore    ^i    raccolgono    i 


CON 

voti,  ed  il  Cardinal  vice-cancelliere, 
eh'  è  stato  il  primo  a  porre  il  suo 
nell'urna,  col  suono  del  campa- 
nello, chiama  il  notaro ,  custode 
della  cancelleria,  e  per  mezzo  di 
lui  fa  intendere  l'approvazione  del- 
l'eletto, il  quale  ritornando  nella 
sala,  fa  un  succinto  ringraziamen- 
to, e  viene  ricevuto  dal  Cardinale 
all'abbraccio,  non  che  da  tutti  gli 
uditori  di  rota.  Poi  legge  la  pro- 
fessione di  fede,  giura  di  osservare 
le  costituzioni  del  tribunale,  e  d'al- 
lora in  poi  il  candidato  è  ricono- 
sciuto per  uditore,  veste  l'abito  pre- 
latizio, e  pone  al  cappello  il  cor- 
done paonazzo,  se  prima  già  non 
fosse  prelato. 

Conclusioni,  che  si  tengono  neW  au- 
la della  cancelleria  dai  novelli 
avvocati  del  sagro  concistoro. 

Anche  gli  avvocati  concistoriali 
novelli  debbono,  come  gli  uditori 
di  rota,  sostenere  la  disputa,  e  at- 
to pubblico,  che  volgarmente  chia- 
masi Conclusione,  di  argomenti  ezian- 
dio di  giurisprudenza,  nella  gran 
sala  del  palazzo  della  cancelleria , 
coir  intervento  de'  Cardinali,  che  vi 
si  recano  (come  dicenmio  alle  pre- 
cedenti conclusioni),  della  prelatu- 
ra, e  curia  romana,  sostenendo  e 
difendendo  il  punto  stabilito  dal 
Cardinal  vice-cancelliere,  e  le  tesi 
oppugnate  dai  colleghi.  Anche  pe- 
gli  avvocati  concistoriali  si  pubblica 
la  disputa  colla  stampa  ,  secondo 
che  praticano  i  novelli  uditori,  es- 
sendo in  tutto  eguale  alla  sudde- 
scritta,  solo  aggiungendosi  il  nome 
del  nuovo  avvocato.  Sette  sono  pu- 
re per  lui  le  conclusioni,  che  si 
propone  difendere.  Queste  tesi  si 
riportano  in  fine  delle  dissertazioni, 
le  quali  dedicate  al  Papa  che  regna,  si 


CON 

pubblicano  colle  stampe  con  opusco- 
lo, di  cui  volendo  riportare  il  tito- 
lo, citeremo  qviella  fatta  da  ultimo 
nell'aprile  1842:  Joannis  Baptistae 
de  Dominicis  Tosti ,  sacri  consi- 
storii  advocali,  Dissertatio  ad  legeni 
V  codìcisy  de  operibus  publicis,  E  o- 
mae  1842.  Giunto  il  giorno  della 
conclusione,  e  premesso  l'invito  per- 
sonale a'  Cardinali,  l'avvocato  con- 
cistoriale è  vestito  col  mantellone, 
e  cappuccio  aperto,  come  Io  sono  i 
suoi  colleghi,  i  quali  però  hanno 
il  cappuccio  allacciato  ;  mentre  gli 
uditori  di  rota  assistono  coli' abito 
di  mantellone,  e  cappuccio  chiuso. 
In  tutto  il  resto  osservasi  quanto 
dicemmo  dell'uditore  di  rota.  Sali- 
to il  candidato  il  pulpito  alla  pre- 
senza dell'imponente  e  grave  con- 
sesso, premessa  una  breve  perora- 
zione, incomincia  a  spiegare  i  punti 
delle  sue  conclusioni  desunte  dal 
jus  civile,  e  contro  di  esse  sostiene 
gli  argomenti,  che  gli  si  fanno  da- 
gli ultimi  tre  avvocati  concisto- 
riali. 

Terminata  la  conclusione,  1'  av- 
vocato concistoriale  fa  i  debiti  rin- 
graziamenti al  rispettabile  uditorio, 
e  poi  in  persona  li  rinnova  ai  Car- 
dinali, agli  uditori  di  rota,  ed  agli 
avvocati  concistoriali  colleghi.  Indi 
anch'  esso  si  reca  a  presentare  al 
Pontefice  1'  omaggio  della  pizza  di 
marzapane,  decorata  col  pontificio 
stemma,  e  con  ornati  allegorici  ;  e 
quindi  dona  altre  pizze  di  marza- 
pane, abbellite  di  graziose  decora- 
zioni, in  uno  a  due  scatole  di  con- 
fetti, quattro  berrette  rosse,  e  due 
paja  di  guanti  al  Cardinal  vice-can- 
celliere. Ai  colleghi  poi  si  debbono 
dare  da  lui  due  berrette,  una  di 
seta,  l'altia  di  panno,  due  libbre  di 
zucchero,  e  quattro  paja  di  guanti 
di  pelle  bianca.   Al  decano  del  col- 


CON  35 

legio  il  doppio  di  tali  donativi,  se- 
condo l'uso,  ch'è  antichissimo.  Oltre 
a  ciò,  gli  avvocati  concistoriali  fan- 
no le  private  conclusioni,  nelle  ca- 
mere del  Cardinal  vice-cancelliere, 
terminate  le  quali,  e  fatta  pubbli- 
care dallo  stesso  Cardinale,  per  mez- 
zo del  segretario  della  cancelleria 
apostolica,  l' approvazione  del  can- 
didato, in  tutto  simile  agli  uditori 
di  rota,  egli  emette  nelle  mani 
del  Cai'dinale  il  consueto  giura- 
mento, e  riceve  l'abbraccio,  dopo  che 
lo  stesso  Cardinale  gli  ha  allaccia- 
to il  cappuccio,  in  segno  del  pie- 
no possesso  dell'  uffìzio.  F.  Avvo- 
cati Concistoriali. 

CONCORDATO  (Co«cor4  Ac- 
cordo, convenzione,  pactum  ,  foe- 
diis.  Concordato  comunemente  si 
chiama  una  convenzione  conchiusa 
intorno  ad  oggetti  disciplinari  mi- 
sti fra  la  podestà  ecclesiastica,  e 
civile,  rappresentata  la  prima  dal 
sommo  Pontefice ,  la  seconda  dal- 
l' imperatore,  re,  principe,  sovrano, 
repubblica,  o  corpo  qualunque  in- 
vestito dell'autorità  sovrana.  Quel- 
lo, che  fra  due  potenze  civili  si  chia- 
ma trattato,  dicesi  concordato ,  al- 
lorché v'  intervengono  le  due  auto- 
rità. Come  convenzione  fra  i  due 
poteri,  il  concordato  verte  necessa- 
riamente in  oggetti  disciplinari  mi- 
sti, ecclesiastico-civili,  non  potendo 
entrambi  convenii-e,  che  su  cose  in 
cui  ciascuno  abbia  un  interesse.  I 
concordati,  generalmente  parlando, 
nacquero  sempre  dipendentemente 
da  qualche  divergenza,  o  discordia 
insorta  fra  il  sacerdozio,  e  l'impe- 
ro, fra  la  santa  Sede,  e  qualche 
principe,  o  corpo  sovrano.  Per  amo- 
re della  pace,  per  non  andare  in- 
contro a  mali  maggiori,  il  più  del- 
le volte  la  Sede  apostolica  fece  con- 
cordati per  le  pretese  esagerate  del 


3fi  CON 

potere  civile,  il  quale  oltrepassando 
bene  spesso  i  propri  confini,  inva- 
deva quello,  che  era  puramente  ec- 
clesiastico. Adunque  si  venne  ad 
accomodamenti  ,  i  quali  mentre 
estendevano  le  concessioni  altre  vol- 
te fatte,  assicurarono  viemaggior- 
mente  quello  che  si  riservava,  per- 
chè acconsentito  formalmente  anche 
dalla  parte  opponente. 

Concordali  principali,  e  più 
celebri. 

Può  primieramente  considerarsi 
un  concordato,  la  rinomata  Trans- 
azione Callistina,  che  ne'primor- 
dii  del  secolo  XII  pose  un  termi- 
ne alla  famosa  questione  delle  in- 
■vestiture  ecclesiastiche,  quantunque 
non  si  chiami  concordato.  Questa 
convenzione  prese  il  nome  di  Cal- 
listina, perchè  conchiusa  nel  1122 
in  Worms,  dai  legati  pontificii  ed 
imperiali  di  Calisto  II,  ed  Enrico 
V,  ciò  che  fu  ratificato  nel  conci- 
lio lateranense  I,  generale  IX  (  il 
primo  dell'occidente),  celebrato  dal- 
lo stesso  Papa,  coli' intervento  di 
novecento  e  piìi  vescovi.  La  con- 
venzione determinò,  che  in  avve- 
nire i  vescovi,  e  gli  abbati  fossero 
eletti  dal  clero,  e  dal  popolo,  giu- 
sta il  costume  antico,  alla  presen- 
za però  dell'imperatore,  o  de' suoi 
legali,  che  l'eletto  giurasse  fedeltà 
all'  imperatore,  e  che  questi  nella 
tradizione  simbolica  de'  beni ,  si 
servisse  dello  scettro,  e  non  del- 
l'anello, e  pastorale,  come  faceva 
prima .  V,  Investiture  ecclesia- 
stiche. 

Concordato  Germanico. 

Questo    è    il    primo    concordato 
propriamente  detto,  che  fu  conchm- 


CON 

so    iu    Germania    nelle    calende   di 
aprile    i44''   t''*  d  Pontefice    ]\ico- 
lò  V,  e  r imperatore  Federico  III, 
ed  i  principi  dell'  impero  germani- 
co.   Tutto    si    aggirava    in  materie 
beneficiarie,  e  specialmente  vi  si  de- 
terminava il  diritto  di  prevenzione 
nella  collazione  de'  benefizi ,   si  de- 
rogava a  molte  riserve  pontifìcie  e 
grazie  aspettative,    e  vi  si  modera- 
va l'esazione  delle    annate.    In    so- 
stanza esso  si  componeva  di  quattro 
parti.  INella  prima   il  Papa    ritene- 
va la  collazione  di  tutti  i  benefizi, 
mentovati  nella    estravagante  Exe- 
crabilis  di  Giovanni  XXII,  che  proi- 
biva il   possedere  due  dignità,  per- 
sonali ,    offici ,    e  cure,  benefizi  che 
erano  dichiarati  vacanti    di    diritto 
per  incompatibilità  ;  e    nella    estra- 
vagante ad  Reginien    di    Benedetto 
XII,  questo    Papa    si  riservava    e- 
spressamente  la  provvisione  di  tutti 
i  benefizi  vacanti  in  curia,  e  a  due 
giornate  da  Roma,  senza   eccettua- 
re i  Cardinali  ;    riservavasi    pure   i 
benefizi   vacanti,  per  la  promozione 
alle  dignità.  La  seconda  parte  con- 
teneva le  elezioni,  che  avessero  bi- 
sogno   delia    conferma    della     Sede 
apostolica.  La  terza  comprendeva  i 
benefizi  collativij  che  si  conferivano 
alternativamente    dal    Papa ,    e   dai 
collatori  ordinari,   il    Papa    comin- 
ciando   nel    mese    di    gennaio.     Le 
prime  dignità  delle  chiese  cattedrali 
e  collegiali  erano  eccettuate,  e  con- 
ferite da    quelli  a  cui    apparteneva 
di  diritto.  Il  re  di  Francia  per  in- 
dulto di  Alessandro  VII,  e  di  Cle- 
mente IX  aveva    tutti  i  diritti  del 
Papa  sui  paesi  riuniti,  o  conquistali 
in  Germania.  La  quarta  parte  par- 
lava delle  annate,  e  del    pagamen- 
to, che  ne  doveva  essere  fatto.  INIa 
il  concordato  Germanico    fu    abro- 
gato nel  1^90  dall'imperatore  Leo- 


CON 

pelilo  li,  che  in  tale  anno  successe 
a  Giuseppe  II  suo  fratello.  JNel  giu- 
rare Leopoldo  li  in  Franclbrt  la 
costituzione,  che  dagli  elettori  del 
sagro  romano  impero  gli  fu  pre- 
sentata prima  delia  coronazione , 
non  volle  conformarsi  al  concorda- 
to Germanico  di  Nicolò  V,  e  Fe- 
derico HI,  e  che  anzi  nel  punto 
delle  nunziature  si  dovesse  osserva- 
re il  decreto  di  Giuseppe  li,  e  che 
i  benefizi  si  conferissero  dai  soli  ar- 
civescovi, e  vescovi  esclusa  la  santa 
Sede,  a  cui  vietò  ricorrere,  ed  ap- 
pellarsi, nulla  calcolando  le  prote- 
ste energiche  del  pontifìcio  nunzio 
ivi  presente,  e  le  vive  doglianze  di 
Papa  Pio  VI.  Per  altre  notizie  sul 
Concordato  germanico,  è  a  vedersi 
l'articolo  Benefizio  ecclesiastico  al 
§  X,  Altcrnaliva  nel  nominare  ai 
Benefizii,  e  principalmenle  l' arti- 
colo Preci  primarie. 

Concordato  tra  Leone  X, 
e  Francesco  I. 

Questo  celebre  concordato  venne 
stipulato  in  Bologna  tra  il  Ponte- 
fice Leone  X,  e  Francesco  I  re  di 
Francia,  e  la  disciplina  in  esso  in- 
trodotta divenne  poi  quasi  gene- 
rale, piacendo  essa  ai  Pontefici,  ed 
ai  sovrani,  per  cui  diventò  sì  fami- 
gerato. Ebbe  esso  qualche  variazio- 
ne per  parte  dei  successivi  Papi,  e 
restò  annullato  con  l'altro,  che  Pio 
VII  fece  nel  1801  con  Bonaparte, 
primo  console  della  repubblica  fran- 
cese, comunque  poi  sia  stato  rista- 
bilito in  quello  del  1B17,  di  cui 
appresso  si  parlerà.  Questo  concor- 
dato fra  Leone  X,  e  Francesco  I, 
fu  fatto  a'  16  agosto  i5i5,  ed  abo- 
lì la  Prammatica  Sanzione  {^P edi), 
regolamento    di    disciplina  ecclesia- 


CON  37 

stica  formato  da  Carlo  VII  nell'as- 
semblea de'  vescovi  della  Francia, 
eh'  ebbe  luogo  in  Bourges  nel  i438, 
con  articoli  principalmente  tratti  dal 
concilio  Basileese.  Ecco  poi  i  diversi 
regolamenti  del  concordato  rispetto 
a'  benefizi. 

I.  Stabilisce  che  il  re  nominerà 
entro  sei  mesi,  a  contare  dal  gior- 
no della  vacanza  della  sede,  a  tutti 
i  vescovati,  arcivescovati,  ed  abba- 
zie, una  persona  in  età  almeno  di 
ventisette  anni  cominciati ,  e  che 
sarà  dottore,  o  licenziato  in  teolo- 
gia, o  dottore  nell'  uno  e  nell'  altro 
diritto,  se  si  tratti  di  un  vescova- 
to, per  essere  investito  della  chiesa 
vacata  dal  Papa.  I  principi  del 
sangue,  le  persone  di  alta  portata, 
e  i  religiosi  di  una  segnalata  dottri- 
na, che  secondo  gli  statuti  del  lo- 
ro Ordine  non  possono  pigliare  ve- 
run  grado,  sono  eccettuati ,  e  pos- 
sono essere  nominati  ai  vescovati 
senza  avere  i  gradi  suddetti. 

II.  Il  Papa  rinuncia  a  tutte  le 
grazie,  aspettative  generali  o  spe- 
ciali sui  benefìzi  di  Francia. 

III.  Il  Papa  potrà  solamente  una 
volta  durante  il  suo  pontificato,  ac- 
cordare lettere  in  forma  di  manda- 
to per  un  benefizio,  quando  un  col- 
latore ne  avesse  dieci  da  conferire; 
e  per  due  benefizi  quando  il  colla- 
tore ne  avesse  cinquanta,  purché 
nondimeno  lo  stesso  coUatoie  non 
fosse  gravato  in  due  prebende  nel- 
la stessa  chiesa  cattedrale,  o  colle- 
giata. 

IV.  Le  cause  devono  essere  ter- 
minate sui  luoghi  dai  giudici  a  cui 
appartenesse  per  diritto,  per  consue- 
tudine ,  o  per  privilegio ,  il  cono- 
scerne, ad  eccezione  delle  cause  mag- 
giori ,  che  sono  espresse  nel  di- 
ritto. 

V.  È  fatta  proibizione  di  appci- 


38  CON 

lare  oniisso  medio  fino  pure  dinan- 
zi al  Papa. 

Il  concordato  da  Leone  X  nel  con- 
cilio generale  iaterauense  V  fu  so- 
stituito all'  abrogata  Prammatica 
sanzione:  tuttavolta  soffri  molte  dif- 
ficoltà per  parte  del  parlamento  di 
Fi'ancia,  di  quel  clero,  e  dell'uni- 
versità, e  non  fu  registrato  nel  par- 
lamento di  Parigi  che  a'  22  mar- 
zo i5ij  per  ordine  del  medesimo 
re  Francesco  I.  In  seguito,  tanto 
questo  concordato,  che  il  Germanico 
divennero  titoli  solenni,  che  forma- 
rono il  diritto  pubblico  delle  chie- 
se, le  quali  vi  erano  soggette.  Dipoi 
il  Pontefice  Alessandro  Vili ,  per 
procurare  l'accomodamento  con  Lui- 
gi XIV  sulle  vertenze  delle  regalie, 
e  franchigie  abolite  dall'  immediato 
predecessore  Innocenzo  XI,  gli  die- 
de l'indulto  di  poter  nominare  i 
vescovati  di  Metz,  Toul,  Verdun, 
Arras  e  Perpignano,  che  non  erano 
stati  compresi  nel  concordato  tra 
Leone  X,  e  Francesco  I,  ed  in  ve- 
ce il  re  Luigi  XIV  rinunziò  subito 
alle  franchigie,  come  ad  esempio  di 
lui  fecero  gli  altri  sovrani.  Già  Cle- 
mente IX  nel  1668  aveva  concesso 
allo  stesso  Luigi  XIV,  la  facoltà  di 
poter  nominare  alle  chiese,  ai  mo- 
nisteri,  ed  altri  benefizi,  nelle  pio- 
vincie  allora  unite  alla  monarchia 
francese,  e  che  già  appartenevano 
alla  Lorena,  ed  alle  Fiandre.  Nel 
i555  venne  pubblicato  in  Parigi  il 
libro  :  Concordatiim  inter  SS.  D.  N. 
PP.  Leonem  X,  et  secleni  apostoli- 
cam,  et  Chris  ti anissìiniiin  D.  N.  re- 
geni  Francisciini  et  Regnum ,  cum 
interpretalionibus  D.  Pctri  Rebiiffl. 
V.  il  Bercastel  Hist.  de  V  Eglise , 
tom.  XVI,  pag.  5iQ,  e  seg.,  e  l'e- 
dizione veneta  dell' Antonelli ,  tom. 
XIX,  pag.  54  e  seguenti;  l'ar- 
ticolo Fr.ANciA,    e  quanto     si     disse 


CON 

al    volume  V,  pag.  88,  del  Dizio' 

nario. 

Concordato  fra  Benedetto  XIV , 
e  Ferdinando  VI  re  di  Spa- 
gna. 

Nella  convenzione,  o  concordato, 
stipulato  tra  Clemente  XII ,  e  Fi- 
lippo V  re  di  Spagna  nel  1737, 
erasi  conchiuso,  che  si  venisse  alla 
nomina  de'  deputati  per  definire 
l'antica  controversia  del  preteso  gius- 
patronato  regio  universale  della  Spa- 
gna ;  ma  successo  a  Clemente  XII 
il  Papa  Benedetto  XIV,  nel  1753 
conchiuse  col  re  Ferdinando  VI  uà 
concordato,  nel  quale  lasciò  ai  re 
di  Spagna  la  nomina  delle  sedi  ve- 
scovili ,  dovendo  però  i  nominati 
continuare  a  spedire  in  R.oma  le 
bolle.  Sui  benefizi  residenziali  e  sem- 
plici, riserbò  alla  santa  Sede  la  li- 
bera collazione  perpetua  di  cinquaa- 
tadue  benefizi  per  darsi  a  bene- 
meriti spagnuoli.  Accomodò  inoltre 
il  Pontefice  nel  concordato  le  ver- 
tenze sugli  spogli  del  regno ,  colla 
condizione  che  il  re  dovesse  asse- 
gnare dalla  crociata  annui  scudi 
cinquemila  ai  pontificii  nunzi  pres- 
so la  sua  corte ,  ed  il  re  Ferdinan- 
do VI  per  tutto  r  accomodamento 
diede  un  pecuniario  compenso  alla 
santa  Sede  per  riguardo  alle  gravi 
perdite  che  faceva  per  questo  con- 
cordato, ed  ogni  cosa  fu  formal- 
mente sanzionata  dalle  parti  ne'  de- 
biti modi.  V.  il  volume  V,  pag.  88 
del  Dizionario,  e  l'articolo  Spagxa. 
Abbiamo  Concordato  celebrado  en 
el  anno  1753  entres  la  cortes  de 
Roma  y  Macrìda,  Madrid,    1763^ 

Concordalo  fra  Pio   VI,  e  V  iinpe. 
ralore   Giuseppe  II. 

Il  Pontefice  convenne    alla    con- 


CON 

clusione  di  questo  concordato,  per 
impedire  il  pi-oseguimento  delle 
riforme,  che  in  materie  ecclesiasti- 
che andava  facendo  quel  principe 
con  istabilire  nel  1784  con  questo 
atto  la  cessione  perpetua  del  dirit- 
to che  la  santa  Sede  godeva  nelle 
nomine  ai  vescovati,  e  benefizi  ec- 
clesiastici delia  Lombardia,  all'  im- 
peratore Giuseppe  II ,  e  suoi  suc- 
cessori, come  duca  di  Milano,  e  di 
Mantova.  Questo  concordato  si  ri- 
porta distesamente  dal  Tavanti , 
Fasti  di  Pio  VI,  tom.  I,  p.  129, 
e  dal  Beccatini,  Storia  di  Pio  VI, 
tom.  II,  p.    126.   V.  Germania. 

Concordato  fra  Pio  VI ,  e  Fer- 
dinando IV  re  delle  due  Si- 
cilie. 

Questo  concordato  principalmen- 
te contemplò  le  vertenze  sulla  ces- 
sazione della  presentazione  del  tri- 
buto della  Ghinea  [Vedi),  e  sul 
diritto  delle  nomine  de'  vescovati. 
Si  convenne  pertanto  nel  1791  tra 
il  Papa  e  il  re,  che  ogni  re  di  Si- 
cilia nel  suo  esaltamento  al  trono 
pagherebbe  alla  santa  Sede  cinque- 
cento mila  ducati ,  e  godrebbe  in- 
vece la  nomina  delle  sedi  episcopa- 
li; che  resterebbe  al  Papa  quella  dei 
benefizi  da  conferirsi  ai  sudditi  del 
regno  delle  due  Sicilie,  collo  sce- 
gliere uno  dei  tre  nominati  dallo 
stesso  re  nelle  vacanze  delle  sedi 
vescovili  ;  e  che  si  dovrebbero  invo- 
care dalla  medesima  Sede  apostoli- 
ca le  dispense  matrimoniali.  Pio  VI 
per  altro  confermò  quelle  già  date 
dai  vescovi  nel  tempo  delle  diife- 
renze.  Inoltre  si  convenne  che  do- 
vesse cessare  per  questo  concordato 
la  solenne  formalità  della  chinea. 
Tultavolta  questo  concordalo  non 
venne  eseguito:    laonde  i  Pontefici 


CON  39 

continuarono  solennemente  a  pro- 
testare suir  ommissione  del  censo,  e 
chinea.   V.  Sicilia. 

Concordato  fra  Pio   VII  e  la 
repubblica  Francese. 

Questo  fu  conchiuso  nel  1801 
tra  il  Papa,  e  Napoleone  Bona  par- 
te, primo  console  della  repubblica. 
Troppo  è  noto  quanto  la  religione 
cattolica  soffriva  nella  Francia  du- 
rante la  fatale  rivoluzione  del  1789, 
e  quanto  necessario  fosse  dipoi  l'in- 
tervento delle  due  autorità.  Bandi- 
to, proscritto,  e  massacralo  fu  il 
clero,  rovesciati  gli  altari,  e  proibi- 
to il  pubblico  culto  di  nostra  san- 
ta religione.  Fatti  in  progresso  più 
miti  i  tempi,  si  potè  venire  ad  un 
accordo  tra  li  due  poteri,  e  si  sta- 
bilì, oltre  altre  cose,  la  pubblicità 
del  culto  cattolico ,  il  diritto  del 
primo  console  alla  nomina  degli 
arcivescovi,  e  vescovi,  e  del  sommo 
Pontefice  alla  canonica  loro  istitu- 
zione, giusta  il  concordato  di  Leo- 
ne X,  una  nuova  circoscrizione  del- 
le diocesi  francesi,  e  la  rinunzia  dei 
litolari  alle  loro  sedi  :  nelle  quali  cose 
per  le  lagrimevoli  cii-costanze  de'tem- 
pi,  e  pel  bene  della  Chiesa  gallicana 
fu  d'uopo  convenire.  Apertesi  adun- 
que le  trattative  fra  la  Francia,  e  la 
santa  Sede,  il  Pontefice  Pio  VII 
per  conchiudere  il  concordato  no- 
minò plenipotenziari  monsignor  Spi- 
na arcivescovo  di  Corinto,  ed  il  p. 
Caselli  ex  generale  de' servi  di  Ma- 
ria, ambedue  poi  Cardinali,  e  la 
Francia  destinò  plenipotenziari  Giu- 
seppe Bonaparte  fratello  del  primo 
console,  Emmanuele  Cretel,  e  Giu- 
seppe Bernier.  Il  Cardinal  Ercole 
Consalvi  fu  perciò  dal  Papa  invia- 
to in  Parigi;  come  per  l'esecuzione 
del  concordato   dipoi  Pio  VII  man- 


4o  CON 

dò  in  Francia  suo  legato  a  latere 
il  Cardinal  Gio.  Battista  Caprara. 
Ecco  il  tenore  del  concordato,  ri- 
portato dal  num.  i4<^  del  Diario 
di  Roma  del    i8o-2: 

11  governo  della  repubblica  rico- 
nosce, che  la  religione  cattolica  a- 
postolica  romana  è  la  religione,  la 
quale  è  professata  dalla  massima 
parte  de' cittadini  della  repubblica 
francese. 

Il  sommo  Pontefice  riconosce  e- 
gualmenle,  che  la  medesima  reli- 
gione ha  ricevuto,  ed  attende  an- 
che al  presente  un  grandissimo  van- 
taggio e  lustro  dallo  stabilimento 
del  culto  cattolico  in  Francia,  co- 
me dalla  particoiar  professione,  die 
ne  fanno  i  consoli  delia  repubblica. 

Le  quali  cose  essendo  cos'i,  ed 
essendo  state  riconosciute  da  ambe 
le  parti,  pel  bene  della  religione, 
e  per  la  conservazione  dell'  interna 
tranquillità,  si  è  convenuto  fra  lo- 
ro nelle  cose  che  seguono: 

Art.  I.  La  religione  cattolica  a- 
postolica  romana  si  eserciterà  li- 
beramente nella  Francia.  Il  culto 
sarà  pubblico,  avuto  però  ragione 
ai  regolamenti  di  polizia ,  che  il 
governo  stimerà  necessari  per  la 
pubblica  tranquillità. 

II.  Dalla  Sede  apostolica,  d'ac- 
cordo col  governo  fiancese,  si  farà 
una  nuova  circoscrizione  delle  dio- 
cesi della  Francia. 

Su  questa  circoscrizione  veggasi 
Decretuni  et  bulla  novae  circum- 
scriptionis  dioecesiiini  j  che  inco- 
mincia colle  parole  :  Qui  Christi 
Domini  vìces  in  terris  gerere.  Il  pri- 
mo console,  per  mandai-e  ad  effetto 
la  progettata  circoscrizione  delle  dio- 
cesi, domandò  la  dimissione  degli 
antichi  titolari.  Sino  dal  1791,  i 
vescovi  offrirono  liberamente  a  Pio 
Vi  la  rinuncia  delle  loro  sedi,  e  fu 


CON 

suir  eroismo  della  loro  divozione, 
che  il  successore  di  lui  fondò  la 
speranza  di  queste  definitive  dimis- 
sioni ;  ma  se  egli  ebbe  la  paterna 
consolazione  di  vedere  molti  pre- 
lati abdicare  la  loro  sede,  ebbe  d'al- 
tronde il  dolore  di  conoscere ,  che 
alcuni  tra  essi  opponevansi  alla  ese- 
cuzione delle  sue  viste  conciliatrici. 
In  fine  delia  citata  bolla  si  legge 
r  elenco  delle  circoscritte  chiese  me- 
tropolitane, e  cattedrali,  i  rispettivi 
titoli,  ed  il  prescritto  limite  delle 
diocesi. 

III.  Il  sommo  Pontefice  signifi- 
cherà ai  vescovi  titolari  delle  chiese 
francesi ,  che  egli  attende  dai  me- 
desimi con  ferma  fiducia  pel  bene 
della  pace,  e  dell'  unità,  qualunque 
sagrificio,  quello  neppure  eccettua- 
to della  dimissione  delle  loro  sedi 
vescovili. 

Premessa  una  tale  esortazione,  se 
essi  ricusassero  di  fare  questo  sa- 
grificio ,  che  il  bene  della  Chiesa 
richiede  (  il  che  per  altro  il  som- 
mo Pontefice  giudica  non  poter  ac- 
cadere )j  si  provvederà  col  mezzo 
di  nuovi  titolari  al  governo  delle 
chiese  francesi  della  nuova  circo- 
scrizione nella  maniera  seguente  : 

IV.  Il  primo  console  della  re- 
pubblica francese  ne'  tre  mesi,  che 
decorreranno  dopo  la  promulgazio- 
ne della  costituzione  apostolica,  no- 
minerà gii  arcivescovi,  ed  i  vesco- 
vi per  le  diocesi  della  nuova  cir- 
coscjizione.  Il  sommo  Pontefice  da- 
rà ai  medesimi  l' istituzione  cano- 
nica secondo  le  forme  stabilite  re- 
lativamente alla  Francia  avanti  la 
mutazione  del  governo. 

V.  Similmente  il  primo  console 
nominerà  i  nuovi  prelati  alle  sedi 
episcopali,  che  in  avvenire  vache- 
ranno, e  ai  medesimi,  come  è  stalo 
stabilito    all'  articolo    precedente ,  la 


CON 

Sede    apostolica     darà    l' istituzione 
canonica. 

VI.  I  vescovi,  prima  di  entrare 
nell'esercizio  del  loro  ministero, 
presteranno  direttamente  nelle  ma- 
ni del  primo  console  il  giuramento 
di  fedeltà,  che  era  in  uso  prima 
della  mutazione  del  governo,  espres- 
so nelle  seguenti  parole:  -j  Io  giu- 
5>  IO,  e  prometto  sui  santi  evangeli, 
j>  ubbidienza  e  fedeltà  al  governo 
»  stabilito  dalla  costiti. zione  della 
"  repubblica  francese.  Similmente 
'>  prometto,  che  non  terrò  alcuna 
M  intelligenza  ,  non  interverrò  ad 
»  alcun  consiglio,  e  non  prenderò 
>■>  parte  alcuna,  unione  sospetta,  o 
«  dentro  o  fuori  della  Francia,  che 
"  sia  pregiudizievole  alla  pubblica 
»  tranquillità,  e  manifesterò  al  go- 
»5  verno  ciò,  che  io  sappia  trattarsi 
>y  nella  mia  diocesi  ,  o  altrove  in 
!>   pregiudizio  dello  stato  ". 

VII.  Gli  ecclesiastici  del  secondo 
ordine  presteranno  lo  slesso  giura- 
mento avanti  le  autorità  civili  de- 
putate dal  governo  francese. 

Vili.  In  tutte  le  chiese  cattoli- 
che della  Francia ,  dopo  i  divini 
uffici,  si  farà  la  seguente  preghie- 
ra :  Domine,  salvarli  fac  rernpnhli- 
cam  :    Domine,  salvos  fac   consules. 

IX.  I  vescovi  faranno,  ciascuno 
nella  sua  diocesi,  una  nuova  ciico- 
scrizione  delle  parrocchie,  la  quale 
però  non  avrà  il  suo  effetto,  se  non 
dopo  che  il  governo  vi  avrà  pre- 
stato il  suo  consenso. 

X.  Gli  stessi  vescovi  nomineran- 
no alle  parrocchie,  né  eleggeranno 
se  non  persone  accette  al  governo. 

XI.  Potranno  gli  stessi  vescovi 
aver  ciascuno  un  capitolo  nella  chie- 
sa cattedrale,  ed  un  seminario  nella 
propria  diocesi,  senza  che  il  gover- 
no si  obljlighi  a  dotare  né  V  uno , 
né  r  altro. 


CON  4, 

XII.  Sua  Santità,  pel  bene  della 
pace,  e  del  felice  ristabilimento  del- 
la religione  dichiara,  che  né  egli, 
ne  i  romani  Pontefici  suoi  succes- 
sori recheranno  alcuna  molestia  a 
coloro,  che  avessero  acquistati  beni 
ecclesiastici  alienati  ;  ed  in  conse- 
guenza la  proprietà  degli  stessi  be- 
ni, le  rendite,  e  i  diritti  a  quelli 
annessi  saranno  immutabili  presso 
dei  medesimi,  e  di  quelli,  che  han- 
no causa  da  loro. 

XIII.  Il  governo  della  repubbli- 
ca francese  s' incarica  di  dare  ai 
vescovi,  ed  ai  parrochi,  le  cui  dio- 
cesi, e  parrocchie  sono  comprese 
nella  nuova  circoscrizione,  il  man- 
tenimento, che  sia  conveniente  allo 
stato   di  ciascuno. 

XIV.  Lo  stesso  governo  prende- 
rà le  necessarie  misure,  perché  sia 
in  libertà  de'  cattolici  della  Fran- 
cia, se  loro  piacerà,  di  provvedere 
alle  chiese  con  nuove  fondazioni. 

XV.  Sua  Santità  ricono'^ce  nel 
primo  console  della  repubblica  fran- 
cese, gli  stessi  diritti,  e  privilegi,  dei 
quali  godeva  l'antico  governo  presso 
la  santa   Sede. 

XVI.  Si  è  convenuto  fra  ambe 
le  parti,  che  nel  caso,  che  alcuno 
de'successori  dell'odierno  primo  con- 
sole non  professasse  la  religione 
cattolica,  si  farà  ri-^petto  al  mede- 
simo una  nuova  convenzione  sopra 
i  diritti,  e  privilegi  mentovati  nel 
precedente  articolo,  e  sopra  le  no- 
mine agli  arcivescovati ,  e  vesco- 
vati. 

Il  cambio  delle  ratifiche  si  farà 
in  Parigi  nel  termine  di  quaranta 
giorni. 

Fatto  in  Parigi  il  di  quind:>:i  lu- 
glio ibor.  Seguono  i  nomi  dei  ple- 
nipotenziari alla  formazione  del  con- 
cordato. 

Quindi   Pio  \  lì,  dopo  aver  data 


42  CON 

parte  al  sagro  Collegio  in  concisto- 
l'O  della  conclusione  del  concordatOj 
emanò  la  lettera  apostolica  in  for- 
ina    di    breve,    che    principia    colle 
parole,  Ecclesia    Chrislì,    (jiiam    ci- 
,  vitaleni  sanctani   Hierusalem,    etc, 
data  decimo  octavo  kalendas  septera- 
bris     1801,    colla    quale  ratificò  il 
concordato.    11    Pistoiesi ,    Vita    di 
Pio   VII,  toni.  I,    p.    147    e    seg., 
fa  delle  opportune  osservazioni  sul- 
la traduzione  di  tal  bolla  fatta  per 
ordine  del  governo  francese,    e  ne 
fa  notare     l' infedeltà.    Nel  medesi- 
mo tomo,  e  alle  pag.    109     117   e 
seg.,    i32,   i36,   i3f)  ec,   si  leggo- 
no   interessanti    notizie    su     questo 
concordato,  pel  quale  si  celebraro- 
no molte  feste  in  segno  di  pubbli- 
ca allegrezza.  Inoltre  il  valente  Gio. 
Battista  Wicar  lo  rappresentò  in  un 
quadro,  ove  effigiò  il  Papa  nell'at- 
to di    ricevere    dal    suo    segretario 
di  stato  Cardinal   Consalvi,  il    con- 
cordato portato    da    Parigi   per    la 
pontificia  ratifica.  Dipoi  per  coman- 
do di   Pio  VII  tal  dipinto  fu  rap- 
presentalo con    incisione    da    Lefé- 
vre  JMarcliand,  e  dedicato  a  Napo- 
leone Bonaparte.    V.    Storia    della 
vita,  e  del  poiilificato  di   Pio   VII 
di   A.  F.  Artaud,  tradotta  dal  Ro- 
vida  tom.    I,   capitoli    X,  XI,  XII, 
XIU,  XIV,  ec.  ;  non  che  l'ab.  Bel- 
lomo.    Continuazione  del  Bercastel, 
voi.   I,  pag.  80,    e  seg.    Il    concor- 
dato però  conchiuso  nel    18  17,  Ira 
il  medesimo  Pio  VII.  e  Luic;i  XVIII 
re  di  Francia,    annullò    questo  del 
iBoi,  a  cui   fu  sostituito. 

Concordato  tra  Pio   VII,  e  la  re- 
pubblica italiana. 

11  concordato  fra  il  detto  Ponte- 
fice e  la  repubblica  francese  non 
produsse    quel    bene ,  che  general- 


CON 

mente  speravasi.  La  condotta  del 
primo  console  si  manifestò  subito, 
e  Pio  VII  provò  il  dolore  di  ve- 
dere sempre  più  ingrandirsi  le  pia- 
ghe della  Chiesa,  né  cessò  di  ver- 
sare lagrime  sulle  perdite,  che  ogni 
dì  faceva  la  cattolica  religione.  Que- 
sto stato  di  cose  durò  due  anni , 
senza  che  Pio  VII  tralasciasse  d'in- 
dirizzare vive  rappresentanze  al  go- 
verno francese  per  ottenere  la  ri- 
forma degli  abusi,  che  eransi  in- 
trodotti nel  concordato  in  virtù  dei 
precitati  articoli  organici.  Allora  fu 
che,  senza  potersi  rimediare  ai  pri- 
mi disordini,  s' intavolarono  le  ne- 
goziazioni ad  oggetto  di  stabilire 
un  concordato  a  favore  della  l'e- 
pubblica  italiana.  L' operazione  non 
incontrò  grandi  ostacoli ,  laonde  il 
concordato  venne  conchiuso  a  Pa- 
rigi, e  sottoscritto  ai  16  settembre 
i8o3  dai  due  plenipotenziari  per 
esso  nominati ,  cioè  dal  Cardinal 
Caprara  legato  a  latere ,  per  la 
santa  Sede,  e  dal  cittadino  Ferdi- 
nando Marescalchi,  ministro  delle 
l'elazioni  estere  per  la  repubblica 
italiana.  In  seguito  fu  ratificato  da 
Pio  VII  ai  29  ottobre  i8o3,  e  dal 
primo  console  presidente  li  2  no- 
vembre i8o3,  approvato  dalla  con- 
sulta di  stato  di  IMilano  ai  27  no- 
vembre dello  stesso  anno,  ed  è  del 
seguente  tenore: 

La  Santità  di  Nostro  Signore  Pa- 
pa Pio  VII,  e  il  presidente  della 
repubblica  italiana,  primo  console 
della  repubblica  francese,  animati 
da  egual  desiderio,  che  in  detta  re- 
pubblica sia  fissato  uno  stabile  re- 
golamento di  quanto  spetta  alle 
corti  ecclesiastiche ,  e  volendo  che 
la  religione  cattolica  apostolica  ro- 
mana sia  conservata  intatta  ne'  suoi 
dogmi,  sono  convenuti  ne'  seguenti 
arlicoli. 


CON 

Art.  I.  La  religione  cattolica  a- 
postolica  romana  continua  ad  es- 
sere la  religione  delia  repubblica 
italiana. 

IL  Sua  Santità  nelle  debite  for- 
me assoggetterà  alla  giurisdizione 
metropolitana  delle  chiese  arcive- 
scovili di  Milano,  di  Bologna,  di 
Ravenna,  e  di  Ferrara  le  infrascrit- 
te chiese  vescovili,  cioè  quelle  di 
Brescia,  di  Bergamo,  di  Pavia,  di 
Como,  di  Crema,  di  Novara,  di 
Vigevano,  di  Cren^ona,  e  di  Lodi 
all'  arcivescovo  di  Milano,  di  cui  sa- 
ranno siilfraganee. 

Le  chiese  di  Modena,  di  Reggio, 
d' Imola,  e  di  Carpi  saranno  suifra- 
ganee  dell'  arcivescovo  di  Bologna  : 

Quelle  di  Cesena ,  di  Forlì ,  di 
Faenza,  di  Rimini,  e  di  Cervia  sa- 
ranno sufliaganee  dell'arcivescovato 
di  R.avenna  : 

Quelle  di  Mantova  ,  di  Comac- 
chio,  di  Adria,  e  di  Verona  dalia 
parte  della  repubblica  italiana,  sa- 
ranno sulfraganee  dell'arcivescovato 
di  Ferrara. 

IH.  Il  santo  Padre  alle  istanze 
della  repubblica  italiana  condiscen- 
de alla  soppressione  delle  due  chie- 
se vescovili  di  Sarzina,  e  di  Berti- 
noi'o,  e  delle  due  abbazie  nulliiis 
di  Asola  ,  e  di  Nonantola  ;  a  con- 
dizione, che  le  rispettive  diocesi  sie- 
no  riunite  di  comune  concerto  ad 
altre  diocesi  vicine.  Dichiara  poi,  che 
gli  attuali  vescovi,  ed  abbati,  qua- 
lora non  fossero  trasferiti  in  altre 
sedi,  riceveranno  un  compenso  ade- 
guato per  la  cessione  della  giurisdi- 
zione, e  congrua  delle  quali  gode- 
vano, ottenute  nelle  convenienti  for- 
me le  linunzie  dei  detti  vescovi,  ed 
abbati.  I  beni,  e  le  rendite  delle 
suddette  chiese,  ed  abbazie  situati 
nella  repubblica  italiana ,  saranno 
diilla   medesima   Santità  sua     ripar- 


CON  43 

titi,  ed  incorporati  ad  altre  fonda- 
zioni ecclesiastiche  di  concerto  col 
governo. 

IV.  In  considerazione  dell'utilità, 
che  dal  presente  concordato  ridon- 
da agi'  interessi  della  Chiesa,  e  del- 
la religione,  sua  Santità  accorda  al 
presidente  della  repubblica  italiana 
medesima ,  ed  agli  ecclesiastici  da 
esso  presidente  nominati ,  forniti 
delle  doti  volute  dai  sagri  canoni  , 
la  canonica  istituzione  secondo  le 
forme  stabilite. 

V.  Gli  arcivescovi  e  vescovi  pre- 
steranno il  giuramento  di  fedeltà 
nelle  mani  del  pi'esidente  della  re- 
pubblica, secondo  la  infrascritta  for- 
mola  :  »  Io  giuro  e  prometto  sui 
"  santi  evangeli  ubbidienza  e  fe- 
>j  deità  al  governo  della  repubbli- 
»  ca  italiana.  Similmente  prometto, 
»  che  non  terrò  alcuna  intelligen- 
»  za,  non  interverrò  ad  alciui  con- 
»  sigilo ,  e  non  prenderò  parte  in 
>i  alcuna  unione  sospetta,  o  dentro 
il  o  fuori  della  repubblica,  che  sia 
»  pregiudizievole  alla  pubblica  tran- 
»  quillità,  e  manifesterò  al  goA'cr- 
»  no  ciò,  ch'io  sappia  trattarsi,  o 
■5  nella  mia  diocesi ,  o  altrove,  in 
}>   pregiudizio  dello  stato  ". 

VI.  Il  medesimo  giuramento  pre- 
steranno i  parrochi  alla  presenza 
delle  autorità  civili  costituite  dai 
presidente  della   repubblica. 

VII.  Sarà  sempre  libero  a  qua- 
lunque vescovo  di  comunicare,  sen- 
za verun  ostacolo,  colla  santa  Sede, 
sopra  tutte  le  materie  spirituali,  e 
gli  oggetti   ecclesiastici. 

Vili.  Parimenti  sarà  libero  ai 
vescovi  l'asci'ivere  tra  i  chierici,  e 
promuovere  agli  ordini  a  titolo  di 
beneficio,  di  cappeilania,  di  legato 
pio,  di  patrimonio,  o  di  altra  legit- 
tima assegnazione  tutti  quelli,  che 
giudicheranno  essere  necessari,    ed 


44  CON 

iilili  alle  rispettive    chiese ,    e    dio- 
cesi. 

IX.  Si  conserveranno  i  capitoli 
nelle  chiese  metropolitane  e  catte- 
drali, e  similraenle  quei  delle  col- 
legiate, almeno  più  insigni;  e  tali 
capitoli  godranno  di  una  convenien- 
te dotazione  dei  beni.  Similmente 
godranno  di  una  conveniente  dota- 
zione dei  beni,  le  mense  ai-civesco- 
vili  e  vescovili,  i  seminari,  le  fab- 
briche delle  chiese  metropolitane , 
delle  cattedrali  e  collegiate,  almeno 
più  insigni,  e  le  parrocchie. 

Tali  dotazioni  saranno  stabilite 
dentro  il  più  breve  spazio  di  tem- 
po di  concerto  con  sua  Santità,  e 
col  presidente  della  repubblica. 

X.  L'insegnamento,  la  disciplina, 
l'educazione  5  ed  amministrazione 
dei  seminari  vescovili  sono  soggetti 
all'autorità  de'  vescovi  rispettivi  se- 
condo le  forme  canoniche. 

XI.  I  conservatorii,  gli  ospedali , 
le  fondazioni  di  carità,  ed  altri  con- 
simili luoghi  pii,  in  addietro  go- 
vernati da  sole  persone  ecclesiasti- 
che, saranno  per  l'avvenire  ammi- 
nistrati in  ciascuna  diocesi  da  una 
congregazione  di  persone  per  metà 
ecclesiastiche,  e  per  l'altra  metà  se- 
colari. Il  presidente  della  repubbli- 
ca sceglierà  le  persone  secolari,  co- 
me l'ecclesiastiche,  che  dal  vescovo 
gli  verranno  proposte. 

Nelle  congregazioni  presiederà 
sempre  il  vescovo,  cui  altresì  sarà 
libero  di  visitare  que'  luoghi  ,  che 
legittimamente  sono  amministrati  dai 
laici. 

XII.  Sua  Santità  accorda  ai  ve- 
scovi il  diritto  di  conferire  le  par- 
rocchie, che  verranno  a  vacare  in 
ogni  tempo.  Premesso  il  concorso 
nelle  parrocchie  di  libera  collazione, 
i  vescovi  ie  confei-irauno  ai  sogget- 
ti,   eh  eglino    giudicheranno    i    più 


CON 

degni.  Nelle  parrocchie  poi  di  gius- 
patronato  ecclesiastico,  premesso  pu- 
re il  concorso,  daranno  l' istituzio- 
ne a  quelli ,  che  il  patrono  eccle- 
siastico presenterà  come  i  più  de- 
gni tra  gli  approvati  dagli  esami- 
natori. Finalmente  nelle  parrocchie 
di  giuspatronato  laico  il  vescovo 
istituirà  il  presentato,  purché  nell'e- 
same sia  rinvenuto  idoneo.  In  tutti 
i  sopraddetti  casi ,  i  vescovi  non 
isceglieranno,  se  non  persone  accet- 
te al  governo. 

XIII.  Il  vescovo,  oltre  le  altre 
pene  canoniche ,  potrà  punire  gli 
ecclesiastici  colpevoli,  anche  col  rin- 
chiudeili  nei  seminari,  e  nelle  ca- 
se dei  regolari. 

XIV.  Nessun  parroco  potrà  es- 
sere astretto  ad  amministrare  il  sa- 
gramento  del  matrimonio  a  chiun- 
que sia  legato  da  qualcheduno  de- 
gl'  impedimenti  canonici. 

XV.  Non  si  farà  alcuna  soppres- 
sione di  fondazioni  ecclesiastiche , 
qualunque  esse  sieno,  senza  l' inter- 
vento dell'  autorità  della  Sede  apo- 
stolica. 

XVI.  Attese  le  straordinarie  vi- 
cende dei  passati  tempi,  e  gli  ef- 
fetti che  ne  sono  derivati  e  prin- 
cipalmente in  vista  dell'  utilità,  che 
da  questo  concordato  ridonda  alle 
cose  concernenti  la  religione,  ed  an- 
che per  r  oggetto  di  provvedere  al- 
la tranquillità  pubblica,  sua  Santità 
dichiara,  che  coloro,  i  quali  hanno 
accjuistato  dei  beni  ecclesiastici  alie- 
nati, non  avranno  alcuna  molestia 
né  da  lui,  né  dai  romani  Pontefici 
suoi  successori,  ed  in  conseguenza 
la  proprietà  degli  stessi  beni ,  le 
rendite,  e  i  diritti  a  quelli  annessi 
saranno  immutabili  presso  i  mede- 
simi ,  e  quei  che  hanno  causa  da 
loro. 

XV II.  Resta  severamente  proibì- 


CON 

to  tuttociò,  che  o  eoa  la  parola,  o 
col  fatto,  o  in  iscritto  tende  a  cor- 
rompere i  buoni  costumi,  o  al  dis- 
prezzo della  religione  cattolica,  e  dei 
suoi  ministri. 

XVII I.  Il  clero  sarà  esente  da 
ogni  sorta  di  servizio  militare. 

XIX.  Sua  Santità  riconosce  nel 
presidente  della  repubblica  italiana 
gli  stessi  diritti  e  privilegi,  che  ri- 
conosceva nella  maestà  dell'  impe- 
ratore come  duca  di  Milano. 

XX.  Quanto  agli  altri  oggetti  ec- 
clesiastici, dei  quali  non  è  stata  fat- 
ta espressa  menzione  nei  presenti 
articoli,  le  cose  rimarranno,  e  sa- 
ranno regolate  a  tenore  della  ve- 
gliante  disciplina  della  Chiesa ,  e 
sopravvenendo  qualche  difficoltà,  il 
sauto  Padre  e  il  presidente  della 
repubblica  si  riservano  di  concer- 
tarsi tra  loro. 

XXI.  11  presente  concordato  è 
sostituito  a  tutte  le  leggi ,  ordina- 
zioni, e  decreti  emanati  finora  dalla 
repubblica  sopra  materie  di  reli- 
gione. 

XXII.  Ambedue  le  parti  con- 
traenti promettono,  che  tanto  esse, 
quanto  i  loro  successori  osserveran- 
no religiosamente  tutte  le  cose,  delle 
quali  si  è  convenuto  per  l'una  par- 
te e  per  l'altra  nei  presenti  arti- 
coli. 

11  cambio  delle  ratifiche  sarà 
fatto  in  Parigi  dopo  lo  spazio  di 
due  mesi. 

Fatto  in  Parigi  il  giorno  i6  set- 
tembre i8o3.  Seguono  i  nomi  dei 
plenipotenziari  ec. 

Concordato  tra  Pio  VII,   e  Luigi 
XFIII  re  di  Francia. 

Ritornata  laFrancia  solto  il  domi- 
nio del  suo  re,  la  religione  di  quel 
reame   reclamò  che   si    ponesse  un 


CON  47 

riparo  alla  vedovanza  di  molte  ihie- 
.'«c,  e  che  tolto  fosse  lo  slato  peno- 
so d' incertezza  intorno  al  concorda- 
to del  1801,  pei  gravissimi  disor- 
dini avvenuti.  R.imossi  gli  ostacoli, 
e  principalmente  sul  giuramento 
della  carta  costituzionale,  e  eolia 
dichiarazione  di  piena  sottomissio- 
ne di  sei  antichi  vescovi,  a  quanto 
la  santa  Sede  avesse  fatto,  Pio  VII 
nominò  per  conchiuderlo  in  suo  ple- 
nipotenziario il  segretario  di  slato 
Cardinal  Ercole  Consalvi ,  e  il  re 
di  Francia  il  conle  Blacas  d'Avilps, 
ambasciatore  in  Roma  ;  laonde  il 
concordato  contiene  le  seguenti  con- 
dizioni ,  e  fu  sostituito  a  quello  del 
1801. 

Art.  I.  11  concordato  tra  il  som- 
mo Pontefice  Leone  X,  e  France- 
sco I  re  di  Francia  è  ristabilito. 

II.  In  conseguenza  deli'  articolo 
precedente,  quello  del  dì  i5  luglio 
1801    cessa  di  avere  elfelto. 

III.  Gli  articoli  chiamali  orga- 
nici fatti  senza  saputa  della  Santi- 
tà sua,  e  promulgati  senza  alcuna 
sua  approvazione  il  dì  8  aprile  del- 
l'anno 1802,  insieme  col  soprad- 
detto concordato  del  dì  i5  luglio 
1801,  sono  abrogati  in  tuttociò, 
che  hanno  di  contrario  alla  dottri- 
na, ed  alle   leggi  della  Chiesa. 

IV.  Le  chiese,  che  nel  regno  di 
Francia  furono  soppresse  con  la 
bolla  di  sua  Santità  del  dì  29  no- 
vembre 1 801,  saranno  nuovamente 
erette  sino  a  quel  numero  ,  che  di 
comune  consenso  saia  stabilito  co- 
me più  vantaggioso    alla    religione. 

V.  Tutte  le  chiese  arcivescovili 
e  vescovili  del  regno  di  Francia , 
erette  con  la  sopraddetta  bolla  del 
dì  29  novembre  1801  ,  sono  con- 
servate insieme  coi  loro  titolari  at- 
tuali. 

VI-  L'articolo  precedente  reìativa- 


46  CON 

mente  alla  conservazione  dei  me- 
desimi titolari  attuali  nelle  loro  se- 
di vescovili  ed  arcivescovili  presen- 
temente esistenti  in  Francia ,  non 
potrà  impedire  alcune  particolari 
eccezioni  fondate  sopra  gravi  e  le- 
gittime cause,  né  che  alcuni  dei  det- 
ti titolari  attuali  possano  essere 
trasferiti  ad  altre  sedi. 

VII.  Le  diocesi  delle  chiese  sì 
presentemente  esistenti,  come  delle 
altre  le  quali  dehhono  erigersi ,  ri- 
chiesto prima  il  consenso  degli  at- 
tuali vescovi,  e  capitoli  delle  sedi 
vacanti,  saranno  ristrette  tra  quei 
limiti  che  si  conosceranno  di  mag- 
gior vantaggio  all' amministrazione 
di  esse. 

A'^III.  Sarà  fissata  una  dotazione 
conveniente  a  tutte  le  chiese  sì  esi- 
stenti, che  da  erigersi  nuovamente 
in  heni  stabili,  e  in  rendite  sullo 
stato,  quanto  piìi  presto  si  potrà , 
ed  intanto  sarà  assegnata  ai  pastori 
delle  medesime  una  rendita  suffi- 
ciente per  migliorare  la  condizione. 
Sarà  egualmente  provveduto  alla 
dotazione  dei  capitoli,  delle  parroc- 
chie, e  dei  seminari  tanto  esistenti 
che  da  erigersi. 

IX.  Sua  Santità ,  e  sua  maestà 
cristianissima  conoscono  tutti  i  mali, 
che  affliggono  le  chiese  della  Fran- 
cia, e  veggono  parimenti  quanto  il 
sollecito  accrescimento  delle  sedi  at- 
tualmente esistenti  sia  per  essere 
proficuo  alla  religione.  Affinchè  per- 
tanto non  sia  ritardato  più  lunga- 
mente un  vantaggio  sì  grande,  sua 
Santità  procederà  senza  indugio  con 
la  promulgazione  di  una  bolla  al- 
l' erezione  delle  sedi,  ed  alla  nuova 
circoscrizione  delle  diocesi  soprad- 
dette. 

X.  Volendo  sua  maestà  cristia- 
nissima dare  un  nuovo  attestato  del 
suo  impegno  per  la  religione,    use- 


CON 

rà,  di  concerto  colla  Santità  sua, 
di  tutti  i  mezzi  che  sono  in  suo 
potere,  per  far  cessare  quanto  pili 
presto  sarà  possibile,  i  disordini,  e 
gli  ostacoli  che  si  oppongono  al  be- 
ne della  religione,  ed  alla  esecuzio- 
ne delle  leggi  della  Chiesa. 

XI.  I  territori  delle  antiche  ab- 
bazie dette  nullius  saranno  uniti  a 
quelle  diocesi,  dentro  i  confini  del- 
le quali  si  troveranno  compresi 
nella  nuova  circoscrizione. 

XII.  La  reintegrazione  del  con- 
cordato osservato  in  Francia  fino 
al  1789  (stipulata  con  l'articolo 
primo  di  questa  convenzione )  non 
porterà  seco  la  reintegrazione  delle 
abbazie,  dei  priorati ,  e  degli  altri 
benefìzi,  che  in  quel  tempo  esiste- 
vano. Ciò  non  ostante  i  benefizi , 
che  potranno  fondarsi  in  avvenire, 
saranno  soggetti  alle  regole  pre- 
scritte nel  concordato  medesimo. 

XIII.  Le  ratifiche  della  conven- 
zione presente  saranno  cambiate  den- 
tro un  mese ,  o  più  presto,  se  sia 
possibile. 

XIV.  Appena  cambiate  queste 
ratifiche ,  sua  Santità  confermerà 
con  sua  bolla  la  presente  conven- 
zione ed  immediatamente  dopo  pul> 
blicherà  una  seconda  bolla  per  fis- 
sare la  circoscrizione    delle    diocesi. 

In  fede  di  che  i  rispettivi  pleni- 
potenziari hanno  firmato  la  pre- 
sente convenzione,  e  vi  hanno  ap- 
posto il  loro  sigillo. 

Fatto  a  Pv.oma  li  i  i  giugno  1817. 

Ercole  Cardinal  Consalvi. 

Blacas  d'Aulps. 

Questo  concordato  fu  poscia  pub- 
blicato da  Pio  VII  nel  concistoro 
segreto  de' 21)   luglio   181 7,    e    fé:- 


CON 

steggiato  colla  creazione  di  alcuni 
Cardinali,  tre  de'  quali  francesi,  cioè 
Talleyrand  de  Perigoid^  de  la  Lu- 
zerne,  e  de  Bossuet,  innalzati  poi  dal 
re  alla  dignità  di  pari  del  regno.  F. 
Pistoiesi,  Vita  di  Pio  VII  tomo 
IV,  p.  I  77;  Bellomo,  Continuazio- 
ne delBercastel  voi.  II,  p.  168,  e 
seguenti,  riportando  quest'  ultimo  a 
p.  173  quanto  dissero  i  nemici  di 
queslo  nuovo  concordato,  e  i  pa- 
ralogismi di  M.  de  Pradt.  Colla 
bolla  poi  degli  8  ottobre  1822, 
Pio  VII  effettuò  la  circoscrizione 
delle  diocesi,  come  si  legge  nella 
bolla  Paternae  charitatis  sollicilu- 
doj  qua  coin'entionem,  etc. 

Concordato  tra  Pio  VII,  e  Mas- 
siniiliano  Giuseppe  re  di  Ba- 
viera. 

Questo  concordato  fu  stipulato 
nel  18 17,  ed  oltre  al  cenno,  clic 
se  ne  diede  all'  articolo  Baviera 
{Vedi),  qui  lo  riportiamo  intera- 
mente ne'  suoi  articoli. 

Art.  I.  La  religione  cattolica  a- 
postolica  l'oraana  sarà  conservata 
illesa  in  tutto  il  regno  di  Baviera, 
e  i  paesi  soggetti  con  quei  diritti , 
e  quelle  prerogative,  delle  quali  dee 
godere,  giusta  le  ordinazioni  divi- 
ne, e  le  sanzioni  canoniche. 

II.  Sua  Santità,  servatis  servan- 
dis,  stabilirà  le  diocesi  del  regno 
di  Baviera  nella  maniera  seguente. 
Trasferirà  la  sede  di  Frisigna  a 
Monaco,  e  la  erigerà  in  metropo- 
litana, la  quale  avrà  a  sua  diocesi 
l'attuai  territorio  della  diocesi  di 
Frisigna.  Il  vescovo  però  di  que- 
sta chiesa,  e  i  successori  di  lui  do- 
vranno essere  chiamati  arcivescovi 
di  Monaco,  e  di  Frisigna.  Assegne- 
rà allo  stesso  arcivescovo  in  sitf- 
fraganee  le  chiese  vescovili  di   Au- 


CON  47 

gusta,  Passavia,  e  quella  di  Ralis- 
bona,  previa  la  soppressione  delia 
loro  qualità  metropolitica.  Il  vesco- 
vo però  delia  chiesa  di  Passavia, 
attualmente  vivente,  godrà  sinché 
avrà  vita,  del  privilegio  di  esenzio- 
ne. Erigerà  la  chiesa  di  Banibcrga 
in  metropolitana,  e  le  assegnerà  a 
suffiaganee  le  chiese  episcopali  di 
Wirtzburgo,  Eichstet,  e  Spira.  Il 
territorio  di  Ascaffemburgo,  che 
apparteneva  un  tempo  alla  dioce- 
si di  Magonza,  ed  ora  appartiene 
a  quella  di  Batisbona,  e  la  parte 
bavarica  della  diocesi  di  Fulda,  sarà 
aggiunta  alla  diocesi  di  Wiitzbur- 
go.  Unirà  poi  alla  diocesi  di  Au- 
gusta la  parte  bavarica  della  dio- 
cesi di  Costanza,  insieme  col  terri- 
torio esente  di  Kempten.  In  simil 
guisa  la  parte  bavarica  della  dio- 
cesi di  Salisburgo,  e  il  territorio 
della  pi-epositura  esente  di  Beick- 
tolgaden,  parte  si  unirà  da  lui  alla 
diocesi  di  Passavia,  parte  a  quella 
di  Monaco  ;  alla  quale  eziandio  as- 
segnerà la  diocesi  di  Chiemsec,  pre- 
via la  soppressione  di  questa  sede. 
Saranno  designati  i  nuovi  confini 
di  ciascuna  diocesi  in  quanto  sarà 
necessario. 

III.  I  capitoli  delle  chiese  metro- 
politane avranno  due  dignità,  il 
preposito  cioè,  il  decano ,  e  dieci 
canonici;  e  i  capitoli  delle  chiese 
cattedrali  avranno  parimenti  due 
dignità,  cioè  il  preposito,  il  deca- 
no, e  otto  canonici.  Ciascun  capi- 
tolo inoltre,  tanto  metropolitano 
quanto  cattedrale,  avrà  almeno  sei 
prebendati,  ossia  vicari.  Se  poi  in 
avvenire  le  rendite  di  queste  chie- 
se, per  mezzo  di  nuove  fondazioni, 
o  per  accrescimento  de'  beni,  si  au- 
mentassero a  segno,  che  erigere  si 
possano  nuove  piebende,  si  accre- 
scerà altresì  il  numero    de'  canoni- 


48  co  N 

d  e  Je' vicari.  In  ogni  capitolo  gli 
arcivescovi,  e  i  vescovi  destineran- 
no, a  norma  del  sagro  concilio  tri- 
dentino, due  de' canonici,  i  quali 
adempiano  rispettivamente  le  parti 
di  teologo,  e  di  penitenziere.  Le 
dignità,  e  i  canonici  tutti  ,  oltre  il 
servigio  del  coro,  serviranno  da 
consiglieri  agli  arcivescovi,  e  ai  ve- 
scovi nell'amministrazione  delle  lo- 
ro diocesi.  Agli  arcivescovi  però,  e 
ai  vescovi  sarà  libero  totalmente 
l'assegnar  ad  essi  a  proprio  bene- 
placito le  speciali  incumbenze  del 
loro  ofticio.  In  simil  maniera  gli 
arcivescovi,  e  i  ve>covi  assegneran- 
no gli  offizi  de'  vicari.  Sua  maestà 
assegnerà  cinquecento  fiorini  annui 
a  quelli,  che  avranno  la  carica  di 
segretari   vescovili. 

IV.  Le  rendile  delle  mense  ar- 
civescovili e  vescovili,  saranno  sta- 
bilite in  beni ,  o  fondi  stabili  da 
lasciarsi  alla  libera  amministrazione 
degli  arcivescovi  e  vescovi.  Di  un 
simile  genere  di  beni,  e  del  mede- 
simo diritto  di  amministrazione  go- 
dranno i  capitoli  delle  chiese  me- 
tropolitane, e  cattedrali,  e  i  vicari, 
ossia  prebendati  addetti  al  servizio 
delle  chiese  sopraddette.  La  quan- 
tità delle  rendite  annuali,  sottratti 
i  pesi,   sarà  la  seguente: 


Diocesi  di  Monaco. 


Per  l'arcivescovo  sarà  di  fiorini 
ventimila;  pel  preposito,  di  fiorini 
quattromila;  pel  decano,  di  fiorini 
quattromila  ;  per  ciascuno  de'  cin- 
que canonici  giuniori,  di  fiorini 
mille  seicento;  per  ciascuno  dei  tre 
vicari  seniori,  di  fiorini  ottocento; 
per  ciascuno  dei  tre  vicari  giuuio- 
l'i,  di  fiorini  seicento. 


CON 

Diocesi  di  Bainberga. 

Per  l'arcivescovo,  di  fiorini  quin- 
dicimila ;  pel  preposito,  di  fiorini 
tremila  e  cinquecento  ;  pel  decano, 
di  fiorini  tremila  e  cinquecento;  per 
ciascuno  de' cinque  canonici  seniori, 
di  fiorini  mille  e  ottocento;  per 
ciascuno  de'  cinque  canonici  giunio- 
ri, di  fiorini  mille  quattrocento; 
per  ciascuno  de'  vicari  seniori,  di 
fiorini  ottocento;  per  ciascuno  dei 
tre  vicari  giuniori,  di  fiorini  seicento. 

Diocesi  di   Augusla,  Ratishona, 
e   TVirtzburgo. 

Per  ciascun  vescovo,  di  fiorini  die- 
cimila; per  ciascun  preposito,  di  fio- 
rini tremila;  per  ciascun  decano, 
di  fiorini  tremila;  per  ciascuno  dei 
quattro  canonici  seniori,  di  fiorini 
mille  seicento;  per  ciascuno  dei 
quattro  canonici  giuniori,  di  fiori- 
ni mille  e  quattrocento  ;  per  cia- 
scuno dei  tre  vicari  seniori,  di  fio- 
rini ottocento;  per  ciasciuno  dei  tre 
vicari    giuniori ,  di  fiorini  seicento. 

Diocesi  di  Passavia,  Eichstelt 
e  Spira. 

Per  ciascun  vescovo,  di  fiorini 
ottomila;  per  ciascun  preposto,  di 
fiorini  duemila  e  cinquecento  ;  per 
ciascun  decano,  di  fiorini  duemila 
e  cinquecento;  per  ciascuno  de' quat- 
tro canonici  seniori,  di  fiorini  mil- 
le e  seicento  per  ciascuno  de' ca- 
nonici giuniori,  di  fiorini  mille  e 
quattrocento;  per  ciascuno  de'  tre 
vicari   giuniori,  di   fiorini  seicento. 

Tutte  queste  rendite  dovranno 
nella  loro  somma  conservarsi  sem- 
pre salve  ed  intere,  e  i  beni  e  i 
fondi  da  cui  proverranno,  non  po- 
tranno essere  uè  distratti,  né  cam- 
biati   in  pensioni.    Wel    tempo   che 


CON 

vacheranno  le  sedi  arcivescovili  e 
vescovili,  le  dignità,  i  canonicati, 
le  prebende,  ossia  i  vicariati,  le 
sopraddette  rendite  avranno  a  per- 
cepirsi, e  conservarsi  a  vantaggio 
delle  chiese  rispettive.  Inoltre  tan- 
to agli  arcivescovi  e  vescovi,  quan- 
to alle  dignità,  ai  canonici  seniori, 
e  vicari  parimenti  seniori,  sarà  as- 
segnata un'abitazione  corrispondente 
alla  loro  dignità,  e  al  loro  stato. 
Sua  maestà  assegnerà  anche  un  lo- 
cale adatto  per  la  curia  arcivesco- 
vile e  vescovile,  pel  capitolo,  e  per 
l'archivio.  L'una  parte  e  l'altra  dei 
contraenti  nominerà  commissari  per 
l'esecuzione  di  questo  assegnamento 
di  rendite,  fondi,  e  beni  da  compir- 
si entro  un  trimestre  dopo  la  ra- 
tifica della  presente  convenzione,  se 
pure  potrà  farsi,  o  al  piìi  entro  un 
semestre,  e  sua  maestà  comanderà, 
che  sieno  in  autentica  forma  esibi- 
ti tre  esemplari  dell'  atto  formale 
di  tale  assegnazione,  uno  per  l'ar- 
chivio regio,  l'altro  pel  nunzio  apo- 
stolico, e  il  terzo  per  l'archivio  di 
ciascuna  chiesa.  Gli  altri  benefìzi 
dove,  esistono  saranno  conservati . 
In  quanto  poi  alla  diocesi  di  Spi- 
ra, poiché  per  circostanze  partico- 
lari non  le  si  possono  per  ora  as- 
segnare beni  fondi  e  beni  stabili, 
le  sarà  intanto  provveduto  dalla 
maestà  sua  sino  a  tanto  che  le  si 
possa  fare  un  tale  assegnamento,  col- 
l'assegnamento  di  una  prestazione 
annua  da  pagarsi  nella  somma  pel 
vescovo,  di  fiorini  seimila;  pel  pre- 
posito,  di  fiorini  mille  cinquecento; 
pel  decano,  di  fiorini  mille  cinque- 
cento; per  ciascuno  degli  otto  ca- 
nonici, di  fiorini  mille;  per  ciascu- 
no dei  sei  vicari,  di  fiorini  seicen- 
to. Finalmente  i  fondi,  le  reudite, 
i  beni  mobili  ed  immobili  delle 
làbbriche  e  delle  stesse  chiese,    sa- 

VOl.     XVI. 


CON  49 

ranno  conservati,  e  se  non  baste- 
ranno per  la  manutenzione  delle 
chiese^  per  le  opere  del  culto  di- 
vino, e  i  salari  dcgl'  inservienti  ne- 
cessari, supplirà  sua  maestà. 

V.  Sieno  conservati  a  ciascuna 
diocesi  i  propri  seminari,  e  prov- 
veduti di  congrua  dotazione  in  be- 
ni, e  fondi  stabili.  Nei  seminari  sa- 
ranno ammessi,  formati,  ed  educati, 
a  norma  del  sagro  concilio  di  Tren- 
to, quei  giovanetti,  i  quali  gli  ar- 
civescovi, e  i  vescovi,  giusta  la  ne- 
cessità, e  r  utilità  delle  diocesi,  giu- 
dicheranno dovere  essere  ammessi. 
La  sistemazione,  l'amministrazione, 
l'istruzione,  il  regime  di  questi  se- 
minari saranno  di  pieno  e  libero 
diritto  soggetti  all'autorità  degli  ar- 
civescovi, e  vescovi  secondo  le  for- 
me canoniche.  I  rettori,  e  i  profes- 
sori de'  seminari  saranno  puie  no- 
minati dagli  arcivescovi  e  dai  ve- 
scovi, e  qualunque  volta  lo  giudi- 
cheranno essi  necessario  ed  utile, 
ne  saranno  rimossi.  Siccome  è  do- 
vere de'  vescovi  il  vegliare  nelle 
dottrine  appartenenti  alla  fede  e  ai 
costumi,  COSI  in  niun  modo  saran- 
no impediti  dall'esercitare  un  tal 
dovere  anche  sulle  scuole  pubbli- 
che. 

VI.  La  sua  real  maestà  assegne- 
rà parimenti,  di  concerto  cogli  ar- 
civescovi, e  vescovi,  una  casa  con 
dote  sufficiente,  nella  quale  ritro- 
vino asilo,  e  sollievo  i  chierici  in- 
fermi, e  vecchi. 

VII.  Inoltre  sua  maestà,  consi- 
derando quanti  vantaggi  abbiano 
ritratto  la  Chiesa  e  lo  stato  dagli 
Ordini  religiosi,    e  quanti    ritrarre 

.ne  possano  in  avvenire,  e  affine 
eziandio  di  mostrare  il  suo  propen- 
so animo  verso  la  santa  Sede,  pro- 
curerà d'accordo  con  la  santa  Se- 
de, di  ristabilire  con  una  conveue- 

4 


3o  CON 

vole  dotazione  alquante  case  degli 
Ordini  monastici  dell'un  sesso  e 
dell'altro  per  l'educazione  della  gio- 
Tentù  nella  religione  e  nelle  lette- 
re, e  in  aiuto  de'parrochi,  o  per 
la  cura  degli  infermi. 

Vili.  I  beni  de' seminari,  delle 
parrocchie,  de'  benefizi,  delle  fabbri- 
che, e  di  tutte  le  alti«  ecclesiasti- 
che fondazioni ,  dovi-anno  essere 
sempre  nella  loro  integrità  conser- 
vati, né  potranno  essere  distrutti,  o 
cambiati  in  pensione.  La  Chiesa 
inoltre  avrà  il  diritto  di  acquistare 
nuovi  possedimenti,  e  qualunque 
acquisto  faccia  di  nuovo  sarà  suo 
proprio,  e  godrà  dello  stesso  dirit- 
to, che  le  antiche  fondazioni  ec- 
clesiastiche. JXè  di  esse,  né  di  quel- 
le che  in  appresso  si  faranno,  po- 
trà farsi  soppressione  alcuna  ed 
unione,  senza  l' intervento  dell'au- 
torità della  sede  apostolica  ,  salve 
le  facoltà  attribuite  ai  vescovi  dal 
concilio  tridentino. 

IX.  Sua  Santità,  avendo  in  mira 
il  vantaggio,  che  da  questa  conven- 
zione deriva  alla  religione  e  alle 
cose  ecclesiastiche,  concederà  in  per- 
petuo alla  maestà  del  re  Massimi- 
liano Giuseppe,  e  ai  cattolici  suc- 
cessori di  lui  con  lettere  apostoli- 
che, da  spedirsi  subito  dopo  la  ra- 
tifica della  presente  convenzione, 
l'indulto  di  nominare  alle  sedi  va- 
canti arcivescovili  e  vescovili  del 
regno  bavarico,  degni  ed  idonei 
ecclesiastici,  forniti  di  quelle  doti, 
che  ricercano  i  sagri  canoni.  Sua 
Santità  poi  darà  alle  persone  che 
sieno  tali,  la  canonica  istituzione 
giusta  le  fortne  consuete.  Prima 
però  che  l'abbiano  avuta,  non  po- 
tranno in  veruna  maniera  intro- 
mettersi nel  regime,  ossia  iiell'  am- 
ministrazione delle  rispettive  chiese, 
alle  quali  sono  uoniiuati.    Le   tasse 


CON 

poi  delle  annate  e  della  cancelle- 
ria, saranno  stabilite  di  nuovo  pro- 
porzionatamente alle  reudite  an- 
nuali di  ciascuna  mensa. 

X.  Sua  Santità  conferirà  le  pre- 
positure  cos\  nelle  chiese  metro- 
politane, che  nelle  cattedrali.  Ai 
decanati  nominerà  sua  maestà,  e 
nominerà  eziandio  ai  canonicati  nei 
mesi  apostolici,  ossia  papali.  In  quan- 
to agli  altri  sei  mesi,  nominerà  nei 
piitni  tre  l'arcivescovo  e  il  vescovo, 
e  negli  altri  tre  il  capitolo.  Non 
saranno  in  avvenire  ammessi  nei 
capitoli  delle  chiese  metropolitane 
e  cattedrali,  che  quei  nazionali,  i 
quali,  oltre  le  qualità  richieste  dal 
sagro  concilio  di  Trento^  abbiano 
con  lode  atteso  alla  cura  delle  a- 
nime,  e  sieno  stati  di  aiuto  all'ar- 
civescovo, o  al  vescovo  nell'ammi- 
nistrazione della  diocesi,  oppure  si 
sieno  resi  illustri  per  virtù,  o  per 
scienza.  I  vicariati  poi  delle  stesse 
chiese  metropolitane,  o  cattedrali, 
saranno  liberamente  conferiti  dal- 
l'arcivescovo ,  o  dal  vescovo.  Per 
questa  volta  però,  essendoché  non 
possono  osservarsi  tutte  le  cose  che 
sonosi  stabilite  in  questo  articolo, 
per  non  tix)varsi  ancora  formati  i 
capitoli,  il  nunzio  apostolico,  d'ac- 
cordo con  sua  maestà,  ed  ascolta- 
ti quei  che  vi  avessero  interesse, 
costituirà  i  nuovi  capitoli.  Lo  stes- 
so si  praticherà  intorno  ai  vicari, 
ossia  ai  prebendati.  Alle  dignità,  ai 
canonici,  e  ai  beneficiati  tutti  resi- 
denziali, siccome  é  proibita,  secon- 
do i  sagri  canoni,  la  pluralità  dei 
benefizi ,  così  è  comandata  la  re- 
sidenza secondo  il  rigore  degli  stes- 
si canoni,  salva  però  sempre  l'au- 
torità della  Sede  apostolica. 

XI.  Il  re  di  Bavieia  presenterà 
a  quei  benefizi  sì  parcocchiali  che 
curati  e  semplici,  a'  quali  presenta- 


CON 

vano  i  duchi  ed  elettori  antecesso- 
li  suoi  per  legittimo  diritto  di  pa- 
tronato, acquistato  o  per  dotazio- 
ne, o  per  fondazione,  o  per  co- 
struzione. Inoltre  sua  maestà  pre- 
senterà a  quei  benefìzi,  a  cui  pre- 
sentavano le  corporazioni  ecclesia- 
stiche, che  non  esistono  attualmen- 
te. 1  sudditi  di  sua  maestà,  i  qua- 
li godono  nel  modo  legittimo  di 
sopra  esposto  del  diritto  di  patro- 
nato, presenteraijno  ai  benefìzi  si 
parrocchiali  che  curati  e  semplici 
soggetti  a  questo  diritto.  Gli  arci- 
vescovi, e  vescovi  daranno  la  isti- 
tuzione canonica  ai  presentati  aven- 
ti i  dovuti  requisiti,  premesso  l'e- 
same intorno  alla  dottrina  e  ai  co- 
stumi da  farsi  dagli  stessi  Ordina- 
ri, se  si  tratta  di  benefizi  patro- 
nati o  curati.  La  presentazione  poi 
a  tutti  questi  benefizi  si  farà  entro 
il  tempo  prescritto  dai  canoni,  al- 
Irimciiti  saranno  essi  liberamente 
conferiti  dai  vescovi,  e  dagli  arci- 
vescovi. Gli  altri  benefizi  tutti  si 
parrocchiali  che  curati,  e  semplici, 
che  conferivano  prima  i  vescovi 
antecessori  delle  otto  chiese  del  re- 
gno di  Baviera,  saranno  liberamen- 
te conferiti  dagh  arcivescovi,  e  dai 
vescovi  a  persone  accette  a  sua 
maestà. 

XII.  Agli  arcivescovi  ed  ai  ve- 
scovi sarà  libero  di  esercitare  per 
loro  regime  nelle  diocesi  quel  che 
compete  ad  essi  in  forza  del  pa- 
storale ministero,  e  per  dichiarazio- 
ne, o  per  disposizione  de'sagri  ca- 
noni, secondo  la  presente  disciplina 
delle  chiese  approvata  dalla  santa 
Sede.  Specialniente  potranno  sosti- 
tuire in  qualità  di  vicari  consiglieri 
ed  aiutatori  della  loro  amministra- 
zione qualunque,  che  giudicheranno 
idoneo  ai  suddetti  uffici:  oltre  a 
ciò  sarà    lecito    ad  essi    promovere 


CON  5i 

allo  stato  clericale  ed  anche  agli 
ordini  maggiori  per  titolo  appro- 
vato dai  sagri  canoni  (previo  l'esa- 
me da  farsi  dagli  stessi  arcivescovi 
e  vescovi,  o  dai  vicari  loro,  insie- 
me cogli  esaminatori  sinodali),  tut- 
ti quelli  che  giudicheranno  o  ne- 
cessari, od  utili  alle  loro  diocesi,  ed 
al  contrario  allontanare  dagli  ordi- 
ni quelli,  che  giudicheranno  inde- 
gni, senza  che  possano  per  verua 
modo  esserne  impediti. 

Conoscere  nel  loro  foro  le  cau- 
se ecclesiastiche ,  e  massimamente 
le  cause  matrimoniali  che,  giusta 
il  canone  duodecimo,  sessione  24 
del  sagro  concilio  ,  spettano  ai 
giudici  ecclesiastici  ;  e  portare  di 
esse  sentenza,  eccetto  le  cause  me- 
ramente civili  dei  chierici,  per  mo- 
do di  esempio  di  contratti,  debiti, 
eredità,  le  quali  saranno  conosciu- 
te, e  definite    dai    giudici  laici. 

Castigare  colle  pene  stabilite 
dal  sagro  concilio  di  Trento,  e  con 
altre,  che  giudicheranno  opportune, 
i  chierici  degni  di  riprensione,  o 
che  non  portino  l' abito  clericale 
alla  loro  dignità  ed  al  loro  ordine 
conveniente,  salvo  però  il  ricorso 
canonico,  e  metterlo  in  custodia 
nei  seminari,  e  nelle  case  da  de- 
stinarsi a  questo  effetto,  punir  ezian- 
dio colle  censure  qualunque  fra  i 
fedeli ,  che  sia  trasgressore  delle 
leggi  ecclesiastiche ,  e  dei  sagri 
canoni. 

Comunicare  col  clero  e  col  po- 
polo diocesano  per  dovere  dell'uf- 
fizio pastorale,  e  pubblicare  libe- 
ramente le  loro  istruzioni  ed  or- 
dinazioni sulle  cose  ecclesiastiche;  di 
più  sarà  totalmente  libera  la  comu- 
nicazione dei  vescovi ,  del  clero  e 
del  popolo  colla  santa  Sede,  per  le 
cose  spirituali,  ed  ecclesiastiche. 

Erigere,  dividere    ed    unire    le 


52  CON 

parrocchie  di  concerto  con  sua  rea- 
le maestà,  principalmente  per  ciò 
che  riguarda  l'assegnazione  delle 
rendite. 

Ordinare,  e  determinare  le  pre- 
ghiere pubbliche,  ed  altre  pie  ope- 
re quanto  lo  richiederà  il  bene 
della  Chiesa,  o  dello  stato,  o  del 
popolo,  e  vegliare  perchè  nelle  fun- 
zioni ecclesiastiche,  e  specialmente 
nella  messa,  e  nella  amministrazio- 
ne de'  sagramenti,  si  usino  le  for- 
mole  della  Chiesa  in  lingua  la- 
tina. 

XIII.  Quante  volte  gli  arcive- 
scovi e  vescovi  indicheranno  al  go- 
verno libri  o  impressi  nel  regno  o 
introdottivi  ,  i  quali  contengano 
qualche  cosa  contraria  alla  fede, 
ai  buoni  costumi,  e  alla  disciplina 
della  Chiesa,  il  governo  ordinerà, 
che  sia  nel  dovuto  modo  impedita 
la  loro  divulgazione. 

XIV.  Sua  maestà  proibirà,  che 
Ja  religione  cattolica  e  i  riti,  os- 
sia la  liturgia  di  lei  sieno  disprez- 
zati o  con  parole  j  o  con  fatti , 
o  con  isciittuie ,  o  che  sieno  im- 
pediti i  pastori ,  o  i  ministri  del- 
la Chiesa  nell'  esercizio  della  lor 
carica,  per  custodire  massimamente 
la  dottrina  della  fede ,  e  dei  co- 
stumi, e  la  disciplina  ecclesiastica. 
Desiderando  inoltre,  che  giusta  i 
divini  precetti  sia  serbato  il  dovuto 
onore  ai  santi  ministri,  non  soffri- 
rà, che  alcuna  cosa  si  faccia,  la 
quale  possa  portare  loro  disonore, 
o  renderli  dispregevoli,  anzi  coman- 
derà, che  in  qualunque  occasione 
tutti  i  magistrati  del  regno  li  trat- 
tino con  particolare  riverenza,  e 
coir  onore  dovuto  alla  loro  di- 
gnità. 

XV.  Gli  arcivescovi,  e  i  vescovi 
faranno  alla  presenza  di  sua  mae- 
stà il  giuramento  di  fedeltà  espres- 


C0\ 

so  colle  seguenti  parole:  »  Io  giu- 
«  ro  e  prometto  sopra  il  santo  e- 
»  vangelo  divino,  ubbidienza  e  fe- 
«  deità  alla  reale  maestà  :  pari- 
»>  menti  prometto,  che  io  non  avrò 
»  alcuna  comunicazione ,  né  inter- 
n  verrò  ad  alcuna  adunanza,  né 
»  serberò  dentro  o  fuori  alcuna 
'>  sospetta  unione ,  che  nuoca  alla 
»  pubblica  tranquillità,  e  se  tanto 
»  nella  mia  diocesi,  o  altrove,  sa- 
"  prò  che  alcuna  ^  cosa  si  tratti  in 
»  danno  dello  stato,  lo  manifesterò 
»   a  sua  maestà  ". 

XVI.  Con  la  presente  conven- 
zione le  leggi,  le  ordinazioni ,  e  i 
decreti  emanati  finora  nella  Ba- 
viera sono  abrogati  in  quanto  ad 
essa  si  oppongono. 

XVII.  Ogni  altro  oggetto,  che 
spetta  alle  cose,  o  persone  ecclesia- 
stiche, di  cui  non  si  è  fatta  espres- 
sa menzione ,  sarà  diretto  ed  am- 
ministrato secondo  la  dottrina  della 
Chiesa,  e  la  vigente  approvata  di- 
sciplina di  lei.  Se  poi  in  avvenire 
sopravvei'rà  qualche  difficoltà ,  sua 
Santità,  e  sua  maestà  si  riservano 
di  conferire  fra  loro  la  cosa,  ed  ac- 
comodarla amichevolmente. 

XVIII.  L'una  parte  e  l'altra  dei 
contraenti  promette,  ch'esse,  e  i  suc- 
cessori loro  manterranno  inviolabil- 
mente tuttociò,  di  cui  si  è  conve- 
nuto fra  loro  in  questi  articoli,  e 
la  presente  convenzione  sarà  dichia- 
rata legge  di  stato  da  sua  maestà. 
Questa  inoltre  promette,  ch'essa,  e 
i  suoi  successori  niente  mai  per 
qualunque  cagione  aggiungeranno 
agli  articoli  di  questa  convenzione, 
né  muteranno  alcuna  cosa  di  essi, 
o  li  dichiareranno  senza  l' autorità, 
e  la  cooperazione  della  Sede  apo- 
stolica. 

XIX.  La  consegna  delle  ratifiche 
di  questa  convenzione    si  farà  qua- 


CON 

l'anta  giorni  dalla  data    di  essa  ,  o 
più  presto  se  si  poti'à. 

Roma  5  giugno   1817. 

Ercole  Cardinal  Consalvi. 

Casimiro  HaefFelin,  vescovo  di 
Chersoneso. 

Concordato  tra  Pio  VII ,  e  Vit- 
torio Emmanueie  re  di  Sarde- 
gna. 

Mentre  nel  glorioso  pontificato 
di  Pio  VII,  e  dopo  il  suo  trionfa- 
le ritorno  in  Pioraa,  si  fecero  tanti 
concordati  ed  ecclesiastici  regola- 
menti per  far  rifiorire  la  cattolica 
religione  nelle  regioni  oltramonta- 
ne, per  le  disastrose  vicende,  che 
tanto  danno  le  fecero  negli  ultimi 
del  decorso  secolo,  e  nei  primi  del 
corrente;  la  pietà,  e  la  sollecitudine 
de'principi  italiani  ancora  procuraro- 
no a'  loro  sudditi  un  sì  grande  spiri- 
tuale benefizio.  Principalmente  con 
tutto  r  animo  religioso,  proprio  di 
un  principe  della  sempre  pia  real 
casa  di  Savoja,  a  ciò  intendeva  il 
re  di  Sardegna  Vittorio  Emmanue- 
le,  che  maggiore  pur  anche  ne  sen- 
tiva il  bisogno,  dappoiché  le  diocesi 
de'  suoi  stati  di  terraferma  gover- 
nate venivano  in  forme  diverse  se- 
condochè  a  diversi  governi  aveva- 
no obbedito  nei  politici  sconvolgi- 
menti,  guerre,  e  successive  inva- 
sioni. Avendo  il  re  spedito  a  Ro- 
ma per  tal  effetto  il  conte  Barba- 
roux ,  in  qualità  di  suo  ministro 
plenipotenziario,  egli  felicemente  nel 
1 8 1 7  stipulò  colla  santa  Sede  gli 
articoli  di  un  concordalo,  per  con- 
seguenza del  quale  nacque  una  nuo- 
va circoscrizione  di    diocesi,   sccou- 


COPf  53 

do  la  bolla  pontificia  promulgata 
da  Pio  VII  nel  mese  di  giugno  del- 
l'anno stesso.  Da  essa  ricavasi,  che 
negli  stati  di  terraferma  vennero 
erette  dieci  nuove  sedi  vescovili,  ri- 
manendo sussistenti  tutte  quelle  sta- 
bilite dalla  bolla,  che  il  medesimo 
Pio  VII  avea  emanato  nel  i8o3. 
Le  nuove  sedi  furono  :  Alba ,  Ao- 
sta, Biella,  Bobbio,  Possano,  Pine- 
rolo,  Susa,  Tortona,  Alessandria,  e 
Cuneo.  La  sede  di  Vercelli  fu  in- 
nalzata al  grado  di  chiesa  metro- 
politana ,  di  cui  assegnaronsi  per 
sufTraganee  Alessandria,  Biella,  Ca- 
sale, Novara,  e  Vigevano,  siccome 
della  metropolitana  di  Torino  si  di- 
chiararono suffraganee,  Acqui,  Asti, 
Ivrea,  Mondovì,  Saluzzo,  Alba,  Cu- 
neo, Possano,  Pinerolo,  e  Susa.  Le 
chiese  vescovili  di  Tortona,  di  Bob- 
bio, e  di  Nizza  divennero  suffraga- 
nee di  Genova,  alle  cui  archidio- 
cesi  fu  aggiunta  l' isola  di  Capraja. 

Concordato  tra  Pio   VII ,    e    Fer- 
dinando I,  re  delle  due  Sicilie. 

Dopo  il  tragico  fine  di  Murai  a 
Pizzo  di  Calabria ,  vieppiù  assicu- 
rato sul  trono  Perdinando  intrapre- 
se a  riunire  i  due  suoi  l'egni  in  un 
sol  corpo  diretto  da  eguali  leggi  : 
il  perchè  poscia  non  più  si  fece 
chiamare  Perdinando  IV,  ma  Per- 
dinando I.  Quindi  stabilì  di  dare 
ai  due  regni  un  medesimo  regola- 
mento ecclesiastico.  A  ciò  venne 
spronato  dal  suo  religioso  zelo,  dap- 
poiché a  cagione  degli  antecedenti 
politici  sconvolgimenti ,  conveniva 
rinnovare  1'  ordinamento  delle  dio- 
cesi de'  suoi  dominii.  A  tal  effetto 
il  cav.  Luigi  de  Medici  di  lui  mi- 
nistro di  stato,  in  qualità  di  suo 
plenipotenziario,  avendo  intavolato 
in  Roma  colla  santa  Sede    le  pra- 


^4  CON 

tiche  per  la  formazione  di  un  con- 
cordato, per  la  fervorosa  brama  che 
aveva  il  Pontefice  Pio  VII  di  ri- 
parare i  disordini ,  che  nelle  co- 
se ecclesiastiche  eransi  introdotti 
nel  regno  delle  due  Sicilie ,  furono 
le  pratiche  medesime  coronate  da 
un  esito  felice,  ed  in  trentacinque 
articoli,  che  qui  appresso  per  la  lo- 
ro importanza  riportiamo,  venne  nel 
concordato  abbracciata  presso  che 
r  intera  legislazione. 

Art.  I.  La  religione  cattolica  a- 
postolica  romana  è  la  sola  religio- 
ne del  regno  delle  due  Sicilie,  e  vi 
sarà  sempre  conservata  con  tutti  i 
diritti,  e  le  prerogative,  che  le  com- 
petono secondo  l'ordinazione  di  Dio, 
e  le  sanzioni  canoniche. 

II.  In  conformità  dell'  articolo 
precedente  ,  l'insegnamento  nelle  re- 
gie università,  collegi  e  scuole  si 
pubbliche  che  private,  dovrà  in  tut- 
to essere  conforme  alla  dottrina 
della    medesima    religione  cattolica. 

III.  Riconosciutasi  nella  conven- 
zione del  1741  la  necessità  di  ve- 
nire alla  unione  di  parecchi  pic- 
colissimi vescovati,  dove  i  vescovi 
non  possono  mantenersi  colla  de- 
cenza dovuta,  e  questa  unione  che 
allora  non  fa  eseguita  essendo'  ora 
divenuta  ancor  più  necessaria  per 
la  maggior  decadenza  delle  sud- 
dette, ed  altre  mense,  si  farà  nei 
dominii  di  qua  dal  Faro,  nel  mo- 
do debito,  e  ricercato  prima  il  con- 
senso delle  parti  che  vi  avranno 
interesse,  una  nuova  circoscrizione 
di  diocesi.  Nel  determinarla  si  avrà 
riguardo  al  comodo  de' fedeli,  e  in 
particolar  modo  al  loro  spirituale 
vantaggio.  Fra  le  sedi ,  o  che  per 
troppa  scarsezza  di  rendite,  o  per 
l'oscurità  de'  luoghi  ,  o  per  altri 
ragionevoli  motivi  non  potranno 
conservarsi,  le  più  antiche,  e  le  più 


CON 
insigni  sì  conserveranno  come  cat- 
tedrali. Nei  dominii  poi  di  là  dal 
Faro  si  conserveranno  tutte  le  se- 
di arcivescovili  e  vescovili ,  che 
attualmente  esistono,  e  di  più  affi- 
ne di  provvedere  meglio  al  como- 
do e  al  vantaggio  spirituale  de'  fe- 
deli, ne  sarà  accresciuto  il  nume- 
ro. I  territori  di  alcune  abbazie 
Nullius  dioecesis,  sia  per  la  loro 
piccole/za  che  ne  hanno  fatta,  ver- 
ranno di  concerto  unite  a  quelle 
diocesi,  entro  i  cui  confini  si  tro- 
veranno nella,  nuova  circoscrizione. 
Le  abbazie  concistoriali,  che  si  ri- 
trovano colla  rendita  di  là  di  cin- 
quecento ducati  annui  rimarranno 
senza  essere  aggregate.  I  fondi  delle 
altre  minori  della  rendita  suddet- 
ta, quando  non  siano  di  jus  patro- 
nato, o  si  aggregheranno  ad  altre 
abbazie  ecclesiastiche  sino  all'indi- 
cata somma  di  ducati  cinquecento, 
o  ne  sarà  disposto  in  favore  dei 
capitoli,  e  delle  parrocchie.  Questa 
disposizione  non  riguarda  le  com- 
mende degli   Ordini   militari. 

IV.  Ciascuna  mensa  vescovile  del 
regno  non  potrà  avere  una  rendi- 
ta minore  di  annui  ducati  tre  mi- 
la in  beni  stabili,  libera  dai  pub- 
blici pesi.  La  Santità  sua,  di  con- 
certo con  sua  maestà,  assegnerà  il 
più  presto  possibile  tali  dotazioni 
in  favore  di  quei  vescovati,  coi 
quali  sarà  applicabile  la  pi-esente 
disposizione. 

V.  Ciascuna  chiesa,  sia  arcive- 
scovile, sia  vescovile,  avrà  il  suo 
capitolo  e  seminario,  ai  quali  sarà 
conservata  se  sufficiente,  o  accre- 
sciuta, se  mancante  in  parte,  e  se 
fosse  necessario  anche  per  intiero 
assegnata  una  sufficiente  dote  in  be- 
ni stabili.  Ciascuna  dignità  del  ca- 
pitolo metropolitano  di  Napoli  non 
avrà  meno    di    ducati    cincpiecento 


CON 

di  annua  rendita,  e  gli  altri  cano- 
nicali non  meno  di  ducali  quat- 
trocento. Le  dignità  dei  capitoli 
delle  altre  chiese  arcivescovili,  e  ve- 
scovili, che  nella  nuova  circoscrizio- 
ne verranno  stabilite,  nella  parte 
del  regno  di  qua  dal  Faro,  non 
dovranno  aver  meno  di  ducati  cen- 
tottauta  di  annua  rendita,  ed  i  ca- 
nonicati non  meno  di  ducati  cen- 
to. Questa  disposizione  non  com- 
prende i  canonicati  di  patronato 
regio,  ecclesiastico,  e  laicale,  i  qua- 
li si  conserveranno  nello  stato  in 
cui  sonoj  a  meno  che  dai  rispet- 
tivi patroni  non  se  ne  vogliano 
nelle  debite  forme  aumentare  le 
rendite.  I  seminari  saranno  rego- 
lati, e  le  loro  rendite  amministra- 
te a  tenore  del  concilio  di  Trento. 

VI.  Le  rendite  delle  chiese  da 
unirsi  si  applicheranno  a  quelle 
chiese,  le  quali  nella  nuova  circo- 
.scrizione  si  conserveranno,  meno 
che  gli  altri  casi  urgenti  delle  sud- 
dette chiese  da  riunirsi  richiedes- 
sero altra  applicazione  ecclesiastica 
da  farsi  coli'  intervento  della  san- 
ta Sede.  I  capitoli  di  quelle  chie- 
se, che  nella  nuova  circoscrizione 
non  saranno  conservati  ,  ricercato 
prima  il  consenso  degl'  interessati, 
saranno  convertiti  in  capitoli  col- 
legiali, e  la  loro  rendita  rimarrà 
tal  quale  si  trova  nello  stato  pre- 
sente. 

VII.  Le  parrocchie,  le  quali  non 
hanno  una  sufficiente  congrua,  a- 
vranno  un  supplemento  di  dote  in 
tale  proporzione,  che  le  cure  di 
sotto  due  mila  anime  non  abbiano 
meno  di  ducati  cento  annui;  quel- 
le di  sotto  cinque  mila  anime  du- 
cati centocinquanta;  le  altre  final- 
mente di  cinquemila  anime  in  so- 
pra non  meno  di  ducati  duecento 
annui.  Sarà  a  carico  delle  vispetti- 


CON  5? 

ve  comuni  il  mantenimento  delle 
chiese  parrocchiali,  e  del  sotto  par- 
roco, qualora  non  vi  sieno  rendite 
addette  a  questo  fine,  e  per  la  si- 
curezza se  ne  assegneranno  i  fondi, 
o  tassa  privilegiata  nel  pagamento. 
Questo  articolo  non  comprende  le 
chiese  parrocchiaU  •  di  jus  patronato 
regio  ecclesiastico,  e  laicale  cano- 
nicamente acquistato,  le  quali  sa- 
ranno a  carico  dei  rispettivi  patro- 
ni. Neppure  vi  restano  comprese  le 
chiese  ricettizie,  sieno  numerate, 
sieno  inuumerate,  i  capitoli,  e  le 
collegiate  con  cura  di  anime,  avendo 
la  loro  congrua  nella  massa  comune. 
Vili.  La  collazione  delle  abba- 
zie concistoriali,  che  non  sono  di 
regio  patronato,  spetterà  sempre 
alla  santa  Sede,  la  quale  le  confe- 
rirà ad  ecclesiastici  sudditi  di  sua 
maestà.  I  benefizii  semplici  di  libe- 
ra collazione ,  con  fondazione  ed 
erezione  in  titolo  ecclesiastico ,  sa- 
ranno conferiti  dalla  santa  Sede,  e 
dai  vescovi  secondo  la  distinzione 
dei  mesi  nei  quali  la  vacanza  suc- 
ceda, cioè  dal  gennaio  al  giugno 
dalla  santa  Sede,  e  da  luglio  al 
dicembre  dai  vescovi.  La  provvista 
sarà  sempre  in  persone  suddite  di 
sua  maestà. 

IX.  Si  rassegnerà  sollecitamente 
al  santo  Padre  la  nota  delle  ab- 
bazie come  si  ritrova  nella  curia 
del  cappellano  maggiore,  che  sono 
di  nomina  di  sua  maestà,  e  la  no- 
ta di  quelle,  che  sono  di  regio  pa- 
tronato. Queste  note  potranno  in 
seguito  di  concerto  rettificarsi. 

X.  I  canonicati  di  libera  colla- 
zione, tanto  dei  capitoli  cattedrali , 
che  dei  collegiali,  si  conferiranno 
rispettivamente  dalla  santa  Sede,  e 
nei  secondi  sei  mesi  dai  vescovi. 
La  prima  dignità  sarà  sempre  di 
libera  collazione  della  santa   Sede. 


56  CON 

XI.  Ln  Santità  sua  accorda  ai 
vescovi  del  regno  il  diritto  di  con- 
ferire le  parrocchie,  che  verranno 
a  vacare  in  ogni  tempo.  Previo  il 
concorso  delle  parrocchie  di  libera 
collazione,  i  vescovi  le  conferiran- 
no ai  soggetti  fra  gli  approvati 
eh'  eglino  giudicheranno  i  piìi  de- 
gni. Nelle  parrocchie  poi  di  jus  pa- 
tronato ecclesiastico,  premesso  pure 
il  concorso,  daranno  1'  institu7Ìone 
a  quelli  che  il  patrono  ecclesiasti- 
co presenterà  come  i  piìi  degni  fra 
gli  approvati  dagli  esaminatori.  Fi- 
nalmente, nelle  parrocchie  di  jus 
patronato  regio  e  laicale,  il  vescovo 
istituirà  il  presentato,  purché  sul- 
l'esame sia  rinvenuto  idoneo.  Si  ec- 
cettuano le  parrocchie,  che  vache- 
ranno in  curia,  o  per  promozione 
a  qualche  dignità  ecclesiastica ,  o 
canonicato  conferito  dalla  santa  Se- 
de, le  quali  saranno  di  collazione 
pontificia. 

XII.  Tutti  i  beni  ecclesiastici, 
non  alienati  dal  governo  militare, 
che  al  ritorno  di  sua  maestà  si  so- 
no trovati  nell'amministrazione  del 
così  detto  demanio,  sono  restituiti 
alla  chiesa.  Seguita  la  ratifica  del 
presente  concordato,  la  massa  degli 
anzidetti  beni  sarà  interinalmenle 
amministrata  da  quattro  sceltissimi 
soggetti,  due  de'  quali  Terranno  no- 
minati da  sua  Santità,  e  due  da 
sua  maestà,  e  questi  dovranno  fe- 
delmente amministrarli  finché  non 
sieno  nel  modo  debito  destinati  ed 
applicati. 

XIII.  Essendo  stata  alienata  sot- 
to il  governo  militare  nei  dominii 
di  qua  dal  Faro  non  poca  parte 
di  beni  appartenenti  alla  chiesa,  e 
la  maestà  sua  per  opporsi  con  tut- 
ti gli  sforzi  possibili  alla  incursione 
nemica,  tanto  in  JVapoIi,  prima  che 
seguita    fosse    la  invasione  di    detti 


CON 

dominii,  quanto  in  quella  di  là  dal 
Faro,  per  impedire  che  fossero  in- 
vasi essendo  stata  costretta  ad  a- 
lienare  una  piccola  quantità  di 
fondi  ecclesiastici  con  avere  assegna- 
to ai  possessori  ecclesiastici  nei  sud- 
detti dominii  di  là  dal  Faro  per 
la  dovuta  indennizzazione  altrettante 
rendite  civili;  perciò  ad  istanza  del- 
la maestà  sua,  ed  avuto  riguaido 
alla  pubblica  tranquillità,  che  alla 
religione  sommamente  importa  di 
conservare,  sua  Santità  dichiara  che 
i  possessoiù  di  tutti  gli  anzidetti 
beni  non  avranno  alcuna  molestia 
né  da  sé,  né  dai  romani  Pontefici 
suoi  successori,  e  che  in  conseguen- 
za la  proprietà  degli  stessi  beni,  le 
rendite,  e  i  diritti  a  quelli  annessi, 
saranno  immutabili  presso  i  medesi- 
mi, e  quelli  che  hanno  causa  da  loro. 
XIV.  Le  attuali  ristrette  circo- 
stanze economiche  del  patrimonio 
regolare  non  alienato,  e  trovato  da 
sua  maestà  al  suo  ritorno  nell'am- 
ministrazione del  cos"i  detto  dema- 
nio, non  permettendo  di  ripristina- 
re tutte  le  case  religiose,  dell'uno 
e  dell'altro  sesso,  le  medesime  ver- 
ranno ripristinale  in  quel  maggior 
numero,  che  sarà  compatibile  coi 
mezzi  di  dotazione,  e  specialmente 
le  case  di  quegli  istituti,  che  sono 
addetti  all'istruzione  della  gioventù 
nella  religione,  e  nelle  lettere,  alla 
cura  degl'infermi,  e  alla  predica- 
zione. I  beni  dei  regolari  possiden- 
ti, non  alienati,  saranno  con  debi- 
ta proporzione  ripartiti  fra  i  con- 
venti da  riaprirsi,  senza  avere  al- 
cun riguardo  ai  titoli  delle  antiche 
proprietà,  che  in  vigore  del  pre- 
sente articolo  tutti  restano  estinti. 
I  locali  religiosi  non  alienali,  eccet- 
tuati quelli  interamente  addetti  ad 
altri  usi  pubblici,  se  per  mancanza 
di   mezzi  non  potranno  ripristinar- 


CON 

si  formeranno  parte  del  patrimo- 
nio regolare,  ed  essendovi  1  utilità 
del  detto  patrimonio,  potranno  an- 
che alienarsi,  colla  condizione  che 
il  prezzo  ricavatone,  debba  surro- 
garsi in  vantaggio  del  patrimonic; 
medesimo.  Sì  aumenterà  il  nume- 
ro de'conventi,  che  tuttavia  esisto- 
no dei  religiosi  osservanti,  riforma- 
ti, alcantarini,  e  cappuccini,  qualo- 
ra le  circostanze,  e  i  bisogni  delle 
popolazioni  lo  richieggono.  Fissate 
le  rendite,  e  le  località  già  enun- 
ciate, sarà  libera  la  vestizione  dei 
novizi  degli  Ordini  regolari  possi- 
denti, e  delle  monache,  in  propor- 
zione de'mezzi  di  sussistenza;  come 
allo  stesso  modo  sarà  libera  la  ve- 
stizione dei  novizi  pei  religiosi 
mendicanti.  Le  doti  delle  fanciul- 
le che  monacheranno  ,  saranno 
impiegate  in  favore  del  monistero 
secondo  le  disposizioni  economiche. 
Tutti  i  religiosi  sì  mendicanti  che 
possidenti,  i  quali  saranno  ripristi- 
nati, come  quelli  che  esistono,  di- 
penderanno dai  loro  rispettivi  su- 
periori generali.  Ai  religiosi  di  que- 
gli Ordini  regolari  possidenti,  che 
si  riammetteranno  nei  dominii  di 
qua  dal  Paro  ottenendo  lindulto 
apostolico  di  secolarizzazione,  e  non 
essendo  provveduti  di  benelicio  ec- 
clesiastico, il  governo  per  conto  del- 
l'erario continuerà  a  titolo  di  pa- 
trimonio la  pensione  di  cui  ora  go- 
dono, finché  sieno  provveduti  di 
un  corrispondente  benefìcio^  o  cap- 
pellania.  Ai  religiosi  poi  di  quegli 
istituti,  che  non  potranno  ripristi- 
narsi, il  governo  continuerà  indi- 
stintamente il  pagamento  delie  loro 
attuali   pensioni. 

XV.  La  Chiesa  avrà  il  diritto 
di  acquistare  nuovi  possedimenti,  e 
qualunque  acquisto  faccia  di  nuovo 
sarà  suo  proprio,    e  godrà  Io  stes- 


COX  07 

so  diritto  che  le  antiche  fondazio- 
ni ecclesiastiche.  Questa  facoltà  si 
intende  da  oggi  innanzi,  e  senza 
che  sia  di  pregiudizio  agli  effetti 
legali  delle  leggi  di  ammortizzazio- 
ne, le  quali  sono  state  in  vigore 
finora,  e  all'  esecuzione  delle  sud- 
dette leggi  anche  in  futuro  pei  ca- 
si non  ancora  consumati,  e  per  le 
condizioni  non  ancora  yerifìcate. 
Non  potrà  farsi  soppressione  alcu- 
na, o  unione  delle  fondazioni  ec- 
clesiastiche senza  l'intervento  della 
autorità  della  Sede  apostolica,  sal- 
ve le  facoltà  attribuite  ai  vescovi 
dal  sagro  concilio  di  Trento. 

XVI.  Le  luttuose  circostanze  dei 
tempi  non  permettendo  che  gli 
ecclesiastici  godano  la  esenzione  dai 
pubblici  pesi  regi  e  comunali,  sua 
maestà  promette  di  far  ces-are  lo 
abuso  nei  passati  tempi  introdotto 
per  cui  gli  ecclesiastici,  e  i  loro 
beni  venivano  più  gravati  dei  laici 
stessi,  che  anzi  ai  momenti  felici 
di  maggiori  risorse  dello  slato  dal 
religioso  sovrano  si  supplirà  con 
elargizioni  in  vantaggio  del  clero. 

XVII.  Presterà  soppresso  il  così  det- 
to monte  frumentario  eretto  in  Na- 
poli, ossia  la  regia  amministrazione 
degli  spogli  ,  e  delle  rendite  delle 
mense  vescovili,  abbnziali  ,  ed  altri 
benefizi  vacanti.  Appena  eseguita 
la  nuova  circoscrizione  delle  dioce- 
si, si  stabiliranno  invece  in  ciascu- 
na di  esse  delle  amministrazioni  dio- 
cesane composte  di  due  canonici, 
che  il  capitolo,  sia  metropolitano, 
sia  cattedrale,  eleggerà  e  rinnoverà 
di  tre  anni  in  tre  anni  per  plura- 
lità di  voti,  e  di  un  regio  procu- 
ratore, che  verrà  nominato  da  sua 
maestà.  A  ciascuna  amministi-azione 
presiederà  il  vescovo ,  o  il  vicario 
generale,  e  nel  tempo  di  sede  va- 
cante il  vicario    capitolare.    L'ordi- 


58  CON 

Ilario  e  sua  maestà,  per  mezzo  del 
suo  regio  ministro,  erogheianno  di 
concerto  tutti  i  frutti  percepiti  dai 
sopraddetti  vacanti,  a  benefìzio  del- 
le chiese,  degli  ospedali,  dei  semi- 
nari in  sussidi  caritatevoli,  e  in  al- 
tri usi  pii;  sarà  però  riservata  la 
metà  delle  rendite  delle  mense  ve- 
scovili vacanti  in  favore  del  futuro 
vescovo.  La  risoluzione  tuttora  vi- 
gente di  depositare  nel  sopraddet- 
to monte  frumentario  la  terza  par- 
te della  rendita  de'  vescovati  e  be- 
nefizi, sotto  il  nome  di  terzo  pen- 
sionabile, in  forza  del  presente  ar- 
ticolo resta  abrogata  ;  senza  che  per 
questo  gli  attuali  pensionati  riman- 
gano privi  delle  pensioni,  delle  quali 
sono  in  possesso.  All'occasione  delle 
provviste  dei  vescovati  e  benefizi  di 
nomina  regia,  continuerà  ad  ammet- 
tersi la  riserva  delle  pensioni  secon- 
do le  forme  canoniche.  I  nominati 
da  sua  maestà  a  tali  pensioni  ot- 
terranno dalla  santa  Sede  le  cor- 
lispondenti  lettere' apostoliche,  colle 
quali  saramio  abilitati  a  percepirle 
vita  loro  naturale  durante,  rima- 
i^endo  dopo  la  loro  morte  libero 
da  tal  peso  il  vescovato  e  bene- 
lìzio,  a  carico  del  quale  erano  state 
riservate. 

XVin.  Sua  Santità  sopra  alcuni 
vescovati  ed  abbazie  del  regno,  che 
viMTanno  stabilite,  si  riserva  in  per- 
petmim  dodicimila  ducati  annui  di 
pensioni,  delle  quali  il  romano  Pon- 
tefice prò  tempore  disporrà  a  suo 
piacimento  in  benefizio  de' suoi  sud- 
diti dello  stato  ecclesiastico. 

XIX.  I  benefizi,  e  le  abbazie  si- 
tuate nel  regno  delle  due  Sicilie,  i 
cui  frutti  o  in  parte,  o  in  tutto  si 
trovano  applicati  a  persone  eccle- 
róastiche,  ed  a  varie  chiese,  collegi, 
monisteri,  e  pie  case  di  Roma,  e 
di  altri  paesi    dello    stato    ecclesia- 


COi\ 
sllco,  dovranno  continuare  ad  esse* 
re  applicati  per  lo  stesso  uso.  Que- 
sta disposizione  non  comprende  i 
benefìci,  e  le  abbazie  di  regio  pa- 
tronato, né  quelli  i  cui  beni  sono 
alienati. 

XX.  Gli  arcivescovi,  e  i  vescovi 
saranno  liberi  nell'  esercizio  del  lo- 
ro pastorale  ministero  secondo  i  sa- 
gri canoni.  Riconosceranno  nel  loro 
foro  le  cause  ecclesiastiche,  e  prin- 
cipalmente le  cause  matrimoniali , 
che  giusta  il  numero  12  sessione 
XXIV  del  sagro  concilio  tridentino, 
spettano  ai  giudici  ecclesiastici ,  e 
porteranno  su  di  esse  sentenza.  Non 
sono  comprese  in  questa  disposizio- 
ne le  cause  civili  de'  chierici,  come 
per  esempio  quelle  di  contratti,  de- 
biti, eredità ,  le  quali  saranno  co- 
nosciute, e  definite  dai  giudici  laici. 
Castigheranno  colle  pene  stabilite 
dal  sagro  concilio  di  Trento,  oltre 
quelle  che  giudicheranno  opportune, 
i  chierici  degni  di  riprensione ,  o 
che  non  portino  l' abito  chiericale 
conveniente  alla  loro  dignità,  e  al 
loro  ordine,  salvo  il  corso  canoni- 
co, e  li  rinchiuderanno  nei  semina- 
la, e  nelle  case  dei  regolari.  Proce- 
deranno eziandio  colle  censure  con- 
tro qualunque  tra  i  fedeli,  che  sia 
trasgressore  delle  leggi  ecclesiastiche, 
e  dei  sagri  canoni.  Non  saranno 
impediti  dal  fare  le  sagre  visite  del- 
le rispettive  loro  diocesi,  e  ad  li- 
mina  ^postolorum,  e  dal  convocare 
i  sinodi  diocesani.  Ai  medesimi  ar- 
civescovi, e  vescovi  sarà  libero  di 
comunicare  col  clero,  e  col  popolo 
diocesano  per  dovere  dell'ofllcio  pa- 
storale ,  pubblicare  liberamente  le 
loro  istruzioni  sulle  cose  ecclesiasti- 
che, ordinare  ed  intimare  le  pre- 
ghiere pubbliche,  ed  altre  pie  pra- 
tiche, quando  lo  richiegga  il  bene 
della  Chiesa,  o  dello  stato,    o  del 


CON 

popolo.   Le  cause    maggiori   spette- 
ranno al  sommo  Pontetice. 

XXI.  Gli  arcivescovi  e  i  vescovi 
promoveranno  ai  sagri  ordini,  pre- 
vio il  prescritto  esame ,    e  quando 
sieno  provveduti  del    debito    patri- 
monio, o  di  altro  titolo    canonico  , 
quei  chierici  che  giudicheranno  ne- 
cessarii,  o  utili  alle  loro  diocesi,  colle 
cautele  però  e  prescrizioni  contenu- 
te   nel     decreto    del    primo    luglio 
1622   della  santa  memoria  di  Gre- 
crorio  XV,  e  nel    concordato  Bene- 
dettino,  al  capitolo  quart»,  che  ha 
per  titolo  :  Requisiti    de  promoven- 
di., le  quali    cautele,  e    prescrizioni 
non  sono  derogate  col  presente  con- 
cordato. Essendo  necessario  di  prov- 
vedere al   sufficiente    sostentamento 
di  ciascun  ecclesiastico,  che  nei  pre- 
senti tempi  esige    maggiori    mezzi , 
gli  arcivescovi,  e  vescovi  da  ora  in 
poi  aumenteranno  la   tassa    del   sa- 
gro   patrimonio    per    gh    ordinandi 
da   costituirsi  in  benifondi,  la  quale 
non   potrà  essere  né  in  minor  som- 
ma di   ducati  cinquanta ,    né  mag- 
giore di  ottanta.  Avendo  dimostra- 
to la  sperienza  accadere  frequente- 
mente nel   regno,  che  nel  costituire 
i  patrimoni   sagri  si  fanno  degli  as- 
segni  fraudolenti,  o  simulati,  o  non 
liberi  da   ipoteca,  e  altri  vincoli,  per 
cui  gli  ordinati  a  titolo  di  tali  pa- 
trimoni si  trovano  poi    sprovveduti 
e  mancanti  di  sussistenza,  ad  evita- 
re questo  abuso  dovrà  per    la    ve- 
rità del   fatto  costare    in  forma  le- 
gale il   documento  della    pertinenza 
e  della  esenzione    da    ogni    vincolo 
d'ipoteca  del  fondo,  o  fondi  che  dal- 
l'ordinando si  costituiscono    in   pa- 
trimonio sagro;    al    qual    effetto   le 
curie  ecclesiastiche  richiederanno  il 
documento  della    pertinenza ,    e    li- 
bertà del   fondo  al  tribunale    civile 
della  provincia,  il  quale  non   potrà 


CON  59 

ricusarlo.  I  promovendi  al  sacri  or- 
dini a  titolo  di  benefìcio  o  cappcl- 
lania,  per  essere  ordinati ,  dovran- 
no costituirsi  un  supplemento  cer- 
to sino  all'ammontare  della  tassa 
diocesana  come  sopra,  quando  il 
frutto  di  esso  beneficio,  o  rappella- 
nia  fosse  minore  di  detta  tassa. 
Questa  disposizione  non  comprende 
le  diocesi,  nelle  quali  già  fosse  sta- 
ta canonicamente  slabilita  una  tassa 
patrimoniale  maggiore ,  a  riguardo 
delle  quali  non  avrà  luogo  alcun 
cambiamento. 

XXil.  Sarà  libero  di  appellare 
alla  santa  Sede. 

XXIII.  La  comunicazione  colla 
santa  Sede  dei  vescovi,  col  clero 
e  popolo  su  tutte  le  materie  spi- 
l'ituali ,  e  gli  oggetti  ecclesiastici, 
sarà  pienamente  libera,  e  per  con- 
seguenza le  circolari,  leggi,  e  de- 
creti del  liceat  scribere  sono  ri- 
vocati. 

XXIV.  Ogni  qualvolta  gli  arci- 
vescovi nei  libri  introdotti,  o  che 
s' introducono  stampali,  o  che  si 
stampano  nel  regno  troveranno 
qualche  cosa  contraria  alla  "dottri- 
na della  Chiesa,  e  ai  buoni  costu- 
mi, il  governo  non  ne  permetterà 
la  divulgazione. 

XXV.  Sua  maestà  sopprime  la 
carica  di  regio  delegato  della  giu- 
risdizione ecclesiastica. 

XXVI.  La  carica  di  cappellano 
maggiore,  e  la  sua  giurisdizione  si 
conterrà  nei  limiti  della  costituzione 
di  Benedetto  XIV^  che  comincia 
Convenit,  e  del  susseguente  moto- 
proprio  dello  stesso  Pontefice  sul 
medesimo  oggetto. 

XXVII.  La  proprietà  della  chie- 
sa sarà  sagra  ed  inviolabile  ne'siioi 
possessi  ed  acquisti. 

XXVIII.  In  considerazione  del- 
l'utilità, che   dal    presente    concor- 


6o  CON 

dato  ridonda  alla  religione,  e  al- 
la Chiesa,  e  per  dare  un  attestato 
di  particolare  affezione  alla  perso- 
na di  sua  maestà  il  re  Ferdinan- 
do, sua  Santità  accorda  in  perpe- 
tuo a  lui  e  ai  suoi  discendenti  cat- 
tolici successori  al  trono,  l'indulto 
di  nominare  degni  ed  idonei  eccle- 
siastici forniti  delle  qualità  richie- 
ste dai  sagri  canoni,  a  tutti  quei 
vescovati  ed  arcivescovati  del  re- 
gno delle  due  Sicilie,  pei  quali  sua 
maestà  finora  non  godeva  del  di- 
ritto della  nomina;  ed  a  tal  ef- 
fetto, tostochè  sieno  seguite  le  no- 
tifiche  del  presente  concordato,  sua 
Santità  farà  spedire  la  bolla  d'in- 
dulto. Sua  maestà  manifesterà  ia 
tempo  debito  a  sua  Santità  i  no- 
minati, affmchè  a  tenore  de'  ca- 
noni, si  facciano  i  necessari  pro- 
cessi, ed  ottengano  la  istituzione  ca- 
nonica nei  modi,  e  nelle  forme  pra- 
ticate fino  adesso.  Prima  però  che 
l'abbiano  avuta  non  potranno  in 
verun  modo  intromettersi  nella  am- 
ministrazione delle  rispettive  chiese, 
alle  quali  sono   nominati. 

XXIX.  Gli  arcivescovi,  e  i  ve- 
scovi faranno  alla  persona  di  sua 
maestà  il  giuramento  di  fedeltà  e- 
spressa  colle  seguenti  parole  :  »  logiu- 
«  ro  e  prometto  sopra  i  santi  evange- 
«  li  ubbidienza  e  fedeltà  alla  real 
M  maestà  ;  parimenti  prometto  che 
;j  io  non  avrò  alcuna  comunica- 
M  zione,  né  interverrò  ad  alcuna 
5j  adunanza,  né  conserverò  dentro 
.-j  o  fuori  del  regno  alcuna  so- 
si  spetta  unione,  che  nuoca  alla 
55  pubblica  tranquiUità,  e  se  tanto 
55  nella  mia  diocesi  che  altrove 
55  saprò  che  alcuna  cosa  si  tratti 
•5  in  danno  dello  stato,  lo  manife- 
55   stero  a  sua  maestà. 

XXX.  Quanto  agli  altri  oggetti 
ecclesiastici,    dei   quali    non  è  slata 


CON 

fatta  menzione  nei  presenti  articoli, 
le  cose  saranno  regolate  a  tenore 
della  vegliante  disciplina  della  Chie- 
sa: e  sopravvenendo  qualche  diffi- 
coltà il  santo  Padre,  e  sua  mae- 
stà si  riservano  di  concertarsi  fra 
loro. 

XXXI.  Il  presente  concordato  è 
sostituito  a  tutte  le  leggi,  ordina- 
zioni e  decreti  emanati  sinora  nel 
regno  delle  due  Sicilie  sopra  ma- 
teria di   religione. 

XXXII.  Essendosi  rappresentato 
a  sua  Santità  per  parte  della  mae- 
stà sua,  che  attese  le  attuali  ne- 
cessità delle  chiese  del  regno  di 
qua  dal  Faro  e  gli  effetti  prodotti 
dalla  nemica  invasione,  la  conven- 
zione del  l'j^i  non  è  piìi  sufficien- 
te a  provvedere  ai  mali,  che  ri- 
chieggono un  indispensabile  riparo, 
e  che  altresì  la  parte  dei  dominii 
di  là  dal  Faro,  che  la  convenzione 
suddetta  non  abbracciò,  è  pure  biso- 
gnosa di  provvidenze;  e  che  d'al- 
tronde essendosi  dei  dominii  di  qua 
e  di  là  dal  Faro  fatto  ora  un  re- 
gno solo,  conviene  fissare  una  re- 
gola uniforme  da  osservarsi  egual- 
mente nelle  chiese  di  ambedue  i 
suddetti  domini,  resta  convenuto 
che  il  presente  concordato  è  so- 
stituito al  precedente. 

XXXIII.  Ognuna  delle  alte  parti 
contraenti  promette  in  suo  nome, 
ed  in  quello  de'successori,  di  osser- 
vare esattamente  luttociò,  che  si  è 
convenuto  in  questi  articoli. 

XXXIV.  Le  ratifiche  del  pre- 
sente concordato  saranno  cambiate 
in  Roma  non  oltre  lo  spazio  di 
quindici  giorni  dalia  data  del  pre- 
sente. 

XXXV.  Seguita  la  ratifica  del 
presente  concordato  si  commetterà 
l'esecuzione  del  medesimo  a  due 
sceltissimi    soggetti,    uno  da    nomi- 


I 


I 


CON 

narsi  da  sua  Santità,  e  l'altro  dal- 
la maestà  sua,  i  quali  saranno  mu- 
niti, dalle  rispettive  parti  contra- 
enti, delle   opportune  facoltà. 

Fatto  in  Terracina  il  giorno  i6 
febbraio  dell'anno    1818. 

Ercole  Cardinal  Consalvi. 
Cav.  L.  De  Medici. 

Qui  convien  notare,  che  relativa- 
mente al  suddetto  articolo  11  del 
concordato  >>  sarà  libero  di  appellare 
»  alla  santa  Sede  "  nell'aprile  del 
medesimo  anno  il  re  Ferdinando 
I  dichiarò  la  sua  volontà  coU'ordi- 
ne  concepito  in  questi  termini  pre- 
cisi :  «  visto  l'articolo  22  del  con- 
>■>  cordato  del  16  febbraio,  decreta 
j'  che  non  sono  aboliti  i  legittimi 
?>  e  canonici  privilegi  del  tribuna- 
«  le  della  monarchia  delle  due  Si- 
«  cilie,  contenuti  nella  bolla  del 
"  sovrano  Pontefice  Benedetto  XIII, 
"   che  li  riguarda   ". 

Pio  VII,  dopo  aver  ratificato  il 
concordato,  lo  annunziò  al  sagro 
Collegio  nel  concistoro  segreto  dei 
18  marzo,  con  apposita  allocuzio- 
ne. Indi  nel  medesimo  anno,  quin- 
to kalendas  julii,  pubblicò  la  bol- 
la, o  Lhtcrae  apostolicae  qidhus 
nova  circurnscriptio  dioecesiuni  in  cli- 
tiune  regni  utriusqiie  Siciliae  dira 
Pharum  decernilur,  che  incomincia 
colle  parole  „  De  iitiliori  domi- 
nicae. 

Concordato  tra  Pio  VII  e  Gior- 
gio   re    di    Annover.    V.    l'articolo 

ApfNOVER. 

Concordalo  tra  Leone  XII,  e 
Guglielmo  I  re  de' Paesi- Bassi.  V. 
volume  IV.  pag.  290  del  Dizio- 
nario, e  l'articolo  Olanda. 

Oltie  i  suddetti  concoi'dati,  con- 
venzioni, o   trattali   falli   Ira  la  saii- 


CON  6i 

ta  Sede  o  alcun  monarca,  e  re- 
pubblica, ed  oltre  quelli  che  si  ri- 
portano ai  rispettivi  articoli,  suo- 
le il  Papa,  come  principe  sovra- 
no a  vantaggio  de'suoi  stati,  e 
de'suoi  sudditi  fare  coi  medesi- 
mi monarchi,  massime  coi  confi- 
nanti de'suoi  dominii,  delle  con- 
venzioni risguardanti  materie  com- 
merciali, finanziere,  postali,  sanita- 
rie, pei"  l'estradizione ,  arresto  e 
consegna  dei  disertori,  e  dei  rei 
con  patii  di  reciprocanza:  e  per 
Aine  alcun  esempio,  ne  rammentere- 
mo qui  tre  dell'odierno  pontificato. 
Nel  i835  si  fece  una  convenzione 
col  ducale  governo  di  Parma  per  la 
reciproca  consegna  dei  diserloii  ed 
altri  delinquenti  di  ambedue  gli 
stali  mediante  ventisei  articoli  con- 
cordati. Nel  1840  ebbe  luogo  l'ac- 
cessione alla  convenzione  stipulata 
tra  le  corti  d'Austria  e  di  Sarde- 
gna, colla  quale  si  guarentisce  ai 
rispettivi  autori  la  proprietà  delle 
loro  opere  letterarie  ed  artistiche 
pubblicate  nei  loro  domini,  e  se 
ne  vietano  le  ristampe  e  contraf- 
fazioni :  convenzione  composta  di  ven- 
linove  articoli.  E  nel  corrente  an- 
no venne  stipulata  tra  il  medesimo 
Papa  regnante,  e  il  re  di  Sardegna, 
che  attualmente  pure  regna,  la  con- 
venzione sul  reciproco  arresto  e  sul- 
la consegna  de'rei  dei  lispettivi  due 
stati,  la  quale  convenzione  fu  sti- 
pulata in   diecinove  articoli. 

CONCORDIA  (Concordi cn.)  Cit- 
tà con  residenza  di  un  vescovo  del 
regno  lombardo  veneto,  il  cui  ve- 
scovo risiede  in  Porto-Gruaro,  pic- 
cola città  del  medesimo  regno,  che 
è  divisa  dal  Lemene,  e  sulla  spon- 
da della  Reghena,  capo  luogo  di 
distretto,  molto  commerciante,  ser- 
vendo di  scala  alle  merci  di  Ger- 
mania diielLe  a   Venezia.  Decorala 


62  e  O  N 

è  questa  citlà  di  varie  belle  case. 
Concordia,  antica  città  altre  volte 
fiorente,  ed  oggi  interamente  deca- 
tluta  pegli  avvenimenti  come  an- 
diamo ad  accennare,  è  distante 
da  Porto-Gruaro  meno  di  una  le- 
ga per  terra.  Concordia  aveva  anti- 
camente il  titolo  di  colonia,  e  pre- 
se il  soprannome  di  Giulia,  perchè 
la  colonia  vi  fu  inviata  da  Giulio 
Cesare,  e  perciò  fu  èeiia  lidi  a  Concor- 
dia, siccome  apparisce  anche  da  di- 
verse iscrizioni,  e  da  allri  storici  mo- 
numenti. Della  antichità  e  celebri- 
tà di  questa  città  della  Venezia, 
fecero  menzione  Tolomeo,  Plinio, 
vStrabone,  Antonino,  Pomponio  Me- 
la, ed  altri.  Aitila  nel  quinto  seco- 
lo la  i-oviuò,  e  per  questo  gli  abi- 
tanti si  ritirarono  nelle  vicine  la- 
gune, e  precisamente  in  Caorle,  per 
cui  da  alcuni  autori  ne  furono  re- 
putati fondatori.  Concordia  mai  più 
venne  rialzala  dalle  sue  rovine, 
dalle  quali  nei  diversi  scavi  furo- 
no disolterrate  importanti  iscri- 
zioni ,  urne ,  monete ,  lucerne  ed 
altri  oggetti,  che  attestano  la  sua 
passata  grandezza, e  quanto  ella  sia 
stala  considerabile  al  tempo  de'ro- 
maiii.  Concordia  è  patria  di  alcu- 
ni uomini  illustri,  e  di  Ruifuio, 
celebre  prete  della  chiesa  aqui- 
leiese.  La  città  godeva  grandi  pri- 
vilegi accordati  dagl'imperatori,  e 
principalmente  da  Ottone  //  Gran- 
de. Prima  il  vescovo  vi  esercitava 
il  dominio  temporale,  che  estende- 
vasi  per  tutta  la  diocesi,  e  pigliava 
il  titolo  di  principe,  o  vescovo  di 
Concordia,  di  conte,  o  marchese.  V. 

l'articolo    ClVlDALE    DEL  Friuli,    ovc 

si  parla  dell'  altra  Colonia  Giu- 
lia chiamata  Colonia  Julia  Karno- 
ìuni. 

La  fede  vuoisi  predicata  in  que- 
sta città  quando  lo  fu  nei    dintor- 


CON 

ni,  ed  alcuno  ritiene  che  s.  Erma- 
gora  ne  fosse  l'apostolo.  La  sede 
vescovile,  secondo  Commanville,  eb- 
be oiigine  l'anno  55o,  e  Chiarissimo 
del  579,  ovvero  Agostino  ne  fu  il 
primo  vescovo,  di  cui  si  conosca  il 
nome,  come  riporta  l'annalista  Ba- 
ronio  all'anno  Sgo  :  indi  gU  suc- 
cesse ■  nel  606  Giovanni.  Nell'802 
fiori  Pietro,  che  ottenne  de'privilegi 
per  sé  e  successori  da  Carlo  Magno. 
Poscia  governarono  questa  chiesa 
que'pastori,  di  cui  fa  il  novero  l'U- 
ghelli  Ital.  Sacr.  tomo  V.  pag. 
323  e  seguenti.  Nel  iSoy  Giulio 
II  fece  vescovo  di  Concordia  Fran- 
cesco Argentino,  oriondo  alemanno, 
ma  nato  a  Venezia,  che  poi  nel  1 5 1  i 
creò  Cardinale;  ma  morendo  poco 
di  poi  in  Pioma,  fu  sepolto  nella 
basilica  di  santa  Maria  in  Traste- 
vere, finché  sotto  Paolo  III  le  sue 
spoglie  mortali  vennero  trasferite 
nella  cattedrale  di  Concordia.  11 
vescovo  Matteo  Sanudo,  nobile  ve- 
neto, celebrò  il  sinodo  diocesano, 
che  pubblicò  colle  stampe  nel  i587, 
nel  qual  anno  appunto,  ed  agli  ot- 
to aprile  avea  in  Concordia  cele- 
brato il  sinodo.  Fu  sotto  di  lui, 
che  Sisto  V,  considerando  nocevole 
ai  vescovi  1'  intemperie  del  clima 
della  città,  trasferì  in  Poito-Gruaro 
la  sede  vescovile  insieme  al  capitolo, 
il  quale  da  quattordici  canonici  fu 
ridotto  a  dodici,  giacché  le  preben- 
de de' due  diminuiti  servirono  per 
l'istituzione  di  quattro  mansionari, 
ai  quali  la  città  ne  aggiunse  due 
altri. 

Allorquando  fu  eretto  il  vesco- 
vato di  Concordia,  venne  sottopo- 
sto alla  chiesa  patriarcale  di  Aqui- 
leia_,  finché  essendo  questa  stata 
soppressa  nel  1731,  Benedetto  XIV 
dichiarò  la  sede  di  Concordia  suffra- 
ganea  della  metropolitana  di  Udine 


CON 

(Jal  medesimo  Papa  eretta  a  tal 
grado  :  ma  a'nostri  giorni  Pio  VII 
colla  bolla  De  salute  Dominici  Gre- 
gis,  nel  1818  la  fece  suffiaganea  del 
patriarca  di  Venezia.  La  cattedrale 
di  Concordia  pregevole  per  le  sue 
antichità  e  per  le  reliquie  sue,  è  de- 
dicata a  Dio  sotto  l'invocazione  di 
s.   Stefano  protomartire. 

Qui  noteremo,  che  al  tempo  di 
Diocleziano  nel  terzo  secolo,  il  presi- 
de romano  fece  martirizzare  in  Con- 
cordia i  ss.  Donato,  Secondiano,  e 
Romolo  con  altii  ottantasei  com- 
pagni, tutti  vicentini,  le  reliquie  dei 
quali  si  conservano  nella  cattedra- 
le in  un'urna  di  marmo  greco,  e 
Je  cui  ossa  trasudano  acqua  lim- 
pida ,  che  da'  fedeli  per  divozio- 
ne viene  usata  nelle  loro  infermi- 
tà. Dio  per  glorificare  i  detti  ss. 
martiri  operò  per  tal  fede  prodi- 
giose guarigioni.  È  poi  sorprenden- 
te, che  queste  ossa  sieno  alcuni  an- 
ni interamente  asciutte;  ed  in  altri 
l'acqua  che  hanno  trasudato,  supe- 
ra quattro  dita  circa  la  superficie 
delle  medesime  ossa. 

Siccome  il  vescovo,  anche  a  ca- 
gione dell'aria,,  fa  la  sua  residenza 
a  Porto-Gruaro,  è  però  obbligato 
a  recarsi  a  Concordia  col  clero  in 
diverse  volte  dell'anno  per  la  cele- 
brazione de'divini  uffizi,  cioè  nella 
festa  di  s.  Stefano,  e  in  quella  del- 
l'anniversario della  dedicazione  del- 
la chiesa,  la  quale  nell'edifizio  ri- 
trovasi in  buon  stato.  Le  altre 
sagre  funzioni  sono  dal  vescovo  ce- 
lebrate col  clero  a  Porto  Gruaro, 
ove  ha  l'episcopio,  e  il  seminario, 
nella  chiesa  dedicata  a  s.  Andrea, 
ed  allorché  si  restaurava,  le  funzio- 
ni ebbero  luosro  nella    chiesa  di  s. 

o 

Francesco.  11  capitolo  si  compone 
della  dignità  del  decano,  di  cinque 
canonici,  compresi  il    teologo    e  il 


CON  63 

penitenziere,  di  tre  mansionari,  e 
di  altri  preti  e  chierici  in  servigio 
della  chiesa.  Prima  il  capitolo  ave- 
va anche  la  dignità  del  prevosto,  e 
i  canonici  erano  dodici.  Lo  stesso 
capitolo,  per  mezzo  del  parroco  no- 
minato dalla  comune,  ed  approva- 
to dall'Ordinario,  esercita  le  fun- 
zioni parrocchiali  nella  cattedrale, 
ove  evvi  il  fonte  battesimale.  In 
Porto-Gruaro,  olti'e  la  cattedrale  vi 
sono  due  confraternite,  l'ospedale 
e  il  detto  seminario.  La  diocesi 
di  Concordia  é  molto  estesa,  e  vi 
si  contano  circa  centodiciotto  par- 
rocchie distribuite  in  sedici  vicariati 
rurali.  Prima  eravi  nella  diocesi  un 
gran  numero  di  monisteri  dell'uno 
e  dell'altro  sesso.  Di  essi  è  superstite 
quello  delle  Salesiane  a  san  Vito, 
mentre  da  ultimo  a  Spilimbergo 
fu  fondato  un  convento  di  rifor- 
mati di  s.  Francesco.  In  Porto-Grua- 
ro eranvi  ti'e  parrocchie,  con  cin- 
que conventi  di  religiosi.  La  mensa 
vescovile  è  tassata  nei  libri  della 
cancelleria  apostolica  in  fiorini  quat- 
trocento. 

Da  ultimo  iu  Porto-Gruaro,  colle 
pie  oblazioni,  e  collo  zelo  dell'at- 
tuai vescovo  e  dei  fedeli,  e  parti- 
colarmente dell'avvocato  benemeri- 
to Antonio  Spiga,  venne,  con  ar- 
chitettura di  Antonio  Marchi  rifab- 
bricata la  chiesa  cattedrale  con  ec- 
clesiastica magnificenza,  in  luogo 
dell'antica  già  caduta  e  deserta. 
L'attuale  monsignor  vescovo  Car- 
lo Fonlanini  ,  a'  4  agosto  i833, 
solennemente  consagrolla  in  ono- 
re di  Dio,  della  beata  Vergine, 
e  dell'antico  titolare  s.  Andrea  A- 
postolo.  F.  l'opuscolo.  Quando  per 
i'ero  amore  di  religione  rallegrava- 
si  Porto-Gruaro  della  fabbrica,  e 
consagrazioìie  della  chiesa  sua  cat- 
tedrale ^    Treviso    i834j    letto    iu 


64  CON 

detto  giorno  nella  stessa  cattedrale 
dal  lodcito  vescovo.  11  suo  prede- 
cessore Giuseppe  Maria  Bressa  di 
Venezia,  merita  di  essere  encomia- 
to, perchè  ne  gettò  le  costosissime 
fuiidameuta,  ed  eresse  i  muri  mae- 
stri. 

CONCORDIO  (s.),  martire.  Re- 
gnando Marco  Antonio,  fu  condot- 
to questo  santo  d'innanzi  a  Tor- 
quato ,  governatore  dell'  Umbria  , 
clic  risiedeva  a  Spoleto,  affinchè  ri- 
nunciasse alla  lède  cristiana.  Riu- 
scendo inutile  ogni  maniera  di  per- 
suadenti parole  a  rimovere  Concor- 
dio  dalla  saldezza  della  sua  cretlen- 
za,  fu  avuto  ricorso  in  prima  ai 
colpi  di  bastone,  e  dappoi  fu  diste- 
so il  pazientissimo  santo  sul  caval- 
letto, ma  nulla  giovò,  ch'egli  sem- 
pre insisteva  nella  ripetizione  di 
queste  parole  :  siane  gloria  a.  voi, 
mio  Signore  Gcsìi  Cristo.  Adirato 
il  governatore,  comandò,  che  gli  fos- 
se troncato  il  capo ,  se  dopo  tre 
giorni  ricusasse  di  prestare  adora- 
zione ,  sacrificando  ad  un  idoletto , 
che  aveva  seco  un  sacerdote,  inca- 
ricato di  questa  empia  missione.  Con- 
cordio,  anziché  adorare,  sputacchiò 
quell'insensata  divinità,  e  si  dispo- 
se con  ciò  ad  offerire  della  propria 
vita  al  Dio  vivente  quel  sacrificio, 
che  altri  volevano  offerto  a  quel- 
1'  idolo.  La  memoria  di  questo  san- 
to è  ricordata  dal  martirologio  ro- 
jnano  nei  giorno  primo  di  gennaio, 
ed  altii  martirologi  ne  fanno  men- 
zione a'  di  due  dello  stesso  mese. 

COM)AX]VE    DI    ERRORI    I?f  GLOBO. 

Bai  teologi  chiamasi  condanna  in 
gl(jbo  qui-lla,  che  la  Chiesa  fa  di 
molli  errori  insieme  ,  con  diverse 
censure  conglomerate  ,  senza  indi- 
viduare queste  con  quelli.  La  di- 
versa specie  di  condannare  dimo- 
stra la  somma  [)rudcnza  della  Ciiie- 


CON 

sa,  la  quale  .sa  conoscere  i  tempi , 
i  luoghi,  le  persone,  per  apprestare 
a'  suoi  fedeli  seguaci  i  mezzi  più 
opportuni  della  perseveranza  catto- 
lica. Dice  il  gran  Bossuet,  esser  ne- 
cessario sovente,  che  la  Chiesa  usi 
termini  generali  nelle  sue  definizio- 
ni. L'uso  di  condannare  in  globo 
alcuni  errori  e  proposizioni,  si  vedrà 
dai  seguenti  esempi ,  che  in  cora- 
pcndio  andiamo  a  riportare ,  men- 
tre delle  bolle  pontificie  per  con- 
da)me  di  erroii,  si  tratta  all'articolo 
Bolla  [f^'edi) ,  e  principalmente  al 
i)   IX,  ed  al  5  X. 

Prima  di  ogni  altra  cosa,  si  deve 
rammentare,  che  Gelasio  I,  nel  con- 
cilio romano,  proibì  alcuni  libri  nel 
declinare  del  secolo  V ,  ed  altret- 
tanto fece  il  concilio  generale  V  co- 
stantinopolitano II,  senza  estrarvi 
nemmeno  gli  errori.  Questi  però 
furono  estratti  per  opera  dei  som- 
mi Pontefici,  dei  concili  ecumenici, 
e  delle  cattoliche  università,  e  fu- 
rono censurati  in  globo.  Tuttavolta 
il  piimo  Papa  ,  che  espressamente 
condannasse  in  globo  errori,  è  Gio- 
vanni XXII  residente  in  Avignone, 
quando  cioè  nel  i  3  i  7  dichiarò  nella 
sua  bolla  contro  gli  eretici  fraticel- 
li, che  alcuni  de'  loro  sentimenti 
erano  eretici,  altri  insensati,  altri 
favolosi,  senza  accennare  quali  fos- 
sero in  particolare.  Quindi,  verso  il 
fine  del  suo  pontificato,  condannò 
in  globo  gli  errori  di  Marsilio  I\Ie- 
naiidro  da  Padova,  e  di  Giovanni 
Gianduno  di  Perugia,  scrittori  ven- 
duti a  Lodovico  di  Baviera,  i  quali 
tra  gli  altii  abbominevoli  scritti, 
com[)ilarono  trentasei  capitoli,  ch'e- 
gli oppose  al  Papa,  pretendendo  di 
mostrare  con  essi  ,  che  Giovanni 
XXII  non  era  vero  Pontefice.  Va 
(jui  rainnif-ntato.  che  Marsilio  aju- 
talo   da   G;andun.).   nel   i32o,   dedi- 


CON 

et)  nllo  Scismatico  Lodovico  di  Ba- 
Tiera  il  libro  intitolato  Dcfensorium 
pacìs  circa  l' imperiale  ed  ecclesia- 
stica giurisdizione;  che  fu  condan- 
nato dal  detto  Pontefice  con  una 
bolla  riferita  dal  Rinaldi,  Annali 
crei,  all'anno  loi'j,  n.  21.  F'.  l'e- 
same di  Francesco  da  Venezia  fat- 
to in  Avignone  nel  iSaS,  presso  il 
Baluzio  tom.  VII  Misceli,  p.  3ii; 
Alvaro  Pelagio,  de  Planctu  eccles., 
lib.  7,  cap.  ^'S  ;  e  Natale  Alessan- 
dio,  Hist.  eccl.  saec.  XIII  e  XIV 
cap.    3,  art.    i3.  toni.   Vili. 

Nel  1347  la  facoltà  teologica  di 
Parigi  condannò  quaranta  articoli 
di  rea  dottrina  in  globo,  come  er- 
ronei, sospetti,  e  lììalsoiianti  della 
fi'de.  Nel  i4i2  la  facoltà  di  teolo- 
gia in  Praga  condannò  nella  stessa 
lorma  quarantacinque  articoli  di  Gio- 
vanni Huss,  dichiarandoli  in  globo 
come  ciascimo,  o  eretico,  o  erroneo, 
o  scandaloso,  o  tenente  lungi  i  fe- 
deli dal  vero  cammino  della  fede. 
Così  lo  praticò  dipoi  il  concilio  di 
Costanza,  il  quale  condannò  in  glo- 
bo quarantacinque  proposizioni  di 
Wicleffo,  e  trenta  di  Giovanni  Huss: 
quindi  Papa  Martino  V  nella  sua 
bolla  Inter  caetera,  si  protestò  di 
condannarle  anch' egli,  come  prima 
del  suo  ingresso  a  quel  concilio  ei-a- 
no  state  condannate.  Così  Sisto  IV 
confermò  la  condanna  degli  eiTori 
di  Pietro  d' Osma ,  che  furono  in 
globo  condannali  dalla  congrega- 
zione complutense.  Indi  Leone  X, 
nella  sua  bolla  del  i5ig,  condan- 
nò in  globo  quarautuna  proposizio- 
ni di  Lutero  ;  s.  Pio  V,  Gregorio 
XIII,  ed  Urbano  Vili  similmente 
proscrissero  gli  errori  di  Bajo  in 
numero  di  sessantanove.  Innocenzo 
XI  condannò  le  sessantotto' proposi- 
zioni di  Molinosi  Innocenzo  Xll 
quelle  del  libro  intitolato  Massime 

VOI.     XVI. 


CON  r,T 

de'  santi,  per  tacere  di  tanti  altri 
che  si  possono  consultare  nella  Mo- 
rale al  Antoine  dell'  edizione  roma- 
na. Qui  appresso  ci  limitiamo  sol- 
tanto al  far  cenno  della  condanna 
di  Clemente  XI  contro  i  giansenisti. 
Clemente  XI,  siccome  vigilante 
pastore  della  Chiesa  universale,  an- 
che ad  istanza  di  Luigi  XIV  re  di 
Francia,  a'  16  luglio  ito?,  foce  la 
celebre  bolla  T'^ìneani  Domini  Sa- 
baoth, Bull.  Boni.  tom.  X,  part.  I, 
p.  i45ij  contro  la  quale  subito  si 
scatenarono  i  giansenisti,  perchè  ve- 
deano  per  essa  condannato  con  piìi 
solennità  il  Caso  di  coscienza.  Que- 
sti eretici,  sempre  pertinaci,  ebbero 
un  degno  successore  di  Arnaud,  in 
Quesnello,  il  quale  pubblicò  nel 
1 67 1  //  nuovo  Testamento;  e  ve- 
dendo che  da  alcuni  si  gustava,  fe- 
ce un'aggiunta  alle  sue  riflessioni. 
Fu  allora  che  si  sfogò  contro  le 
potenze  più  cattoliche ,  e  procurò 
d' insinuare  nel  cuore  de'  fedeli  quel- 
le massime,  che  già  da  cinquant  an- 
ni affliggevano  la  Chiesa.  11  gesuita 
p.  Tullier,  confessore  di  Luigi  XIV, 
trovò  nell'opera  di  Quesnello  cento 
ed  una  proposizioni  degne  di  con- 
danna. Il  re  le  denunziò  a  Clemen- 
te XI,  il  quale  condannolle  in  ge- 
nerale colla  costituzione  Unigenitus 
de'  i3  luglio  1708,  Bull.  E.om. 
loco  citato  p.  200,  per  quattro  ra- 
gioni, che  sono  in  essa  dichiarate. 
Fu  però  ritenuto  in  Francia ,  che 
una  semplice  proscrizione  non  ba- 
stasse, ma  che  fosse  d' uopo  d'  una 
spiegazione  con  particolari  qualifi- 
cazioni ;  quindi  è  che  il  Pontefice 
ordinò  in  Roma,  che  sopra  //  nuo- 
vo Testamento  fosse  fatto  r'goroso 
esame,  il  quale  duiò  per  quasi  due 
anni,  con  ventitré  congregazioni  dei 
Cardinali  Spada,  Ferrari,  Fabroni, 
Casini,  e  Tolomei,  insieme  ad  insi- 
5 


GG 


CON 


cui  teologi.  A  queste  congregazioni 
intervenne  anche  Clemente  XI,  che 
per  avere  maggior  aiuto  e  lume 
dal  cielo ,  ordinò  una  processione 
generale  di  tatti  gli  abitanti  di  E.0- 
ma  alla  basilica  vaticana,  nella  qua- 
le pel  medesimo  fine  egli  si  recò 
pili  volte  a  celebrare  la  messa,  e 
farvi  fervorose  orazioni.  Finalmente, 
agli  8  settembre  lyiS,  sottoscrisse 
e  pubblicò  la  celebratissima  bolla 
Unigenitus  Dei  Filius,  Bull.  Rom. 
loc.  cit.  p.  340,  colla  quale  condan- 
nò in  globo  severamente,  e  colle  con- 
venienti censure  cento  ed  una  pro- 
posizioni estratte  dall'opera  di  Ques- 
nello,  come  non  catiolichc,  e  conte- 
nenti il  puro,  e  pretto  dannato  Gian- 
senisnio.  V.  il  Zaccaria  nelle  note 
al  Pallavicini  Storia  del  concilio  di 
Trento,  lib.  I,  cap.  XXI,  pag.  5i, 
Faenza  1 792  ;  ed  il  Bergier,  Di- 
zionario enciclopedico  i  alla  voce 
Condanna  in  globo. 

CONDEDO  (s.),  prete  e  romito 
inglese,  dall'Inghilterra  passò  in 
Francia  unitamente  a  tre  suoi  di- 
scepoli, Giovanni,  Cinomaglio  e  Zac- 
cheo. Dimorò  da  prima  presso  s. 
Valerio  in  Caux,  indi  nella  badia  di 
Fontenelle,  ove  fu  tratto  dalla  fa- 
ma di  s.  Lamberto ,  e  finalmente 
stabifi  la  sua  ferma  dimora  a  Bel- 
cinac,  isola  della  Senna ,  che  ebbe 
in  dono  dal  re  Teodorico  III.  Qui- 
vi costrusse  due  chiese,  una  intito- 
lata alla  ss.  Vergine,  l'altra  ai  santi 
Apostoli  Pietro  e  Paolo.  La  morte 
di  lui  avvenne  circa  l'anno  oo5,  e 
le  reliquie,  a  cagione  delle  inonda- 
zioni di  Belcinac ,  furono  in  pro- 
gresso di  tempo  trasportate  a  Fon- 
tenelle. 

CONDOM  [Condonius,  o  Con- 
domini Fasconnm).  Città  vescovile 
di  Francia  nel  dipartimento  del 
Gers,  un  tempo  capitale    dei  Goil- 


CON 

domese  in  Guascogna,  e  nella  bas- 
sa Guienna.  E  capoluogo  di  circon- 
dario, e  di  cantone,  ed  è  posta  in 
riva  al  Baise  in  una  valle  deliziosa, 
piena  di  fiorentissimi  vigneti.  El- 
la è  sede  di  un  tribunale  di  prima 
istanza,  e  di  una  conservazione  delle 
ipoteche;  ha  molte  chiese,  ed  un 
collegio  comunale,  due  ospedali,  ed 
una  società  di  agricoltura.  La  sua 
origine  si  deve  ad  un  monistero 
di  benedettini;  e  nel  i56g  fu  pre- 
sa e  saccheggiata  da  Gabriele  di 
Montgomery  ,  capo  dei  protestanti 
ugonotti,  che  tanti  danni  recarono 
alia  Francia.  Condoni  fu  patria  di 
molti  uomini  illustri,  fra'  quali  no- 
mineremo Biagio  di  Monluc  ma- 
resciallo di  Francia ,  di  Scipione 
Dupleix  istoriografo,  e  di  Sabathier 
autore  del  Dizìonarìo  delle  antichi- 
tà pagane. 

Il  sommo  Pontefice  Giovanni 
XXII,  residente  in  Avignone ,  nel 
1 3 1 7,  fondò  la  sede  vescovile  di 
Condom,  dichiarandola  sulfraganea 
della  metropolitana  di  Bordeaux.  ; 
cangiò  l'abbazia  di  s.  Pietro  in  cat- 
tedrale, l'abbate  in  vescovo,  e  i  mo- 
naci benedettini  in  canonici,  lascian- 
do loro  però  l'osservanza  della  re- 
gola monastica.  Per  diocesi  assegnò 
lutto  il  Condomese,  il  quale  prima 
colla  città  costituiva  una  porzione 
della  diocesi  di  Agen  al  di  là  della 
Guienna.  Il  Papa  Giulio  III,  eletto 
nel  i55o,  secolarizzò  i  canonici,  e 
il  capitolo  venne  composto  della 
dignità  del  prevosto,  di  quella  del- 
l' arcidiacono,  e  di  dodici  canonici. 
SemLva,  che  la  chiesa  dei  benedet- 
tini fosse  già  cattedrale  quando  Gio- 
vanni XXII  istituì  il  vescovato;  ma 
s' ignora  da  chi  sia  stata  eretta  a 
tal  grado.  Certo  è  che  Onorata 
moglie  del  conte  di  Guascogna  Gar- 
cia,  ebbe  a  l'irabbricarla,  ed  ancoia 


CON 

abbiamo  che  nel  secolo  XI ,  Ugo , 
vescovo  d' Agen ,  vi  collocò  i  be- 
nedettini, e  che  in  seguito  divenne 
celebre  abbazia,  ricolmata  di  favori 
dai  conti  di  Astarac,  e  dai  conti 
di  Guascogna.  Ma  questa  diocesi , 
che  comprendeva  cento  trenta  par- 
rocchie divise  in  tre  arcipreture,  ed 
il  cui  vescovo  godeva  la  rendita  an- 
nua di  sessanlamila  lire,  restò  sop- 
pressa pel  concordalo  del  1801, 
coir  autorità  del  Pontefice  Pio  VII. 

CONDONATO.    F.  Oblato. 

CONDORMIEMI  .  Settari  del 
secolo  decimoterzo,  che  infettarono 
r  Alemagna.  Ebbero  essi  tal  nome 
perchè  sotto  pretesto  di  carità  e 
fratellanza  dormivano  in  una  stessa 
camera  senza  distinzione  di  sesso. 
Il  loro  capo  fu  vm  oscuro  perso- 
naggio di  Toledo.  Si  raccoglievano 
essi  in  un  luogo  presso  Colonia , 
dove  si  dice,  che  adorassero  l'im- 
magine di  Lucifero ,  e  da  lui  ot- 
tenessero grandi  oracoli.  Il  loro  ca- 
po si  affogò  nel  mare  passando  iu 
Inghilterra. 

Condormienti  si  appellarono  ezian- 
dio alcuni  anabattisti  del  secolo  de- 
cimosesto ,  i  quali  cadevano  nella 
medesima  indecenza  de'  primi. 

CONDULMIEPJ  o  CONDUL- 
MERO  FAMIGLIA.  Trasse  l'origine 
da  Pavia,  da  dove  nei  primi  seco- 
li della  veneta  repubblica  si  trasfe- 
rì a  Venezia.  Siccome  in  seguito 
Angelo,  e  il  suo  figlio,  si  rendette- 
ro benemeriti  della  repubblica,  per 
aver  somministrato  gente  armata 
nella  guerra  contro  i  genovesi,  fu 
in  parte  ascritta  alla  nobiltà  nel 
i38i  ;  ed  in  parte  rimase  fra  le 
popolari.  Di  quest'  ultimo  ceppo 
nacque  Gabriele,  che  con  distinta 
dichiarazione  del  senato  venne  ri- 
cevuto fra  i  nobili  patrizi,  e  la  cui 
linea  iu  appresso,  e    nel    i554>  lu 


CON  67 

ammessa  nel  maggior  consiglio.  Ga- 
briele ottenne  la  dignità  di  Cardi- 
nale dallo  zio  Gregorio  XII,  e  nel 
i43i  fu  sollevato  al  pontificato  col 
nome  di  Eugenio  IV  {Vedi).  Egli 
ebbe  per  padre  Angelo  Condulmie- 
ri,  e  per  madre  Beriola  Cori-aro,  che 
\ide  tre  Pontefici  suoi  stretti  pa- 
renti; cioè  Gregorio  XII  suo  fra- 
tello, Eugenio  IV  suo  figlio,  e  Pao- 
lo II  suo  nipote  per  parte  di  Po- 
lissena sua  figlia.  Oltre  all'essere 
sorella,  madre,  ed  avola  di  tre  som- 
mi Pontefici,  fu  ella  ancora  avola, 
zia,  e  bisavola  di  nove  Cardinali^ 
di  sei  patriarchi ,  e  di  undici  ve- 
scovi .  Anche  Polissena  Condul- 
mieri  fu  madre,  sorella,  e  nipo- 
te di  tre  Papi.  Gregorio  XII  [Ve- 
di) patrizio  veneto  fu  fatto  Car- 
dinale nel  i4o4>  6  nel  i4o6  di- 
venne Papa.  Egli  discendeva  dalla 
famiglia  Corraro  o  Correr,  che  tras- 
se l'origine  da  una  casa,  a  cui 
tutte  le  memorie  danno  Roma  per 
culla.  Fu  per  l'irruzione  de' bar- 
bari, che  quella  casa  si  ricovrò  in. 
Venezia,  ove  nell'  amio  863  vive- 
vano due  fratelli  Corraro,  che  es- 
sendo separati  di  abitazione,  e  nel- 
le facoltà,  fecero  anche  differente 
lo  stemma.  I  Corrari  furono  sem- 
pre in  onoranza  nella  repubblica, 
ed  ebbero  rilevanti  impieghi ,  ed 
autorità  nel  senato,  e  negli  eserci- 
ti. L'ammissione  loro  al  patriziato 
rimonta  al  1 297,  ed  un  Angelo 
Corraro  vesti  la  porpora  procura- 
toria. Gregorio  XII  annoverò  tre 
parenti,  e  nipoti  al  sagro  Collegio, 
cioè  Antonio  Corraro,  che  ne  di- 
venne decano,  e  fu  uno  de'  primi 
fondatori  della  congregazione  di  s. 
Giorgio  in  Alga,  Angelo  Rarbarigo 
patrizio  veneto,  e  Gabriele  Con- 
dulmieri  poi  Papa  Eugenio  IV. 
Questi  creò  poscia  Cardinali  Fran- 


68  CON 

ce<;co  Condulmieri  figlio  di  suo  fra- 
tello, che  ili  Valicano  gli  eresse  poi 
il  monumento  sepolcrale,  e  Pietro 
Barbo,  tiglio  di  sua  sorella,  poi  Pao- 
lo li.  Tuttavolta  il  virtuoso  Euge- 
nio IV  si  dimostrò  disinteressato 
co'  parenti,  i  quali  venivano  trat- 
tati da  lui  in  palazzo  senza  distin- 
zione. 

Paolo  II  I^Vedi),  come  dicem- 
mo, riconosceva  per  madre  Polis- 
sena Condulmieri,  e  per  padre  Ni- 
colò Barbo,  duna  famiglia  che  per 
comun  sentimento  degli  scrittori,  si 
crede  oi"iginaria  da  quell'antica  ro- 
mana degli  Enobarbi,  da  L.  Do- 
miziano, per  le  cui  virtù  meritò 
di  essere  ascritto  all'ordine  senato- 
rio. Da  lui  discese  l' imperatole 
Nerone.  Un  ramo  della  famiglia 
passò  a  Parma,  dove  con  gran  lo- 
de resse  la  repubblica  nel  conflit- 
to delle  fazioni  ,  le  quali  peiò  a- 
vendo  tolto  il  dominio  ai  Barbi, 
gli  espulsero,  ritirandosi  essi  in  Ve- 
nezia. Poco  appresso  vennero  an- 
noverati tra  i  senatori;  servendo 
la  repubblica  nelle  più  luminose 
magistrature  di  toga,  e  di  spada, 
anzi  per  le  loro  prodezze  un  im- 
peratore di  Costantinopoli  diede  ai 
Barbi  per  istemma  un  leone  in  pie- 
di, con  una  sbarra  d'oro  a  traver- 
so. Esaltato  nel  14^4  Paolo  II  al 
triregno,  non  solo  si  mostrò  d'ani- 
mo grande  coi  Condulmieri  suoi 
stretti  congiunti,  ma  anco  con  tre 
nipoti,  figli  di  altrettante  sorelle, 
che  creò  Cardinali.  Essi  sono  Mar- 
co Barbo,  che  poscia  eresse  allo  zio 
in  Vaticano  un  bel  deposito;  Bat- 
tista Zeno,  e  Giovanni  Michieli  pa- 
trizi veneti.  Per  Gregorio  XII, 
Eugenio  IV,  e  Paolo  II  la  fami- 
glia Condulmieri  fu  grandemente 
onorata,  e  sali  uj  più  alto  grado  di 
rinomanza,  lustro  ed  opulenza. 


CON 

CONDULMIERI  Francesco,  Cdr- 
diiiale,  Francesco  Condulmieri  di 
Venezia,  nipote  di  Eugenio  IV,  fu 
vicecancelliere,  camerlengo  della  S. 
R.  C,  ed  amministratore  dell'  arcive- 
scovato di  Narbona  nel  i433.  Pas- 
sato poi  nel  1436  alla  sede  vesco- 
vile di  Bezanson,  indi  fu  patriarca 
di  Costantinopoli,  e  a'  19  settem- 
bre del  i43i  venne  promosso  dallo 
stesso  Eugenio  IV  al  Cardinalato 
col  titolo  di  s.  Clemente.  Poscia  ot- 
tenne nel  1 438  la  chiesa  di  Vero- 
na, ove  fondò  il  collegio  degli  Ac- 
coliti, ed  introdusse  i  fiati  dell'Os- 
servanza. Sostenne  parecchie  lega- 
zioni ,  ed  in  quella  contro  il  turco, 
perirono  in  battaglia  Ladislao  re  di 
Polonia  e  di  Ungheria,  ed  il  Car- 
dinal Giuliano  Cesarini.  Intervenne 
alle  dispute,  eh'  ebbero  luogo  tra 
Marco  di  Efeso  ed  il  vescovo  di 
Coron.  Era  troppo  libero  di  lingua, 
e  nella  fuga  di  Eugenio  fu  ritenu- 
to dai  romani  dentro  il  Campido- 
glio fino  al  termine  di  ogni  con- 
tesa. Dopo  il  conclave  di  Nicolò  V, 
morì  a  Roma  vescovo  di  Porto  nel 
1453,  contando  ventidue  anni  di 
Cardinalato.  Venne  sepolto  nella  ba- 
silica vaticana. 

CONDULM1ER.I  Gabriello,  Car- 
dinale.   V.    EuGE>IO    IV. 

CONFERENZA .  Cos'i  chiamansi 
i  ragionamenti,  che  gli  ecclesiasti- 
ci fanno  tra  loro  sulle  materie  re- 
ligiose, di  teologia,  e  principalmen- 
te di  morale.  Ve  ne  sono,  secondo 
i  luoghi ,  settimanali  ,  mensili  ec.  , 
ordinarie,  e  straordinarie.  Le  con- 
ferenze ecclesiastiche  ,  e  spirituali 
sono  utilissime  se  si  fanno  nei  de- 
biti modi,  e  col  beneplacito,  e  se- 
condo le  ingiunzioni  dei  rispettivi 
Ordinari.  Conferenze  pure  si  chia- 
mano le  dispute  regolate  e  pubbli- 
che, che  talvolta  ebbero  luogo  col 


CON 

concorso  del  potere  secolare  tra  i 
cattolici,  e  gli  eretici.  Fra  le  rino- 
mate sono  da  ricordarsi  quella  di 
Cartagine,  tra  i  cattolici  e  i  dona- 
tisti, l'altra  tra  i  cattolici  e  gli  a- 
riani,  ed  altra  tra  i  cattolici  e  i 
severiani  :  ve  n'  è  anche  una  di 
Roma  meritevole  di  menzione. 

La    conferenza    di    Cartagine    fu 
tenuta  in  quella  città  nell'anno  4'  ' 
per  comando  di    Onorio  imperato- 
re, coll'interveiito    di  duecento  ot- 
tanta vescovi  cattolici,    e  di  cento- 
cinquantanove     vescovi    donatisti,  i 
quali  furono    confusi    solennemente 
da  s.  Agostino,  cui   i  cattolici  ave- 
vano dato  il  carico  principale  del- 
la   disputa,    Tuttavolta  i    donatisti 
per  la  maggior  parte  restarono  o- 
stinati  nell'errore,  sebbene  un  gran 
numero  di   vescovi  cattolici  offrisse 
loro  di  dividere  le  proprie  sedi,   ed 
altri  anche  di   cederle    loro    intera- 
mente, se  avessero    rinunciato    allo 
scisma,  esprimendosi  perciò  s.   Ago- 
slino    colle    seguenti    parole:  »    E 
«   per  i  nostri  popoli,  che  noi  sia- 
«   mo  vescovi;    or    quello    che    noi 
»   siamo  per  li  nostri  fiatelli,  siamo- 
M   lo  alla  buon'ora  in  quanto  ad  es- 
«   si  siamo  utili;  ma  desistiamo  pu- 
«   re  di  esserlo,  quando  noi  diven- 
»>    tlamo   per    loro    di    pregiudizio. 
«   Dopo  che   il  Figlio  di  Dio   scese 
'»    dal  cielo,  aflìnchè   noi    divenissi- 
"    mo  suoi   membri,  sentiremo  noi 
M  pena  a  scendere  dalle  nostre  cat- 
«   tedre,  per  impedire  che  i  mem- 
»»   bri  di   Cristo  non  sieno  disgiun- 
"   ti,  e    separati  per    una    divisione 
«   funesta?  "  F .  Cartagine.  La  con- 
ferenza   tra  i    cattolici    e    gli  aria- 
ni dell'anno  499  f"^*  tenuta  alla  pre- 
senza di  Gondebaldo  V,  re    Ariano 
diBorgogna.  S.  Avito,  arcivescovo  di 
Vienna,  siccome  di    gran  scienza   e 
pietà,  avendo  conferito  a  Lione  coi 


CON  69 

vescovi  ariani,  li  confuse,  e  li  fé'  am- 
mutire, con  trionfo  de'cattolici.  Con- 
vinse il  re  stesso  senza  però  con- 
vertirlo, né  potè  indurlo  a  confes- 
sare pubblicamente  l' errore,  che 
per  timore  di  olfendere  i  sudditi 
infetti  dell'arianesimo,  per  cui  si  as- 
tenne di  abbracciare  la  cattolica 
fede.  Sigismondo,  figlio  e  successo- 
re di  Gondebaldo,  fu  più  coraggio- 
so di  lui,  e  rinnegò  la  falsità  del- 
l'ariana credenza.  F.  il  D'Achery  nel 
tomo  III  del  suo  Spicilegio. 

La  conferenza  tra  i  cattolici,  e 
i  severiani  si  tenne  in  Costantino- 
poli nell'anno  533  per  cura  del- 
l'imperatore Giustiniano  I.  Il  risulta- 
mento  si  fu  la  conversione  del  ve- 
scovo Filossene,  e  di  gran  numero 
di  cherici  e  monaci,  ch'erano  sta- 
ti infelicemente  sedotti.  Regia  t.  XI, 
Labbè  tomo  IV,  Arduino  tomo  li. 
La  conferenza  di  Roma  fu  te- 
nuta neir  809  nella  basilica  Vati- 
cana, tra  i  deputati  dell'imperato- 
re Carlo  Magno,  ed  il  Pontefice 
Leone  III,  sulla  particola  Filióque 
aggiunta  al  simbolo  della  fede.  Re- 
gia t.  XX,  Labbè  t.  VII,  Arduino 
t.    IV. 

CONFERMAZIONE.  Sagramen- 
to  istituito  da  Gesù  Cristo,  che 
non  solo  accresce  al  fedele  battez- 
zato la  grazia  santificante,  lo  ren- 
de perfetto  cristiano,  gli  conferisce 
ed  infonde  i  doni  dello  Spiiito  San- 
to, ma  gli  dà  ancora  le  grazie  spe- 
ciali per  credere,  per  confessare  co- 
stantemente la  fede  cattolica,  e  re- 
sistere con  coraggio  ai  nemici  di 
nostra  eterna  salute.  Questo  sa- 
gramento  imprime  in  noi  un  ca- 
rattere sagro  ed  inviolabile,  un  ca- 
rattere, in  virtù  del  quale  non  pos- 
siamo riceverlo  che  vuia  sola  volta, 
per  cui  s.  Paolo  scrivendo  agli  efe- 
sini, disse    loro:    Non  rattristale    lo 


ffQ  CON 

Sp'mto  Sellilo  di  Dìo,  merce  di 
cui  foste  contrassegnati  Nel  bat- 
tesimo riceviamo  im  carattere  , 
che  ci  rende  figli  di  Dio,  e  nel- 
la confermazione  ne  riceviamo 
un  altro,  che  ci  fa  soldati  di  Ge- 
sù Cristo.  In  virtù  del  primo 
noi  apparteniamo  a  Dio  ;  in  forza 
del  secondo  combattiamo  pel  Fi- 
gliuolo di  Dio.  Viene  il  sagramen- 
to  amministrato  coll'imposizione  del- 
le mani,  e  con  l'unzione  del  sagro 
crisma  sulla  fronte  del  battezzato 
e  per  tal'azione  si  dice  anche  cre- 
sima la  cerimonia,  cresimare  l'ese- 
cuzione di  essa,  e  cresimato  quel- 
lo che  ha  ricevuto  il  sagramento. 
f^.  Battesimo,    Crisma    e  Cresima. 

§  I.  Denominazione,  natura,  e  ne- 
cessità del  sagramento  della  Con- 
fermazione. 

La  confermazione  è  chiamata  con 
diverse  denominazioni,  dagli  apo- 
stoli, dai  padri,  e  dai  concili  ;  cioè 
imposizione  delle  mani  ;  unguen- 
to sagro;  sagramento  del  crisma; 
crisma  santo  e  celeste  ;  crisma  di 
salvezza;  segno  del  Signore;  se- 
gno spirituale;  segno  della  vita  e- 
terna  ;  perfezione,  e  confermazione. 
Queste  ed  altre  denominazioni  so- 
no fondate  o  sulla  materia,  o  su- 
gli effetti  della  confermazione,  sa- 
gramento della  nuova  legge,  locchè 
è  definito  in  questi  termini  dal  con- 
cilio di  Trento,  nella  sessione  VII, 
canone  I:  »  Se  alcuno  dirà  che  la 
!>  confermazione  in  quelli  che  sono 
"  beltezzati,  non  è  che  una  ceri- 
»  monia  vana,  e  superflua,  laddove 
»  ella  è  in  fatti  e  propriamente 
«  un  vero  sagramento;  ovvero  che 
»  la  confermazione  una  volta  altro 
Si  non  tosse,  che  una  specie  di  ca- 
»  techismo    dove    quelli    eh'  erano 


CON 

>»  vicini  ad  entrare  nell'adolescenza 
«  rendevano  conto  della  loro  cre- 
»  denza  in  presenza  della  Chiesa, 
)j  sia  anatema  ".  Questo  punto  di 
fede  si  prova  colla  Scrittura,  e  col- 
la tradizione. 

Si  prova  primieramente  la  con- 
fermazione colla  Scrittura,  dicendo 
Gesù  Cristo  a'suoi  apostoli,  Jo.  e. 
ii\.  V.  i6:  "  Io  pregherò  il  Pa- 
•>  dre,  ed  egli  vi  darà  un  altro  con- 
»  sciatore,  acciocché  sempre  resti 
»  con  voi  ;  questo  è  lo  spirito  di 
"  verità,  ec.  "  e  e.  17.  v.  10  di- 
ce al  Padre  suo  parlando  degli  a- 
postoli  :  »  Non  prego  solo  per  essi, 
5;  ma  anco  per  tutti  quelli  che  cre- 
"  deraimo  in  me,  in  virtù  delle  lo- 
»  ro  parole  ".  Nel  libro  degli  Atti 
apostolici,  e.  5.  f.  38,  s.  Pietro  di- 
ce a  quelli,  che  lo  ascoltavano:  -•>  Si 
«  battezzi  ciascuno  di  voi,  e  rice- 
M  verete  il  dono  dello  Spirito  San- 
"  to,  avvegnaché  la  promessa  li- 
"  guarda  voi,  e  i  vostri  figliuoli, 
"  e  tutti  quelli  che  sono  ancora 
»  lontani,  ma  che  il  Signore  no- 
»  stro  Dio  chiamerà  " .  Di  fatti 
si  legge  nel  e.  8.  v.  17.  ec,  e.  19. 
V.  6:  «  Gli  apostoli  imponevano 
«  le  mani  sopra  i  battezzati,  e  lo- 
»  ro  davano  lo  Spirito  Santo  ". 
Questa  è  adunque  la  promessa  dello 
Spirito  Santo  fatta  da  Gesù  Cristo 
a  tutti  i  fedeli,  seguita  dall'esecu- 
zione, ed  un  rito  posto  in  uso  da- 
gli apostoli  per  produrne  l'effetto. 
Osservano  i  teologi,  che  la  confer- 
mazione ha  le  tre  qualità  richieste 
nei  sagramenti  della  nuova  legge  : 
è  un  segno  esterno  e  sensibile,  co- 
stituito dall'imposizione  delle  mani, 
e  dalla  preghiera  ;  ed  ecco  la  pii- 
ma  qualità  richiesta  in  un  sagra- 
mento della  nuova  legge  :  è  un  se- 
gno santo,  e  santificante  che  pro- 
duce   la  grazia,    e  che    infonde  lo 


CON 

Spirito  Santo;  ed  ecco  la  secon- 
da :  è  un  segno  istituito  da  nostro 
Signore  Gesti  Cristo,  poiché  egli 
solo  può  comunicare  alle  creature 
la  virtù  di  produrre  la  grazia,  e 
gli  apostoli  non  avrebbero  avuto 
tanta  cura  di  applicare  il  segno  della 
confermazione  ai  battezzati  se  non 
ne  avessero  ricevuto  l'ordine,  e  la 
istituzione  da  Gesù  Cristo;  ed  ecco 
la  terza  condizione  necessaria  nel 
sagramento  della  nuova  legge. 

Si  prova  inoltre  la  confermazio- 
ne colla  veneranda  tradizione,  ed 
in  primo  luogo  abbiamo  che  il  prin- 
cipe degli  apostoli  s.  Pietro  dalla 
Giudea  passò  nella  Samaria,  da  s. 
Filippo  convertita,  per  amministra- 
re a  que' fedeli  la  confermazione.  Il 
santo  Pontefice,  dice  il  Bernini  Sto- 
ria delle  eresie  p.  3r,  essendo  colà 
andato ,  confermò  que'  popoli  col 
nuovo  sagramento  della  cresima , 
nel  qual  alto,  come  racconta  s.  A- 
gostino,  lib.  3.  De  Bapt. ,  si  vedeva 
scendere  dal  cielo  una  luce  sopra 
il  capo  del  cresimato.  Ciò  vedutosi 
da  Simon  mago,  ambizioso  forse  an- 
ch'esso di  far  scendere  dal  cielo 
quella  luce,  o  di  salire  alla  digni- 
tà episcopale,  ardi  domandarla  a 
s.  Pietro  esibendogli  perciò  denaro. 
Inorridito  il  principe  degli  apostoli 
si  rivolse  a  Simone  e  gli  disse:  pe- 
cunia tua  tecuni  sii  in  perditio- 
nem,  ec.  Nel  secondo  secolo,  san 
Teofilo  di  Antiochia,  1.  I  ad  Ànt. 
n.  li,  dice  che  siamo  chiamati  cri- 
stiani perchè  riceviamo  l'unzione  di 
un  olio  divino.  S.  h'eneo,  che  vis- 
se nel  medesimo  secolo,  discepolo 
di  s.  Policarpo,  il  quale  lo  era  sta- 
to dell'apostolo  s.  Giovanni,  adv. 
haer.  lib.  i .  e.  21.  n.  3,  scrive 
che  i  Yalentiniani,  dopo  aver  bat- 
tezzalo alla  loro  foggia  i  neofiti, 
facevano  loro  una  unzione  col  bal- 


CON  yi 

samo,  imitando  cos\  quanto  si  fa- 
ceva nella  Chiesa  cattolica.  Nel  lib, 
4  poi  p.  7.5,  dice  che  quelli,  ai  qua- 
li gli  apostoli  imponevano  le  ma- 
ni, come  abbiamo  dagli  Atti  y4post 
cap.  8,  ricevevano  Io  Spirito  Santo, 
ch'era  per  essi  un  pane  di  vita. 
Tertulliano,  che  iìovì  nel  terzo  se- 
colo della  Chiesa,  nel  lib.  de  Bapt. 
e.  7.  parla  così:  »  nell'uscire  dai 
'j  fonti  battesimali,  riceviamo  l'un- 
»  zioiie  di  un  olio  benedetto  secondo 
5j  l'antico  uso  di  consagrare  i  pre- 
M  ti  con  una  unzione.  Questa  un- 
»   zione  tocca    la  carne,  ma  opera 

»   un  effetto  spirituale Di  poi 

»  e  impongono  le  mani,  invocan- 
»  do  con  una  benedizione  lo  Spi- 
»  rito  Santo.  "  Nel  lib.  8  parla 
dei  tre  sagramenti  del  battesimo, 
della  confermazione,  dell'eucaristia, 
che  un  tempo  davansi  insieme  nel- 
la Chiesa,  e  chiama  chiaramente  sa- 
gramento anche  la  confermazione. 
S.  Cipriano,  nell'est?.  73  ad  Fu- 
bajanuvi,  dopo  aver  parlato  di  ciò 
che  fecero  s.  Pietro,  e  s.  Giovanni 
rispetto  ai  samaritani  di  fresco  bat- 
tezzali ,  imponendo  loro  le  mani , 
soggiunge  che  »  se  taluno  nell'ere- 
>»  sia  e  fuori  della  s.  Chiesa  ha  po- 
5»  tuto  ricevere  la  remissione  dei 
>i  suoi  peccati  mediante  il  battesi- 
»  mo,  potè  ricevere  anco  lo  Spiri- 
M  to  Santo  ;  e  che  non  è  più  me- 
»  stieri,  qualora  egli  ritorni,  d'im- 
»  porgli  le  mani,  e  di  segnarlo  ac- 
M  ciocche  riceva  lo  Spirito  Santo,... 
»  Dunque,  die'  egli,  questo  è  il  no- 
»  stro  costume,  che  chi  fu  battez- 
»  zato  nella  Chiesa,  sia  presentato 
»  ai  vescovi,  affinchè  colla  imposi- 
»  zione  delle  mani  riceva  Io  Spi- 
'5  rito  Santo,  e  sia  segnato  col  se- 
»  gno  del  Signore  ".  11  Pontefice 
s.  Corneho  del  254  5  '"  ""^  delle 
sue  lettere,  presso  Eusebio,  1.  6,  e. 


73  CON 

47>  p.  3i3,  dice  di  Novaziano ,  il 
primo  degli  antipapi,  che  dopo  es- 
sere stato  battezzato,  non  fu  segna- 
to dal  vescovo,  e  che  per  mancanza 
di  questo  segno,  non  potè   ricevere 

10  Spirito  Sauto.  Testimonianze  del 
quarto  secolo  sul  sagramento  della 
confermazione,  si  leggono  nei  con- 
ciH  di  Elvira,  di  JVicea,  di  Laodi- 
cea  ec.,  tutti  distinguendola  dal  bat- 
tesimo, e  riconoscendola  per  sagra- 
mento, non  per  cerimonia,  come 
pretendono  i  protestanti;  sagramen- 
to che  pur  riconoscono  i  padri,  fra 
i  quali  nomineremo  s.  Cirillo  di 
Gerusalemme,   Catechesi  3  de  Con- 

Jirmatloìie;  s.  Gio.  Grisostomo,  ho- 
mil.  i8  in  Act.  apost.j  s.  Girola- 
mo, Dialog.  contr.  Luciferian.;  s. 
Agostino,  Tract.  6  in  epist.  s.  Joan.; 
Innocenzo  I,  cap.  3  ad  Decentiiiìu; 
s.  Gregorio  I,  epist.  ii  ;  Beda,  in 
cap.  8  Act.;  s.  Isidoro  di  Siviglia, 
lib.  2.  de  Offic.  cap.  26;  Amala- 
rico, lib.  I  de  Offic.  cap.  27  ;  Val- 
frido  Strabene,  Uh.  de  rebus  eccles. 
cap,  26,  e  Betram ,  lib.  4  contra 
graeconim  apposita^    capo  VII,  ec. 

11  p.  Drowen,  de  re  sacrarti  t.  3, 
riferisce  gli  analoghi  passi  dei  con- 
cili, e  dei  padri.  I  luterani,  e  i  cal- 
vinisti furono  i  primi  eretici  ad  at- 
taccare direttamente  la  cresima.  V. 
Chardon  t.  I,  p.    i56. 

Provalo  questo  punto  di  fede 
colla  Scrittura,  e  colla  tradizione, 
passiamo  a  dire  se  è  necessario  il 
sagramento  della  confermazione.  Di- 
cono pertanto  i  teologi  che  questo 
sagramento  era  sopra  tutto  neces- 
-sario  in  tempo  delle  persecuzioni , 
quando  tutti  i  cristiani  dovevano 
essere  pronti  a  spargere  il  sangue 
per  attestare  la  loro  fede.  Non  cessò 
per  altro  d'essere  necessario  dopo  che 
il  cristianesimo  si  è  stabilito.  La  fede 
sempre  è  stata  combattuta  dagh  e- 


C  ()  X 
retici,  dagli  increduli,  dai  cristiani 
scandalosi,  e  lo  è  ancora  al  pre- 
sente; ma  la  grazia,  che  Dio  ci 
concede  per  resistere,  non  ci  è  da- 
ta per  assalire,  giacchèj  dice  s.  Pao- 
lo, Timot.  e.  2,  v.  7:  Dio  non  ci 
ha  dato  lo  spirito  del  timore,  ma 
della  fortezza,  della  carila,  e  della 
moderazione.  La  confermazione  a- 
dunqiie  non  è  necessaria  di  neces- 
sità di  mezzo,  perchè  possiamo  es- 
sere salvi  senza  di  essa,  purché  sia- 
mo battezzati;  ma  è  necessaria  di 
necessità  di  precetto  divino  nel  pe- 
ricolo di  morte,  di  persecuzioni,  di 
violente  tentazioni  ec. ,  e  lo  è  di 
precetto  ecclesiastico,  come  si  può 
vedere  dai  canoni  di  diversi  conci- 
ni, fra'  quali  ecco  quanto  dice  il 
canone  V  del  concilio  di  Lambesa, 
celebrato  nel  1281:  >■>  Vi  sono  molti 
cristiani,  i  quali  trascurano  di  ri- 
cevere il  sa2;ramento  della  con- 
fermazione,  senza  sapere  di  quali 
grazie  si  privano;  perchè  non  vi 
sono  ministri  zelanti,  che  ve  gl'in- 
ducano.  Quindi  è ,  che  per  ov- 
viare a  una  negligenza  sì  con- 
dannabile, noi  proibiamo  di  am- 
ministrare il  sagramento  della 
Eucaristia  a  coloro,  che  non  a- 
vranno  ricevuto  quello  della  con- 
fermazione, se  non  fossero  in  ar- 
ticolo di  morte;  o  se  non  aveS'- 
sero  omesso  di  riceverlo ,  che  a 
causa  di  qualche  impedimento 
ragionevole  ".  Conchiudono  i  teo- 
logi, che  siccome  gli  apostoli  ave- 
vano somma  cura  di  confermare 
tutti  quelli  i  quali  battezzavano,  si 
può  dedurre  che  Gesù  Cristo  aves- 
se ad  essi  comandato  di  ammini- 
strare il  sagramento  della  confer- 
mazione, e  ai  fedeli  di  riceverlo  ; 
il  perchè  i  padri,  e  le  madri  sono 
obbligati  a  far  cresimare  i  loro  fì- 
gljtjoli  innanzi    di   amuietterli    alla 


CON 

prima  comunione,  e  peccano  gra- 
vemente se  vi  uiancliiiio.  Gli  au- 
ticlii  canoni  imponevano  tre  anni 
di  penitenza  a'  genitori  negligenti. 

Evvi  poi  un  precetto  particolare 
della  Chiesa,  che  proibisce  di  rice- 
vere la  tonsura  senza  essere  confer- 
mato, precetto  che  sussisteva  sino 
dalla  mela  del  terzo  secolo,  e  che 
fu  rinnovalo  nel  concilio  tridentino 
nella  sessione  23,  capo  IV  :  Prima 
tonsura  non  inìtientur  qui  sacra- 
mentutn  confirmadonis  non  recepe- 
rint.  Questo  precetto  è  fondalo  sul- 
la natura  dello  stato  ecclesiastico , 
eh'  essendo  uno  slato  di  perfezione, 
domanda  che  coloro,  i  tjuali  l' ab- 
bracciano colla  tonsura,  sieno  per- 
fetti cristiani.  Quindi  la  sagra  con- 
gregazione del  concilio  piìi  volle  ha 
dichiarato,  che  l'iniziato  nella  pri- 
ma tonsura  il  quale  non  fosse  pri- 
ma cresimato,  ed  avesse  dipoi  pre- 
so gli  ordini  minori ,  è  malamente 
promosso,  acquista  non  legittima- 
mente i  beneficii,  e  non  può  ascen- 
dere agli  ordini  sagri  senza  la  pon- 
tificia dispensa.  Devonsi  pure  con* 
fermare  le  candidate  religiose  se 
non  lo  fossero,  prima  di  dare  loro 
il  velo ,  e  generalmente  tutti  gli 
adulti. 

IVon  si  sa  poi  precisamente  quan- 
do Gesù  Cristo  abbia  istituito  il  sa- 
gramento  della  confermazione;  gli 
uni  vogliono  che  fosse  il  di  della 
cena ,  altri  quello  della  Pentecoste, 
altri  nello  spazio  di  tempo,  che  cor- 
re tra  la  pasqua  di  risiurezione,  e 
r  ascensione.  Veramente  in  questo 
tempo  Gesù  Cristo  promise  spesso 
a'  suoi  apostoli  di  dar  loro  Io  Spi- 
rito Santo,  ed  istituì  grandi  misteri, 
nel  numero  de'  quali  potrebbe  es- 
sere quello  della  confermazione.  11 
secondo  sinodo  di  Chalons  nella  Sen- 
lìa,  celebrato  l'auuo  8 1 3^    fece  de- 


CON  73 

creti  contro  alcuni  plebei,  che  ri- 
tornavano più  volte  a  farsi  confer- 
mare. Bisogna  credere  che  alloia 
non  fosse  in  uso,  almeno  colà,  scri- 
vere i  nomi  di  coloro  che  si  cresi- 
mavano, dai  quali  registri  si  traggo- 
no le  fedi  necessarie  a  prodursi  mas- 
sime nel  contrarre  il  matiimonio. 
In  Roma  i  vescovi  autorizzati  a 
cresimare  mandano  gli  attestati  del- 
le cresime  fatte  alla  patriarcale  ba- 
silica lateranense,  dal  cui  archivio 
poi  si  ritirano  all' occorrenza  dai 
confermati.  Ma  gli  attestati  delle 
cresime,  che  per  privilegio  si  fanno 
nella  basilica  vaticana ,  si  ritirano 
da  queli'  archivio. 

§  II.  Mtiterla,  e  forma  citila 
Confermazione. 

La  confermazione  viene  ammi- 
nistrata con  r  imposizione  delle  ma- 
ni, e  con  l'unzione  del  sagro  cris- 
ma, sulla  fronte  del  battezzato. 
Quindi  disputano  i  teologi,  quale 
di  queste  due  azioni  sia  la  mateiia 
essenziale,  e  principale  di  questo 
sagramento.  Gli  uni  pensarono  che 
lo  sia  la  prima,  altri  la  seconda; 
l'opinione  più  comune  si  è,  che 
tulle  e  àue  sieno  necessarie  alla 
nitegrità  del  sagramento:  per  con- 
seguenza la  preghiera  che  accom- 
pagna l'imposizione  delle  mani,  e 
le  parole  unite  all'unzione  sono  e- 
gualmente  parte  della  forma.  Nel- 
la chiesa  greca,  e  nelle  sette  o- 
rientali  ,  si  dà  questo  sagramento 
immediatamente  dopo  il  battesimo, 
e  si  amministra  come  nella  Chiesa 
Romana,  con  1'  unzione  del  sagro 
crisma;  se  non  che  il  vescovo  ples- 
so noi  dice  al  confei-mando:  «  Io  li 
»  segno  col  segno  della  croce.,  e  ti 
»  confermo  col  crisma  di  salute , 
»   nel   nome    del    Padre ^     del    Fi- 


74  CON 

»  gliuolo,  e  dello  Spirilo  Santo. 
»  Amen".  I  greci,  che  altra  volta 
si  servirono  dell'  imposizione  delle 
mani  nell'amuiinistrazione  di  que- 
sto saj^ramento,  dicono  nel  conferir- 
lo: "  Questo  e  il  segno,  e  il  siig- 
»  gello  del  dono  delio  Spirito  San- 
»  to  ',  formola  che  i  vescovi  greci 
usano  anche  in  Roma  allorché  am- 
ministrano ai  loro  il  sagramento. 

Il  crisma  poi  della  confermazio- 
ne è  un  unguento  composto  d'olio, 
e  di  balsamo,  che  serve  pure  nelle 
unzioni,  che  si  fanno  nel  battesi- 
mo. L'  olio  di  oliva  è  essenziale  nel 
crisma  della  confermazione,  e  se  si 
adoperasse  altro  olio,  come  di  no- 
ce, di  mandorle  ec.  per  comporlo, 
non  sarebbe  materia  valida  al  sa- 
gramento. La  mescolanza  del  bal- 
samo coir  olio  è  necessaria  di  ne- 
cessità di  precetto  ecclesiastico,  dap- 
poiché sia  certo  che  la  Chiesa  or- 
dini fare  il  santo  crisma  con  olio 
e  con  balsamo;  nei  primi  cinque 
secoli  della  Chiesa  non  si  usava 
il  balsamo  per  la  confermazione. 
Il  crisma  dev'essere  benedetto  e  con- 
sagrato, e  già  nel  terzo  secolo  era- 
ne stabilita  la  benedizione.  11  crisma 
dev'essere  benedetto  dal  vescovo; 
ma  siccome  la  Chiesa  non  ha  de- 
finito, che  la  benedizione  in  sé  fos- 
se dell' essenza  del  sagramento,  così 
non  l'ha  pur  definito  della  bene- 
dizione fatta  dal  vescovo. 

La  ragione,  per  la  quale  Gesù. 
Cristo  ha  voluto  scegliere  l'impo- 
sizione delle  mani  ,  e  la  cresima, 
per  la  materia  della  confermazione, 
si  è,  che  non  ve  n'ha  di  più  a- 
datta  per  contrassegnare  gli  effetti 
di  questo  sagramento.  L'imposizio- 
ne delle  mani  accenna  la  protezio- 
ne speciale  di  Dio  sopra  coloro 
che  si  confermano;  l'olio  per  le 
«iualilù    grasse    e    fluide,     significa 


CON 

l'abbondanza  della  grazia,  che  de- 
riva da  Gesù  Cristo  per  lo  Spirito 
Santo  sui  confermati,  come  altresì 
significa  la  forza,  perchè  con  esso 
anticamente  ungevansi  gli  atleti;  e 
pel  balsamo,  che  sparge  buon  odo- 
re, e  preserva  dalla  corruzione , 
s'intende  l'odore  delle  virtù,  che 
deve  diffondere  chi  riceve  la  con- 
fermazione. II  concilio  di  Trento, 
sess.  7,  can.  2  :  »  Se  alcuno  dirà, 
»  che  quelli  i  quali  attribuiscono 
»  qualche  virtù  al  santo  crisma 
M  della  confermazione,  fanno  ia- 
«  giuria  allo  Spirito  Santo,  sia  a- 
»   natema  ". 

§  III.  Ministro  della  Confer- 
mazione. 

E  di  fede ,  che  il  vescovo  solo 
sia  il  ministro  ordinario  della  con- 
fermazione. Il  concilio  di  Trento 
lo  ha  così  deciso  contro  gli  eretici 
nel  terzo  canone  della  sessione  7: 
»  Se  alcuno  dirà,  che  il  vescovo 
»>  solo  non  é  il  ministro  ordinario 
55  della  santa  confermazione;  ma 
»  che  ogni  semplice  prete  lo  è  pa- 
»  rimenti,  sia  anatema  ".  Dicesi  che 
il  Papa  s.  Urbano  I,  eletto  nel 
226,  ordinasse  che  i  battezzati  ri- 
cevessero la  cresima  dalla  mano 
soltanto  de' vescovi,  onde  sciocca- 
mente argomentarono  gli  eretici  , 
che  da  lui  fosse  istituito  il  sagra- 
mento della  confermazione.  V^.  il 
capo,  Onines  Jìdeles  de  Cons.  d.  5, 
e  Tertulliano,  lib.  de  Resur.  Cam. 
lib.  de  Progr.,  e  lib.  de  Bapt.,  non 
che  Dionisio  Areopagita,  de  Eccl. 
Hier.  cap.  2,  part.  2.  Quindi  si 
ha  pnre  che  il  Pontefice  s.  Euse- 
bio del  309  confermò  la  prescrizio- 
ne, che  la  cresima  fosse  soltanto 
amministrata  dai  vescovi.  I  Wicle- 
fibli,  gli   Ussiti,  i  Valdesi,    ed    altri 


CON 

ciclici  pretesero,  che  i  semplici  sa- 
cerdoti fossero  ministri  ordinari  del- 
la confermazione. 

I  semplici  preti,  per  qualche  ur- 
gente necessità,  e  nelle  remote  re- 
gioni, possono  essere  i  ministri  stra- 
ordinarii  del  sagramento  della  con- 
fermazione, per  concessione  ed  in- 
dulto de'sommi  Pontefici.  AlcLini 
teologi,  come  s.  Tommaso,  ne  con- 
vengono; altri  sono  di  diverso  pa- 
rere, come  Ugo  di  s.  \ittore  ec. 
S.  Gregorio  I,  nel  declinare  del  VI 
secolo,  colla  sua  seconda  lettera  a 
Gennaro  vescovo  di  Cagliari,  per- 
mise ai  preti  della  Sardegna  di 
amministrare  la  ciesima  in  man- 
canza de' vescovi.  V.  lib.  ^,  Epist. 
26;  Bellarmino,  lib.  4}  de  Roin. 
Pont.  cap.  io;  Natale  Alessandro 
saec.  II.  dis.sert.  10,  §  i4  e  21; 
non  che  le  note  dei  Maurini  in  que- 
sto luogo  di  s.  Gregorio  I.  Ripor- 
ta il  Bernini,  Storia  delle  eresie 
p.  208,  che  da  Durando  fu  accu- 
sato s.  Gregox'io  I,  perchè  permise 
ai  preti  di  Cagliari  di  conferire  la 
cresima,  la  quale  per  ragione  divina 
ai  soli  vescovi  appartiene.  Egli  però 
coll'autorità  dei  canoni  dei  concili 
Fiorentino  e  Tridentino  risponde, 
che  il  ministro  ordinario  della  cre- 
sima è  il  vescovo  ad  honorem  po- 
tius  sacerdolis,  quam  ad  legis  ne- 
cessitatem.  Ministi-o  straordinario  è 
il  sacerdote  ove  non  sono  vescovi , 
i  quali  sempre  confermano,  ma  il- 
lecitamente allorché  i  cresimandi 
non  sono  loro  sudditi,  meno  che 
rOi'dinario  ne  li  autorizzi.  Il  Char- 
don,  tom.  I,  p.  294,  parla  della 
concessione  di  s.  Gregorio  I;  ma 
dice  che  nella  Sardegna,  avendo  i 
sacerdoti  usurpata  la  facoltà  di  cre- 
simare, egli  prima  proibì  loro,  e  poi 
per  amore  della  pace  loro  permise 
di  proseguire  nella  inlrodolla  usan- 


CON  75 

za.  Qui  però  noteremo,  che  il  se- 
sto concilio  di  Parigi  dell' 827,  e 
quello  di  Meaux  dell' 843,  non  per- 
mettevano amministrare  la  confer- 
mazione neppure  ai  corcpiscopi (Fe- 
di), e  riguardo  a  quelli  che  pote- 
vano amministrarla,  si  voleva  da 
altri  concili,  che  i  cresimandi  da 
loro  dovessero  essere  nuovamente 
confermati.  Tultavolta  Isacco  di 
Langres  dice  in  questo  proposito: 
Si  quis  non.  ab  episcopo,  sed  a  cor- 
episcopo  fuerit  confmnatus  j  rei- 
terar i  aliìs  htnedictionihus  non  de- 
bet.  Lo  stesso  si  legge  in  un 
capitolare  dell' 8o3,  il  cui  autore 
attesta  di  conformarsi  in  questa  co- 
sa all'autorità  di_  Papa  s.  Leone 
III,  ch'era  stato  sopra  ciò  consul- 
tato. 

Quindi  altri  sommi  Pontefici , 
secondo  i  bisogni  e  le  circostanze, 
accordarono  ai  semplici  preti,  e  ad 
altri  anche  per  privilegio  perpetuo 
il  permesso  di  amministrare  la  con- 
fermazione. Innocenzo  IV  la  "  con- 
cesse ai  pp.  domenicani,  Giovanni 
XXII,  e  Leone  X  ai  pp.  france- 
scani spediti  in  America,  nei  luo- 
ghi ove  non  fossero  vescovi,  privi- 
legio che  fu  riconosciuto  dalla  con- 
gregazione de' riti  a'  5  aprile  1704, 
come  dimostia  il  Lambertini ,  De 
Canon,  ss.  lib.  11,  cap.  2,  n.  4- 
Gregorio  XIII  ne  facoltizzò  i  ge- 
suiti; Benedetto  XIII  l'abbate  dei 
benedettini  cassinesi  di  s.  Paolo 
fuoii  le  mura  di  Roma,  come  ri- 
porta il  Sandini,  Fit.  Pont.  tom.  I, 
pag.  208  adnot.  8;  Innocenzo  XIII, 
e  Benedetto  XIV  ne  diedero  il  per- 
messo al  p.  custode  o  guardiano 
del  santo  sepolcro  in  Gerusalemme, 
de'  minori  osservanti,  come  si  legge 
nella  costituzione  io,  Ballar,  toni. 
I,  pag.  28,  e  nello  stesso  Benedetto 
XIV,  De   Sjnod.    Diocces.    lib.    7, 


76  CON 

cap.  7,  5  <^5  pt^i"  '"Jii  nominare  al- 
tri Pontedci,  che  e;^iui!e  indulto  ac- 
cordaiono  ad  allri  religiosi  missio- 
nari nelle  terre  degli  infedeli,  ove 
noti  fossero  vescovi,  bolle  che  re- 
gistra il  Ferrari,  Bibliolh.  Canon. 
K'crI).  Coiìjirmatio  art.  i  i .  Anzi  Be- 
nedetto XIV,  a' 26  aprile  i749) 
colla  costi tuzionCj  Suprema,  Bull. 
Bcned.  XIF ,  tom.  II,  pag.  59,  agli 
abbati  del  monisttro  dell'  Assunta 
fle'  benedettini  di  Kempten  nella 
provincia  di  Magonza ,  diede  la 
facoltà  di  conferire  nel  loro  mo- 
nistero,  e  nella  chiesa  di  s.  Loren- 
zo (da  tali  abbati  dipendente),  il 
sagramento  della  cresima  ai  fedeli 
sudditi  della  loro  spirituale  giuris- 
dizione quasi  vescovile.  In  Roma  i 
vescovi  di  rito  diverso  dal  latino, 
vengono  autorizzati  ad  amministra- 
re la  cresima  in  caso  di  bisogno , 
ma  psservando  la  forma,  la  mate- 
ria, e  le  cerimonie  proprie  della 
Chiesa  Romana. 

IVon  va  qui  taciuto,  che  tra  i 
greci  i  semplici  preti  da  lungo 
tempo  sono  autorizzati  a  conferire 
\,\  conlermazione  senza  che  la  Chie- 
sa R.omana  abbia  ciò  mai  loro  in- 
terdetto, giacché  qualunque  volta 
si  trattò  dell'unione  della  Chiesa 
greca  colla  romana,  questa  ricevette 
j  greci  con  tiilti  i  loro  usi  e  riti, 
come  principalmente  si  può  vede- 
i'e  nei  concili  generali  Lionese  II 
e  Fiorentino.  Tuttavolta  Benedetto 
XIV,  nella  costituzione  07  Bull. 
Jìoni.  tomo  I,  dice  che  la  Sede  apo- 
stolica avea  ciò  proibito  a'sacerdo- 
ti  greci,  e  perciò  riputava  nulla 
la  cresima  da  loro  fatta:  ma  di 
poi,  colla  costituzione  129,  loc.  cit. 
p.  5 1-2  disse:  »  per  una  certa 
«  tolleranza,  e  facilita  della  Sede 
5>  apostolica  il  medesimo  sacerdote 
»   in  Oliente  a'  greci  l'iiuo,  e   l'al- 


CON 

»  tro  sagramento  (il  battesimo,  e 
«    la  cresima  )  conferisce  ". 

INon  si  deve  neppure  passare  sot- 
to silenzio,  che  talvolta  gli  stessi 
sonimi  Pontefici  hanno  conferito 
la  cresima,  il  perchè  non  riuscirà 
discaro,  che  qui  ne  riportiamo  alcuni 
esempi,  ove  noteremo  le  cose  prin- 
cipali  relative. 

E  primieramente,  avendo  abjurato 
il  luteranismo  la  regina  Cristina  di 
Svezia,  ed  abdicato  il  trono,  si  re- 
cò a  Ptoraa  per  istabilirvisi,  venen- 
do accolta  con  distinzione,  e  pater- 
namente nel  i655  dal  Pontefice 
Alessandro  VII.  Nella  mattina  del 
santo  Natale  i  due  Cardinali  lega- 
ti Medici,  e  Sforza,  deputati  ad  in- 
contrarla, con  quattro  vescovi  as- 
sistenti al  soglio,  andarono  a  pren- 
dere la  regina  nelle  sue  stanze  nel 
palazzo  Vaticano,  e  la  condussero 
nella  contigua  basilica,  ove  il  Pa- 
pa celebrava  solennemente  la  mes- 
sa, e  prima  d'incominciarla  la  re- 
gina ricevette  da  lui  la  cresima,  as- 
sistendo il  Cardinal  de  Medici  nel- 
l'oflizio  di  padrino  in  luogo  del  re 
di  Spagna,  La  regina  avanti  di  re- 
carsi in  Roma,  e  stando  in  Innsbruck 
avea  manifestato  di  voler  prendere 
nella  cresima  un  secondo  nome 
e  chiamarsi  Cristina-Alessandra,  vo- 
lendo con  questo  secondo  nome 
assumere  quello  del  Papa  che  ri- 
conosceva qual  secondo  padre,  e  per- 
ciò la  sera  precedente  fece  al  me- 
desimo domandarne    licenza. 

Piacque  ad  Alessandro  VII  il 
pensiero  della  regina,  perchè  non 
riguardava  il  nome  a  lui  imposto 
nel  battesimo,  ma  quello  assunto 
come  successore  di  s.  Pietro  ;  e 
siccome  la  regina,  prima  di  recarsi 
a  pLonia  avea  visitato  il  santuario 
della  beata  Vergine  di  Loreto,  il 
Pupa  le  uismuò    di    far    precedere 


CON 

quello  di  Maria  ai  nomi  di  Cristi- 
na-Alessandra j  e  quindi  chiamarsi 
Maria-  Cristina-  Alessandra  ,  locchè 
fece  la  regina.  Seguita  la  cresi- 
ma, essa  si  assise  sopra  un  ricco 
talamo  per  assistere  alla  messa  pon- 
tificale, ricevendo  a  suo  tempo  dalle 
mani  di  Alessandro  VII  la  comu- 
nione; quindi  nel  seguente  giorno 
il    Papa  la  invitò  seco  a  desinare. 

Altri  esempi    delle    cresime  fatte 
dai    sommi    Pontefici,    oltre    la  de- 
scritta,   sono  di   Benedetto  XIII,  il 
quale   nell'anno  santo    172^,  si  re- 
cò a   Vignanello,    feudo  del  princi- 
pe Ruspoli,  la    cui  figlia    era    con- 
sorte al  proprio  nipote,  ed   ivi  con- 
sagrò la  magnifica  chiesa  eretta  dal 
principe.  Dopo  la  funzione  il  detto 
Pontefice     cresimò  don    Alessandro 
Ruspoli,  ch'ebbe  a  padrino  il  Car- 
dinal Coscia    favorito    dei  Papa,  e 
le  sue  due  sorelle,  cui  fece  da  ma- 
drina   la  duchessa  di  Gravina.    Di 
tutto   ciò    si    conserva  memoria    in 
una  lapide  marmorea  in  detta  chie- 
sa.   Nel   seguente     anno    Benedetto 
XIII    canonizzò   san    Turibio,   arci- 
vescovo di  Lima   nel    Perù,  morto 
nel    1609,  dopo  aver  cresimato  cir- 
ca   novecento    mila    persone,  come 
riporta  il  Novaes  nella  vita  di  det- 
to Pontefice,  t.  III.  p.  88.  Noteremo 
ancora  che  innumerabili  sono  le  cre- 
sime fatte  da    Benedetto  XIII,  co- 
me quello  che  con  tutta  facilità    e- 
sercitava  le    funzioni    episcopali,    e 
nella  sua  prima  gita  a    Benevento, 
chiesa  arcivescovile   da  lui  ritenuta 
nel  pontificato,  dopo  aver  cresima- 
to un    gran    numero     di    fanciulli, 
partendo  dalla  città    a!  12   maggio 
1727,    andò    a    dormire     a   monte 
Sarchio  nel    palazzo    del    principe, 
dove  nel  ffi  seguente  amministrò  la 
cresima  a  cinquecentosei  fanciulli. 
Benedetto  XIV  nel  1751  nel  pri- 


CO.X  7" 

mo  giorno  di  quaresima  cresimò  il 
principe  di   due  Ponti,   a  cui    poco 
dopo   mandò  in    dono    il    corpo  di 
s.   Giulio  di  nome    proprio,     rinve- 
nuto nel  cimiterio,  o  catacomba  di 
llignano.   Lo    stesso    Pontefice    tro- 
vandosi  nel  1754  in  Castel  Gandol- 
fo,   nel  dì   della  festa  della  natività 
di  s.  Gio.  Battista,  nella  chiesa  prin- 
cipale dopo  aver  celebrato  la  mes- 
sa, avendo  deposta  la  pianeta  ,    se- 
dente sul  faldistorio,  conferì    il  sa- 
giamento     della     confermazione     al 
marchese    d.    Giovanni    Lamberlini 
suo    pronipote ,    alla     presenza     dei 
(Cardinali   Argenvilliers ,  ed   Albani, 
olire  i  prelati  e  signori  della  corte, 
facendo  da  compare  il  Cardinal  Gi- 
rolamo Colonna    pro-maggiordomo. 
Al   volume  IV,  pag.   212  e  2i3  del 
Dizionario ,  si  riportano    il  battesi- 
inOj    e    la    confermazione    ammini- 
strati  da   Benedetto    XIV,    e    Cle- 
mente XIII  a  vari   ebrei  convertiti. 
Qui    però     aggiugneremo ,    che  nel 
1761    Clemente  XllI    nella  sua  cap- 
pella segreta   del   palazzo  Quirinale, 
conferì   la  prima   tonsura    a    Gian- 
francesco  !\Iinali  di  Padova,  il  quale, 
convertito  dal  giudaismo  alla  catto- 
lica fede,  era  stato  precedentemen- 
te dal   medesimo  Papa    battezzato , 
e  cresimato,  ed  in  quel  tempo  man- 
tenuto a    sue    spese    nel    seminario 
Vaticano.   Nello  stesso  anno,  e  nella 
medesima  cappella    Clemente    XIII 
agli   8   dicembre    dopo    avere    cele- 
brato la    messa,   cresimò    d.    Cesai-e 
Lanibertini,  altro  pronipote  del  suo 
immediato    predecessore     Benedetto 
XIV,  essendone    padrino    Carlo  III 
re  di  Spagna  rappresentato  per  pro- 
cura dal  Cardinal    Orsini  ;    indi    il 
re  mandò  al  suo  figliano  o  figlioc- 
cio il  suo    real  ritratto    contornato 
di  brillanti,  del  valoie  di  scudi  die- 
cimila. 


78  COx\ 

Finalmente  noteremo,  quanto  dif- 
fusamente si  può  leggere  nel  Dia- 
rio dì  Roma  del  1784  nura.  972. 
Il  sommo  Pontefice  Pio  VI  nella 
cappella  Sistina  del  palazzo  Vati- 
cano ,  vestito  di  pianeta  e  mitra , 
dopo  avere  recitata  una  dotta  omi- 
lia  sul  sagramento  della  conferma- 
zione, cresimò  le  figlie  dell'  amba- 
sciatore veneto  Andrea  Memmo,  d. 
Lucia,  e  d.  Paola,  nella  mattina 
della  domenica  ia  Alhis.  Accompa- 
gnarono tali  dame ,  in  vece  della 
loro  madre,  la  contestabilessa  Co- 
lonna, e  la  principessa  d'Avello,  e 
le  madrine  furono  d.  Costanza  Fal- 
conieri duchessa  Braschi  nipote  del 
Papa,  e  d.  Giulia  Falconieri  prin- 
cipessa Santacroce:  tanto  le  madri- 
ne, che  le  candidate  vestivano  tutte 
di  bianco.  Quindi  Pio  VI  celebrò 
la  messa,  nella  quale  comunicò  le 
candidate,  e  poi  ascoltò  quella  del 
cnppellano  segreto.  Furono  presenti 
alla  funzione  il  re  di  Svezia  Gu- 
stavo III,  molti  Cardinali,  prelati, 
e  nobiltà  sì  romana  che  estera. 
Monsignor  Romualdo  Braschi  mag- 
giordomo diede  un  lauto  rinfresco 
a  tutti,  nello  stesso  palazzo  aposto- 
lico; e  l'ambasciatore  nel  palazzo  di 
A  enezia  fece  un  sontuoso  pranzo.  11 
Papa  regalò  alle  cresi mande  due 
preziose  corone  di  lapislazzoli  be- 
nedette legate  con  cappiette ,  e  me- 
daglie d'oro  ;  d.  Costanza  donò  a 
d.  Lucia  un  anello  o  rosa  di  otto 
brillanti, dei  quali  era  piìi  grosso  quel- 
lo in  mezzo;  e  d.  Giulia  regalò  a  d. 
Paola  una  pretensione  con  gruppo, 
e  cifra  di  brillanti  :  monsignor  Dini, 
primo  maestro  delle  cerimonie,  eb- 
be dall'  ambasciatore  un  orologio 
d'  oro. 

§.  IV.     Ceriinonie    che    precedono  , 
accompagnano j  e  seguono  il  cou- 


CON 
ferimento    del   sagramento    della 
Confermazione. 

Oltre  quanto  superiormente  si  è 
detto,  vi  sono  cerimonie  che  pre- 
cedono la  cresima,  altre  che  l' ac- 
compagnano, altre  che  la  seguono. 
Le  cerimonie,  che  la  precedono, 
consistono  nelle  seguenti.  Quelli  che 
devono  essere  cresimati  fa  d'uopo 
abbiano  Padrini,  o  Madrine  (Ve- 
di), ossiano  Compari  o  Comari 
(Vedi),  acciò  li  presentino  al  vescovo , 
eli  sostengano,  per  significare  il  loro 
stato  d'  infanzia,  e  di  debolezza  nel- 
la via  spirituale.  Per  questa  pre- 
sentazione si  contrae  nel  modo 
come  si  disse  all'  articolo  Compa- 
ratico (Vedi),  fra  i  compari  e  le 
comari  ,  i  figliocci ,  e  le  figlioccia 
un'  alleanza  ed  affinità  spirituale , 
simile  a  quella,  che  dai  medesimi 
si  contrae  nel  battesimo,  come  per 
esempio  il  padrino  non  può  sposa- 
re la  madre  del  suo  figlioccio,  ne 
la  madrina  il  padre  della  sua  fi- 
glioccia. Celestino  V  comandò  che 
un  solo,  o  uomo,  o  donna  rispetti- 
vamente sia  il  padrino,  ola  madrina 
nella  confermazione,  mentre  che  nel 
battesimo  più  di  uno  se  ne  con- 
cedono. Opusc.  8,  part.  2,  e.  uni- 
co. L' affinità  poi,  che  contraggono 
spiritualmente  questi  padrini,  e  ma- 
trine,  è  meno  estesa  che  quella 
del  battesimo,  perchè  non  passa  il 
primo  grado.  Conc.  Trid.  sess.  24» 
e.  2,  de  Ref.  Devono  i  cresimandi 
lavarsi  la  fronte,  e  recar  seco  ben- 
de di  lino  bianche  convenienti  e 
nette  pei'  bendarsi  la  fronte  dopo 
che  si  sarà  Jatta  1'  unzione  del  sa- 
gro crisma  :  comunemente  le  ben- 
de sono  fettuccie  di  seta  bianca  lar- 
ghe circa  due  pollici.  In  alcuni  luo- 
ghi le  bende  non  si  usano,  ovvero 
in  mancanza  di  esse,  i  ministri  del 


I 


COiV 

vescovo  asciugano  la  fronte  dei  con- 
fermati con  bambagia.  Anticamen- 
te nella  cresima  cambia  vasi  il  no- 
me della  persona  che  dovea  rice- 
vere la  confermazione,  massime  quan- 
do il  nome  che  avea  era  non  con- 
venevole, come  ridicolo  o  indecente, 
ovvero  quando  la  persona  per  una 
particolare  divozione  a  qualche  san- 
to, avesse  bramato  assumerne  il  no- 
me. S.  Gregorio  di  Tours  lib.  5, 
cap.  38,  racconta  che  s.  Ermenegil- 
do figlio  di  Leovigildo  re  de'  goti, 
Clini  chrismaretnrj  prese  il  nome 
di  Giovanni.  Dell'uso  di  cambiare 
il  nome  nella  cresima,  f^.  il  Car- 
dinal de  Agnine,  tomo  IV,  Concil. 
Hispan.  in  praef.;  ilMartene;  Gio. 
Enr.  Stussii,  Commentai,  de  No- 
minimi  mutatione,  Gothae  lySo; 
ed  il  padre  Vincenzo  Dom.  Passi- 
ni, de  velevuni  quoriindam  Chri- 
stianorum  propriis ,  selectisque  no- 
minibuSy  Venetiiis  1772.  1  canoni 
dei  concili  di  Milano,  e  di  Acqui 
del  i585,  e  di  quello  di  Tolosa 
del  iSgo,  comandarono,  che  nella 
cresima  si  cambiasse  a'  cristiani  il 
nome,  se  ne  portassero  uno  non  con- 
veniente, già  assunto  nel  battesimo, 
o  prima. 

Le  cerimonie,  che  accompagnano  la 
confermazione,  consistono  in  ciò:  che 
quelli  i  quali  debbono  essere  cresima- 
ti, essendo  in  ginocchio  nei  tempi,  e 
nei  luoghi  indicati  dal  vescovo,  que- 
sti stando  a  sedere  ovvero  in  piedi 
protende  le  mani  sopra  di  loro,  e 
recita  1'  orazione  :  Spiritus  Sanctus 
super  veni  at  in  te,  et  virtus  Altissimi 
custodiat  te  a  peccatis.  R>.  Anien^ 
colla  quale  invoca  lo  Spirito  San- 
to, siccome  forza  ec.  Indi  il  vesco- 
vo dice  altre  orazioni,  intinge  il 
pollice  della  mano  destra  nel  santo 
crisma,  col  quale  fa  un  segno  di 
croce    sulla    fronte    di    quello    che 


CON  79 

conferma,  dicendo  :  Sigfw  te  xigno 
crii  -t^f  cis,  et  confìrmo  te  chrìsmate 
salutis.  In  nomine  Patris,  et  Filii, 
et  Spiritus  Sanati.  Amen.  Delle  ve- 
sti che  assume  il  vescovo,  delle  ora- 
zioni che  recita  nella  confermazio- 
ne, e  delle  cerimonie  che  in  essa 
si  fanno,  V.  Pontificale  Romanum, 
Venetiis  iBsS,  pag.  j^ì  i  ;  Forma 
Conjìrmntiolìis,  etc.  ;  e  Forma  Con- 
fìrmationis,  etc.  ex  Pontificali  Ro- 
mano deprompta,  Romae  1824.  Il 
Chardon,  Storia  dc'Sagramenti,  1. 1, 
p.  223,  riporta  alcuni  estratti  dei 
più  antichi  Pontificali,  coli' ordine 
tolto  dal  Pontificale  mss.  dell'arci- 
vescovo Egberto,  che  è  vissuto  ver- 
so il  secolo  ottavo. 

Il  santo  crisma  applicato  in  forma 
di  croce  sulla  fronte,  ch'è  la  sede  del 
coraggio,  del  timore,  della  vergo- 
gna, insegna  ai  confermati  a  confes- 
sare coraggiosamente  la  loro  fede, 
a  temere  Iddio ,  a  non  arrossire 
della  croce  di  Gesù  Cristo,  delle 
sue  massime,  del  suo  vangelo,  ma 
a  gloriarsene;  e  ad  arrossire  del 
mondo,  delle  passioni,  del  peccato. 
Riguardo  al  tempo,  in  cui  si  conferi- 
sce la  cresima,  questo  è  la  Pentecoste, 
e  in  altre  solennità,  potendosi  cre- 
simare in  qualunque  tempo  per  giu- 
ste cause:  così  si  dica  delle  ore,  che 
per  lo  più  sono  quelle  del  mattino. 
Il  quinto  concilio  di  Milano,  e  quel- 
lo celebrato  in  Acqui  nel  ij85,  pre- 
scrivono per  l'amministrazione  del- 
la confermazione  l'ora  di  terza ,  e 
ragione  ne  rendono,  perchè  in  quel- 
r  ora  venne  lo  Spirito  Santo  sopra 
gli  apostoli.  Lo  che  comanda  an- 
che il  Rituale  ambrogiano  stampa- 
to sotto  il  Cardinal  Monti  De  sac. 
Confimi,  p.  I  I.  Il  cerimoniale  am- 
brogiano prescrive,  che  il  vescovo  si 
ve>ta  di  stola,  e  piviale  di  color 
bianco,  e  che  porti  la  sua  croce  al- 


Ho  CON 

?,ata,  la  mitra ,  e  il  pa<;toi'n!e.  Ji 
Cardinal  Federico  Borromeo  nel  suo 
r.liiale  stabili  che  nella  città  di  Mi- 
lano, la  confermazione  debba  mi- 
nistrarsi nel  quinto  giorno  della 
Pentecoste,  cominciando  a  conta- 
re dal  lunedì,  con  regolare  distri- 
buzione. 

Le  cerimonie  poi,  che  seguono  la 
confermazione,  consistono,  in  questo, 
che  il  vescovo  dopo  aver  fatto  l'unzio- 
ne del  crisma,  dà  uno  schiaffetto  leg- 
giero sulla  guancia  del  cresimando, 
dicendo:  Pax  teciun,  e  poi  recita 
tutte  le  altre  consuete  orazioni.  Ne- 
gli antichi  Sagiamentari  non  si  fa 
menzione  di  questo  schiaffetto,  laon- 
de s' ignora  il  tempo  di  sua  origi- 
ne. Questo  schiaifetto  tiene  luogo  del 
liacio  di  pace,  che  accompagnava  al- 
tre volte  le  diverse  cerimonie  della 
Chiesa.  Serve  ancora  a  rammentare 
al  confermato,  che  deve  essere  pronto 
a  sofferire  ogni  affronto  e  travaglio  pel 
iifjme  di  Gesù  Cristo.  Anticamente 
le  bende,  che  avevano  servito  a  fa- 
sciare la  fi'onte  de'  cresimati,  si  con- 
servavano per  sette  giorni,  uso  che 
durò  sino  al  secolo  XI!;  nei  secoli 
XIV,  e  XV  non  si  conservavano, 
che  due  o  tre  giorni,  e  nel  secolo 
XVI  si  ritenevano  ventiquattro  oie, 
ciocché  ora  in  pochi  luoghi  si  usa. 
Solendosi  asciugare  la  fronte  ai  cre- 
.siraati.  In  Roma  ed  altrove  tali 
bende  o  fettuccie  si  ripongono ,  in 
venerazione  al  santo  olio  di  cui  fu- 
jono  a  contatto,  e  restarono  unte. 
Piima  nella  vigilia  del  giorno  di  sì 
importante  funzione  i  cresimandi 
dovevano  non  solo  lavarsi  la  fronte, 
ma  si  facevano  tagliare  quei  capelli 
(he  potevano  loro  cadere  sugli  oc- 
chi, acciocché  non  vi  fosse  impedi- 
uuMito  all'  applicazione  del  santo 
crisma. 


CON 

^  V.  Soggetto  della  Confermazione, 
disposizioni  per  rice^'erla,  ed  ef- 
fetti di  essa. 

Il  soggetto  capace  di  ricevere  la 
confermazione  deve  essere  battezza- 
to, essendo  il  battesimo  l'introdu- 
zione agli  altri  sagramenti.  Quan- 
tunque i  bambini  e  i  fanciulli  che 
non  abbiano  l' uso  della  ragione, 
essendo  nati  spiritualmente  pel  bat- 
te^imo,  jiossono  ricevere  la  cresima 
viilidamente,  la  quale  perfeziona  lo 
spirituale  nascimento  Nei  primi  do- 
dici secoli  delia  Chiesa,  i  vescovi 
nell'occidente  ordiiiariamente  con- 
ferivano la  confermazione  ai  fan- 
ciulli subito  dopo  il  battesimo.  In 
progiesso  di  tempo  fu  creduto  più 
conveniente  il  cresimare  soltanto 
le  persone  giunte  agli  anni  della 
discrezione,  per  cui  ora  si  suole  da- 
re a  quelle,  che  abbiano  compiti  set- 
t'anni.  Il  catechismo  romano  esor- 
tando a  differire  la  confermazione  sino 
ai  sette  anni  ha  in  mira  il  maggior 
frutto  di  questo  sagramento,  il  quale 
certamente  maggiore  può  sperarsi 
in  quell'età  nella  quale  il  cresiman- 
do è  abile  a  comprendere  ciò  che  rice- 
ve. Tuttavolta  si  amministra  la  con- 
fermazione anche  prima  di  quell'e- 
tà per  giuste  cause,  cioè  quando  i 
fanciulli  sono  in  pericolo  di  morte, 
o  che  il  vescovo  preveda  di  non 
potere  se  non  dopo  lungo  tempo 
ritornare  ne'  luoghi  ove  fossero  fan- 
ciulli, che  non  avessero  ancora  det- 
ta età.  Neil  Oliente  si  è  sempre  data, 
e  tuttora  si  conferisce  la  cresima  ai 
fanciulli  immediatamente  dopo  bat- 
tezzati, uso  che  approva  la  Chiesa 
romana. 

In  quanto  alla  disposizione  per 
ricevere  con  frutto  la  confermazio- 
ne, fa  d'uopo  a  chi  la  riceve  di  es- 
sere in  istato  di  grazia,  cioè  di  aver 


CON 

conservato  l'innoccnzn  hattesimalp, 
o  averla  riparala  colla  penitenza, 
giacche  la  conlerniazione  è  un  sa- 
giamenlo  dei  vivi.  Conviene  pure 
in  riceverla  sapere  quelle  verità,  la 
cui  cognizione  è  necessaria  a  lutti 
i  fedeli,  come  gli  articoli  di  fede 
contenuti  nel  simbolo  ,  i  comanda- 
menti di  Dio  e  della  Chiesa  ,  1'  o- 
ràzione  domenicale,  la  salutazione 
angelica,  e  ciò  che  riguarda  il  sa- 
gran)ento  della  confermazione.  I 
concili  provinciali  di  Roano  del 
i5Hi,  quello  di  Aix  del  i^By,  e 
quello  di  Narbona  del  1609,  co- 
mandano che  su  detti  punti  si  usi 
particolare  diligenza.  E  bene  essere 
digiuno  nel  riceverla,  ciocché  non  è 
obbligo,  come  lo  era  nei  primi  do- 
dici secoli  della  Chiesa ,  nei  quali 
bisognava  che  fosse  digiimo  tanto 
chi  dava,  quanto  chi  riceveva  la 
confermazione.  Tutfavolta  il  conci- 
lio Trecese  del  i4oo  ordi-nò  il  di- 
giuno ai  cresimandi,  e  quello  di  Co- 
lonia del  XI 11  secolo  il  raccoman- 
dò. I  concili  di  IMeaux ,  e  di  Pioa- 
no  del  1072  imposero  al  ministro 
della  confermazione  egual  digiuno; 
ma  questo  lodevole  costume  per  di- 
verse ragioni   poco  si   osserva. 

Gli  effetti  che  produce  la  confer- 
mazione sono  due,  laumenlo  della 
grazia,  e  il  carattere,  articolo  di  fede 
definito  dal  concilio  Tridentino,  ed 
appoggiato  siilia  Scrittura,  e  sui  pa- 
dri, come  sulcapoS  degli  Jl/i;  sulla 
lettera  di  s.  Cipriano  a  .lubajano; 
sul  capo  26  del  XV  hbro  della 
Triniti  di  s.  Agostino;  sulla  let- 
tera del  Pontefice  s.  Innocenzo  I 
a  Decenzio;  e  sulla  lettera  di  Papa 
s.  Gregorio  1  al  vescovo  di  Caglia- 
ri. Credettero  poi  sempre  i  padri  e 
i  teologi  essere  il  presentaneo  pe- 
licolo  di  morto  una  di  quelle  cir- 
costanze, in  cui  oliMiga  il  divin 
VOI.    x\i. 


CON  8/ 

precetto  tutti  quelli,  che  non  lian- 
no  ricevuto  il  sagraniento  della 
confermazione  ,  a  riceverlo  ,  ac- 
ciocché, come  dice  s.  Tommaso 
part.  3,  q.  172  art.  7,  ad  4»  biella  ri- 
siirrezioìie  perfetd  apjìariscano.  Ol- 
tre a  ciò  va  ritlettuto,  che  vivendo 
ordinariamente  qualche  tempo  quel- 
li ,  che  da  piccoli  ricevettero  la 
confermazione,  ed  essendo  in  tutta 
la  loro  vita"  esposti  alle  spirituali 
occulte  battaglie,  si  fa  loro  molto 
necessario  questo  santo  soccorso  per 
ben  vivere,  e  trionfare  de'  loro  av- 
versari. Il  Chardon,  Storia  de  sa- 
cramenti al  cap.  Vili,  parla  degli 
eiìetti  interni  del  sagraniento  della 
confermazione,  cioè  dell'  accresci- 
mento della  grazia  santificante,  e 
di  quella  che  è  propria  di  questo 
sagraniento,  vale  a  dire  del  dono 
della  spirituale  fortezza  ;  ed  al  capo 
IX  fa  parola  di  altri  effetti  mirabili, 
e  sorprendenti  della  confermazione, 
cioè  del  dono  de' miracoli,  e  delle  vi- 
sioni soprannaturali.  Questi  effetti 
erano  molto  ordiiiarii  ne' due  primi 
secoli  della  Chiesa,  ed  aggiunge  le 
nozioni  per  quanto  tempo  tali  gra- 
zie sieno  slate  comuni  nella  Chie- 
sa. Al  capitolo  poi  X  dimostra,  clic 
nel  terzo  secolo  ancora  vigeva  mol- 
to comunemente  il  dono  de' mira- 
coli, e  delle  visioni  ;  e  che  dipoi  si 
fecero  rari  perchè  già  rassodata  la 
Chiesa,  Dio  non  li  credette  pii»  co- 
tanto necessari,  facendoli  rinnovare 
nel  ((uarto  secolo  per  reprimere 
l'audacia  di  Giuliano  aposlata,  co- 
me racconta  s.  Gio.  Grisosfonio. 
Finalmente  s.  Agostino  ne  riporta 
molti  avvenuti  nel  .secolo  quinto, 
e  cos'i  quelli  degli  altri  secoli  so- 
no ricordali  dalle  storie  ecclesiasti- 
che. 

Chi    amasse    erudirsi    su    questo 
arg(jinentOj     può     consultare    i    se- 


82  CON 

guenli  autori:  Chaiilon  citato  t.  I, 
pag.  1 55  e  seg. ,  Della  Cresima  ; 
Sainelli,  Lettere,  eccl.  tom,  X,  lelt. 
LXVIIl,  Che  il  -ìagramento  della 
cresima  non  sia  reiterahile;  Hol- 
steniuSj  de  foima  et  ministro  con- 
Jinnationis  apud  graecos;  Assema- 
ni  in  Cod.  litiirg.  t.  Ili;  Francesco 
Vitalcj  Dell'  antichità,  origine,  ed 
ufficio  de'  padrini  nella  conferma- 
zione, nelle  Dissertaz.  liturgiche, 
Roma  1 756;  Gio.  Battista  Fran- 
gipane, sopra  la  cresima  da  darsi 
a'  moribondi  non  confessati,  Paler- 
mo 1768;  Trombelli,  De.  conjir- 
matione,  Bononiae  1775,  tom.  I, 
Dissert.  V,  De  materia  conjirma- 
lionis  p.  7-2f).  Il  Cancellieri  nella 
sua  Lettera  al  dottor  RorefF  a  p. 
180  riporta  i  titoli  delle  sei  dis- 
sertazioni recitate  nell'accademia  di 
liturgia  istituita  da  Benedetto  XIV, 
sui  più  eruditi  punti  di  questo  ar- 
gomento. Senza  levai-e  il  pregio  a 
tanti  altri  uomini  di  valore,  che 
hanno  lodevolmente  faticato  nel 
raccogliere  le  più  sincere,  ed  anti- 
che testimonianze  dell'  uso  della 
cresima  dai  primi  tempi  della  Chie- 
sa sino  ai  giorni  nostri,  Carlo  Vi- 
tasse  nel  tomo  I,  De  sacramento 
confirmalionisj  si  è  senza  dubbio 
segnalato,  non  avendo  omesso  pa- 
dre, concilio,  o  monumento  alcuno 
per  dimostrare,  come  ha  fatto,  l'uso 
perpetuo,  e  la  pratica  continua  del- 
la Chiesa  nell'  amministrazione  di 
questo  sagramento.  Cos'i  il  Lamber- 
tini  tom.  I,  Nolific.  YI,  pag.  29, 
ediz,  romana  del  1742.  In  Roma 
nella  basilica  lateranense  si  ammi- 
nistra solennemente  la  cresima  nel 
sabbato  santo,  e  in  quello  di  Pen- 
tecoste ai  novelli  battezzati  ;  con 
solennità  pure  si  amministra  in  tut- 
te le  domeniche  dalla  Pentecoste 
sino  al  mese  di   agosto:  privatamen- 


CON 

te  si  amministra  poi  anche  in  altri 
tempi  dell'anno,  al  die  alludendo 
Prudenzio,  disse  nel  lib.  i,  conlr. 
Symni. 

Coelihiis  aut  magnis   L^ateranas 

cunit  ad  aedes, 
Unde  sacrum  referat  regali  chris- 

mate  signuni. 

Della  cresima,  che  pur  si  fa  con 
ecclesiastica  pompa  nella  basilica 
vaticana,  e  del  privilegio  di  confe- 
rirla in  essa,  si  tratta  al  \ol.  XII, 
p.  243  del  Dizionario,  ove  piu-e  si 
parla  dell'antico  rito ,  per  cui  in 
alcune  solennità  ivi  si  amministra- 
va il  battesimo,  e  immediatamente 
la  cresima. 

CONFESSIONALE,  o  Confes- 
sionario {^Confessarli  sedes,  sacrum 
poenitentiae  tribunal).  Luogo  ove  i 
sacerdoti  ascoltano  le  confessioni. 
Esso  è  di  legno,  per  lo  più  di  pu- 
lita noce,  e  si  compone  di  un  seg- 
gio pel  confessore,  di  due  genufles- 
sori  laterali  pei  penitenti,  avanti 
ai  quali  sono  due  aperture  ripa- 
rate da  gelosie,  o  graticcie  di  ferro, 
di  latta,  o  di  legno  con  suoi  pic- 
coli sportelli  per  chiudersi  dal  con- 
fessore, e  nel  davanti  del  confes- 
sionario vi  sono  ti'e  grandi  spor- 
telli, uno  inferiore  che  ne  chiude 
l'ingresso,  e  due  superiori  per  soc- 
chiudersi nell'atto  della  confessione. 
Talvolta  però  in  vece  de'due  spor- 
telli superiori  vi  sono  soltanto  ten- 
dine, ed  in  qualche  luogo  non  vi 
sono  né  queste,  ne  i  due  sportelli. 
Vi  sono  pure  confessionarii  di  ma- 
teriale, come  ordinariamente  sono 
quelli  delle  monache.  Sopra  le  det- 
te due  laterali  aperture,  si  suole 
porre  l'immagine  del  nostro  Signo- 
re Crocefisso,  o  della  beata  Veigi- 


CON 

ne;  e  dentro  si  trova  la  nota  stam- 
jiata  de'casi  riservati  al  Papa,  ed 
alla  sagra  pciiitenzieria  apostolica. 
Il  confessionale  del  Cardinal  peni- 
tenziere maggiore  nelle  patriarcali 
basiliche  Lateranense,  Vaticana,  e 
Liberiana,  ove  il  detto  Cardinale  a- 
scolta  le  confessioni  nella  settimana 
santa,  è  un  seggio  di  noce,  senza 
ripari  elevato  sopra  di  alcuni  gra- 
dini, da  dove  il  Cardinale  con  vma 
lunga  bacchetta  di  legno  dorata, 
segno  della  potestà  spirituale  in 
foro  cojiscienliae ,  tocca  il  capo  a 
quei  fedeli,  che  a  lui  si  presentano. 
Queste  bacchette  sono  ancora  presso 
i  confessionari  delle  patriarcali  ba- 
siliche di  Roma,  e  di  altre  basi- 
liche cattedrali,  e  santuari  in  di- 
"verse  parti  del  mondo,  colle  quali 
i  confessori  Pe/iìteiizieri  (Vedi)  toc- 
cano il  capo  de'fedeli,  che  perciò 
loro  si  presentano  dinanzi.  Questo 
uso  può  forse  derivare  dagli  anti- 
chi romani,  i  quali  per  affrancare 
uno  schiavoj  gli  davano  un  colpo 
di  bacchetta  sulla  testa.  Si  conside- 
ra il  colpo,  che  ricevono  i  fedeli 
colla  bacchetta  penitenziaria,  come 
l'acqua  benedetta  e  la  benedizione 
sacerdotale ,  perchè,  come  è  noto, 
prendendo  la  prima,  e  ricevendo 
la  seconda  con  cuore  pentito,  ven- 
gono scancellati  i  peccati  veniali. 
Benedetto  XIV,  con  decreto  dei 
3i  agosto  1743,  concesse  ai  peni- 
tenzieri della  basilica  vaticana  ven- 
ti giorni  d'indulgenza  per  ogni  col- 
po, che  darebbono  colla  bacchetta 
da  essi  usata  nella  basilica  :  ed  ac- 
cordò similmente  venti  giorni  d'in- 
dulgenza per  quelli,  che  con  senti- 
mento d'umiltà  e  di  contrizione  dei 
propri  peccali,  ricevono  sul  capo 
tali  colpi  di  bacchetta.  Dipoi  Cle- 
mente XIV,  con  bolla  de'  5  ago- 
sto   i774>  concesse  la  stessa  indul- 


CON  83 

genza  a  favore  sì  dei  fedeli,  che 
dei  penitenzieri.  Questa  indulgenza 
è  comune  ai  penitenzieri  delle  altre 
patriarcali  basiliche  di  Roma,  e  di 
altri  santuari  e  luoghi:  così  dicasi 
de'fedeli,  che  da  loro  ricevono  il 
colpo  di  bacchetta.  Ma  il  Cardina- 
le penitenziere  maggiore  acquista 
cento  giorni  d'indulgenza  nel  toc- 
cai'e  il  capo  d'ogni  fedele,  come 
altrettanti  ne  acquistano  i  fedeli,  che 
ricevono  il  colpo  sul  capo.  F.  Con- 
fessori. 

CONFESSIONE  (  Confessio  ). 
Questo  termine  ha  diversi  signifi- 
cati. I.  significa  lode:  Confilemini 
Domino,  vuol  dire,  lodate  il  Si- 
gnore. II.  Professione  di  fede,  cioè 
enumerazione,  e  dichiarazione  de- 
gli articoli  della  fede,  che  si  pro- 
fessa. F.  Professione  di  fede.  Con- 
fessione AuGùsTANA,  Confessione  di 
Fede,  e  Confessionisti.  III.  La  pre- 
ghiera del  Coìtfìlcor  Dea  oninipo- 
te nti  etc,  che  il  prete  dice  nel  prin- 
cipio della  messa,  o  durante  l'uffi- 
zio, e  la  l'ecitazione  di  questa  pre- 
ghiera. F.  Confiteor.  IV.  Il  luogo, 
in  cui  il  sacerdote  recita  il  Confì- 
teor prima  d'incominciaie  la  messa 
avanti  l'ultirao  gradino  dell'altare. 
V.  Il  seggio,  da  cui  il  confessore 
ascolta  le  confessioni,  e  si  disse  an- 
cora della  penitenza,  ch'egli  impo- 
ne. F.  Confessionale,  Confessore, 
e  Penitenza.  VI.  Quel  luogo  sot- 
terraneo, che  viene  sovrastato  dal- 
l'altare maggiore,  in  cui  si  custo- 
discono, e  venerano  i  corpi  de'san- 
ti,  principalmente  de'  martiri,  nel 
quale  si  discende  per  alcuni  sca- 
lini, il  perchè  talvolta  questo  luo- 
go fu  chiamato  discesa.  Osserva  il 
Macri  nella  Notizia  de'vocaboli  ec- 
clesiastici, alla  parola  Confessio,  che 
confessione  si  prende  per  quella 
parte  della   Chiesa   (Vedi),  in    cui 


84  CON 

si  riponevano  i  corpi  e  le  reliquie 
dei  salili  marliri,  sebbene  in  pro- 
gresso di  tempo  qualunque  luogo, 
in  cui  giacevano  reliquie,  compre- 
se quelle  de'confessori,  era  chiama- 
to Confessio,  come  Martyriiini  si 
disse  tutta  la  chiesa.  Aggiunge,  che 
alcuna  volta  un  reliquiario  fu  det- 
to confessione,  e  che  questo  vo- 
cabolo non  può  denotare  un  orato- 
rio, siccome  rilevasi  da  molti  testi 
di  Anastasio  Bibliotecario,  uno  dei 
quali  è  questo  :  Fecit  confcssioneni 
head  Laiirenfii  martyris  ex  argen- 
to pexanlem  Uhras  centmn;  parole 
che  non  si  possono  applicare  ne  a 
chiesa,  né  ad  oratorio.  Cassiodoro, 
colla  sua  nota  eleganza,  encomiò 
Roma  arricchita  delle  confessioni  dei 
ss.  apostoli  Pietro,  e  Paolo:  »  te- 
^'  nemus  aliquid  Apostolorum  pro- 
;»  prium,  si  peccatis  dividentibus 
"  non  reddatur  alienum  quando 
»  confessione  illas  quae  videre  u- 
•5  niversitas  appetit  ,  Roma  feli- 
"  cior  in  suis  finibus  habere  pro- 
»  meruit,  epist.  3  ".  Furono  cosi 
nominati  i  due  santuari  delle  ba- 
siliche Vaticana  ed  Ostiense,  perchè 
in  essi  i  fedeli,  e  particolarmente 
gl'imperatori,  e  i  principali  prela- 
ti della  cristianità  solevano  fare  la 
loro  professione  di  fede.  Si  dicono 
ancora  Liinina  Apostolorum  dalla 
greca  voce,  che  significa  porlo ^  per 
essere  quasi  sicuri  porti,  ai  quali 
dalle  pili  remote  regioni  ricorre- 
vano i  cristiani  dopo  lunga  pelle- 
grinazione. Il  detto  Anastasio  chia- 
mò la  confessione  Locuhim  .  Ma 
delle  confessioni  dei  santi  apostoli 
si  tratta  agli  articoli.  Chiesa  di  s. 
Paolo  :vfi,la  via  Ostiense;  Chies\ 
ni  s.  Pietro  in  Vaticano,  e  Lumi- 
na Apostolorum  ,  che  è  il  luogo 
ove  in  dette  due  basiliche  riposano 
i   loro  corpi.   Vlf.    Fu   detto  anco- 


ra  confessione  l'abito  monastico  e 
religioso  considerato  come  abito  di 
penitenza,  della  qftale  la  confessio- 
ne forma  parte.  Vili.  La  confessione 
de'peccati  sì  generale,  sì  partico- 
lare, e  per  singoli  come  quella  che 
anticamente  pratica  vasi,  e  che  pra- 
ticano gli  ebrei  il  lunedì,  il  giovedì, 
tutti  i  giorni  di  digiuno,  e  quando 
sono  infermi.  IX.  La  confessione 
sagramentale,  o  auricolare,  cioè  la 
dichiarazione,  e  l'accusa  che  fa  il 
peccatore  pentito  delle  sue  colpe 
ad  un  sacerdote  approvato  per  ri- 
ceverne l'assoluzione.  V.  Confes- 
sione   Sacramentale. 

CONFESSIONE  AUGUSTANA. 
V.  Augustana  confessione  ed  inte- 
rim, 

CONFESSIONE  m  FEDE.  Di- 
chiarazione pubblica,  ed  in  iscritto 
di  quello,  che  credesi.  I  concili  han- 
no composte  alcune  Coìifessioni,  o 
professioni  di  Fede  (Pedi),  che  si 
chiamarono  ancora  Simboli  (Fedi), 
per  distinguere  la  dottrina  cattolica 
dagli  errori;  mentre  gli  eretici  per 
parte  loro  ne  formarono  per  espor- 
re la  propria  erronea  credenza. 
Della  ridicola  confessione  degli  An- 
tropomorjiti  (l^edi),  parla  il  Bernini, 
Storia  delle  eresie  p.  76.  S.  Epi- 
fanio convinse  gli  antropomorfiti  col 
testo  di  s.  Giovanni:  Spiritus  est 
Deus;  e  s.  Cirillo  li  chiamò  paz- 
zi perchè  affermavano:  Christuni 
ncscio  quo  pacto  posse  peccare,  co- 
me se  il  non  sapere,  bastasse  per 
asserire  una  cosa.  Nel  concilio  di 
Riinini,  gli  ariani  presentarono  ai 
vescovi  cattolici  una  formula,  o  con- 
fessione di  fede,  che  portava  la  da- 
ta 22  maggio  369,  e  volevano  che 
l'accettassero  senza  riguardo  ai  de- 
creti dei  concili,  né  alle  forinole 
precedenti.  Dall'iscrizione  sntlo  il 
consolato     di e   dalla    data 


CON  CON                     85 

conobbero    i    vescovi   cattolici,    che  in  uno  de'  sinodi  di  essa  nel    i^tyg, 
questa  era  rultima  formula  di  Sir-  e    confermata    nel   sinodo  di    Dor- 
mio,  la  quale    era    pessima,  la  ri-  drecht  nell'anno     1619.    6.  Quella 
gettarono,  e  non    fecero  conto  del-  dei    calvinisti  di  Polonia   composta 
la    iscrizione.     1^.    Rimini  ,    e     Sir-  nel    1570   in  un  sinodo  di  Czenger. 
ìMio.  7.  Quella,  che  si    chiamò  delle  quat- 
In  progresso    di   tempo    la   mag-  tro  città  imperiali,  cioè  Strasburgo, 
gior  parte  degli  eretici   cambiarono  Costanza,  Memmingen  ,    e    Lindau, 
come  gli  ariani  la  loro  professione  presentata    all'imperatore    Carlo  V 
di  fede;  non  poterono  mai  coiiten-  nel    i53o   nello     stesso     tempo    che 
tare  tutti  i  loro  seguaci,  né  soddis-  quella  d'Ausburg,  la  quale  fu  com- 
fare   a  sé     slessi.    Sovente    si    fece  pilata  da  Bucero, 
loro  questo  rimprovero,  e  in  parti-  La  seconda  parte    della    raccolta 
colare  ai  protestanti.  Eglino  fecero  contiene  le  confessioni  di  fede  del- 
una raccolta   delle  loro   Confessioni  le  chiese,  ossieno  sette  Luterane,  e 
di  Fede,  divisa  in  due  parti.  La  pri-  quelle    che  vi  hanno    maggiore  re- 
ma  parte  ne  contiene  sette,  cioè    i.  lazione.   In  primo  luogo    la  confes- 
la     confessione     elvetica,     composta  sione  d'Ausburg,   composta  da  Me- 
dalle  chiese  protestanti    degli  sviz-  lantone  nel    i53o,    e    presentata  a 
zeri.   Già  ne  avevano  fatta  una  in  Carlo  V  da   molti  principi  dell'im- 
Basilea    l'anno     i538,  ma    siccome  pero  nella     dieta  tenuta    in    quella 
non  sembrò  abbastanza  diffusa,  ne  città.   2.  La  confessione  sassona  fat- 
composero  una  seconda  l'anno  1 566,  ta  a  Wirtemberg  nel  i55i,   per  es- 
cui    pretesero,  che  tutte    le    chiese,  sere     presentatala     al     concilio     di 
o  per  dir    meglio  le  sette    calvini-  Trento.   3.  Un'altra  composta  nella 
ste,  non  solo  degli     svizzeri,  e  dei  slessa  città  l'anno  i552,  e  che  ap- 
Grigioni,  ma    anco  dell'Inghilterra,  punto  fu  presentata    al  concilio  di 
della  Scozia,  della  Francia,  e  della  Trento  dagli    ambasciatori  del  du- 
B'iaudra,  sottoscrivessero,  o  si  adat-  ca    di    Wirtemberg.    4-     Quella   di 
tasserò.   2.  Quella,    che   i  calvinisti  Federico,    elettore    palatino,  morto 
di  Francia  presentarono  al  re  Car-  nel    i566,  e    pubblicata  nel    1577, 
lo   IX   nella    conferenza  di     Poissy  come  avea  ordinato    nel  suo  tesla- 
nell'anno     i56i,    già  compilata  da  mento.   5.    La    confessione  de'  Boe- 
Teodoro  Beza  .    Questa     confessio-  mi,    o    dei    Valdesi,    approvata  da 
ne     fu    sottoscritta    dalla  l'egina  di  Lutero,    da    IMelanlone,  e    dall'ac- 
Navarra,  dal  s>uo   figlio  Enrico  IV,  cademia  di   Wirtemberg  nel    i532, 
dal  principe    di   Condè,    dal    conte  pubblicata  dai  signori,  e  presentata 
di  Nassau,  e  da    allri.   3.  La  con-  a   Ferdinando   re    d'Ungheria,   e  di 
fessione    anglicana,  compendiata  in  Boemia  nel    i535.  6.  La  dichiara- 
un  sinodo  di  Londra  l'anno    i5Gi,  zione  appellata   Consensus   in  fide, 
e     pubblicata    sotto    la  regina    E-  eie.  ,    composta    dai    ministri    della 
lisabetta   nel  1571.    4-  Quella  degli  chiesa  di  Polonia  nel  1570  in  un  si- 
Scozzesi,     fatta     nel     i568   in  una  nodo   di  Sandoniir.   Dietro   a  queste 
assemblea  del  .parlamento    di  que-  furono  posti  i  decreti  del  sinodo  di 
sto  regno.  5.   La  confessione  Belgi-  Dordrecht,  tenuto  nel  i6i8e  16 19. 
ca  composta  nel  i56i,  per  la  chie-  Finalmente  la  confessione    di  fede, 
se  accaltolica  di  Fiandra,  approvata  che  i  prolcslauli  ricevettero  da  Ci- 


86  COX 

villo  Lucari,  patriarca  greco  di  Co- 
stantinopoli nel  i63i,  chiamata  la 
confessione  della  fede  orientale.  Que- 
sta moltitudine  di  confessioni  di  fe- 
de, fatte  dai  protestanti  nello  spazio 
di  quaranta  anni ,  ad  innumera- 
bili scrittori,  somm.inistrò  matei'ia 
a  gravi  riflessioni.  Se  tutte  le  no- 
minate sette  pensassero  lo  stesso,  sa- 
rebbe bastevole  per  tutte  una  sola 
professione  di  fede,  come  le  decisio- 
ni del  concilio  di  Trento  furono,  e 
sono  sufficienti  per  unire  tutti  i  cat- 
tolici nella  stessa  credenza.  Bossuet, 
nella  sua  Storia  delle  Tariazioni,  ha 
mostrato  l'incostanza,  gli  equivoci, 
le  contraddizioni  di  tutte  queste 
confessioni  di  fede.  Ed  il  Berca- 
stel,  nella  sua  Storia  del  Crìslia- 
nesirnOj  edizione  veneta  dell'  Anto- 
nelli  tom.  XIX.  p.  211  e  seguen- 
ti, nel  trattare  della  strana  diver- 
sità nelle  confessioni  dijede  de'  setta- 
ri, e  nel  dare  un'idea  delle  princi- 
pali, dice  che  basta  scorrere  queste 
diverse  confessioni  di  fede,  o,  per  me- 
glio dire,  queste  equivoche  e  falla- 
ci professioni  dell'eresia,  quali  sono 
quelle  di  Bucero,  di  ^lelantone  ec, 
per  riconoscere  gli  artifizi,  e  l'in- 
stabilità dello  spirito  umano,  da 
cui  esse  procedevano.  F".  il  Bergier, 
tradotto  ed  accresciuto  dal  camal- 
dolese p.  Biagi ,  Dizionario  Enci- 
clopedico all'articolo  Confessione  di 

FEDE. 

CONFESSIONE       SaGR  AMBITALE. 

La  Confessione  è  un'accusa  che  il 
penitente  fa  dei  suoi  peccati ,  com- 
messi dopo  il  battesimo,  ad  un  sa- 
cerdote secolare,  o  regolare,  che  ha 
giurisdizione  sopra  di  lui,  per  ricever- 
ne l'assoluzione.  La  confessione  pre- 
sa in  questo  senso  ha  sempre  esi- 
stito nella  Chiesa,  siccome  cosa  d'i- 
stituzione divina  ;  verità  che  si  pro- 
va coli'  autorità    della    Scrittura  ,  e 


CON 

dei  padri ,  non  che  coli'  unanime 
consenso  di  tutte  le  chiese.  La  con- 
fessione de*  peccati  è  il  primo  pas- 
so, che  fa  il  peccatore  per  rimet- 
tersi in  grazia  di  Dio  :  ella  è,  come 
dice  s.  Cesario  d'  Arles,  il  principio 
della  sanità  dell'anima.  I  greci  la 
chiamano  Exoniologesis,  che  signifi- 
ca rivelazione  di  cosa  occulta;  e 
coir  andar  del  tempo  la  voce  Exo- 
inologesìs,  fra  i  latini  significò  lo 
stesso,  e  talvolta  anche  litanie  ed 
orazioni  pubbliche,  come  attesta  s. 
Isidoro  di  Siviglia.  Non  solo  si  con- 
fessavano in  secreto  i  peccati  occulti, 
ma  accadeva  sovente  ne'  primi  se- 
coli della  Chiesa,  che  si  confessasse- 
ro pubblicamente.  Questo  costume 
durò  più  nella  Chiesa  occidentale 
che  neir  orientale.  La  detta  parola 
greca  Exoniologesìs ,  che  significa 
confessione,  è  presa  sovente  dai  pa- 
dri greci,  e  latini  anche  pel  corso 
intero  della  penitenza  pubblica. 

Prima  però  di  proseguire  nell'  ar- 
gomento, l'erudito  p.  Menocchio, 
nelle  sue  Stuore,  t.  I,  capo  XXXIII 
della  Centuria  terza,  discute  il  pun- 
to :  se  nella  legge  mosaica  vi  fu 
qualche  sorta  di  confessione  de'  pec- 
cati fatta  a'  sacerdoti;  e  conchiude, 
dopo  aver  citato  varie  opinioni  ,  e 
testi  scritturali,  che  per  istimolo  del- 
la propria  coscienza  chi  aveva  pec- 
cato ricorreva  al  sacerdote ,  mani- 
festava la  colpa  sua ,  e  col  sagrifi- 
cio  di  qualche  vittima  si  purgava 
dal  delitto,  laonde  quando  si  dice  sa- 
cerdoles  comedunt  peccata  populi,  è 
lo  stesso  che  dire,  le  carni  degli 
animali  sagrificati  per  ottenere  la 
remissione  de'  peccati.  Presso  gli 
ebrei  la  confessione  facevasi  ponen- 
do la  mano  sopra  un  vitello  in  pre- 
senza del  saceidote ,  come  appari- 
sce dal  Misnha,  eh'  è  una  raccolta 
delle  leggi  giudaiche.  Nelle  medesi- 


CON 

me  leggi  trovasi,  che  qualunque  ac- 
cusalo, quando  veniva  condannato 
a  morte ,  andava  a  confessarsi  in 
presenza  di  testimoni  in  un  luogo 
appartato  qualche  tempo  avanti  il 
suo  suppUzio.  Si  dice  ancora ,  che 
nel  giorno  dell'  espiazione  solenne 
gli  ebrei  si  confessavano  gli  uni  co- 
gli altri;  ma  Paolo  Medici,  Riti  e 
costumi  degli  ebrei  confutati,  trat- 
tando a  pag.  loi,  capo  XVI,  del- 
la confessione  degli  ebrei,  dichiara, 
che  gli  ebrei  non  hanno  confessio- 
ne auricolare,  ma  sibbene  una  cer- 
ta formola,  o  sia  orazione  quoti- 
diana, eh'  egli  ivi  riporta,  in  cui  so- 
no descritti  tutti  i  capi  de'  vizi  e 
de'  peccati ,  che  si  possono  nella 
giornata  commettere  :  la  recitano  la 
mattina ,  e  nel  dopo  pranzo ,  e  la 
tralasciano  nel  sabbato,  e  nei  gior- 
ni solenni.  Aggiunge  inolti-e,  che  gli 
ebrei  nelle  loro  infermità  fanno  la 
confessione  in  lingua  ebraica,  e  nel 
modo  che  descrive  a  pag.  202.  Os- 
serva finalmente  il  p.  Menocchio , 
che  anco  i  gentili  conobbero  l'uti- 
lità della  confessione  delle  colpe,  e 
il  p.  Cornelio  a  Lapide,  commen- 
tando il  capo  6  del  Levitico,  ri- 
porta queste  parole  di  Seneca,  de 
ìHoribus  :  Ubi  est  conjessio,  ibi  est 
remissioj  e  l'autorità  di  Pitagora, 
che  diceva  che  li  peccati  non  si 
dovevano  nascondere,  ma  confessa- 
re, acciocché  pii^i  facilmente  colla 
riprensione  seguisse  l'emenda;  e 
quella  di  Aristotile  ,  il  quale  affer- 
mava essere  poco  meno  che  impec- 
cabili coloro,  i  quali  ingenuamen- 
te confessavano  le  proprie  colpe. 
Una  qualche  confessione  de'  falli 
commessi  risaie  alla  più  alta  anti- 
chità, e  si  vede  espressamente  or- 
dinata dalle  leggi  di  Zoroastro  , 
che  trovasi  nel  Sadder;  gl'inizia- 
ti   non    erano  ammessi    ai    misteri 


CON  87 

senza  avere  esposto  il  segreto  dei 
loro  cuori  in  presenza  dell'  Essere 
supremo. 

§  I.  istituzione  della  Confessione. 


Piitornando  al  nostro  assunto  del- 
la confessione  sagramentale  dei  cat- 
tolici, e  della  sua  continua  esisten- 
za nella  Chiesa,  i  protestanti  fecero 
i  maggiori  sforzi,  per  provare  che 
questa  pratica  non  è  fondata  né  sul- 
la Scrittura,  né  sulla  tradizione  dei 
primi  secoli.  Daillè  compose  un  gros- 
so volume  su  tal  soggetto  ;  fu  con- 
futato da  molti  controversisti,  ed  in 
particolare  da  d.  Dionisio  di  s.  Ma- 
ria in  un  trattato  della  confessione, 
contro  gli  errori  dei  calvinisti,  stam- 
pato a  Parigi  nel  1663.  Questo  au- 
tore riportò  i  passi  della  Scrittura 
santa,  e  quelli  dei  padri  di  tutti  i 
secoli,  cominciando  dagli  apostoli 
sino  a  noi;  e  mostri),  non  esservi 
alcun  punto  di  fede ,  o  di  discipli- 
na, su  cui  la  tradizione  sia  più  co- 
stante, e  meglio  fondata.  Di  fatti  ab- 
biamo neir  evangelo,  Matt.  e.  18, 
v.  1 8,  che  Gesù  Cristo  disse  a'  suoi 
apostoli  :  Tutlocio  che  legherete  e 
scioglierete  sulla  terra,  sarà  legato 
e  sciolto  in  Cielo.  Joh.  e.  20,  v.  22; 
Ricevete  lo  Spirito  Santo;  i  pecca- 
ti saranno  rimessi  a  coloro  a  cui 
voi  li  rimetterete,  e  saranno  rite- 
nuti a  coloro,  a  cui  voi  li  riterre- 
te. Con  queste  parole  Gesù  Cristo 
stabilisce  gli  apostoli  ed  i  loro  suc- 
cessori nel  sacerdozio,  giudici,  e 
medici;  giudici  per  pronunziare  una 
sentenza  di  assoluzione  o  di  con- 
danna, per  legare ,  o  sciogliere,  ri- 
mettere o  ritenere  i  peccati  dei  pe- 
nitenti ;  medici  per  guarire  le  loro 
infermità  spirituali.   Ora  i  sacerdoti 


88  CON 

non  possono  esercitare  l' officio  di 
giudici  o  di  medici,  se  i  penitenti 
non  accusano  loro  i  propri  pecca- 
li, e  loro  non  discoprono  le  pro- 
prie malattie  spirituali  per  mezzo 
della  confessione,  dappoiché  senza 
di  ciò  non  potrebbero  né  giudicare, 
uè  applicare  rimedii ,  avvegnaché 
non  si  giudichi  senza  cognizione  di 
causa,  non  si  medichi,  né  si  guari- 
sca, quando  s' ignorino  le  malattie. 
Dunque  é  chiaro  ed  incontrastabi- 
le, che  Gesù  Cristo  ha  istituito  la 
confessione  ,  allorché  ha  stabilito  gli 
apostoli,  e  gli  altri  sacerdoti  giudi- 
ci, e  medici  de'  fedeli,  rispetto  ai 
loro  peccati.  Quindi  gli  apostoli  non 
potevano  fare  un  uso  legittimo  e 
prudente  di  questa  podestà,  quando 
non  avessero  conosciuto  quali  fos- 
sero i  peccati,  che  dovevano  rimet- 
tere,  o  ritenere,  e  la  confessione 
era  il  mezzo  piìi  naturale  per  co- 
noscerli. 

Si  legge  negli  j^tti  degli  Apostoli, 
e.  19,  v.  18,  che  la  moltitudine 
de'  fedeli  recavasi  a  visitare  s.  Pao- 
lo, confessavano,  ed  accusavano  i 
loro  peccati.  Se  confessiamo  i  no- 
stri peccali,  dice  s.  Giovanni ,  Dìo 
giusto  e  fedele  nelle  sue  promesse 
ce  li  rimetterà,  i .  Io.  e.  i ,  v.  9. 
Quando  s.  Giacomo  dice  ai  fedeli, 
e.  5,  v.  I  ():  Confessate  i  vostri  pec- 
cati i^li  uni  agli  altri,  non  però  si 
debbe  intendere,  di  confessarsi  pub- 
blicamente ,  e  indistintamente  ad 
ogni  sorta  di  persone,  ma  ai  sacerdo- 
ti :  e  s.  Barnaba  apostolo  disse  nella 
sua  lettera  n.  19:  Confesserete  i 
vostri  peccali.  I  santi  padri  quindi 
<le'- primi  secoli  si  spiegano  chiara- 
mente suir  esistenza  della  confes- 
sione. Ne!  primo  secolo  s.  Clemen- 
te, ep.  2,  n.  8,  disse:  Convertia- 
moci ....  poiché  fptnndo  saremo 
partiti  da  (pialo  niondu  non  ci  pò- 


CON 

tremo  pììi  confessare,  ne.  far  peni- 
tenza, ec.  Nel  secondo  secolo  s.  Ire- 
neo, adv.  haer.  1.  I,  cap.  9 ,  par- 
lando delle  donne  sedotte  dall'ere- 
tico Marco,  dice  che  essendosi  con- 
vertite, e  ritornate  alla  Chiesa,  con- 
fessarono che  si  erano  lasciate  se- 
dune  da  quell'impostore:  nel  lib. 
3,  e.  4>  dice,  che  Cerdoue  ritor- 
nando sovente  alla  chiesa,  e  facen- 
do la  sua  confessione,  continuò  a 
vivere  in  una  alternativa  di  con- 
fessioni, e  di  ricadute  negli  stessi 
errori.  Teitulliano,  De  Poenit.  e. 
8.  e  seg.,  insegna  che  la  penitenza 
é  composta  di  tre  parti,  cioè  della 
confessione,  della  contrizione,  e  del- 
la soddisfazione,  disapprovando  quel- 
li, che  per  veigogna  occultano  i  lo- 
ro peccati  agli  uomini  quasi  potes- 
sero occultarli  a  Dio.  Origene , 
Honi.  2,  in  Levit.  n.  4;  tlice,  che 
un  mezzo  pel  peccatore,  il  quale 
vuole  rientrare  in  grazia  con  Dio, 
è  di  manifestare  il  suo  peccato  al 
sacerdote  del  Signoie,  e  di  cercar- 
ne il  rimedio.  Nel  terzo  secolo  la 
Chiesa  condannò  i  montanisti,  e 
dipoi  i  novaziani,  che  le  negavano 
la  podestà  di  assolvere  dai  gian  de- 
litti ;  e  come  si  potevano  distingue- 
re dalle  colpe  leggiere,  se  non  per 
mezzo  della  confessione?  /.  il  Ber- 
nini, Storia  delle  eresie,  p.  53.  S. 
Cipriano,  nella  sua  epist.  11,  di- 
stingue parecchie  sorte  di  peccati , 
tantosegreti,  quanto  pubblici,  ed  ag- 
giunge che  non  si  sono  ricevuti  alla 
comunione,  che  quando  siasi  falla 
penitenza,  la  quale  s'imponeva  dal 
ministro  della  Chiesa,  in  conseguen- 
za della  confessione  del  colpevole. 
Lattanzio,  Divin.  Instit.  I.  4>  e.  17, 
dice  che  la  confessione  de'  peccati 
seguita  dalla  soddisfazione,  é  la  cir- 
concisione del  cuore,  cui  Dio  ci  co- 
manda  per  mezzo  dei  profeti,  e  che 


COi\ 

la  vera  Chiesa  risana  le  infermi tìi 
(Icir  anima  colla  confessione,  e  colla 
penitenza.  Paolino  naira,  che  s.  Am- 
brogio piangeva  coi  penitenti,  i  quali 
gh  confessavano  i  loro  peccati ,  e 
che  loro  manteneva  un  secreto  in- 
violabile ;  locchè  prova  che  ordina- 
riamente erano  peccati  segreti  ed 
occulti.  S.  Girolamo,  nel  lib.  3  del 
suo  Commento  sul  cap.  i6  di  s. 
Matteo,  dice  che  il  vescovo ,  ed  il 
prete,  dopo  avere  udite  le  diverse 
specie  de'  peccati ,  decide  chi  sieno 
quelli,  che  debbono  essere  legali,  e 
chi  sieno  quelli,  che  debbono  esse- 
re sciolti  di  assoluzione.  S.  Leone 
1,  epist.  80,  e.  5,  dichiara  che  i 
preti  non  debbono  esigere  la  con- 
fessione pubblica  dei  peccati  segre- 
ti, e  che  basta  che  il  colpevole  gli 
accusi  per  una  contrizione  segreta. 
I  padri,  e  i  Pontefici  ec.  de'  susse- 
guenti secoli  hanno  parlato  nel 
modo  stesso  della  confessione  in 
prova  della  istituzione  divina  de- 
dotta dalla  dililcoltà  della  sua  pra- 
tica così  contraria  all'  amor  proprio, 
la  quale  non  si  sarebbe  mantenuta 
per  tanti  secoli  nella  Chiesa  uni- 
versale senza  un  precetto  divino, 
che   vi  obbligasse  i  fedeli. 

Osserva  per  altro  il  Bergier,  che 
avanti  l'anno  200,  per  ordinario  i 
sacerdoti  non  ascoltavano  le  confes- 
sioni dai  lèdeli,  ma  i  vescovi  ;  che 
neir  anno  890  il  concilio  di  Car- 
tagine, cap.  3,  4)  accorda  ai  sa- 
cerdoti la  facoltà  di  riconciliare  i 
penitenti  soltanto  in  assenza  del 
vescovo;  che  giudica  vasi  necessa- 
ria la  confessione  prima  di  ri- 
cevere la  comunione;  che  non  si 
esigeva  una  confessione  pubblica, 
altrimenti  sarebbe  inutile  lo  stabi- 
lire un  penitenziere.  Questo  era  sta- 
to istituito,  rome  narra  Socrate, 
Stor.  Ecd.j  1.  5,  e.  19,  dopo  la  pcr- 


CON  hi., 

sceuzione  di  Decio  verso  l'anno '^T'>, 
per  ascoltare    le   coni'essioni   di  quel- 
li  ch'erano  caduti   do[)()    il   battesi- 
mo;   in   prova   di  che  abbiamo,  clu; 
Nettario,   il  quale  nel   38 1    divenne 
patriarca  di  Costantinopoli,   ristabi- 
lì l'antica  disciplina  della  confessio- 
ne auriculare,   col  sop[)rimere  il  pe- 
nitenziere pubblico,  perchè    si   sep- 
pe dalla  confessione  pubblica  d  una 
donna,  ch'essa  aveva  peccato.  Quin- 
di  è  noto,  che   tutte  le    chiese    del 
mondo  credevano  nel    secolo    XV I 
la  istituzione  divina  della  confessio- 
ne, tale  quale  si   pratica  nella  Chie- 
sa romana,  giacché  nell'occidente  il 
concilio    di    Trento    condannò   per 
eretica   la   dottrina   contraria  a  que- 
st'articolo;   e  nell'oriente    Geremia 
patriarca  di  Costantinopoli,  condan- 
nò i  luterani,    i   quali   quanLunqiit» 
ammettessero  l'uso    della  confessio- 
ne segreta,  pretendevano  nondimeno 
non  essere  necessario    l'accusare   le 
circostanze,     le    quali    cambiano    la 
specie  del  peccato.   La  credenza  a- 
dunque  della  Chiesa  universale  del 
detto  secolo    sulla     confessione    era 
quella  medesima  della    Chiesa  imi- 
versale  dei   primi   tempi,  venuta  si- 
no a  noi  per  una  costante    e    mai 
interrotta     tradizione,     come     si    è 
sempre  creduta  nella   Chiesa  la  di- 
vina sua  istituzione.   Hanno   torto   i 
protestanti     nel     sostenere,    che    la 
confessione  deve  la  sua  origine  dal 
concilio    generale  XII,     laleranense 
IV,  celebrato  nel  121  j   dal  sommo 
Pontefice  Innocenzo  III,  giacché  in 
esso  fu  soltanto  ordinato    ai    fedeli 
dell'uno,  e  dell'altro    sesso,    perve- 
nuti  all'età  della  discrezione,  il  do- 
vere   di    comunicarsi    e    confessarsi 
una     volta   l'anno     al     proprio    sa- 
cerdote; e  che  se  taluno  per  qual- 
che  giusta   caiiSa    vuol    coidi^ssaie   i 
suoi   peccali  ad   un   sacerdote    slru- 


90  CON 

niero,  cliiedciù  ed  otterrà  la  per- 
missione dal  suo  sacerdote,  perchè 
altrimenti  lo  straniero  non  potreb- 
be ne  legarlo  né  scioglierlo.  Per 
sacerdote  proprio  s' intende  il  cu- 
rato, ed  ogni  confessore  approvato 
dall'Ordinario.  Da  questo  medesimo 
concilio  fu  di  nuovo  inculcato  il 
segreto  a'  confessori,  e  che  questi 
dovessero  essere  richiesti  dagl'  in- 
fermi, obbligando  a  ciò  i  medici. 
Chiaro  è  perciò,  che  il  comando 
del  concilio  non  fu  istituzione,  ma 
determinazione  del  precetto  divino 
di  confessarsi  annualmente.   V.  Co- 

MUXIOJfE,    PeXITEAZA,    C   CONFESSORE. 


§  IL  Necessità  ed  utilità  della 
Confessione. 


La  confessione  di  tutti  i  peccati 
mortali  è  necessaria  di  precetto  di- 
vino, a  tutti  quelli  che  abbiano 
peccato  mortalmente  dopo  il  bat- 
tesimo. Questo  è  un  articolo  di  fe- 
de definito  dal  concilio  di  Trento 
nella  sessione  i4j  col  canone  6. 
La  confessione  annuale  è  di  pre- 
cetto ecclesiastico,  che  obbliga  tutti 
i  fedeli  giunti  all'  età  della  discre- 
zione, secondo  il  XXI  canone  del 
mentovato  concilio  Lateranensc,  rin- 
novato nel  concilio  Tridentino  in 
questi  termini:  »  Che  ogni  fedele 
•'  dell'uno  e  l'altro  sesso,  giunto 
>  all'  età  di  discrezione,  confessi 
■'  da  solo  fedelmente  tutti  i  suoi 
■'  peccati  al  suo  proprio  prete,  al- 
"  meno  una  volta  all'anno,  e  pren- 
•'  da  cura  di  adempiere  a  tutto 
•'  suo  potere  la  penitenza  che  gli 
'•'  viene  ingiunta  ,  e  che  rice- 
-5  va  con  riverenza,  almeno  alla 
f>  festa  di  Pasqua,  il  sagramento 
>■•    dell'  Eucaristia,  quando  non   fos- 


CON 

»  se  che,  giusta  il  parere  del  suo 
«  proprio  prete,  per  qualche  cau- 
"  sa  ragionevole,  giudicasse  dove- 
!>  re  astenersene  per  qualche  tem- 
>'  pò,  altrimenti  gli  è  proibita  l'eu- 
»  trata  nella  chiesa  durante  la  sua 
»  vita,  e  dopo  la  sua  morte  l'esle- 
»  rà  privo  della  sepoltura  cristia- 
»   na  ". 

Sono  pure  obbligate  a  confessar- 
si per  precetto  divino,  come  dice 
il  Collet,  Maral,  t.  X,  p.  704,  tut- 
te quelle  persone  che  prevedessero 
di  essere  tra  poco  in  un  pericolo 
probabile  di  morte,  come  le  donne 
in  procinto  di  parto,  i  soldati  in 
procinto  di  combattere,  quelli  che 
intraprendessero  un  viaggio  perico- 
loso per  mare,  o  per  terra.  Ogni 
fedele  è  obbligato  dal  precetto  ec- 
clesiastico a  confessarsi  una  volta 
all'anno  ;  e  sebbene  la  Chiesa  non 
abbia  espressamente  determinato  il 
tempo  della  confessione  annuale,  il 
costume  generale  è  di  farla  nella 
quindicina  di  Pasqua.  Non  si  sod- 
disfa al  precetto  della  confessione 
annua  con  un  sacrilegio.  7^,  s.  Al- 
fonso de  Liguori,  Theol.  mor.  lib. 
6,  n.  667.  In  Francia  nel  pontifi- 
cato di  Gregorio  XI,  e,  secondo 
altri,  soltanto  per  editto  del  1897 
fu  accordata  ai  condannati  a  mor- 
te la  facoltà  di  confessarsi,  giacché 
sino  a  quell'epoca,  malgrado  le  ze- 
lanti rappresentanze  del  clero,  la 
giustizia  secolare  pretendeva  di  pu- 
nire i  colpevoli  nella  loro  anima, 
come  nel  loro  corpo,  f^.  l'articolo 
Comunione.  1!  Barante,  nella  sua 
Storia  dei  ducili  di  Borgogna,  rac- 
conta, che  il  signore  di  Craon,  il 
quale  per  più  anni  aveva  potuto 
temere  il  patibolo,  si  senti  mosso 
da  compassione  pegl'infeHci  condan- 
nati a  morte:  egli  adunque  solle- 
citò il  re  ed  il  suo  consiglio,  e  al- 


CON  CON  91 

le  sue  si  unirono  le  istanze  dei  pria-  laUocw  ai  soli    apostoli    il  Signore 

cipi  del  sangue,    e  previa    consulta  confido  le  chiavi  de' cieli.  Sembra, 

del  parlamento,    si    accordò    final-  che  altre  volte  in  casi  urgenti  tut- 

mente  la    confessione    sagramentale  ti  gli  uomini,  ed  anche    le    donne 

a   tutti    quelli,    che    si    condurreb-  si  confessassero    a  vicenda    gli    uni 

Leno  al  supplizio.  gli  altri;  e  lo  storico  Joinville,  nel- 

II  Chardon,  Storia  de' Sagra-  la  Vita  di  s.  Luigi  IX  re  di  Fra n- 
menli  tom.  II,  p.  (5q  e  seg.  ,  par-  eia,  dice  che  cpiel  re  confessò  il  con- 
iando delle  confessioni  quotidiane,  testabile  di  Cipro  Guido  d'Kbelin,  e 
osserva  che  pure  anticamente  per-  gli  diede  l'assoluzione.  Osserva  qui 
sone  divote  si  confessavano  ogni  però  il  citato  Chardon  a  p.  yy, 
giorno,  oltre  ogni  settimana;  ciò  die  ciò  accadde  perchè,  posta  in 
era  ordinario  fra  i  monaci  ,  come  f"ga  l'armata  cristiana  dai  Saracc- 
lo  prova  il  p.  Mabillon  nella  sua  ni,  e  avvicinandosi  il  nemico,  cia- 
Praef.  sopra  gli  atti  de'  santi  del  scuno  si  confessò  al  sacerdote  che 
terzo  secolo  dell'Ordine  benedetti-  potè  trovare.  Nella  Cronaca  di 
no,  mediante  gli  statuti  di  molti  Ferdinando  re  di  Castìglia  si  leg- 
Ordini  regolari.  Questa  divozione  gè,  che  i  soldati  spngnuoli  essen- 
si estendeva  anche  ai  .secolari,  niol-  do  in  punto  di  venire  alle  ma- 
li de'  quali  purificavano  ogni  gior-  ni  co'  mori,  alcuni  si  confessarono 
no  colla  confessione  le  loro  coscien-  ai  sacerdoti  che  poterono  avere,  ed 
ze.  Giona,  vescovo  d'Orleans,  lo  affer-  altri  ai  loro  compagni.  Luigi,  conte 
ma,  e  Beda  il  consiglia.  Ma  osserva  di  Liegi  vicino  a  morie,  fece  ve- 
il  p.  Mabillon,  che  per  queste  gior-  nire  una  vergine  cattolica,  e  le 
naiiere  confessioni  non  si  devono  confessò  tutti  i  suoi  peccati ,  con 
sempre  intendere  le  sagramentali ,  molte  lagrime,  non  perchè  da  lei 
ma  piuttosto  quelle,  che  scambie-  potesse  sperai'e  il  perdono,  ma  per 
volraente  facevano  i  fedeli  tra  di  obbligarla  con  ciò  a  pregare  per 
di  loro  per  ispirilo  di  umiltà;  in  lui.  Questa  usanza  era  ben  diversa 
questo  senso  egli  spiega  gli  statuti  dallo  spirito  de' flagellanti  eretici, 
de'  Certosini.  che  sprezzando    l'autorità    sacerdo- 

All'articolo  Ahhadessa   [fedi)  si  tale,  si  confessavano  a' laici,    e    ne 

disse  che  anticamente  esse    ascolta-  l'icevevano    1'  assoluzione.     Antica- 

vano  i  peccati  delle  loro  monache,  mente  invalse  l'opinione  per  la  gran- 

non   per    sagramentale   confessione,  de  idea,  cui  giustamente    si    aveva 

ma  per  un  atto  pubblico  di    unii-  della  necessità  della  confessione,  che 

liazione,  somigliante    alla   denuncia  molli  antichi    dottori    scolastici    in- 

della  colpa,  ciocché  è  in  uso   pres-  segiiarono  comunemente,  in    difct- 

so  alcuni     Ordini    religiosi.     Ma    il  to  di  ecclesiastici  poter  uno   andare 

Papa  Innocenzo  III  informato  del-  dai  laici,  e  confessarsi ,    essendo  in 

l'arroganza  di    qualche    abbadessa ,  pericolo  di  morte.    Il  p.    Bernardo 

ingiunse  ad    alcuni   vescovi    di  1  e-  da  Venezia ,    annotatore  del    Char- 

primcre  l' abuso    della    confessione,  don,  fa  osservare,   non  avere    però 

che  loro  facevano  le  monache,  di-  il  laico  potestà    d'assolvere,    come 

cendo:  Sebbene  la  b.  Vergine  Ma-  disse  il  maestro  delle  sentenze,  ma 

ria  sia  stata    supcriore    a  tutti   gli  .operare  che  Dio  usi  misericordia  in 

apostoli    in  inerito   e    dignità^    con  virili  della  confessione  fatta. 


fi- 


co N 


Si  legge  nella  vita  di  Urbano 
Vili,  e  nell'anno  iBSy,  che  passa- 
to alia  Cina  un  certo  sacerdote, 
col  zelo  di  propagare  la  tede  cat- 
tolica, questi  di  là  rappresentò  alla 
santa  Sede  una  nuova  questione, 
die  il  Papa  fece  dai  teologi  dispu- 
tare, cioè  se  in  caso  di  necessità 
potessero  i  laici  sentire  le  confessioni 
gagramentali;  poiché  avendo  risposta 
esser  lecito  tal  uso,  fàcile  strada  si  a- 
prireljbealle  confessioni  delle  femmi- 
ne, che  in  quell'impero  si  guardano 
con  rigorosa  gelosia.  Ma  non  duraro- 
no troppo  fatica  i  teologi  romani  per 
dimostrare,  contro  i  luoghi  del  di- 
ritto a\noiiico,  addotti  in  favore  del- 
la confessione  lecita  iu  simil  caso, 
che  il  potere  e  la  facoltà  di  ritenere, 
e  di  rimettere  i  peccati,  fu  da  Gesù 
Cristo  concessa  soltanto  ai  sacerdoti. 
Tutto  narra  ampiamente  ftlarco 
Battaglici  nei  suoi  annali  del  sa- 
cerdozio ed  imperio,  all'anno  1637, 
13.  70  e  seg.  J^.  Giovanni  Morino, 
Coniinentar  Hislor.  de  admiiiist. 
iS'ac.  Poenicentiae,  lib.  8,  cap.  24- 
Quindi  aggiunge  in  proposito  il 
Sarnelli,  t.  VII.  p.  -22  :  «  E  però 
-•)  benché  chi  confessato  sia  al  iai- 
»•  co  nell'articolo  della  necessità  ab- 
A>  bia  ottcQuto  il  perdono  da  Dio, 
.-j  imperocché  ha  adempiuto,  co- 
t>  me  ha  potuto,  il  concepito  pro- 
>»  ponimento  di  confessarsi,  secon- 
«3  do  il  comandamento  di  Dio;  noa 
-■5  è  perciò  ancora  riconciliato  colla 
s>  Chiesa  finché  possa  essere  am- 
«5  messo  ai  sagramenti  della  Chie- 
?•>  sa,  se  prima  non  è  assoluto 
»  dal  sacerdote  ;  conforme  quegli 
»  che  è  battezzato  baplismo  flanii- 
.«5  nis,  non  si  ammette  all'Eucaristia. 
«5  E  perciò  bisogna,  che  di  nuo- 
n  vo  si  confessi  al  sacerdote,  quan- 
*>  do  ne  avrà  il  comodo;  e  preci- 
»  samente  perchè,  come  è  detto,  il 


CON 

«  sagramento  della  penitenza  non 
'<  fu  perfetto:  onde  bisogna  che  lo 
»  perfezioni,  il  perchè  dallo  stes- 
>y  SO  ricevimento  del  sagramento 
"  conseguisce  etfetto  più  pieno^  si 
•'  anche  perchè  viene  ad  adem- 
»  {)iere  il  precetto  di  ricevere  il 
«  sagramento  della  penitenza.  Fin 
»  qui  s.  Tommaso  ".  Tultavolta  la 
confessione  ai  laici  è  una  cosa  af- 
fatto abbandonata  dalla  Chiesa  per- 
ché, fra  le  altre  ragioni ,  fu  ia 
moltissimi  casi  pericolosa  la  confes- 
sione fatta  ad  uu  laico,  benché  ia 
caso  di  urgente  necessità. 

In  quanto  all'utilità  della  confes- 
sione, essa  pei  grandi  vautaggi  che 
contiene  è  utilissmia  perché  serve 
a  placare  la  collera  di  Dio,  ed  a 
soddisfare  alla  sua  giustizia,  a  ri- 
mettere i  peccati,  a  i-endere  all'a- 
nima la  sua  primiera  bellezza,  ed 
il  suo  antico  vigore.  Consola  i  pe- 
nitenti, li  illumina,  li  sostiene,  li 
anima  a  correggersi  dalle  loi'o  cat- 
tive abitudini,  ed  a  praticare  la  vir- 
tù. Così  esprimonsi  i  santi  padri, 
il  concilio  di  Trento,  e  il  Catechi' 
sino  Romano,  part.  2,  de  confess. 
§    49- 


§   IIL  Materia,  ministro  e  soggetto 
della  confessione. 


La  materia  necessaria  della  confes- 
sione, cioè  le  cose  che  sono  neces- 
sarie a  confessarsi,  sono  tutti  i  pec- 
cati mortali  commessi  dopo  il  bat- 
tesimo, poiché  nella  nuova  legge 
la  confessione  è  stata  stabilita  dal- 
la divina  autorità  per  la  i-emissione 
dei  peccati  ,  e  1'  assoluzione  del 
prete  suppone  necessariamente  la 
confessione  di  essi.  La  materia  poi 
surticiente    della    confessione  ,    vale 


CON 

a  dire  le  cose  delle  quali  possiamo 
confessarci  ed  avere  l'assoluzione, 
sono  anche  i  peccati  veniali. 

Il  ministro  della  confessione  sa- 
gramentale ,  come  si  è  detto,  è  il 
solo  sacerdote  approvato  dal  supe- 
riore legittimo.  Allorché  poi  si  leg- 
ge di  certe  confessioni  fatte  ai  lai- 
ci, esse  erano  in  uso  nel  caso  di 
necessità,  in  cui  non  si  potesse  ave- 
re prete;  ma  tutti  i  teologi,  e  i 
moralisti  asseriscono  non  doversi 
credere  perciò,  che  fossero  confes- 
sioni sagramentali,  sihbene  piutto- 
sto una  pratica  di  umiltà  per  parte 
di  coloro  che  si  confessavano,  per 
cui  si  potevano  conciliare  l'immen- 
sa misericordia  di  Dio  come  colle 
altre  buone  opere,  e  per  parte  di 
coloro  i  quali  ricevevano  la  confes- 
sione, non  era  che  un  soccorso  di 
suffragi  e  di  preghiere  fatte  da 
essi  al  Signore  per  quelli,  che  si  u- 
miHavano  dinanzi  a  loro.  Il  Char- 
don  citato,  capit.  X,  p.  74)  ^^^ 
dire  che  nei  primi  secoli  la  con- 
fessione pubblica,  o  segreta  si  face- 
va al  vescovo,  o  al  sacerdote,  e  qual- 
che volta  a  tutti  insieme,  e  qual- 
che altra  al  solo  vescovo,  o  al 
solo  prete  Cardinale,  o  al  peni- 
tenziere dal  vescovo  deputato,  ag- 
giunge che  in  caso  di  necessità  an- 
che i  diaconi  qualche  volta  fecero 
simile  funzione  di  consenso  de've- 
scovi,  come  si  legge  neW  episl.  i3 
di  s.  Cipriano,  edit.  Pamel.  Oxon. 
i8.  Il  concilio  di  Elviia  stabih  la 
cosa  medesima  nel  canone  32,  ma 
con  queste  parole:  se  alcuno  cade 
»  in  peccato  degno  di  morte  eter- 
»  na,  vogliamo  eh'  egli  faccia  la 
»  penitenza,  come  gli  sarà  prescrit- 
"  to  dal  vescovo,  a  cui  deve  pre- 
"  sentarsi.  Ma  in  caso  di  pressante 
»  malattia,  bisogna  che  il  sacerdo- 
»    te    gli   dia   la    coaninione,    e     il 


CON  <)i 

>t  diacono  se  il  sacerdote  glielo  or- 
»  dinerà"  .  Si  servì  il  concilio 
come  s.  Cipriano  della  parola  co- 
munione in  vece  di  confessione, 
giacché  i  diaconi,  e  mollo  meno 
i  chierici,,  e  i  laici  non  davano  la 
sagramentale  assoluzione  coll'iinposi- 
zione  che  facevano  colle  inani,  ma 
la  loro  era  un'esterna  cerimonia, 
che  dichiarava  avere  i  penitenti  e- 
seguita  la  penitenza.  Forse  aderiro- 
no a  questa  idea  i  padii  del  pri- 
mo concilio  di  Toledo,  rimandan- 
do i  diaconi  caduti  in  certi  falli 
al  posto  di  suddiaconi,  e  privando- 
li della  potestà  dimpoiTC  le  mani 
sui  penitenti  ,  come  facevano  sui 
catecumeni ,  mentre  si  recitavano 
sopra  loro  le  consuete  orazioni.  I 
casi  di  necessità  d'imporsi  dai  dia- 
coni la  penitenza  a  chi  si  confes- 
sava, accadevano  quando  i  sacer- 
doti erano  in  iscarso  numero. 

In  progresso  l'ambizione  de'dia- 
coni  provocò  lo  zelo  dsj' vescovi  a 
reprimerli,  e  Odone  di  Parigi  nelle 
sue  costituzioni  dice  :  -•'  proibiamo 
"  rigorosamente,  che  i  diaconi  a- 
"  scoltino  in  verun  modo  le  confes- 
»  sioni,  se  non  in  urgentissima  ne- 
"  cessità,  perchè  non  hanno  le  cliia- 
»  vi,  e  non  possono  assolvere  ". 
Il  concilio  di  Vorcester  pure  vietò 
loro  questa  funzione,  come  un'  u- 
surpazione  dei  diritti  del  sacerdo- 
zio :  il  che  fece  altresì  Gualtieii 
vescovo  di  Dunelma  proibendo  lo- 
ro di  ascoltare  le  confessioni,  ed 
imporre  la  penitenza,  se  non  in  ca- 
so di  malattia  gravissima  nel  pe- 
nitente, o  di  assenza  del  sacerdote. 
Il  sinodo  di  Poitiers  del  1280,  vo- 
lendo, com'ei  dichiaia,  sradicare  in- 
teramente l'abuso  dalla  ignoranza 
introdotto,  ingiunse  ai  diaconi,  che 
si  astenessero  dall'  ascoltare  le  con- 
fessioni ,    e    dal    dare    l'assoluziune 


94  CON 

nel  foro  penitenziale.  Da  questi, 
ed  altri  monumenti  si  vede,  che  i 
diaconi  nella  chiesa  occidentale,  poi- 
ché delle  orientali  nulla  si  trova, 
udirono  le  confessioni  sino  al  ter- 
mine del  secolo  Xlli  in  caso  di 
somma  necessità,  ed  anche  fuori  per 
grandissimo  abuso,  il  perchè  da  un 
gran  numero  di  vescovi,  e  sinodi  si 
fecero  molti  decreti  per  arrestarne  il 
corso.  Né  soltanto  ai  diaconi,  ma 
eziandio  ai  chierici  inferiori  in  caso 
di  necessità  si  faceva  la  confessio- 
ne almeno  de' peccati  occulti.  Lan- 
franco, arcivescovo  di  Cantorbery, 
in  una  sua  piccola  opera  sopra  la 
confessione  distinse  i  peccati  in  due 
classi,  de'quali  alcuni  chiama  segre- 
ti ed  altri  pubblici,  ed  insegnò  che 
gl'inferiori  chierici  potevano  ascol- 
tare la  confessione  dei  primi,  ed 
assolvere,  riservando  i  secondi  ai 
sacerdoti,  s'intende  nel  caso  di  ne- 
cessità :  l'opinione  dell'  arcivesovo 
è  riputala  erronea. 

Il  ministro  della  confessione  an- 
nuale, senza  naturalmente  esclude- 
re né  il  Papa,  né  il  vescovo,  è  il 
solo  curato,  giacché  del  solo  cura- 
to devesi  intendere  la  parola  di 
propiìo  prete,  di  cui  parla  il  ca- 
none ornnis  utriusque  sexiis  del 
concilio  Lateranense  succitato,  in 
questo  medesimo  senso  e  modo 
l'intesero  IMartino  IV,  nella  bolla 
Ad  iiberes  data  l'anno  1281  ;  Be- 
nedetto XI,  nella  costituzione  In- 
ter cunctos;  Sisto  IV,  nell'extrav. 
Fìces  illiiis;  il  dottor  s.  Tommaso, 
in  Supplement.  3,  part.  q.  8,  art. 
5,  non  che  altri  dottori,  e  molti 
concili,  come  quelli  di  Eeziers  del 
1246,  d'Arles  del  1275.  ec.  11  con- 
cilio poi  di  Parigi  del  12 12,  nel 
canone  1 2  decretò  che  nessun  pre- 
te potesse  confessare  nella  parroc- 
chia senza    licenza    del   suo  curato, 


CON 
o  del  suo  superiore.  Il  curato  è 
qui  nominato  il  proprio  sacer- 
dote, siccome  altrove  Bonifacio  IV 
nel  concilio  ,  che  celebrò  T  anno 
610,  coi  cap.  Siint  ìionnuUi  25. 
({.  I.  raffrenò  coloro,  i  quali  sos- 
tenevano non  avere  i  monaci  po- 
testà di  amministrare  né  il  battesi- 
mo né  la  penitenza,  quindi  Giovan- 
ni IV  del  640  dichiarò,  che  i  mo- 
naci potevano  essere  parrochi.  ISel 
1096  Urbano  II  confermò  il  de- 
creto di  Bonifacio  IV,  aggiungen- 
do che  riputava  i  monaci  degnissi- 
mi dell'esercizio  d'ambo  i  ministe- 
ri. Non  essendo  poi  permesso  agli 
altri  religiosi  l'amministrare  il  sa- 
gramento  della  penitenza,  Grego- 
rio iX  nel  1227  lo  concedette  ai 
domenicani,  come  si  ha  da  Van- 
Espen,  Jur.  eccl.  iiniv.  part.  2.  tit. 
6.  capo  VI,  par.  io.  Clemente  Vili 
dipoi,  moderando  la  costituzione 
di  Giegorio  XIV ,  a'  3  febbraio 
1602,  culla  bolla  Alias,  Bull.  Rotn. 
t.  V,  par.  II,  p.  49 '>  permise  a 
sacerdoti  cappuccini  di  amniinistra- 
re  il  sagramento  della  penitenza. 
Il  concilio  poi  di  Trento  dichia- 
rò e  regolò  questo  interessante  pun- 
to, ses.  28.  cap.  i5,  De  re  forni.: 
;)  Quantimque  i  sacerdoti  ricevano 
«  nella  loro  ordinazione  il  potere 
55  di  assolvere  dai  peccati,  coutut- 
«  tociò  il  santo  concilio  stabilisce 
-•3  che  nessun  sacerdote,  anche  re- 
■5  golare ,  possa  udire  le  confes- 
»  sioni  de'  secolari  ,  nemmeno  dei 
«  sacerdoti,  né  riputarsi  capace  di 
•5  poterlo  fare,  se  non  ha  o  un 
-•5  benefizio  parrocchiale  ,  oppure 
«  non  è  giudicato  capace  da'  ve- 
>i  scovi  ,  che  se  ne  saranno  renduti 
-•>  certi  per  via  dell'  esame,  se  lo 
>j  trov&ianno  necessario,  ovvero  al- 
53  trimenti,  e  s'egli  non  ha  la  lo- 
-■•    ro     approvazione  ,     che     .sempre 


CON 

')   si    deve    dare    gratuitamente  ". 
Il  soggetto  poi  della  confessione, 
cioè    la    persona ,    che    può  e  deve 
confessarsi ,  è  ogni  cristiano    giunto 
all'  età  della  discrezione,  che  sia  ca- 
pace   di    peccato,    e  che  pecchi  di 
fatto.    Dal    che    ne    segue  che  una 
persona     impeccabile     non    sarebbe 
capace  di  confessione,  e  che  le  con- 
fessioni, le  quali    si  facevano   altre 
volte  prima  del  battesimo,  non  erano 
sagramentali  ,    poiché    il    battesimo 
è  la  porta,  e  il  primo  de'sagramenti, 
e  non    se    ne    può  ricevere    alcuno 
prima  d'esso.  Pompeo  Sarnelli,  Lett. 
eccl.  t.  II,  p.   70,    lettera    XXXII, 
Che  sorta  di  confessione  fosse  quel- 
la, che  facevano  gli  adulti    innan- 
zi  al  battesimo,    dice    essere    stato 
antico  uso ,    che  i  catecumeni  con- 
fessassero tutti  i  proprii  peccati,  se- 
condo le  loro  specie  distinte  al  con- 
fessore, non  perchè  assoluti    fossero 
da'  medesimi    peccati  ,    non    essen- 
do    capaci     di     assoluzione     sagra- 
mentale,  nemmeno  perchè  fosse  lo- 
ro imposta  la  soddisfazione ,   il  che 
sarebbe    stato    fare    ingiuria    al    sa- 
gramento  del  battesimo,  anzi,  come 
dice  s.  Tommaso ,    alla    stessa  pas- 
sione e  morte  di  Gesù  Cristo,  quasi 
ch'essa  non  fosse  sufficiente  alla  pie- 
na soddisfazione  de'peccati  di  quelli 
che  si  battezzano;  ma  per  la  ragione 
addotta  dal  medesimo  s.   Tommaso 
p.   3,  qu.   68,  art.  6  :   Si  qui  tamen 
haptizandi,  ex  devotione  sua,  pec- 
cata conjìteri   vellent ,  essel    eorum 
confessio    audienda ,    non   ad  hoc  , 
quod  eis    sadsfactio    imponeretur  ; 
sed  ad  hoc,   quod   contra  peccala 
consueta    eis    spiritualis   infonnalio 
vitae  traderctur.    Da  ciò  è  chiaro , 
che    anticamente    si    confessavano  i 
catecumeni  al  sacerdote ,  non  per- 
chè fossero  assoluti;  non  pei'chè  ve- 
nisse   loro  imposta    penitenza;   ma 


CON  95 

perchè,  come  si  è  detto  con  s.  Tom- 
maso, sapendosi  la  loro  vita  passa- 
ta, potessero  stabilire  come  si  do- 
vevano regolare  per  l'avvenire,  de- 
testando, come  dice  s.  Gregorio  Na- 
zianzeno ,  orat.  4o  iii  Saiicttini  Ba- 
ptisnia,  i  peccati  passati,  proponen- 
do di  non  ricadérvi  in  avvenire,  an- 
zi per  ammonirli  ,  che  se  avessero 
offeso  il  prossimo  lo  soddisfacessero, 
con  riparare  alle  ingiurie  ad  esso 
fatte,  e  sebbene  non  è  più  in  uso, 
che  i  catecumeni  si  confessino  nella 
detta  maniera,  prima  però  del  loro 
battesimo  si  fanno  ad  essi  analoghe 
avvertenze,  e  basta  che  si  confessino 
inteiiormente  con  Dio,  dolendosi  dei 
peccati  commessi. 

11  penitente  deve  confessarsi  a 
viva  voce  ad  un  prete  presente, 
non  per  iscritto,  né  a  segni,  a  meno 
che  non  fosse  mutolo,  né  per  inter- 
prete, eccettuatigli  stranieri,  nel  caso 
che  non  potessero  altrimenti  confes- 
sarsi né  per  lettere  ad  un  confessore 
assente.  La  confessione  è  nulla  se  si 
fa  per  lettera  al  confessore  assente, 
s.  Alfonso  de  Liguori  ,  Theolog. 
Mor.  lib.  6,  n.  493-  I  nniti  pertan- 
to, e  gli  stranieri  che  ignorano  la 
lingua  del  paese  in  cui  si  trova- 
no ,  possono  confessarsi  a  segni ,  o 
per  interprete,  da  un  prete  pre- 
sente. Non  deve  però  tacersi ,  che 
non  mancano  molti  esempi  di  con- 
fessioni e  di  assoluzioni  fatte,  e  date 
per  lettere  ad  assenti,  come  si  ve- 
de nel  Chardon  t,  li,  p.  94^  e  seg. 
e  dalla  lettera  di  Pioberto  vescovo 
di  Mans,  scritta  nell'Sys  ai  vescovi 
radunati  vicino  ad  Angers  nella  cor- 
te di  Carlo  //  Cah'o,  in  cui  con- 
fessa i  suoi  peccati  almeno  in  ge- 
nerale, e  ne  domanda  l'assoluzione 
a  quei  vescovi,  i  quali  gli  rispon- 
dono con  una  lettera  intitolala  Epi- 
stola absolutionis  j  da  parecchie  let- 


ffi  CON 

tele  del  Poiilcfice  s.  Gregorio  VII, 
e  (III  una  tra  le  alti-e  a  Keiiiedio 
di  l.iiitMjlii,  ridia  quale  gì' invia  l'as- 
S(>liizi(jjie  con  queste  espressioni  : 
»  Abbiamo  creduto  dovervi  man- 
»  dare  l'assoluzione  de'  vostri  pec- 
"  cali  per  i' autorità  de' ss.  Apo- 
'■>  stoli  Pietro,  e  Paolo,  di  cui  te- 
'•  marno  il  luogo,  purché  però  ap- 
"  plicandovi  alle  opere  buone,  e 
"  piangendo  i  vostri  errori,  rendia- 
"  te  il  %'ostro  corpo  degno  di  di- 
•'  ventare  il  tempio  di  Dio  ".  Ma 
queste  confessioni ,  e  queste  assolu- 
zioni, secondo  l'opinione  dei  teolo- 
gi, non  erano  sagramentali,  ma  sqIo 
di  cerimonia,  e  deprecatoiie.  Per- 
ciò lassoluzione,  o  non  cadeva  sui 
peccati  ,  ma  solamente  sulle  pene 
canoniche  ad  essi  inflitte,  per  cui  i 
teologi  dicono  esseie  stata  propria- 
mente un'indulgenza;  ovvero  eia 
una  remissione  delle  pene  tempo- 
rali dovute  a'  peccati.  Su  questo 
va  consultato  il  Chardon  Stona  dei 
sagranienti ,  tomo  II,  lib.  II,  cap. 
36,  Delia  virtù  ed  effetti  dell'  as- 
soluzione ce,  cap.  38;  Dell'asso- 
luzione de'  penitenti  infenni  ec.  cap. 
3r) ,  Che  anticamente  si  dava  l'as- 
soluzione anche  a  quelli,  i  quali  per 
la  infermità  avevano  perduto  l'uso 
de'  sensi,  o  erano  divenuti  freneti- 
ci ec.  cap.  4o  ;  che  anticamente  non 
si  comunicava  co'  penitenti  morti 
senza  l'  assoluzione  ,  specialmente 
nella  Chiesa  Romana  ;  che  in  se- 
piiito  si  mitigo  codesto  rigore  ec.  ; 
Della  condannazione  ,  e  dell'  asso- 
luzione de' morti  ec.  ;  Di  alcune 
assoluzioni  straordinarie ,  e  rara- 
mente usate,  delle  quali  riportere- 
mo il   seguente  cenno. 

Le  assoluzioni  straordinarie,  usa- 
le di  indo  nella  Chiesa,  sono  quelle 
impaititc  a  molti  lontani  colletti- 
A'.■^nìenl(^    o   rlic     non     emno    prore- 


CON 

dutc  dalla  confessione.  Tale  fu  quel- 
1.1  data  da  s.  (iregorio  VII  a  quan- 
ti si  f()ssero  uniti  al  partito  di  Ro- 
dolfo ('a  lui  dichiarato  re  d'  Ale- 
magna,  in  luogo  di  Enrico  IV.  Il 
Papa  indirizzò  le  sue  parole  ai  ss. 
apostoli  Pietro,  e  Paolo,  in  questo 
modo  :  "  Acciocché  Piodolfo  gov(;r- 
-V  ni  il  regno  dell'  Alemagna,  e  lo 
»  difenda,  essendo  egli  stato  da- 
'>  gli  alemanrn  eletto ,  io  concedo 
»  per  parte  nostra  a  lutti  ({uelli 
"  che  a  lui  aderiranno,  l'assoluzio- 
"  ne  da  tutti  i  loro  peccati  ,  e  in 
»  voi  confidando  do  loro  la  bene- 
•5  dizione  per  questa,  e  per  l'altra 
"  vita  ".  Lo  stesso  Pontefice,  scri- 
vendo a'  frati  del  monistero  di  Mar- 
siglia, per  consolarli  dell'assenza  del 
loro  abbate,  ch'egli  tratteneva  in 
Pioma,  di.sse  loro,  lib.  6,  ep.  1 5; 
"  Coir  autorità  del  b.  Piero  prin- 
»  cipe  degli  apostoli ,  che  a  noi , 
"  benché  indegni,  fu  confidata,  vi 
»  promettiamo  il  perdono  di  tutti 
»  i  vostri  peccali,  e  vi  diamo  l'as- 
"  soluzione  colla  benedizione  ".  Non 
fu  s.  Gregorio  VÌI  il  solo,  che  des- 
se simili  assoluzioni  ;  anche  Pietro 
il  venerabile  abbate  di  Cluny  ne 
diede  una  simile  a'  suoi  monaci  stan- 
do lontano  da  loro,  con  questi  ter- 
mini :  '>  Fi-attanto  io  faccio  lonta- 
"  no  ciocché  non  posso  fare  pre- 
»  sente,  e  secondo  il  dovere  dell.i 
»  mia  carica  vi  assolvo  da  tutti  i 
"  peccati  a  nome  di  Dio  onnipo- 
'5  lente  creatore  del  lutto,  e  di  no- 
"  Siro  Signore  Gesìi  Cristo....  in 
»  quanto  io  posso ....  confidando- 
»  mi  nel!'  abbondanza  delle  grazie 
»  di  lui,  che  disse  a' suoi  discepoli: 
"  Tutto  ciò  che  legherete  sulla  ter- 
j>  ra,  ec.  "  iVon  pare,  che  .simili  as- 
soluzioni si  riferis.sero  alla  scomu- 
nica di  cui  non  v' era  apparenza  in 
tjji    persone    assolte;     neppure    alla 


CON 

indulgenza,  non  indicandolo  i  ter- 
mini, come  non  può  dirsi,  che  con- 
tenga una  semplice  benedizione,  o 
■voti  in  favore  di  quelli ,  a  cui  fu- 
rono date.  Finalmente  osserva  il  p. 
Bernardo  da  Venezia,  traduttore  e 
annotatore  del  Chardon ,  che  par- 
lando delle  assoluzioni  collettiva- 
mente date  a  molti  insieme,  e  sen- 
za precedente  confessione  ,  giusta 
l'opinione  dei  teologi,  furono  con- 
fortatorie, e  cerimoniali,  o  poco  di- 
verse dalla  formola  generale,  che 
precede  anche  a' nostri  dì  l'assolu- 
zione sagramentale,  oppure  da  quel- 
le generali  assoluzioni,  che  sogliono 
dare  i  supei'iori  regolari  nelle  visi- 
te de'  monisteri  loi'O  soggetti. 

Supponendo  poi,  che  quelle  con- 
fessioni, e  quelle  assoluzioni  fossero 
sagramentali,  o  comunque  sia,  l'uso 
fu  abolito  espressamente  da  Cle- 
mente Vili  colla  costituzione  282, 
Saìiclìssimns  de'  20  luglio  1602, 
Bull.  Rom.  tomo  V,  par.  II,  p.  460. 
Dichiarò  egli ,  che  a  nessuno  era 
lecito  di  confessarsi  sagramental- 
mente  per  lettere,  o  per  internun- 
zio  al  confessore  assente,  né  da  que- 
sto ottenere  1'  assoluzione.  Sebbene 
il  concilio  di  Trento  aveva  defhii- 
to,  che  quelli,  i  quali  dopo  il  bat- 
tesimo avessero  peccato  ,  dovevano 
presentarsi  al  tribunale  della  peni- 
tenza, per  esserne  assoluti  per  sen- 
tenza del  competente  ministro,  tut- 
tavia alcuni  scolastici,  fertili  in  sot- 
tigliezze, avevano  inventato  un  me- 
todo ,  che  non  poteva  essere  più 
comodo  ai  penitenti,  o  piuttosto  ai 
peccatori  poco  disposti  alla  peni- 
tenza, insegnando  che  si  poteva,  an- 
che in  assenza,  fare  la  confessione, 
e  ricevere  1'  assoluzione  per  lettera, 
o  per  mezzo  di  un  terzo.  Ognuno 
vede,  non  esservi  cosa  più  comoda, 
che    confidare     l' istoria    de'   propri 

VCL.     XVI. 


CON  97 

peccati  ad  una  carta,  la  quale  non 
ne  fa  arrossire,  o  confessarli,  come 
i  sagra mentari,  al  Padre  eterno.  Cos'i, 
conchiudono  i  teologi ,  si  torrebbe 
alla  confessione  ciò  che  ha  di  più 
penoso,  nel  fare  cioè  a  viva  voce 
r  intero  racconto  de'  propri  man- 
camenti, e  si  torrebbe  ancora  ciò 
ch'essa  ha  di  più  salutare,  essendo 
la  medesima  una  gran  parte  della 
penitenza  pel  passato ,  ed  uno  dei 
preservativi  più  efficaci  per  la  ri- 
caduta. Per  questi  motivi  adunque 
111  Clemente  Vili  costretto  a  con- 
dannare la  nuova  opinione  come  fal- 
sa ,  cn'onea  ,  scandalosa ,  e  temera- 
ria, vietando  di  sostenerla  in  pub- 
blico o  in  privato,  anche  come  sem- 
plicemente probabile,  sotto  pena  di 
scomunica  ipso  jaclo ,  riservata  al 
Papa. 


§  IV.   Proprietà,    condizioni ^  e  se.' 
greto  della   Confessione. 


La  confessione  deve  essere  u- 
mile  ,  sincera  ,  ed  intera  ,  doven- 
dosi confessare  i  peccati  tali  qua- 
li sono  senza  accrescerli  ,  o  dimi- 
nuirli ;  in  termini  chiari ,  e  sen- 
za racconti  superflui ,  ed  estranei 
all'argomento.  La  confessione  dev'es- 
sere umile  nella  positura  del  peni- 
tente, e  ne'  suoi  modi  d'accusarsi, 
con  vera  contrizione  de'  suoi  pec- 
cati. I  teologi  poi  distinguono,  ri- 
spetto alla  confessione  due  maniere 
d'integrità,  la  materiale,  e  la  for- 
male: la  prima  comprende  l'accusa 
di  tutti  i  peccati  senza  eccettuarne 
pur  uno  per  qualunque  ragione  si 
fòsse  ;  la  seconda  comprende  1'  ac- 
cusa di  tutti  i  peccati  mortali ,  di 
cui  ci  sovveniamo  dopo  un  dili- 
gente esame,  con  tutte  quelle  spie- 
7 


nS 


c  o  >• 


gazioni,  che    ne  danno    i  metlesinii 
teologi. 

In  quanto  al  segreto  della  confes- 
sione è  di  diritto  naturale,  divino 
ed  ecclesiastico.  E  di  diritto  natu- 
rale, perche;  è  fondato  sulla  giusti- 
zia, che  obbliga  a  custodire  un  se- 
greto, il  quale  viene  confidato  con 
tal  condizione,  e  sulla  carità,  la  qua- 
le proibisce  di  fare  agli  altri  quello 
che  non  vorremmo  a  noi  fatto.  E 
di  diritto  divino  egualmente  che  il 
-sagramento  della  penitenza ,  dap- 
poiché Gesù  Cristo  nello  stabilirlo, 
stabih  pure  la  legge  del  segreto, 
senza  il  quale  nulla  sarebbe  stata 
l'istituzione  del  sagramento,  niuuo 
certamente  volendosi  espone  a  li- 
schi  certi  ,  come  quelli  della  pub- 
blica infamia,  e  della  morte  stessa, 
nel  caso  della  rivelazione  de'  pro- 
pri enormi  delitti.  È  poi  di  diritto 
ecclesiastico,  dopo  che  il  concilio 
generale  lateranense  IV  condannò  i 
confessori,  i  quali  violano  il  segre- 
to, ad  una  penitenza  perpetua  in 
qualche  monistei'O.  La  legge  eccle- 
siastica ,  che  prescrive  al  confessore 
il  silenzio  assoluto  è  antichissima  , 
giacché  sino  dal  quarto  secolo  fu- 
rono soppressi  i  penitenzieri,  come 
dicemmo  di  sopra  parlando  di  Net- 
tario, perchè  un  delitto  accusato  a 
quello  di  Costantinopoli  era  dive- 
nuto pubblico ,  ed  avea  prodotto 
dello  scandalo;  laonde  il  concilio 
lateranense  tornò  a  comandare  il 
segreto  senza  veruna  eccezione.  Que- 
-sta  legge  è  sì  stretta,  e  così  estesa, 
che  un  confessore  può  dire  col  s. 
Agostino:  «  quello,  che  so  per  mez- 
•>  zo  della  confessione ,  meno  il  so 
-■'  di  quanto  ignoro  del  tutto  ". 
S.  Giovanni  Climaco  osserva ,  che 
Dio  veglia  specialmente  nella  sua 
Chiesa  a  questo  riguardo ,  e  nel- 
r  epist.     ad    Pastor,     e.     1 3,    dice  ; 


CON 

•  Non  s'  è  mai  udito,  che  i  pecca - 
•'  ti,  i  quali  si  sono  confessati  nel 
••    tribunale    della    penitenza    sieno 

•  stati  divulgati.  Dio  ciò  non  per- 
•>  mette  aflinchè  i  peccatori  non  sie- 
-•'  no  distolti  dalla  confessione,  e  in 
•♦  conseguenza  non  sieno  privi  dd- 
•'  la  sola  speranza  di  salute,  che  ad 
"   essi  rimane  ". 

Oltre  ai  vantaggi,  che  procaccia 
la  legge  del  segreto  rispetto  alla 
confessione,  ella  è  anche  somma- 
mente utile  allo  stato,  col  porre  il 
.sacerdote  in  caso  di  arrestare  il 
corso  dei  più  gravi  delitti  e  dis- 
ordini ,  collo  ispirare  ai  peccato- 
ri senlimoiti  di  un  sincero  pen- 
timento, distogliend'ì,  od  obbligando 
il  penitente  negandogli  l'assoluzio- 
ne, a  prevenirne  l'esecuzione.  Que- 
sta riflessione  la  conobbe  assai  be- 
ne Enrico  IV  re  di  Francia,  quan- 
do il  p.  Colon  suo  confessore  gli 
portò  queste,  ed  altre  ragioni  .  E 
noto  che  nell'anno  i383  s.  Giovan- 
ni Nepomuceno  volle  sofFiire  cru- 
deli tormenti,  e  la  morte,  anziché 
manifestare  all'imperatore  Wences- 
lao  la  Confessione  dell'imperatrice 
Giovanna  di  Baviera  sua  moglie.  11 
segreto  della  confessione  é  adunque 
assolutamente  necessario,  ed  obbli- 
ga i  confessori ,  e  i  penitenti.  Ob- 
bliga pur  questi  ,  perchè  la  giu- 
stizia e  la  carità  li  costringono  a 
tacere  quello  che  non  potessero 
rivelare  senza  mancar  di  rispet- 
to al  sagramento ,  o  senza  fave  un 
torto  ingiusto  al  confessore,  sic- 
come fanno  coloro  che  pubblica- 
no e  pongono  in  burla  le  doman- 
de savie  e  prudenti,  le  quali  so- 
no state  loro  fatte  dallo  stesso 
confessore ,  e  i  pii  avvisi  ,  e  le 
salutari  penitenze  ad  essi  impo- 
ste. 

Un    penitente    deve    denunciare 


CON 

al  vescovo  un  confessore  perico- 
loso 5  che  lo  avesse  sollecitato  al 
delitto  ,  o  voluto  indurre  nel- 
r  errore.  Questa  regola  è  fonda- 
ta nei  pontificii  decreti  massi- 
me di  Pio  IV,  Gregorio  XV, 
Benedetto  XIV ,  ec.  E  primiera- 
mente Gregorio  XV  confermò  la 
costituzione  dell'immediato  prede- 
cessore Paolo  V,  il  quale  nel  1608 
r  avea  mandata  all'inquisitore  ge- 
nerale di  Portogallo,  ed  ordinò  ai 
3o  agosto  1622  colla  costituzione 
34,  Bull.  Roin.  toni.  ITI  del  Che- 
rubini, al  tribunale  dell'  inquisizio- 
ne, che  severamente  castigasse  qua- 
lunque sacerdote,  il  quale  col  pre- 
testo delia  confessione  vera,  o  fin- 
ta sollecitasse  i  penitenti  ad  atti 
disonesti,  pi'ima  o  dopo  la  confes- 
sione, oppure  nel  luogo  ove  soglio- 
no sentirsi  le  confessioni,  sebbene 
queste  non  si  effettuassero.  Dipoi  il 
zelante  Benedetto  XIV  volendo  to- 
gliere gli  abusi  introdotti  nel  tri- 
bunale della  penitenza,  colla  bolla 
Sacramenlum  poeni lenii ae,  data  ai 
17  giugno  17413  che  si  legge  nel 
Bull.  Bened.  XIV.,  tom.  I,  p.  5o, 
rinnovò  le  pene  contro  i  solleci- 
tanti imposte  da  Gregorio  XV  col- 
la menzionata  costituzione,  e  dalla 
congregazione  del  s.  OfBzio  a'  i  i 
febbraio  161  i,  e  da  altra  congre- 
gazione tenuta  alla  presenza  di  A- 
lessandro  VII  a'  24  settembre  i665. 
Vietò  pertanto  Benedetto  XIV  nuo- 
vamente a  tutti  i  sacerdoti  di  u- 
dire  la  confessione  de'  loro  compli- 
ci in  peccato  disonesto  (a'  quali  im- 
pose il  precetto  di  denunziarne  il 
sollecitante)  fuorché  in  caso  di  estre- 
ma necessità,  cioè  in  articolo  di 
morte,  quando  non  siavi  altro  sa- 
cerdote, che  possa  esercitai'e  l'uffi- 
zio di  confessore.  In  questo  caso 
dichiarò  poscia  il  Pontefice  agli    8 


COX  99 

febbraio  174^»  colla  costituzione 
Aposlolìcì,  loc.  cit.  p.  4^9)  che  po- 
trà udire  la  confessione  del  com- 
plice suddetto  un  semplice  sacer- 
dote non  approvato,  anche  in  pre- 
senza dell'  approvato  sollecitante , 
purché  non  vi  sia  pericolo  di  scan- 
dalo, o  d'infamia,  che  con  mezzi 
opportuni  dovrebbe  sfuggire  il  sa- 
cerdote complice.  L'assoluzione  di 
questo  tuttavia  sarebbe  valida  nel 
punto  di  morte,  ma  egli  restereb- 
be soggetto  alle  censure  nella  me- 
desima bolla  fulminate  ,  cioè  di 
scomunica  riserbata  alla  santa  Se- 
de. Indi  con  decreto  della  congre- 
gazione generale  del  s.  Offizio,  ai 
5  agosto  dell'  anno  stesso  1 745, 
dichiarò  ancora  le  pene  contro  i 
sollecitanti,  e  contro  quelli,  che  si 
abusano  del  sagrifizio  della  messa 
per  fare  sortilegi,  o  indovini  per 
caso. 

Introdotto  poi  l'abuso  in  Porto- 
gallo, che  alcuni  confessori  esige- 
vano dai  penitenti  il  nome  de' com- 
plici, che  poscia  correggevano  con 
mal  consigliato  zelo,  onde  nasceva 
un  naturale  abborrimento  al  sa- 
gramento  della  penitenza,  il  Cardi- 
nale inquisitore  di  quel  regno,  e  il 
Cardinal  patriarca  di  Lisbona  si 
opposero  sollecitamente  a  s\  dan- 
ne vole  opinione,  che  procurarono 
per  altro  di  sostenere  alcuni  dot- 
tori con  iscritti  perversi.  Quindi,  ai 
7  luglio  1745,  Benedetto  XIV^, 
colla  bolla  Suprema,  Bull.  Maga. 
tom.  XVI,  p.  So 5,  la  condannò 
come  scandalosa,  alla  fama  del  pros- 
simo ingiuriosa,  e  tendente  alla 
violazione  del  sigillo  sagramentale. 
Indi,  a' 2  giugno  dell'anno  seguen- 
te 174^?  coU'autorità  della  bolla 
Uhi  priinum,  loc.  cit.  tom.  XVII, 
p.  29,  impose  la  pena  di  scomu- 
nica riserbata  al  sommo  Pontefice, 


loo  CON 

a  quelli  che  prendessero  in  altro 
senso  la  sopraddetta  condanna  , 
confermando  tutte  con  nuova  bol- 
la, Ad  erudiendam ,  de'  28  settem- 
bre 1746,  loc.  cit.  pa^.  87J  alla 
quale  dipoi  a'  io  dicembre  1749» 
aggiunse  la  bolla,  Apostolici  niini- 
sterii,  loc.  cit.  tom.  XVIII,  p.  00, 
in  cui  ordinò,  che  i  penitenti  in- 
terrogati dai  confessori  del  nome 
dei  loro  complici,  sieno  obbligali  a 
denunziarli  all'Ordinario,  il  quale 
dovrebbe  prendere  i  provvedimenti 
opportuni  contro  de'  medesimi  con- 
fessori denunziati;  anzi  vi  è  l'ob- 
bligo di  denunziarli  anche  al  santo 
Oftizio,  se  dalle  circostanze  si  co- 
nosca, che  tali  confessori  mostrino 
adesione  alla  massima  falsa,  che  sia 
lecito  il  domandare  il  nome  del 
complice.  Sono  però  esonerati  dal- 
la denunzia  quei  penitenti,  che  so- 
no colpevoli  della  mancanza.  È  pe- 
rò da  notarsi  attentamente,  che 
l'obblicro  di  denunziare  il  confes- 
sore  interrogante  nel  nome  e  per- 
sona del  complice,  secondo  la  co- 
stituzione benedettina,  riguarda  il 
solo  caso  in  cui  consti  al  peniten- 
te dell'adesione  alla  falsa  massima 
per  parte  del  confessore  anzidetto, 
ovvero  una  tale  adesione  si  possa 
dal  penitente  con  fondamento  ar- 
guire dal  modo  di  procedere  diì 
confessore. 


§  V.    Confessioni  generali ,  e 
confessioni  pubbliche. 


Fra  tutte  le  eccellenti  pratiche, 
consuetudini ,  e  ordinamenti  della 
Chiesa,  poche  ve  ne  sono,  la  cui 
origine  non  rimonti  alla  veneran- 
da antichità,  o  almeno  da  essa  non 
derivino.  Una  di  queste  è    la  con- 


C0\ 

fe'ssione  generale  di  lutti  i  peccali 
commessi  dall'uso  di  ragione,  la  qua- 
le ordinariamente  si  fa  da  quelli, 
die  di  proposito  vogliono  corregger- 
si, cambiar  tenore  di  vita,  ovvero 
da  quelli,  che  per  maggior  sicurez- 
za, o  pel  timore  di  non  avere  avuto 
nell'accostarsi  ai  sagramenti  le  con- 
dizioni richieste  per  farlo  con  frut- 
to, e  da  veri  cristiani,  prendono  la 
generosa  risoluzione  di  sottoporre 
di  nuovo  al  tribunale  della  peni- 
lenza  tutti  i  peccati  della  vita  tras- 
corsa. Dicono  i  teologi  e  i  mora- 
listi, che  è  necessario  il  fare  una 
confessione  generale  di  tutti  i  pec- 
cati mortali,  tutte  le  volte  che  le 
confessioni  precedenti  fossero  slate 
nulle,  o  sacrileghe,  e  ne  riportano 
i  motivi ,  e  le  circostanze.  Fuori 
però  di  alcuni  casi ,  che  rendono 
le  confessioni  generali  o  necessarie 
od  utili,  non  è  a  proposito  il  per- 
metterle ai  penitenti,  particolarmen- 
te agli  scrupolosi,  i  quali  non  vi 
trovano  la  pace,  di  cui  vanno  in 
traccia  con  inquietudine,  ed  i  quali 
quando  ne  abbiano  fatta  una,  già  ne 
vogliono  incominciare  un'altra,  a 
pregiudizio  della  tranquillità  della 
loro  anima,  e  di  quella  del  confes- 
sore. 

Il  primo  caso  d'una  confessione 
generale,  che  rinvenne  il  lodato 
benedettino  p.  Chardon,  Storia  dei 
Sagramenti  t.  II.  p.  92.  e  seg.,  è 
quello  della  femmina,  di  cui  par- 
lano Socrate  e  Sozomeno,  la  qua- 
le confessò  al  sacerdote  penitenzie- 
re tutti  i  peccati  che  aveva  com- 
messo dopo  il  battesimo,  sebbene 
evvi  molta  probabilità  che  non  fosse 
generale,  ma  la  prima  confessione 
eh'  essa  facesse  dopo  il  battesimo. 
Certo  è,  che  s.  Arido  confessò  alla 
presenza  del  b.  vescovo  Nicezio  tut- 
ti   i    peccati     commessi     dalla    sua 


CON 

prima  giovinezza  ,  ed  altre  volte 
accusatine!  tribunale  della  penitenza, 
come  narra  s.  Gregorio  di  Tours. 
S.  Eligio  per  mezzo  d'una  confes- 
sione generale  cominciò  a  darsi 
alla  vita  penitente,  da  lui  poscia 
santamente  condotta,  locchè  avvenne 
al  principio  del  settimo  secolo.  Non 
solo  ciò  praticavasi  di  tempo  in  tem- 
po dalle  persone  pie,  che  si  sentivano 
eccitate  a  farla  da  spirito  di  peni- 
tenza, ma  talvolta  i  più  saggi  pre- 
lati consigliavano ,  ed  ordinavano 
la  confessione  generale;  così  fece 
l'arcivescovo  Incmaro  col  giovine 
Pipino  re  d'Aquitania,  il  quale  a- 
veva  menato  una  vita  piena  di  dis- 
ordini .  S.  Anselmo  consigliò  la 
stessa  cosa  a  suo  fratello,  che  pre- 
para vasi  a  tare  il  viaggio  di  Ter- 
ra santa.  Racconta  s.  Pier  Damia- 
ni, che  dinanzi  l'altare  di  s.  Pietro 
rn  Roma,  e  sotto  la  confessione  di 
esso,  ricevette  la  confessione  gene- 
rale dei  l'imperatrice  Agnese,  che  la 
fece  con  profluvio  di  lagrime  in- 
cominciando da  quanto  le  era  ac- 
caduto dall'età  di  cinque  anni  si- 
no a  quell'ora.  Sino  dal  principio 
dell'Ordine  cistcrciense,  i  novizi  su- 
bito dopo  la  loro  conversione  do- 
vevano confessare  all'abbate  tutti 
i  peccati  della  vita  trascorsa.  Il  p. 
Martene  narra,  che  s.  Federico  ve- 
scovo di  Liegi  avanti  d'intraprende- 
re il  viaggio  di  Gerusalemme,  fe- 
ce a  Berengario  abbate  di  s.  Loren- 
zo la  confessione  generale.  Queste 
ed  altre  sono  le  prime  confessioni 
generali  di  cui  si  abbia  memo- 
ria. 

Per  ciò  che  riguarda  la  confes- 
sione pubblica,  oltre  a  quanto  ab- 
biamo detto  più  sopra ,  si  rileva 
da  s.  Cipriano,  che  nei  pi'imi  se- 
coli non  solamente  si  faceva  la 
confessione    pubblica  dc'peccati  oc- 


CON  loi 

culti,  ma  eziandio  la  si  faceva    al- 
la   presenza    de'  sacerdoti ,    i    quali 
col  vescovo  formavano  il  senato  ec- 
clesiastico:  laonde  la   penitenza  im- 
ponevasi  alla  presenza  de'sacerdoti, 
che  insieme  col   vescovo  erano  giu- 
dici dei  peccati  pubblici,  notori  ed 
occidti,    loro    confessati    spontanea- 
mente,   o  discoperti.    Abbiamo    da 
Eusebio ,     Hislor.     eccles.     lib.     5, 
cap.   ultimo,  che  Natalio  confessore 
pentito    del    peccato    commesso,    si 
prostrò  ai  piedi  del    Papa  Zeffirino, 
eletto  l'anno  2o3  dal    clero,    e  dal 
popolo,   per    ottenerne  il  perdono  : 
si  rivolse    Natalio    anche  al  popolo 
afiìnchà    lo    aiutasse     appresso    Dio 
colle    sue    orazioni  ,    e    gli    servisse 
d'intercessore  appresso  il  Papa,  e  i 
sacerdoti.  Di  questa  medesima  disci- 
plina si  fa  parola  di  frequente  negli 
scritti   di    s.   Cipriano,    perchè    una 
quantità  di  fedeli  caduti  nelle   perse- 
cuzioni, e    bramosi    di    riconciliarsi 
senza  passare  per  le  prove  della  pe- 
nitenza canonica,  ottenevano  lettere 
dai  martiri,  che    chiedevano  grazia 
ai  vescovi  per  loro.  Da  tali  passi,  e 
da  altri  si  rileva,  che  ne'pi'imi  secoli 
della  Chiesa,  si  faceva  la  confessione 
pubblica    de' peccati    alla    presenza 
del  vescovo,  del  clero,  ed  anche  del 
popolo,  il    quale  condole  vasi  co'pe- 
nitenti,    e  univa  le  sue  orazioni  al- 
le loro  per  ottenere  da  Dio,  e  dai 
suoi  ministri  la  grazia  della  licon- 
ciliazione. 

Nei  primi  secoli  non  era  cosa 
rara  accusarsi  pubblicamente  dei 
peccati  segretij  o  questa  confessio- 
ne si  facesse  di  proprio  moto  del 
peccatore,  il  quale  per  questa  via 
studiavasi  di  placar  la  divina  giu- 
stizia, oppure  per  consiglio  del  sa- 
cerdote, a  cui  si  aveva  segretamen- 
te accusato,  e  il  quale  alcune  vol- 
te per    l'altrui    edificazione,  o    per 


102  CON 

altri  molivi  obbligava  il  penitente 
a  rivelare  in  pubblico  ciocché  a- 
vea  air  orecchie  di  lui  confidato. 
Tuttavolta  la  Chiesa  prendeva  le 
più  prudenti  precauzioni,  acciocché 
questa  confessione  non  pregiudi- 
casse a  coloro,  che  la  facevano.  Lo 
che  era  tanto  più  necessario,  per- 
chè senza  tali  precauzioni  i  pe- 
nitenti si  sarebbono  esposti  al  ri- 
gore delle  leggi  civili,  che  con- 
dannavano a  morte  i  rei  di  alcuni 
delitti  soggetti  alla  pubblica  peni- 
tenza. Questa  precauzione  divenne 
ancor  più  necessaria  sotto  gl'im- 
peiatori  cristiani,  i  quali  avevano 
decretata  pena  di  morte  contro 
molli  delitti,  che  sotto  i  principi 
pagani  non  si  consideravano  capitali. 
Quindi  non  si  obbligavano  a  cagion 
di  esempio  gli  omicidi,  e  gli  assassini 
ad  accusarsi  in  pubblico,  come  né 
anche  le  femmine  adultere,  o  gli 
uomini  che  avessero  commesso  a- 
dulterio  con  donna  nobile,  e  molto 
superiore  alla  loro  condizione,  per 
non  esporsi  al  rigore  delle  leggi, 
e  ad  altri  inconvenienti,,  che  sareb- 
bono venuti  dietro  a  tal  pubblica 
confessione.  V'ha  motivo  di  crede- 
i-Cj  che  per  riparare  ai  disordini  di 
certe  confessioni  pubbliche,  non  si 
facevano  che  quelle  consigliate  dai 
sacerdoti  a  cui  si  era  fatta  la  con- 
fessione segreta;  lo  che  sembra  in- 
sinuare Origene,  Honi.  i.  in  Psal. 
37,  secondo  lo  spirito,  e  la  consue- 
tudine della  Chiesa  del  tempo  suo, 
ciocché  durò  sino  al  settimo  se- 
colo. 

Tuttavolta  nel  quinto  secolo  il 
Pontefice  s.  Leone  I  scrisse  una 
lettera  ai  vescovi  della  Campania 
per  moderare  lo  zelo  di  quelli  che 
costringevano  i  penitenti  ad  accu- 
sarsi in  pubblico  delle  loro  colpe 
segrete,  Epist.   336:    •>  Io  cuinaudo 


COiX 

che  in  ogni  maniera  si  reprima 
la  presunzione  di  alcuni,  i  quali 
contro  la  regola  apostolica,  e 
contro  ogni  legge  esigono  da'  fe- 
deli, che  scrivano  nei  libelli,  e 
palesino  pid^blicamente  ogni  spe- 
cie di  peccati,  poiché  basta  sco- 
prire al  solo  sacerdote  in  con- 
fessione segreta  i  peccati,  di  cui 
uno  si  conosce  colpevole.  Con- 
ciossiaché,  quantunque  paja  lode- 
vole l'ardore  della  fede  in  colo- 
ro, che  per  amor  di  Dio  voglio- 
no soffi-ire  la  pubblica  confusio- 
ne :  tuttavia  i  peccati  di  tutti 
non  sono  tali,  che  quelli  i  quali 
domandano  la  penitenza  non  ab- 
biano a  temere  nel  pubblicarli. 
Si  lasci  dunque  codesta  mala 
»  consuetudine,  per  non  allontana- 
re molti  da'  rimedi  della  peni- 
tenza, o  a  cagione  della  verecon- 
dia, o  per  tema  di  non  far  sa- 
pere i  fatti  propri  a'ioro  nemici, 
ed  esporsi  cos\  al  rigore  delle 
leggi  ".  Questa  lettera  di  s.  Leo- 
ne I  mostra  primieramente,  che 
la  Chiesa  non  usò  mai  costringere 
i  peccatori  ad  accusarsi  pubblica- 
mente di  quepeccati,  che  pote- 
vano esporli  o  alle  severità  delle 
leggi,  o  ad  altri  inconvenienìi  con- 
siderabili ,  perché  li  avreb!)e  al- 
trimenti distornati  dal  chiedere  la 
penitenza.  In  progresso  di  tempo  in- 
tiepidito il  cristiano  fervore,  e  dive- 
nendo più  sensibili  gl'inconvenienti 
delle  confessioni  pubbliche,  se  ne  a- 
bolì  la  consuetudine  insensibilmente, 
e  se  nei  secoli  posteriori  se  ne  tro- 
vano alcuni  esempi,  questi  sono  ra- 
rissimi, né  si  può  dire,  che  il  costu- 
me più  sussistesse,  come  si  vedrà 
dai  seguenti  esempi. 

PotamiOj  vescovo  di  Braga ,  nel 
concilio  di  Toledo  del  5òQ  ,  con- 
fessò a'  vescovi  ivi  radunati  un  gra^ 


e  C)  X 
vissimo  tlelitto  occullo,  per  cui  fu 
deposto  dal  vescovato.  S.  Teodai- 
do,  vescovo  di  Narl)ona,  trovandosi 
nel  monistoro  di  s.  IMartino  di  Cliar- 
tres  moribondo,  alla  presenza  del- 
l'abbate e  di  tutti  i  sacerdoti,  clic 
avea  seco,  fece  la  confessione  di 
tutti  i  suoi  peccati,  dimostrando  col 
pianto  il  suo  dolore.  S.  Annone, 
arcivescovo  di  Colonia,  egualmente 
prima  di  morire  alla  presenza  del- 
l'abbate Ersone,  dei  padri,  e  dei 
fratelli  di  altri  monisteri,  confessò 
pubblicamente  quanto  avea  fatto 
in  tutto  il  corso  dellr  vita,  dichia- 
randosi reo  e  peccatore.  S.  Gelalo 
eremita  si  recò  nel  1070  in  Ro- 
ma, e  fece  la  confessione  innanzi 
al  Papa,  ed  ai  Cardinali.  11  re  d'In- 
ghilterra Guglielmo  il  Conquistato- 
re, in  punto  di  morte  fece  al- 
'trettanto  ad  alta  voce,  presenti  mol- 
ti sacerdoti ,  e  grandi  del  regno , 
dalla  gioventù  sino  alla  vecchiaia, 
pregandoli  ottenergli  da  Dio  la  re- 
missione de  peccati.  Lo  stesso,  sen- 
za nulla  dissimulare,  fece  al  punto 
estremo  nel  i  i58  Ugo,  vescovo  di 
Cantorbery,  avanti  tutti  i  religiosi, 
priori,  ed  abbati  di  Normandia  ; 
ed  i  prelati  gì' imposero  la  peni- 
tenza. Il  p.  Martene,  De  ant.  Ec- 
cles.  rit.  t.  II,  e.  6,  riporta  anco- 
ra altri  posteriori  esempi  di  con- 
fessioni fatte  a  sacerdoti  insieme , 
che  tutti  davano  l'assoluzione  al 
penitente.  Finalmente  ne  abbiamo 
un  esempio  nel  secolo  XVI  ;  cioè 
allorquando  nel  i5i5,  celebrando 
in  Bologna  la  messa  Leone  X,  al- 
la presenza  de'  Cardinali,  e  di  Fran- 
cesco I  re  di  Francia,  in  uno  alla 
sua  corte,  non  potendo  per  la  fol- 
la ammettere  tutti  alla  comunione, 
un  ufficiale  francese  ad  alta  voce 
disse  :  »  Poiché  santo  Padre  non 
"  mi  posso  comunicare  dalle  vostre 


CON  io3 

"  mani,  né  confessarmi  all'  orecchio 
"  di  vostra  Santità,  dirò  il  mio 
»  peccato  in  pubblico;  che  ho  com- 
»«  battuto  con  tutta  la  mia  forza 
"  contro  il  defonto  Papa  Giulio  II. 
Alloia  il  re  colla  sua  vivacità ,  e 
naturale  franchezza,  che  in  tutto  il 
tempo  della  messa  era  stato  colle 
mani  giunte  innanzi  al  suo  volto, 
con  voce  alta  soggiunse:  "  Vera- 
»  mente  santo  Padre,  io  sono  nel- 
»  lo  stesso  caso  ;  ma  quel  Ponle- 
»  lice  ei-a  il  più  formidabile  dei 
»  nostri  nemici ,  e  sarebbe  meglio 
»  ch'egli  fosse  stato  alla  testa  del- 
»  V  armata,  che  sulla  cattedra  di 
«  s.  Pietro  ".  La  maggior  parte 
dei  signori  della  sua  corte  confes- 
sarono pubblicamente  la  stessa  col- 
po^ per  cui  Leone  X  sul  momento 
diede  a  tutti  l'assoluzione  dalle  cen- 
sure, in  cui  potevano  essere  incorsi. 
Per  altro  è  troppo  noto  quanto 
Giulio  II  dopo  la  sua  morte  fosse 
commendato  altamente  nel  concilio 
generale  laleranense  V ,  e  difeso 
dalle  accuse,  siccome  doppiamente 
glorioso,  pel  sacerdozio  santamente 
esercitato,  e  pel  principato  valoro- 
samente sostenuto. 

Si  per  le  confessioni  generali,  che 
per  le  confessioni  ordinarie,  è  ne- 
cessario l'esame,  o  discussione  della 
coscienza,  affine  di  conoscere  i  peccati, 
detestarli,  ed  accusarli,  e  riceverne 
dal  confessore  la  sagrameli  tale  as- 
soluzione. L'assoluzione  è  un  atto 
pel  quale  un  sacerdote  approvato 
qual  giudice ,  e  qual  ministro  di 
Gesù  Cj'isto,  in  suo  nome,  e  col 
potere,  ch'egli  ha  da  lui  ricevuto, 
rimette  i  peccati  al  penitente,  il 
quale  presentasi  colle  debite  dispo- 
sizioni. Dappoiché  il  senso  delle  pa- 
role ,  ego  le  absoh'O,  non  è  già  : 
io  vi  dichiaro  che  i  vostri  peccali 
vi  sono  rimessi;  ma  bensì  :  io  qual 


J  o4  CON 

ministro  di  Gesù  Cristo  vi  riinelto 
i  vostri  peccati;  io  vi  amminislvo 
il  sacramento  della  penitenza,  col- 
la grazia  remissiva  de'  peccati.  Così 
decise  il  concilio  di  Trento,  sess. 
i4)  e.  6,  can.  g.  Per  conseguire 
l'assoluzione  e  il  perdono  de'  pec- 
cati, è  necessaria  la  contrizione,  cioè 
il  dolore,  e  la  detestazione  dei  pec- 
cati commessi,  con  un  fermo  pro- 
posito di  non  più  commetterne.  Fi- 
nalmente è  obbligo  di  fare  la  pe- 
nitenza imposta  dal  confessore  in 
proporzione  delle  colpe  commesse. 
f^.  Pompeo  Sarnelli ,  Lett.  eccles. 
tom.  VII,  Lettera  X  Della  confes- 
sione pubblicaj  Dionigi  di  Sainte 
Marthe,  Trattato  della  confessione 
contro  gli  errori  dei  calvinisti,  Pa- 
rigi 1 685  ;  Lorenzo  Cozza  ,  Dubia 
selecla  circa  sollicitationeni ,  Romae 
1709;  Domenico  Soto ,  Trattato 
del  segreto  ec.  Dovai  162 3;  Giro- 
lamo Onofrio,  Trattato  del  sug- 
gello della  confessione,  Milano  16 1  i  ; 
Giovanni  Maldero ,  Trattato  del 
suggello  della  confessione j  Lenglet 
Dufresnoy ,  Trattalo  storico  ,  e 
dogmatico  del  segreto  inviolabile 
della  confessione,  Parigi  iJiS; 
Trattato  della  Confessione  gene- 
rale del  ven.  servo  di  Dio  il 
b.  Leonardo  da  Porto  Maurizio , 
i83o. 

CONFESSORE  (  Confessarlus  ). 
Sacerdote  secolare  o  regolare,  che 
ha  facoltà  di  ascoltare  la  confessio- 
ne dei  peccati,  e  di  assolverli  col 
sagramento  della  penitenza;  mini- 
stero delicato,  pericoloso,  terribile, 
e  di  gran  responsabilità,  per  cui  i 
vescovi  con  prudenti  precauzioni 
lo  conferiscono  dopo  un  rigoroso 
esame,  a  quelli  forniti  delle  neces- 
sarie qualità.  Benedetto  XIII  nel 
i'ji5  ordinò  ai  confessori,  che  nel 
confessare  in  chiesa,  o  in  sagrestia, 


C  O  \ 

i  confessori  secolari  usino  la  cotta, 
e  la  stola,  e  i  regolari  la  sola  sto- 
la, sotto  pena  di  sospensione  di  con- 
fessare sì  ai  primi ,  che  ai  se- 
condi. 

Ai  confessori  sono  assolutamente 
due  cose  necessarie  per  la  validità 
della  confessione,  la  potestà  d'or- 
dine, inseparabile  dal  carattere  sa- 
cerdotale, che  si  dà  a  tutti  i  preti 
nella  loro  ordinazione,  e  la  potestà 
di  giurisdizione  :  l' ordinazione  dà 
ai  sacerdoti  la  potestà  interna,  e 
soprannaturale,  che  è  richiesta  per 
parte  del  ministro  per  rimettere  i 
peccati  ;  la  giurisdizione  dà  quello 
che  è  richiesto  dalla  parte  dei  fe- 
deli, cioè  l'autorità  di  giudicarli, 
quando  si  accusano  dei  loro  pecca- 
ti. Tutti  i  sacerdoti  nella  loro  or- 
dinazione ricevono  la  potestà  di  as- 
solvere i  peccati,  non  ricevono  però 
i  soggetti  su  cui  possano  esercitare 
quella  potestà;  e  questi  soggetti 
non  sono  loro  dati  che  per  mez- 
zo della  giurisdizione,  che  è  ordi- 
naria, o  delegata,  e  che  si  concede 
dal  vescovo ,  o  da  qualche  altra 
persona  privilegiata.  La  necessità 
di  questa  duplice  potestà,  per  la 
validità  della  confessione,  è  fon- 
data sul  diritto  divino,  dichiaiato 
nel  XXI  canone  del  concilio  gene- 
rale lateranense,  celebrato  da  Inno- 
cenzo III;  sul  cap.  f,  sess.  i4  del 
concilio  di  Trento;  sul  decreto  di 
Eugenio  IV;  sull'autorità  de'  prin- 
cipali teologi;  sulla  natura  della  as- 
soluzione, la  quale  essendo  un  atto 
giudiziario  o  di  giustizia,  suppone 
necessariamente  nel  confessore  che 
è  giudice,  la  giurisdizione  sopra  i 
soggetti,  dappoiché  è  evidente,  che 
non  potrebbe  portare  giudizio,  pro- 
nunciar sentenze  obbligatorie,  se  non 
avesse  soggetti  sui  quali  abbia  au- 
torità,   o    che     sieno    obbligati    ad 


CO.N 

nl)ljicìirgli.  Da  tali    principii  ne   se- 
gue: 

»    I.  Chiun([iie   non   sia    sacerdote, 

0  che  essendolo  non  abbia  la 
giurisdizione  ordinaria  o  dele- 
gata dal  superiore  legittimo, 
non  può  confessare  valida- 
mente. 

,  I  confessori  che  abbiano  la 
giiu'isdizione  ordinaria  o  dele- 
gata, non  ne  possono  usare 
validamente  che  sui  loro  sog- 
getti ;  il  Papa  sopra  lutti  i 
fedeli  della  Chiesa  universale; 
il  vescovo  sopra  i  suoi  dioce- 
sani ;  il  curato  sopra  i  suoi 
parrocchiani;  i  superiori  re- 
golari sopra  i  loro  religiosi  ; 
i  cappellani  degli  eserciti  sui 
soldati  dei  reggimenti  di  cui 
sono  cappellani. 

1  curati  non  possono  essere 
chiamati  dai  loro  confratelli 
per  confessare  nelle  loro  par- 
rocchie, salvo  che  non  fossero 
approvati  per  tutta  la  dioce- 
si, secondo  il  diritto  comune. 
Lo  possono  tuttavia  in  virtìi 
della  consuetudine,  e  del  con- 
sentimento tacito  dei  vescovi, 
che  sono  sempre  padroni  di 
revocare  questo  medesimo  con- 
sentimento. 

I  vicari  di  un  annesso  non 
possono^  sulla  requisizione  del 
curato,  ascoltare  validamente 
le  confessioni  dei  parrocchiani 
del  luogo  principale,  senza  una 
permissione  particolare  del  ve- 
scovo, perchè  la  loro  giurisdi- 
zione è  limitata  a' loro  annessi. 

I  regolari  non  possono  confes- 
sare i  secolari  senza  essere  ap- 
provati dai  vescovi,  né  esten- 
dere le  loro  approvazioni  da 
una  diocesi  ad  un'altra,  come 


CON  loJ 

se,  essendo  approvali  in  sua 
diocesi,  fossero  presunti  di  es- 
serlo in  tutte  le  altre.  Non 
basta,  che  domandino  l'appro- 
vazione, bisogna  che  la  otten- 
gano, senza  eccettuare  né  i  pro- 
fessori di  teologia,  né  persino 
i  generali  d'Ordini  religiosi. 
Ogni  confessore  approvato  può 
confessare  le  persone  delle  al- 
tre diocesi,  che  vengano  a  pre- 
senlarglisi  in  buona  fede,  e 
non  per  fiode,  onde  evitare  i 
confessori  delle  loro  diocesi  : 
laonde  i  pellegrini,  i  viaggia- 
tori possono  confessarsi  dove 
si  trovano,  giacché  sono  sog- 
getti agli  Ordinari  de'  luoghi 
ne'  quali  s'  incontrano  senza 
dolo  per  ricevere  i  sa 'bra- 
menti. 

Ogni  confessore  approvato  può 
assolvere  gli  stranieri,  anche 
dai  casi  riservati  nella  diocesi 
di  essi,  ma  non  da  f|uelli  che 
fossero  riservati  nella  diocesi 
del  confessore. 

I  confessori  che  non  sono  cu- 
rati, non  possono  confessare  i 
loro  penitenti  nelle  diocesi  in 
cui  non  sieno  approvati, 
f).  Un  confessore  approvato  per 
un  monistero  di  fanciulle,  non 
é  presunto  approvato  per  un 
altro.  Un  confessore  straordi- 
nario che  si  desse  loro  per 
una  volta,  non  può  parimen- 
ti confessarle  una  seconda  vol- 
ta, senza  una  nuova  delega- 
zione, 
o.  Un  confessore  che  abbia  avu- 
to i  casi  riservati  per  un  tem- 
po limitato,  può,  dopo  finito 
questo  tempo,  terminare  le  con- 
fessioni dei  casi  riservati  che 
avesse  cominciate,  mentre  du- 
rava quel   tempo.  Quello   che 


io6  CON 

-•-•  avesse  avuto  una  delegazione 
»  generale  in  una  diocesi  per 
«  assolvere  dni  casi  riservati  , 
3.  commutare  i  voli,  dispensare 
!>  dagl'  impedimenti  del  matri- 
5>  monio  ec,  non  perde  la  sua 
»  potestà  alla  morte  del  prelato 
«  che  lo  avesse  delegato,  ma  la 
»  conserva  fino  alla  revocazione 
w  del  suo  successore.  Non  acca- 
j>  de  il  medesimo  per  una  de- 
55  legazione  particolare  per  l'as- 
»  soluzione  di  alcune  persone  in 
5»  particolare,  o  per  qualche  al- 
!>  tra  funzione  della  giurisdizio- 
«  ne  spirituale;  queste  delega- 
M  zioni  finiscono  colla  morte  del 
«  vescovo  allorché  non  siano 
-•5  ancora  cominciate,  da  che  non 
-•»  sono  tante  grazie  accordate 
«  al  delegato,  quanto  commissio- 
M  ni,  delle  quali  gli  si  dà  l'ese- 
»   cuzione:  nudimi  rninisteriuni  ". 

I  concilii  emanarono  santissime 
previdenze  sui  confessori,  e  le  prin- 
cipali sono  le  seguenti,  che  riguar- 
dano le  loro  qualità,  e  doveri. 
Un  sacerdote  essendo  in  peccato 
mortale  non  perde  per  questo  il 
potere  di  rimettere  i  peccati,  per- 
chè la  virtìu  dello  Spirito  Santo,  che 
lo  ha  renduto  ministro  di  Gesìi 
Cristo  coU'ordi nazione,  non  cessa  di 
produrre  il  suo  effetto.  Concilio  di 
Trento  sess.  i4  de  Poe  ni  t.  Il  sa- 
cerdote che  avrà  rivelata  la  con- 
fessione sarà  messo  in  prigione  per- 
petua, e  non  vivrà  che  di  pane  ed 
acqua.  Concilio  di  Pannaflel,  anno 
i3o2,  can.  5.  Lo  stesso  decreto  e- 
mano  il  concilio  provinciale,  di 
Maoonza  del  1049.  I  sacerdoti  non 
ascoltino  le  donne  nel  Confessiona- 
le [Fedi),  senza  necessità,  prima 
del  levare  del  sole;  ma  nella  chie- 
sa m  vista  di  tutti,  e  tra  il  coufes- 


CON 

sor;ì  e  il  penitente  siavi  una  gelo- 
sia di  legno  che  li  divida,  e  non 
vadano  a  confessar  nelle  case  senza 
precisa  necessità,  tanto  gli  uomini 
quanto  le  donne.  Concilio  di  Mi- 
lano del  i565,  pag.  2,  tlt.  6.  Se 
un  penitente  ricusa  di  deporre  i 
sentimenti  d'odio  e  d'inimicizia,  o 
di  restituire  per  quanto  potrà  la 
roba  altrui  ;  se  non  è  pronto  a 
rinunziare  allo  stato  di  peccato 
mortale,  e  a  schivare  le  occasioni, 
che  potrebbero  farlo  ricadere  nei 
falli,  de'  quali  si  accusa,  il  confes- 
sore non  deve  assolverlo;  ma  deve 
a  questo  proposito  consultar  la  dot- 
trina eh' è  ricevuta  nella  Chiesa,  e 
tenere  una  condotta ,  che  sia  a 
quella  conforme.  Regole  di  s.  Car- 
lo sopra  V amministrazione  de'  sa- 
cramenti. Nessun  prete  confesserà 
nella  parrocchia  senza  licenza  del 
curato,  e  del  suo  superiore.  Il  cu- 
rato è  qui  nominato  il  proprio  sa- 
cerdote, siccome  altrove.  Concilio 
di   Parigi  del    1212,  can.    12. 

I  vescovi  sono  esortati  ad  usare 
buon  discernimento  nell'approvazio- 
ne de' confessori,  e  a  non  conceder 
loro  senza  gravi  i-agioni  di  assol- 
vei'e  dai  casi  riservati.  Concilio  di 
Soisson,  del  14^6,  Regola  VII. 
11  sacerdote  deve  usare  gran  di- 
screzione amministrando  la  peni- 
tenza; informarsi  studiosamente  del- 
le circostanze  del  peccato,  e  delle 
qualità  del  peccatore,  per  conosce- 
re qual  Consiglio  Dio  gli  deve  dare, 
e  qual  rimedio  applicare  al  suo 
male.  Guardisi  con  tutta  diligenza 
di  non  iscuoprire  il  peccatore  per 
alcun  segno,  né  in  qualsivoglia  ma- 
niera; e  se  ha  bisogno  di  consiglio, 
lo  domandi  con  circospezione  senza 
esprimere  la  persona  ;  imperciocché 
quegli  che  avrà  rivelata  la  confes- 
sione sagrameiitale    sarà  non    sola- 


CON 

mente  deposto,  ma  chiuso  stielta- 
lueiite  in  un  monistero  per  far  peni- 
tenza. V.  [V  conc.  gen.  di  Lale- 
rano  anno  1 2  1 5,  e.  21.  Il  confes- 
sore dev'essere  di  virtù  irreprensi- 
bile, dotto,  e  di  un  segreto  invio- 
labile; deve  avere  della  dolcezza  per 
trarre  a  sé  i  peccatori;  essere  di  ma- 
niere consolanti,  ma  intrepido  nel  ri- 
prendere, prudente  per  applicare  i  ri- 
medi a  tenore  de'  mali,  rassicurare 
le  coscienze  timorose,  distinguer  leb- 
bra da  lebbra,  applicare  i  rimedi 
secondo  le  qualità  del  morbo.  Con- 
cilio di  Colonia  anno  i536  tit.  de 
Sacrani.  11  sacerdote,  che  ascolta 
le  confessioni,  dev'  essere  integro  e 
discreto,  altrimenti  s' egU  è  avido 
di  lucro,  se  induce  a  far  delle  a- 
nime  ree,  se  vuole  investigare  cu- 
riosamente ciò  che  non  gli  appar- 
tiene, se  è  indulgente  cogl'  indocili, 
se  non  sa  sviluppare  una  coscienza 
intrigata;  s'è  dato  all' ubbriachez- 
za,  e  alla  collera;  se  è  leggero,  e 
incapace  di  custodire  il  segreto,  si 
può  ben  dire,  ch'egli  è  più  atto  a 
far  perire  il  gregge,  che  ad  im- 
pinguarlo a  buoni  pascoli.  Ibidem 
e.  33.  JVoi  raccomaivliamo  ai  sa- 
cerdoti nelle  parrocchie,  che  ascol- 
tano le  confessioni ,  di  farlo  con 
molta  attenzione,  e  cautela,  vale  a 
dire  d' informarsi  con  esattezza  dei 
peccati  del  penitente ,  e  delle  cir- 
costanze che  gli  hanno  accompa- 
gnati, in  guisa  che  porgano  a'  sem- 
plici maniera  di  confessarsi ,  e  di- 
scuoprire  la  loro  coscienza,  senza 
insegnar  loro  né  direttamente,  né 
iiidiretlamente  il  male,  che  non  san- 
no. Sinodo  di  Charlres,  anno  iSsG. 
1  confessori  devono  avere  il  cuore 
tonerò  e  compassionevole,  ad  esem- 
pio di  s.  Ambrogio,  del  quale  leggia- 
'nio,  che  qualunque  volta  un  pecca- 
tore   presentavasi    a    lui    per    chie- 


CON  107 

dergli  la  grazia  della  poiiitenza, 
versava  egli  stesso  tante  lagrime, 
che  ne  spremeva  dagli  occhi  del 
suo  penitente.  Sinodo  di  Troja, 
anno  i4'J'9-  Queste  ed  altre  sono 
le  qualità  e  i  doveri,  che  i  vene- 
rabdi  concili  esigono  dai  confes- 
sori. Il  santo  Cardinal  Borromeo 
arcivescovo  di  Milano,  nel  primo 
concilio  cui  tenne  in  quella  me- 
tropoli ,  fece  decreti ,  i  quali  rac- 
chiudono le  qualilà  dei  confessori 
nella  scienza,  nella  pietà,  nello  ze- 
lo, nella  carità,  nella  prudenza,  e 
nella  pazienza  coi   penitenti. 

Molte  egualmente,  ed  utilissime 
sono  le  provvidenze  prese  dai  som- 
mi Pontefici  sui  confessori,  come 
si  tratta  ai  diversi  articoli,  massime 
a  Confessione  sagranientale,  Parro- 
chi,  Monaci, ec.  (P"edi),e  noi  ci  limi- 
teremo qui  a  riportarne  alcune.  Ur- 
bano Vili  ordinò,  clie  tutti  i  sa- 
cerdoti approvali  ad  udire  le  con- 
fessioni, avessero  presso  di  sé,  e 
leggessero  con  diligenza  la  bolla 
in  Coena  Domini.  JNel  pouliflcalo 
d'Innocenzo  Xll  si  eccitò  in  Por- 
togallo una  contesa  tra  l'arcivesco- 
vo di  Braga,  e  il  vescovo  di  Leiria 
da  una  parte,  e  dall'altra  alcuni 
regolari,  i  quali  pi'etendevano  di 
non  potere  essere  proibiti  dal  con- 
fessare, essendo  stati  approvati  a 
questo  ministero  dai  vescovi  ante- 
cessori. Il  Papa  perciò,  a' 6  settem- 
bre i6g8,  colla  costituzione  Enia- 
navit,  che  si  legge  nel  Bull.  Roni. 
tomo  IX,  p.  4'^'^j  approvò  il  de- 
creto della  sagra  congregazione  dei 
vescovi  e  regolari,  in  cui  si  coman- 
dava r  osservanza  in  quel  regno 
della  costituzione  di  Clemente  X 
de'^i  giugno  1670  contro  quelli, 
che  confessavano  senza  licenza  de- 
gli Onlinari  attuali,  non  ostante  la 
bolla  della    crociata ,    la    quale    m 


io8 


CON 


questa  inalcria  iiou  aveva  intiodot- 
lo  diritlo  alcuno  di  nuovo.  Olire 
a  questo,  essendosi  lagnati  i  vesco- 
vi dello  stesso  reame,  che  molli 
pretendevano  in  vigore  de'  pii\'ile- 
gi  della  medesima  crociata,  di  po- 
tersi confessare  con  ogni  confessore 
approvato  da  qualunque  vescovo, 
benché  questo  non  fosse  l'Ordina- 
rio del  luogo  ove  tal  confessione 
si  facesse,  per  la  qual  sentenza  il 
commissario  della  Bolla  della  Cro- 
ciala [f'^ecli]  aveva  pubblicato  un 
libio  voluminoso,  lo  stesso  Inno- 
cenzo XII  colla  costituzione  Ciun 
sicut,  loc.  cit.  p.  537,  data  a'  19 
aprile  1700,  dichiarò  che  la  bolla 
della  crociata  non  concedeva  ai 
confessori  la  facoltà  di  poter  con- 
fessare senza  l'approvazione  del  ve- 
scovo di  quel  luogo,  in  cui  sono  i 
penitenti;  e  condannando  il  libro 
del  commissario  d.  Lorenzo  Perez 
di  Carvaglio ,  condannò  pure  In- 
nocenzo XII,  con  iscomunica  riser- 
vata al  Papa,  la  dottrina  contraria 
a  questa  dichiarazione.  Questa  bol- 
la fu  dopo  alcun  tempo  ricevuta, 
e  pubblicata  dalle  parti,  laonde  ces- 
sò affatto  la  contesa;  JMeinoires  de 
TrevouXy  fevrier  i  702,  pag.  202. 
Avendo  dunque  Innocenzo  XII 
dichiaralo,  che  il  confessore  eletto 
dal  penitente  per  l'  indulto  della 
bolla  di  crociata,  dovea  essere  ap- 
provato dall'  Ordinario  del  luogo, 
in  cui  si  fa  la  confessione.  Bene- 
detto XIV  con  la  bolla  apostolica, 
Bull.  Bmed.  XI f^,  tom.  I,  p.  358, 
pubblicata  agli  11  agosto  1744» 
confermò  il  decretato  da  Innocenzo 
XII,  e  dichiarò  che  le  bolle  d'  In- 
nocenzo XIII  de'i3  maggio  1722, 
e  di  Benedetto  XIII  de'  2  3  settem- 
bre 1724  sulla  stessa  materia,  fra 
le  altre  cose  decisero,  che  i  regolari 
sono  affatto  esclusi    dal    godimento 


CON 

dell' indulto  di  esse  perciò  che  ri- 
guarda l'elezione  del  confessore  re- 
lativamente al  privilegio,  che  la  stessa 
bolla  della  crociata  concede,  riguardo 
all'elezione  del  confessore.  Lo  stes- 
so Benedetto  XIV  a'  5  agosto  1  748 
emanò  la  bolla  Pastoralis,  Bull. 
Bened.  XIV,  tom.  II,  p.  4?'?  col- 
la quale  prescrisse  diversi  regola- 
menti sopra  la  nomina  de'  confes- 
sori straordinari  per  le  monache. 
y.  r  Alexandris ,  De  Confessano 
Mordali  uni,  Romae  1763;  Terzngo, 
Istruzione  pei  Confessori,  Venezia 
1823.  Sarnelli,  nel  tom.  Vili,  p. 
81,  lett.  XXXV,  tratta  del  con- 
fiissore  da  eleggersi  da  taluno  per 
facoltà  del  Papa,  che  anticamente 
non  riceveva  l'approvazione  dellOr- 
dinario,  ciò  che  poi  venne  rivoca- 
to  dal  concilio  di  Trento.  D.  Gio- 
vanni Soglia,  ora  Cardinale  di  s. 
Chiesa,  nel  1828  pubblicò  in  Ro- 
ma colle  stampe  del  Bourjiè,  Del- 
la penitenza,  etc. ,  ed  Avvertimenti 
ai  confessori. 

Non  solo  i  vescovi  sono  ordina- 
ri amministratori  del  sagramento 
della  penitenza,  ma  anco  talvolta 
gli  stessi  sommi  Pontefici  hanno  vo- 
luto esercitare  il  ministero  di  con- 
fessare, siccome  si  rileverà  dai  se- 
guenti esempi.  Clemente  Vili,  eletto 
nel  1092,  pili  volte  si  vide  nel  con- 
fessionale ad  ascoltare  le  confessio- 
ni di  quelli,  che  gli  si  presentavano, 
massime  nell'anno  santo  1600  nel 
confessare  i  pellegrini  .  Clemente 
IX,  creato  Pontefice  nel  1667,  con 
singoiar  pietà  amministrò  il  sagra- 
mento della  penitenza,  in  un  con- 
fessionale della  basilica  vaticana , 
che  subito  ilopo  la  coronazione  si 
destinò.  Clemente  XI  ,  che  regnò 
dal  1700  al  1721,  malgrado  i  suoi 
frequenti  incomodi,  sì  nella  basi- 
lica di  s.    Pietro    in    Valicano,  che 


CON 

negli  o'^pedali  che  di  frequente  vi- 
sitava, spesse  volte  sentiva  le  con- 
fessioni particolarmente  nella  setti- 
mana santa,  e  per  quasi  tutte  le 
ore  pomeridiane.  In  un  mss.,  che 
si  conserva  dai  maestri  di  camera 
prò  tempore,  al  capo  XXXII,  Sa- 
gramento  della  penitenza  esercitato 
dall'  intenso  zelo  del  Papa  Cle- 
mente XI,  si  legge  quanto  segue  : 
»  II  confessionario  del  Papa  è  sera- 
J5   pre  esposto  nelle    basiliche. 

»  Nostro  Signore  tutti  li  sabbati 
»  santi  al  giorno  si  è  degnato  u- 
it  sare  questa  somma  carità  nella 
55  chiesa  di  s.  Pietro.  Deve  avvertire 
>3  il  maestro  di  camera  di  fare  stabi- 
5»  lire  sopi'a  di  esso  il  baldacchino 
5>  di  quel  colore,  che  in  quel  gior- 
w  no  la  Chiesa  usa  nei  paramenti. 
«  Deve  anche  addobbarsi  la  sedia 
M  per  il  Papa  con  damaschi  tri- 
»  nati,  e  con  tappeti  gli  scalini  del- 
)5  luna  e  l'altra  banda.  Dalla  guar- 
»  dia  svizzera  si  fa  un  gran  circo- 
«  lo  :  dentro  di  esso  restano  quelli 
»  della  corte  del  Papa,  il  Cardi- 
»  nal  penitenziere  maggiore  sulla 
»  banda  dritta  siede  in  uno  sgabello, 
-■5  vicino  al  medesimo  il  prelato 
«  maestro  di  camera,  e  gli  altri 
"  penitenzieri.  Entrano  nello  stec- 
»  cato  quelle  persone,  che  per  or- 
5>  dine  di  monsignore  maestro  di  ca- 
sa mera  si  fanno  ammettere,  e  de- 
«  ve  questo  preferire  i  forestieri,  e 
5»  quelli  che  sono  raccomandati 
»  dai  penitenzieri,  nei  limiti  però 
j>  della  discretezza,  poiché  siccome 
55  è  necessario  che  si  spediscano 
55  quelli  che  hanno  maggior  biso- 
5)  gno,  cos\  come  quelli  ricorrono 
55  in  questo  tribunale  non  devono 
55  avere  l'intero  arbitrio,  per  non 
55  permettere  ch'entrino  quelli  che 
S5  a  loro  piace,  sieno  o  non  sieno 
55   X'icorsi  alla  sagra  penitenzieria. 


CON 


lOC) 


»  Il  numero  maggiore  non  è 
"  stato  più  di  ventitre  di  quelli 
55  che  hanno  goduto  di  questo  van- 
5'  taggio,  tra'  quali  alcuni  religiosi, 
5'  e  preti.  Confessò  anche  sua  Bea- 
55  titudine  nella  basilica  di  s.  Gio- 
55  vanni  in  Laterano  nell'aprile  1702. 
5'  Non  si  ammettono  le  donne  per 
55  maggiore  rispetto,  e  se  mai  en- 
'5  trassero  delle  donne  nello  stecca- 
55  to,  con  moderazione,  e  modestia 
55  si  suol  permettere  ;  ma  quando 
!■>  monsignor  maestro  di  camera 
55  prevede  qualche  libertà  poco 
55  discreta,  deve  destramente  prov- 
>s  vedere,  come  fece  il  medesimo 
55  prelato  per  mezzo  de'parenti  in 
55  s.  Giovanni  in  Laterano  con  al- 
55    cune  donne  ". 

Il  Pontefice  Benedetto  XIII,  elet- 
to nel  1724,  essendo  stato  prima 
per  moltissimi  anni  arcivescovo 
di  Benevento,  continuò  nel  zelan- 
te esercizio  delle  funzioni  episcopa- 
li, e  di  frequente  nel  suo  pontifi- 
cato si  vide  esemplarmente  eserci- 
tare anche  l'uffizio  di  parroco,  e 
confessore  nel  confessionale.  A  que- 
sto Papa  dobbiamo  la  canonizza- 
zione di  s.  Giovanni  Nepomuce- 
no  boemo,  protomartire  del  sigillo 
della  confessione  sagramentale,  per 
cui  meritò  che  dopo  34^  anni  do- 
po la  sua  morte  e  martirio  ch'eb- 
be luogo  nel  i383,  fosse  ritrova- 
ta incorrotta,  e  fresca  la  sua  lin- 
gua, che  avea  negato  all'imperato- 
re Venceslao,  di  rivelare  la  con- 
fessione dell  imperati  ice  di  lui  con- 
sorte e  penitente  del  santo.  /^.  il 
p.  Menochio,  tomo  II  p.  227  delle 
sue  erudite  Stuore,  capo  XXXVIIT  ; 
De' confessori  de'principi,  ove  ripor- 
ta le  ragioni,  per  cui  non  si  deve 
procurare  un  tal  delicato,  e  grave 
uffizio.  Il  Berlcndi  ,  Dell'oblazioni 
dell'altare  alle  p,    274,  3o5,  e  seg. 


1  1  o  e  O  X 

trattò  il  punto,  che  i  confessori 
non  possono  celebrare  le  messe  im- 
poste da  loro  ai  penitenti,  né  dar- 
ne in  penitenza  se  non  a'  sacer- 
doti. 

Su  questo  argomento  possono 
altresì  consultarsi,  U istruzione  per 
i  novelli  confessori,  opera  d'un  ec- 
clesiastico, che  si  esercitò  nelle  mis- 
sioni, Lucca  1720;  Avvertimenti 
utili  a  tutti  i  confessori,  del  ven. 
servo  di  Dio  b.  Leonardo  da  Por- 
to Maurizio,  Roma  l'jji;  Instru- 
ction  de  s.  diarie  aux  confesseurs, 
a  E.ome  1828;  Manuel  des  Con- 
fesseurs, par  l'abbé  Gaume,  cha- 
noinc  a  Nevers,  Paris  i83o.  L'uo- 
mo apostolico  istruito  nella  sua 
{■orazione  al  confessionario  ,  opera 
del  p.  fr.  Gnetano  Maria  da  Ber- 
gamo cappuccino,  Eassano  lyyS; 
Baccari  de  signori  della  Missione, 
Pratica  del  (Jonftssionale,  Firen/o 
i838,    tomi   qualtro. 

CONFESSORE  DELLA  FEDE  [Coìì- 

fessor).  Cristiano,  che  professò  pubbli- 
camente la  fede  di  G.  C,  che  ha 
patito  per  quella,  e  che  era  disposto 
a  morire  per  tal  motivo.  In  questo 
egli  viene  distinto  da  un  martire, 
che  ha  sofferto  la  morte  per  ren- 
dere testimonianza  della  sua  fede. 
Nella  storia  ecclesiastica  sovente  so- 
no confusi  questi  due  nomi,  ma 
])iìi  ordinariamente  si  appellano  co/2- 
fessori  quelli,  che  dopo  essere  stati 
tormentati  dai  tiranni,  sopravvisse- 
ro e  morirono  in  pace;  e  quei,  che 
senza  aver  sofferto  tormenti  vissero 
.santamente,  e  sono  morti  in  odore 
di  santità.  Racconta  il  Bernini,  Sto- 
ria delle  Eresie  pag.  or,  che  nel- 
la persecuzione  di  Decio  formaron- 
.si  ne'  cristiani  due  classi,  i  quali  cad- 
dero nella  idolatria,  come  in  due 
t  lassi  si  distinsero  i  cristiani  costan- 
ti nella  fedi^;  quei  che  sopportarono 


cox 

i  tormenti  si  dissero  martiri,  e  quel- 
li, che  senza  di  essi  erano  chiusi 
nelle  carceri,  si  chiamaiouo  Confes- 
sori. 

Il  Macri,  nella  Notizia  de' voca- 
boli, ec. ,  alla  voce  Confessor,  dice 
egualmente,  che  spesse  volte  signi- 
fica martire,  ovvero  che  aveva  nei 
tormenti  o  in  presenza  de'giudici 
confessata  la  fede,  chiamato  da  Ter- 
tulliano Martyr  daignatus.  Questi 
però  erano  di  tre  sorta;  Confessor 
si  nominava  colui ,  che  citato  in 
giudizio  confessava  liberamente  la 
fede;  Professor  era  quegli,  che  non 
citato,  da  sé  stesso  si  offeriva  al 
martirio  ;  Exlorris  finalmente  si 
chiamava  colui,  che  spaventato  dal- 
l'acerbità de'  tormenti,  per  timoie 
di  non  essere  indotto  a  negare  la 
fede,  si  eleggeva  un  volontario  e- 
silio,  giacché  disse  Gesù  Cristo  a- 
gli  Apostoli,  Matt.  e.  IO.  v.  23: 
Quando  sarete  perseguitati  in  una 
città,  fuggite  in  un'altra.  In  fatti 
la  Chiesa  non  approvava  lo  zelo  di 
quelli  che  da  sé  stessi  soffrivano  il 
martirio,  meno  in  qualche  circostan- 
za in  cui  erano  a  ciò  mossi  dallo 
Spirito  Santo.  Clemente  Alessandri- 
no dice,  che  coloro  i  quali  da  sé 
stessi  si  presentano  ai  giudici  i;ni- 
tano  la  temerità  di  quelli,  che  pro- 
vocano un  animale  feroce,  ed  in  tal 
guisa  si  costituiscono  rei  del  delitto 
di  chi  li  condanna  a  morte.  Quin- 
di un  concilio  di  Toledo  vietò  di 
accordare  gli  onori  del  maitirio  a 
quelli,  ch'eiano  andati  ad  esibirsi 
da    sé  stessi. 

Il  senatore  veneto  Flaminio  Coi- 
naro,  nel  tomo  XIII  della  nuova 
Raccolta  Calogieriana  pag.  7  5, 
ha  pubblicato  una  dissertazione, 
De  cultu  s.  Felicis  presbyteri  No- 
lani cuni  litulo  Confessoris  apud  ve- 
nctos,  ove  dimostra  con  vari  esem- 


CON 

pi  eà  autorità,  essere  stato  attribui- 
to il  titolo  di  confessore  ad  alcu- 
ni santi  martiri,  che  patirono  nel- 
le persecuzioni.  Sullo  stesso  titolo 
di  Confessore  hanno  specialmente 
trattato  il  Muratori  nella  Diss.  quo 
tempore  vixerit  s.  Felix  Nolanns 
nel  tom.  I,  Àn.,  il  Baronio  in 
Pracf.  ad  Martyrologium,  p.  ^i , 
ed  ai  2  di  gennaio;  Lilt.  R  il 
Ruinart  ed  il  commendatore  Vet- 
tori, De  FU  Donnientihus  p.  24, 
et  in  Disserl.  Philologica  p.  66.  V. 
Martire. 

Oggi  però  la  Chiesa  chiama 
Confessor  i  martiri  di  volontà,  che 
osservarono,  e  difesero  la  legge  e- 
vangelica  vivendo  nell'esei'cizio  delle 
eroiche  virtù,  e  morendo  santamente 
nel  bacio  del  Signore,  finché  me- 
ritano di  essere  registrati  nel  cata- 
logo de'santi.  Così  chiamansi  con- 
fessori i  santi,  che  vanno  distinti 
dagli  apostoli,  dagli  evangelisti,  dai 
martiri,  dai  dottori,  dalle  vergini 
ec.  Purpuratns  Confessor  fu  da  s. 
Ambrogio  chiamato  il  buon  ladro- 
ne crocefisso  con  Gesìi  Cristo.  Una 
santa  vergine  non  martire  altre 
volte  venne  detta  Confessa  ;  nel 
codice  di  Piodrado  con  tal  titolo 
abbiamo,  Missae  in  Natali  Virgi- 
nis  confessae.  Nel  concilio  Toleta- 
no  IV  s.  Leucadia  venne  chiamata 
confessor.  Confessore  alcune  volte 
significò  il  salmista,  il  cantore ,  o 
il  chierico  della  prima  tonsura,  per- 
chè nel  linguaggio  della  Scrittu- 
ra confìteri  è  cantare  le  lodi  di 
Dio,  e  precisamente  nel  salmo  q: 
Confilebor  libi,  Domine,  in  tota  cor- 
de meo.  In  questo  senso  si  prende 
nell'orazione  del  venerdì  santo;  y4co- 
lythis,  exorcistis  jlectorihiis ,  osiianis, 
confessoribus.  Il  medesimo  signifi- 
cato trovasi  nel  concilio  Toletano 
primo    al    canone    9  ;   Wulla   prò- 


CON  I  r  I 

fessa,  vel  i'idua,  absente  episcopo 
vel  presbitero  in  domo  sua  aiiti- 
plionas  Clini  confessore,  vel  seno 
suo  ficiat.  Finalmente  Confessore, 
Confessariiis,  per  distinguerlo  da 
Confessor,  nome  consacrato  partico- 
larmente ai  santi,  chiamasi  il  prete 
secolare  o  regolare,  il  quale  ammi- 
nistra il  sagramenlo  della  peniten- 
za. Sull'uffìzio  e  messa  de'confessori 
Pontefici,  e  non  Pontefici,  si  può 
consultare  1'  articolo  Comune  dei 
Confessori  nel  Diz.  Sacro  liturgico 
di  d.  Gio.  Diclich,  Voi.  I,  p.  1H8, 
ed  il  p.  Gavanlo  colle  addizioni  del 
p.  Merati,  Compendio  delle  ceri- 
monie eccl.  p.  44*^)  ^^^  Comune, 
de"  Confessori.  Osserva  il  Novacs, 
nella  vita  di  s.  Melchiade,  Papa 
XXXIII, eletto  nell'anno  3i  i,  essere 
opinione  di  non  pochi  eruditi,  che 
tutti  i  trentadue  Pontefici  i  quali 
lo  precedettero,  abbiano  acquistata 
la  gloria  di  martiri  in  difesa  della 
fede,  per  cagione  de'  travagli,  che 
sostennero  per  la  causa  di  Dio, 
tuttoché  diversi  antichi  scrittori  dia- 
no ad  alcuni  di  essi  l'onore  soltanto 
di  confessori,  perchè  veramente  non 
morirono  co' tormenti.  V.  il  p.  Ansai- 
di  :  De  marfyribus  sine  sanguine  ad- 
versus  Dodwellum,  Mediolani  i744- 
Questa  dissertazione  fu  dal  medesi- 
mo autore  fatta  ristampare  con  nuo- 
ve interessanti  aggiunte,  e  con  questo 
titolo  :  Dissertaliones  dime  de  Mar- 
tyribus  adversiis  Dodwelliun  iterimi 
edilae  et  illustratae,  Venetiis  1756. 
CONFESSORE  del  conclave. 
Questo  si  elegge  nella  sede  vacan- 
te per  voti  dai  Cardinali  nella  ter- 
za congregazione  generale.  Il  Pon- 
tefice Pio  IV  ,  nella  sua  bolla  In 
eligendis,  che  si  legge  nel  Bull. 
Rom.  tom.  IV,  par.  II,  pag.  \\!ì, 
^  17,  prescrisse  che  per  confessore 
dei  Cardinali  in  conclave  si  elegges- 


11-2  CON 

se  vir  religiosiis ,  per  cui  molli 
pretesero  che  il  confessore  dovesse 
essere  un  rfegolare;  ma  'pel  concla- 
ve, ch'ebbe  luogo  nella  morte  di 
Benedetto  XIV,  ed  elezione  di  Cle- 
mente XIII,  fu  la  questione  sciolta, 
dappoiché  restò  eletto  per  confes- 
sore d.  Adeodato  Barcali  sacerdote 
secolare,  il  quale  fu  preso  per  con- 
fessore dallo  stesso  Clemente  XIII, 
laonde  per  uomo  religioso  si  deve 
intendere  di  esemplari  costumi,  pio, 
e  dotto.  Per  lo  più  il  confessore 
del  conclave  è  un  regolare,  che  in 
conclave  veste  l'abito  del  suo  Or- 
dine, con  l'onorario  di  scudi  tren- 
ta mensili ,  con  quei  compensi ,  e 
privilegi,  di  cui  si  tratta  all'artico- 
lo Co\cL\visTr.  Il  confessore  del 
conclave  del  18-29  fu  il  p.  Lorenzo 
da  Camerata  cappuccino,  e  predi- 
catore apostolico,  fatto  vescovo  in 
partibus  dal  Papa  regnante;  e  il 
confessore  del  conclave  i83o-i83i 
fu  il  p.  Luigi  Togni,  già  prefetto 
generale  de' pp.  ministri  degl'infer- 
mi detti  Crociferi,  ed  ora  procu- 
ratore generale  de' medesimi. 

CONFESSORE  della  famiglia 
PONTIFICIA.  È  sempre  un  religioso 
sacerdote  dell'Ordine  de' servi  di 
ìMaria,  sino  dal  pontificato  di  Pao- 
lo III,  eletto  nell'anno  i534-  D'al- 
lora fino  a  Clemente  XIII,  il  con- 
fessore della  famiglia  pontificia  fu 
costantemente  preso  dal  medesimo 
Ordine,  mediante  pontifìcio  rescrit- 
to, che  si  rinnovava  ad  ogni  nuovo 
confessore,  a  scelta  del  Papa  re- 
gnante. Quindi  Clemente  XllI  col- 
la costituzione  Gravissìniae  Apo- 
stolici Reginiinis,  data  a'  19  gen- 
naio 1762,  confermò  in  peipetuo 
un  tal  privilegio  esclusivo  all'Ordi- 
ne de' serviti,  riserbando  però  a  sé 
e  successori  la  nomina  del  sogget- 
to, da  prendersi   tra  i  piìi  dotti  teo- 


CO\ 

logi,  ed  esemplari  religiosi  dell'Ordi- 
ne stesso,  nominando  egli  fr.  Anto- 
nio Maria  Borini.  Volle  inoltre  Cle- 
mente XIII,  che  i  medesimi  con- 
fessori serviti  della  famiglia  ponti- 
fici;!, godessero  in  perpetuo  il  voto 
attivo,  e  passivo  ne^  capitoli,  e  con- 
gregazioni generali  dell'Ordine,  quin- 
di a'i4  aprile  del  medesimo  anno 
concesse  al  medesimo  confessore  il 
posto  nella  cappella  Pontificia,  col 
rispettivo  abito  del  suo  Ordine,  cioè 
dopo  il  predicatore  apostolico  cap- 
puccino, il  quale  siede  appresso  i 
procuratori  generali  degli  Ordini  re- 
golari, f^.  il  Bull.  Rom.  Conlinua- 
tio,  tom.  II,  p.  "ì^o,  ed  il  Guerra, 
Epitome  Coiist.  Allendcnles,  tom. 
IV,  p.  i55.  P' .  Captelle  Pontifi- 
cie, ove  si  tratta  del  posto  che  il 
confessore  vi  ha,  e  delle  candele, 
ceneri,  palme ,  ed  Agnus  Dei  be- 
nedetti, che  riceve  dalle  mani  del 
Papa. 

il  confessore  della  famiglia  Pon- 
tificia deve  confessare  quegli  indi- 
vidui appartenenti  ad  essa,  che  bra- 
mano accostarsi  al  tribunale  della 
penitenza  ;  ed  allorquando  nel  pa- 
lazzo apostolico  hanno  luogo  le 
comunioni  generali,  in  quelle  della 
famiglia  nobile  interviene  il  con- 
fessore per  chi  ne  vuol  profittare, 
assumendo  la  stola  violacea  sull'a- 
bito religioso.  Di  queste  comunio- 
ni si  parla  al  voi.  IX,  pag.  166,  e 
seg.  del  Dizionario.  11  confessore 
ha  stabile  abitazione  nel  palazzo 
apostolico  Quirinale,  ed  é  assistito 
da  un  laico  del  proprio  Ordine. 
L'  onorario  mensile,  che  il  palazzo 
apostolico  somministra  al  confesso- 
re, é  di  scudi  quaranta,  e  tra  le 
cose,  che  gli  spettano  riceve  le  me- 
daglie di  argento,  le  quali  si  conia- 
no pel  possesso  del  nuovo  Papa,  e 
per  la  festa  dei  principi  degli  apo- 


COIV 

stoli.  Vi  Famiglia  PoNTinctA,  e 
Servi  di  Maria  ordine  religioso. 

Tra  i  confessori  religiosi  serviti 
della  famiglia  pontifìcia  fiorirono 
anche  degli  uomini  illustri.  Il  p. 
maestro  Gio.  Battista  Caldeiini  mo- 
rì nel  1074)  dopo  essere  stato  con- 
fessore in  cinque  conclavi.  Il  p.  m. 
Mariano  Grana  fu  confessore  di 
Gregorio  XIII,  e  di  Gregorio  XI V. 
Il  p.  m.  Melchiorre  Bonucci  fu 
confessore  di  Urbano  Vili.  Alcuni 
sono  stati  elevati  alla  dignità  epi- 
scopale, altri  furono  menibii  di  di- 
verse congregazioni  cardinalizie,  ed 
il  presente  padre  confessore  lo  è  di 
quella  di  Propaganda  fide. 

CONFESSORE  del  Papa.  È  un 
sacerdote  secolare,  o  regolare,  tal- 
volta monsignor  sagrista,  e  talvolta 
uu  Cardinale.  Secondo  il  benepla- 
cito de'  Pontefici  hanno  i  loro  con- 
fessori onorario  mensile,  ed  abita- 
zione nei  palazzo  apostolico,  locchè 
ordinariamente  non  ha  luogo.  Ri- 
cevono bensì  dal  palazzo  apostolico 
la  candela  benedetta  per  la  festa 
della  Purificazione,  e  la  palma  be- 
nedetta per  la  domenica  delle  pal- 
me, e  le  medaglie  d' argento  pel 
possesso  del  Papa,  e  nell'  annuale 
festiva  ricorrenza  dei  ss.  Pietro  e 
Paolo.  Anticamente  il  confessore 
del  Papa  aveva  diverse  attribuzio- 
ni, come  quella  di  destinare  i  sog- 
getti per  recitare  in  diverse  circo- 
slanze  il  discorso  nelle  Cappelle 
Ponlificìe  (Vedi).  Il  Pontefice  Gio- 
vanni XXI f,  residente  in  Avignone, 
nel  i3i6  assegnò  l'uffizio  di  con- 
fessore del  Papa  ad  un  religioso 
agostiniano,  o  eremitano  di  s.  Ago- 
stino, insieme  a  quello  di  biblio- 
tecario, e  sagrista  ;  ma  Sisto  IV 
nel  1472  divise  questi  uflizi,  come 
meglio  si  potrà  vedere  agli  articoli 
Bibliotecario  di  s.  Chiesa,  e  Sa- 
VOL.    xvt. 


CON  ii3 

r.RisTA  Pontificio.  Il  confessore  del 
Papa  nei  ruoli  di  Paolo  IV  del 
i555,  che  sono  i  più  antichi,  i 
quali  esistono  nell'archivio  del  pa- 
lazzo apostolico ,  veniva  registrato 
dopo  i  segretari  del  Pontefice,  e 
fia  gli  uffiziali  extra  ordines.  Il 
confessore  del  Papa  esercita  con  lui 
il  sagro  suo  ministero,  come  con 
qualunque  fedele,  meno  però  che 
nella  formola  dell'  assoluzione ,  o- 
inette  l'assoluzione  dalle  censure, 
non  essendo  il  sommo  Pontefice, 
siccome  augusto  capo  della  Chiesa, 
in  veruna  maniera  soggetto  alle 
medesime.  Il  Papa  si  confessa  gi- 
nocchioni, ed  il  confessore  de  more 
deve  stare  in  piedi  ;  per  altro  rice- 
ve anche  il  permesso  di  sedere. 

Ecco  alcuni  confessori  de'  Pon- 
tefici. Il  francescano  Nicolò  da  Cur- 
bio  fu  confessore  d' Innocenzo  IV, 
che  nel  12  54  spirò  nelle  sue  brac- 
cia, e  poi  scrisse  la  vita  di  quel 
Papa  molto  importante  per  la  sto- 
ria ecclesiastica.  Bentivenga  de  Den- 
ti venghi  francescano,  fu  confessore 
e  cappellano  di  Nicolò  III,  che  nel 
i'278  lo  creò  Cardinale,  e  fece  pe- 
nitenziere maggiore.  All'  articolo 
Penitenziere  maggiore  ,  si  tratta 
dell'assistenza,  ch'esso  presta  al  mo- 
ribondo Pontefice.  S.  Vincenzo  Fer- 
reri  fu  confessore  dell'antipapa  Cle- 
mente VII  ne'  primi  due  anni  del 
suo  pseudo-pontificato,  indi  lo  ab- 
bandonò: s.  Antonino,  arcivescovo 
di  Firenze,  esercitò  il  ministero  di 
confessore  con  Gregorio  XII,  e  con 
Eugenio  IV,  il  quale  nel  i447  spi- 
rò nelle  sue  braccia.  Giovanni  Al- 
varez  di  Toledo,  Cardinale  di  Pao- 
lo III,  fu  poscia  confessore  di  Paolo 
IV,  eletto  nel  i555.  Il  domenica- 
no Arcangelo  Bianchi  era  confesso- 
re di  fr.  Michele  Ghislieri,  il  qua- 
le, divenuto  Papa,  lo  creò  Cardi- 
8 


1,4  CON  CON 
naie.  Clemente  VIIT  ebbe  per  con-  Fercnllno,  e  da  ultimo  a  vicegcrenlc. 
fessole  Francesco  Toledo  gesuita,  Gregorio  XVI  ebbe  per  conCessoie 
cbc  fece  Cardinale,  e  morì  nel  i  ^96,  prima  il  Cardinal  Zurla,  e  poi  il  p. 
avendogli  a  tal  effetto  data  abita-  ai)bate  Biancbi  da  lui  crealo  in  se- 
zione nel  palazzo  apostolico,  e  poi  guito  Cardinale  di  Santa  Chiesa, 
prese  per  confessore  il  Cardinal  Di  alcuni  altri  confessori  dei  Papi, 
Baronio,  al  quale  ogni  sera  faceva  si  parla  all'  articolo  Confessore  del- 
ia, sua  confessione.  Essendo  mori-  la  Famiglia  Pontificia.  Vedi. 
bondo  Leone  XI,  molti  gli  fecero  CONFITEOR..  Confessione  dei 
premura,  che  creasse  Cardinale  il  peccati,  che  recitasi  al  principio  dei- 
degno  nipote  di  lui,  e  tra  questi  la  messa,  a  prima,  a  compieta  ec, 
ci  fu  il  confessore  di  lui;  ma  il  nonché  avanti  di  confessarsi  sino 
Papa  gli  ordinò  di  partire  dalla  alle  parole  tihi  pater,  dicendosi  il 
sua  presenza,  perchè  in  quel  tre-  resto  dopo  la  confessione.  Questo 
mendo  punto  gli  suggeriva  più  l'a-  termine  in  linguaggio  della  Scrit- 
more  de'  suoi  parenti,  che  quello  tura  significa  ordinariamente  :  io 
delle  cose  eterne,  ond'  è  che  prese  lodo,  io  rendo  gra-Je,  io  rendo  glo- 
per  confessore  il  p.  Pietro  della  ria,  per  cui  alcuni  chiamano  il 
IVIadiinna  della  Pegna,  carmelitano.  Confiteor  anco  preghiera.  Si  disse 
predicatore  apostolico,  nelle  mani  pure  Y  Exomologesi,  cioè  confessio- 
del  quale  rese  il  suo  spirito  al  Crea-  ne  de' peccati,  ed  oraziotje,  ed  an- 
tore.  Riginaldo  Lucarini  di  Trevi  ,  che  l'apologia  del  sacerdote,  come 
vescovo  di  Città  della  Pieve ,  fu  può  vedersi  in  Pil.  Jac.  Hardtman- 
confessore  di  Urbano  YIII;  il  p.  nus.  De  confessione  peccatorian 
Gio.  Paolo  Oliva,  preposi to  gene-  ante  sacrani  sj-naxlm,  in  lib.  De 
rale  della  compagnia  di  Gesù,  fu  gestis  Christianorwn  sub  Jpostolis, 
confessore    d'Innocenzo    X,    ed    il  p.  ^1^. 

gesuita  Giambattista  Cancellotti  lo  II  rito  della  recita  del  Coifiteor 
fu  di  Alessandro  VII,  il  quale  lo  nel  principio  della  messa,  e  in  quel- 
voleva  vedere  ogni  mattina.  Fr.  la  parte  appunto  che  dicesi  con- 
Francesco JMaria  Casini,  predicato-  fessione,  si  crede  introdotto  dal 
re  apostolico,  fu  confessore  d'Inno-  Pontefice  s.  Ponziano  del  233,  in- 
cenzo  XII,  che  prima  di  morire  torno  a  che  però  va  consultato  il 
fece  con  lui  la  sua  confessione  gè-  Bona,  Rer.  Lititrg.,  1.  1,  cap.  2,  e 
nerale;  Clemente  XI  creò  dipoi  il  Lambertini,  del  sagrifizio  della 
Cardinale  il  Casini,  ed  egli  ebbe  messa,  t.  II,  p.  219.  Il  Platina,  e 
per  confessore  il  p.  Gregorio  Sei-  Pvadulfo  al  capo  2  3,  attribuiscono 
Ieri  domenicano,  maestro  del  sagro  il  Confiteor  nella  messa  a  s.  Da- 
palazzo  apostolico,  che  Benedetto  maso  I  del  367.  Altri  ne  flinno 
XIV  aggregò  al  sagro  Collegio,  autore  s.  Celestino  I,  eletto  Papa 
Clemente  XIV  elesse  per  suo  con-  nell'anno  4^3,  ad  imitazione  delle 
fessore,  il  p.  Pietro  Sangiorgi  con-  chiese  orientali,  ed  ambrosiana,  co- 
ventnale;  Pio  VII  monsignor  Me-  me  affermano  Amalario,  Valfridio, 
nocihio  vescovo  di  Porfirio,  sagri-  il  Micrologo,  Bernone ,  e  Onorio 
sta  Pontificio;  Pio  Vili  il  canoni-  Auguslodunense,  dappoiché  prima 
co  d.  Giuseppe  Canali,  che  il  Papa  di  tale  introduzione  la  messa  in- 
successore promosse  al   vescovato  di  cominciava  dalla  lezione,  come    se- 


CON 

guiva  ncirAfrica  a' tempi  di  s.  A- 
gostino,  e  nelle  Gallie  a'  tempi  di 
s.  Gregorio  Tiii-onese,  Tlì.st.  Frane. 
1.  8j  e.  7.  Ed  è  perciò  che  tutte 
le  preci,  le  quali  si  dicono  dai  sa- 
cerdoti avanti  1'  ultimo  gradino  del- 
1  altare,  prima  della  lezione,  sono 
chiamate  Pam scev astica,  o  sia  pre- 
paratorie. Prima  si  dicevano  in  sa- 
grestia, o  mentre  si  andava  all'al- 
iare, nell'atto  di  pigliare  gli  or- 
namenti sacerdotali,  alla  porta  del 
coro.  Vi  erano  chiese,  in  cui  il 
sacerdote  si  volgeva  altre  volte  ver- 
so il  popolo  durante  tutto  il  Con- 
fiteor della  messa. 

Il  Macri ,  alla  voce  Confiteor, 
coll'autorità  d'Innocenzo  III,  dice 
che  nel  recitarlo  il  sacerdote  prima 
di  accostarsi  all'altare,  imitando  il 
penitente  puhhlicano,  confessa  le  sue 
colpe,  percuotendosi  il  petto,  per 
denotare  l'interna  contrizione:  Si- 
gnifìenmu.<!  nos  cor  conterere,  ut  a 
Domino  a'irigatiir  (S.  August.,  in 
psalm.  146),  scuotendo  in  tal  mo- 
do dal  petto  le  interne  colpe,  e 
macchie  spirituali,  come  si  espres- 
se. Max.  honi.  3  de  quadrag.  IVè 
deve  qui  tacersi,  che  solevano  gli 
antichi  cristiani  percuotersi  il  pet- 
to, quando  udivano  rammentarsi 
i  peccati  sensuali,  come  si  ha  dal 
medesimo  s.  Agostino,  il  quale  pur 
ci  dice,  che  i  cristiani  si  battevano 
il  petto  anche  quando  nell'orazio- 
ne domenicale,  proiumziavano  le 
parole  dimitie  nobis,  etc. ,  di  piti 
quando  nel  vangelo  udivano  le  pa- 
role ingiuriose,  dette  contro  il  Re- 
dentore Dacmoniiun  hahes,  per  de- 
testare l'empietà  de' giudei,  come 
asserisce  Innocenzo  III,  il  quale  in- 
segna, che  la  triplice  percussione 
del  petto  significa  la  contrizione 
del  cuore,  la  confessione  della  boc- 
ca, e  la  soddisfazione    delle    opere. 


CON  ii5 

II  Coiìfiteov  vl(Mic  detto  anche  ge- 
nerale, e  pubblica  confessione.  Trat- 
tando i  liturgici  d(;l  principio  della 
messa,  prescrivono  che  dopo  esser- 
si detto  dal  ministro  :  (jui  fccit  coe- 
luni  et  terrant,  il  sacerdote  inchi- 
nandosi profondamente  all'altare, 
colle  mani  giunte  dica  il  Confiteor, 
e  Io  proseguisca,  battendosi  tre  vol- 
te colla  destra  il  petto  al  lìiea  cul- 
pa, e  stando  inchinato  fìndiè  dal 
ministro,  o  ministri  si  sia  detto  il 
iMiscreatur  tiii,  etc.  Quando  s'in- 
comincierà  dal  ministro,  o  dai  mi- 
nistri il  Conjìieor ,  il  sacerdote  si 
erigerà  :  nel  fare  il  sacerdote  la 
confessione  nella  messa  privata  di- 
rà: T^ohìs  Fratres,  e  Vos  Fratres; 
non  si  volterà  né  da  una  parte 
né  dall'  altra,  perchè  non  deve  pre- 
stare alcun  segno  di  riverenza  ver- 
so il  popolo.  Se  sia  avanti  al  Pa- 
pa, o  al  Cardinal  legato  della  san- 
ta Sede,  ovveio  al  patriarca,  all'ar- 
civescovo, o  al  vescovo  nelle  loro 
Provincie,  città  e  diocesi,  in  vece 
di  dire  Vobis  ■  Fratres,  dirà  Tihi 
Pater.  Similmente  nel  fine  dove  si 
dice,  Fos  Fratres,  dirà  Te  Pater, 
il  che  dicendo  genufletterà  innanzi 
al  Pontefice,  e  s'inchinerà  profon- 
damente agli  altri  prelati.  Quando 
il  ministro,  e  quelli  che  assistono, 
anco  se  vi  fosse  il  Papa,  risponrle- 
ranno  al  Confìteor,  diranno  rivolli 
alquanto  al  celebrante  :  Tibi  Palrr, 
e  Te  Pater,  e  fatta  dai  circostanti 
la  confessione,  il  celebrante,  stando 
in  piedi,  dirà  DIisereatar  \'eslri,  eie. 
Nel  recitare  il  Confiteor,  non  si 
deve  aggiungei-e,  secondo  il  Gavan- 
lo,  par.  II,  tit.  8,  rui).  ",  lit.  X, 
il  nome  del  patrono,  o  dtl  titola- 
re della  Chiesa,  nella  quale  si  ce- 
lebra, essendo  questo  privilegio  con- 
cesso da  s.  Pio  V  alle  chiese  di 
Spagna   soltanto.    Non   si    pun   fare 


1 1 6  CON 

diversamente  senza  l' indulto  apo- 
stolico del  Papa,  locchè  venne  con- 
fermato con  decreto  della  sagra 
congregazione  de'rili  de' 20  marzo 
1706,  approvato  da  Clemente  XI. 
Le  monache,  recitando  il  Confiteor, 
devono  dire  vohis  fratres,  e  non 
vobis  sorores,  come  stabilì  la  detta 
congregazione  agli  8  agosto  1629, 
perchè  parlano  in  nome  della  Chie- 
sa, siccome  il  sacerdote  dice  Do- 
miniis  vobiscuni  j  ancorché  vi  sia 
presente  un  solo.  Altro  decreto  ri- 
portato dal  Cardellini  a  p.  33g3, 
è  questo:  »  Regulares  absque  spe- 
«  ciali  privilegio,  sed  sola  commu- 
»  nicatione  aliarum  religionuni  , 
»  non  possunt  addere  nomen  san- 
«  cti  fundatoris  in  litaniis,  et  Con- 
»  fiteor,  nec  recitare  officia,  et  mis- 
»  sas  concessas  aliis  religionibus  ". 
Il  Garampi,  parlando  del  Confi- 
teor, o  formola  di  confessione,  nel- 
le sue  Memorie  ecclesiasliche,  dice 
che  quella  delle  costituzioni  dei 
canonici  della  cattedi'ale  di  Città  di 
Castello  del  1288,  incomincia  come 
segue:  »  Confiteor  Deo  omnipo- 
"  tenti  et  Beatae  Mariae  semper 
»>  Virgini  et  omnibus  sanctis,  et 
»>  tibi  pater,  me  gravi  ter  peccasse 
»>  per  superbiam,  in  maligna  cogi- 
>■>  tatione,  suggestione,  delectatione, 
«  consensu,  verbo  et  opere,  mea 
"  culpa  etc.  "  Varie  formole  del- 
la confessione  o  Confiteor,  si  posso- 
no -vedere  presso  il  Cardinal  Bona 
Rerum  Liturgie,  lib.  2,  cap.  2, 
num.  5,  e  presso  monsignor  Gior- 
gi, de  Litnr.  Roni.  Pontif.  tom,  3, 

p.  ';6. 

Nella  cappella  Pontificia  quando 
il  Papa  assiste  alla  messa,  il  cele- 
brante dice  con  lui  il  Confiteor  iu 
piedi,  sia  Cardinale,  patriarca,  ar- 
civescovo, o  vescovo  assistente  al 
soglio;  quindi    dopo    la    recita    del 


CON 

sermone  il  diacono  ad  alti  voce 
canta  il  Confiteor  avanti  l'ultimo 
gradino  del  pontificio  trono,  e  ge- 
nuflette alle  parole  tihì  Pater,  e  te 
Patf-r.  Quando  poi  il  Papa  celebra 
solennemente  la  messa,  fa  la  con- 
fessione col  Cardinal  vescovo  assi- 
stente, e  col  Cardinal  diacono  mi- 
nistrante, il  quale  nei  Pontificali 
di  Pasqua,  e  di  Natale,  in  cui  ha 
luogo  la  comunione  dei  Cardinali 
diaconi  e  de'  soliti  laici  nobili,  pri- 
ma di  essa  si  reca  al  ti'ono  papale 
ove  canta  il  Confiteor,  chinando  il 
capo  nelle  due  volte,  che  dice  tihi 
Pater,  e  te  Pater.  Quando  poi  il 
Pontefice  interviene  a  qualche  cap- 
pella in  mozzelta,  e  stola,  come  per 
l'esequie  che  i  Cardinali  viventi 
celebrano  ai  Papi,  da  cui  furono  crea- 
ti, la  confessione,  o  il  Confiteor,  \\ene 
recitato  dal  Cardinale  più  degno. 
Finalmente,  allorché  il  Papa  dice 
messa  bassa  in  alcuna  chiesa,  ri- 
spondono alla  confessione  genuflessi 
l'elemosiniere,  e  il  sagrista,  vescovi, 
e  i  cappellani  segreti  tutti  colla 
cotta.  E  quando  la  dice  nella  sua 
cappella  segreta  risponde  quello  o 
quelli,  che  gliela  servono.  Dell'ori- 
gine di  recitare  il  Confiteor  avan- 
ti la  Comunione  [P^edi),  e  di  altre 
analoghe  notizie,  si  tratta  a  quel- 
l'articolo verso  la  metà  del  §  VII. 
CONFPtATE,  o  CONFRATEL- 
LO, o  Fratello.  Nome,  che  si  dà 
alle  persone  con  cui  si  forma  una 
società  particolare  per  motivi  reli- 
giosi, come  gl'individui  che  com- 
pongono le  a  rei  con  fraterni  te  e  con- 
fraternite; e  dicesi  anco  tra  gl'indivi- 
dui di  un  medesimo  corpo,  ed  ordine. 
P^.  CoNFR\TKRNiTA,  massime  al  §  III, 
yfltre  notizie  sulle  confraternite,  e 
sui  confrati  di  esse.  Nel  nascere 
del  cristianesimo,  i  fedeli  appella- 
vansi  fratelli;  ed    una    associazione 


CON 

fonntìta  per  praticare  le  slesse  buo- 
ne opere  di  piiUà,  o  di  carità,  sta- 
bilisce tra  essi  una  nuova  fraterni- 
tà,   y.   Frath:. 

CONFRATERNITA  o  CONFRA- 
TRIA.  Sacrimi  sodalllium ,  sacra  so- 
dalitas,  confraternilax.  Società,  e  a- 
dunanza  di  persone  divote  stabilite 
in  alcune  cliiese,  o  oralorii  per  ce- 
lebrare alcuni  esercizi  di  religione, 
e  di  pietà,  o  per  onorare  partico- 
larmente un  mistero,  od  un  santo, 
non  che  per  esercitare  uffìzi  cari- 
tatevoli. Dice  il  Macri,  Notizia  dei 
vocah.  eccl. ,  c\\e  la  parola  confra- 
ternita deriva  dal  greco,  e  signifi- 
ca congregazione,  o  compagnia.  Le 
confraternite  sono  pur  chiamale 
scuole,  fratellanze  ec.  di  chierici,  e 
di  laici.  Il  Piazza,  Opere  pie  di  Ro' 
ma,  p.  5oo,  dice  che  il  nome  di 
confraternita  si  deduce  dal  medesi- 
mo vocabolo  ecclesiastico  di  com- 
padre, e  commadre,  e  perciò  an- 
che confrate,  o  confratello,  quasi 
uniti  molti  in  vincolo,  e  unione  di 
fratellanza  cristiana ,  di  cui  parlò 
Tertulliano  Ì7ì  Apol.  cap.  Sg  con 
queste  enfatiche  parole:  »  et  fra- 
M  tres  vestri  sumus  jure  naturae 
M  matris  omnium  ;  et  si  vos  mali 
M  homines  quia  mali  fratres,  quanto 
«  dignius  fralreis,  et  dicunfur,  et  ha- 
M  berttur,  qui  unum  Patreni  Deum 
«  agnovcrunt,  qui  unum  spiritum 
M  biberunt  sanctitatis,  qui  de  uno 
M  utero  ignorantiae  ejusdem  ad  u- 
M  nam  lucem  expa veruni  veritatis. 
»  Sed  eo  fortasse  minus  legitimi 
M  existimamur,  quia  nulla  de  no- 
»   stra  fraterni  tale  Tragediae  excla- 

»   mal  etc.   "   

Parlando  il  eh.  Martinetti  nel  suo 
Codice  universale  de'  doveri ,  del 
le  Confraternite,  le  definisce  per 
fratellanze  secolari,  luoghi  ed  ope- 
re pie  di  terza  specie,  i  confratelli 


CON  117 

delle    quali    per    l' ossei" vanza  del- 
lo    statuto    che    tiene    le    veci     di 
regola,     e    per    una  foggia   unifor- 
me   di   abito    che    usano ,    imitano 
in  qualche  parte  le    forme  istituite 
dal  clero  regolare.  Diconsi    le  con- 
fiaternile    di    terza    specie,    perchè 
nella  primitiva  Chiesa  i  vescovi  coi 
loro     preti ,    e     chierici     riunivansi 
presso    le    chie.se     cattedrali  ,    ove 
}j   Gonsueverunt  seligere  clericos  ad 
«   sanctiorera  vitam  adspirantes,eos- 
»   que   assumpserunt ,  ut  secum   ia 
M   clausura,  paupertate,  et  obedien- 
»»    lia    remanerent,    indeque   ortum 
«   habuisse  canonicorum  ordinem  in 
>»  ecclesiis  calhedralibus,  et  coUegia- 
»  tis  Iradilur  ".  Condì.  Toletan.  4> 
can.   2  3,  et  6;  Augustinus  serm.  22, 
De  coni,    vita    cleri.  Perciò,  come 
osserva  il   Frances ,  De   eccl.  cath. 
cap.    i^,  pag.    i38,  il  clero  secola- 
re   ha  il  primo  posto  nella  chiesa, 
quindi  succedono    i     monaci   e    re- 
ligiosi, per  cui    una  terza   specie  di 
pie    adunanze     può    trovarsi    nelle 
confraternite.  Difatti,  distinguendosi 
le  confraternite  le  une  dalle  altre  pel 
colore,    e    per    la  forma    dell'abito 
de'  confrali,  pegli    statuti  e    regole 
che    osservano,    per   le   chiese    e  i 
cimiteri   che  hanno,  per  le  proces- 
sioni e  opere  di    pietà  che  esegui- 
scono, inalberano    croci    ed  insegne 
particolari.    La     maggior    parte    di 
queste  confraternite  non  ammettono 
confrati  se  non  dopo  averli  provati 
per  un  qualche  tempo  sotto  la  di- 
rezione d'un   maestro    de'novizi,   o 
almeno  dopo  essere  slate  da  questo, 
o  da  altri  a  ciò  destinato,  prese  le 
necessarie  informazioni  sul  soggetto 
da  ammettersi;  ed  è  perciò  che  sem- 
brano formare  un  corpo  nella  Chie- 
sa,   per  cui  i  sommi  Pontefici  con- 
cessero indulgenze,  grazie  e  privile- 
gi. Cqito  è,  che  dalle  confraternite 


11^  CON 

si  ricavò  gran  profitto  spiiituale  da 
ogni  classe  di  persone,  particolar- 
mente dai  laici,  che  occupati  tutta 
la  settimana  nelle  secolari  occupa- 
zioni ed  arti ,  colla  coltura  delle 
cose  di  vote,  nei  di  festivi  vi  trag- 
gono immensi  vantaggi  spirituali. 
Alcune  di  queste  confraternite  per  la 
loro  antichità,  lustro  e  benemeren- 
ze furono  elevate  al  grado  di  Ar- 
ciconfratemilc [Vedi),  così  appellate 
dal  greco  vocabolo  archos,  che  si- 
gnifica capo,  principale,  primo,  su- 
periore, etc,  coU'autorizzazione  di 
aggiungere  ai  loro  istituti  altre 
confraternite,  le  quali  dovessero 
osservare  le  loro  regole,  statuti  e 
costituzioni,  vestire  il  loro  abito,  e 
godere  de'Ioro  privilegi,  indulgenze 
ec.  Pùconoscono  tali  confraternite 
le  arciconfiaternite  come  madri,  e 
come  loro  supcriore  generali.  In  Ro- 
ma le  confraternite  sono  in  gran  nu- 
mero come  conviene  alla  capitale  del 
cattolicismo,  e  la  prima  ad  essere  e- 
retta  in  arciconfraternita,  e  col  pote- 
re di  aggregarne  delle  altre,  fu 
la  nobile  Arciconfrateridta  del  ss. 
Salvatore  ad  Sancta  Sanctorum 
{Vedi). 

§  I.    Origine  delle  confraternite. 

Le  confraternite  sono  antichissi- 
me nella  Chiesa,  né  sono  state  sco- 
nosciute agli  ebreij  ai  pagani,  co- 
me rilevasi  dalla  legge  i.  De  col- 
legiis  et  corpovibus  illicitis,  e  da  al- 
tri monumenti.  Fa  menzione  delle 
confraternite  Gioselfo  ebreo  nel 
lib.  7.  Aniiqiiit.,  e  nella  sagra 
'Scrittura  sono  note  le  congregazio- 
ni dei  Sadducei,  degli  Scribi,  dei 
Farisei ,  degli  Esseni  ,  degli  E- 
rodiani  ,  dei  Samaritani ,  dei  Gor- 
teni  ,  dei  Nazan.-ni ,  che  tenevano 
radunanze.   Sulle  scuole,  o  sinago- 


COX 

ghc  degli  e!)rei  va  consultato  Pao- 
l<j  Medici,  Riti  e  costumi  degli  cbi'ei. 
L'origine  delle  confraternite  si  (ii 
da  molti  rimontare  agli  antichi 
collegi  èli  Sodali,  che  dipendevano 
dai  Flamini  ,  dicendoci  il  citato 
Frances  e.  21:  Nullus  eniin  flanicii 
eial,  siile  sodalinni  collegio  ;  e  Ci- 
cerone ne  parlò  nel  libro  de  Sene- 
ctule  cap.  i3:  soda litates  auteni  me 
qnaestore  conslitutae  siint.  Secondo 
Tito  Livio,  lib.  I.  Dee.,  se  ne  fa 
primo  istitutore  Numa  Pompilio, 
successore  di  R.omolo,  re  di  lioma 
ad  sacr'ificia  et  lihainina  Diis  ad- 
ininistranda:  e  si  dissero  Sodales, 
siccome  notò  Gottofreddo  in  Festa 
lettera  S,  (jnia  iena  sedent,  vel  quia 
dnpìhus  una  vescnntitr.  La  stessa 
etimologia  approva  Plutarco  nella 
vita  di  Licurgo,  cui  attribuisce  tali 
istituzioni  in  Isparta,  dicendo;  Kt  e.r 
ea  institutione  voluntates  uniri ,  et 
aniicitias  ^'inculo  strictìori  nodari . 
D'indi  si  fanno  derivare  i  sodales 
Àiigicstali,  Diali,  Quirinali,  Anto- 
niaiii,  Elviani,  Alessandrini. 

Il  Muratori,  Dissertazioni  sopra 
le  antichità  italiane  toni.  Ili,  diss. 
7  5  ,  Delle  pie  confraternite  dei 
laici,  e  della  origine  di  esse,  ec. , 
dice  che  non  vi  ha  città  in  Italia, 
terra,  o  castello,  e  persino  villa  o 
parrocchia,  che  non  abbia  una,  o 
più  di  simili  congregazioni,  società, 
compagnie,  scuole  ec,  tutte  istitui- 
te pel  culto  divino,  per  cantare  le 
lodi  di  Pio  e  de'  santi,  ed  eserci- 
tarsi in  altre  opere  di  pietà,  e  mi- 
sericoidia;  tutte  sottoposte  a  leggi 
particolari,  con  singole  vesti  ed  in- 
segne ,  riunendosi  ciascuna  alla  sua 
propria  chiesa,  od  oratorio  nelle  fe- 
ste, e  in  diverse  circostanze.  Quin- 
di narra,  che  ne'  secoli  del  pagane- 
simo esistevano  compagnie  somiglian- 
ti  di  persone,  che   tialtavano  le  co- 


CON 

se  sa£;re.  Roma,  e  molte  altre  cit- 
tà istituirono  gli  Augiistali  in  ono- 
re di  Augusto,    i  quali  nondimeno 
si  possono  collocare  tra  i  sacerdoti. 
Altre    adunanze    in    Roma  appella- 
vansi  collegi,  ai  quali    apparteneva 
la  cura  de'  pubblici   giuochi,    e  sa- 
giilìzi,  che  si  celebravano  in  onore 
de'  falsi  dei,  o  per  dare  sollazzo  al 
popolo.  Aggiunge  il  medesimo  Mu- 
ratori,   che    di    siffatti    collegi    non 
furono  prive  le  città    della  Grecia, 
ed  erano  chiamati,  Eterie,  e  Frate- 
rie.   Così     in    Roma    si    contavano 
Sodales,    Flaviales ,    Hadrìanalcs  , 
Trajaiiales,  ec,  ed  inoltre  Collegia 
Dendrophororum,    Fratrum    Aiva- 
liuni,  Septeinvirorum  Epulonum,  Ca- 
pitoliiioruni,  siccome  ancora    quelli 
degli  J riisti.    Senza    l' autorità  poi 
del  senato,  o  dell'  imperatore,  non 
si    potevano    istituire    queste    con- 
fraternite; e  perchè  talvolta    senza 
tide  autorizzazione  se  ne  formarono 
alcìuie,   le  quali  in  seguito   produs- 
sero molte  fazioni,  e  gravi  sconcer- 
ti  per  testimonianza  di  Asconio  Pe- 
diano,  e  di  Svetonio  nella    vita  di 
Augusto,  ne  furono  abolite   alcune 
ancora  tra  quelle   stesse  approvate, 
e  di  primaria  istituzione.   Marciano 
giurisconsulto,  nella  1.  manda tis  off. 
de    collcgìis,   attesta     la     medesima 
cosa,    con     aggiungere    nondimeno, 
Collegia  Religionis  causa  coire  non 
prohiberi.    Osserva    però    lo  stesso 
Muiatori,  che    le    confraternite  dei 
cristiani,  lungi  dal    volersi    credere 
istituite  all'esempio    di    quelle    dei 
pagani,    voglionsi    ritenere    fondate 
per  r  industria  di  pie  persone,  bra- 
mose di  accrescere  il  culto    a  Dio, 
con  obbligarsi     ad    alcuni    uffizi    e 
doveri  di   religione.   Altri,  parlando 
delle  adunanze  antiche  de' primitivi 
cristiani,  in  cui    si  adunavano    per 
esercitarsi  nel  divin    culto,    e    per 


CON  119 

celebrare  le  Agapi  {Fedi),  cioè  pic- 
cole, e  sobrie  cene ,  le  confondono 
colle  confratet'nile;  ma  ben  si  vede 
che  quelle  adunanze  tali  non  pos- 
sono chiamarsi,  comechè  in  seguito 
possano  averne  data  una  qualche 
origine. 

Il  Piazza,  nel  suo  erudito  Eme- 
rologio  di  R.oma    tom.  I,   p.    1^5, 
digr.    i3,  tratta  dell'  origine ,  e  del 
fruito  nella   Chiesa  delle  confrater- 
nite laicali,  ossen'anli  le  loro  regole^ 
e  istituti  di    cristiana   pietà  3  oltre 
quanto  diffusamente  ancora  ne  Sdis- 
se nel  suo  Etiscvologio  Romano,  tract. 
6,  e.    I,    de  Archiconfrat.    Dice  a- 
dunque,  che  le  profane  società  de- 
eli  antichi  romani  con  riti,  e  ceri- 
inouie  superstiziose,  con  discapito  del- 
la modestia,  come  rilevò  Prudenzio, 
furono  bandite  dallo  zelo  apostoli- 
co de'  santi    Pontefici    col    vangelo, 
e  colla  disciplina  della  Chiesa.   Co- 
sì egli  crede,  che  il  principio    delle 
confraternite  possa  anche  rimontare 
ai  teinpi  i  più  travagliosi  della  Chie- 
sa, quando  nelle  più  fiere  persecu- 
zioni   i    cristiani     rifugiavansi     nei 
cimiteri,    e   nelle  catacombe  sì  del- 
la   via  Appia,     che  degli  altri  luo- 
ghi suburbani  a  Roma,    ove     cele- 
bravano  le    sagre    smassi,  ed  eser- 
citavansi   in  opere  di  cristiana    pie- 
tà, venendo  furtivamente  alimenta- 
ti dalle  stesse  matrone  romane  ben- 
ché gentili.    Quindi,  data    la    pace 
alla  Chiesa  dall'  imperatore  Costan- 
tino nei   primordii   del  quarto  seco- 
lo,  ad  onta  che  i   fedeli  fossero    li- 
beri  di  adunarsi    ovunque    per    la 
celebrazione  de' santi  misteri,  tutta- 
volta   proseguirono  con  gran  fervo- 
re in  divote  fratellanze    a  frequen- 
tare i  luoghi  santificati    dalle    loro 
orazioni,   dal  sangue,  dalle  ossa,    e 
dai  sepolcri    de'  gloriosi  martiri    da 
loro  seppelliti.   Ivi    continuarono  a 


120  CON 

celebrare  le  agapi,  o  convivi  di 
fraterna  carità,  raccogliendo,  e  poi 
distribuendo  le  limosina,  e  facendo 
collette  per  le  fabbriche  delle  chie- 
se, continuando  altresì  a  seppelh- 
re  i  morti.  All'  istituzione  poi  de- 
gli Ordini  monastici,  e  religiosi,  ne 
seguirono  l'esempio  coli' assumere 
un  abito  penitente ,  coli'  adottare 
un  regolamento,  o  statuto  in  sub- 
stantìalibus  di  alcun  Ordine  appro- 
vato dai  Pontefici,  e  coli'  ordinarsi 
in  ima  società  di  persone,  che  vi- 
vono nel  secolo,  e  nello  stato  se- 
colare distinguendosi  poscia,  come 
dicemmo,  le  une  dalle  altre,  per  le 
divise,  per  le  insegne,  e  per  le  im- 
prese particolari. 

La  regolare  istituzione  per  altro 
delle  confraternite,  secondo  l'anna- 
lista Karonio,  si  deve  ripetere  sotto 
r  imperatore  Costantino  //  grande, 
e  dopo  l'anno  3i3.  Queste  chiama- 
jonsi  anche  Fraglie  dalle  persone 
adimate  per  fare  qualche  opera  di 
pubblica  carità.  Lo  stesso  Baronio 
narra  che  le  persone  di  novecento 
cinquanta  botteghe  di  artisti ,  si  for- 
marono in  corpo  per  seppellire  i  de- 
fonti, facendo  1'  uffizio  di  vespilloni, 
e  Beccaniorli  [ì^ edi),  i  quali  dal  pio 
imperatore  vennero  eccitali  con  con- 
cessioni a  continuare  l' opera,  che 
in  progresso  fiorì  in  un  modo 
singoiare.  Si  ha  inolti-e  un  mo- 
dello delle  confraternite  secondo 
un  marmo  esistente  nella  chiesa 
de'  ss.  Cosma  e  Damiano  in  Pvo- 
ma,  cioè  di  alcuni  sacerdoti  dei 
primi  secoli,  i  quali  con  vicende- 
voli obbligazioni  erano  convenuti 
di  suffragare  le  loro  anime  dopo 
morte,  celebrando  quaranta  messe, 
ed  esercitandosi  in  alcune  opere 
pie.  Ablìiamo  dalla  legge  ^i,  e 
dalla  seguente  de  Episcopis  nel  co- 
dice Teodosiano,  che  nell'anno  4  '  ^j 


CON 

in  Alessandria,  eravi  una  società  di 
chierici  chiamati  Parabolani  ad 
curanda  debilium  aegra  cnrpora 
destinati.  Si  parla  da  Giustiniano 
Augusto,  nella  Novella  43  e  59, 
dei  Letticarii,  e  Decani,  istituiti 
per  seppellire  i  corpi  de'  fedeli,  ma 
non  sembrano  confraternite,  perchè 
non  cousta,  se  i  loro  collegi  aves- 
sero uniformità  colle  pie  compagnie 
de' nostri  tempi.  Secondo  il  Sir- 
inondo,  e  il  Pagi,  le  confraternite 
propriamente  avrebbono  avuta  ori- 
gine nel  65S,  o  nel  660,  in  cui 
venne  celebrato  il  concilio  di  Nan- 
tes ,  Labbé  tomo  IX,  ovvero  nelr 
1"  800  ,  o  neh'  895  ,  al  qual  an- 
no altri  riportano  tal  concilio ,  nei 
canone  i5  del  quale  si  parla  de  Col- 
lectis,  vel  Conjralriis,  quos  consortia 
vocant.  Pensa  il  Du  Gange,  che  la 
parola  Consorliuni  significhi  coìi- 
gregationeni  preshyteroruni.  Certo 
è,  che  ivi  si  tratta  di  una  confra- 
tellanza di  laici,  a  cui  nonditneno 
si  ammettevano  ancora  i  chierici 
secolari.  Inoltre  in  quel  tempo  si 
trovano  in  altri  monumenti  nomi- 
nate le  fratellanze,  le  compagnie , 
le  congregazioni,  le  società,  le  scuor 
le,  ec,  e  se  ne  parla  anche  nella 
vita  di  s.  Marziale,  scritta  da  uno 
de' suoi  discepoli,  e  nei  capituli 
sciitti  dall'arcivescovo  di  Reims  Inc- 
maro  nell'anno  35?.,  stampati  nel- 
la raccolta  de'  concilii  del  p.  Lab- 
bé. A  questo  prelato  si  attiibuisce 
l'origine,  ovvero  la  regolarità  degli 
statuti  delle  confraternite,  eie  nornje 
disciplinari  delle  medesime.  Fra  le  al- 
tre cose  egli  prescrisse:  "  Che  tutti  v 
»  confratelli  debbono  essere  con- 
»  giunti  cogli  ossequi,  colle  obla- 
»  zioni,  colle  luminarie,  colle  ese- 
»  quie  ai  defonti,  e  con  altri  so- 
»  migliatiti  uffizi  di  pietà;  olfren- 
«   do  candele    in  particolare,    e   in 


CON 

»  generale,  piiraa,  o  nella  messa; 
»»  vietando  i  pasti,  permettendo  so- 
«  lo  qualche  refezione  di  pane  in- 
«  zuppato  nel  vino,  col  permesso 
»  però  del  sacerdote.  Chi  facesse 
»  pasti ,  se  prete  o  chierico,  fosse 
«  privato  del  grado,  e  se  laico  o 
«  femmina  sino  alla  soddisfazione 
13  d' una  penitenza  fosse  separato. 
»  Le  unioni  dei  confratelli  senza 
>>  il  sacerdote,  sono  proibite  j  e  le 
«  colazioni  si  permetteranno  dopo 
«  i  divini  uffizi  ".  Stimò  inoltre  il 
citato  Baronio  ,  di  aver  trovato 
in  Roma  nell'  anno  894  ,  Soda- 
li tinnì  plurimorum  sacerclotum  ,  iii- 
ter  quos  et  episcopi  nonnulli,  ad 
hoc  ut  post  ohituni  singnli  conso- 
dalium  sacrificiis  juvarenlur.  Altro 
vestigio  di  confraternite  si  vorreb- 
be dedurre  dal  Mabillon,  il  quale 
negli  Annali  benedettini,  dice  :  cjuod 
forte  primuni  exenipluni  est  ej'us- 
niodi  sodalitìoruni  seii  confrater- 
nìtatiiin,  ut  vulgato  vocahulo  ular. 
Ma  di  eguali  esempi  si  parla  nel 
medesimo  Mabillon  in  Francia,  ri- 
portati air  aimo  809,  dove  tra've- 
scovi,  o  preti,  o  monaci  si  conve- 
niva di  celebrare  messe,  e  di  far 
altre  opere  pie  per  suffragio  dei 
defonti.  Dal  che  vedesi ,  passa- 
re grande  dilTerenza  Ira  le  pie 
società  di  allora,  e  le  secolari  og- 
gidì esistenti. 

Che  a'  tempi  di  Carlo  Magno, 
e  prima  dell'anno  800,  si  trovas- 
sero fra'  cristiani  d'occidente  delle 
confraternite  di  persone  pie,  lo  ab- 
biamo da  quanto  riporta  il  Mura- 
tori citato,  dicendoci,  che  in  quel- 
l'epoca erano  istituite  delle  com- 
pagnie affine  di  esercitare  alcune 
opere  caritatevoli  e  pietose,  cioè 
oth'ire  al  tempio,  mantenervi  la 
luminaria,  accompagnaie  alla  sepol- 
tura  i  defonti,  dar  liinosine,   e  at- 


CON  I2r 

tendere  ceten's  pietalis  qfficiis,  per 
guadagnarsi  merito  presso  Dio,  e 
prestarsi  pel  proprio  prossimo.  Tut- 
tavolta  si  deve  confessare  che  le 
confraternite  suddette  non  sono  co- 
me le  presenti,  non  alzando  le  an- 
tiche segno  alcuno,  come  ora  si  fa 
con  vessillo  volgarmente  detto  Slen- 
dardino  ec.  Cominciando  il  secolo 
XIII,  ed  essendo  cessate  le  continue 
invasioni  dei  barbali,  e  le  dissen- 
zioni  civili,  che  nell'Italia  durarono 
sino  al  secolo  decimo,  nella  mede- 
sima cominciarono  pubbliche  pro- 
cessioni di  penitenza  da  una  all'al- 
tra città  in  compagnia  di  uomini 
a  piedi  nudi,  incedendo  due  a  due 
preceduti  dall'  immagine  del  Cro- 
cefisso. Laonde  per  distinguersi  una 
dall'altra,  cominciarono  gl'indivi- 
dui, i  quali  le  componevano,  a  ve- 
stire un  sacco,  ed  innalzare  un  vesr 
siilo  o  gonfalone ,  e  a  prendere  il 
nome  di  Jlagellanti,  o  battuti  dalla 
disciplina,  che  si  facevano  cantando 
lodi  a  Dio,  da  cui  imploravano  la 
pace,  e  la  l'emissione  dei  peccati. 
Però  in  Francia  se  ne  rinvengono 
anteriori  vestigi,  ed  un  concilio  di 
Roano  del  i  189  descrive  Socicta- 
teni  seu  Fraterianij  o  sia  Fratria  ni, 
istituita  non  meno  dai  chierici,  che 
dai  laici,  e  i  pp.  Mortene  e  Du- 
rando nel  Thesaur.  nov.  anecdot. 
pubblicarono  uno  strumento,  con 
cui  Arnaldo  vescovo  di  Narbona 
conferma  che  nell'  anno  i  2  i  2  una 
Confraternita  S:'  èva.  istituita  in  Mar- 
siglia, e  ne  riferisce  gli  statuti. 

Nel  secolo  XII,  e  forse  avanti 
di  esso,  fiorirono,  particolarmente 
in  Venezia,  queste  pie  compagnie 
appellate  Scuole;  nome,  che  in  Mi- 
lano e  in  altre  città  d' Italia  si  dà 
a  simili  confraternite  laicali,  perchè 
quasi  divengono  scuole  della  pietà 
cristiana.  È  noto,  che  ne'  tempi  au- 


122                    CO.\  CON 
liclii   il    nome    di    Scuola    significò  Federico  II,  allorché    i    popoli  ita- 
mia    congregazione,    un     corpo    di  liaiii   erano  divisi  dalle  fa/ioni    dei 
gente,  e  in  Roma  v'erano  lyc/io/i^e  guelfi,  e  dei  gliibellini.  Tra  i    reli- 
CaiUoi-um^  Scholae  Addcslratorum,  giosi,  clic  predicarono  nelle  missioni 
Mapjndarioruia  ,     Cuhicidarioriini ,  la  pace  tra  i  popoli,  invitandoli  fer- 
etc.  ,  non  che  quelle  di  cui  fa  men-  vorosamente  con  processioni,    peni- 
zione  Anastasio    BiJjliotecario    nella  tenzc ,  ed   elofjuenti  prediche ,    è  a 
vita  di  Leone  III,  cioè  dei  franchi,  nominarsi  fi".   Giovanni  da  Vicenza 
dei  sassom',  dei  frisoni,  ed   altre  di  domenicano,  che  presso  l'Adige  trat- 
nazioni   oltramontane.  Che  negli  ul-  tò  di  una  pace  genei'ale  tra  i  prin- 
timi   anni  del  secolo  XI  esistesse  in  cipi  e  popoli  discordi,  mediante  una 
Napoli   una   congregazione  in  forma  sua  predica,  ch'ebbe  luogo  nel  12^3. 
di  confraternita  nella   chiesa    di    s.  Nell'anno    1260,  avvenne  altro  ce- 
Restituta,  lo  abbiamo  dal  Mazzoc-  Icbre  spettacolo    di    pubblica  peni- 
chi,    Dìsserlatio      Cathedr.     napoli-  tenza,  che  però  non  piacque  a  Man- 
tan.  parte  II  ,  capo    III,  pag.     i43.  fredi  re  di  Sicilia,  e  al  Pallavicino 
Però  il  nome  di    scuola    alle    con-  signore    di    Brescia    e    Cremona ,  i 
irateriiite    invalse     specialmente     in  quali    proibirono    siffatte    penitenze 
Venezia,   della  cui    antichità    tratta  dei  flagellanti  e  battuti.  Intanto  con 
la  cronica  di  Andrea  Dandolo,  nel  questa    pia    novità    presero  origine 
t.   XII  Rer.  Ital.    Da    questo    insi-  molte  delle  moderne    confraternite, 
gne  scrittore  si  apprende    che    nel  dappoiché  riconosciutosi,   che  la  fla- 
1  loq,    e    nel    dogado    di    Oidelafo  gellazione,  ossia  il  disciplinarsi    era 
venne  trasportato  a  Venezia  il  cor-  un  atto   molto  salutevole  alla  peni- 
po    de!    protomartire     s.     Stefano  ,  tenza ,  formarono    pie  società  sotto 
.juod  in  lìionaslerìo    s.   Georgii  de-  particolari   gonfaloni,  con  fare  pro- 
K'olissiinc  coUocarunl.  :  sub  cujus  vo-  cessioni,  con  raunarsi  ne' dì     festivi 
cahulo  innumeri  ci^'es  scliolani    ce-  alle  loro  chiese,  massime    gli    arti- 
lebcrrirnani  perfecerunt.   Però  Fran-  sti,  ove  imploravano  la  Divina  rai- 
cesco  Sansovino,  nella  descrizione  di  sericordia    col    disciplinarsi,    e  con 
Venezia,  lib.  VII,  dice  che  la  pri-  esercitare  altri  atti  di  cristiana  di- 
ma   scuola    di    quella    città,    fu  la  vozione  ;   e    così    in    molte    città  si 
Scuola  della  carità,    il  cui  princi-  formarono    una  o  più-   di    tali    so- 
pio,  secondo  lui,  rimonta  al  1260;  cietà,  dette    comunemente    Co/npa- 
e  nell'anno  seguente  pone    la    fon-  gnie  de'  haltud.  Il  Campi,  Storia  di 
dazione  della  Scuola  di  s.  Giovanni  Piacenza,  dice  che  nel    1240   ebbe 
Evangelista.  L'Ughelli,  nel  tomo  V  principio  in  quella  città  la  Confra- 
deir  Italia  sacra,  descrive  l'antichi-  temila   de'  battuti    nell'  oratorio    di 
tà     Sacerdolum  sanctae    veronensls  s.   Savino,  i  quali  andavano    vestili 
ecclesiae  scliolac,  aggiungendo    tro-  con  cappe  bianche.   La  compagnia 
varsi  notizia  di  essa  nel  secolo  de-  della    vita    fu  istituita    in    Bologna 
cimo.  nel    1 2G0  ,    e    cos\    in    Mantova  la 
Dai  flagellanti,  e  dai  battuti,  os-  Compagnia  della  morte.  In  Berga- 
sia  dalle  sagre  missioni    di  piissimi  ino  la  Compagnia  di   s.    Croce   si 
religiosi,    sembra    derivare  l' incon-  crede  principiata  nel    I253    dal   p. 
frastdbile  origine  delle  attuali  con-  Celestino  cappuccino,  per  non  dire 
fraternite ,    ch'ebbero    luogo    sotto  di    altre.    Certo    è,    che  nell'anno 


\ 


e  O  i\ 

l'y.Go,  per  tcstiinoninn/a  (U'I  Sigo- 
nio,  De  Regno  hai.  lib.  XiXj  de- 
gli Annali  Bolognesi,  pubblicati  flal 
Muratori  nel  tomo  XVlil;  di  fr. 
l*ipino  Domenicano,  nella  cronica 
pur  data  alla  luce  dal  Muratori , 
nel  tom.  IX  Rer.  Italie,  si  for- 
marono in  molte  città  simili  con- 
l'raternite,  per  lo  spirito  dominan- 
te di  pietà  e  penitenza. 

In  Roma  la  più  antica  confra- 
ternita è  quella  del  Gonfalone  eret- 
ta come  tale,  dappoiché  secondo  al- 
tro sistema  anteriore  è  in  antichi- 
tà quella  di  s.  Spirito  m  Sassia. 
Dopo  quella  del  Gonfalone  seguì 
l'istituzione  di  gran  numero  di  con- 
fraternite ,  di  molte  delle  quali 
parlammo  al  citato  articolo  Arci- 
confraternita,  mentre  all'  articolo 
Mai  ino  [Vedi),  si  dirà  se  la  pri- 
mazia di  tal  confraternita  si  debba 
alla  romana,  od  alla  marinese,  av- 
\egnachè  vuoisi,  che  in  Marino,  e 
nella  chiesa  di  s.  Lucia  s,  Bonaven- 
tura fondasse  la  prima  confraternita. 
Queste  confraternite  anticamente,  a 
seconda  del  colore  dell'abito,  furo- 
no chiamate  dei  penitenti  bianchi, 
dei  penitenti  neri,  dei  penitenti  bi- 
gi, o  di  altri  colori,  che  sono  i 
nomi  dati  in  Francia  a  somiglian- 
ti confratei-nite.  In  Francia  que- 
ste sembrano  rimontare  avanti  l'an- 
no 1234  5  giacché  apprendiamo 
dal  canone  settimo  del  concilio  d'  Ar- 
les  di  detto  anno,  che  le  confialer- 
nite  devono  essere  proibite  se  non 
.sono  erette  per  autorità  del  ve- 
scovo. Secondo  il  padre  Moli  net,  la 
più  antica  confraternita  di  Francia 
fu  quella  de'  penitenti  bigi  d'  Avi- 
gnone, instituita  nel  1268,  indi  se 
ne  videio  per  tutto  il  regno  fon- 
dare, principalmente  nel  secolo  XV  f, 
come  si  può  vedere  nelle  sue  Insti t. 
et  exerc.  des  Confvaircs  des  Penitens, 


CON  123 

lib.  I,  cap.  29.  Nella  stessa  citlà 
di  Avignone  vi  furono  delle  con- 
fraternite dei  bianchi  fondate  nel 
i527  »  come  ne  vennero  istituite  in 
Tolosa  negli  anni  iSyi  e  iSj'ji 
dei  bianchi,  dei  turchini,  e  de'  ne- 
ri ,  ed  in  Lione  dei  bianchi  nel 
1577.  Nel  Lionese ,  nella  Lingna- 
doca,  e  nella  Provenza  di  molto  si 
moltiplicarono  le  confraternite  con 
differenti  abiti  ed  istituti.  Se  ne 
videro  egualmente  in  Parigi  dei 
bianchi,  turchini,  neri,  e  bigi  sotto 
il  regno  di  Enrico  HI,  che  però 
furono  soppresse  dopo  la  morte  di 
questo  principe  avvenuta  nel  iSSg. 
Sotto  il  regno  di  lui  fiorirono  in 
Parigi,  ed  altrove  i  Penitenti  tur- 
chini, così  detti  dal  colore  dell'  a- 
bito,  le  cui  confraternite  venerava- 
no il  dottore  s.  Girolamo  per  pro- 
tettore. 

§  II.  Altre  notizie  sulle  Confrater- 
nite, e  sui  confrati  di  esse. 

Non  si  possono  erigere  le  con- 
fraternite senza  il  permesso  del  ve- 
scovo diocesano,  che  deve  poi  vi- 
sitarle, e  toglierne  gli  abusi,  seb- 
bene fossero  istituite  presso  i  re- 
golari privilegiati,  come  decretò  il 
concilio  di  Trento  nella  sessione 
22  ,  cap.  8  De  reform.  Così  pure 
dispose  s.  Cax'lo  Borromeo  nel  quin- 
to concilio  di  Milano,  p.  3,  tit.  18, 
Le  confraternite,  ed  i  loro  beni  si 
considerano  come  cose  ecclesiasti- 
che e  dedicate  al  culto ,  e  perciò 
sono  soggette  al  vescovo,  ed  ai  tri- 
bunali ecclesiastici.  De  Ferrière,  al- 
la parola  Confraternita,  dice  che 
quantunque  le  confraternite  non 
sieno  benefizi,  i  beni  di  esse  sono 
presunti  beni  di  Chiesa,  e  per  con- 
seguenza non  possono  essere  alie- 
nati senza  una  giusta  causa,  e  sen- 


124  CON 

za  le  formalità  licliieste  nella  ven- 
dita (lei  beni  di  Cliiesa.  In  Fran- 
cia non  si  r'tGonoscevano  le  confra- 
ternite quando  non  erano  autoriz- 
zate con  lettere  patenti,  l'egistrate 
nei  parlamenti,  nella  giurisdizione 
de'  quali  eiaiio  stabilite.  Kel  t.  V, 
p.  i522  delle  Mem.  del  clero,  si 
legge  che  i  giudici  secolari  non  pos- 
sono pigliar  cognizione  del  servizio 
divino,  né  del  fatto  delle  confra- 
ternite, come  neppure  degli  statu- 
ti, e  regolamenti  di  esse.  Quantun- 
que le  confraternite  sieno  lodevolis- 
siuie  nello  spirito ,  e  nelle  opere , 
gli  abusi  furono  spesso  condannati 
dai  concili,  ed  anche  dalle  leggi  ci- 
vili :  tali  sono  i  giuramenti,  che 
altre  volte  si  esigevano,  i  posti,  i 
conviti,  ed  i  banchetti,  che  vi  si  fa- 
cevano, e  che  dal  concilio  di  Sens 
del  iSaS,  e  dall'articolo  7  della 
legge  di  Roussillon  del  gennaio  i563, 
in  Francia  si  proibirono.  E  perciò 
il  Alacri  osserva,  che  il  Budeo,  in 
Fanckct.  de  off.  qaaesl.^  alludendo 
a  questi  disordini,  dice  di  tali  fra- 
telli, e  fratellanze,  che  polius  epu- 
lones,  seu  coepulones  dici  possunt, 
quia  plernmque  epulandi  magis , 
quam  divini  cultiis  grada  conve- 
niunt  more  gentilium,  ideoqiie  lege 
Franciae  omnino  iniprobantur.  Ma 
tali  disordini  non  furono  generali 
in  Italia  ed  altrove,  in  cui  la  mag- 
gior parte  delle  confraternite  si  man- 
tengono col  primitivo  spirito,  e  coi 
lodevoli  scopi,  con  decoro,  e  van- 
taggio delle  anime,  e  del  prossimo. 
Bensì  alcune  confraternite  tuttora 
conservano  l'uso  de'  conviti  e  delle 
agapi  in  certe  ricorrenze,  ed  in  al- 
cuni giorni  in  cui  i  confrati  si  riu- 
niscono, o  per  un  breve  pellegri- 
naggio, come  in  Roma  nella  visita 
delle  selle  Chiese  [l^edi),  ovvero 
per  una    qualche    festa    solenne,    e 


CON 

straordinaria  ;  ma  cristiana  e  mori- 
gerata n'  è  la  condotta. 

Pompeo  Sarnelli ,  Lett.  Eccl.  t. 
V,  pag.  ai  ,  nella  let.  XI,  tratta; 
Che  una  coufralernita  debba  avere 
r  insegna  diversa  dall'  altra.  Per 
insegne  intendonsi  anche  le  moz- 
zette  ,  che  sono  di  colori  diffe- 
renti. La  congregazione  de'  vescovi, 
e  regolari  ordinò  che  le  confrater- 
nite si  distinguessero  con  qualche 
segno  di  colore:  Si  duae  confra- 
ttrnitales  ejus'deni  loci  deferunl  euni- 
detn  saccuni  distingui  debent  aliquo 
coloris  signo  ,  Novarae  1 3  mail 
i586.  Vero  è  però,  che  questo  se- 
gno distintivo  si  deve  portare  dalla 
seconda  confraternita  ,  nel  secondo 
luogo  fondata,  qualora  la  prima 
non  avesse  mutata  insegna ,  dap- 
poiché in  tal  caso  si  deve  costrin- 
gere la  prima  a  prendere  l' antica 
insegna.  Cos\  la  medesima  congre- 
gazione decise,  Savona  6  agosto 
i586;  la  quale  mutazione  non  si 
deve  facilmente  concedere,  Ancona 
20  febbraio  1601.  Non  è  lecito  di 
assumere  le  insegne  aliene,  dalle 
quali  si  conosce  la  qualità  delle 
persone,  e  si  ha  la  distinzione  de- 
gli onori  e  delle  dignità.  Se  poi  la 
seconda  confraternita  si  avesse  fatte 
le  insegne  all'  uso  della  prima,  de- 
ve onninamente  mutaiie ,  perchè 
essendo  il  diritto  accjuistato  dalla 
prima,  non  ha  ragione  di  servirsi 
di  queir  abito  ad  emulazione,  e  si 
può  implorare  1'  ufficio  del  giudice 
competente.  V.  Sylvester  verbo, In- 
signia,  n.  2.  Se  poi  ambedue  le 
confraternite  contendenti  sono  anti- 
che, ed  usano  le  medesime  insegne, 
godrà  la  preferenza  quella,  che  ha 
avuto  le  insegne  dal  sommo  Pon- 
tefice, dovendosi  avere  riguardo  ai 
privilegio.  Ma  supposto  che  ambi- 
due  sieno  di  egual  dignità,    quella 


CON 

che  ha  un  grado  minore  dovrà 
cambiare  le  insegne.  Se  poi  le  in- 
segne fossero  simili,  e  non  constasse 
dell'  epoca  delle  istituzioni,  siccome 
sempre  vi  è  qualche  particolarità , 
le  confraternite  potranno  continua- 
re ad  usarle.  I  colori  dalle  confra- 
ternite si  debbono  usare  nelle  mez- 
zette, ne'  veli  pendenti  dai  Crocefissi, 
e  negli  stendardi*  Di  colori  difle- 
renti  sono  pure  le  vesti,  dette  sac- 
chi, e  i  cordoni  coi  quali  i  con- 
frati si  cingono  i  lombi.  Il  citato 
Piazza,  rendendo  ragione  della  di- 
versità degli  abili,  e  dei  colori  tutti 
misteriosi  ,  adottati  o  concessi  con 
qualche  ragione,  dice  che  per  se- 
gno di  mortificazione  e  di  peni- 
tenza adottarono  il  colore  cinerino; 
per  segno  di  pensare  alia  morte 
presero  il  nero;  per  conservarsi 
puri  di  cuore  e  di  costumi,  usaro- 
no il  bianco  ;  per  significare  la  ca- 
rità verso  il  prossimo ,  e  l' amore 
verso  Dio,  il  bianco  e  il  rosso  ;  per 
figura  di  modestia,  il  colore  pao- 
nazzo, venendo  eoi  verde  espressa 
la  speranza  de'  celesti  godimenti , 
come  col  celeste,  e  col  rosso  l'u- 
miltà, e  lo  zelo  per  l'onore  di  Dio, 
e  per  la  fede.  I  quali  differenti  co- 
lori furono  una  imitazione  di  quelli 
usati  per  le  sante  crociate  dai  va- 
lorosi combattenti,  incedendo  le  con- 
fraternite nelle  divote  processioni  a 
guisa  di  schiere,  precedute  da  ban- 
diere^  croci,  ed  insegne,  etc. 

Il  sacco  o  veste  de'  confrati  per 
lo  piìi  è  di  tela,  e  talora  anche  di 
saja,  e  di  lana,  veste  che  si  chiude 
col  cingersi  con  una  cintura  o  cor- 
done, al  quale  alcune  confraternite 
fanno  appendere  una  corona.  Oltre 
al  sacco  evvi  la  mozzetta,  che  cuo- 
pre  le  spalle.  Attaccato  al  sacco  vi 
è  il  cappuccio  [Fedi)  di  forma  a- 
guzza,  col  quale  sogliono  nell'asso- 


CON  125 

ciaré  i  cadaveri,  nelle  questue,  nef- 
le  processioni  di  penitenza  ec.  cuo- 
prirsi  il  volto,  rimanendo  libera  la 
vista  da  due  aperture  corrispondenti 
agli  occhi  per  vedere,  e  non  esse-* 
re  conosciuti.  Al  sinistro  lato  delia 
mozzetta  pongono  i  confrati  sopra 
uno  scudo  o  targa  l'immagine  del 
loro  patrono,  o  lo  stemma  proprio 
della  confraternita.  Dalle  flagellazio- 
ni alcuni  ripetono  l'origine  del  sac- 
co, soprana,  o  cajTpa  de'confratr, 
giacché  dopo  essersi  modestamente 
denudati,  assumevano  una  tal  veste 
per  disciplinarsi.  Il  Muratori,  par- 
lando dell'  origine  della  veste  dei 
confrati  chiamata  sacco,  è  di  opi- 
nione che  sino  dall'  origine  delle 
confraternite,  i  confrati  che  vi  si  ag- 
gregavano, per  distinguersi  dal  resto 
del  popolo,  incominciassero  a  vesti- 
re di  una  veste  pi'opria  ch'era  pro- 
babilmente il  sacco  attuale,  con  cui 
procedevano  nelle  funzioni  sotto  il 
loro  gonfalone.  Nel  l'ò'ò^,  abbiamo 
da  Giovanni  Villani,  e  dall'anonimo 
autore  della  cronica  Piomana,  che 
fr.  Venturino  da  Bergamo  dell'Or- 
dine de'predicatori,  annoverato  poi 
tra  i  beati  dalla  divozione  del  po- 
polo, mosso  da  desiderio,  e  da  ze- 
lo di  guadagnare  anime  a  Dio,  ac- 
compagnato da  diecimila  persone 
o  da  trentamila^  come  dicono  al- 
cuni altri  ,  predicando  da  per 
tutto  la  penitenza,  e  la  pace,  an- 
dò sino  a  Roma.  Ma  perchè  tal 
novità  produsse  una  gran  commo- 
zione de'popoli ,  e  le  prediche  si 
facevano  senza  licenza  de'  superio- 
ri, temendo  Papa  Giovanni  XXlI 
qualche  pregiudizievole  conseguenza, 
chiamò  in  Avigone  fr.  Venturino,  e 
sebbene  d'illibati  e  santi  costumi, 
e  degno  di  miglior  sorte,  per  le 
calunnie  soggiacque  a  prigionia  e 
ad    esilio.    Gio.    Antonio   Flaminio 


I20  CON 

Imolese,  presso  Leandro  Alberti,  nel 
libro  V  degli  Uomini  illustri  del- 
l' Ordine  de' predicatori,  ecco  come 
descrive  i  fatti  di  fr.  Venturino  ; 
»  Vestem  alliain  interiorem  tegebat 
>>  caerulea  in  nigruni  tendens,  dua- 
»  bus  crucibus  altera  rubente,  al- 
•'  tera  alba  ex  panno  signata.  In 
"  parte  sinistra  eminebat  columba 
»  candida  ramum  olivae  ore  ferens. 
»  Frontem  pilei  Thau  Ezechiclis 
-•'  prophetae  signum  ornabat.  In 
»  manibus  baculos,  sed  nullo  ferro 
»  praefìxos,  more  peregrinantiuni 
»  gestabant.  Funiculos  item  septeni 
•'  nodis  distinctos,  quibus  se  cae- 
»  derent,  et  orationes  Dominioas, 
"  quas  recitabant,  numerarent  etc". 
Certamente,  che  se  alcuna  delle 
confraternite  già  istituite  non  aves- 
se preso  ancora  qualche  abito  per 
distintivo  de'confratelli,  lo  poterono 
inipararedal narrato  esempio.  Quin- 
di, nel  1339,  vide  l'Italia  altro  lo- 
devole fervore  di  siffatte  divozioni, 
ed  anche  con  maggior  commozione 
ne'  popoli,  per  testimonianza  dello 
anonimo  autore  della  cronaca  di 
Padova,  giacché  corse  voce,  che  a 
cagione  d'un  miracolo  in  Irlanda 
avesse  principio  una  trasmigrazione 
de'flagellanti,  o  battuti.  Dipoi  que- 
sto divoto  movimento  si  propagò 
successivamente  in  Inghilterra,  in 
Trancia,  m  Piemonte,  in  Genova, 
nella  Puglia,  nella  Marca  anconita- 
na, nella  Romagna  ^  in  Bologna, 
Ferrara,  e  Padova.  Andavano  in 
processione  tanto  uomini  che  don- 
ne pannis  Uneù  albis  et  longis  us- 
f/tie  ili  terrani  indilli,  disciplinan- 
dosi, e  da  per  tutto  predicando  la 
correzione  de'vizi  e  la  pace  :  e  ma- 
raviglioso  fu  il  frutto,  che  se  ne  ri- 
portò ne' costumi,  massime  tra  gli 
Italiani.  Gravi  autori  furono  spet- 
tatori e  insieme  storici   di  tutto  ciò. 


CON 

Questa  gran  brigata  di  fjagellanli 
fu  appellata  la  Compagnia  de' Bian- 
chi, laddove  la  precedente  era  det- 
ta la  Compagnia  de' Batiali.  Da  ci(> 
avvenne  che  in  quasi  tutte  le  città 
d'Italia,  le  persone  dabbene  le  qua- 
li desideravano  la  continuazione  di 
cotanto  utile  divozione,  istituirono 
nuove  scuole,  ossia  confraternite  di 
uomini,  che  vestendo  abito  bianco 
si  applicavano  a  molte  funzioni  di 
pietà.  Ecco  ciò,  che  tra  gli  altri 
scrittori  l'autore  della  cronaca  di 
Padova  scrisse  intorno  a  Padova  ; 
"  et  in  tantum  placuit  omnibus  ista 
•5  devotio,  et  talis  habitus,  quod  Pa- 
"  duac  factae  fuernnt  sex  frataleae 
55  de  dicto  habitu:  quarum  quaelibet 
53  una  dominica  ibat  per  Paduam 
■5  inlrando  omnesEcclesias:  et  alia 
-■'  dominica  alia  fratalea  ,  et  sic 
"  successive.  Multi  fuerunt  qui  dum 
:■>  vidcrent  se  in  casu  mortis  or- 
-•'  dinabant  dum  mortui  fuerint,  se 
'•'  portari  indutos  de  albo, quod  qui- 
"  dem  erat  maxima  compassio  ad 
"  videndum  ".  Ed  ecco  ond'ebbe 
principio  quel  rito  continuato  tutto- 
ra di  portare  al  sepolcro  i  cadaveri, 
quando  già  non  sieno  chiusi  nella 
cassa  mortuaria,  vestiti  con  cappa 
bianca,  di  quella  confraternita  cui 
vivendo  erano  ascritti,  ovvero  di 
quella  che  ne  'associa  il  cada- 
vere. 

Per  questo  pio  fervore  dei  cri- 
stiani in  que'medesimi  tempi  fu  an- 
cora commosso  s.  Vincenzo  Ferreri 
(inclito  ornamento  dell'Ordine  dei 
predicatori),  verso  l'anno  140I5  e 
i^o)  con  singoiar  frutto  de'fedcli. 
Al  F(nrei-io  succedette  nell'apostoli- 
co ministero  s.  Bernardino  da  Sie- 
na minor  osservante,  il  quale  pre- 
dicando con  gran  zelo  la  parola  di 
Dio,  e  propagando  il  culto  al  No- 
me ss.  di  Gesìi,  percorse  quasi  tutta 


CON 

l'Ilalia,  ed  inrmmeiahilc  gente  tras- 
se alla  via  di  Ila  salute.  A'imi  mai 
succedevano  questi  fruttuosi  spetta- 
coli di  pietà,  che  in  quell'occasione 
non  si  fondasse  qualche  nuova  con- 
fraternita dal  popolo  infervorato  alla 
divozione.  Nel  i433  con  incredibi- 
le frutto  pi'edicò  s.  Bernardino  in 
Modena,  e  pel  suo  distretto,  e  fu 
alloi-a,  che  i  Modenesi  istituirono 
due  nuove  confi aternite,  una  sotto 
il  titolo  della  ss.  Annunziala,  e  l'al- 
tra detta  in  appresso  di  s.  Erasmo. 
Talvolta  ancora  la  pestilenza  ter- 
minata diede  origine  ad  alcune  di 
queste  confraternite,  delle  quali  so- 
lamente resta  a  dire  che  siccome 
assai  lodevole  è  la  loro  istitu- 
zione, così  dobbiamo  desiderare, 
che  religiosamente  sieno  adempiu- 
te le  loro  leggi ,  e  che  non  com- 
pariscano in  esse  que' disordini,  e 
macchie  l'iprovate  da  Nicolò  di 
Clemente  nel  trattato  denovis  ccle- 
hrit.  non  institnendis;  e  dal  p.  Teo- 
filo  Piaynaudo,  gesuita,  negli  Fle- 
terorl.  spiritual,  par.  l  e  IT.  Ed 
è  perciò,  che  e  insegnano  i  tratlati- 
sti  dei  doveri  de' confrati,  ch'essi 
durante  il  tempo  delle  pie  funzioni 
in  cui  portano  l'abito  della  confra- 
ternita, devono  menare  una  vitn 
totalmente  fraterna  e  religiosa,  evi- 
tare qualunque  scandalo,  edificare  il 
popolo,  essere  guidati  da  vero  spi- 
rito cristiano,  non  di  irreligione,  o 
di  vanità,  ed  amare  principalmentf; 
r  unità  ,  la  pace,  e  la  concordia 
per  r  incremento  della  confrater- 
nita, secondo  il  pio  scopo,  per  cui 
fu  istituita.  V.  il  Ferrari,  Dihl.  ca- 
nonica verbo  Confra terni las ,  e  la 
storia  degli  Ordini  monastici,  reli- 
giosi e  militari,  e  delle  Congrega- 
zioni secolari,  tradotta  dal  francese 
dal  p.  Giuseppe  Fontana,  e  stam- 
pata    in    Lucca     nel     1739,     nella 


CON  127 

quale  nel  tomo  Vili  al  capitolo 
XXXIV  si  tratta  di  alcune  arci- 
confiaternite  e  confraternite  di  pe- 
nitenti. Agli  articoli  delle  sedi  ve- 
scovili, si  dice  se  hanno  confrater- 
nite. 

§  III.  Delle  Confraternite  di  Roma. 

Delle  confraternite  di  Roma,  ol- 
treché all'articolo  Arciconfraterxi- 
TE  nel  Dizionario,  si  parla  in  di- 
versi luoghi,  singolarmente  delle  più 
antiche,  e  principali.  Così  pure  a- 
gli  articoli  delle  Chiese  di  Roma 
(Pedi),  si  dice  ove  furono  erette, 
trattandosi  ancora  delle  confrater- 
nite nazionali  ai  rispettivi  articoli 
delle  città  e  regni,  e  delle  confra- 
ternite degli  artisti  all'articolo  U>-i- 
vep.sita'  ARTrsTiciu:.  Solo  per  ulti- 
mo in  chiesto  paragrafo  faremo  cen- 
no dell' arciconfraternita  di  Gesìi,  e 
Maria,  e  della  confraternita  de'  Sac- 
coni rossi.  Di  questa  seconda  par- 
leremo come  una  delle  più  recenti, 
e  dell'altra  faremo  menzione  per 
avere  da  ultimo  avuto  una  chiesa 
in  proprietà.  Le  confraternite  di 
Pioma  si  governano  con  particolari 
statuti,  e  secondo  le  costituzioni  ap- 
provate dai  sommi  Pontefici.  Cia- 
scheduna ha  inoltre  uffiziali,  che  si 
occupano  dello  spirituale  e  del  ci- 
vile, come  sono  i  governatori,  i 
guardiani,  i  consiglieri,  i  camerlen- 
ghi,  i  sindaci,  i  fabbricieri,  gl'in- 
fermieri, i  provveditori,  i  sagresta- 
ni, i  segretari,  gli  archivisti  ed  al- 
tri, oltre  i  ministri  e  gl'inservien- 
ti, cioè  gli  esattori,  i  computisti,  i 
cappellani,  i  chierici,  i  mandatari  n 
Bidelli  {^P'edi),  ed  altri  secondo  le 
norme,  e  la  qualità  dei  lispettivi 
sodalizi.  IMolte  confraternite  hanno 
un  Cardinale  per  protettore,  e  quasi 
tutte  un  prelato  per  priraicero.  Non 


i-iS  cox 

mancano  esempi ,  che  i  Cardinali 
pioteltori  delle  confraternite  ,  esal- 
tati al  pontificato,  continuarono  la 
Joro  protezione  alle  confraternite. 
Così  fece  Clemente  XI  \'  colle  con- 
fraternite di  s.  Barbara  de' librari, 
e  COSI  ha  fatto  il  regnante  Grego- 
rio XVI  coli' arciconfraternita  del 
ss.  Sagramento,  e  di  s.  Maria  della 
jN'eve  . 

I  confrati  delle  confraternite,  che 
associano  cadaveri,  partecipano  d  li- 
na distribuzione  di  cera;  ma  l' ar- 
ciconfraternita della  morte,  che  ha 
per  principale  istituto  di  associare 
i  morti  abbandonati  per  Je  cam- 
pagne, li  porta  a  seppellire  per  ca- 
rità. Sebbene  in  generale  le  con- 
fraternite abbiano  per  iscopo  T  as- 
.sociare  i  cadaveri,  e  il  sutiragarne 
le  loro  anime,  esercitano  altre  ope- 
re meritorie  e  divote,  come  il  vi- 
sitare, r  a.S3Ìstere ,  e  il  sovvenire  i 
carcerati,  visitare  gì'  infermi,  dotare 
Je  zitelle ,  e  quelle  che  vogliono 
monacare  ,  redimere  gli  schiari,  al- 
loggiare i  pellegrini  ed  i  convale- 
scenti, promovere  il  culto  di  Dio, 
e  de'  santi.  Nelle  processioni,  e  nelle 
associazioni  de'  cadaveri ,  uno  dei 
guardiani  suol  portare  sempre  seco 
lo  statuto  del  sodalizio ,  per  qua- 
lunque emergenza ,  o  questione  di 
precedenza  che  potesse  insorgere , 
venendo  sempre  le  confraternite  pre- 
cedute dai  mandatari,  con  partico- 
lari vestimenta,  e  dall'  insegna  det- 
ta comunemente  stenclardino,  ossia 
.stendardo  o  gonfalone.  Vengono  poi 
chiuse  dal  cappellano  in  cotta  e 
stola,  il  quale  deve  sempre  seguire 
le  confraternite. 

L' arciconfraternita  del  Gonfalo- 
ne, istituita  in  Roma  da  s.  Bona- 
ventura, e  quella  di  s.  Spirito  in 
vSassia,  godono  per  la  loro  antichi- 
y         ta   la  precedenza     sulle     altre  ;    do- 


CON 

podi  esse  viene  1' are;!  con  fraternità 
di  s.  Anna  de' Paiafrenieri,  la  quale 
gode  la  prerogativa,  che  nelle  pro- 
cessioni, ed  associazioni  de'  cadave- 
ri le  torcie  di  cera  j  eh'  erano  state 
date  ai  suoi  confrati,  sieno  dai  me- 
desimi portati  al  proprio  sodalizio. 
L' arciconfraternita  del  ss.  Sagra- 
mento,  eretta  nella  chiesa  di  s.  Ma- 
ria sopra  Minerva,  per  invigilare 
che  nelle  chiese  fosse  tenuto  espo- 
sto e  portato  agl'infermi,  colla  do- 
vuta venerazione  e  decenza,  sicco- 
me credesi  che  sia  stata  la  prima 
istituita  per  onorare  il  Corpo  di 
Cristo,  nella  processione  a  cui  in- 
terviene nella  detta  chiesa,  nel  ve- 
neidi  mattina  dell'  ottava  della  fe- 
sta del  Corpus  Doinini ,  si  fa  pre- 
cedere dal  padiglione,  come  le  ba- 
siliche. 

L'  arciconfraternita  poi  di  s.  Ma- 
ria dell'Orazione  o  della  Morte,  fu 
la  prima  che  si  recasse  in  divoto 
pellegrinaggio  alla  santa  casa  di 
Loieto,  e  che  incominciasse  ad  in- 
contrare fuori  delle  porte  di  Ro- 
ma, negli  anni  santi,  le  compagnie 
e  confraternite  ad  essa  aggregate: 
ciò  che  per  la  prima  volta  praticò 
nelTanno  santo  del  giubileo  i5j5, 
e  precisamente  colla  confraternita 
di  Perugia  :  abbracciò  i  confrati,  li 
alloggiò  con  carità  cristiana,  lavò 
loro  i  piedi  ;  cose  tutte,  che  poscia 
vennero  imitate  a  Roma  in  tal 
tempo,  e  tuttora  si  praticano  da 
altre  arciconfraternite.  F.  Axxf  san- 
ti, ove  pur  dicesi  quali  confrater- 
nite si  recassero  in  Roma  a  lucra- 
re l'indulgenza  dell' universale  giu- 
bileo, con  analoghe  notizie  interes- 
santi. 

Clemente  XI,  confermando  una 
costituzione  di  s.  Pio  V  ,  ed  un 
decreto  di  Paolo  V  del  1608,  con 
bolla,  che  si  legge  nel  Bull.  Maga. 


CON 

tom.  VTTT,  pag.  447?  nuovamente 
prescrisse,  che  per  le  pagelle,  o  pa- 
tenti delle  aggregazioni  delle  con- 
fraternite, non  si  possa  esigere  piìi 
d'uno  scudo  d'oro  per  ciaschedu- 
ra,  come  si  può  vedere  al  volume 
II,  pag.  3i4  del  Dizionario.  Quin- 
di nel  1720  il  medesimo  Clemenle 
.XI  con  altra  costituzione,  la  quale 
si  legge  loc.  cit.  p.  263 ,  stabilì 
che  niun  fratello  di  qualsivoglia 
confraternita,  possa  andare  solo  per 
la  città  a  domandare  la  limosina, 
col  sacco  di  essa ,  tranne  i  confra- 
ti, che  dal  sodalizio  saranno  a  ciò 
destinati.  Tra  i  singolari  privilegi 
concessi  dai  Pontefici  alle  principa- 
li, e  pii:i  benemerite  ■«confraternite 
di  Roma,  eravi  quello  di  liberare 
vin  delinquente  dalla  galera  in  vita, 
e  dalla  morte,  purché  non  fosse 
reo  di  lesa  maestà.  Questo  privile- 
gio, cui  godevano  le  arciconfrater- 
nite  del  Gonfalone,  della  Morte, 
della  ss.  Trinità  de'  Pellegrini,  di 
%.  Gio.  Decollato,  del  ss.  Crocefis- 
so, del  ss.  Salvatore,  che  liberava 
due  delinquenti,  della  Pietà  de' cai'- 
cerati,  di  s.  Girolamo  della  Carità, 
del  Suffragio,  ed  altre,  sole  vasi  ef- 
fettuare ogni  anno  in  tempi  deter- 
minati, nei  quali  recavasi  il  soda- 
lizio processionalmente ,  e  con  so- 
lennità, alle  carceri  Panfiliane,  ove 
dai  ministri  era  loro  consegnato  il 
reo  liberato  dalle  menzionate  pene. 
Ma  nel  1^44  Innocenzo  X,  consi- 
derando che  per  tal  privilegio  molti 
avevano  commessi  impunemente  e- 
normi  delitti,  nella  lusinga  di  po- 
tersi liberare  dal  meritato  castigo 
della  giustizia  punitiva,  per  mezzo 
delle  arciconfraternite,  abolì  onni- 
namente i  privilegi  concessi  dai  suoi 
predecessori  con  bolle  e  brevi,  co- 
me racconta  il  Piazza  nell'  Eusevo- 
logio  Romano,    trattato    VI,    capo 

VOL.     XVI. 


CON  129 

VITI.  Tutta  volta  in  progresso  di 
tempo  la  maggior  parte  delle  no- 
minate confraternite  tornarono  a 
godere  il  privilegio,  e  sebbene  i 
Papi  si  sieno  risex'vati  di  approva- 
re la  domanda  fatta  dalle  arcicon- 
fraternite, l'annullò  definitivamente 
Pio  VII  colla  nota  bolla  Post  Din- 
tiirnas. 

Benedetto    XIV,    per    accrescere 
maggiormente  in  Pioma  il  culto  ai 
ss.    Pietro    e    Paolo,    ordinò,    colla 
costituzione  Àdniirabilis,  che  la  lo- 
ro festa  si  celebrasse    più    solenne- 
mente per  otto  giorni  in  altrettan- 
te   chiese,  cioè  in  quelle,  che  con- 
servano qualche  memoria  spettante 
ai   medesimi  apostoli;  quindi  stabi- 
lì, che  in  ciascuno  di    detti    giorni 
le  confiaternite  di  Roma  si   recas- 
sero processionalmente     alla     visita 
delle  otto  chiese  da  destinarsi  però 
dal  Cardinal  vicario.    Siccome    poi 
sino  da    Clemente  X    potevano    le 
confi'aternite  forestiere  lucrare  nel- 
l'anno santo  r  indulgenza    del  giu- 
bileo    con    una    sola     visita    delle 
quattro  patriarcali   basiliche;   Bene- 
detto XI V"",  nell'anno  santo     lySo, 
estese  simile  indulto  anche  alle  con- 
fraternite di  Roma.   Dipoi  nell'an- 
no santo,  che    celelirò    Leone   XII 
nel    1825,  dopo  aver  aperta,  ai  24 
dicembre    1824,  la  porta  santa  del- 
la basilica  vaticana,  deposta  la  cro- 
ce, e   il    cereo ,    con    cui    entrò  in 
chiesa,    si    assise    sopra    una  sedia 
sulla  predella  dell'altare  della  Pie- 
tà, ed  ai  guardiani    delle    arcicon- 
fraternite  affidò     la    custodia    delle 
porte  sante  delle  quattro  basiliche, 
sostituendo  così  i  confrati  ai  cava- 
lieri di  s.  Pietro,    e    di   s.    Paolo, 
cui  prima  apparteneva  vegliare  al- 
l' ingresso  delle  porte    sante.    Delle 
confraternite  di  Roma,  che  nel  gio- 
vedì e  venerdì  santo  si  recano  alla 
9 


i3o  CON 

visita  della  basilica  vaticana,  a  ve- 
nerare le  reliquie  maggiori,  tratta 
il  Cancellieri  Descriz.  delle  funzio- 
ni della  settimana  santa  p.  ii2, 
e  seg.,  ove  pure  riporta  le  visite, 
che  esse  prima  dicevano  processio- 
nalmente  alla  basilica  il  giovedì,  e 
venerdì  santo  a  sera. 

La  confraternita  poi   dei  Devoli 
di  Gesìi   Cristo  al  Calvario,    e  di 
Maria  ss.  Addolorata,  in    sollievo 
dei    defunti ,    chiamata  de'  Sacconi 
rossi  per  i  sacchi  che  usano  i  con- 
frati, fu  istituita  da  Gio.   Antonio, 
e  Michele  Scolari,    e  da    Giuseppe 
Denzi,  affine  d'impiegarsi  nelleser- 
cizio  della    Tia.    Crucis   {^Vedi),    in 
memoria  della  passione ,    e    morte 
di  Gesù  Cristo,  ed  in  suffragio  delle 
anime  del  purgatorio.    Agli    8  set- 
tembre   1760,  per  la    prima    volta 
si  recarono  i  confrati  a  fare  il  det- 
to pio  esercizio  nell'anfiteatro  Fla- 
vio ossia  nel     Colosseo    {^Pedì)  ,    e 
dipoi   nel    1768    venne    ricevuto  il 
sodalizio  nella     Chiesa   dì   s.    Bar- 
tolomnieo   all' Isola  [f^edi).  Quindi, 
nell'anno    1775,    venne    la    compa- 
gnia eretta  in  confraternita,    adot- 
tando per  vestito  un  sacco    di    ca- 
nevaccio di  colore  rosso,  chiuso  da- 
vanti, con  maniche  tonde,    e    cap- 
puccio.  Si  cinsero    con  ima    grossa 
corda,  alla  quale  appesero    la   Co- 
rona  del  Signore  [Vedi).  Per  istem- 
ma,  od  insegna,  stabifi    la    confra- 
ternita, r  effigie  del  Redentore  col- 
la croce  sulla  spalla,  che    s' incon- 
tra coU'afìflitta  sua  ss.  Madre,    nel- 
l'andare al  Calvario.  Nell'anno  se- 
guente Pio  VI    la    fece  approvare, 
e  riconoscere  per  confraternita  dal 
Cardinal  Colonna  vicario  di  Roma, 
in  uno  agli  statuti    pel    suo    rego- 
lamento, ed  egli  stesso  ne  benedisse 
il  sacco.  In  seguito  la  confraternita 
fu  aggregata  all'  Ordine   francesca- 


CON 
no,  colla   partecipazione    di    tutti  i 
privilegi,  indulgenze,  ec.    Il   primo 
protettore  fu  il  Cardinal  Domenico 
Orsini. 

U  arciconfraternita  delle  anime 
pili  bisognose  del  purgatorio^  sotto 
l' invocazione  di  Gesìi,  Maria,  e  di  s. 
Giuseppe,  ebbe  origine  da  una  pia 
unione  di  persone ,  le  quali  colle 
preghiere,  limosine,  ed  altre  opere 
meritorie,  bramavano  suffi'agare  le 
anime  de' fedeli  defonti  piìi  biso- 
gnose di  spirituali  ajuti.  A  tale  ef- 
fetto la  società  ogni  lunedì  reca- 
vasi nella  chiesa  di  s.  Andrea  del- 
la Valle,  per  ivi  assistere  al  pio 
esercizio,  che  celebravasi  in  vantag- 
gio delle  anime  purganti.  Quindi 
si  aggiunse  la  visita  scambievole 
degli  asjgregati  in  caso  d'infermità, 
la  celebrazione  di  trenta  messe  per 
ogni  confratello  defunto,  e  di  vma 
messa  quotidiana  per  le  anime  piìi 
bisognose  del  purgatorio,  e  a  tal 
efTetto  gli  aggregati  furono  tassati 
di  baiocchi  dieci  al  mese.  Facendo 
progressi  l' istituzione,  ottenne  dal 
Cardinal  vicario,  che  i  confratelli 
si  potessero  riunire  in  congrega- 
zione, ed  esercitarsi  nei  loro  di  voti 
esercizi  nelle  chiese  della  Madonna 
di  Loreto  al  Foro  Trajano,  di  san 
Salvatore  in  Lauro,  e  di  s.  Crregorio 
a  Ponte  (jnatfro  capi.  Quindi  i 
confrati  ottennero  dal  capitolo  va- 
ticano la  chiesa  di  s.  Egidio  in 
Borgo  pio  per  celebrarvi  le  sagre 
funzioni,  e  congregarvisi,  dopo  che 
il  Cardinal  Carpegna ,  vicario  di 
Roma,  a  forma  della  costituzione 
di  Clemente  Vili  Qnaecmmpie , 
stabilì  le  regole  della  pia  unione, 
che  approvò  a'  i4  luglio  1687 
sotto  il  titolo  di  Compagnia  di 
Gesù  e  Maria  e  s.  Giuseppe  delle 
anime  piti  bisognose  del  purgatorio. 

Per  vestito  fu  decretato  il  sacco 


CON 

di  saja  nera,  con  mezzetta  Manca 
di  scolto,  una  corda  per  cintura, 
e  zandali  per  calzari;  benedisse  il 
primo  sacco  il  ven.  Innocenzo  XI, 
il  quale  si  aggregò  alla  pia  unione 
clie  con  breve  de'  20  dicembre 
1687,  chiamò  confraternita,  in  con- 
siderazione del  gran  numero  dei 
fedeli,  i  quali  vi  si  erano  ascritti. 
Fiorendo  sempre  più  il  sodalizio, 
ottenne  dai  padri  eremitani  scalzi 
di  s.  Agostino  alcune  camere  pres- 
so la  loro  chiesa  e  convento  del 
Gesù  e  Maria  al  Corso  dalla  parte 
della  strada  del  Babuino.  La  con- 
fraternita ridusse  quelle  camere  in 
forma  di  oratorio,  e  nel  1724  vi 
si  trasferì  dalla  chiesa  di  s.  Egi- 
dio. Nel  seguente  anno  fu  elevata 
al  grado  di  arciconfraternita,  loc- 
chè  Benedetto  XIII  confermò  con 
breve  de' 6  settembre  1727,  e  Cle- 
mente XII  con  breve  de'  28  set- 
tembre 1734  ne  approvò  lo  sta- 
tuto. Non  solo  i  nominati  Pontefi- 
ci, ma  anche  Alessandro  Vili,  In- 
nocenzo XII,  e  Clemente  XI  con- 
cessero privilegi  all'  arciconfraterni- 
ta, la  quale  fra  i  suoi  edificanti  e- 
sercizi  espone  il  ss.  Sagramento  dal- 
le ore  venti  alle  ventiquattro  nel 
giorno  precedente  all'esecuzione  di 
qualche  sentenza  di  morte,  e  dal- 
l'aurora della  seguente  mattina  si- 
no al  punto  della  esecuzione,  l'eci- 
tando  le  prescritte  preci,  e  poi  ha 
luogo  la  recita  dell'uffizio,  e  la 
messa  cantata  per  l'anima  del  de- 
funto giustiziato.  Finalmente,  sotto 
il  protettorato  del  vivente  Cardinal 
Carlo  Maria  Pedicini,  l'arciconfra- 
ternita,  col  beneplacito  di  Leone 
XII,  ottenne  dai  padri  serviti  la 
loro  antica  chiesa  parrocchiale  di 
s.  Nicola  in  Arcione,  mediante  so- 
lenne islromento,  ed  a'  29  settem- 
bre   del     1827,    i     confrati    vi  an- 


CON  i3t 

darono  processionalmente,  esercitan- 
dovi, con  nobile  decoro  e  pompa 
ecclesiastica,  molle  sagre  funzioni, 
e  in  un  modo  particolare  l'ottava- 
rio  de' fedeli  defonti. 

Della  chiesa  parrocchiale  di  s. 
Nicola  in  Arcione  parlammo  al  vo- 
lume XII  pag.  83  del  Dizionario. 
Soltanto  qui  ci  permetteremo  ag- 
giungere, che  questa  chiesa,  dedica- 
ta a  s.  Nicola,  vescovo  di  Mira  det- 
to comunemente  di  Bari,  venne  de- 
nominata in  Arcione  forse  dall'an- 
tico vico  e  foro  su  cui  è  edificata, 
chiamato  y4rchimonio  (dalla  qual 
parola  corrotta  dal  volgo,  probabil- 
mente derivò  quella  d'Arcione),  dove 
i  mercanti  greci  si  adunavano  per 
vendere  le  mercanzie.  Tutlavolta 
alcuni  autori  credono,  che  la  de- 
nominazione in  Arcione  le  venisse 
dalla  famiglia  degli  Arcioni,  ch'eb- 
be la  sua  casa  in  questo  tratto  di 
via.  Le  derivò  forse  quel  nome  da- 
gli archi  degli  acquedotti  dell'acqua 
vergine,  che  presso  di  essa,  sotto  la 
contrada  di  capo  le  Case,  comincia- 
rono ad  apparire.  La  cura  della  par- 
rocchia fu  data  nel  1478  da  Sisto 
IV  ai  detti  religiosi  serviti:  ma  es- 
sendone poi  stati  rimossi,  mentre 
era  vicario  e  parroco  don  Giovan- 
ni Luca  Fenest  maltese,  aiutato 
dalle  limosine  di  pie  persone,  ri- 
fabbricò la  chiesa  nel  pontificalo 
d'Innocenzo  XI.  Quindi,  nel  1729, 
Benedetto  XIII  restituì  la  chiesa,  e 
la  parrocchia  ai  serviti;  locchè  con- 
fermò Clemente  XII.  Questi  reli- 
giosi, con  disegno  del  marchese 
Girolamo  Theodoli,  la  rimoderna- 
rono al  modo  che  oggi  si  vede,  e 
poscia  venne  solennemente  consa- 
grata dal  Cardinal  Gentili,  il  quale 
abitava  nel  palazzo  di  contro  edi- 
ficato dal  padre  di  lui  sopra  l'area 
già  concessagli  da  Clemente  X,  Al- 


i32  CON 

tìeri,  del  quale  era  stato  aiutante 
di  camera:  per  cui  in  segno  di 
gratitudine  eresse  su  quel  palaz- 
zo lo  stemma  degli  Altieri.  Altri 
però  dicono  che  lo  stesso  Cardina- 
le Gentili  fabbricò  un  tal  palazzo. 
Il  quadro  dell'altare  maggiore  del- 
la chiesa  di  questa  confraternita  fu 
dipinto  da  Pietro  Sigismondi  di 
Lucca,  effigiandovi  la  b.  Vergine, 
s.  Nicolò,  e  s.  Filippo  Benizzi  ser- 
vita; né  manca  la  chiesa  di  altri 
buoni  dipinti.  Ivi  riposano  le  cene- 
ri di  due  insigni  archeologi.  Fa- 
mi ano   Nardi  ni,  e  Lorenzo  Re. 

Delle  confraternite  di  Roma  trat- 
tano gli  autori,  che  descrissero  i 
tanti  pii  istituti  degni  della  capita- 
le del  cristianesimo,  non  che  Ri- 
dolfìno  Venuti  nella  Descrizione  di 
Roma  moderna.  Carlo  Bartolommeo 
Piazza  nelle  sue  Opere  pie  di  Ro- 
ma, al  trattato  V  descrive  le  Ar- 
ciconfralernite  ;  al  trattato  VI  par- 
la delle  Confraternite,  e  compagnie 
iinii'ersalij  al  trattato  VII  delle 
Confraternite  nazionali j  al  trattato 
Vili  delle  confraternite  delle  arti; 
e  al  trattato  IX  delle  congregazio- 
ni, compagnie,  ec.  11  titolo  di  ar- 
ciconfiaternita,  che  si  dà  a  qualche 
insigne  confraternita ,  riconosciuta 
meritevole  dall'Ordinario,  viene  dal 
Papa  conferito  coli'  autorità  d' un 
breve  apostolico. 

CONGALLO  (s.),  uno  de'piìi 
illustri  fondatori  della  vita  mona- 
stica in  Irlanda,  nacque  nel  5i6 
da  genitori  di  nobile  schiatta,  al 
settentrione  dell'Ultonia.  Fu  infor- 
mato alla  pietà  da  s.  Fintano  nel 
r/ìonistero  di  Cluain  -  Aidhnech ,  e 
dopo  aver  compita  la  sua  educa- 
zione, divenne  fondatore  della  gran- 
de badia  di  Bangor  o  Benchor, 
situata  nella  contea  di  Down.  Il 
Camden  è  di    avviso,    che  s.  Con- 


CON 
gallo  sia  stato  il  patriarca  dei  mo- 
naci d'Irlanda,  ma  s'inganna  a  par- 
tito. Egli  è  certo  per  altro  che  que- 
sto santo  si  adoperò  con  tutto  l'im- 
pegno a  propagare  lo  stato  religio- 
so nella  stessa  Irlanda.  Anzi  dicesi 
ch'egli  fosse  alla  direzione  di  tre 
mila  monaci.  Le  virtù  erano  da 
lui  esercitate  in  grado  eroico,  e  per 
la  sua  santità  e  prudenza  si  meri- 
tò la  stima  e  l' amore  di  quanti 
si  trattenevano  con  esso  lui.  Verso 
l'anno  562  recossi  nel  paese  di 
Galles,  e  vi  costrusse  un  moniste- 
ro  nella  contrada,  che  a  que'giorni 
si  chiamava  la  terra  di  Heth.  Es- 
sendo poi  ritornato  in  Irlanda,  vi 
fabbi'icò  un  altro  monistero,  cui 
diede  il  nome  di  Cell-Comgail,  al 
presente  Saynkille,  il  quale  venne 
riunito  all'arcivescovato  di  Dublino. 
Terminò  i  suoi  giorni  a*  io  mag- 
gio dell'anno   6or. 

CONGREGAZIONE  (  Congrega- 
tio).  I\.adunanza,  congrega  ,  compa- 
gnia ,  società  ,  convento  ec.  Cosi 
chiamansi  :  i.°  parecchie  società  di 
preti,  e  di  religiosi  (  J^.  Congrega- 
zioM  m  comunità'  religiose);  i.°  la 
pia  adunanza  di  parecchie  persone, 
massime  de'  giovanetti  studenti,  in 
forma  di  confraternita,  e  che  per 
lo  pili  si  erige  in  onore  della  bea- 
ta Vergine  (  P^.  Co.vgreg azioni  di- 
vote, o  PIE  adunanze);  3."  la  riu- 
nione dei  Cardinali  della  santa  ro- 
mana Chiesa  in  congregazioni  or- 
dinarie, e  straordinarie,  avanti  al 
Papa,  nel  palazzo  apostolico,  ed  al- 
trove, alcune  con  prelati ,  ed  altri 
ecclesiastici  distinti  del  clero  seco- 
lare e  regolare,  per  discutere  affari 
ordinari  e  straordinari.  ì^.  Con- 
gregazioni Cardinalizie;  Congrega- 
zioni Cardinalizie  attuali  ;  Congre- 
gazioni Cardinalizie,  che  si  adu- 
nano   NELLA    SEDE   VACANTE. 


CON  CON                    i33 

CONGREGAZIONI  Cardinalizie.  E.me  ac  R.rne  Domine. 
Le    congregazioni    Cardinalizie ,    od 

adunanze  di  Cardinali,  sono  stabilite  Die  sahbati  ^  Junii   1842,  horct 
in  Roma  dai  sommi  Pontefici,  e  desti-  i3  in  puncto,  in  Palatio  Apostolico 
nate  a  conoscere,  discutere,  e  deci-  Vaticano     erit    sacra    Congregatio 
dere  gl'importanti  affari  ecclesiastici,  concilii.  Ideo,  etc. 
particolarmente    della     Chiesa    uni- 
Tersale  ,    e    del  dominio   temporale  Ogni  congregazione  ha  il  suo  capo, 
della  santa  Sede ,    poiché    i  Cardi-  che  chiamasi    prefetto ,    ed    è    uno 
nali  sono  i  consiglieri    del    romano  de'  Cardinali    della     medesima ,     e 
Pontefice.   Vale  per  un  trattato    la  quella  di  Propaganda  fide    ne  ha 
lettera  sci'itta  dal  Cardinal  Amman-  tre,  il  prefetto  generale,  cpiello  dei- 
nati,    detto    il    Cardinal    Papiense ,  Veconomia,   e  quello    della  stampe- 
al  Cardinal  di  Mantova    Francesco  ria.  Alcune  congregazioni  hanno  lo 
Gonzaga,  in  quella  parte  ove  parla  stesso  Pontefice  per  prefetto ,  come 
dell'  officio    de'  Cardinali ,    massime  sono  le  congregazioni  del  santo  qffi- 
nelie    consulte     de'  pubblici    affari  ;  zio,  ossia  della  romana  ed  univer' 
De  cardinalium  officio  panca  mine  sale  inquisizione,  della  sagra    con- 
audìj  etc.  pag.    iSy  della  terza  edi-  gregazione    della    visita   apostolica, 
zione  di  Milano  del  1 5o6.  Le  congre-  ^  della  sagra  congregazione   conci- 
gazioni  Cardinalizie  sono   corredate  storiale.  Ogni  congregazione    ha    il 
quasi  tutte  di     consultori  prelati,  e  segretario,  il  quale    ordinariamente 
distinti  ecclesiastici  del    clero    seco-  è  un  prelato,  meno  quel'»»  del  san- 
lare    e  regolare,  e  di  altri  ministri  to    offizio ,    il    cui   segretario    è  un 
destinati    dal    sommo    Pontefice.    1  Cardinale.   Gli  atti,  i  decieti,  i  re- 
membri, che    le    compongono,    ne  scritti,  e  le  lettere  che  si  formano, 
ricevono    l' intimazione    in    iscritto  o  spediscono  in  nome    d' ogni    sin- 
dai  pontificii  cursori    per    adunarsi  gola  congregazione  cardinalizia,  ven- 
ordinarinmente,  o  straordinariamen-  gono  sottoscritti  e  segnati ,    per    lo 
te  ne'  luoghi  soliti,  e  per  occuparsi  piti  dal  prefetto,  e  sempre    dal  se- 
degli  affari  ad  esse  spettanti,  a  se-  gretario.  Jl  primo,  e  il  secondo  prin- 
conda  di  quello  die  in  istampa ,  o  cipalmente  regolano  gli  affari  delle 
in   iscritto  i  segretari  delle   congre-  congregazioni,  avendo  a  tal    effetto 
gazioni  hanno  precedentemente   ri-  udienze  assegnate  dal  Papa  per  ri- 
messo ai  singoli  individui    di    esse,  ferire  le  materie  più  gravi,  ed  im- 
Ecco  due  esempi  di  formole   d' in-  plorare  l' approvazione   de'  piìi  im- 
timazioni,  che  i  cursori  trasmettono  portanti  decreti  e  risoluzioni.   L'uf- 
a'  Cardinali.  fizio  del    segretario    precipuamente 

e    di    proporre    le    materie,  che  si 

E.me  ac  R.rne  Domine.  debbono  discutere   nelle    congrega- 
zioni. A  lui  tocca  per    lo    più    re- 

Ferìa    quarta    die    prima  junii  carsi  all'  Udienza  del  Papa  (Fedi), 

1842,  hora  decima  tsrtia  ciini  di-  per  riferire  gli  affari  trattati,    e  le 

midio,  in  ven.  consenta    s.  Mariae  risoluzioni  prese,    registrare  gli  at- 

supra    Minervam    erìt    congregatio  ti,     e    scrivere    le    lettere,   confor- 

sancti  officii.  Ideo,  etc.  me    ai    decreti ,    e    alle    delibei-a- 

zioni  delle  congregazioni.    Allorché 


i34  CON 

si  fa  concistoro,  noa  si  tiene  mai 
veruna  oougiegazione  Cardinalizia , 
ma  si  diiìdiisce  ad  altro  giorno , 
ovvero  per  quel  turno  vaca. 

Leg^esi  nel  Lunadoro,  Relaz.  della 
corte  di  Roma,  dell'edizione  del 
1 646  a  pag.  59 ,  che  quando  si 
tiene  il  concistoro,  non  ha  luogo 
veruna  congregazione,  e  si  tralascia 
benché  intimala,  ed  in  vece  si  adu- 
na nell'ore  pomeridiane  dello  stes- 
so giorno  del  concistoro ,  il  quale 
si  fa  sempre  di  mattina  in  ogni 
settimana,  cioè  nel  lunedì,  o  nel 
mercoledì,  ovvero  nel  venerdì.  Tale 
era  l'antico  costume.  Per  solito,  do- 
po il  concistoro  segreto,  e  dopo  che 
n'  è  partito  il  Papa ,  i  Cardinali 
restano  nell'  aula  per  tenere  alcu- 
na congregazione  risguardaute  in- 
teressi ed  affari  del  sagro  Collegio, 
che  sono  proposti  dal  Cardinal 
camerleìig^,  e  dal  Segretario  del  sa- 
gro Collegio  {Vedi).  V.  Concistoro. 
Nell'annuale  Diario  Romano  ven- 
gono enumerati  i  giorni  in  cui  le 
congregazioni  si  celebrano  (  sempre 
però  nella  mattina  alternativamen- 
te, se  nel  palazzo  apostolico,  ed  ec- 
cettuate le  feste  mobili,  non  che  le 
ottave  privilegiate).  Eccone  anzi  l'or- 
dine : 

Nel  lunedì  mattina  si  fa  nelle 
camere  del  palazzo  del  collegio  Ur- 
bano, la  congregazione  di  propagan- 
da ;  e  in  quelle  del  palazzo  aposto- 
lico ove  abita  il  Papa  si  tengono 
le  congregazioni  dell'indice,  o  del- 
le iudulifenze. 
o 

Nel  martedì  hanno  luogo  nel 
palazzo  apostolico,  le  congregazioni 
della  sagra  consulta,  o  della  immuni- 
tà. Si  tiene  pure  la  congregazione 
dei  riti,  che  chiamasi  preparatoria  per 
la  beatificazione,  e  canonizzazione, 
e  l'antipreparatoria  presso  il  Cardi- 
nal punente,  o  relatore  della  causa. 


CON 

In  questo  giorno  si  sogliono  tenere 
pure  le  congregazioni  de'riti,  che 
chiamansi  generali,  avanti  il  som- 
mo   Pontefice. 

Nel  mercoledì  si  fa  congregazio- 
ne del  santo  offizio  nel  conven- 
to di  s.  Maria    sopra    Minerva. 

Nel  giovedì  talvolta  ha  luogo  la 
suddetta  congregazione  avanti  il 
Papa,  nell'anticamera  di  onore.  Nel 
medesimo  palazzo  apostolico,  e  nel- 
le consuete  camere  delle  congre- 
gazioni, si  fanno  quelle  della  sa- 
gra visita,  o  della  reverenda  fabbri- 
ca di  s.  Pietro. 

Nel  venerdì  si  fanno  le  congre- 
gazioni della  consulta,  o  de' vescovi 
e  regolari  nel  palazzo  apostolico. 

Nel  sabbato  si  adunano  nello  stes- 
so Pontificio  palazzo,  le  congrega- 
zioni del  buon  governo,  o  de'sagri 
l'iti,  o  del  concilio. 

I  rispettivi  segretari  delle  con- 
gregazioni intervengono  a  queste  in 
abito  prelatizio,  per  ricevervi  i  mem- 
bri di  esse,  che  vi  si  recano  col- 
l'abito  cardinalizio  del  colore  cor- 
rente, accompagnati  da  due  indi- 
vidui della  loro  anticamera  in  abi- 
ti neri.  Prende  il  primo  luogo  il 
Cardinale  piìi  degno  per  anzianità 
di  esaltazione  al  cardinalato,  e  tut- 
ti i  Cardinali  siedono  in  sedie,  men- 
tre il  segretario  all'ultimo  luogo 
siede  sullo  sgabello.  Nella  sala  ove 
si  tiene  la  congregazione  evvi  una 
gran  tavola  coperta  di  tappeto,  con 
cartelle  di  pelle,  carta,  calamaio,  pen- 
ne ed  arena.  Evvi  ancora  l'immagine 
del  Crocefisso,  il  campanello,  e  l'ora- 
zione Adsumna^  Domine  sancte  Spiri- 
tus  etc,  la  quale  prima  d'incomin- 
ciare la  congregazione  si  recita  dal 
piia  degno  Cardinale  in  piedi  col 
capo  discoperto,  come  lo  sono  gli 
altri,  acciocché  gl'illumini  lo  Spirito 
Sauto  per  procedere    con    religiosa 


COxN 

savlezzza,  e  rettitudine  alla    discus- 
sione e  risoluzione  degli  alFari.  Ter- 
minata   la   congregazione,     il  detto 
Cardinale  recita  l' yJgimus libi grntias, 
e    suona  il  campanello  per  dare   il 
segnale  che  è  finita,   aprendosi  su- 
bito la  porta  dal  custode  delle  con- 
gregazioni, il  quale  veste  l'abito  cor- 
to con    gonnella.    Del    modo    onde 
si   tenevano    prima    le    congregazio- 
ni, parla  il  Sestini  nel  suo  Maestro 
dì  camera,    capo    XXXVIII,   delle 
Congregazioni,  ove  tra  le  altre  cose 
dice  che  se  le  congregazioni   si    te- 
nevano in     casa     di  un    Cardinale, 
questi  al    venire  ed  al    partire    dei 
colleghi  per  onorarli  faceva  suonare 
la  campanella,  e  deporre  la  mautel- 
letta  ai  Cardinali  stessi. 

Riporteremo  qui  l'ordine  col  qua- 
le siedono  in  congregazione  i  mem- 
bri componenti  quella  del  s.  ofli- 
2Ìo,  che  potrà  servire  di  norma  per 
le  altre  congregazioni.  L'ordine  è 
lo  stesso  che  tengono  nella  cappel- 
la pontifìcia. 

Prima  i  Cardinali  dell'ordine  dei 
vescovi,  poi  quelli  dell'ordine  dei 
preti,  indi  quelli  dell'ordine  dei 
diaconi,  e  tutti  secondo  la  loro 
anzianità  di  promozione  al  Cardi- 
nalato. Il  Cardinal  segretario  della 
congregazione  siede  nel  posto,  che 
gli  tocca  secondo  l'ordine  e  l'an- 
zianità. 

Ordine  col  gitale  siedono  i 
Consultori. 

I  patriarchi  siedono  secondo  la 
loro  dignità,  cioè  prima  il  Costan- 
tinopolitano, poi  l'Alessandrino,  indi 
l'Antiocheno,  e  per  ultimo  il  Gero- 
solimitano. Gli  arcivescovi  stanno 
seduti  secondo  la  loro  anzianità,  po- 
scia vengono  i  vescovi  col  medesi- 
mo ordine. 


CON  i35 

I  prelati  secondo  il  posto,  che  lo- 
ro è  assegnato  nella  cappella  ponti- 
ficia.  Va  però  avvertito,  che  mon- 
signor assessore    del    s.  offizio   non 
ha  posto   distinto,  ma   bensì   quello 
che    gli     appartiene    a     tenore    del 
collegio  prelatizio  a  cui    è  addetto. 
Se  è  protonotario  apostolico  parte- 
cipante, prende  la  mano  al  p.  mae- 
stro generale  de'domenicani.   L'udi- 
tore della  camera  prende  il    posto 
come    in    cappella.    11    p.    generale 
de'domenicani,  e  il  p.   maestro  del 
sagro  palazzo  apostolico  siedono  se- 
condo il  posto,  che  hanno  in  cap- 
pella, cioè     il  p.    genei-ale  dopo    i 
protonotari   apostolici,  e  il  p.  mae- 
stro del  sagro  palazzo  dopo  gli  u- 
ditori   di  rota.     Il    p.     commissario 
del  s.  offizio  siede    dopo   i   prelati, 
quindi    prende   luogo   il  consultore 
de'minori  conventuali,    considerato 
consultore    ordinario,    e    come  tale 
precede  i  consultori  semplici. 

Se  il  superiore  dei  domenicani 
non  è  macitro  generale,  ma  vicario 
generale,  siede  dopo  il  p.  commis- 
sario, il  quale  è  sempre  dello  stesso 
Ordine,  sedendo  prima  però  del  con- 
sultore conventuale. 

Gli  altri  consultori  siedono  tutti 
secondo  l'anzianità  della  loro  desti- 
nazione. Il  padre  primo  compa- 
gno del  padre  commissario  sie- 
de dopo  r  ultimo  consultore,  indi 
l'avvocato  fiscale  se  è  ammesso  alla 
consulta;  cos\  se  sono  ammessi  ad 
essa  sederanno  i  seguenti,  cioè  pri- 
ma l'avvocato  de'  lei,  poi  il  som- 
mista,  quindi  il  capo  notare. 

S.  Pio  V,  nel  i566,  decretò 
che  i  canonici  regolari  dovessero 
precedere  nelle  congregazioni  i  mo- 
naci, e  che  gli  abbati  rispettivi, 
secondo  l'anzianità  di  loro  promo- 
zione alle  abbazie,  avessero  la  pre- 
cedenza. Airarlicolo  Coimneiulatorc 


j36  con 

di  s.  Spirito  (f^edi)  si  dice  perchè 
tal  prelato  nelle  congregazioni  pren- 
da la  mano  e  la  precedenza  al  de- 
cano della  rota.  J^.  il  termine  do! 
paragrafo  delle  sue  prerogative,  di- 
stinzioni ec. 

I  Cardinali,  e  i  consultori  emet- 
tono il  voto,  ed   esternano  il  pro- 
prio parere  secondo    l'anzianità  di 
promozione;  ma  nella    prima  con- 
gregazione   cui    essi     intervengono, 
dopo  esserne  stati  fatti  membri  dal 
Papa,  non  votano,  né  possono  in- 
terloquire. Eugenio    lY,    colla  co- 
stituzione de'26  ottobre  i^Zi,  pri- 
vò i  Cardinali  di   parlare  nelle  con- 
gregazioni avanti  di  ricevere  le  in- 
segne   cardinalizie,    ma    s.    Pio  V, 
nel   1571,6  Gregorio  XV  vi  dero- 
garono. Vero  è  però,  che  ai  Cardi- 
nali non  si  conferiscono   le  congre- 
gazioni, se  non  dopo  che  in  conci- 
storo fu  ad   essi  assegnato  il  titolo 
o    la  diaconia,    e    dal    Papa    venne 
eseguita  la   cerimonia  dell'apertura 
della  bocca  per  votare  ed  interloqui- 
re nelle  loro  congregazioni.  Quattro 
di  queste  subito  dopo  sono  assegnate 
al  nuovo  Cardinal  dal  Pontefice,  per 
mezzo  di  biglietto  del   Cardinal  se- 
gretario  di   stato.    Secondo  la  col- 
lezione de'  Diari  di    Roma  del  se- 
colo decorso,  poche  volte  i  Cardi- 
nali ebbero  due  o  tre  congregazio- 
ni.  Vi  sono  esempi,  che  i  Papi   fa- 
cendo la  funzione  dell'apertura  del- 
la  bocca  ad    alcun   Cardinale,    nei 
concistori  che  tennero  nei  loro  viaggi, 
fecero  poi  spedire  il  biglietto  collo 
assegnamento  delle  congiegaziorii,  di 
cui  doveva  far  parte,  le  quali  sogliono 
essere  adatte  alle  speciali  cognizioni, 
ed  alle  cariche    esercitate  dal  Car- 
dinale.   Pio  Vili  fece  prefetto  della 
sagra    congregazione   dell'  indice    il 
Cardinale  Caprano,    sebbene  anco- 
ra colla  bocca  chiusa;  era  però  il 


CON 

porporato  intervenuto,  ed  avea   ro- 
tato nel  conclave,   in  cui  venne  e- 
letto    quel     Pontefice.    I    consultori 
delle     congregazioni  sono    nomina- 
ti dal  Pontefice,   con    biglietto  del 
Cardinal  segretario  pegli  affari    di 
stato  interni.    I  consultori    regolari 
godono  il  privilegio  della  residenza 
in  Pioma,  e  i   superiori  non  posso- 
no rimuoverli  senza    il  beneplacito 
del  Papa,  il  quale  però  non  mai   in- 
tende impedire  ai  rispettivi  superiori 
di  servirsi  di  essi  per  le  occorren- 
ze   dell'  Ordine,  cui    appartengono. 
Dalle  disposizioni  di  Alessandro  VII, 
Clemente  X,  e    Benedetto  XllI  sui 
Consultori  della  Congregazione  dei- 
Vindice  de  libri   proibiti  {^J^edi),  si 
vedrà  in  parte    confermato  quanto 
dicemmo. 

Tanto  i  Cardinali  ,  quanto  i 
consultori  possono  essere  membri 
di  parecchie  congregazioni.  La  parte 
del  rotolo,  che  i  Cardinali  annualmen- 
te ricevono,  e  del  quale  parlammo 
all'articolo  Cardixali,  serve  anco  in 
compenso  ai  Cardinali  per  l  inter- 
vento alle  congregazioni  ;  né  altri 
ne  hanno  per  essere  membri  di  que- 
ste, meno  quelli  della  congregazio- 
ne de'  sagri  riti.  Osserva  il  Mar- 
chetti, Del  denaro  che  viene  a  Ro- 
ma straniero  per  cause  ecclesiasti- 
che calcolo  ragionato,  capo  IV, 
pag.  68 ,  che  nelle  segretarie  del- 
le congregazioni  de'  Cardinali,  in 
quella  delle  indulgenze  compre- 
sevi le  perpetue ,  che  si  spedisco- 
no per  segretaria  de'brevi,  si  la- 
scia un  tenuissimo  emolumento  per 
lo  stipendio  dovuto  ai  ministri.  Lo 
stesso  è  per  conto  della  segretaria 
de'vescovi  e  regolari,  per  quella  del- 
l'immunità (per  la  quale  ora  non  si 
paga  più),  per  quella  della  disci- 
plina, e  della  rev.  fabbrica  di  s. 
Pietro,  in  occasione  della  spedizio- 


CON 

ne  (li  alcune  grazie,  mentre  nelle 
altre  segretarie,  come  delia  sagra 
peuitenzieria,  del  s.  otfizio,  de'me-. 
moriali,  dell  indice,  e  del  concilio  ec, 
nidla  affatto  si  paga,  e  la  santa  Se- 
de pensa  del  proprio  a  pagare  il 
niiiiisterOj  e  persino  le  spese  di  of- 
ficio, come  la  carta,  ed  ogni  altra 
cosa,  affinchè  tutti  i  fedeli  sieno 
in  esse  serviti  gratis  in  qualun- 
que   loro    spirituale    occorrenza. 

Il  Cardinal  de  Luca,  Il  Cardinal 
pratico,  pag.   255,  osservando    che 
cosa  abbiano  di  singolare    le    cause 
cardinalizie,  cioè  quelle  il  cui  giu- 
dizio spetta  ai  Cardinali,  si  esprime 
come  segue  :  »    Circa  le  cause  car- 
"   dinalizie,  cioè  quelle,  nelle  quali 
»   i  Cardinali   sono  giudici ,    queste 
»   sono  di  due  sorte  ;    una  antica  , 
»   e  l'altra  moderna.  L'antica  è  di 
»   quelle    cause,    che    si    chiamano 
»   commissarie,  cioè  che    dal    Papa 
55    si  commettono    con    commissioni 
»    speciali ,  in  quello  stesso  modo  , 
«    che  segue  nei  prelati.  E  la  mo- 
«   derna  è  quella,  la  quale    deriva 
«   dalle  sagre  congregazioni    accen- 
«   nate  di  sopra  nel  capitolo    deci- 
»   moteizo  ;  perchè  la  congregazio- 
«    ne  commetta  la  cognizione,  e  de- 
«   cisione  di   qualche  causa  ad  uno 
«   de'  Cardinali  della  medesima  ,  il 
»   che  particolarmente    nella  forma 
"    giudiziale  contenziosa  suol  segai- 
"   re  nelle  congregazioni  del  s.  of- 
«   fìzio,  e  della  rev.  fabbrica  di  s. 
"   Pietro.  Imperocché  sebbene   nel- 
»   le  altre,  particolarmente  in  quel- 
»   la  de'  vescovi  e  regolari ,    e    dei 
«   riti,  le  cause  sogliano  distribuir- 
"   si  tra  i  Cardinali,  i  quali  si  di- 
"   cono  ponenti,  nondimeno    questi 
«   sono    pili    relatori,     che  giudici. 
«   In  queste  cause  cardinalizie,    tre 
»  cose  si  scorgono    di    singolare,  a 
w  differenza  delle  prelatizie  in  altri 


CON  i37 

»   tribunali.  Primieramente,  che  non 
«   si  concede  quella  libertà    d'  alle- 
»   gare  sospetto,  che  nella  curia  lo 
»   stile  porta    negli    altri    prelati  e 
«   giudici.   Secondariamente  le  cau- 
«   se  Cardinalizie  sono   sempre  tali, 
j>    sicché  nel  grado  dell'  ap[jellazio- 
»   ne,  o  del  ricorso  si  commettono 
>»   ad  un  altro  Cardinale,  o  più  uniti 
«   insieme,  aggiungendosi  alle  volte 
»   la   legge  di  dover  sentire  il  voto 
»    della  rota  ,  o    d' altro    tribunale. 
55   E  terzo,  perché  essendo  commis- 
55   sioni  segnate  di   mano  del  Papa, 
55   quindi  segue,  che    per    un  certo 
•5    stile  non  soggiacciono  alla  segna- 
55   tura  di    giustizia,    ma   solamente 
55   a  quella  di  grazia  ec.  ".   Lo  stes- 
so Cardinal  de  Luca,    a    pag.   38 1, 
tratta    di    alcune    congregazioni ,    o 
tribunali,  cui  intervengono    uno,  o 
pili    Cardinali,    risguardanti     affari 
spettanti  al  principato  temporale  più 
che  alla  curia  papale.   Queste  con- 
gi'egazioni    straordinarie    non    sono 
frequenti,  come  erano  quelle    delle 
strade,  dell'annona,  delle  acque,  dei 
confini,  e  simili.   Aggiunge,  che   ve 
ne  sono    delie    straordinarie    parti- 
colari   deputale    a    certi     negozi    e 
cause    particolari  ,    appartenenti  al- 
l'uno,  e  all'altro  principato,  secon- 
do le  contingenze,    ed  opportunità, 
le  quali  hanno  termine   colla  riso- 
luzione dell'affare.  La   più  conside- 
rabile allora  era  la  congregazione  di 
stato,  nella  quale  non  eranvi  Cardi- 
nali fìssi  come  nelle  altre  ordinarie  ; 
ma  si  andavano  scegliendo  ad  arbi- 
trio del  Papa  secondo  le  occorrenze. 
Parla  egli  eziandio  di  alcuni  tribu- 
nali ,    a    cui    intervengono  i  Cardi- 
nali ,     come     particolarmente     sono 
quelli    della    Segnatura    di    grazia 
(Fedi),  che  si  tiene   avanti    il  Pa- 
pa, pei'ché,  a  guisa  delle  altre  con- 
gregazioni 5  v'  interviene  un  nume- 


io8  CON  CON 

ro  competente  di  Cardinali  depu-  •>  la  sua  morte  alcuni  Cardinali 
lati,  comunque  l'intervento  loro  »  graziosamente  dicevano:  non  a- 
sia  soltanto  per  fare  assistenza  al  »  vrenio  pia  chi  ci  faccia  le  corre- 
Papa,  mentre  il  tribunale  con  un  »  zioni  fraterne  ".  Per  non  dire  di 
Cardinale  per  prefitto  si  regge  dai  altri,  il  Cardinal  Alfonso  della  Cue- 
prelati,  come  quello  della  Segnata-  va  spagnuolo,  fu  molto  amante  del- 
ra  di  giustizia  (Fedi).  la  rettitudine,  per  cui  nelle  congre- 
Alessandro  VII  non  solo  nei  pa-  gazioni  Cardinalizie  esaminava  con 
lazzo  vaticano  fondò  archivii  pegli  tanta  e  cos'i  diligente  attenzione  le 
atti  delle  congregazioni  Cardinali-  ragioni  delle  parti,  che  spesso  la- 
zie,  che  prima  si  conservavano  pres-  sciava  le  cause  affatto  indecise, 
.so  i  rispettivi  segretari,  ma  racco-  Per  lo  piìi  il  Papa  conferisce 
mandò  ai  Cardinali  componenti  le  le  prefetture  delle  congregazioni 
dette  congregazioni  il  doveroso  ,  ad  uno  dei  membri  delle  medesi- 
e  necessario  segreto  di  ciò  che  me  residenti  in  Roma ,  e  se  sono 
si  tratta ,  peichè  dal  segreto  di-  promossi  ad  altra  carica  o  prefet- 
pende  principalmente  il  successo  tura,  sempre  restano  aggregati  alla 
de' più  ardui  affari.  E  qui  notere-  congregazione,  cui  lasciano  di  pre- 
mo, che  m  alcune  congregazioni,  e  siedere.  bell'assenza,  o  impotenza 
in  taluni  affari  di  rilevanza  e  gè-  de'  Cardinali  prefetti,  il  Cardinale 
losi,  sogliono  i  Pontefici  imporre  il  più  antico  per  ordine  di  creazio- 
segrelo  pontifìcio.  All'articolo  Cox-  ne,  sottoscrive  le  lettere,  i  decreti,  e 
cisTORo  si  disse,  che  i  Cardinali  i  rescritti,  qualora  il  Cardinal  pre- 
debbono esternare  liberamente  il  fetto  non  abbia  deputato  nessuno, 
proprio  sentimento,  secondo  la  lo-  Talvolta  per  la  lunga  assenza  dei 
ro  coscienza,  l'equità,  e  la  giusti»  Cardinali  prefetti  di  Roma,  il  Pa- 
zia.  Si  racconta  del  Cardinal  Ber-  pa  dichiara  pro-prefetto  un  Cardi- 
nardo  Navagero  veneto ,  che  nei  naie  della  stessa  congregazione  ;  e 
concistori,  e  nelle  congregazioni  con  siccome  nella  vacanza  delle  prefet- 
dottrina,  facondia,  e  soavità  di  mo-  ture  o  cariche  Cardinalizie  suben- 
di  schiettamente  esponeva  il  suo  tra  a  suppUrvi  il  Cardinal  segreta- 
sentimento,  destando  in  tutti  ani-  rio  di  stato,  così  egli  in  alcune  fa 
niirazione.  Abbiamo  dal  Plato,  De  le  veci  di  prefetto.  Anticamente  il 
Cardinalis  dignitate  et  officio,  pag.  titolo  di  prefetto  non  vi  era,  cioè 
2S0,  che  nella  vita  del  ven.  Car-  nell'  origine  e  ne'  primordi  delle 
dinal  Bellarmino  si  legge  di  lui  ,  più  antiche  congregazioni.  Faceva 
rapporto  all'esposizione  del  proprio  da  capo  il  più  anziano,  e  perciò 
parere:  »  Nasceva  quella  sempre  non  sottoscrivendosi  col  titolo  di 
>'  aggradita  libertà  in  condannare  prefetto,  non  si  possono  dare  elen- 
'•'  con  somma  chiarezza,  e  pruden-  chi  completi  di  quelli  d' ogni  con- 
-•'  za,  (juando  conveniva  a  suo  tem-  gregazione.  Sino  circa  la  metà  del 
"  pò,  le  cose  riprensibili,  e  dire  il  secolo  XVII,  ed  anche  dopo ,  le 
"  suo  parere  colla  penna ,  e  colla  congregazioni  si  tenevano  in  casa 
-•'  voce  dentro  e  fuori  delle  con-  di  detti  capi  ,  e  talvolta  avanti  il 
"  g'egazioni  richiesto,  senza  eccet-  Papa.  Il  Cardinale  Marzio  Ginetti 
w  tuare  grado  nessuno,  né  il  som-  di  Vellelri,  che  fu  vicario  di  Ro- 
»   mo  Pontefice.  Per  lo    che   dopo  ma  sotto  cinque  pontificati,   esercì- 


CON  CON                    i3(j 

tò  la  prefettura  in    undici    congre-  vengono  confermate,  ampliate  o  cli- 

gazioni  cardinalizie.  minuite,  secondo  il  suo    beneplaci- 

I  Cardinali  più  antichi  per  lo  più  to.   Se  le  concedono    tutte,    a    pie 

sono  membri  di  parecchie  congrega-  della  nota  i  Papi  fanno  il    rescrit- 

zioni,  e  l'attuai  Cardinale  decano  del  to.    Die  .  .  .  .  februarii     i83i     pe- 

sagro  Collegio,  oltre  l'essere  prefetto  titas  facultntes  concedìinus.   Grego- 

della  congregazione  cerimoniale  e  del-  rius  PP.   XVI. 

la  correzione    de'libri    delia   Chiesa  Delle  congregazioni,  che    in   sede 

orientale,  nonché  segretario  di  quel-  vacante    rimangono     sospese,    e    di 

la  del  s,  offizio ,    e    presidente   del  cpielle  che  hanno    luogo,    si    tratta 

consiglio  supremo  della  rev.   carne-  all'articolo  Co>'gregazio:vi    cardina- 

ra  apostolica  (il  quale  '«i    compone  lizie,  che    si    adunano    nella    sede 

ancora  del  Cardinal  segretario    pe-  vacante. 

gli  affari  di  stato  interni,  del  Car-  Il  Parisi,  Istruzioni  per  la  gio- 
dinal  presidente  della  congregazio-  venta  impiegata  nella  segretaria  a 
ne  di  revisione,  di  tre  prelati  iidi-  pag.  i65  del  voi.  II,  e  a  pag.  3o 
tori  di  rota,  dell' avvocato  generale  del  voi.  Ili,  ripoita  il  cerimoniale, 
del  fisco,  e  della  rev.  cam.  ap.  con  che  si  deve  tenere  scrivendo  alle 
voto  consultivo,  e  di  un  prelato  se-  congregazioni  cardinalizie,  ed  in  qual 
gretario,  eh' è  sempre  il  sostituto  modo  si  debba  rispondere  alle  me- 
della  segretaria  per  gli  affari  di  desime;  mentre  a  pag.  80  del  voi. 
stato  interni  ) ,  per  tacere  di  altre  II  dice  del  metodo  delle  congre- 
cospicue  cariche,  è  membro  delle  gazioni  nel  conservare,  e  registrare 
congregazioni  concistoriali,  de' ve-  i  rescritti  alle  suppliche.  /^.  il  Cohel- 
scovi  e  regolari,  del  concilio,  del-  lio,  Notitia  Cardinalatus,  cap.  XV', 
l'immunità,  di  propaganda,  del-  de  Cardinaliuni  congregationibiis  s  o. 
l'indice,  dell'esame  de' vescovi  in  l'articolo  Archivi  della  santa  Se- 
sagra  teologia ,  della  consulta ,  del  de,  ove  in  fine  si  dice  di  quelli 
buongoverno,  dell'economia,  degli  delle  Congregazioni  trasportati  a 
affari  ecclesiastici  straordinari,  de-  Parigi,  e  ricuperati  da  Pio  VII. 
gli  studi,  e  del  censo.    Il    Cardinal 

decano   pro-tempore  è    sempre  pre-  ^  I-    Origine  delle   Congregazioni 

felto    della    congregazione    cerimo-  Cardinalizie. 
niale;  ed  agli  articoli  delle  singole 

congregazioni  cardinalizie ,    si    dice  Sebbene  il  sommo  Pontefice  nel 

delle  preletture  inerenti  ad  una  ca-  suo  venerabile  carattere    di  vicaiio 

rica    cardinalizia.     Le    lettere,  e     i  di   Gesù  Cristo    e    di  successore  di 

decreti    delle     sagre     congregazioni  s.   Pietro,  sia  destinato    a  governa- 

nella    maggior  parte    si    suggellano  re,  reggere  e  pascere  il  gregge  elet- 

col  sigillo  del  Cardinal  prefetto  ;  e  to,  ed  abbia  la  sublime  potestà  di 

siccome  i  Cardinali    prefètti    hanno  sciogliere,  e  di  legare  i  seguaci  del 

diverse    facoltà    per    concedere    in-  vangelo,  per  cui  gode  nella  Chiesa 

dulti,    grazie,    e    dispense,    le  quali  universale,  centro  dell'unità    e    co- 

vengono    accordate    dai     Pontefici  ,  munione  cattolica,   non  solo  il  pri- 

così  ad     ogni  nuovo  Papa  i     Car-  mato  di  onore,    ma  ancora    quello 

dinali    prefetti    rassegnano     la     no-  di  vera  assoluta  giurisdizione  sopia 

ta  delle   consuete    facoltà,  le   quali  tutti  i  fedeli;  e  sebbene  sia  assiali- 


i4o  CON  CON 

to  dal  superno  lume  dello  Spirito  contro  tali  congregazioni,  ed  a  par- 
Santo,  per  cui  decide  infallibilinea-  te  a  parte  assai  bene  le  difende, 
te  su  tutti  i  dogmi  della  fede  e  Venendo  ora  all'  origine  delle 
dei  costumi,  ed  emana  le  leggi  del-  congregazioni  cardinalizie,  gli  ern- 
ia disciplina;  ciò  non  pertanto  egli  diti  ne  rinvengono  qualche  traccia 
si  serve  di  alcune  congregazioni  for-  sino  dal  pontificato  di  Giovanni 
mate  dai  Cardinali,  e  da  dotti  con-  Vili,  eletto  nell'anno  Syz.  Dicono 
sultoi'i  versati  nelle  scienze  teolo-  perciò  che  quel  Papa  ordinasse  con 
giche,  canoniche,  ed  in  ogni  eccle-  suo  decreto,  che  le  congregazioni  si 
siastica  disciplina.  Da  siffatte  con-  adunassero  due  volte  il  mese  in 
gregazioni  il  Papa  sente  il  parere  una  chiesa,  per  informarsi  de'  co- 
sulle  materie  di  religione  e  di  pò-  stumi  del  clero,  e  farvi  decidere 
iizia  ecclesiastica,  e  per  mezzo  di  dai  Cardinali  le  controversie  rela- 
esse  appresta  il  comodo,  e  il  van-  ti  ve  alla  santa  Sede,  a  guisa  dei 
taggio  a  tutti  i  cattolici  del  mon-  settanta  vecchioni,  o  consiglieri  del 
do,  di  far  prevenire  alla  santa  Se-  popolo  d' Israele.  In  seguito  piùvol- 
de  le  suppliche,  i  reclami,  e  gli  te  la  settimana  si  tennero  congre- 
schiarimenti  nei  dubbi  di  coscienza,  gazioni  de' Cardinali,  per  trattare 
Sono  altresì  queste  sagre  congrega-  gli  affari  di  tutta  la  cristianità, 
zioni  l'organo  delle  pontificie  gra-  Certo  è,  che  per  volere  de' Pontefi- 
zie,  di  cui  fu  sempre  generosa,  e  ci  ristretta  fu  nelle  congregazioni 
indulgente  la  Sede  apostolica.  Be-  cardinalizie,  dal  momento  delta  Io- 
nissimo ridette  il  commentatore  del  ro  instituzione  in  R.oma,  la  somma 
Bergier,  all'articolo  Co^jgreg azione,  degli  aCfari  più  rilevanti  del  gover- 
che  non  deve  l'ccar  maraviglia  se  no  ecclesiastico;  affari  che  antica- 
i  romani  Pontefici  cambiato  ab-  mente  passavano  per  le  mani  di 
biano  in  diversi  tempi  i  mezzi  per  diversi  Cardinali  non  solo  bene  iu- 
governare  la  Chiesa  universale,  co-  formati  di  essi,  ma  che  aveano  in- 
ine  quelli  che  sono  investiti  del  oltre  conoscenza  dei  luoghi,  cui  gli 
divino  primato,  hanno  in  deposito  alFari  medesimi  spettavano,  perprov- 
tutta  la  tradizione,  e  sono  legittimi  vedere  ai  quali  molte  furono  le  spe- 
giudici  della  parola  di  Dio  scritta  dizioni  de' Cardinali  a  latere  in  di- 
e  tradita,  non  che  custodi  e  rifor-  verse  provincie  cattoliche, 
matori  della  disciplina  a  norma  La  prima  stabile  congregazione 
delle  diverse  circostanze  de' tempi,  si  deve  a  Paolo  III,  e  questa  fu  la 
Il  Pontefice  può,  e  deve  usare  al  congregazione  della  santa  romana 
n'golamento  della  Chiesa  que'  mez-  ed  uiik'ersale  inquisizione  detta  del 
zi,  ch'egli  slesso  crede  opportuni  s.  Offizio  [Fedì).  Tra  i  Pontefici, 
col  divino  lume,  ed  anche  col  con-  che  ne  istituirono  maggior  nume- 
siglio  di  persone  dotate  di  dottri-  ro,  va  rammentato  il  gran  Sisto 
na,  di  sperienza,  e  di  probità,  se  V,  il  quale  bramoso  di  giovare  a 
lo  reputa  espediente,  quali  sono  i  tutti  i  fedeli  del  mondo,  col  dare 
Cardinali,  i  consultori,  ed  altri  ad-  egregia  norma  per  la  spedizione 
detti  alle  sagre  congregazioni  car-  piìi  pronta  delle  cause  loro  agitate 
dinalizie.  Quindi  passa  il  menziona-  in  Iloraa,  colla  celebre  bolla  Ini- 
to  commentatore  con  sodi  argomen-  mensa  aeterni  Dfi,  data  a'  22  gen- 
ti   a  confutare  quelli  dei    novatori  naio    iSSj,    Bidl.  Rom.    tomo    IV, 


CON 

par.  IV,  pag.  392,  confermò  ed 
islitui  quindici  congregazioni  dei 
Cardinali,  assegnando  a  ciaschedu- 
na le  sue  cause  determinate,  Car- 
dinali distinti,  e  convenevole  auto- 
rità, con  riserva  però,  che  le  cause 
più  gravi,  e  le  piìi  difficili  consul- 
tazioni si  riferissero  alla  suprema 
autorità  del  sommo  Pontefice.  Ad 
ogni  congregazione  assegnò  cinque 
Cardinali,  numero  che  in  progres- 
so venne  aumentato,  in  proporzio- 
ne dell'  importanza  della  congrega- 
zione, e  delle  materie,  che  in  essa 
si  trattano.  Dispose  inoltre  quel 
Pontefice  che  ninna  congregazione 
potesse  convocarsi  senza  l'interven- 
to almeno  di  tre  Cardinali.  Tra  i 
Pontefici  poi,  che  migliorarono  le 
norme,  e  la  procedura  delle  con- 
gregazioni, o  che  ne  ampliarono,  o 
restrinsero  le  facoltà,  e  la  giurisdi- 
zione, rammenteremo  qui  il  zelan- 
tissimo Benedetto  XIV. 

Sulla  origine,  giurisdizione  e  pre- 
rogative delle  congregazioni  cardi- 
nalizie, e  de' Cardinali  che  le  com- 
pongono, dottamente  trattò  il  cele- 
bre Cardinal  Gio.  Battista  de  Lu- 
ca nel  cap.  XIII  del  suo  Cardina- 
le della  S.  R.  Chiesa  pratico.  Egli 
lo  divide  in  cinque  punti  :  I.  Che  an- 
ticamente tutte  le  cause,  ed  i  ne- 
gozi si  trattavano  nel  concistoro. 
IL  Introduzione  de' tribunali.  III. 
Principio  dell'  introduzione  delle 
congregazioni  particolari,  e  straor- 
dinarie. IV.  Introduzione  delle  con- 
gregazioni fisse  e  ordinarie,  e  qua- 
li sieno.  V.  Qual  sia  la  giurisdizio- 
ne de' Cardinali  in  queste  congre- 
gazioni: cose  tutte  delle  quali  paF- 
leremo  in  breve,  per  la  loro  som- 
ma importanza,  e  per  istabilire  una 
giusta  idea   dell'argomento. 

Tutti  gli  affari  riguardanti  il  go- 
verno politico  o  civile  dei  due  prin- 


CON  i4i 

cipati  del  Papa,  spirituale    e    tem- 
porale, anche  come  vescovo    parti- 
colare di  Roma,  anticamente  si  trat- 
tavano   dal     medesimo     Papa,     coi 
Cardinali    in  concistoro,    in    forma 
contenziosa,  e  coli'  intervento    degli 
avvocati,   e  procuratori  delle  parti; 
disputavansi  tutte  le  cause,  e  le  li- 
ti anche  private,  come  al  presente 
si  fa  ne'  tribunali,  per  cui  il  Papa 
faceva  da    giudice,    e    da    principe. 
Il  concistoro  poi  si  teneva  ogni  gior- 
no, quando  non  fosse  impedito  da 
solennità,  o  funzioni    ecclesiastiche. 
In  progresso  di   tempo    cagionando 
tal  sistema  qualche    incomodo,  per 
la  moltiplicità  degli  affari,    e    sem- 
brando poco  decente  alla  maestà  si 
del  Papa,  che    del    sagro    Collegio 
de'  Cardinali ,    si    cominciarono     a 
trattare  alcuni  affari  di  minor  con- 
to  dai    cappellani     del    Papa,    dai 
chierici,  dai  prelati,  e  da  altri  uf- 
fìziali  della  santa   Sede.   Quindi  eb- 
bero origine  i  tribunali  degli  'Udi- 
tori di  Rota  [Vedi),  della   Camera 
apostolica  [Fedi),    della    segnatura 
di  grazia,  della  segnatura  di   giu- 
stizia succitati,  e  tanti  altri    tribu- 
nali in  parte  ancora  esistenti,  e  in 
parte  soppressi ,    o    incorporati    ad 
altri.    Ne' concistori  però    si   tratta- 
rono in  seguito  gli  aflàri   piìi  gra- 
vi, e  si  adunarono  con  minor  fre- 
quenza,   anco    perchè    furono    suc- 
cessivamente stabilite,  e  meglio  re- 
golate le  cariche,  e  le  udienze   del 
Papa,  il  quale  nella  sua  domestica 
camera,  coU'opera  ed  ajuto  de'  mi- 
nistri, cioè    dei  Cardinali    segretari 
di  stato,    e    di    altri    Cardinali,     e 
prelati,  discute    e    risolve  la    mag- 
gior parte  degli  affari   della  Chiesa, 
e  dello  stato.    Ma  quando    poi  gli 
affai  erano    di  qualche    importan- 
za, incominciando    i  Papi    a    chia- 
mare   nella    loro     camera    alcuni 


i4^  CON 

Cardinali  per  consultaili ,  ebbero 
origine,  e  s'introdussero  le  congre- 
gazioni cardinalizie  temporanee  , 
cioè  sino  al  termine  del  negozio, 
per  cui  il  Papa  l'aveva  istituite, 
come  tuttora  alle  volte  si  pratica. 
Nei  primordi  del  secolo  XVI, 
pei  funesti  errori  degli  eretici  Lu- 
tero, Calvino,  Zuinglio  ed  altri,  a- 
vendo  Paolo  III  istituita  la  con- 
gregazione del  santo  ofTizio,  ossia 
della  inquisizione,  fu  poi  da  altri 
Papi  ampliata  e  riformata.  Laon- 
de, a  suo  esempio,  vennero  suc- 
cessivamente istituite  le  altre  con- 
gregazioni cardinalizie,  le  quali  in 
parte  riporteremo  al  seguente  pa- 
ragrafo, cioè  quelle  che  ora  non 
esistono,  e  in  parte  all'articolo  Con- 
gregazioni Cardinalizie  attuali  [  Ve- 
di). All'  articolo  poi  Congregaziom 

CARDINALIZIE    CHE    SI    ADUNANO     NELLA 

SEDE  VACANTE,  SI  vedrà  la  loro  an- 
teriore istituzione  alle  congregazio- 
ni cardinalizie  fondate  da  Paolo  IH 
in  poi. 

In  queste  congregazioni,  dice  il 
medesimo  de  Luca,  i  Cardinali  in 
particolare  non  hanno  veruna  giu- 
risdizione, la  quale  però  risiede  nel- 
r  intero  corpo,  sicché  i  particolari 
non  sono  veri  giudici ,  anzi  i  me- 
desimi corpi  universali  non  eser- 
citano la  loro  giurisdizione  nel- 
la forma  di  tribunale  ,  ma  co- 
me dicono  i  giuristi  più  in  domi- 
nio che  in  esercizio,  ovvero  più  in 
teorica  che  in  pratica,  ed  in  forma 
sommaria  stragiudiziale ,  dando  i 
loro  oracoli  e  risoluzioni  per  let- 
tere o  decreti,  l'osservanza  ed  ese- 
cuzione de'  quali  con  i  termini  giu- 
ridici segue  dai  vescovi ,  e  gover- 
natori ,  ed  altri  giudici  ordinari,  o 
delegati,  oppure  dall'  uditore  della 
camera,  o  da  altri  giudici,  o  tri- 
bunali della  corte  Romana  ,    eccet- 


CON 

tuata  la  congregazione  primaria  del- 
la sagra  inquisizione  universale,  la 
quale  ha  il  suo  tribunale  chiamato 
del  sonto  ofFizio,  con  giudici,  nota- 
ro,  carceri,  ed  altri  ministri.  Non 
deve  tacersi,  che  nei  primi  tempi 
le  congregazioni  cardinalizie  si  te- 
nevano nelle  case  private  de'  Car- 
dinali più  anziani  di  ciascuna,  ma 
sotto  Alessandro  VII  fu  introdotto 
l'uso  di  tenerle  nel  palazzo  aposto- 
lico dove  abita  il  Papa,  eccettuata 
la  congregazione  del  santo  offizio, 
che  nel  mercoledì  mattina ,  come 
dicemmo  di  sopra,  si  aduna  in  una 
sala  del  convento  della  chiesa  di  s. 
Maria  sopra  Minerva,  e  qualche 
volta  nel  giovedì  mattina ,  ed  ora 
assai  di  rado  avanti  il  Papa,  Corani 
Sanctissinto,  e  la  congregazione  di 
propaganda  Jìde,  che  si  convoca 
nel  suo  palazzo  a  piazza  di  Spa- 
gna. Tuttavolta  ancora  si  continua- 
no a  tenere  alcune  congregazioni 
particolari,  e  straordinarie,  in  casa 
del  Cardinal  più  anziano  della  me- 
desima, incedendovi  i  Cardinali  in 
abito  corto. 

Nella  Pratica  della  curia  roma- 
na, tomo  II,  Roma  i8i5,  Delle 
congregazioni  in  genere ,  si  legge 
quanto  segue:  "  Salve  le  facoltà 
"  speciali  di  alcune  congregazioni, 
»  come  quella  del  buon  governo, 
"  della  rev.  flibbrica  di  s.  Pietro, 
»  del  santo  offizio,  di  Loreto  ,  di 
"  Avignone,  delle  acque,  ed  altre, 
"  non  possono  le  congregazioni,  né 
"  sogliono  giudicare  nelle  cause  ve- 
"  ramente  contenziose,  per  decreti 
'>  d'  Innocenzo  VII,  presso  il  di  lui 
•>  Bollarro  pag.  34  i,  e  di  Clemen- 
•»  te  XII,  confermati  da  Benedetto 
•'  XIV,  come  nel  di  lui  Bollarlo 
•'  stampato  in  Venezia  p.  5Q,  §  iq. 
"  In  sequela  di  ciò,  s'ingiungono 
•'   alcune  volle  al  tribunale  dall' A. 


CON 

C.   le  facoltà  rispettive  di  alcune 
congregazioni ,    afiìnchè     proceda 
giudizialmente,  allorché  una  ma- 
teria in   essa  trattata  divenga  più 
litigiosa, come  veWa  Luci'en.  Trans- 
actìouis,  17  gennaio    1775,  §  5, 
cor.   Molino.  Di  fatti,  per  essgui- 
re  le  risoluzioni  delle  sagre  con- 
gregazioni, ex.  gr.  del    concilio , 
dell'immunità,  de'  vescovi  e  re- 
golari ec,  si  va  avanti    l' A.    C. 
ove  si  procede  per  l'esecuzione, 
con  chiedere  i    rispettivi    oppor- 
tuni   mandati,    citata    la  parte, 
come    si     ha    nell'  Appendice  al 
conc.  Roni.  fogl.  290.  E  se  men- 
tre pende  il  giudizio  avanti  l'A. 
C.   per  l'esecuzione,    la  parte  ot- 
tiene nella  congregazione  la  nuo- 
va udienza ,    deve    sospendersi   il 
proseguimento    del    giudizio   ese- 
cutivo.  Se  si  è  proposta   in  una 
delle  congregazioni  una  supplica, 
ovvero  istanza,  benché    non    sia 
a  notizia  d'altri,  resta  vietato  di 
proporre  la  stessa  materia  in  al- 
tra congregazione,  benché  di  giu- 
risdizione cumulativa,  come  rile- 
vasi dal    Thesaiu\   resol.  concilii, 
foglio  del  dì    \5  luglio    1780  in 
una  Sui/ina.  II  notaro  degli  atti 
giudiziali    di    tutte    le   congrega- 
zioni, è  uno  di  quelli  dell'  A.  C. 
nel  di  cui   uffizio  vi  è  il  sostituto 
a  ciò  destinato  ". 
Col     regolamento     organico     per 
l'amministrazione  della  giustizia  ci- 
vile, emanato  dal  regnante    Ponte- 
fice ai  5  ottobre    i83i,    niima  in- 
novazione si    è    fatta    relativamente 
alle  congregazioni  ecclesiastiche,  che 
anzi  venne  confermata  la    giurisdi- 
zione nelle  cause  civili  di  loro  isti- 
tuto, come  si  può  vedere   al  §  23 
del  regolamento  per  le  cause  civili 
nelle  curie  ecclesiastiche.    Al    §  28 
si  legge:  »   Le  sagre    congregazioni 


CON  i4^ 

■'j  non  sono  soggette  al  tribunale 
»  di  segnatura.  Ed  al  §  26:  Le 
»  questioni  di  competenza  fra  le 
»  sagre  congregazioni  ,  ovvero  fra 
«  le  sagre  congregazioni  e  gli  altri 
53  tribunali,  saranno  giudicate  sopra 
'5  semplici  memorie  dal  Cardinal 
55  prefetto  della  segnatura  col  voto 
j!  consultivo  dei  prelati  decano,  e 
M  sotto  decano  del  supremo  tribu- 
»  naie,  previa  la  relazione  che  do- 
»  vrà  farsi  al.  santo  Padre.  Nello 
"  stesso  modo  saranno  esaminate 
j;  e  decise  le  altre  controversie  re- 
"  lative  ai  giudicati  proferiti  in  se- 
»  quela  delle  risoluzioni,  che  si  ema- 
»  neranno  dalle  sagre  congregazio- 
>i  ni  ".  P^.  Girolamo  Plato ,  de 
Cnrdinalis  dignilafe,  etc.  p.  288, 
Synopxis  S.  R.  E.  Cardinalìimi 
Coiìgregatìonum ,  aliorumque  tna- 
gislratuiim  Papae  ;  dove  a  p.  291 
riporta  la  summentovata  lettera  del 
Cardinal  Papiense,  ubi  de  officio 
Papae,  et  Cardinalium^  etc.  ;  l'av- 
vocato Danielli,  il  quale  di  tutte 
le  congresfazioni  scrisse  diffusamen- 
te  e  dottamente  nella  sua  Recentior 
Praxis  Rom.  Cur.  ;  la  costitu- 
zione di  Pio  VII,  Post  diuturna.^, 
e  le  legislazioni  di  Leone  XII,  e 
di  Gregorio  XVI. 

§  II.  Congregazioni  cardinalizie 
antiche,  e  piìi  rinomate  ora  non 
più  esistenti. 

Congregazione  di  Avignone.  Al- 
l'articolo Avignone  (^P'edi)  si  è  par- 
lato della  residenza,  che  sette  Pon- 
tefici fecero  in  quella  città,  e  si 
disse  che  avendola  Clemente  VI  com- 
perata dalla  reginaGiovanna  I  come 
signora  di  Provenza,  l'unì  al  con- 
tado P'enaissino  [f^edi),  altro  domi- 
nio della  santa  Sede.  Quindi  aven- 
do Gregorio  XI  restituita  a  Roma  la 


i4i  CON  CON 

residenza  pontificia,  gli  antipapi  vincia;  quindi  uni  la  congrega- 
Clemente  VII,  e  Benedetto  XI 11,  zione  alla  congregazione  laiiretana 
occuparono '.Avignone,  e  il  contado,  [Fedi).  Soleva  il  Cardinal  prefetto 
ina  venendo  ricuperati  tali  domiiiii  essere  sempre  il  Cardinal  segreta- 
all.'i  Chiesa  romana  da  Alessandro  rio  di  stato,  e  la  congregazione 
V,  vi  stabilì  un  Cardinal  legato,  componevasi,  oltrecchè  dei  Cardina- 
perchè  li  governasse,  al  quale  poi  li,  anche  di  prelati,  uno  dei  quali 
in  certo  modo  successe  il  Cardi-  era  il  segretario,  cioè  monsignor 
iial  prefetto  della  congregazione  car-  sotto-datario  pro-tempore.  La  giu- 
dinalizia,  istituita  da  Innocenzo  XII  risdizione  della  congregazione  eser- 
pel  regolamento  degli  affari  eco-  cltavasi  dal  prelato  vice-legato  re- 
nomici e  politici  dello  stato.  sidente  in  Avignone,  ed  ivi  spedito 
Eugenio  IV  nominò  in  legato,  e  dai  Papi  dopo  che  i  Cardinali  le- 
vicario  pontificio  d'Avignone  Mar-  gali  lasciarono  di  risiedervi,  essen- 
00  Condulmero  suo  parente;  e  Si-  do  il  prelato  vice-legato  munito 
sto  IV,  con  amplissime  facoltà,  di-  colle  facoltà  opportune.  Contro  la 
chiaro  legato  il  suo  nipote  Cardi-  sentenza  del  vice-legato,  si  conce- 
nai della  Rovere,  che  fu  poi  il  deva  l'appellazione,  dovendosi  ri- 
gran Giulio  II.  Molti  de' successivi  correre  al  Cardinal  prefetto,  o  alla 
Pontefici  fecero  legati  di  Avigno-  piena  congregazione,  su  di  che  va 
ne,  e  di  tutto  il  contado  Venaissi-  consultato  il  Cardinal  de  Luca, 
no  i  proprii  nipoti,  e  fra  gli  altri  Rei.  Rom.  dir.  disc.  i6,  num. 
lo  furono  Farnese  fatto  da  Paolo  ri.  V.  \a.  costituzione  di  Benedetto 
III;  Barberini,  da  Urbano  Vili;  XIV,  Bonarnm  artium^  che  riguar- 
ALiieìi,  da  Clemente  X  ec.  In  prò-  da  la  città  di  Avignone, 
gresso  di  tempo  la  forma  del  go-  Sotto  il  pontificato  di  Benedetto 
verno  legatizio  non  diede  più  quei  XIV,  insorsero  gravi  questioni  fra 
buoni  risultati,  che  per  lo  addietro  il  vicelegato  d'Avignone  monsignor 
eransi  sperimentati.  Divenuto  Pon-  Acquaviva,  ed  il  rettore  di  Car- 
tefice  Innocenzo  XII,  nell' abolire,  pentrasso  l'abbate  Santacroce,  per 
colla  bolla  Ronianum  decel  Pontifi-  cui  il  Papa  con  breve  de' 2  5  ago- 
cein,  data  a' 2 3  giugno  169-2,  ^»//.  sto  1753  restrinse  di  molto  le  fa- 
Ronì.  toni.  IX,  p.  260,  il  nepotis-  colta  del  rettore.  Il  prelato  vice- 
mo,  cioè  la  grande  autorità,  che  legato  poi  siccome  rappresentante 
godevano  i  nipoti  dei  Papi,  e  le  la  congregazione  d'Avignone,  e  per- 
primarie  cariche  che  da  loro  oc-  ciò  lo  stesso  Pontefice  come  sovra- 
cupavansi,  una  di  queste  fu  la  sop-  no  di  quel  dominio,  oltre  ampie 
pressione  di  Cardinal  legato  della  flicollà,  aveva  la  guardia  svizzera, 
legazione  di  Avignone.  Quindi,  a  la  guardia  de'cavalleggieri,  e  l'uso 
sua  vece,  istituì  la  congregazione  del  baldacchino  nella  camera,  ove 
di  Avignone,  detta  ancora  congre-  teneva  udienza  pubblica  due  volte 
gazione  di  Avignone,  e  Carpentras-  la  settimana.  Esercitava  la  sua  giii- 
so,  essendo  questa  seconda  città  la  risdizione  su  tutte  le  comunità  del 
capitale  del  suddetto  contado  Ve-  contado,  e  nell'amministrazione  re- 
naissino.  Alla  congregazione  attribuì  golavasi  coi  metodi  antichi  della 
l'autorità  del  Cardinal  legato,  e  le  congregazione  del  buongoverno.  An- 
aflìdò    il  governo    dell'intera   prò-  zi  aveva  pure  la  facoltà  di  conferi- 


CON 

re  henefizii  ecclesiaslici,  di  accorda- 
re dispense  matrimoniali  pel  terzo, 
e  quarto  grado,  come  insegna  il  Ri- 
ganti, Regni.  i4  Cancell.  tom.  II, 
num    46- 

Nel  pontificato  di  Clemente  XIII 
la  Francia  invase  Avignone,  che  poi 
restituì  a  Clemente  XIV.  Dopo 
quell'epoca  il  prelato  vice -legato 
ebbe  il  titolo  e  V  autorità  di  pre- 
sidente delia  congregazione ,  e  di- 
minuita venne  la  giurisdizione  alla 
congregazione,  la  quale  dipendeva 
dal  tenore  del  breve  di  Clemente 
XIV  5  istitutore  della  presidenza, 
emanato  nel  1774,  e  che  incomin- 
cia colle  paiole  Diidiim  jani  Roma- 
ni Pontijìcis.  Con  questo  breve  ven- 
ne pur  disposto,  che  Avignone  non 
si  chiamasse  più  legazione,  ma  pre- 
sidenza come  Urbino.  Invaso  però 
nuovamente  dalia  Francia  lo  stato 
Avignonese ,  negli  ultimi  anni  del 
pontificato  di  Pio  VI,  la  congre- 
gazione restò  soppressa.  V.  il  Lu- 
nadoro,  Relaz.  della  corte  di  Ro- 
ma colle  note  del  Zaccaria,  edizione 
di  Pioma  I774>  voi.  II,  pag.  i  i4 
e   I  i5i. 

Non  si  deve  poi  passare  sotto 
silenzio,  che  la  legazione,  o  presi- 
denza d'Avignone,  e  Carpentrasso 
dava  alla  camera  apostolica  una 
discreta  rendita,  anzi  con  parte  di 
essa.  Benedetto  XIV  nell'  università 
romana  eresse  due  cattedre ,  una 
di  matematica,  1'  altra  di  chimica  , 
con  l'annuo  assegno  di  scudi  due- 
cento per  ciascheduna.  Ne  ricavava 
anco  lucro  monsignor  sotto  datario, 
come  segretario  della  congregazione, 
cioè  dalle  patenti,  che  si  spedivano 
a  molti  impiegati  nella  provincia 
Avignonese,  per  le  quali  era  fissato 
il  pagamento  di  una  certa  somma 
proporzionata  all'  entità  dell'  im- 
piego. 

VOL.     XVI. 


CON  145: 

Congregazione  del  Terrore  degli 
ufjìziali  di  Roma.  11  Pontefice  Pao- 
lo IV,  zelante,  ed  integerrimo  ven- 
dicatore de'  vizi,  per  l' amore  che 
aveva  alla  giustizia,  a'  22  gennaio 
1557  istituì  questa  congregazione, 
come  riporta  il  Vittorelli,  nelle  Ad- 
dizioni al  Ciacconio  j  t.  Ili,  col. 
818.  Questa  congregazione  si  com- 
poneva di  venti  Cardinali,  e  quaran- 
ta prelati,  nella  quale  il  Papa,  coi 
detti  Cardinali  in  qualità  di  giudi- 
ci, dava  in  un  giorno  d'ogni  mese 
un'  udienza  pubblica ,  in  cui  udi- 
va tutte  le  querele,  e  riceveva  le 
suppliche  di  ogni  persona  che  si 
presentasse,  di  qualunque  condizio- 
ne, e  paese  fosse,  e  alle  medesime 
rendeva  giustizia  secondo  il  merito 
della  cosa.  Di  questa  congregazione 
non  si  hanno  altre  notizie;  e  l'an- 
nalista Rinaldi  ne  parla  all'anno 
i5ti7,  n.    I,   2. 

Congregazione  dell'  abbondanza 
dello  stalo  ecclesiastico.  Sisto  V 
ne  fu  l'istitutore  a'22  gennaio  del- 
l'anno 1587  mediante  la  bolla  Tm- 
nienm,  acciocché  vegliasse  su  quel- 
la dello  stato,  e  prevedesse  le  pe- 
nurie e  cai-eslie  de' viveri.  Quindi 
nell'anno  seguente,  come  si  legge 
nella  bolla  Abuudanles,  Bull.  Rom. 
tom.  IV,  par.  IV.  p.  414'  con^'eg'iò 
alla  congregazione  la  somma  di 
duecento  mila  scudi,  acciò  li  ero- 
gasse all'importante  scopo  soltanto, 
giacche  siccome  si  esprimeva  nella 
bolla,  Sisto  V  la  dichiarava  patri- 
monio de'poveri  avendola  accumu- 
lata colla  sua  parsimonia  e  fru- 
galità. Ei  raccomandò  a'  successori 
d'invigilare,  che  la  somma  non  si 
diminuisse,  ma  piuttosto  ne  procu- 
i-assero  l'aumento.  Indi  vedendo  Si- 
sto V  che  i  poveri  pativano  la  ca- 
restia del  pane,  e  non  si  corrispon- 
deva alle  patern«  sue  sollecitudini , 
10 


i46  CON 

adunò  il  concistoro,  ove  pieno  ili 
giusta  indignazione  rimproverò  una 
tal  trascuranza,  e  disse,  che  se  al- 
cuni si  abusavano  di  sua  clemenza, 
avrebbero  poi  provata  la  sua  giu- 
stizia. V.  Jacopo  Cohellio,  Notitia 
Cardinalalus  ec.  p.  99  ;  congre- 
gallo  XVII  prò  urbertate  An- 
nonae,  e  l'articolo  Annona. 

Congregazione  della  stamperìa 
vaticana.  Avendo  Pio  IV  istituita 
nel  palazzo  vaticano  una  stamperia 
con  assortimento  di  caratteri,  an- 
che orientali,  ne  commise  la  sopra- 
intendenza  al  celebre  letterato  Pao- 
lo Manuzio,  che  a  tal  uopo  chiamò 
in  Roma.  Dipoi  Sisto  V  ne  au- 
mentò il  lustro,  coll'accrescerla  e 
perfezionarla.  Oltre  a  ciò,  colla  bol- 
la Immensa,  eresse  la  congregazio- 
ne della  stamperia  i'aticana,  in- 
caricandola di  far  imprimere  con 
diligenza  tutti  i  hbri  riguardanti  le 
dottrine  della  fede  cattolica.  Con 
questa  stamperia  Sisto  V  pubblicò 
le  opere  di  s.  Ambrogio  da  lui  cor- 
rette, e  dalla  medesima  fece  stam- 
pare le  opere  di  s.  Gregorio  ]Magno, 
di  s.  Bonaventura,  e  di  altri  san- 
ti Padri  :  il  Bollarlo  Romano  di 
Laerzio  Cherubini,  e  le  due  sagre 
Scritture,  la  versione  dei  settanta, 
e  la  Volgata.  In  appresso  Paolo  V 
incorporò  alla  stamperia  camerale  la 
Vaticana.  V.  il  Cohellio,  IVot.  Card. 
p.  Ili,  Congregarlo  XX  de  typo- 
graphia  vaticana. 

Congregazione  Navale.  Nel  iSSy 
Sisto  V  la  eresse  per  la  forza  navale 
delta  marina  pontificia,  componen- 
dola di  cinque  Cardinali,  1  quali 
dovessero  presiedere  alla  fabbrica, 
ed  armamento  di  dieci  galere,  ed  o- 
gui  altro  navale  e  militare  apparato. 
V.  Marina  Pontificia,  ed  il  Cohel- 
lio, Not.  Cardinalalus,  Congrcga- 
tio  Xf'IIJ ,  De  classe  paranda  et 


CON 

servanda  ad  status  ecclesiastici  de- 
fcnsionem. 

Congregazione  per  sollevare  da- 
gli aggravi,  o  gravami  lo  stato  ce- 
clesiaslico.  Bramoso  il  magnanimo 
Gregorio  XIII  di  accrescere  le  ren- 
dite della  camera  apostolica,  e  in 
pari  tempo  di  moderare  le  indiscre- 
te gravezze  de'  sudditi  ,  trovan- 
do la  congregazione  de'  Cardinali 
chiamata  Congregazione  degli  Ar- 
cigogoli,  nella  quale  si  trattava  del 
modo  di  accrescere  i  proventi  al 
tesoro  pontificio,  nel  giorno  medesi- 
mo in  cui  fu  eletto  Papa,  cioè  a'i4 
maggio  I  'J72,  interamente  la  sop- 
presse, imponendo  ai  governatori 
dello  stato  di  frenare  la  licenza  dei 
baroni.  Il  successore  poi  Sisto  V, 
mediante  la  costituzione  Immensa, 
in  vantaggio  dei  dominii  dello  sta- 
to ecclesiastico,  istituì  la  congrega- 
zione per  sollevare  dagli  aggravi  lo 
stato  ecclesiastico,  composta  di  Car- 
dinali, prelati ,  ed  un  segretario, 
i  quali  dovevano  procurare  ,  che 
non  venissero  oppressi  piìi  del  do- 
vere coi  gravami  delle  gabelle  , 
imposte,  e  tributi  arbitrari  de'com- 
missari,  questori,  giudici  o  magi- 
strati :  e  che  la  congregazione  do- 
vesse conoscere  le  ingiurie,  ed  e- 
storsioni  denominali  magistrati,  co- 
me la  marni  regia  senza  forma 
veruna  di  giudizio.  Quindi  ordinò 
Sisto  V,  che  le  cause,  le  quali  so- 
no di  natura  giudiziarie,  per  la  re- 
visione, o  decisione,  dovessero  ri- 
mettersi ai  giudici  ordinari.  Le  con- 
troversie, che  non  potevano  com- 
porsi dalla  congregazione,  venivano 
riferite  al  Papa,  perchè  col  consi- 
glio della  medesima  congregazione 
vi  provvedesse.  Anche  Clemente  IX, 
per  estinguere  molte  gabelle,  delle 
quali  Roma,  e  lo  stato  pontificio 
erano  da  molli  anni  aggravali,  isti- 


CON 

tnì  una  congregaziono,  dio  gli  me- 
ritò nella  sua  morte  il  generale 
compianto.  /^.  ilLuiiadoro,  Rei.  del- 
la Corte  di  Roma,  voi.  II,  p.  i3it 
ed  il  Cohellio,  Not.  Card.  Congre- 
gallo  XIV,  Pro  gravaminibils  tol- 
lendis  p.   rjn. 

Congregazione  sopra  i  baroni 
dello  stato  eeclesiastico,  Per  contri- 
buire maggiormente  alla  quiete,  ed 
al  buon  regolamento  dello  stato, 
per  ovviare  a'  danni,  clie  i  baroni 
potessero  recare  ai  loro  vassalli,  ai 
quali  non  pagavano  i  debiti  cui 
avevano  con  essi,  o  li  facevano 
stentar  lungamente  con  liti  e  ca- 
villi, Clemente  Vili  istitiù  questa 
congregazione,  colla  bolla  Juslitìae 
de' 2  2  giugno  l 'JigG,  la  quale  si 
legge  nel  t.  V,  par.  IT.  Bull.  Rom. 
p.  107.  Uffizio  pertanto  della  con- 
gregazione era  di  far  eseguire  i 
mandati  esecutivi  dai  giudici,  ed  e- 
.sibili  dai  creditori  contro  qualun- 
que barone  debitore,  sopra  tut- 
ti i  di  lui  beni,  ad  utilità  degli 
stessi  creditori,  e  passato  un  mese 
mettere  i  detti  beni  all'incanto, e  dal 
ricavato  soddisfare  il  creditore,  e  il 
resto  consegnarlo  al  barone.  Le  cau- 
se si  agitavano  nella  congregazione 
in  forma  giuridica,  ed  essa  veniva 
formata  dal  Cardinal  prefetto,  da 
alcuni  chierici  di  camera,  dall'avvo- 
cato del  fisco,  dal  commissario  del- 
la camera,  dall'uditore  della  came- 
ra, dal  tesoriere  ec.  Dalla  congre- 
gazione de' baroni  non  eravi  ap- 
pellazione, che  alla  sola  segnatura 
di  grazia.  F.  il  Lunadoro,  Relaz. 
della  corte  di  Roma,  voi.  II,  p. 
128  e  i32. 

Congregazione  de  Auxiliis  divinae 
gratiae.  Nel  i585  in  Lisbona  fu 
pubblicalo  colla  stampa  il  libro 
della  concordia  della  grazia,  e  del 
libero    arbitrio    del   p.  Ludovico  di 


CON  147 

Molina,  ge.suila  spagnuolo.    Questo 
libro  venne  riprodotto  con  tre  edi- 
zioni propagandosi  con   gran  plau- 
so per  tutta  l'Em-opa.    Quindi    fu 
denunziato  alla  romana  inquisizione, 
per  cui  il  Pontefice  Clemente  Vili, 
volendo  che  questo  affare  fosse  esa- 
minato col  più  severo    rigore,    nel 
1602   deputò  una  congregazione  di 
otto  celebri    teologi,    i    quali    dopo 
tre  mesi  dichiararono  sessanta  pro- 
posizioni del   Molina  erronee,  e  te- 
merarie. Vi  risposero  i  gesuiti ,    il 
perchè  venendo  dal    Papa   aggiunti 
alla  congregazione  due  altri  esami- 
natoi'i,  la  congregazione    ridusse    le 
sessanta  proposizioni  soltanto  a  ven- 
ti. Fu  allora,    che    Clemente   VII! 
ordinò,  che  coli' assistenza    de' Car- 
dinali   della    suprema    inquisizione, 
degli    e.saminatori    deputali,    e    dei 
due  generali   degli   Ordini   litiganti, 
domenicani    e  gesuiti,   le  due  parti 
proponessero    alla  sua    presenza    le 
loro  ragioni.  Furono  pertanto  cele- 
biate  per  sì  rilevante    affare    qua- 
rantasette      congregazioni     dai     20 
marzo    1602    sino    a'  22     febbraio 
1606,   delle    quali    Clemente  Vili 
presiedette     a   trenfaselte,    e    Paolo 
V   a  dieci,  conferitone  l'esame  coi 
Cardinali    soltanto,    per    cui    a'  28 
agosto     1606,     giorno     dedicato     a 
s.    Agostino,    Paolo    V    permise    ai 
due  Ordini  religiosi    di    potere    in- 
segnare nelle  loro  scuole    1'  uno,  e 
l'altro    sistema  sulla  grazia,  purché 
lo  ficessero  con  quella  savia   e    ri- 
spettosa moderazione,  che  conviene 
a  teologi  cattolici,  e  principalmen- 
te religiosi. 

Questa  determinazione  di  Paolo 
\  venne  poi  confermala  da  Urba- 
no Vili  a'22  maggio  i62l>;  da 
Innocenzo  X  a'2  3  aprile  i6'>45  ^ 
da  Alessandro  VII  a'i5  settembre 
16J17.  La  storia  di    questa  insigne 


i^H  CON 

coQlroversia  fu  esattamente,  e  co- 
piosamente descritta  da  Teodoro 
Kleuterio  nella:  Hisloria  controver- 
siarum  de  dh'inae  gratiae  auxìliis 
sub  siimmìs  Pontijìcìbus  Sixto  V , 
Clemente  FUI,  et  Paulo  V,  An- 
tuerpiae  i7o5;  dal  p.  Li  vino  Me- 
yer,  nel  libro  :  Historia  controver- 
siarum  de  dh'inae  gratiae  auxìliis 
sub  sunwìis  Ponlifìcibus  Sixlo  V, 
Clemente  Vili,  Paulo  V,  ab  ohje- 
clionibus  Rev.  P.  H^acinthi  Ser- 
ry  ^indicata:  e  dal  detto  Serry, 
coW Historia  Congregationis  de  au- 
xiliis  dii'inae  gratiae  j  Venetiis 
1740. 

Congregazione  de'  Confini.  Ur- 
bano YIll  la  istituì  nel  1637  a' 3 
novembre,  colla  costituzione  Debi- 
tiim,  componendola  di  Cardinali  e 
prelati,  acciocché  non  fossero  alie- 
nati, od  abbandonati  ad  altri  senza 
il  consenso  del  Papa  i  castelli  ,  e 
dominii  dello  stato  ecclesiastico,  ed 
afìiiichè  vegliasse  alla  difesa  di  esso, 
e  impedisse  nella  comunicazione 
de^ll  stati  limitrofi  la  propagazione 
delle  pestilenze,  o  malattie  conta- 
giose. Su  questo  importantissimo  ar- 
gomento altri  Papi  avevano  preso 
le  più  saggie  provvidenze ,  e  ne 
tratta  diffusamente  il  Cohellio,  No- 
titia  Cardinalatus,  a  p.  11 3,  Con- 
grcgatio  XXI,  De  confìnibus  status 
ecclesiastici  conscrvandis  sino  a  p. 
i53.  V.  le  costituzioni  3,  Sollicitu- 
do,  di  Sisto  V;  la  costituzione  78, 
Romana,  di  Clemente  Vili;  la  costi- 
tuzione 108,  Pastorale,  di  Paolo  V, 
e  la  costituzione  65,  Decens,  dello 
stesso  Urbano  Vili,  ol  tre  l'articolo  So- 
vranità de  Romani  Poiitejici  (Vedi). 
Gli  altri  articoli  del  Dizionario,  che 
pure  potranno  consultarsi  sui  con- 
fini dello  stato  pontifìcio,  e  le  fron- 
tiere degli  stati  limitrofi,  sono  Con- 

GBEGAZ10;XE    S.AMTARIA  ,      PESTILENZE  , 


CON 

Avignone,  e  particolarmente  a  pag. 
243  del  voi.  HI  del  Dizionario, 
ove  riportasi  quell'articolo,  non  che 
gli  articoli  di  Benevento,  Sicilia, 
Toscana  ec,  e  di  altri  stati  confi- 
nanti. Presentemente  non  esiste  la 
Congregazione  de" coiifini ,  ma  evvi 
nel  palazzo  apostolico  Quirinale  la 
segretaria  riunita  a  quella  di  stato, 
e  dipendente  dal  Cardinal  segreta- 
rio di  stato,  con  distinto  prelato 
per  segretario;  carica  che  ora  co- 
pre monsignor  Pier-Filippo  Boatti. 
Era  di  lui  coadiutore  il  rispettabile 
cavaliere  abbate  Luigi  Armellini 
romano,  primo  minutante  della  se- 
gretaria di  stato ,  di  onorevole  n- 
cordanza,  il  cui  giusto  e  splendido 
elogio  funebre  si  legge  nel  Diario 
di  Roma  ai  numeri  32  e  35  del 
corrente  anno  1842.  (Nel  medesi- 
mo anno  in  Loreto  coi  tipi  dei  fra- 
telli Rossi,  il  eh.  avv.  Pietro  Ca- 
stellano ci  ha  dato  l' interessante 
Elogio  funebre  del  cavaliere  Luigi 
Arniellini,  ec.  morto  in  Napoli  ai 
17  aprile  1842).  Anticamente  que- 
sta congregazione  ebbe  anche  il 
Cardinal  prefetto,  e  Io  fiu'ono  i  Car- 
dinali Bernardino  Spada  di  Brisi- 
ghella  fatto  da  Urbano  Vili,  e  Fla- 
vio Chigi,  nipote  di  Alessandro  VII, 
che  lo  fece  prefetto  della  congrega- 
zione de'  confìni,  e  governatore  di 
Fermo  ec.  Anzi  il  Cardinal  Nicolò 
Spinola  genovese,  creatura  di  Cle- 
mente XF,  nel  1731,  era  prefetto 
de' confìni.  Altrettanto  si  legge  nei 
seguenti  anni.  Egli  morì  nell'  anno 
1735. 

Congregazione  sopra  V  elezione 
de'' vescovi.  Commendevole  fu  Fisti- 
tuzione  della  Congregazione  dell'e- 
same de'  vescovi  (^Fedi),  nei  sog- 
getti, che  debbonsi  promovere  al 
governo  delle  chiese.  Pure  essendo 
essa  giovevole  soltanto    per    assicu 


CON 

rarsi  sulla  dottrina ,  e  sulle  cogni- 
zioni del  candidato,  non  già  sulla 
prudenza,  sui  costumi,  sulla  con- 
dotta, e  sulle  qualità,  che  si  desi- 
derano in  un  vescovo ,  non  si  ri- 
tenne sufficiente  a  conoscere  l' ido- 
neità del  promovendo,  del  qual 
processo  si  tratta  all'articolo  Con- 
cistoro [P^edi),  ed  al  §  III  e  seg. 
Perciò  il  zelante  Innocenzo  XI, 
mentre  era  suo  uditore  il  celebre 
monsignor  Gio.  Battista  de  Luca , 
poi  amplissimo  Cardinale,  volle  isti- 
tuire questa  congregazione  sull'ele- 
zione de'  vescovi,  formandola  di  di- 
versi Cardinali,  di  alcuni  prelati  e 
togati  forniti  d'integrità,  prudenza, 
e  zelo,  acciocché  prendessero  dili- 
gente informazione  de'  soggetti  pro- 
movendi ai  vescovati ,  affine  di  esa- 
minare i  meriti,  e  le  qualità  loro. 
Fu  stabilito  che  la  congregazione 
si  terrebbe  nel  palazzo  apostolico 
alle  occorrenze,  intimandola  alcuni 
giorni  avanti  monsignor  uditore, 
come  segretario  di  questa  congre- 
gazione, in  uno  alla  dispensa  della 
nota  delle  chiese ,  che  dovevansi 
provvedere,  e  de'  soggetti  che  si 
proponevano  per  occuparle ,  poten- 
do ciascuno  de'  congregati  libera- 
mente proporre  quelli,  che  avesse 
creduto  degni.  Quindi  in  essa  di- 
scutevasi  sulla  scelta  de'  soggetti, 
la  cui  nota,  dopo  la  congregazione, 
veniva  dall'uditore  portata  all'u- 
dienza del  Papa ,  il  quale  tra  gli 
approvati  eleggeva  chi  più  a  lui 
piaceva,  come  talvolta  sceglieva  per 
vescovi  anche  persone,  di  cui  non 
si  era  trattato  nella  congregazioiìe. 
Non  si  calcolavano  affatto  gli  uf- 
fizi, e  le  raccomandazioni ,  proce- 
dendosi con  l'intrinseco  melilo,  e 
colla  sentenza  di  s.  Bernardo  :  Va- 
IcnCes  repelle,  nolenles  compelle j 
il  perchè  per  lo  più  le  elezioni  riu- 


CON  i49 

servano  all'improvviso,  e  inaspet- 
tate. La  scelta  cadeva  nei  chierici 
secolari,  eh'  eransi  esercitati  nei  vi- 
cariati delle  diocesi,  nella  cura  del- 
le anime,  nelle  missioni  e  simili, 
e  nei  regolari  su  quei  soggetti,  che 
avessero  esei'citate  le  cariche  prin- 
cipali del  loro  Ordine,  o  congrega- 
zione, ovvei'o  nel  servire  la  santa 
Sede,  come  consultori,  o  qualifica- 
tori delle  congregazioni  cardinali- 
zie; e  SI  pei  primi  che  pei  secondi 
avevasi  particolarmente  in  mira  che 
fossero  addestrati  neli'  arte  di  go- 
vernare, y.  il  prelodato  de  Luca, 
Il  Cardinale  pratico,  cap.  XXXIV 
Della  congregazione  sopra  reiezio- 
ne de'  vescovi. 

In  progresso  si  utile  congrega- 
zione andò  dimenticata,  ma  assun- 
to al  pontificato  Benedetto  XIV,  e 
considerando  essere  del  maggior  in- 
teresse della  Chiesa,  che  i  vescovi, 
ai  quali  è  affidata  la  cura  del  greg- 
ge di  Gesù  Cristo,  fossero  persone 
non  solo  probe,  ma  ancora  zelan- 
ti, e  fornite  di  dottrina,  a  seconda 
del  costante  impegno  de'  suoi  pre- 
decessori, di  dare  ottimi  pastori  al- 
le chiese  ,  nel  1 740  ,  col  disposto 
dalla  costituzione  :  Ad  aposlolicae 
data  a' 16  ottobre,  Bull.  Magn.  tom. 
XVI ,  p.  7 ,  eresse  una  congrega- 
zione di  cinque  Cardinali,  col  pre- 
lato uditore  per  segretario,  alla  qua- 
le spettasse  esaminare  le  qualità  di 
coloro,  che  si  dovevano  promovere 
ai  vescovati,  prescrivendo  la  congre- 
gazione ai  componenti  il  segreto  del 
santo  offizio ,  dacché  dovevano  pro- 
cedeie  colla  massima  circospezione 
neir  informarsi  sulle  qualità  de'  pro- 
movendi. V.  il  cav.  Lunadoro,  Re- 
laz.  della  corte  di  Roma,  voi.  II, 
capo  XII,  Della  congregazione  per 
l'elezione  de'  vescovi.  Tuttavia  an- 
elie  questa  rispettabile  cougrcgazio- 


l'To  CON 

ne  ebbe  corta  durata,  e  vuoisi  che 
una  sola  volta  ai  adunasse ,  forse 
per  le  opposizioni  dei  Cardinali  am- 
basciatori ,  e  ministri  delle  corti 
estere,  e  singolarn)ente  dei  Cardi- 
nali protettori  dei  regni,  che  allora 
proponevano  i  vescovati  in  conci- 
sloro.  Da  quel  tempo  in  poi ,  nel 
cessare  di  esistere  sì  la  congrega- 
zione d' Innocenzo  XI,  che  di  Be- 
nedetto XI V,  rimase  in  gran  parte 
ai  segretario  di  esse,  uditore  del 
Papa,  la  prerogativa  e  le  attribu- 
zioni di  prendete  a  tempo  debito 
segreta,  e  diligente  informazione  su- 
gli ecclesiastici  del  clero  secolare,,  e 
regolare,  di  specchiata  condotta,  e 
di  conveniente  dottiina,  per  pre- 
sentarli, e  proporli  al  sommo  Pon- 
tefice nelle  vacanze  delle  sedi ,  ed 
allorché  si  deve  ad  esse  provvede- 
re,  f^.   UorroRE  DEL  Papa,    e  Co>- 

GREGAZIOJVE    CoNCISTOIUALE, 

Congregazione  Fermana.  Aven- 
do Eugenio  IV,  del  i43i,  dato 
al  Cardinal  nipote  il  governo  del- 
la città  e  stato  di  Fermo,  i  suoi 
successori  fecero  altrettanto  coi  lo- 
l'o  nipoti,  per  cui  il  governatore 
di  Fermo  era  sempre  il  Cardinal 
nipote.  Ma  avendo  Innocenzo  XII 
soppresso  tal  governatore,  in  vece 
colla  costituzione  Constanlis  Jìdei, 
data  a' 3  gennaio  1692,  Bull.  Magn. 
tom,  XIII,  pag.  49j  eresse  questa 
congregazione  per  fungei-ne  il  go- 
verno, alia  quale  assegnò  tutte  le 
facoltà,  che  Sisto  V  aveva  concesse 
alla  congregazione  della  sagra  con- 
sulta. Innocenzo  XII  volle  che  ne 
fosse  prefetto  il  Cardinal  segretario 
di  stato  pro-tempore,  e  che  mutan- 
dosi questo  Cardinale,  si  dovessero 
cambiare  anche  i  prelati,  che  la 
componevano.  Da  ciò  per  altro  na- 
sceva, che  le  cause  già  decise  si 
tornavano  a     produrre    colla   nuo- 


CON 

va  congregazione;  il  perchè  a  ca- 
gione delle  protezioni  ,  ne  deriva- 
vano gravi  inconvenienti.  Volendo- 
vi provvedere  Benedetto  XIV,  col- 
la costituzione  Nenio,  data  a'  28 
luglio  17465  loc.  cit.  tomo  XVI, 
pag.   5,    rivocò  quella    d'  Innocenzo 

XII,  e  riforniò  la  congregazione, 
componendola  del  Cardinal  segre- 
tario di  stato  come  prefetto,  del 
prelato  uditore  del  Papa,  duu  u- 
diture  di  rota,  d'im  cliiericu  di 
camera,  d'un  votante  di  segnatLira 
di  giustizia,  d'un  segretario,  del 
fiscale  gener.de,  e  di  un  avvocato. 
Insorse  poi  la  controversia,  se  il 
governo  politico,  ed  economico  del- 
lo stato  di  Fermo  ancora  appar- 
tenesse a  questa  congregazione,  ot- 
vero  a  quella  del  buon  governo. 
Benedetto  XIV,  colla  costituzione 
Palernij  de' 6  settembre  174^5  loc. 
cit.  tom.  XVII,  p.  85,  decise  ap- 
partenere alla  congregazione  Fer- 
jnana.    !Ma    il  successore    Clemente 

XIII,  vedendo  che  le  misure  dei 
suoi  predecessori  non  raggiungeva- 
no il  bramalo  scopo,  e  che  sebbe- 
ne si  dovesse  radunare  nelle  stanze 
del  Cardinal  prefetto  una  volta  al 
mese,  non  sempre  si  osservava,  coi- 
r  autorità  della  costituzione  Cnm^ 
etc.  emanata  a'  19  settenibre  1761 
presso  il  Guerra,  Epilotne  tom.  I, 
pag.  538,  soppresse  la  congrega- 
zione Fermana ,  ed  assoggettò  il 
governo  della  città,  e  del  territorio  di 
Fermo,  come  quello  degli  altri  luo- 
ghi dello  stato  ecclesiastico,  alle 
congregazioni  della  consulta,  e  del 
buon  governo,  ordinando  a  questa 
ultim.a,  che  erogasse  in  vantaggio 
della  provincia  Fermana,  la  grande 
somma  di  danaro,  che  si  spendeva 
dalla  città  di  Fermo  per  la  sop- 
pressa congregazione.  Incuinbenza 
di  essa  era  il  regolamento  degli  at- 


CON 

fari  ed  il  giudicare  piivativamente 
gì' interessi  delle  comunità.  L'udien- 
za si  teneva  dal  prelato  segreta- 
rio; il  notaro  era  quello  delle  altre 
congregazioni,  e  regolavasi  come  la 
congregazione  del  buon  governo. 
V.  il  Lunadoro,  Relaz.  della  corte 
di  Roma,  voi.  il,  p.  217,  e  la 
pratica  della  Curia  Romana,  t.  II, 
pag.   73. 

Congregazione  di  Ancona.  Aven- 
do Clemente  XII  eretto  in  Anco- 
na un  ampio  lazzaretto  e  molo 
nel  porto,  che  esentò  dalle  gabelle, 
nel  1734  istituì  una  congregazio- 
ne composta  di  cinque  Cardinali, 
e  di  tre  prelati,  per  attendere  al 
buon  regolamento  di  detto  porto. 
V^,  Anco\a,  ed  il  Cancellieri  nel 
suo  Mercato  a  pag.  24 g. 

Dal  sunimentovato  Lunadoro,  del- 
l'edizione del  1646,  a  p.  26,  abitiamo 
tlie  vi  fu  la  Congregazione  della  Zec- 
ca, nella  quale  si  trattava  sulle  mo- 
nete, che  dovevano  coniarsi,  coll'in- 
tervento  di  quattro  Cardinali,  uno 
de'  quali  n'era  il  capo,  ed  in  casa 
di  lui  si  tenevano  le  congrega- 
zioni, a  cui  intervenivano  alcuni 
ministri  camerali.  Il  medesimo  au- 
tore, a  pag.  49  pai'la  della  Con- 
gregazione di  stato,  la  quale  si  te- 
neva, o  avanti  il  Papa,  o  avanti 
il  Cardinal  nipote,  avendovi  luogo 
tutti  i  Cardinali  ,  eh'  erano  stati 
nunzi  apostolici,  ed  il  segretaiMO  di 
stato  :  avvertendo  che  se  la  congre- 
gazione si  celebrava  innanzi  al  Papa, 
i  Cardinali  vestivano  l'intero  abito 
Cardinalizio^  e  se  celebravasi  avan- 
ti il  Cardinal  nipote,  i  Cardinali 
incedevano  colla  sottana ,  fascia , 
mozzetta,  e  ferraiuolone. 

Gli  scopi  tanto  delle  suddoscrit- 
le  congregazioni,  che  delle  altre  di 
minor  confo,  nell'  estinguersi,  fu- 
iouo    riuniti,    e  incorporati    in  al- 


CON  i?i 

Ire  congregazioni ,  e  tribunali  an- 
tichi, od  istituiti  da  quel  Ponte- 
fice, die  soppresse  le  congregazioni 
medesime. 

CONGREGAZIONI  CARDINA- 
LIZIE ATTU.4LI.  All'articolo  Coxgre- 
c.AzioNE,  e  principalmente  a  quello 
delle  Congregazioni  Cardinalizie 
si  è  definito,  che  cosa  sono.  Nel 
secondo  articolo  si  è  aggiunto  il 
modo,  e  il  luogo  della  loro  cele- 
brazione, l'origine  delle  congrega- 
zioni col  novero  di  quelle  che 
più  non  esistono.  Nel  presente  ar- 
ticolo parleremo  delle  esistenti,  del- 
la loro  istituzione,  e  de'sommi  Pon- 
tefici, che  ne  migliorarono  le  nor- 
me e  la  procedura,  ne  ampliarono 
o  restrinsero  le  facoltà  e  la  giuris- 
dizione; non  che  lo  stato  in  cui 
trovansi,  col  catalogo  dei  rispettivi 
Cardinali  prefetti,  oltre  a  quanto  di 
essi,  de'segretari,  consultori,  ed  al- 
tri, si  è  detto  al  precedente  citato 
articolo. 

Le  congregazioni  cardinalizie, 
ossia  la  riunione  de'Cardinali  di 
santa  romana  Chiesa  (  per  le  qua- 
li oltre  gli  allari  competenti,  tal- 
volta il  Papa  affida  negozi  partico- 
lari per  giudicarli),  sono  ordinarie 
perchè  stabili,  o  straordinarie  pei 
negozi,  ed  affari  straordinari  che 
terminano  colle  discussioni.  Si  di- 
cono congregazioni  Corani  Sanctis- 
simo  quelle,  che  il  Papa  tiene  a- 
vanti  di  sé,  locchè  ha  luogo  per 
l'esame  de' vescovi,  per  gravi  a  Tari 
straordinari,  ed  alcune  di  quelle 
del  santo  olfizio,  e  de'  sagri  riti 
col  cerimoniale,  che  si  dirà  ai  ri- 
spettivi articoli.  Per  negozi  egual- 
mente straordinari,  ecclesiastici,  e 
civili,  suole  il  Pontefice  convocare 
avanti  di  .^.è  alcune  particolari  con- 
gregazioni di  quei  Cardinali  che 
vuole,  ed    essi    vi    si  recano    pri- 


i53  CON 

vatamente  in  abito  corto,  sedendo 
d'  iiilonio  al  tavolino ,  alla  cui 
testa  è  lo  stesso  Pontefice,  che  a- 
■vanti  d'incominciarle  si  scuopre  il 
capo,  e  recita  l'orazione  allo  Spiri- 
to Santo,  Adsumus  Domine  etc. 
suonando  il  campanello  al  termine 
della  congregazione.  Se  vi  è  un  pre- 
lato per  segretario,  egli  siede  su  di 
uno  sgabello  senza  postergale,  ed 
lia  un  piccolo  tavolino  a  parte.  Per 
solito  queste  congregazioni  partico- 
lari si  tengono  di  sera.  Le  congre- 
gazioni cardinalizie  ordinarie  sono 
le  seguenti,  che  riportiamo  per  or- 
dine alfabetico,  accennandone  le  co- 
se principali,  dappoiché  vi  vorrebbo- 
Do  assai  volumi  per  fare  l'istoria 
di  ognuna.  L'ordine  però,  col  qua- 
le sono  notate  le  congregazioni  car- 
dinalizie nelle  armuali  Notizie,  o  al- 
manacco di  Iloma,  è  come  appresso. 

S.  Ptomana  ed  universale  inquisi- 
zione. 

Visita  apostolica. 

Concistoriale. 

Vescovi  e  Regolari. 

Concilio. 

Residenza  de'  vescovi, 

Lnmunità  ecclesiastica. 

Propaganda  lide. 

Indice. 

Sagri   riti, 

Ceremoniale. 

Disciplina  regolare. 

Indulgenze  e  sagre  reliquie. 

Esame  de' vescovi. 

Sopra  la  correzione  de'  libri  della 
chiesa  orientale. 

Rev.  fabbrica  di  s.  Pietro. 

Consulta. 

Speciale  sanitaria. 

Buon  Governo. 

Laurelaua. 

Acrjue. 

Economica. 


CON 

Affari  ecclesiastici  straordinari. 

Degli  studii. 

Speciale  per  la  l'iedificazione  della 
basilica  di   s.  Paolo. 

Vi  sono  inoltre  le  congregazioni 
del  censo,  della  revisione  de'con- 
ti,  e  della  segnatura  di  grazia. 

Congregazione  delle  Acque. 

Il  sommo  Pontefice  Sisto  V,  col- 
la costituzione  Immensa  aeteriii 
Dei,  de' 22  gennaio  i587,  istituì 
una  congregazione  di  sei  Cardinali, 
la  quale  avesse  cura  delle  strade , 
ponti  ed  acque,  e  di  quelle  ac- 
que segnatamente,  che  con  molto 
dispendio,  erano  state  condotte  in 
Roma  per  comodo  de' cittadini,  e 
ad  ornamento  della  capitale  del  cri- 
stianesimo SI  da  lui,  che  da  altri 
Pontefici  suoi  predecessori.  Poste- 
riormente lo  stesso  Sisto  V,  colla 
costituzione  Supremi  cura  reginii- 
nis,  data  ii  kal.  martii  1590,  at- 
tribuì specialmente  la  cura  dell'acqua, 
dal  suo  antico  nome  detta  Felice 
già  Claudia,  alla  congregazione  sud- 
detta con  amplissima  facoltà,  ordi- 
nando inoltre,  che  annualmente  si 
scegliessero  due  cittadini  romani 
per  visitatori,  i  quali  avessero  l'in- 
carico di  accedere  personalmente 
almeno  ogni  tre  mesi,  e  riconosce- 
re lo  stato  degli  acquedotti,  ed  al- 
tre opere  annesse,  rilevare  i  ristaii- 
ri,  e  lavori  occorrenti,  e  di  tutto 
fare  sollecitamente  relazione  alla 
sum mentovata  congregazione  cardi- 
nalizia. Sisto  V  pertanto,  colle  due 
costituzioni,  emanò  savissime  prov- 
videnze suU'aprire  nuove  strade,  di- 
latare e  restaurar  le  vecchie,  fab- 
bricare nuovi  ponti,  ristorare  e 
mantenere  gli  esistenti,  e  princi- 
palmente sulle  acque,  e  di  quelle 
condotte,  e  portate  in  R.ou)a.   Dipoi 


CON 
Paolo  V,  a*i3  settembre  iGìi, 
mediante  la  costituzione,  In  sede 
B.  Petti,  commise  ad  una  congre- 
gazione composta  di  molti  depu- 
tati, fra'  quali  un  chierico  di  ca- 
mera, e  a  due  visitatori  affidò  la 
ispezione,  e  la  custodia,  non  che  la 
conservazione  e  ja  cura  assidua  degli 
acquedotti,  e  delle  fontane  dell'acqua 
da  lui  condotta  in  Pioma,  e  dal 
proprio  nome  chiamata  Paola,  su 
di  che  può  vedersi  1'  articolo  Acque, 
ed  Acquedotti  di  Roma;  e  l'arti- 
colo Strade  di  Roma.  Il  Cohellio, 
JYolitia  Cardinalatii.'?,  etc.  Romae 
i653,  ne  tratta  a  pag.  86  e  seg. 
Congregatio  XVI,  Pro  i'iis,  ponti- 
bus  et  aquis  curandis.  V,  Fonta- 
ne di  Roma. 

Che  vi  fossero  due  distinte  con- 
gregazioni, una  sulle  acque,  e  l'al- 
tra sulle  fonti  e  le  strade,  si  rile- 
va anche  dal  Lunadoro,  Relaz.  del- 
la corte  di  Roma  p.  52  dell'edi- 
zione di  Bracciano.  In  quanto  alla 
prima  ci  dice,  che  la  congregazio- 
ne delle  acque  si  occupava  del  cor- 
so de' hunii,  ponti,  e  simili,  pre- 
sieduta da  un  Cardinale,  nella  cui 
casa  adunavasi.  In  quanto  alla  se- 
conda aggiunge,  che  la  congrega- 
zione si  occupava  delle  acque,  delle 
fonti,  e  delle  strade,  essendo  il  capo 
il  Cardinal  camerlengo;  ma  la  con- 
gregazione facevasi  in  casa  del  Car- 
dinale più  degno.  Sulle  .strade  sono 
a  vedersi  le  costituzioni  Sacerdo- 
ialìs  d' Innocenzo  XII,  e  Cuin  o- 
mnibiis  di  Benedetto  XIV. 

Sino  agli  ultimi  tempi  le  strade, 
oltre  la  congregazione  cardinali/ia, 
avevano  un  prelato  chierico  di  ca^ 
mera  per  presidente,  colle  attribu- 
zioni, e  ministri,  che  accenna  il 
Lunadoro,  dell'edizione  di  R.oma, 
voi.  II,  p.  T.'j^.  Cos'i  egli  a  p.  9.<So 
parla    del    presidente    delle   ripe  , 


CON  il3 

delle  acque,  e  delle  fontane,  oltre 
la  congregazione  delle  acque,  cui 
poi  tla  Pio  VI  fu  attribuita  la  pre- 
sidenza sulle  Paludi  Pontine  e 
Chiane,  delle  quali  si  parla  all'ar- 
ticolo Citta'  della  Pieve,  ed  altro- 
ve, y.  Paludi  Pontine.  Ma  di  s\ 
vasto,  ed  importantissimo  argomen- 
to diifusamente  tiattò  monsignor 
Nicola  Maria  Nicolai,  nella  sua  o-r 
pera  divisa  in  due  tomi  contenen-!- 
te  il  testo  delle  leggi,  regolamenti, 
istruzioni,  e  dettagli  di  esecuzione 
ec,  intitolata  sulla  previdenza  del- 
le acque  e  strade,  e  sua  giurisdi- 
zione economica,   Roma    1829. 

Pio  VII, il  primo  dicembre  18 18, 
sugli  acquedotti  di  Roma  emanò  il 
moto-proprio ,  che  incomincia  colle 
parole  :  »  I  tre  grandissimi  acque- 
"  dotti  che  conducono  a  Roma  le 
"  acque  Veigine,  Felice,  e  Paola 
"  formati  parte  con  gli  avanzi  delle 
»  opere  dell'antica  magnificenza  ro- 
"  mana  ec.  ".  Con  quel  moto-pro- 
prio Pio  VII,  penetrato  com'era 
della  necessità  di  provvedere  ad  un 
oggetto  tanto  interessante,  non  me- 
no al  bene  ed  alla  salute  pubbli- 
ca,  che  al  decoro  delia  città,  ed 
all'  inteiesse  anche  de'  privati  pos- 
sessori delle  acque,  applicò  al  si- 
stema amministrativo  dell'  azienda 
degli  acquedotti ,  quelle  regole  di 
amministrazione,  e  di  arte,  che  con 
tanto  saggio  accorgimento  erano  sla- 
te stabilite  nel  moto-proprio  de'  2  3 
ottobre  1817,  sul  regolamento  dei 
lavori  pubblici  di  ac(pie  e  strade  , 
il  quale  incomincia:  =>  Dal  primo 
»  momento,  che  abbiamo  riassunte 
"  le  redini  del  nostro  governo  ". 
La  storia  delle  suddette  tre  acque 
dal  citato  Nicolai  è  compendiosa-r 
mente  riportata  al  tomo  II,  p.  170 
e  270. 

Prima  di  pai  lare   della  riunioue 


i54  CON 

della  presiJcii/a  delle  acque  a  quella 
delle  strade,  ci  sembra  opportuno 
dare  un  cenno  come  trova  vasi  la 
congregazione  delle  acque,  coli' au- 
torità della  Pralica  dtlla  curia  Ro- 
mana toni.  II,  p.  rS ,  Del  tribu- 
nale, ossia  Congregazione  delle  ac- 
que.. Questo  è  un  tribunale,  cbe  ba 
giurisdizione  in  tutte  le  materie 
l'isguardanti  i  fiumi,  i  laghi,  i  con- 
dotti pubblici ,  loro  dipendenze  ,  e 
tutto  altro  che  venga  sotto  il  no- 
me di  acqua  pubblica;  procede  per 

10  più  all'economica,  ma  giudica 
ancora  contenziosamente;  è  compo- 
sto di  vari  Cardinali  col  loro  pre- 
ietto, e  segretario,  il  quale,  insieme 
col  Cardinal  prefetto,  regola  gli  af- 
fari della  congregazione,  che  però 
si  raduna  di  rado ,  ed  alle  volte 
passa  più  d'  un  anno  prima  che  si 
convochi.  Bensì  nelle  cose  di  rilie- 
vo si  manda  in  giro  ai  Cardinali 
della  congregazione  la  posizione , 
per  l'accogliere  sovr'  essa  i  loro  ri- 
spettivi sentimenti.  Si  regola  la  se- 
gretaria delle  acque  come  quella 
del  buon  governo,  ed  il  suo  segre- 
tario è  pur  giudice  ordinario  nelle 
oause  contenziose.  Egli  non  ha  gior- 
no destinato  per  1'  udienza ,  onde 
-i  cita  per  ora  certa  avanti  di  lui. 

11  iiflaro    di    questa    congregazione 

è  lo  stesso  notaro  dell'  A.    C. ,  che 

serve  a  tutte    le    conirre^razioni.    Il 

P     9 
medesimo  tribunale  ha  in  pariibus 

i  suoi  giudici,  che  si  chiamano  de- 
legati della  congregazione  delle  ac- 
»{ue,  e  questi  si  deputano  dal  se- 
gretario e  dal  prefetto ,  fuorché 
nelle  legazioni ,  nelle  quali  il  Car- 
dinal legato  procede  come  delegato 
nato  della  congregazione  delle  aeque, 
ed  egli  deputa  i  delegali  subalterni 
nei  luoghi  della  sua  provincia.  Dal 
giudicat'j  dei  legati  si  appella  al 
segretario   della    sagra    cougregazio- 


CON 

ne ,  ed  alla  stessa  congregazione. 
Dove  poi  vi  sono  delegati,  i  giudici 
ordinari  locali  sono  delegati  nati. 
Era  tale  Io  slato  della  congrecazio- 
ne,  quando  Leone  XII  pubblicò  il 
moto-proprio,  di  cui  audiamo  a  par- 
lare. 

Animato  il  magnanimo  Leone 
XII  dallo  zelo  del  pubblico  bene, 
dopo  avere  consultato  una  congre- 
gazione di  Cardinali,  a'  21  dicem- 
bre 1828,  credette  utile  di  pubbli- 
care il  moto-proprio  sul  metodo  da 
tenersi  dai  chierici  di  camera  nella 
revisione  de'  conti,  e  negli  affari  di 
pubblica  amministrazione,  non  ostan- 
te la  costituzione  di  Benedetto  XIV 
del  17473  e  quella  di  Pio  VII  dei 
6  luglio  18  16.  Gli  piacque  dunque 
di  stabilire  una  congregazione  di 
Revisione  nel  seno  stesso  del  tri- 
bunale della  camera ,  composta  di 
quattro  chierici  di  camera,  la  quale 
riunisse  le  attribuzioni  nella  parte 
dispositiva,  relativamente  a  tutti  gli 
oggetti  d'introito  ed  esito  della  cas- 
sa generale  dello  stato,  ed  avesse 
rattiibuzione  non  meno  importante 
della  revisione  de' conti  di  tutte  le 
pubbliche  amministrazioni,  sindacan- 
do eziandio  ogni  ramo  di  finanza. 
E.iflettendo  però  Leone  XII,  che  i 
chierici  di  camera  addetti  alla  con- 
gregazione di  revisione  non  pote- 
vano distrarsi  coli'  esercizio  delle 
presidenze  inerenti  al  loro  collegio, 
li  esentò  da  esse,  e  da*  qualunque 
intervento  a  giudicar  le  cause  nella 
piena  camera ,  il  perchè  dovette 
riunire  ed  amalgamare  negli  altri 
cinque  chierici  di  camera  tutte  le 
presidenze,  che  per  lo  passato  da 
un  maggior  numero  si  sostenevano. 
Perciò  le  strade,  le  acque,  e  le  ripe  fu- 
rono imile  in  una  sola  presidenza,  e 
lù  nominato  por  primo  presidente 
delle  aeque  e  slrade,   con  chirografo 


CON 

fle'  19  gennaio  1829,  monsignor 
Luigi  Laiicellolti,  che  già  era  pie- 
sitlente  delle  strade.  L'aflinità  del- 
Ui  maleria  pareva  consigliare  que- 
sta riunione  :  giaccliè  scorrendo  le 
acque  in  gran  paite  sotto  il  lastri- 
cato delle  pubbliche  vie,  ogni  qual- 
volta occorre  di  far  de'  lavori  negli 
acquedolti,  di  regolare  e  rettificare 
il  corso  delle  acque,  non  possono  a 
meno  di  guastai'si,  e  rompersi  le  stra- 
de ,  e  quindi  convien  risarcirle;  come 
altresì  può  accadere  che  la  presi- 
denza delle  strade,  non  avendo  co- 
gnizione delle  condutture,  delle  for- 
me, ed  altre  costruzioni  sotterranee 
relative  alle  acque,  faccia  dei  lavori 
di  strade ,  e  chiaviche ,  che  riesca- 
no ài  detrimento  alle  condutture 
medesime,  e  di  alterazione  alle  for- 
me,  oltre  a  tante  altre  giuste  ra- 
gioni. 

Finalmente  il  regnante  Pontefice 
Gregorio  XVI,  col  regolamento  pei 
lavori  pubblici  di  acque  e  strade  , 
istituì  la  prefettura  generale  di  essi, 
nella  persona  del  Cardinal  prefet- 
to della  sagra  congregazione,  come 
si  legge  nel  detto  Regolanienlo  pei 
lavori  pubblici  di  acque ,  e  strade 
nello  stato  pontifìcio,  pubblicato  agli 
8  giugno  i833,  dal  Cardinal  Gatn- 
berini,  segretario  di  stato  pegli  af- 
fari interni.  La  congregazione  delle 
acque  si  compone  del  Cardinal  pre- 
fetto, ed  ora  di  altri  undici  Cardi- 
nali, d'  un  prelato  segretario ,  del 
fiscale  5  del  sotto  segietario,  e  del 
computista.  La  prefettura  generale 
delle  acque  e  strade  componesi  dello 
stesso  Cardinal  prefetto,  d'un  pre- 
lato chierico  di  camexa  presidente, 
del  segretario  della  congregazione , 
di  due  signori  secolari,  fra  i  quali 
il  sopraintendeute  delle  poste  pon- 
tificie pro-tempore,  cV  un  fiscale  di- 
verso   dal    precedente ,    d' un    sotto 


CON  ij-i 

segretario  egualmente  diverso  dal 
nominato,  e  dal  capo  contabile, 
eh'  è  lo  stesso  computista  della  con- 
gregazione, di  quattro  Maestri  di 
strade  (Fedi),  di  due  segretari 
di  camera  e  notari  delle  acque  e 
strade  ,  dell'  ispettore  generale  del- 
l' illuminazione  notturna  della  città 
di  lioma,  dei  consiglieri  per  l'am- 
ministrazione dei  lavori  delle  strade 
urbane  ,  e  finalmente  del  consiglio 
d'  arte. 

Dalla  prefettura  generale  delle 
acque  e  strade  dipendono  i  lavori 
delle  strade  nazionali  o  postali  (  non 
più  delle  strade  provinciali,  comu- 
nali dell'agro  romano  che  furono 
attribuite ,  in  vigore  del  numero 
\  III  del  Regolamento,  alla  presi- 
denza della  Comarca  )  ,  e  quel- 
li per  la  navigazione  del  fiume  Te- 
vere (  Vedi  ) ,  per  le  bonificazio- 
ni pontine,  i  lavori  idraulici  pro- 
vinciali j  tanto  dei  fiumi,  quanto 
dei  Ponti  (  Tedi),  e  canali  di  na- 
vigazione, e  gli  acquedotti  di  Ro- 
ma. Le  questioni  legali  risguardanti 
i  lavori  suddetti  sono  portate  avanti 
le  congregazioni  governative  in  pri- 
ma istanza ,  quindi  alla  prefettura 
generale,  o  in  appello,  e  nella  dispa- 
rità di  sentenza,  in  terza  istanza 
avanti  la  sagra  congregazione  delle 
acque  in  grado  definitivo,  ed  avanti 
la  medesima  piena  congregazione , 
in  grado  di  revisione.  V.  gli  arti- 
coli Acque,  negli  Indici  della  Rac- 
colta delle  leggi  pontificie,  ove  si 
leyge  al  §  XXXI II  del  Pu'golamen- 
to  degli  8  giugno  i833  :  •»  Le  que- 
»  stioni,  risguardanti  i  lavori  sud- 
»  detfi,  sono  portate  in  prima  istan- 
«  za  avanti  la  congregazione  go- 
55  vernativa  delle  rispettive  legazio- 
"  ni,  o  delegazioni;  in  appello  alla 
"  prefettura  generale  ;  nella  dilfor- 
"    mila  dei  giudicati,  alla  sagra  con- 


i56  CON 

»  gre£;azione  delle  acque,  la  cui  rì- 

»  soluzione  è  definitiva.    Se  poi  le 

«  questioni  si  riferiscono  ai  lavori, 

»  la  cura   dei  quali  è  affidata  im- 

M  mediatamente  alla  prefettura,  que- 

M  sta  la  definisce  in    prima    istan- 

»>  za,  e   la  sagia    congregazione    in 

»  appello.   11   giudicato  è  definitivo, 

»  se  la  seconda  sentenza  è  confor- 

»  me  alla   prima  ;  nel  caso    di  di- 

w  screpanza  ,    si    fa    luogo    ad  una 

"  nuova    proposizione    della    causa 

'>  avanti  la  slessa   sagra    congrega- 

"  zione  ". 

Riporteremo  il  novero  di  alcuni 
Cardinali  prefetti  della  sagra  con- 
gregazione cardinalizia  delle  acque, 

francesco  Cennini  di  Salamandri 
sanese,  fatto  Cardinale  nel  1621 
da  Paolo  V,  prefetto  delle  acque, 
mori  nel   i645. 

Francesco  Barberini  juniore  l'oma- 
no,  pronipote  d' Urbano  Vili, 
creato  Cardinale  nel  1690  da 
Alessandro  \  III,  prefetto  delle 
acque,   morì  nel    1788. 

Alessandro  Albani  d'  Urbino,  nipo- 
te di  Clemente  XI,  fatto  Cardi- 
nale da  Innocenzo  XIII,  divenne 
prefetto  delle  acque,  e  lasciò  di 
vivere  nel    1779. 

Carlo  Un'izzani  modenese,  creato 
Cardinale  da  Pio  VI,  e  da  lui 
fallo  prefetto  delle  acque,  palu- 
di pontine,  e  chiane,  mori  nel 
1802. 

Anton  Maria  Boria  Panipliily  ge- 
novese, Cardinale  di  Pio  VI, 
prefetto  delle  acque,  paludi  pon- 
tine, e  chiane  :  terminò  i  suoi 
giorni  nel    1821. 

Fabrizio  RuJJo  napoletano,  fatto 
Cardinale  da  Pio  VI,  prefetto 
delle  acque,  paludi  pontine,  e 
chiane,  mori  nel    1827. 

ri  postino  Rivarola    genovese,    fatto 


COiN 
Cardinale  da  Pio  VI,  prefetto 
delle  acque,  paludi  pontine,  e 
valle  di  chiane,  il  quale  in  vir- 
ili del  suddetto  regolamento  de- 
gli 8  giugno  i833  fu  il  primo 
prefetto  generale  delle  acque  e 
strade  :  ora  è  primo  Cardinale  dia- 
cono. 
Ludoi'ico  Cazzali  di  Terni,  creato 
Cardinale  dal  Papa  regnante,  fu 
fatto  da  lui  prefetto  generale 
delle  acque  e  strade,  cui  attual- 
mente presiede  con  zelo. 

Congregazione  degli  affari  ecclesia- 
stici straordinari. 

Fu  istituita  dal  Pontefice  Pio 
VII,  con  biglietto  del  Cardinal  13ar- 
tolommeo  Pacca  pro-segretario  di 
stato,  ed  attualmente  decano  del 
sagro  Collegio,  dato  nell'anno  i8i4, 
e  diretto  al  p.  d.  Francesco  Fon- 
tana generale  de' barnabiti,  poi  am- 
plissimo Cardinale.  Ecco  il  tenore  del 
biglietto:  "  Riflettendo  la  Santità  di 
nostro  Signore,  che  tanti  anni 
di  vertigini,  e  di  sconvolgimenti 
hanno  cagionato  degli  sconcerti 
notabili  in  materia  di  religione, 
e  che  spetta  alla  sua  apostolica 
sollecitudine  l'apprestarvi  un  sa- 
lutare rimedio,  è  venuta  nella 
determinazione  di  destinare  una 
congregazione,  composta  di  otto 
Cardinali  molto  distinti  nelle 
scienze  ecclesiastiche,  un  segreta- 
rio con  voto,  e  con  cinque  con- 
sultori della  congregazione,  ónde 
possano  esaminarsi  tutti  gli  affa- 
ri, che  dal  mondo  cattolico  sa- 
ranno inoltrati  alla  santa  Sede , 
e  che  verranno  alla  detta  con- 
gregazione rimessi  per  l' esame, 
e  voto,  e  sia  così  la  Santità  sua 
messa  in  grado  di  dare  quelle 
risposte,  e  di  prendere  quelle  ri- 


CON 

»  soluzioni,  che  sono  dettate  da 
>j  retti  e  sani  primipii,  e  conformi 
«  alla  sua  dignità  Pontificia. 

«  Conoscendo  la  Santità  di  no- 
«  stro  Signore  di  quanti  lumi  è 
"  fornito  il  p.  Fontana  nelle  scien- 
M  ze  ecclesiastiche,  di  quanto  zelo 
"  è  animato  per  il  bene  della  re- 
»  ligione,  e  della  Chiesa,  e  per 
«  il  decoro  della  santa  Sede,  si  è 
«  degnata  di  nominarlo  segretario 
«  con  voto  della  detta  congrega- 
«   zione  cardinalizia  ". 

Per  membri  della  congregazione 
furono  destinati  i  Cardinali  Mat- 
lei,  della  Somaglia,  di  Pietro,  Pac- 
ca, Brancadoro,  Litta,  Gabrielli,  ed 
Opizzoni.  Per  consultori  furono  di- 
chiarati gli  abbati  d.  Filippo  Gui- 
di, d.  INIarco  Mastrofini,  d.  Gioac- 
chino Bettini,  il  p.  d.  Luigi  Lam- 
bruschini,  il  p.  d.  Antonio  Maria 
Grandi,  ai  quali  in  seguito  con 
biglietto  di  segretaria  di  stato  fu- 
rono aggiunti  monsignor  d.  Fran- 
cesco Baldi,  e  il  p.  abbate  d.  Mau- 
ro Cappellari,  ora  regnante  Pon- 
tefice. 

La  prima  sessione  fu  tenuta  ai 
i6  agosto  i8i4  nelle  camere  del 
prelodato  Cardinal  pro-segretario 
di  stato.  In  questa  prima  sessione 
il  segretario  propose  il  piano  da 
tenersi  nelle  adunanze  della  sagra 
congregazione,  e  nell'esame  e  disbri- 
go degli  affari.  Tra  le  altre  cose  fu 
stabilito  che  la  congregazione  si  ra- 
dunerebbe una  volta  la  settimana, 
che  ricevuti,  e  raccolti  i  voti,  il  se- 
gretario dovesse  col  suo  inviarli  al 
Cardinal  segretario  di  stato,  o  far- 
ne rapporto  egli  stesso  al  medesi- 
mo Cardinale  a  seconda  delle  cir- 
costanze. In  qualche  caso  straordi- 
nario la  congicgazione  slessa,  se  Io 
giudicherà  a  proposito,  commetterà 
al  suo  segretario  di  fare  immedia- 


CON  1^7 

tamenfe  il  rapporto  a  sua  Sanlità. 
Che  in  certe  materie,  e  massime 
che  importano  V  introduzione  di 
qualche  gius  nuovo,  o  controverso, 
o  che  hanno  rapporto  alla  dottri- 
na in  punti,  che  non  sono  chia- 
ramente definiti,  sarà  necessario, 
che  la  sagra  congregazione  si  tenga, 
e  dica  i  pareri  o  in  iscritto,  o  a  voce 
Coram  Sanctlssimo.  Se  il  santo  Pa- 
dre non  ne  avi'à  dato  l'ordine,  sta- 
rà alla  congregazione  stessa  deter- 
minare i  casi,  ne'  quali  si  debba  a 
sua  Santità  domandarne  la  tenuta 
alla  sua  presenza.  11  sigillo  della 
congregazione  avrà  lo  stemma  di 
sua  Santità,  coli'  iscrizione  :  Congre- 

GATIO  NEGOTUS  ECCLESIASTICIS  PRAE- 
POSITA. 

Non  va  poi  taciuto,  che  già  lo 
slesso  Pontefice  Pio  VII  dopo  la 
sua  esaltazione  al  supremo  ponti- 
ficato, il  che  avvenne  nel  marzo 
1800,  deputò  una  congregazione 
di  Cardinali  con  monsignor  di  Pie- 
tro per  segretario,  e  poscia  anche 
egli  Cardinale,  col  titolo  di  Con- 
gregazione degli  affari  ecclesiastici 
slraordinarii,  perchè  esclusivamen- 
te trattasse  tutti  i  grandi  affari, 
che  la  santa  Sede  aveva  colla  Fran- 
cia, e  difatti  sino  al  1809  epoca 
della  deportazione  di  quel  Papa,  la 
congregazione  si  occupò  di  tutlociò 
che  con  quel  regno  fu  trattalo, 
anzi  la  congregazione  talvolta  si  oc- 
cupò eziandio  di  affari  ecclesiastici 
di   altri  regni,  e  nazioni. 

La  sagra  congregazione  si  com- 
pone al  presente  di  undici  Cardi- 
nali, di  un  prelato  segretario,  che 
una  volta  la  settimana  ha  udienza 
dal  Papa,  e  di  sette  consultori.  Si 
occupa  degli  affari  della  Chiesa  di 
tutto  il  mondo  cattolico,  cioè  degli 
straordinari,  e  di  quelli  ancora  ap- 
p;irlenenli    ad    altre    congregazioni, 


i58  CON 

che  il  Papa  le  rimette,  adunan- 
dosi per  io  pili  avanli  di  lui  nel- 
la sera,  come  egualmente  di  sera 
si  adunano  nelle  camere  del  Cardi- 
nale più  degno  ,  o  del  Cardinal 
segretario  di  slato.  Ecco  come  il 
eh.  Costanzi  ,  L'osservatore  di  Ro- 
ma tom.  I,  p.  60,  descrive  questa 
importante,  e  cospicua  congregazio- 
ne: "  Un'altra  grande  congrega- 
zione, nel  i8i4,  è  stata  eretta 
dal  Pontefice  Pio  VII  nel  suo 
glorioso  ritorno  al  trono,  la  quale 
è  stata  l'espressione  del  suo  pie- 
toso impegno  per  il  bene  di  tutti  i 
suoi  figli.  Tutta  quasi  l'Europa, 
divenuta  preda  di  una  fazione 
miscredente,  aveva  veduto  andar 
sossopra  gli  affari  dei  regni  spi- 
rituali, e  lempoiali.  Riordinate 
in  fine  le  cose  per  un  tratto  pro- 
digioso della  divina  onnipotenza, 
ogni  sovrano  pensò  a  rimettere 
nel  suo  primitivo  stato  tiittociò, 
ch'era  stato  disorganizzato,  ed 
il  Papa  molto  più  si  diede  cura 
di  richiamare  al  giusto  metodo 
tuttociò,  eh 'erasi  disordinato  nel- 
la Chiesa.  Le  congregazioni  car- 
dinalizie preesistenti,  cinscuna  nel- 
le sue  particolari  attribuzioni,  sa- 
rebbero state  adattatissime  al  ne- 
cessario ordinamento;  ma  la  quan- 
tità immensa  degli  oggetti,  che 
si  presentavano,  ed  oggetti  di 
ìiuovo  geneie,  e  di  somma  ur- 
genza, indussero  il  Pontefice  loda- 
to, a  sgravio  di  nuovo  peso  alle 
altre  congregazioni,  ed  al  più 
sollecito  disbrigo,  a  formare  una 
nuova  congregazione  per  gli  af- 
fari ecclesiastici  straordinarii  di 
tutto  il  mondo  cattolico,  com- 
posta di  otto  Cardinali,  di  un  se- 
gretario chierico  regolare  di  san 
l'aolo  ossia  barnabita,  di  cinque 
consultori,  e  degli  opportuni  scrit- 


CON 

••  tori.  Questa  congregazione  ebbe 
-•'  un  cambiamento  nel  segretario, 
"  il  quale  è  un  prelato;  non  le 
■j  mancano  però  mai  materie  straor- 
»  dinarie,  sulle  quali  fa  diiopo 
"  prendere  straordinari  provvedi - 
»  menti  ".  V.  Concordati  ,  e  gli 
articoli  relativi. 

Novei'o  dei  segretari    della    con- 
gregazione. 

P.  D.  Francesco  Fontana^  barna- 
bita ,  promosso  agli  8  marzo 
1816  da  Pio  VII  al  cardinala- 
to,   mentre  era  segretario. 

P.  D.  Luigi  Lamhruschini,  barna- 
bita, fatto  Cardinale  dal  Papa 
regnante. 

P.  D.  Anton-Maria  Grandi,  bar- 
nabita. 

Monsignor  Pietro  Caprano,  arcive- 
scovo d' Iconio,  poi  creato  Car- 
dinale da  Leone  XII. 

Monsignor  Giuseppe  Antonio  Sala, 
fatto  Cardinale  dal  Papa  re- 
gnante. 

Monsignor  Castrnccio  Castracane 
degli  Antehninelli,  fatto  Caidina- 
le  dal  Papa  regnante. 

31onsignor  Litigi  Frezza,  creato 
Cardinale  dal  Pontefice,  che  re- 
gna, mentre  fungeva  1'  ulìizio  di 
segretario. 

Monsignor  Francesco  Capaccini,  at- 
tualmente sostituto  della  segre- 
taria di  stato,  e  segretario  della 
cifra. 

Monsignor  Giovanni  Drunelli  al 
presente  segretario,  già  sottosegre- 
tario, e  consultore  della  medesi- 
ma conffresazione. 


Congregazione  del  Buon   Governo. 


Il  governo  economico  delle  co- 
munità delle  città,  terre,  e  castelli 
dello  stato  ecclesiastico,  anticamen- 


CON 

te  era  appoggiato  al  tribunale  della 
camera,  non  esclusa  però  la  giuris- 
dizione della  sagra  congregazione 
della  consulta,  come  dice  il  Cnrili- 
nal  de  Luca  trattando  di  questa 
congregazione,  nella  sua  opera,  // 
Caldina  le  pratico  pag.  3^8.  Osser- 
va il  Lunadoro  su  cpiesto  punto, 
che  la  congregazione  del  buon  go- 
verno è  molto  affine  a  quella  del- 
la sagra  consulta,  laonde  non  deve 
andare  da  lei  disgiunto,  siccome  al 
civile,  il  politico  governo  clic  alla  con- 
sulta appartiensi,  ed  unito  deve  essere 
ad  essa  l'economico  del  buongoverno. 
IMa  siccome  il  trattare  gl'interessi  del- 
le comunità  nel  tribunal  camerale  per 
la  forma  giudiziaria  ritardava  quelle 
pronte  provvidenze  occorrenti, il  Pon- 
tefice Clemente  Vili  colla  costitu- 
zione prò  commissa  Nohis  a  Domi- 
no^ sì  i5  agosto  1 592,  istituì  que- 
sta congregazione  colle  opportune 
facoltà,  componendola  di  diversi 
Cardinali,  uno  de'  quali  poi  diven- 
ne prefetto,  e  di  diversi  prelati,  ed 
uno  di  essi  fosse  il  segretario,  i 
quali  dovessero  usare  vesti  pao- 
nazze, e  fossero  considerati  com- 
inensali  e  famigliari  del  Papa,  l 
prelati  addetti  alla  congregazione 
sono  chiamati  poneiili  del  Buon  go- 
verno,  perchè  essi  propongono  alla 
congregazione  i  rispettivi  interessi 
delle  diverse  comunità  soggette.  11  nu- 
mero e  le  descrizioni  di  tali  ponenze, 
dal  citato  Lunadoro,  Relaz.  della  cor- 
te di  Roma,  sono  riportate  a  pag. 
125  e  seg.  dell'edizione  colle  note 
del  Zaccaria.  Avanti  1'  istituzione 
del  Cardinal  prefetto,  il  Cardinal 
nipote  del  Pontefice  presiedeva  la 
congregazione ,  e  sottoscriveva  le 
lettere.  Anticamente  si  adunava  al- 
ternativamente con  quella  della  con- 
sulta in  ogni  sabbato ,  non  che 
con   quella   degli    aggravi,  o     sgra- 


CON  159 

vi  ,    di     cui     parlammo     superior- 
mente. 

Paolo  V  ampliò  la  giiuisdizione 
della  congregazione ,  coli'  autorità 
della  costituzione,  Cupienfes.  Ales- 
sandro VII  egualmente  fu  beneme- 
rito di  essa,  ed  emanò  utilissime 
provvidenze  sulle  comunità,  impo- 
nendo ai  governatori  d' invigilare 
sui  commissari  dei  baroni.  Così  Cle- 
mente XII  confermò  ad  aumentò 
le  prerogative  della  congregazione 
massime  sui  debitori  dello  stato,  e 
sul  vantaggio  de'sudditi.  Benedetto 
XIV  riformò  molte  cose  spettanti 
alla  congregazione ,  come  rilevasi 
dalle  costituzioni  38,  e  62,  che  si 
leggono  nel  tom.  Ili  del  suo  bolla- 
rio.  Colla  costituzione  Quainvif  , 
data  a  29  luglio  ijSi,  Bull.  Ma- 
ga, t.  XVIII.  p.  3o4,  Benedetto 
XIV  volle,  che  nelle  comunità  do- 
ve si  trattavano  affari  civili,  in  cui 
avessero  parte  gli  ecclesiastici,  due 
di  questi,  uno  secolare,  l'altro  re- 
golare, assistessero  a'  consigli  con 
voto  consultivo,  ed  intervenissero 
eziandio  una  volta  all'anno  al  ren- 
dimento de'conti  delle  spese  fatte 
dalla  comunità:  giacche  pagando 
il  clero  ancora  per  esse,  era  ben 
giusto  che  conoscesse  l'erogazione 
del  denaro,  e  richiamata  fosse  in 
vigore  la  circolare  d'Innocenzo  XI 
de'9  luglio  i68i.  Colla  costituzio- 
ne poi  Gravissimarwn  del  primo 
ottobre  1753,  Bnll.  Magn.  toni. 
XIX.  p.  73,  Benedetto  XIV  sta- 
bilì meglio  la  giurisdizione  della 
congregazione,  prescrivendo  i  me- 
todi ne'negozi  giudiziali,  ed  econo- 
mici. Il  suo  successore  Clemente 
XIII,  nel  17G1,  soppresse  la  Con^ 
gregnzione  Fermaiia[f  edi),  ed  as- 
soggettò il  governo  della  cittii,  e 
territorio  di  Fermo  alle  congregazioni 
del  buon  governo,  e  della  consulta. 


i6o                    CON  CON 

Sino  agli  ultimi  tempi,  la  giurisi  ministratione  honorum  cujiifique  co- 
tliziont',  e  le  altribuzioiii  dulia  con-  miinilnlix  ecclestasticne  ditionis. 
gregazioue  pnncipalmeiite  erano  Ma  assunto  al  pontificato  il  re- 
siill'economico,  e  civile  stato  delle  gnante  Gregorio  XVI,  essendo  l'or- 
comuni,  e  perciò  ad  esse  prescri-  dinamento  amministrativo  delle  co- 
veva  la  maniera  di  lare  gli  appai-  ninni,  e  delle  provincie  uno  degli 
ti,  di  amministrare  le  loro  rendite,  oggetti,  che  più  richiamarono  le 
esaminarne  lo  stato,  le  spese,  le  sue  zelanti  cure  governative,  ne  fe- 
alienazioui  che  facevano,  gli  obbli-  ce  pubblicare  le  disposizioni  per 
ghi  che  contraevano,  considerandosi  mezzo  dell'editto  in  data  5  luglio 
nullo  ciò,  che  non  avesse  l'appro-  i83i,  del  Cardinale  Tommaso  Ber- 
"vazione  della  congregazione.  Toc-  netti  prò  segretario  di  stato,  in  vir- 
cava  ad  essa  il  facultizzare  le  comu-  lù  delle  quali  la  congregazione  del 
ni  d'  impori-e  le  gabelle,  le  cui  buon  governo  cessò  da  qualunque 
controversie  poi  giudicava,  procede-  occupazione,  che  non  fosse  stretta- 
la privativamente  sui  debili  e  Cre-  mente  giudiziaria,  subentrando  nel- 
dili  delle  stesse  comunità,  sulle  cau-  hi  cessata  giurisdizione  i  presidi  dei- 
se  sì  civili  che  criminali,  e  miste,  1«  diverse  provincie,  e  i  consigli 
eccettuate  quelle  di  Roma,  e  quelle  provinciali  di  ognuna:  in  una  pa- 
delle città  amministrale  dai  Cardina-  Jola  la  giurisdizione  del  buon  go- 
li  legati;  inoltre  procedeva  formai-  verno  fu  conservata  nei  casi  di  con- 
mente contro  i  debitori,  e  delinquen-  troversia  per  alienazione  de'beni 
ti, vegliava  ai  bussoli  per  l'elezioni  dei  comunali,  come  si  può  vedere  nei 
magistrati  comunali,  in  somma,  co-  voi.  VI  ddla  raccolta  delle  leggi  ec. 
me  dice  il  De  Luca,  la  congregazione  dello  stato  Pontifìcio,  Roma  i835, 
si  occupava  di  tutte  quelle  cose  a  pag.  1 34-  Sono  a  vedersi  pure 
spettanti  gl'interessi  delle  comunità  le  pag.  119,  ove  si  riporta  il  citato 
dello  stato  pontifìcio,  tanto  se  era-  editto,  e  ^01,  ove  si  legge  la  dis- 
no  attrici  quanto  se  erano  ree,  posizione  sulla  cessazione  della 
nelle  cause  civili  e  criminali.  Di-  giurisdizione  del  buon  governo.  Nel 
poi  il  Pontefice  Pio  VII,  col  mo-  volume  li  della  Raccolta  si  trat- 
to proprio,  di  procedura  civile,  dei  tano  i  seguenti  punti:  giurisdizio- 
22  novembre  dell'anno  1817,  al  ne  del  buon  governo  nei  giudizi  in 
titolo  V,  emanò  alcune  previdenze  appello,  delle  controversie  ammi- 
sulla  congregazione.  Si  vegga  la  nistrative  decise  dalle  congregazioni 
collezione  delle  costituzioni,  leggi,  governative  delle  delegazioni  pag. 
ed  ordini  sulla  congregazione  del  72:  composizione  della  congregazio- 
buon  governo,  che  riporta  Reginal-  ne  del  buon  governo  in  tali  giudi- 
do  Angeli,  sotto-segretaiio  della  me-  zi  amministrativi,  pag.  2t8.  Non 
desima,  nel  libro  che  pubblicò  in  formano  materia  contenziosa  le  ver- 
R-oma  nel  1824,  intitolalo:  I  do'  tenze  relative  all'ammissione,  ed 
veri  de'  cittadini  verso  la  patria,  all'esclusione  dei  salariati  comuna- 
e  degli  impiegali  municipali  ec:  non  li,  quelle  sulle  occupazioni,  od  in- 
die l'articolo  Comunità'  o  Comune,  novazioni  delle  strade,  e  quelle  sui 
Il  Coheliio,  Notitia  Cardiiialatus,  diritti  di  pascere,  e  legnaie,  p.  2  jc). 
ne  tratta  alla  pag.  79,  congregaiio  I^e  decisioni  debbono  essere  sotto- 
A/',  de  botto  legimine  rectaque  ad-  scritte  da    tutti     i     componenti     la 


CON 

congregazione.  L'ordinanza  per  so- 
spendere l'esecuzione  degli  atti  am- 
ministrativi debb'emanarsi  dall'inte- 
ra congregazione,  e  non  col  mezzo  di 
semplici  rescritti,  pag.   -260. 

La  congregazione  del  buon  go- 
verno al  presente  è  composta  di 
diecinove  Cardinali ,  uno  de'quali 
è  prefetto,  di  sei  prelati  ponenti,  il 
più  anziano  de'quali  prende  il  ti- 
tolo di  decano,  d'un  prelato  segre- 
tario, di  un  avvocato  fiscale,  e  del 
capo  d'uffizio  della  computisteria. 
Il  Pontefice  Pio  VI  collocò  gli  uf- 
fizi, e  la  residenza  del  Cardinal 
prefetto,  e  di  monsignor  segretax'io, 
nel  palazzo  del  Collegio  Germanico 
(f^edi),  come  dicemmo  a  quell'ar- 
ticolo, col  pagare  al  collegio  una 
annua  corrisposta  ;  ma  avendo  Leo- 
ne XII  dato  il  detto  palazzo,  e  il 
collegio  annesso  al  seminario  ro- 
mano, e  stabilitavi  la  residenza  del 
Cardinal  vicario  di  Roma,  il  svio 
successore  Pio  Vili  trasportò  la 
residenza  degli  uffizi,  del  Cardinal 
prefetto,  e  di  monsignor  segretario, 
al  palazzo  della  cancelleria ,  nel 
modo  che  si  disse  al  volume  VII 
pag.  195  del  Dizionario.  Ecco  il 
novero  di  alcuni  Cardinali  prefet- 
ti   del    Buon  governo. 

Carlo  Pio  di  Savoja ,  Cardinale 
d' Innocenzo  X  ,  prefetto  :  mori 
nel    1689. 

Giuseppe  Renato  Imperiali,  geno- 
vese. Cardinale  di  Alessandro 
Vili,  prefetto:  cessò  di  vivere 
nel    1737. 

Domenico  Riviera  di  Urbino,  fatto 
Cardinale  da  Clemente  Xll,  pre- 
fetto :  morì  nel    1752. 

Federico  Marcello  Lante  della  Ro- 
vere^ romano,  Cardinale  di  Be- 
nedetto XIV:  moi'i  nel    1773. 

Giorgio  Dona,  genovese,    Cardinale 

voi.    XVI. 


CON  161 

di    Benedetto    XIV  :    mori    nel 
1759. 
Antonio  Casali,  romano,  Cardinale 
di     Clemente    XIV  :    moii    nel 
1787. 

Filippo  Carandini,  modenese,  Car- 
dinale di  Pio  VI,  il  quale  lo  fe- 
ce prefetto,  e  siccome  fu  il  pri- 
mo ad  abitare  il  detto  palazzo 
del  collegio  Germanico ,  questo 
dal  suo  cognome  prese  il  nome 
di  palazzo  Carandini  :  mori  nel 
1810. 

Ignazio  Busca,  milanese,  Cardina- 
le di  Pio  VI ,  prefetto  :  morì  nel 
i8o3. 

Girolamo  della  Porta,  di  Gubbio^ 
Cardinale  di  Pio  VII  :  morì  nel 
1812. 

Ferdinando  Maria  Saluzzo,  napo- 
litano ,  Cardinale  di  Pio  VII  : 
morì  nel    18 16. 

Giuseppe  Albani,  romano,  Cardi- 
nale  di  Pio  VII:  morì  nel    1834. 

Guidobono  Cavalchini,  di  Tortona, 
Cardinale  di  Pio  VII  :  morì  nel 
1828. 

Ercole  Dandini,  romano,  Cardinale 
di  Pio  VII,  cessò  di  vivere  nel 
palazzo  della  cancelleria  nel  1840 
a'  22   luglio. 

Agostino  Rivarola,  genovese,  Cardi- 
nale di  Pio  VII,  attuale  prefet- 
to fatto  dal  Papa  regnante. 

Congregazione  del  Censo. 

La  eguale ,  e  proporzionata  di- 
stribuzione della  imposta,  formando 
una  delle  primarie  parti  della  giu- 
stizia distributiva,  impegnò  sino  da 
antico  tempo  la  sollecitudine  de'  som- 
mi Pontefici.  Tralasciando  le  più 
antiche  ricerche,  che  potrebbero  far- 
si ne' secoli  anteriori  al  XVI,  non 
troviamo  rivolta  più  specialmente 
la  cura  de'  Pontefici,  e  delle  Comii- 
ì  i 


ììilà  [Tedi)  dello  stato  eccle«iiaslico 
alla  formazione  de' catasti  dall'anno 
1543,  quando  da  Paolo  III  venne 
ordinata  una  tassa  di  trecento  mila 
scudi  d'oro  da  ripartirsi  su  tutte 
Je  comunità.  Dopo  quell'epoca,  sot- 
to Paolo  V  del  r6o5,  Innocenzo 
XI  del  1676,  e  Clemente  XI  elet- 
to nel  1700,  varie  disposizioni  fu- 
rono date  perchè  ogni  comunità 
Tenisse  rettificando  con  più  accu- 
rate norme  il  suo  estimo,  e  fu  ce- 
lebrato sopra  tutti  r  editto  pubbli- 
cato dal  Cardinal  Imperiali  pre- 
fetto della-  Congregazione  del  Buon 
Governo  (Vedi),  nel  pontificato  di 
detto  Clemente  XI  nel    1708. 

In  questi  catasti  ,  anteriori  a  Pio 
VI,  sono  in  particolar  modo  da  os- 
servarsi le  seguenti  cose:  i.°  che 
la  sopraintendenza  alla  parte  legisla- 
tiva, ed  alla  correzione  de'  mede- 
simi ,  venne  attribuita,  ed  esercita- 
ta dalla  mentovata  congregazione 
del  buongoverno  ;  2.°  Che  il  prin- 
cipio pel  quale  furono  essi  formati, 
fu  quello  delle  assegne  ,  o  dichia- 
razioni de'  proprietari,  e  per  lo  piìi 
affermate  col  giuramento  ;  3.°  che 
non  vi  fu  un  modo  generale  di 
composizione  di  lui  catasto  univer- 
sale per  tutto  lo  stato  pontificio , 
ma  ciascuna  delle  comunità  ebbe 
facoltà  di  formare  il  suo  indipen- 
dentemente da  quello  d'ogni  altra; 
4.°  Finalmente,  che  pochissime  tra 
le  comunità  medesime,  dopo  il  no- 
minato editto  del  1708,  formaro- 
no  i  loro  catasti  mercè  l' elevazio- 
ne delle  mappe,  e  le  stime  de' pe- 
riti agrari,  quali  furono  Ravenna, 
Cesena,  Perugia,  Todi,  Spoleto,  ed 
Orvieto;  le  altre  tutte  conservaro- 
ìio  il  metodo  difettoso,  e  sospetto 
drlle  dichiarazioni.  Il  grandioso  di- 
segno di  un  catasto  generale  devesi 
attribuire    a    Pio    VI    d'immortale 


CON 

memoria  ,  che  Io  promulgò  colf  e- 
dilto  del  1777.  Del  resto,  sebbene 
più  sviluppati  lìe  fossero  gli  ordi- 
namenti, che  per  gli  antecedenti 
non  era  stato,  pure  esso  riposava 
sulla  stessa  base ,  cioè  sulle  dichia- 
razioni de' proprietari.  L'ammini- 
strazione continuò  ad  essere  in  po- 
tere della  congregazione  del  buon- 
governo ,  la  esecuzione  fu  attribui- 
ta a  dei  delegati,  che  si  spedirono 
espressamente  nelle  diverse  provin- 
cie,  ed  in  ciascuna  comunità  fu  co- 
stituita una  congregazione  catastale 
per  tutelare  gì'  interessi  de'  parti- 
colari. 

Era  però  riseibato  al  glorioso 
Pontefice  Pio  VII  di  prendere  su 
questo  importantissimo  argomento 
migliore  provvidenza  ,  ed  egli,  col- 
l'editto  del  180  r,  abolendo  le  tan- 
te guise,  e  denominazioni  d' impo- 
ste, che  sotto  svariate  forme  tra- 
vagliavano la  proprietà  e  l'agricol- 
tura ,  vi  costituì  la  sola  imposta 
fondiaria  ,  detta  Dativa  reale,  e  cu- 
rò seriamente,  perchè  la  detta  uni- 
ca imposta  sui  fondi,  fosse  distri- 
buita tra  i  contribuenti  proporzio- 
natamente al  reddito  de'  fondi  me- 
desimi. Pio  Vii  lo  fece  col  moto- 
proprio  de'  6  luglio  18 16,  che  in- 
comincia colle  parole  :  Quando  per 
ammirabile  disposizione  della  divi- 
na Provvidenza.  Sull'  organizzazione 
dell'  amministrazione  pubblica  dei 
suoi  stati,  al  titolo  VI,  Organiz- 
zazione de'  dazi,  e  di  altri  oggetti 
relativi  all'  erario  camerale,  coU'ar- 
ticolo  19,  furono  gettate  le  basi, 
ed  enrmciati  i  veri  principii  di  un 
catasto  generale  fonduto  sulla  mi- 
sura, e  siilh  stima  reale  ed  anali- 
tica de' fondi,  ed  uniforme,  per 
quanto  si  può,  tra  le  varie  parti 
dello  stato.  Tali  principii  sono  pur 
quelli,    che    oggi    governano    i   più 


CON 

famosi  catasti  di  Europa.  A  noi 
pare  poi  giusto  ed  indispensabile, 
il  riportar  qui  appresso  per  intero 
le  parole  del  menzionato  artico- 
lo  19. 

"     Per    coordinare     ogni    siste- 
ma amministrativo,  e  particolar- 
'   mente    quello,    che    riguarda    le 

>  contribuzioni,  alla  maggior  uni- 
'  formità  possibile ,  in  guisa  che 
I    alcuno  dei  sudditi   pontificii  non 

>  soffra  maggior  peso  dell'altro,  e 
'  volendo  ancora  che  sia  corretto 
'  ogni  errore  di  misura,  e  di  sti- 
'  ma,  onde  si  tolga  ogni  motivo 
'  di  giusto  reclamo,  viene  fino  da 
'   ora  stabilito,  che  si  eseguisca  in 

tutto  Io  stato,  colla  maggior  ce- 
lerità compatibile  con  la  natura 
'  dell'  opera ,  la  compilazione  dei 
nuovi  calasti  regolati  a  misura, 
ed  a  stima,  con  un  modulo  co- 
mune, che  renda  equabilmente 
uniformi  gli  allibramenti  dei  fon- 
di rustici,  avuto  riguardo  alla 
natura  del  suolo,  alla  di  lui  po- 
sizione e  prodotti ,  come  anche 
alle  differenti  specie  di  coltiva- 
zione, e  d' infortuni ,  ed  a  tutti 
gli  altri  elementi,  che  possono  e 
devono  aversi  in  considerazione 
Hello  stabilire  un  censimento,  ac- 
ciò si  renda  per  tutto  corrispon- 
dente alla  forza  intrinseca,  ed  al 
valore  reale  de'  fondi  slessi. 
»  A  quest  effetto  si  deputa  fino 
da  ora  una  congregazione  parti- 
colare col  titolo  di  Congregazio- 
ne de'  Catasti,  a  cui  verranno 
affidate  le  massime,  l'ordinamen- 
to, e  la  esecuzione  di  questa  im- 
portante operazione ,  la  quale  , 
non  potendosi  per  natura  sua  tei'- 
minare  in  ristretto  spazio  di  tem- 
po, deve  però  fino  da  ora  assi- 
curare i  possidenti,  che  nel  più 
breve  termine  possibile  la  pere- 


CON  \U 

»  quazione  dell'estimo  universale  sa^ 
w   rà  compita. 

»»  Questa  congregazione  è  inol- 
»  tre  incaricata  di  rivedere,  e  cor- 
55  reggere  ove  esistono ,  e  rispetti- 
55  vamente  di  formare  ove  non  esi- 
55  stono,  nel  piti  breve  termine  pos- 
»5  sibile,  i  censimenti  dei  fondi  ur- 
»  bani,  conservando  le  norme  pre- 
»  scritte  dal  moto-proprio  daziale 
"  dei  19  marzo  1801  ,  e  dai  suc- 
w   cessivi  regolamenti  ". 

La  prima    congregazione    de'  ca- 
tasti venne  presieduta  da  monsignor 
Cesare    Guenieri ,    allora    tesoriere 
generala  della  R.  C.    Apostolica,  6 
composta  di  prelati,  tra'  quali  mon- 
signor Nicola  Maria  Nicolai  sosten- 
ne le  funzioni  di  segretario.  Vi  fu 
aggiunta  una  direzione  in    sussidio 
del  presidente,    e  venne  dichiarato 
dii-ettoi'e  il  marchese  Luigi  Marini. 
Quindi,    essendo    stato    nel     18 ig 
monsignor    Guerrieri    esaltato    alla 
dignità     Cardinalizia ,     conservò    in 
questa  la  presidenza  del    censo ,    e 
continuò  a  reggere  le  gravi  opera- 
zioni intraprese,   trasportandone  la 
residenza  nel  palazzo  Pio   edificato 
dagli   Orsini  sulle  rovine  del  teatro 
di  Pompeo,  a  Campo  di  fiore,  che 
tuttora  occupa.  Alla  medesima  con- 
gregazione nel    1822   furono  aggre- 
gati vari  distinti  Cardinali,  conser- 
vati per  altro,  anzi  ridotti    a    sette 
i   prelati,  che  la  componevano.  Così 
la  congregazione  prese    il   titolo  di 
Congregazione   generale   del   censo ^ 
e  fra  i  prelati    venne    compreso  il 
tesoriere  generale,  e  l'avvocato  ge- 
ner.'de  del  fìsco.  Ebbe  un    segreta- 
rio egualmente  prelato  ,    anch'  esso 
tratto  fino  ad  oggi  dai   chierici    di 
camera  ;  ebbe  pure    un    consultoi'e 
legale,  e  restò  presieduta  dal   Car- 
dinal presidente  del  censo. 

AI  Cardinal  Guerrieri  successero 


,6i  CON  CON 

negli  stessi    onori ,    ed    attribuzioni  denza  fu  quella  di  eseguire  la  nii- 
col    titolo    però    di   pro-presidcnle,  sura  di  tutto  lo  stato,  e  la  forma- 
monsignor  Domenico  Cattani  dopo  zione  delle  mappe  di    tutti  i  terri- 
li    6    febbraio     i832,    epoca    della  torii,  per  offrire  cos\  un  catasto  to- 
luorte  del  Cardinale  ;   poscia    moa-  pografico.  Non  si  avevano  che  po- 
signor  Paolo  Mangelli  Orsi   nell'a-  che  mappe  qua  e  là  di  alcuni  ter- 
prile  del    i835.  ritorii ,  alle  quali  poca    fede    pote- 
Nello  stesso  anno,   come    meglio  vasi  aggiugnere  ;  quella  stessa    del- 
diremo  in  appresso,  venendo  ordì-  l' agro  romano  compilata    dal    Gin- 
nata  una  revisione  generale  di  tutto  golani  era  da  ritenersi   per  difetto- 
r  estimo  rustico    già  compilato  per  sa.  Le  sole,  di  recente  formazione, 
lo  stato,  la  presidenza  di  detta  no-  che  potevano  conservarsi,  eiano  quel- 
velia  operazione  ■venne  confidata  al  le  elevate  dal  cessato  governo    Ita- 
Cardinal   Gio.  Francesco  Falzacap-  lieo  nelle  legazioni,  e  nelle  provin- 
pa,  nel  quale  poco  dopo,  nel  1H37,  eie  di   Libino,  e  Pesaro,  già   intra- 
furono  ancora   riunite   le  attribuzio-  prese  fino  dal     181  i.    In    tutte    le 
ni    della    presidenza    del    censo,    e  altre  provincie  bisognava  crearle  per 
presidente  della    revisione    generale  la  prima  volta.   La    congregazione , 
del  censo.   Parimenti  intorno  a  quel  nel  febbraio    1 8  i  7 ,  pubblicò  il  re- 
tempo, cioè  nel    i838,  colla  morte  golamento  a  tale  ogg-etto,  cioè  sulla 
del  marchese  IMarini    fu    soppressa  misura  e    formazione    delle   mappe 
la  direzione  del  censo ,    e  le  occu-  in    centonovantacinque     articoli ,    e 
pazioni  di  essa  vennero    a    riunirsi  sulle  norme  del  medesimo  le  misu- 
nel  Cardinal  presidente.  Finalmen-  re,    e    le  mappe  di  tutto   lo  stato 
te,  nel  settembre    1 840 ,    implorata  vennero    eseguite    in    quattro    anni 
dal  Cardinal  Falzacappa    la  rinun-  circa.   Si  ebbe    allora    la    superficie 
eia  da  sua  Santità,    fu  dalla    me-  intera    dello    stato     ecclesiastico    in 
desima    Santità    sua    accordata ,    e  rubbia  romane  due  milioni ,  quat- 
vsnne  surrogato  alla  carica    col  ti-  trecento  trentasette  mila,  ottocento 
tolo    di    pro-presidente     monsignor  trentatre;    dalle    quali    detratte    le 
Gaspare  Grassellini,  chierico  di  ca-  aree    delle    città,   teiTe,    castelli,  e 
mera,  che  attualmente  con  lode  l'è-  ville,  quelle  dei  fiumi,  laghi,  canali, 
sercita.  Esposta  così  l' origine,    e  le  strade,    ec,    si    hanno    rubbia    due 
vicende  della  congregazione  del  cen-  milioni  centosessantasei  mila,  nove- 
so,  è  necessario  il  raccontare  adesso,  cento  sessantatre  censibili.  Le  map- 
per  quanto  la  brevità  di    vm    arti-  pe  di  tutte  le  provincie  dello  stato, 
colo  il  permette,  l'interessante    sto-  che  si  conservano  nell'archivio  del- 
lia  delle  grandi  operazioni  eseguite  la  presidenza  del    censo,  ascendono 
per  opera  della    medesima,    per  la  al  numero  di  quattromila  ,    e    set- 
formazione  e  perfezione    degli  esti-  tantatre,  nelle  quali    sono    descritti 
ini  di  tutto  lo  stato.  circa    quattro    milioni   di    appezza- 

A  due  grandi  classi  possono  ri-  menti, 
dursi  le  dette  operazioni ,  quelle  Inoltre  la  operazione  anzidetta 
cioè  che  riguardano  le  misure ,  e  obbligò  all'adottazione  d'una  misura 
quelle  che  riguardano  la  stima  dei  comune  in  tutto  lo  stato,  ad  otte- 
terreni.  La  prima  cura  della  con-  nere  cosi  la  uniformità  tra  le  map- 
gregaziqne  del  censo,  e  della  presi-     pe  per  uà  pronto  ragguaglio  fra  la 


CON 

supei-ncie  de'  terreni  delle  diverse 
comunità.  La  congregazione  de'  ca- 
tasti ordinò ,  che  la  misura  cen- 
suale  fosse  il  quadrato  diviso  in 
dieci  tavole  ;  ciascuna  tavola  è  di- 
visa in  mille  canne  censuali;  cia- 
scuna canna  censuale  è  eguale  al 
metro,  ed  è  divisa  in  cento  parti 
dette  centesimi,  eguali  ai  centesimi 
del  metro.  Così  veniva  ad  adottarsi 
per  tutto  lo  stato  quella  stessa  mi- 
sura uniforme  ,  eh'  è  diffusa  ,  ed 
adottata  in  tante  parti  d'Europa. 
Per  renderne  piìi  divulgata  poi,  e 
più  comune  l'applicazione,  furono 
in  seguito,  nel  dicastero  stesso  del 
censo,  calcolate  e  compilate  delie 
tavole  di  ragguaglio  per  tutte  le 
comuni  dello  stato,  mercè  le  quali 
le  misure  lineari  di  ciascuna  di  esse 
furono  comparate  in  tutte  le  loro 
divisioni  colla  misura  censuale.  L'o- 
pera, eh'  è  molto  utile  ed  interes- 
sante, è  compresa  in  nove  volumi, 
e  trovasi  vendibile  presso  lo  stesso 
dicastero  del  censo. 

Posseditrice  di  questo  pi'ezioso 
deposito  di  tutte  le  mappe  dello 
stato  pontifìcio,  che  comprendono 
la  intera,  e  minuta  descrizione  di 
tutta  la  di  lui  superficie ,  la  presi- 
denza volse  l'animo  a  tranne  il 
profitto,  che  gli  altri  stati  (  ove  si 
è  ridotto  im  catasto  topografico  ) 
hanno  curato  di  trarne,  la  forma- 
zione, e  la  pubblicazione  cioè  delle 
carte  geografiche,  e  topografiche  del- 
le Provincie,  e  delle  città.  Ma  sino- 
ra i  suoi  sforzi  non  sono  stati  co- 
ronati che  da  lenti  successi.  Si  han- 
no soltanto  pubblicate  le  carte  to- 
pografiche della  città  di  Roma_,  va- 
sto ed  esattissimo  lavoro,  inciso  per 
ordine  e  cura  del  Cardinal  Guer- 
rieri, la  carta  del  suburbio  di  Pio- 
ma ,  che  fu  fatta  per  ordine  del 
Cardinal  Falzacappa,  e  la  carta  di 


CON  i65 

Civitarecchia ,  pubblicata  recente- 
mente per  ordine  di  monsignor 
Grassellini.  Tuttavolta  si  prosiegue 
presso  quel  dicastero  la  incisione 
di  altre  carte  topografiche ,  e  le 
mappe ,  eh'  esso  possiede,  servono 
alla  formazione  della  calta  geogra- 
fica generale  di  tutta  l' Italia,  della 
quale  si  occupa  oggi  il  governo  im- 
periale austriaco. 

Dalle  operazioni  e  dai  lavori  ese- 
guiti per  effettuare  la  misura  genera- 
le di  tutto  lo  stato,  base  prima- 
ria della  formazione  di  un  intiero 
catasto,  passando  a  quelle  per  ese- 
guire con  giustizia  e  con  uniformi- 
tà la  stima  de'terreni,  diremo  co- 
me le  massime  pi  nei  pali  ne  furono 
enunciate  nel  moto  proprio  del  Pon- 
tefice Pio  VII,  sulle  stime  de'fon- 
di  rustici,  dato  li  3  marzo  1819, 
che  comincia  colle  parole  manife- 
stammo già,  e  furono  poscia  più 
particolarmente  sviluppate  colle  i- 
struzioni  generali  della  congrega- 
zione del  censo  del  1823.  Per  esse 
si  dispone,  che  la  stima  de'terreni 
si  deduca  dalla  rendita  netta  dei 
medesimi,  la  quale  venga  assunta 
sul  prodotto  medio  di  quelle  col- 
tivazioni a  cui  trovansi  attualmen- 
te addette^  combinate  coi  diversi 
gradi  d'intrinseca  feracità,  e  colle 
circostanze  di  loro  esposizione,  e 
giacitura,  e  sottratta  dal  prodotto 
ogni  spesa  di  coltivazione,  ed  ogni 
parte  che  debbasi  attribuire  agli  in- 
fortuni ed  alle  intemperie  del  cielo,  e 
alla  umana  industria  (artici.);  2." 
che  per  ciascun  territorio  fosse  forma- 
ta una  speciale  tariffa  esfimafiva,  nel- 
la quale  venisse  rappresentato,  e 
calcolalo,  come  in  uno  specchio  sta- 
tistico, il  prodotto  di  ciascun  gra- 
do di  coltivazione,  e  le  spese  neces- 
sarie per  ottenerlo  giusta  le  consue- 
tudiui  locali    del    territorio,   e   eoa 


i66  CON 

siffatta  speciale  tariffa  fossero  giudi- 
cati, ed  apprezzati  ciascuno  de'fon- 
di  che  la  compongono  (artic.  If, 
III,  V,  e  IX,  );  3."  che  tale  tarif- 
fa, come  ogni  altra  operazione  di 
stima,  fosse  eseguita  col  concorso 
e  sotto  gli  occhi  de'  possidenti,  e 
delle  magistrature  di  ciascuna  co- 
muni tà^  e  dalle  medesime  confer- 
mata (artic.  IV,  e  XVIII,);  4.°  che 
i  prezzi,  ai  quali  calcolati  i  pro- 
dotti, si  deducessero  da  quelli  che 
ebbero  luogo  nel  decennio  decor- 
so dal  1785  al  1794  (artic.  VII); 
5."  che  sulla  rendita  netta  de'ter- 
reni,  depurata  a  seconda  degli  an- 
tecedenti articoli ,  si  formassero  i 
capitali  degli  estimi  censuali  alla 
ragione  del  quattro  per  cento  (ar- 
tic. XI);  6.'  che  finalmente,  for- 
mati cos\  gli  estimi  di  tutte  le  co- 
munità, fossero  resi  di  pubblica  ra- 
gione per  tre  mesi,  e  dopo  accol- 
ti, e  soddisfatti  i  reclami  di  ciascun 
proprietario,  ricevessero  la  sanzione 
delia  congregazione  generale  (artic. 
XIX,  XX  ).  F.  il  citato  moto-pro- 
prio, non  che  le  istruzioni  del 
1823. 

Compiute  dall'anno  18 19  a  lut- 
to il  1824  tutte  le  necessarie  ope- 
razioni e  gli  sludi  preliminari,  che 
qui  sarebbe  lungo  descrivere,  furo- 
no le  stime  de'fondi  rustici  intra- 
prese col  cominciare  del  1825  col- 
l'opera  di  otto  ispettori,  ognuno  dei 
quali  regolava  dieci  periti  d'uffi- 
cio, ed  altrettanti  geometri  sussidia- 
ri. Ed  al  fine  dell'anno  1827,  cioè 
dopo  soli  tre  anni,  erano  già  com- 
piuti gh  eslimi  di  tutto  lo  stato, 
ed  eseguite  mille  cento  novantacin- 
que tariffe,  ed  estimati  mille  due- 
cento quarantadue  territori.  L'esti- 
mo totale  dello  stato,  che  nel  pre- 
cedente catasto  era  considerato  per 
centosessautaqualtro  milioni^  duecea- 


CON 

to  settantadue  mila,  settecento  cin- 
quanta, nel  novello  veniva  ad  es- 
sere di  scudi  centottantatre  milio- 
ni, duecentottantotto  mila,  seicen- 
to dodici,  con  aumento  perciò  di 
altri  diecinove  milioni.  Tra  le  Pro- 
vincie, alcune  scemavano  del  loro 
estimo  di  un  quinto,  o  di  un  ter- 
zo, altre  intorno  a  m^tà  ;  altre  in 
vece  crescevano  di  circa  il  doppio. 
Furono  portate  dalla  presidenza 
alcune  ulteriori  modiQcazioni,  dopo 
serie  e  lunghe  discussioni,  a  questi 
originari  e  primitivi  estimi,  pei  qua- 
li i  medesimi  venivano  ad  essere 
ridotti  a  scudi  centoltanta  milioni, 
quattrocento  trentaquattro  mila,quat- 
trocento  cinquantaqualtro.  Pure  in 
parte  per  la  novità,  difficoltà, e  gran- 
dezza dell'operazione,  parte  per  l'in- 
teresse vivissimo,  che  doveva  sor- 
gerne per  ciascun  proprietario,  co- 
me per  ciascuna  provincia,  l'uni- 
versalità non  si  mostrava  soddisfat- 
ta dei  risultamenti  ottenuti.  Desi- 
derosa quindi  la  congregazione  del 
censo  di  ottenere  la  comune  soddis- 
fazione, dopo  il  i83i,  ordinò  che 
si  ricevessero  i  reclami  de' proprietari, 
ed  ancora  delle  comunità ,  ed  ai 
medesimi  si  rendesse  scrupolosa,  ed 
imparziale  giustizia.  Tale  novella 
e  difficile  operazione  fu  recata  a 
termine  nel  i833.  L'estimo  gene- 
rale giungeva  per  essa  a  scudi  cen- 
tosessantauno  milioni,  trentuno  mi- 
la ottocento  novantanove,  e  la  con- 
gregazione, e  la  presidenza  desiderose 
di  vederlo  infine  messo  inattività, 
si  affrettavano  a  farlo  descrivere  nei 
catastini,  che  sono  i  volumi,  ne'qua- 
li  vengono  esposti  i  singoli  fondi  col 
loro  valore  di  ciascun  territorio  del- 
lo stato. 

Ad  onta  di  tuttociò  gli  animi 
non  si  quietarono  per  siffatti  ulte- 
riori   risultamenti ,    e    da    ciascuna 


CON 

delle  Provincie  si  levavano  de'cla- 
mori,  e  si  adduce  vano  delle  ragio- 
ni per  mostrare  qualche  singola 
provincia  aggravata  in  comparazio- 
ne di  ogni  altra.  Il  regnante  Papa 
Gregorio  XVI ,  mentre  ardente- 
mente desiderava  di  pronunziare 
questo  solenne  giudizio  di  giustizia 
distributiva,  e  voltava  insieme,  ch'es- 
so fosse  tale  da  riscuotere  la  comu- 
ne soddisfazione,  e  da  procurare  a 
tutti  i  popoli  le  più  giuste,  e  le 
più  miti  condizioni ,  secondando 
l'animo  suo  provvido  e  generoso, 
volle  che  le  lagnanze  di  ciascuna 
provincia,  ed  i  modi  di  provveder- 
vi fossero  esaminati,  e  discussi  in 
Roma  da  una  commissione  compo- 
sta di  deputati  scelti,  ed  inviati  da 
ciascuna  legazione ,  o  delegazione 
dello  stalo,  compreso  l'agio  Roma- 
no. Fu  allora  disposto  che  l'estimo, 
quale  risultava  dopo  il  pi'edelto 
sforzo  de'reclami,  e  quale  era  de- 
scritto ne' catastini,  fosse  provviso- 
riamente messo  in  attività  per  tut- 
to lo  stato,  e  su  di  esso,  dal  set- 
tembre 1835  in  poi,  si  ripartisse, 
e  si  pagasse  la  imposta;  che  il  me- 
desimo assumesse  il  carattere  ed  il 
titolo  di  estimo  provvisorio;  che 
intanto  si  ordinasse  una  revisione 
generale  di  esso  estimo  per  tutto 
lo  stato  da  eseguirsi  da  una  soia 
giunta  di  periti  di  general  fiducia; 
e  che  le  correzioni,  che  ne  nasces- 
sero, servissero  alla  finale  rettifica- 
zione del  generale  catasto.  A  tal 
effetto  fu  disposto  un  regolamento 
generale  di  revisione  dell'estimo  ru- 
stico dello  stato,  che  porta  la  data 
degli    II   luglio    i835. 

Quindi  colle  sopraddette  condizio- 
ni, fu  scelta  una  giunta  di  periti,  e 
la  direzione  della  ordinata  revisio- 
ne fu  affidata  ad  un  Cardinale  col 
titolo   di  presidente  della   generale 


CON  167 

revisione  del  Censo.  Col  principio 
del  i836  fu  intrapresa  la  divisione 
dell'estimo  della  provincia  di  Fer- 
rara, e  condotta  fino  a  quella  di 
Pesaro,  per  varie  vicende  nel  1840 
venne  interrotta,  poscia  nel  mar- 
zo del  1842  ricominciala  in  quel- 
la stessa  provincia,  ove  mentre  noi 
scriviamo  il  presente  articolo  si  con- 
tinua con  molto  ed  efficace  zelo 
ed  operosità.  Questa  è  la  breve 
istoria  del  catasto  Pontificio,  di  cui 
non  possono  non  lodarsi  le  massi- 
me, come  quelle ,  che  sono  oggi 
adottate  dai  più  celebri  catasti  di 
Europa ,  e  fondate  sui  migliori 
principii  della  economia  rurale.  Che 
se  il  medesimo  non  vedesi  ancora 
toccare  al  suo  termine ,  né  giu- 
gnere  a  quell'ultima  perfezione,  che 
gl'interessi  de'contribuenti  possono 
desiderare,  egli  è  certo  che  nulla 
si  è  risparmiato  dalla  congregazio- 
ne del  censo,  e  sopra  tutto  dal 
Papa  regnante  per  arrivarci:  che 
ove  si  considera  per  la  gravissima 
difficoltà  della  materia,  e  per  la 
vastità  dell'operazione,  non  dee  re- 
car maraviglia  se  siensi  nello  stato 
Pontificio  incontrate  le  stesse  diffi- 
coltà di  tempo  o  di  contraddizione, 
che  né  più  né  meno  si  sono  incon- 
trate, e  tutt'oggi  travagliano  la  for- 
mazione de'catasti  di  ogni  altro  re- 
gno. Nondimeno  ogni  cosa  concor- 
re per  far  sperare ,  che  l'attuale 
operazione  di  revisione  possa  otte- 
nere un  felice  successo,  e  dare  al 
Pontefice  Gregorio  XVI  la  conso- 
lazione paterna  di  poter  imporre 
il  suo  nome  al  più  solenne  alto 
di  giustizia  distributiva  verso  i  suoi 
sudditi. 

Chi  volesse  più  particolarmente 
conoscere  la  legislazione,  e  la  sto- 
ria dal  catasto  Pontifìcio,  potrà  con- 
sultare  la   RaccvUa  delle   leggi,   e 


i68  COx\ 

disposizioni  di  pubblica  amministra- 
zione, ove  all'articolo  Censo  si  ri- 
portano le  leggi,  e  i  regolamenti  re- 
lativi al  nuovo  censimento  dello 
stato  ecclesiastico  pubblicato  in  Ro- 
ma nel  1824,  principalmente  il 
Tolume  TI  della  prima  collezione; 
il  volume  I  del    i834;  e  i  volumi 

I  e  II  del  i835.  Cosi  ancora  va 
consultata  la  relazione  generale  del 
mioi'o  censimento ,  pubblicata  nel 
1824  dal  Cardinal  Guerrieri,  e 
poi  riprodotta  a  tutto  il  1 833,  da 
monsignor  Cattaui  prò -presidente 
del  censo. 

AI  presente  la  congregazione  del 
censo  si  compone  di  otto  Cardina- 
li, di  monsignor  presidente ,  del 
pro-tesoriere  generale,  di  due  pre- 
lati uno  de'quali  è  segretario,  dei 
monsignori  avvocato  generale  del 
fìsco,  e  della  R.  C.  Apostolica,  non 
che  d'un  consultore  legale.  /^.  Ca- 
tasto. 

Congregazione  della  Cerimoniale. 

Sisto  V  n'è  l'istitutore,  come  si 
legge  nella  bolla  Immensa  del  i  5S'j. 

II  Lunadoro  dice,  che  è  una  deriva- 
zione della  Congregazione  de^sagri 
riti  [ledi).  Appartiene  a  questa 
congregazione  1  invigilare  all'esatto 
adempimento  della  sagra  liturgia^ 
non  che  dirigere,  e  decidere  in- 
torno alle  questioni  ed  ai  dubbi 
che  riguardano  la  formalità,  le  piee- 
minenze  tra  i  Cardinali  prelati,  ed 
altri.  Ad  essa  pure  spetta  il  ceri- 
moniale appartenente  agli  amba- 
sciatori, e  rappresentanti  de'sovrani 
presso  la  santa  Sede  ;  come  anche 
il  giudicare,  e  decidere  su  alcuni 
punti  delle  sagre  cerimonie  nelle 
cappelle  e  funzioni  pontificie^  per- 
chè ordinata,  grave,  ed  esatta  sia  la 
jfnaniera  di  procedere  pelle  medesi- 


CON 

me  negli  atti  esterni,  e  solenni  del 
culto  divino,  e  degna  della  maestà 
della  santa  Sede.  Era  ben  giusto 
che  le  sagre  funzioni  celebrate  nel- 
la capitale  del  cristianesimo  dal 
sommo  Pontefice,  dai  Cardinali  di 
santa  Chiesa,  e  dalla  romana  pre- 
latura, fossero  accompagnate  da 
regolate  e  stabili  cerimonie,  e  da 
ecclesiastica  gravità,  e  corrisponden- 
te ordine,  affinchè  si  distinguesse 
il  corteggio  del  supremo  Gerarca 
per  un  misto  di  sacerdotale,  di  re- 
gio, di  principesco,  e  di  sagro,  da 
inspirare  riverenza  e  venerazione. 
Perciò  conveniva,  che  un'apposita 
congregazione  vegliasse  sui  rispetti- 
vi cerimoniali,  li  facesse  eseguire 
e  giudicasse  sui  punti  di  divergen- 
za, e  sulle  questioni,  che  potesseix) 
insorgere  in  progresso  di  tempo. 

Il  Cardinal  decano  pro-tempore 
del  sagro  Collegio  è  sempre  il  pre- 
fetto di  questa  congregazione  come 
quegli,  che  per  la  sua  anzianità,  e 
sperienza,  e  relative  cognizioni,  si 
ritiene  per  uno,  e  forse  il  piìi 
istruito  de' Cardinali  nelle  cerimo- 
nie, nella  liturgia,  e  particolarmen- 
te in  quelle  riguardanti  la  Sede  a- 
postolica  e  la  romana  corte.  A  tal 
effetto  giustamente  il  Cardinal  de- 
cano viene  consultato  sopra  le  ver- 
tenze di  qualimque  specie  di  eti- 
chetta, di  distinzione,  di  onorificen- 
za, di  trattamento,  e  di  cerimonia- 
le ;  massime  in  tutto  quello,  eh  è  do- 
vuto ai  singoli  membri  del  sagro 
Collegio  de'Cardinali.  Gli  ultimi  Car- 
dinali prefetti  della  cerimoniale  furo- 
no, i  Cardinali  Gio:  Francesco  Alba- 
ni, Leonardo  Antonelli,  Alessandro 
Mattei,  e  Giulio  Maria  della  So- 
maglia.  Al  presente  è  il  Cardinale 
Bartolommeo  Pacca,  ed  undici  Car- 
dinali, oltre  di  lui,  ne  sono  mem- 
bri. 11  segretario  è  sempre  uno  dei 


CON 

Maestri  delle  cerimonie  pontificie 
(f^edi).  V,  il  LunadorOj  Relazione 
della  corte  di  Roma  tom.  II.  pag. 
1 08,  e  gli  aiticeli  Cerimonie  e  Ce- 
rimoniere. 

Dalla  segretaria  della  cerimonia- 
le si  danno  le  istruzioni  alla  Guar- 
dia nobile  Pontifìcia  (  ì  edi) ,  che 
porta  il  berrettino  cardinalizio  al 
Cardinale,  che  nella  sua  promozio- 
ne si  trova  fuori  di  Roma,  in  uno 
alla  partecipazione  di  sua  esaltazio- 
ne. Egualmente  dalla  sagretaria  si 
manda  in  precedenza  al  novello 
Cardinale,  il  cerimoniale,  con  cui 
deve  ricevere  tanto  la  detta  guar- 
dia quanto  l'ablegato,  che  gli  re- 
cherà la  berretta  cardinalizia.  Alla 
stessa  guardia  si  consegna  un'istru- 
zione pel  Cardinale,  relativa  al  suo 
contegno,  e  al  formolario,  che  deve 
usare  nello  scrivere  ai  sovrani  cat- 
tolici, ed  a  tutti  i  Cardinali  per 
partecipare  loro  la  propria  esalta- 
zione. Dalla  segretaria  pure  si  conse- 
gna a  monsignor  ablegato,  destinato 
per  la  berretta  cardinalizia,  l'istru- 
zione, e  il  ceremoniale  per  la  impo- 
sizione della  berretta,  ed  altro,  che 
si  deve  praticare  prima  e  dopo  di 
tal  funzione,  non  che  la  furmola 
del  giuramento,  che  il  Cardinale 
dovrà  sottoscrivere,  avanti  di  rice- 
vere la  berretta.  Tanto  la  formola 
sottoscritta,  che  un'esatta  relazione 
della  funzione  risguardante  la  se- 
guita imposizione  della  berretta, 
dall'ablegato  si  dovrà  rimettere  a 
monsignor  segretario  della  cerimo- 
niale, per  collocarsi  nell'archivio 
della  congregazione.  In  questo  ar- 
chivio si  custodiscono  le  copie  del- 
le lettere,  che  i  sovrani  scrivono  in 
risposta  al  nuovo  Cardinale,  ed  ivi 
pure  si  conserva  la  copia  delle  ris- 
poste, che  i  sovrani  fanno  alle  let- 
tere scritte  ad  essi  da  tutti  i  Ca?- 


CON  169 

dlnali  per  la  solennità  del  santo 
Natale. 

Alla  segretaria  della  congrega- 
zione cerimoniale  spetta  lisolve- 
re  le  questioni,  che  insoigono  tra 
i  prelati  delegati  colle  civiche  ma- 
gistrature, coi  capitoli,  e  colle  au- 
torità sì  civili,  che  militari,  ec.  Egli 
è  perciò  che  la  segretaria  di  stato, 
e  la  segretaria  per  gli  aftari  di  sta- 
to interni  sono  in  comunicazione 
colla  segretaria  della  cerimoniale, 
e  nei  ricorsi,  che  ricevono,  o  nei 
dubbi  che  insorgono,  sia  ai  delega- 
ti, sia  alle  magistrature,  sia  alle 
autorità  ecclesiastiche,  civili,  e  mili- 
tari, sempre  viene  interpellato  mon- 
signor segretario  della  congregazio- 
ne cerimoniale.  La  congregazione 
nelle  materie  più  rilevanti,  o  nuo- 
ve, alle  quali  non  si  possono  ap- 
plicare le  decisioni  già  emanate,  si 
raduna  come  tutte  le  altre  nelle 
camere  delle  congregazioni,  nel  pa- 
lazzo apostolico,  ove  risiede  il  Papa. 

Appena  è  eletto  il  nuovo  Ponte- 
fice, secondo  la  volontà  sua,  in- 
combe al  segretario  della  cerimo- 
niale scrivere  lettera  circolare  ai 
Cardinali,  ed  altri,  se  riconosce, 
o  no  i  propri  patenti,  e  nel  caso 
che  li  riconosca,  qiial  trattamento 
loro  si  competa.  Quando  poi  il 
Papa  nel  suo  appartamento  riceve 
sovrani,  o  principi  reali  d'ambo  i 
sessi,  monsignor  segretario  si  trova 
nella  pontifìcia  anticamera  per  re- 
golare il  ricevimento;  ed  altrettan- 
to fa  se  il  Papa  restituisce  a' so- 
vrani la  visita,  recandosi  nell'anti- 
camera di  questi  ultimi,  afline  di 
regolare  il  cerimoniale.  Se  poi  il 
Papa  farà  il  ricevimento  de'  sovra- 
ni solenne  e  pubblico,  il  segretario 
lo  concerterà  prima  col  prefetto  del- 
le cerimonie,  al  quale  tocca  poi  re- 
golare il  ricevimento,  ed  annunzia- 


lyo 


CON 


re  al  Pontefice  il  sovrano  visitante, 
come  accadde  quando  l'imperatore 
Francesco  I  si  recò  a  visitare  Pio 
VII.  In  quel  punto  il  prefetto  del- 
le cerimonie  disse  ad  alta  voce:  sua 
maestà  U  iinperalore  d'Austria  ;  ed 
il  Pontefice  si  mosse  ad  incon- 
trarlo. 

Congregazione  del  Concilio. 

Prevedendo  ,  e  prudentemente 
temendo  i  venerabili  padri  dell'ul- 
timo concilio  generale  celebrato  in 
Trento,  che  per  le  maliziose  arti 
di  alcuno,  o  per  le  eccedenti  sot- 
tigliezze di  qualche  teologo,  ovvero 
per  l'ignoranza  di  altri,  potessero 
nascere  de'  dubbi  sulla  intelligenza 
de'  dottrinali  e  decreti,  in  esso  con- 
cilio pubblicati,  sebbene  espressi 
colla  pili  luminosa  chiarezza,  sup- 
plicarono il  Pontefice  Pio  IV,  che 
provvedesse  in  qualunque  maniera', 
e  nel  modo  più  acconcio  ai  disor- 
dini, ai  dubbi,  e  alle  diliicoltà,  che 
potessero  insorgere.  Sess.  i5,  de 
recipiendis ,  et  observandis  decrelis 
Concil. 

Aderendo  Pio  IV  alle  giuste  ri- 
chieste de'  padri,  nell' approvare  e 
confermare  solennemente  il  conci- 
lio, colla  bolla  Benedictus  Deus  7 
kal.  februarii  1 563,  dichiarò  con  au- 
torità apostolica  :  »  d' interdire  a 
"  ciascuna  persona  si  ecclesiastica, 
»  che  secolare  di  qualunque  digni- 
■"  tàj  condizione,  o  grado,  ed  a'  pre- 
•>  Iati  medesimi,  sotto  pena  d' ia- 
»  terdetto  dell'  ingresso  alle  chiese, 
»  ed  agli  altri  sotto  pena  di  sco- 
"  munica  da  incorrersi  nello  stesso 
"  momento,  laiae  sententiae,  che 
»  osasse  senza  il  permesso  del- 
"  la  santa  Sede  di  pubblicare  in 
»  qualsiasi  modo  commentari,  an- 
»   notazioni,  glosse,  ec,    o    qualun- 


CON 

que  siasi  altra  sorte  d' iuteiprc' 
tazione  sui  decreti  del  concilio 
di  Trento,  sotto  qualunque  ve- 
lo, o  colorito  pretesto  ancora  di 
conferma ,  ed  approvazione  di 
detti  canoni  ;  e  se  incontrandosi 
difficoltà  in  alcun  decreto  ne  de- 
c  siderasse  taluno  la   dichiarazione 

>  ed  interpretazione,  dovesse  ricor- 

>  rere  alla  santa  Sede  apostolica 
maestra  di  tutti  i  fedeli,  e  la  cui 
autorità  lo  stesso  concilio  aveva 
adorata  sì  riverentemente;  la  qual 
Sede  apostolica  riserva  a  sé  il  di- 
ritto di  decidere,  e  dichiarare  le 
controversie,  questioni,  e  dubbi, 
che  nascer  potessero  sui  decreti 
del  sagrosanto  concilio  ". 

Poco  dopo  di  tale  approvazione 
e  dichiarazione,  lo  stesso  Pio  IV^ 
volle  istituire,  4nonas  augusti  i564, 
colla  bolla  Alias  nos,  presso  il  Bull, 
Piom.  tom.  II,  pag.  3,  una  congre- 
gazione di  otto  Cardinali,  i  quali, 
come  osserva  il  De  Luca,  o  come 
presidenti,  ovvero  come  prelati,  teo- 
logi ec,  erano  intervenuti  al  me- 
desimo concilio,  e  perciò  informati 
pienamente  del  suo  spirito,  e  dei 
motivi  degli  emanati  decreti.  Ecco- 
ne i  nomi:  Il  prefetto  era  il  Car- 
dinal Giovanni  Moroni ,  gli  altri 
sette  sono  :  Jo.  Michele  di  s.  Ana- 
stasia Saraceno;  Gio.  Batt.  di  s. 
Clemente  Cicala  ;  Michele  di  s.  Sa- 
bina, Alessandrino,  poi  Papa  s.  Pio 
V  ;  Clemente  di  s.  ]Maria  in  Ara- 
coeli  ;  Ludovico  di  s.  Ciriaco  alle 
Terme;  Simonetta;  Carlo  di  s.  Mar- 
tino ai  Rlonti  Borromeo,  che  ve- 
neriamo sugli  altari;  e  Vitelloticos 
Vitelli.  A  questa  congregazione  Pio 
IV  diede  l'incarico  di  vegliare  sul- 
l'esecuzione del  concilio,  e  di  riferire 
i  dubbi  al  sommo  Pontefice,  il  qua- 
le soltanto  doveva  spiegarli.  Dipoi 
s.  Pio  V,  come  avverte  il  Fagna- 


COx\ 
no,  cap.  Quoniant  de  Constìtnlìoni- 
hus,  e  poscia  particolarmente  Si- 
sto V ,  mediante  la  costituzione 
Immensa,  ii  kal.  febiuarii  1587, 
come  osserva  Waa-Espen,  Jur.  Eccl. 
Univ.,  part.  I,  tit.  22,  cap.  5,  con- 
ferì alla  medesima  congregazione 
l'autorità  d' interpretare  quelle  cose 
solo,  le  quali  risguardano  la  rifor- 
ma e  disciplina  de'  costumi ,  con 
dipendenza  però  dal  Papa,  al  quale 
spetta  r  interpretazione  di  quelle 
materie  ,  che  appartengono  ai  doni- 
mi di  fede.  Perciò  avverte  il  citalo 
De  Luca,  che  da  Sisto  V  in  poi 
la  congregazione  si  disse  inleiprete 
del  concilio,  essendo  prima  soltanto 
esecutrice.  Quindi,  colla  costituzio- 
ne 74,  Sisto  V  concesse  alla  con- 
gregazione altre  facoltà;  e  Grego- 
rio XIV  r  autorizzò  a  scrivere  le 
sue  risoluzioni  in  nome  del  Ponte- 
fice. 

Adunque  questa  rispettabilissima 
congregazione  abbraccia  tutte  le  cau- 
se, che  dipendono  dai  decreti  del 
concilio  Tridentino;  riconosce  i  de- 
creti de' sinodi,  o  concili  provin- 
ciali e  diocesani  ,  qualora  contro 
questi  ultimi  si  presenti  reclamo 
alla  santa  Sede;  esamina  lo  stato 
delle  diocesi,  che  i  vescovi  nella  lo- 
ro relazione  ad  Liinina  Aposlolo- 
rum,  presentano  al  sommo  Ponte- 
fice, e  risponde  alle  richieste  di  essi, 
tratta  della  residenza  dei  chierici  , 
della  assenza  de'parrochi,  di  per- 
cezioni, o  perdite  di  frutti  ,  e  di 
quotidiane  distribuzioni  ,  per  cui 
vengono  dalla  congregazione  dispen- 
sati i  chierici ,  secondo  le  diverse 
cause  canoniche ,  dalla  residenza 
ad  tempiis.  Concede  agli  Ordinari 
la  facoltà  di  diminuire  il  numero 
delle  messe  ordinate  da  testamen- 
tarie disposizioni,  allora  quando  pe- 
VÒ  TI  è  giusta  causa,    come  di   mi- 


CON  171 

norazioni  di  frutti,  o  di  rendite; 
conosce  le  cause  di  nullità  di  voli, 
o  sieno  di  professione  solenni  di  per- 
sone religiose,  dispense  matrimoniali 
d'impedimenti  dirimenti,  di  pub- 
blica irregolarità,  di  unioni  di  be- 
nefìci ai  seminari,  ed  alle  chiese, 
di  permute  e  rassegne  ammesse  da- 
gli stessi  Ordinari ,  di  giuste  od  in- 
giuste esclusioni  fatte  da'  parroc- 
chiani, dagli  esaminatori,  e  dai  ve- 
scovi ai  concorrenti,  di  questioni  di 
giurisdizione  co'  prelati  inferiori,  e 
di  tutte  quelle  materie,  di  cui  in 
ultimo  faremo  menzione  nell'elen- 
co delle  facoltà,  che  i  Papi  conce- 
dono alla  congregazione  allorché 
vengono  esaltati  al  pontificato.  Su 
di  che  può  consultarsi  il  Cardinal 
de  Luca,  //  Cardi nalt  pratico,  pag. 
297  e  seg.,  Dtlla  congregazione  del 
concilio  di  Trento. 

E  degno  di  osservazione  che  le 
facoltà  cui  sogliono  i  sommi  Pon- 
tefici accordare  ai  segretari  della  sa- 
gra congregazione,  non  sono  arti- 
coli estranei  dalle  attribuzioni  della 
medesima  ,  ma  riguardano  cose,  ia 
cui  la  congregazione  ha  il  voto  con- 
sultivo presso  il  sommo  Pontefice , 
di  modo  che  converrebbe  fare  in 
ciascun  caso  particolare  relazione  a 
sua  Santità.  Attesa  la  moltiplicità 
degli  affari ,  le  udienze  sarebbero 
lunghissime,  e  soffrirebbero  un  gran- 
dissimo ritardo  le  petizioni.  Quindi 
è ,  che  a  maggior  celerità,  senza 
implorare  in  ciascun  affare  il  pon- 
tifìcio oracolo,  in  vigore  delle  fa- 
coltà ricevute,  si  disbriga  l'istanza, 
come  se  fosse  stata  riferita  al  Pa- 
pa, e  si  usa  il  mentovato  pi-ivile- 
gio  accordato  da  Gregorio  XIV,  di 
scrivere  nomine  Papae.  Piìr  è  da 
osservarsi,  che  di  dette  facoltà  si 
fa  uso  in  quel  modo,  eh'  è  consen- 
taneo alle  massime  e  allo  stile  della 


172  CON 

sagra  congregazione,  e  non  già  per 
derogare  a!  medesimo,  giacche  se 
particolari  emergenze  esigessero  la 
deroga,  sarebbe  soggetto  di  esame 
nella  piena  congregazione,  e  quin- 
di di  relazione  al  sommo  Pontefice. 
Urbano  Vili,  a'  2  agosto  i632, 
decretò,  elio  le  risoluzioni  della  con- 
gregazione devono  essere  autenticate 
dal  sigillo,  e  dalla  sottoscrizione  del 
Cardinal  prefetto,  e  del  prelato  se- 
gretario, perchè  abbiano  autenticità 
e  valore.  Benedetto  XIV  poi  (che 
da  prelato  era  stato  segretario  del- 
la congregazione,  ad  essa  preposto 
da  Clemente  XI  )  nel  confermare 
il  decreto  di  Sisto  V  sulla  visita  , 
che  ad  Liininn  Apostoloruiìi  [Vedi) 
debbono  fare  i  vescovi,  e  gli  ab- 
bati, che  hanno  giurisdizione  quasi 
vescovile,  e  sull'obbligo  per  cui  essi 
in  tal  circostanza  dovevano  rasse- 
gnare al  Papa  il  ragguaglio  dello 
stato  delle  loro  chiese,  consideran- 
do che  i  Pontefici  per  le  loro  gra- 
vi, e  raoltiplici  occupazioni  non  sem- 
pre avrebbero  potuto  di  ciò  occu- 
parsi, colla  bolla  Decret.  Bull.  Be- 
ned.  XlVi  t.  I,  pag.  24 ,  istituì 
ima  particolare  congregazione  di 
dodici  prelati ,  detta  volgarmente 
del  Concilielto,  aggiunta  alla  con- 
gregazione del  concilio,  i  quali,  esa- 
minati gli  stati  delle  diocesi,  ne  do- 
vessero rendere  conto  al  Papa  in 
determinata  udienza.  Oltre  a  ciò 
Benedetto  XIV,  col  disposto  della 
costituzione  Sunimus  Pontifex,  data 
die  i3  decembr.  174^,  loc.  cit. 
pag.  i3,  prescrisse  l'osservanza  del- 
la forni  ola,  secondo  la  quale  i  ve- 
scovi ed  abbati,  che  recavansi  in 
Pioma  ad  limitia ,  o  ciò  facessero 
per  procuratore,  dovevano  fare  alla 
congregazione  la  relazione  dello  sta- 
to delle  loro  chiese;  la  qual  for- 
mola  fu  decretata  nel    concilio  ro- 


CON 

mano  tenuto  da  Benedetto  XIII 
nel  1725,  cioè  la  esecuzione  del- 
l' istruzione,  che  avea  compilata  la 
stessa  sagra  congregazione  del  con- 
cilio. 

Questa  congregazione  attualmen- 
te si  compone  del  Cardinal  prefet- 
to, di  ventotto  Cardinali,  del  pre- 
lato segretario,  eh'  è  uno  de'  pri- 
mari della  corte  romana,  del  sotto- 
segretario, di  quattordici  prelati  ag- 
giunti alla  congregazione  (essendo 
stato  da  ultimo  accresciuto  di  due 
il  numero  antico  di  dodici  )  per 
ricevere  ed  esaminare  le  relazioni, 
che  danno  dello  stato  delle  loro 
chiese ,  gli  arcivescovi,  i  vescovi,  e 
gli  Ordinari  nullius:  e  di  monsi- 
gnor segretario  delle  lettere  latine 
prò  tempore,  come  estensore  delle 
risposte  della  congregazione  ai  ve- 
scovi. La  congregazione  Cardinali- 
zia si  aduna  nel  palazzo  apostolico 
nella  mattina  del  sabbato  dal  mese 
di  novembre  a  tutto  il  mese  di 
maggio  ogni  quindici  giorni,  quan- 
do si  possa,  e  da  giugno  a  tutto 
settembre  ogni  venlidue  giorni.  An- 
ticamente si  convocava  dal  Cardi- 
nal antiquiore,  nel  giovedì  o  nel 
sabbato  d'ogni  settimana,  comesi 
legge  nel  Lunadoro. 

Va  avvertito,  che  il  detto  sotto- 
segretario non  ha  luogo  nella  con- 
gregazione del  concilietto,  e  v'in- 
terviene soltanto  quando  il  segre- 
tario di  cui  supplisce  l' ufficio  sia 
impedito  o  assenle.  Egli  ne  fa  le 
veci  in  tal  circostanza,  in  vigore 
del  breve  pontifìcio,  che  gli  viene 
spedito  allorché  riceve  la  sua  ca- 
rica. 

La  congregazione  del  Concilietto 
si  aduna  avanti  il  Cardinal  pre- 
fetto ,  con  monsignor  segretario,  e 
i  quattordici  prelati,  i  quali  fanno 
le  relazioni    dell'esame    fatto    sugli 


CON 

slati  delle  diocesi  ;  relazioni ,  che 
poi  il  detto  segretario,  nell'udien- 
za ordinaria  del  lunedi  sei"a  ,  rife- 
risce al  Papa,  non  avendo  più  luo- 
go r  udienza  de'  prelati  ,  e  la  loro 
relazione  al  Pontefice.  Tali  prelati 
sono  nominati  dal  Papa  per  mezzo 
di  una  terna  combinala  tra  il  Car- 
dinal prefetto,  e  monsignor  segre- 
tario; quindi  il  Cardinal  segretario 
di  stato  pegli  affari  interni  spedisce 
al  prelato  prescelto  il  biglietto  di 
nomina,  e  di  partecipazione  ai  detti 
prefetti,  e  segretario.  Quest'  ultimo 
è  per  solito  promosso  al  Cardina- 
lato, ed  in  sua  vece  si  reca  all'  u- 
dienza  del  Papa  il  sotto-segretario. 
lu  queste  udienze  si  riferiscono  gli 
affari,  che  hanno  bisogno  di  spe- 
ciali facoltà.  In  tutte  le  cause,  e 
le  lùsoluzioni  della  congregazione,  il 
segretario  ne  porta  un  esemplare  al 
Papa,  ed  a  monsignor  maestro  di 
camera;  quindi  ogni  anno  colla 
stampa  ne  pubblica  un  tomo,  che 
pure  rassegna  al  Pontefice  con  que- 
sto titolo  :  Thesaurus  resolutìonum 
sacrae  congregationis  concUii  eie. 
munus  secrelarii  ejusdein  sac.  con- 
greg.  obeunte  R.  P.  D.  N'.  N.,  et  tri- 
plici indice  locupletatus,  Romae  etc. 
La  raccolta  di  queste  risoluzioni 
stampate  incomincia  dal    1718. 

Elenco  delle  facoltà,  che  s' implo- 
rano secondo  il  consutto  dal  se- 
gretario della  s.  congregazione 
del  concilio  ad  ogni  nuovo  Fon- 
tejice. 

1.  Ammettere  i  procuratori  per 
la  visita  de' sacri  limini,  e  presen- 
tare la  relazione  dello  stato  della 
diocesi. 

2.  Prorogare  ai  medesimi  vesco- 
vi il  termine  ad  adempire  la  visita 


CON  173 

de'  sacri  limini,  ed  a  presentare  la 
relazione  dello  stato  della  chiesa. 

3.  Assolvere  i  vescovi  medesimi, 
qualora  dentro  il  termine  prescrit- 
to non  abbiano  adempito  ad  alcu- 
na, ovvero  all'  una,  o  all'altra  delle 
suddette  obbligazioni  personalmen- 
te, o  per  mezzo  del  procuratore. 

4-  Accordare  insieme  con  l'asso- 
luzione un  nuovo  termine,  per  a- 
dempiere  alle  dette  obbligazioni. 

5.  L'estensione  di  questi  quattro 
articoli  di  facoltà  anche  per  gli  ab- 
bati Nullius,  e   vicari  apostolici. 

6.  Concedere  ,  e  prorogare  di 
triennio  in  triennio  ai  vescovi,  vi- 
cari apostolici ,  abbati  nullius,  ed 
ai  vicari  capitolari  la  facoltà  di  as- 
solvere i  veri  poveri  dai  passati 
inadempimenti  di  legati,  e  pene  di 
tal  causa  incorse;  e  di  lidurre  le 
messe  non  mai  ridotte  de'  legati, 
beneficii,  cappellauie,  alla  tassa  del 
concilio. 

7.  Accordare  la  medesima  fa- 
coltà, ancorché  le  messe  sieuo  state 
altre  volte  ridotte. 

8.  Concedere  e  prorogare  di 
triennio  in  triennio  ai  suddetti  la 
facoltà  di  trasferire  da  un  luogo, 
chiesa,  altare,  e  giorno  ad  altro 
paese,  chiesa  ec,  dentro  la  stessa 
diocesi,  le  messe  lasciate  a  designa- 
ti altari,  chiese  e  giorni,  in  caso  di 
mancanza  di  sacerdoti,  d'insullicienti 
limosine,  o  rendite  di  legati,  per  i 
quali  non  sieno  tenuti  gli  eredi 
all'aumento. 

9.  L'  estensione  di  quest'  articolo, 
anche  a  poterle  trasferire  fuori  di 
diocesi,  qualora  per  gì'  indicati  mo- 
tivi non  si  potessero  soddisfare  den- 
tro la  diocesi. 

10.  Le  medesime  facoltà  conte- 
nute nei  precedenti  quattro  artico- 
li al  prefetto,  e  segretario  della  s. 
congregazione ,    per    accordare    nei 


1^4  CON 

singoli  casi ,  che  si  presentino ,  le 
assoluzioni,  le  condonazioni,  le  ri- 
duzioni di  messe,  ancorché  ridotte 
altre  volte,  e  le  traslazioni  anche 
fuori  di  diocesi,  il  tutto  per  altro 
secondo  le  solite  massime,  e  clau- 
sole della  s.  congregazione. 

11.  Inoltre  la  facoltà  di  assol- 
vere i  parrochi ,  che  dopo  la  sop- 
pressione delle  feste  abbiano  om- 
messso  la  celebrazione  della  messa 
prò  populo  nelle  feste  ridotte,  sul- 
r  opinione  di  non  essere  a  ciò  te- 
nuti. 

12.  Di  assolvere  i  capitoli,  che 
o  per  deperimento  di  rendite,  o 
appoggiati  alla  consuetudine  non 
abbiano  applicata  la  messa  pontifi- 
cale prò  henefactoribiis. 

1 3.  La  facoltà  ai  vescovi,  vicari 
apostolici,  ed  abbati  nullius  di  e- 
leggere  gli  esaminatori  ,  e  giudici 
pro-sinodali  per  tempo  maggiore 
di  un  anno. 

14.  Di  accordare  agli  Ordinari 
la  facoltà  di  assolvere,  e  dispensa- 
re tanto  gli  ecclesiastici,  che  i  se- 
colari dalle  censure  ed  irregolarità 
contratte,  tanto  per  violata  immu- 
nità ecclesiastica  locale,  e  personale, 
quanto  per  omicidi  volontari,  e  ciò 
tanto  in  genere  che  in  i specie,  con 
le  solite  clausole  per  altro  di  aver 
riportata  la  composizione  col  fisco, 
e  parie  offesa,  quante  volte  questa 
non  si   licusi  irragionevolmente. 

1 5.  Di  accordare ,  e  prorogare 
di  triennio  in  triennio  ai  vescovi, 
vicari  apostolici,  abbati  nullius,  e 
vicari  capitolai'i  la  facoltà,  attese 
le  circostanze  de' tempi,  di  accre- 
scere la  limosina  manuale  delle 
messe  a  baj.  i5,  e  quella  delle  per- 
petue, ossia  conciliare  a  baj.    20. 

16.  Di  accordare  ai  vescovi,  vi- 
cari apostolici ,  abbati  nullius ,  e 
vicari  capitolari  la  facoltà  di   anti* 


CON 

cipare,  e  prorogare  il  tempo  per 
l'adempimento  del  precetto  pasqua- 
le per  quel  termine  che,  secondo 
le  circostanze  de' tempi  e  de' luo- 
ghi, si  crederà  necessario. 

17.  Di  accordare  ai  vicari  apo- 
stolici la  facoltà  di  spedire  le  di- 
missorie. 

18.  La  medesima  facoltà  per  i 
vicari  capitolari  durante  l'anno  del 
lutto  fuori  degli  stati  di  Sardegna, 
Piemonte,  Napoli  e  Malta,  pei  qua- 
li stati  i  concordati  riservano  espres- 
samente tale  facoltà  al  concilio. 

19.  Di  abilitare  i  vicari  capito- 
lari all'esecuzione  delle  bolle,  bre- 
vi, rescritti,  ed  indulti,  che  fossero 
slati  diretti  al  vescovo  morto,  o 
trasferito  prima  di  eseguirli,  ovve- 
ro al  vicario   generale. 

20.  Di  accordare  al  prefetto,  e 
segretario  della  s.  congregazione  la 
facoltà  di  ridurre  le  messe  cantate 
a  messe  lette. 

2  li  Ne'luoghi,  in  cui  hanno  avu- 
to luogo  le  abolizioni  de' benefici, 
o  pii  legati  per  le  affrancazioni,  o 
oltre  simili  leggi  di  sospendere  l'a- 
dempimento de'  pesi,  lasciando  fer^ 
mo  un  IO  per  100  ad  oggetto  di 
ripristinare,  o  in  tutto,  o  in  parte, 
secondo  la  varietà  delle  circostan- 
ze, i  benefìzi!,  o  opere  pie. 

22.  Di  dichiarare  i  sospesi  lega- 
li di  messe,  doti,  limosinc,  di  cui 
sieno  periti  i  fondi  senza  colpa  dei 
benefìciati,  possessori,  o  degli  ob- 
bligali, che  non  sono  d'altronde  te^ 
nuli  a   supplire  del  proprio. 

2  3.  Di  sospendere  i  legati  mede^ 
simi,  ancorché  i  fondi  di  questi  non 
sieno  intieramente  periti,  se  i  luo- 
ghi pii,  che  sono  obbligati  all'a- 
dempimento, si  trovino  nella  pre- 
cisa necessità  di  vivere  colle  ren- 
dite di  delti  legati. 

24.  Di  abilitare    alla  celebrazio- 


CON 

ne  della  messa  quei  sacerdoti,  clie 
si  trovino  privi  del  titolo  della 
santa  ordinazione,  purché  sieno  di 
buona  condotta. 

25.  Di  perpetuare  le  cappellanie 
ad  nutum  amovibili,  affinchè  ser- 
vano di  titolo  alla  santa  ordinazione. 

26.  Di  prorogare  con  giusta  cau- 
sa il  tempo  ai  beneficiati,  per  fare 
la  professione  della  fede. 

27.  Nelle  critiche  circostanze,  in 
cui  potessero  trovarsi  le  università, 
di  dispensare  i  beneficiati  dal  pien- 
dere  la  laurea,  la  quale  non  po- 
trebbero conseguire  senza  recarsi  a 
studiare  nelle  università,  e  purché 
d'altronde  consti  dalla  perizia  dei 
medesimi. 

28.  Di  prorogare  per  giusta  cau- 
sa ai  beneficiati  il  tempo  ad  entia- 
re  in.  sacris,  o  ricevere  il  presbi- 
terato. 

29.  Di  condonare  ai  beneficiati  i 
frutti  percepiti  senza  aver  fatta  la 
professione  della  fede,  o  preso  il 
grado  di  dottore,  o  essere  ascesi  agli 
ordini  sagri  dentro  il  termine  pre- 
scritto dal  Tridentino,  o  dalle  bol- 
le apostoliche  di  piovista,  o  dalle 
costituzioni  capitolari, 

30.  Di  assolverli  dalla  caducità, 
in  cui  sarebbero  incorsi  per  qua- 
lunque delle  suddette  mancanze. 

3  I .  Di  dispensare  i  giovani  dal- 
la delazione  triennale  dell'abito  cle- 
ricale voluta  dai  concordati  di  Na- 
poli, Sardegna,  Piemonte,  e  Malta, 
affinchè  possano  lùcevere  la  prima 
tonsura. 

82.  Di  sanare  le  delazioni  del 
suddetto  abito  fatte  in  buona  fede 
senza  il  previo  permesso  dell'  Ordi- 
nario, o  il  servigio  prestato  ad  una 
chiesa  non  destinata  dal  medesimo 
Ordinario. 

33.  Dispensare  nel  difetto  del- 
l'età di  anni    io  richiesta  dal   con- 


cordato  di  Benedetto  XIV  con  la 
corte  di  Napoli,  perchè  i  giovani 
possano  vestire  l'abito  ecclesiastico, 
non  che  dal  difetto  dell'età  di  an- 
ni 1 3  richiesta  nei  medesimi  per 
essere  iniziati   alla  prima  tonsura. 

34.  Dispensare  i  giovani  Malte- 
si dai  requisiti  voluti  nel  moto-pro- 
prio di  Pio  VI,  ed  in  ispecie  dal- 
la mancanza  del  beneficio,  non  che 
dall'  intiera  tassa  del  patrimonio 
prescritta  per  i  tonsurandi ,  e  mi- 
noristi  di  scudi  l\o ,  e  per  i  pro- 
movendi agli  ordini  sagri  di  scudi 
80  maltesi,  con  la  condizione,  che 
non  vi  sia  pericolo,  che  abbiano  a 
mendicare  con  disonore  dell'ordine, 

35.  La  facoltà  di  spedire  per  le 
diocesi  di  Francia  V  extra  tempora, 
e  le  dispense  di  un  anno  di  età 
pel  sacerdozio. 

36.  La  facoltà  di  accordare  la 
licenza  di  celebrare  la  messa  voti- 
va della  b.  Vergine,  e  de'  defonti 
pei  sacerdoti,  tanto  privi  di  vista 
nell'occhio  del  canone,  quanto  ai 
ciechi  affatto,  ingiungendo  l'assi- 
stenza di  altro  sacerdote,  o  alme- 
no di  un  diacono;  non  che  la  mes- 
sa di  Pascione  a  quei  sacerdoti  , 
che  per  incomodi  di  salute  non 
possono  celebrare  le  messe  corren- 
ti col  Passio. 

37.  Di  assolvere  dalle  censm-e, 
e  dispensare  dalle  irregolarità  con- 
tratte per  non  aver  fatto  i  depo- 
siti,  o  i  rinvestimenti  dentro  il 
termine  prescritto  nei  beneplaciti 
di  alienazioni  di  beni  ecclesiastici, 
solite  ad  accordarsi  con  la  commi- 
nazione delle  pene  stabilite  cantra 
alienantes  bona  ecclesiae,  nel  caso 
che  non  si  adempiano  i  depositi,  o 
rinvestimenti. 

38.  Di  assolvere  gl'incorsi  nella 
scomunica  del  canone  Si  quis  sua- 
dente, dopo    congrua     penitenza,  e 


176  CON 

dopo  aver  soddisfatto  alla  parte 
ollesa,  e  quante  volte  questa  non 
si  opponga  irragionevolmente. 

39.  Di  accordare  la  conservazio- 
ne del  santissimo  Saiiramento  neeli 
oratori  pubblici,  richiedendolo  il 
bisogno,  e  purché  possa  ritener- 
si colia  dovuta  decenza,  e  senza 
pregiudizio  de'  diritti  parrocchiali, 
ferma  restando  la  spedizione  del 
breve,  e  con  la  facoltà  di  dero"a- 
re  al  breve,  se  si  richiegga  dal  ve- 
scovo. 

40.  Di  poter  rimettere  alla  pie- 
na congregazione  i  memoriali  con 
rescritto  a  monsignor  segretario 
che  ne  parli,  qualora  dopo  inteso 
il  vescovo,  si  creda  che  meriti  di- 
scussione, o  per  la  gravezza  dell'ar- 
ticolo, o  per  la  giusta  opposizio- 
ne della  parte  contraria  al  ricor- 
rente. 

4'.  La  facoltà  in  genere  di  tutte 
le  piccole  deroghe  di  volontà  dei 
testatori,  qualora  vi  concorre  una 
legittima  causa. 

42.  La  facoltà  di  accordare  pic- 
cole deroghe  di  statuti  di  capitoli, 
o  confraternite,  concoi-rendovi  un 
legittiu)o  motivo. 

43.  La  facoltà  di  commutare  le 
doti  di  maritaggio  in  favore  di  mo- 
nacande, purché  non  vi  sia  la  proi- 
bizione del  testatore. 

44-  Oi  prorogare,  col  consenso 
de'collatori,  alle  zitelle  il  termine 
a  prendere  stato,  non  ostante  il 
lasso  del  tempo  prescritto  nelle 
loro  doti,  e  ciò  estensivamente  nel 
caso,  in  cui  si  chiegga  la  grazia 
dopo  trascorso  il  termine  suddetto. 
4^-  Di  approvare  le  cessioni 
delle  doti  che  si  fanno  dalle  zitelle 
reciprocamente  con  la  clausola  ar- 
hilno  episcopi  accedente  consensu 
Collatorum,  et  dumniodo  dotes  prò 
monacandis   desiiiiatae    non    inser- 


CON 

i'iant  prò  puellis,    quae  in   sarculo 
niibnat. 

46.  Di  dispensare  le  zitelle  da 
qualch'^  requisito,  che  loro  mancas- 
se, necessario  a  conseguire  le  doti, 
col  consenso  de'collatori,  e  salva 
rimanendo  la  prelazione  a  favore 
di  quelle  zitelle,  che  avessero  tut- 
ti i   requisiti. 

47.  Di  abilitare  a  sposarsi  quel- 
le zitelle  aventi  partito  pronto, 
senza  perdere  il  diritto  della  do- 
te, le  quali  quantunque  abbiano  i 
requisiti  necessari  non  possono  con- 
seguirla, o  per  particolari  circostan- 
ze de'  luoghi  pii,  o  delle  ammini- 
strazioni di  tali  legati. 

48.  Di  concedere,  per  causa  ca- 
nonica agli  Ordinari  l'indulto  prov- 
visorio di  assenza  dalla  residenza, 
anche  per  lo  spazio  di  un  mese, 
qualora,  o  per  le  ferie,  o  per  le  al- 
tre particolari  circostanze ,  non  po- 
tesse farsene  prima  la  relazione  al 
sommo  Pontefice. 

49.  Di  concedere  ai  parrochi, 
che  si  recano  in  Roma,  un  di- 
screto e  provvisorio  indulto  di  as- 
senza, finché  sia  giunta  la  infor- 
mazione del  vescovo,  quante  volte 
la  causa  dell'assenza  sia  legittima, 
ed    esibiscano  il    regolare    discesso. 

50.  Di  accordare,  per  cagione  di 
malattia,  licenza  ai  coadiutori  per 
una  discreta  assenza  dal  coro,  e  dal- 
la  residenza. 

5i.  La  facoltà  al  segretario  di 
potere  airoccorrenza,  leggere  gli  an- 
tichi processi  compilati  con  segre- 
to di  s.  offizio,  e  di  poterli  far 
leggere  ad  un'altra  persona  di  sua 
fiducia,  restando  però  lo  stesso  se- 
gretario, e  la  persona  da  lui  scel- 
ta rigorosamente  obbligati  all'osser- 
vanza del  suddetto  segreto. 

32.  La  facoltà  di  ridurre  pel 
regno  di  Francia  Tapplicaziouc  del- 


CON 

le  messe  prò  populo  nelle  messe 
soppresse  da  Pio  VII,  in  sequela 
del  concordato  del  1801  ,  e  di  as- 
solvere i  parrochi  dalle  passate  om- 
missioni. 

Nel  secondo  volume  della  Pratica 
della  corte  romana,  capo  IX,  Della 
congregazione  del  concilio,  si  por- 
tano utili  nozioni  sulla  medesima. 
Si  nota  che  i  Cardinali,  i  quali 
la  compongono^  sono  chiamati;  pa- 
tres  sacri  concilii  Tridentini  inter- 
pretes:  si  dice  della  remissione,  che 
monsignor  segretario  fa  ai  memo- 
riali prò  inforniatione  alTOrdinaiio 
di  quella  diocesi  cui  appartiene  l'af- 
fare, e  tornata  questa,  porta  egli 
medesimo  l'affare  alla  congregazio- 
ne, ove  si  decide  dai  Cardinali,  che 
hanno  il  voto  decisivo  per  le  ma- 
terie le  quali  discutono,  mentre  il 
segretario  ha  il  voto  consultivo: 
che  negli  affari  contenziosi  la  parte 
opponente  scrive  in  un  libro  esi- 
stente nella  segretaria  la  protesta 
Nihil  transeat,  conlro  il  supplicante 
di  alcuna  cosa,  il  quale  allora  ci- 
ta la  parte  opponente  avanti  mon- 
signor segretario  per  la  concorda- 
zione  del  dubbio,  e  destinazione  del- 
la congregazione:  che  proposta  e  ri- 
soluta la  causa  in  piena  congrega- 
zione, può  il  segretario  concedere 
al  soccombente  la  nuova  vidienza, 
quando  però  la  risoluzione  sia  uni- 
ca, e  non  sia  stata  presa  a  pieni 
voti.  Se  poi  vi  è  Vampliiiff,  allora  il 
solo  Cardinale  prefetto  può  accorda- 
re, citata  parte,  la  nuova   udienza. 

11  disbrigo  di  tutti  gli  affari, 
che  appartengono  alla  medesima 
congregazione,  o  si  spediscano  per 
lettera ,  o  per  decreto,  secondo  le 
circostanze,  si  eseguisce  senza  spese 
di  sorte  alcuna,  in  forza  del  breve 
Sacrosanctam  Sf  nodi  mi  de' 27  no- 
vembre    1775    di    Papa    Pio    VI. 

VOI..    XVI. 


CON 


177 


Resta  unita  alla  congregazione  del 
concilio  altra  congregazione  sullo 
stato,  erezione  e  governo  de'semina- 
ri,  e  componesi  del  Cardinal  pre- 
fetto, di  alcuni  Cardinali,  e  di  mon- 
signor segretario.  E  pure  annessa 
alla  congregazione  del  concilio  la 
congregazione  sopra  la  residenza 
de' vescovi  [F'edi),  della  quale  è  pre- 
fetto lo  stesso  sommo  Pontefice,  e 
per  lui  ne  esercita  le  veci  il  Car- 
dinal vicario,  il  quale  unitamente 
al  segretario  ne  forma  i  decreti. 
Molti  affari,  che  ora  tratta  la  con- 
gregazione degli  affari  ecclesiastici 
straordinari ,  prima  venivano  di- 
sbrigati dalla  congregazione  del  con- 
cilio. A  questa  spetta  la  cognizio- 
ne de'sussidi  da  distribuirsi  agli  e- 
redi  Giustiniani  di  Scio,  Genova, 
ed  altri  luoghi.  L'eredità  e  prela- 
tura Caraffa,  e  sua  dipendenza,  si 
amministrano  dal  segretario  della 
congregazione,  e  da  quello  della  con- 
gregazione di  propaganda.  Finalmen- 
te il  collegio  Lucarini,  nella  città  di 
Trevi,  diocesi  di  Spoleto,  dipende 
dalla  direzione  del  Cardinal  prefetto 
del  concilio.  P^.  Trevi.  Sulla  congre- 
gazione sono  a  vedersi  il  Cohellio  No- 

o 

tifia  Cardinalatus  p.  55,Congregatio 
VI  Super  excciitione,  et  interpreta- 
tione  sacri  concilii  Tridentini  ;  ed  il 
Lunadoro,  Relazione  della  corte  di 
Roma,  voi.  II  cap.  X.  Il  eh.  mon- 
signor Gio.  Fortunato  Zamboni  ai 
nostri  giorni  ci  ha  dato  la  dottis- 
sima, ed  importante  opera  Collc- 
ctio  declarationum  s.  congrcgatio- 
nis  Card.  sac.  Condì,  inlerpretuni, 
divisa  in  otto  volumi. 

Elenco  di  alcuni  Cardinali  prefetti 
della  sagra  congregazione  del 
Concilio, 

Giovanni  Moroni,  milanese,   Cardi- 
nale   di   Paolo  III,  fatto  pel   pri- 
1  2 


178 


CON 


mo  prefetto  da  Pio  IV,  mori 
nel  i58o  decano  del  sagro  Col- 
legio. 
Francesco  Aleciali,  milanese,  Car- 
dinale di  Pio  IV,  morto  nel 
i58o.  V.  il  Zamboni  nella  sua 
utilissima  opera:  Colleclio  decre- 
torum  S.  C.  Concilii,  tom.  I , 
pag.  83. 
Antonio  Caraffa,  napolitano,  Cardi- 
nale di  s.  Pio  V:  mori  nel  1591. 
Sisto  V  lo  aveva  fatto  prefetlo 
nel  1087,  nel  qual  anno  colla 
bolla  Immensa  estese  le  facoltà 
della  congrega7Ìone. 
Tolomeo   Galli  di  Como,  Cardinale 

di  Pio  IV,  morì  nel    1607. 
Paolo    Emilio    Zaccìiia ,    genovese , 
fatto  Cardinale  da  Clemente  Vili, 
morì  nel    i6o5. 
Roberto    Ubaldini,   fiorentino,   Car- 
dinale di  Paolo  V,  morì  nel  i635. 
Bonifazio    Bevilacqua ,     ferrarese  , 
Cardinale  di   Clemente   VIII,  nel 
1626     era     prefetto:     morì     nel 
1627. 
Francesco   Cennini   di  Salaniandri 
sanese ,    Cardinale    di  Paolo  V , 
morì  nel    164^. 
Fabrizio   Verospi,  romano,    Cardi- 
nale di  Urbano  Vili,  moi'ì    nel 
1689. 
Giambattista    Pamphilj ,    romano, 
Cardinale    di    Libano    Vili,    al 
quale  successe  nel   pontificato  col 
nome  d'Innocenzo  X  nel    i644- 
Giulio  Sacchetli,  fìorenlino,  ma  na- 
to in   Roma,  fatto    Cardinale  da 
Urbano  Vili,  cessò  di  vivere  nel 
i663  :  nel    ifiGo  era  prefetto. 
Palazzo  degli  J Ibi  rioni  Altieri,  Car- 
dinale di   Alessandro    VII,    pre- 
fetto nel    16^7;  morì    nel    1698. 
Angelo    Gelsi,    romano,    Cardinale 
di   Alessandro  VII  ,    prefetto  ntl 
1669,  morì  nel    1671. 
Pier    Luigi     Caraffa,    napolitano, 


CON 

Cardinale  d' Innocenzo   X  ,  cessò 
di  vivere  nel    i655. 

Vincenzo  Maria  Orsini,  Cardinale 
di  Clemente  X,  prefetto  nel  1674, 
fu  eletto  Papa  nel  1724,  col  no- 
me di  Benedetto  XIII. 

Flavio  Chigi,  sanese,  nipote,  e  Car- 
dinale di  Alessandro  VII ,  morì 
nel    1698. 

Francesco  Paolucci,  forlivese,  dopo 
essere  stato  trenta  anni  segreta- 
rio del  concilio ,  e  dell'immuni- 
tà, da  Alessandro  VII  fu  creato 
Cardinale,  e  fatto  ancora  pre- 
fetto della  congregazione:  morì 
nel    i66r. 

Federico  Baldcschi  Colonna,  Car- 
dinale di  Clemente  X,  prefetto 
nel    1676,  morì  nel    i6gi. 

Giuseppe  Saciipanti  di  Narni ,  ri- 
formatore de'  tribunali  di  Ro- 
ma, per  comando  d'Innocenzo 
XII,  che  il  fece  Cardinale:  morì 
nel  1 7  1 7  :  dopo  essere  stato  pre- 
fetto sino  al    1700. 

Bernardino  Pancia tici ,  fiorentino, 
Cardinale  di  Alessandro  \  III,  e 
fatto  da  Clemente  XI  prefetto 
nel  1701,  per  aver  ricusato  la 
carica  di  segretario  di  stato;  mo- 
rì nel    I  7  I  8. 

Pietro  3Iarcello  Corradini,  di  Co- 
ri,  nato  in  Sezze,  fatto  Cardi- 
nale da  Clemente  XI,  e  da  que- 
sto nel  17  18  nominato  prefetto, 
carica  che  rinunzie)  nel  172I} 
quando  Innocenzo  XIII  lo  di- 
chiarò pio -datano  :  morì  nel 
1743. 

Curzio  Origo ,  romano.  Cardinale 
di  Clemente  XI  ,  fitto  prefetto 
da  Innocenzo  XIII,  morì  nel 
1737. 

Antonio  Saverio  Gentili,  romano, 
fatto  segretario  del  concilio  nel 
1728  da  Benedetto  XIII,  nel 
I73i    da  Clemente  Xll  fu  creato 


CON 

Carclinale  e    prefetto  :    morì    nel 

Mario  3Iìllin{,  romano,  fatto  Car- 
dinale e  prefetto  da  Benedetto 
XI Vj  morì   nel    1756. 

Gìangìacoiìw  Dlillo  ,  piemontese , 
Cardinale  e  prefetto  per  volere 
di  Benedetto  XIV,  morì  nel 
1757. 

Clemente  Argemnlliers,  nato  in  Ro- 
ma, fatto  prima  Cardinale,  e  poi 
prefetto  da  Benedetto  XIV,  mo- 
rì nel    17.58. 

Ferdinando  Maria  de  Rossi,  Car- 
dinale di  Clemente  XIII,  morì 
nel  i"] 'id- 
earlo Vitlorio  Amadeo  delle  Lan- 
ze,  piemontese  ,  Cardinale  di  Be- 
nedetto XIV ,  fatto  prefetto  da 
Pio   VI,   morì  nel    1784- 

Guglielmo  Palloita,  maceratese,  fat- 
to Cardinale,  e  in  seguito  pre- 
fetto da  Pio  VI,  tei'minò  i  suoi 
giorni  nel    1795. 

Tommaso  Amici  di  R.ecanati,  creato 
Cardinale  da  Pio  VI,  e  nel  1791 
fatto  prefetto. 

Filippo  Carandini ,  modenese,  se- 
gretario del  concilio.  Cardinale 
di  Pio  VI ,  e  fatto  da  lui  pre- 
fetto,  morì  nel    18 io. 

Giulio  Gabrielli,  romano,  Cardina- 
le di  Pio  VII,  e  prefetto ,  morì 
nel   1822. 

Emmanuele  de  Gregorio,  napolitano, 
secrretario  del  concilio,  fatto  Cai-- 
dinaie ,  e  poi  prefetto  da  Pio 
YII;   morì   nel    1839. 

Vincenzo  Macclà,  di  Capo  di  Mon- 
te, diocesi  di  Montefiascone,  fu 
fatto  Cardinale  da  Leone  XII , 
quindi  nel  1 834  prefetto  dal  Pa- 
pa che  regna.  Inviato  poscia  a 
Bologna  qual  commissario  delle 
quattro  legazioni,  e  poi  legato  di 
Bologna ,  in  detto  tempo  fecero 
da  pi'o-prefetto  prima  il  Cardinal 


CON  179 

Agostino  Rivarola,  poi  il  Cardi- 
nal Polidori. 
Paolo  Polidori,  di  Loreto,  nato  in 
Jesi ,  fu  fatto  dal  regnante  Gre- 
gorio XVI  segretario  della  con- 
gregazione, indi  Cardinale,  poi 
pro-prefetto,  e  nel  1841  prefetto 
della  medesima. 

Congregazione  Concistoriale. 

Il  sommo  Pontefice  Sisto  Y  isti- 
tuì questa  congregazione  colla  bolla 
Immensa  Aeterni  Dei,  col  titolo  di 
congregazione   per  l' ei'ezione    delle 
chiese ,    e    provvisioni    concistoriali. 
Il  Cardinal  de  Luca  chiama  questa 
congregazione  una  specie    di   asses- 
sore ,  o  consultore    del    concistoro , 
perchè  in  essa  si  esaminavano,  e  si 
preparavano  i  più  gravi  negozi  con- 
cistoriali,  i  quali   non  si  proponeva- 
no né  si  concludevano  nel  concistoro, 
se  prima  non  precedeva  il  suo  voto. 
Le  materie,    che  le   appartengono, 
sono  le  nuove    erezioni  delle    chie- 
se   metropolitane,  o  cattedrali,  ov- 
vero le   loro    divisioni,     smembra- 
zioni,  unioni  e  soppressioni  :  l'esame 
delle    istanze    de'vescovi,  che    bra- 
mano rassegnare  le  loro  chiese,   ed 
essere  perciò    assoluti    dal   vincolo, 
che  ad  esse  li  legava:    l'esame  del- 
le elezioni   dei    capitoli,  e    la    con- 
ferma, od    esclusione  de'soggetti  da 
loro   eletti    alle   dignità  metropoli- 
tane, vescovili,  e  monasteriali;  l'esa- 
me  delle  coadiutorie,  delle  presen- 
tazioni o  nomine  di  principi  sovra- 
ni   e   delle    repubbliche:  la    depu- 
tazione   dei  suffraganei    per    eserci- 
tare i  pontificali,  la  concessione  del 
diritto    di    godere    il  pallio,    la  ri- 
tenzione delle  dignità  e    de'benefici 
maggiori     incompatibili    col     vesco- 
vato, o  con   altra  prelatura,  la    se- 
parazione della  mensa  abbazia  le  dal- 


la  conventuale,  In  srcninri7.7n7.inno 
delle  chiese  catlediali  o  melropn- 
litane,  o  collegiate  e  de'loio  capitoli, 
la  dispensa  dell' inaljilitH  al  vesco- 
vato, ed  altri  somiglianti  materie 
riguardanti  il  Concistoro  [Pedi). 
A  quell'articolo  parlando  al  §  111 
diì  Ministri  del  concistoro,  e  poscia 
di  monsignore  uditore  del  Papa,  e 
delle  sue  attribuzioni,  si  dice  in  gran 
parte  di  quelle  del  prelato  segreta- 
rio della  concistoriale,  che  tuttora 
egli  esercita. 

Osserva  il  Lunadoro,  Relaz.  del- 
la corte  di  Roma  voi.  II.  p.  54, 
della  congregazione  concistoriale , 
che  Sisto  V  istituì  questa  congre- 
gazione per  esaminare,  discutere  ed 
obbiettare  sulle  cose,  giacché  non 
conveniva  alla  maestà  del  conci- 
storo il  disputare ,  e  il  fare  con- 
traddittori, e  perciò  era  meglio,  che 
gli  all'ari  fossero  prima  esaminati 
e  definiti,  riserbandosi  al  concisto- 
ro la  pubblicazione  loro.  Prima  la 
congregazione  si  costituiva  di  un 
numero  di  Cardinali  ad  arbitrio 
del  Papa,  e  da  un  segretario,  il 
quale  talvolta  era  un  semplice  to- 
gato, cui  era  concesso  l' uso  del  man- 
tcllone,  per  cui  veniva  posto  nel  no- 
vero dei  camerieii  secreti  del  Pon- 
tefice, secondo  la  costituzione  di 
Urbano  Vili,  data  18  kal.  janua- 
rii  1625.  Facevano  eziandio  parte 
della  congregazione  un  numero  com- 
petente di  prelati,  e  qualche  dotto 
religioso  profondo  nella  teologia, 
egualmente  secondo  il  bene|)Iacito 
dei  Papi.  Per  lo  più  n'eia  prefislto  il 
Cardinal  decano  prò  -  tempore  del 
sagro  Collegio,  in  casa  del  quale, 
e  nel  palazzo  apostolico  soleva  a- 
dunarsi,  cioè  soltanto  quando  il  bi- 
sogno lo  richiedesse.  jVel  «ecolo  de- 
corso fu  prefetto  della  concistoriale  il 
Cardinal     Gio:     Francesco     Albani. 


CON 
Sono  però  molli  anni  clic  la  pre- 
fettura è  ritenuta  dallo  stesso  Pon- 
tefice, né  pivi  vi  sono  i  prelati,  e 
i  religiosi  consultori,  ed  il  segreta- 
rio è  sempre  un  prelato  distinto, 
che  elegge  il  Papa,  e  che  i  Cardi- 
nali dichiarano  segretario  del  sagro 
Collegio,  per  lo  che  nella  sede  va- 
cante fa  le  veci  del  sei^iretario  di 
stato,  ed  entra  con  essi  in  Concla- 
ve [F^edi).  Prima  il  segretario  del 
sagro  Collegio  {^Vedi),  era  il  cliie^ 
lieo  nazionale  [l'aedi)  per  l'Italia. 

Al  presente  la  congregazione  si 
compone  del  Papa  prefetto,  di  do- 
dici Cardinali,  del  prelato  segreta- 
rio della  concistoriale,  e  del  sagro 
Collegio,  e  del  sostituto,  che  an- 
ticamente si  chiamava  sollecitato- 
re del  sagro  Collegio,  ed  ora  -a^- 
i^nnio  sosliliito  di  esso;  qualifica  che 
da  ultimo  ha  ricevuto.  Evvi  anco- 
ra il  computista  del  sagro  Collegio. 
11  detto  sostituto  ed  alcuni  ullizia- 
li  appartenenti  alla  segretaria  del 
sagro  Collegio,  ordinariamente  si 
prestano  anco  per  la  segretaria  del- 
la concistoriale.  Aggiungiamo,  col 
citato  de  Luca,  che  la  congrega- 
zione ha  fìguia  di  tribunale  con- 
tenzioso, perchè  talora  si  fa  la  for- 
male compilazione  de' processi  sul- 
la giustificazione  delle  cause  per  le 
soppressioni,  o  divisioni  delle  chie- 
se, sulla  loro  unione,  e  qualità,  che 
richieggonsi  nelle  nuove  erezioni  ec. 
F.  il  Cardinal  De  Luca,  //  Cardi- 
nal pratico  ec.  cap.  XXX,  Della 
congregazione  roncistonale;  e  Jaco- 
po Cohellio,  Notitia  Cardinalalns, 
p.  5&,  Congregatio  VII  Pro  ere- 
elione  ecclesiarum,  et  provisionibus 
conci slorialibns.  Delle  congregazio- 
ni istituite  da  Innocenzo  XI,  e  da 
Benedetto  XIV,  sulla  elezione  dei 
vescovi,  di  cui  era  segretario  mon- 
signor uditore    del    Papa,    si    tratta 


co  A 

all'artìcolo  congregazioni    sopra  la 
elezione  de  vescovi  (^ì^edì). 

Congregazione  della  sagra 
Consulta. 

La    piimaria  sua  origine  rimonta 
al   Ponlefice  Paolo   IV    Caraffa,  il 
tjiiale  verso  il   fine    del  suo    ponti- 
ficato essendosi  illuminato  dell'abu- 
so di  autorità,  e  d'influenza  eserci- 
tata dai  propri  parenti,  gli   esiliò  da 
Roma    nel     modo  che    si  disse  al- 
l' articolo  Caraffa    (ì^cdi),   in   uno 
al    Cardinal     nipote    Carlo     Caraf- 
faj    ch'era    sopraintendente  di  tut- 
ti   gli    alfiari    dello     stato    ecclesia- 
stico; il   perchè    mancando    tal  pri- 
mo    ministro ,    Paolo     IV    deputò 
cpiattro    Cardinali    alla    sopraiiiten- 
denza    dello  stesso  stato    ecclesiasti- 
co.   In  seguito   Sisto  V,    nel    iSSj, 
colla  bolla    Ii/unensa  diede     forma 
di  congregazione  a  tale    unione  di 
Cardinali,  ch'erano     presieduti    dal 
Cardinal   primo  niinistro,  e  la    de- 
nominò Congregazione  sopra  le  con- 
sultazioni   dello  stalo     ecclesiastico, 
la  compose    di  cinque    Cardinali,  e 
le  diede  l'incarico    di    ascoltare,   e 
spedire    i   consulti,    i    dubbi,  e     le 
querele  spettanti    a  cause  civili,  cri- 
minali,    e    miste    del    foro  secolare 
di   tutto   lo  stato  puiitifìcio.  Coilau- 
torità  pertanto   del  Cardinal  De  Lu- 
ca, Il  Cardinale  pratico   e.  XXXII, 
dove  parla   della  congregazione  del- 
la  consulta,  diremo    delle  sue  an- 
tiche attribuzioni,  e  da  ultimo  par- 
leremo di  quelle    attuali    a  lei    at- 
tribuite   dalle  ultime  legislazioni. 

11  Cardinal  De  Luca  loda  som- 
mamente l'istituzione  di  questa  con- 
gregazione, e  dice  che  potrebbe  ser- 
vire di  norma  ed  esempio  a  tutti 
i  principi  come  risguardante  piut- 
tosto il  principato  secolare,  che  i'ec- 


COiN  i8i 

clesiaslico  del   Papa;  ed  il  Lunado- 
ro,  Relaz.  della  corte  di  Roma  voi. 
il  cap.   XVI,  parlando  Della  con- 
gregazione   della     sagra    consulta , 
del    segretario    e    di  altri    soggetti 
di  questo  tribunale,  dice  essere  es- 
sa tanto  considerabile,    e    l'ilevante 
quanto  desiderabile ,  od  importante 
si  è   la  quiete,    la  prosperità    ed  il 
pacifico     goveruamento     de' sudditi 
pontificii  :  cose    tutte  procurate    da 
questo     tribunale     degno     dell'alta 
mente  di  Sisto    V.    Sino  dal    prin- 
cipio venne  composto,  oltre  che  dai 
Cardinali,  e  dal  segretario  di  stato 
prefetto,  da  un  competente  numero 
di  prelati,   uno  de'quali  è  il  segre- 
tario, carica  rispettabile,  che  fruiva 
di    emolumenti ,    mentre    gli    altri 
prelati,  e  i  Cardinali   uou    ne    go- 
devano.  Tultavolla   leggo    nel  Lu- 
nadoro  a  pag.  ^)5    dcU'ediziune  del 
1646,  che  i   prelati    della  consulta 
avevano  la  parte    di  pane  e    vino 
dal  palazzo  apostolico,  e  mille  scu- 
di  di   regalia  all'anno  per  cadauno, 
e  il  segretario  ne  aveva    duemila. 
Tra  1  prelati  distribuivansi  le   pro- 
vincie,  o    presidati,   o    governi    col 
nome  di   poncnzc,  per  cui  chiama- 
runsi  Ponenti  di  consulta,  acciocché 
ognuno  si    occupasse,    e   riferisse    i 
negozi   della  sua  ponenza,  non  con- 
venendo che  i  Cardinali  frequente- 
mente,   e  quando  non    sieno     cau- 
se   gravi     ecclesiastiche,    come  per 
esempio    contro    i   vescovi  ed  altri 
prelati  o  simili,  si  occupassero  nel- 
i'esaminare  i    processi,    locchè   non 
era    loro  permesso  dalle    rispettive 
moltiplici  occupazioni.  Nella  mede- 
sima   congregazione,    sino    dall'ori- 
gine, intervenne    il  procuratore    fi- 
scale di    Roma,    interpellandosi  in 
alcuni  casi  dubbi   l'avvocato  fiscale. 
Il  Lunadoro,    loc.  cit.   pag.    120    e 
seg.,  nel  riportare  il   novero  degli 


i82  CON 

otto  ponenti  di  consulta,  di  ognu- 
no descrive  le  provincie,  e  i  go- 
verni loro  ^«segnati.  Dal  medesi- 
mo Luuadoi'o  si  conosce,  che  la 
congregazione  si  teneva  due  volte 
^  la  settimana  nelle  stanze  del  Car- 
dinal nipote  suo  capo ,  il  mar- 
tedi,  e  il  venerdì  mattina  .  Di 
poi  si  adunò  nel  palazzo  apostolico 
senza  eccettuazione  che  del  solo 
venerdì  santo,  e  del  secondo  mar- 
tedì di  carnovale,  perchè  talvolta 
gli  affari  potevano  aver  bisogno  di 
pronto  rimedio.  A  tal  effetto  anco 
in  tempo  di  sede  vacante,  quando 
tutte  le  congregazioni,  e  i  tribuna- 
li collegiali  non  possono  agire,  le 
congregazioni  dei  prelati  di  consul- 
ta continuavansi  a  celebrare.  Quan- 
do occorreva  qualche  affare  impor- 
tante, come  le  risoluzioni  dei  po- 
nenti, monsignor  segretario  ne  fa- 
ceva la  relazione  ai  tre  Cardinali 
capi  d'ordine  dentro  in  conclave, 
i  quali  sottoscrivevano  le  lettere,  e 
gli  ordini,  che  in  loro  nome  si  e- 
manavano. 

Gli  affari  principalij  e  più  fre- 
quenti che  si  trattavano  dalla  sagra 
consulta,  erano  sopra  le  cause  cri- 
minali di  tutto  lo  stato  ecclesiasti- 
co, eccettuato  R.oma,  Avignone,  Be- 
nevento, Spoleto,  e  Fermo  co'luo- 
ghi  ad  essi  soggetti,  ^eì  pontifica- 
to di  Clemente  XIII,  essendo  sta- 
to soppresso  il  governo  e  la  con- 
gregazione per  lo  slato  di  Fermo, 
colla  costituzione  Ciini  eae,  ne  fu  at- 
tribuita la  giurisdizione,  ed  affidato 
il  governamento,  come  gli  altri  luo- 
ghi dello  stato  pontiiìcio,  parte  al- 
la congregazione  del  buon  gover- 
no, parte  a  questa  della  consul- 
ta. ÌNelle  Provincie  poi  che  ave- 
vano il  Cardinal  legato,  la  sagra 
consulta  procedeva  in  qualche  caso 
particolare,    e    co' debiti    riguardi. 


C  O  .\' 
Era  la  consulta  un  tribunale  anco 
pei  ricorsi  dei  vassalli  contro  i 
baroni  dei  feudi  ,  e  loro  ministri, 
reprimendone  gli  arbitrii,  e  l'estor- 
sioni. Giudicava  sui  sindacati  dei 
governatori  :  rivedeva  i  processi  di 
condanna  di  morte  e  di  altre  pene 
inflitte  dai  governatori,  meno  quelli 
autorizzati  con  breve  apostolico  a 
non  soggiacere  a  tal  revisione,  che 
secondo  i  casi  diminuiva  le  condan- 
ne. Si  ricorreva  pure  alla  congre- 
gazione di  consulta  per  moderare 
i  monitori,  e  1'  inquisizione  secon- 
do i  casi;  anticamente  ingerivasi 
anco  sulla  pubblica  istruzione,  sul 
governo  delle  immunità,  eccettua- 
to r  economico  spettante  al  buon 
governo,  cioè  sid  politico,  nell'ele- 
zione de'magistrati,  nella  formazio- 
ne dei  consigli,  nelle  questioni  di 
precedenza  ,  in  sostanza  ella  aveva 
ingerenza  in  ciò  che  spettava  alla 
conservazione  della  pubblica  quiete, 
ed  alle  volte  interponeva  i  decre- 
ti per  l'ammissione  tra  i  nobili  o 
i  cittadini  di  quegl'individui,  che 
avevano  i  requisiti  a  ciò  richiesti 
dagli  statuti  dei  luoghi,  senza  i  qua- 
li gli  escludeva.  Così  px'ovvedeva  al- 
le questioni  tra'  confinanti,  perchè 
la  congregazione  de'conOni  si  adu- 
nava di  rado,  vegliava  alla  salute 
pubblica  delle  provincie,  coll'im- 
pedire  la  propagazione  de'  morbi 
contagiosi,  ed  esercitava  altre  in- 
cumbenze. 

Clemente  XII,  sulla  piazza  del 
Quirinale,  fece  edificai-e  il  magnifi- 
co palazzo,  che  prese  il  nome  di 
palazzo  della  consulta ,  perchè  vi 
fin-ono  collocati  il  prelato  segre- 
tario, il  sotto  segretario  e  gli  uf- 
fìzi di  questa  congregazione.  Seb- 
bene il  Cardinal  segretario  di  sta- 
to prò  tempore  sia  stato  il  piefclto 
della  congregazione  della    consulta, 


CON 

e  dal  i833  in  poi  per  disposizio- 
ne del  Papa  che  regna,  lo  sia  il 
segretario  per  gli  affari  di  stato  in- 
lerni,  pure  abbiamo  degli  esempi, 
che  alcuni  prefetti  di  essa  congre- 
gazione non  furono  segretari  di 
stato,  cioè  i  Cardinali  Domenico  Pi- 
uelli  genovese,  fatto  prefetto  nel 
i5c)0,  Mariano  Pierbenedetti  di 
Camerino,  fatto  prefetto  da  Leone 
XI  nel  iGo5  appena  creato  Papa, 
e  Bonifacio  Bevilacqua  di  Ferrara, 
che  nioiù  nel  1626.  ^.Segretario 
DI  STATO,  ed  il  Cuhcllio,  JYol.  Car- 
dinalatiis,  congregatio  XIII  prò 
coìisullalionibus  ncgoliorum  status 
ecclesiastici,  sacra  consulta  nuiicu- 
pata  .  Avanti  di  parlare  dell'odier- 
no stato  della  congregazione  e  tri- 
bunale, e  di  accennare  le  nuove  sue 
attribuzioni,  colla  Pratica  della  cu- 
via  Romana,  voi.  II,  capo  XXII, 
del  tribunale  della  consulta,  aggiun- 
geremo qualche  altra  analoga  no- 
zione ,  per  meglio  dichiarare  in 
parte  quanto  piìi  sopra  si  è  detto. 
Questo  tribunale,  prima  delle 
legislazioni  di  Pio  VII,  Leone  XII, 
e  Gregorio  XVI  regnante,  giudi- 
cava tutte  le  cause  di  delitti  mera- 
mente laici ,  o  di  misto  foi'o,  com- 
messi però  dai  laici  in  tutti  i  luoghi 
soggetti  alla  sua  giurisdizione,  la 
quale  o  mediatamente,  o  immedia- 
tamente si  estendeva  a  tutto  lo  sta- 
lo ecclesiastico.  Nelle  legazioni  pe- 
rò giudicava  solo  in  grado  di  ri- 
corso. Giudicava  anche  nelle  cause 
civili  appartenenti  alle  materie  giu- 
risdizionali presiedendo,  come  pur 
si  disse,  agli  affari  di  sanità.  Il  se- 
gretario regolava  quasi  da  sé,  e  con 
dipendenza  del  prefetto,  gli  affari 
della  consulta  che  riguardavano  le 
ilcputazioni  de'  governatori  e  dei 
bargelli:  e  spediva  le  lettere  in  no- 
me della   sagra  consulta,   emetteu- 


CON  i83 

do  il  voto  in  piena  consulta.  Acca- 
deva alle   volte,  che    si    proponeva 
iu  sagra  consulta  qualche  supplica, 
la  quale     toccava    linteresse     civile 
del   terzo;   ed  allora,  per  non    pre- 
giudicare alle  i-agioni  altrui,  la  sa- 
gra consulta  soleva    rescrivere:  In- 
stet    citata    parte .     In    seguito    di 
questo  rescritto    si    citava  la    parte 
avanti  il  ponente  di  quella  provin- 
cia, alla  quale  apparteneva  l'affare 
colia  citazione:  Ad  videiidum  desti- 
ìiari  consultala  pio  propositione  cau' 
sac,  de  cjua  agitar,  e  questa  citazio- 
ne bastava  per  avvisare  la  parte,  che 
la  sagra   consulta  voleva    che    fosse 
intesa  anch'essa    in  causa  :  e    fatte 
quindi   le  scritture,   e   distribuite  ai 
ponenti,   si  giudicava  poi  l'affai-e,  o 
in  quella  consulta,  che  aveva  desti- 
nata monsignor  ponente,  col  decre- 
to che  faceva    alla  detta   citazione^ 
ovvero  in  altra    che  fosse    più  co- 
moda al  tribunale.   I  giudicati   poi 
della  consulta  si    facevano  eseguire 
da  monsignor  governatore  di  Roma. 
Ma  per  le  nominate  provviden- 
ze    di     Pio    VII ,    Leone  XII  ,    e 
Gregorio  XVI,  la  congregazione  e 
tribunale    della  sagra   consulta  eb- 
be   de'  notabili    cambiamenti  nelle 
sue  prerogative,    e  giurisdizioni,  le 
quali     prima     colla     segretaiia     di 
slato,    e  poi   nell'anno     i833  com- 
penelraronsi      nella     segretaria     di 
stato  per  gli  affari    di    stato  in  texa- 
ni :  per  cui    ora  la    sagra    consulta 
fra  le    sue    competenze  ha    la  giu- 
dicatura in   grado  di  appello,    o  di 
levisione,  delle  cause    criminali  de- 
cise dai  tribunali  al  di  qua  dell'Ap- 
pennino, ed  è  il  tribunale    esclusivo 
per  le  cause  di  lesa   maestà,  e  per 
quelle  di  tagli   arbitrari,  e    dirada- 
menti di   selve,  come  si  vedrà    dai 
seguenti  cenni.    Essa    con   partico- 
lari    ministri     provvede    principal- 


i84  CON  CON 

mente  alle  disposizioni  sanitarie  per  tribunali  pubblicato  a'  5  novembre 
garantire  la  pubblica  incolumilù  i83i.  dicbiarò  cbe  il  tribunale  dei- 
tanto  dagl'interni  quanto  dagli  e-  la  consulta,  per  quello  che  riguarda 
sterni  pericoli.  V.  Congregazione  il  ramo  criminale,  si  componesse: 
Speciale  Sanitaria.  del  Cardinale  prefetto ,  dei  prelati 
E  primieramente,  colia  costitu-  ponenti,  e  di  un  prelato  segretario 
•/ione  super  reslaiiratìone  regimiiiìs  diviso  in  due  turni,  che  vengono 
Ponlijìcii,  terlio  kalendas  novemhris  presieduti,  l'uno  dal  ponente  più 
1800,  Pio  VII  nel  riformare  i  tri-  anziano  in  ragione  di  nomina  col 
bunali,  conservò  alla  sagra  consulta  titolo  dì  decano,  e  l'altro  dal  sc- 
ie sue  attribuzioni ,  e  le  concesse  gretario.  Ciascuno  de'  detti  turni 
privativamente  la  cognizione  delle  dovrà  conoscere,  e  giudicare,  come 
cause  criminali  in  grado  di  appel-  tribunale  di  appello,  tutte  le  cause 
lo,  o  di  ricorso  dalle  curie  baro-  giudicate  dai  tribunali  di  R.oma, 
nali;  le  cause  contenziose  di  nobil-  compreso  quello  del  prefetto  dei 
tà  furono  delegate  alla  sagra  rota,  sagri  palazzi  apostolici,  e  dai  tri- 
Obbligò  ogni  ponente  di  consulta  bunali  delle  provincie,  o  delegazio- 
a  formarsi  uno  studio  di  persone  ni  di  Perugia,  di  Spoleto,  di  Rieti, 
abili,  le  quali  sarebbono  poi  prefe-  di  Viterbo,  di  Orvieto,  di  Civita- 
rite  nel  conseguimento  dei  governi  vecchia,  di  Prosinone,  di  Beneven- 
dello  stato,  ed  a  tal  effetto  venne  to  con  sentenze,  che  condannano 
aumentato  1'  onorario  de'  ponenti,  alla  pena  capitale,  e  cos'i  dovrà 
del  segretario,  e  del  tribunale.  1  giudicare  le  cause  giudicate  dalle 
governatorati  di  patente,  che  prima  congregazioni  particolari  dei  baro- 
conferiva  il  prelato  segretario,  sa-  ni,  che  mantengono  ancora  la  giu- 
rebbono  eletti  dal  pieno  tribunale,  risdizione  feudale.  Inoltre  dovrà 
Qui  però  noteremo,  che  Io  stesso  conoscere,  e  giudicare  come  tribù- 
Pio  VII  reintegrò  il  prelato  segre-  naie  di  revisione,  e  come  tribunale 
tario  della  prerogativa  di  eleggere  supremo ,  siccome  distesamente  si 
i  governatori  dipendentemente  pe-  Itgge  al  titolo  II,  che  ne  qualifica 
rò,  e  con  intelligenza  del  Cardinal  le  cause,  e  la  giurisdizione.  Il  ti- 
segretai-io  di  stato  prefetto  della  tolo  X  gli  concede  la  privativa 
consulta.  Le  cause  dovranno  prò-  giurisdizione  nelle  cause  di  lesa 
porsi  col  ristretto  a  stampa,  distri-  maestà,  e  stabilisce  le  norme  di 
buito  precedentemente  ai  prelati  sul-  procedura.  Con  l'editto  poi  de' 20 
la  relazione  verbale.  Ciascun  go-  luglio  i834  venne  dichiarato,  che 
vernatore  dovrà  mandare  alla  sagra  la  segretaria  della  consulta  conti- 
consulta  la  relazione  delle  visite  nuerebbe  a  prestare  i  suoi  servigi 
carceiarie,  senza  mentovare  altre  alla  congregazione  di  sanità,  colla 
provvidenze.  Dipoi  Leone  XII,  col  spedizione  degli  ordini,  delle  riso- 
moto  proprio  de'2 1  dicembre  1827,  luzioni,  e  provvidenze  della  mede- 
stabifi  due  tribunali  di  appello:  sima,  co' metodi,  e  sistemi  in  uso. 
a  quello  di  Bologna  assegnò  le  le-  Al  presente  la  sagra  congrega- 
gazioni,  ed  a  quello  pel  rimanente  zione  di  consulta  si  compone  del 
dello  stato  la  sagra  consulta.  Cardinal  prefetto,  eh'  è  sempre  il 
Da  ultimo  il  regnante  Gregorio  segretario  pegli  alfari  di  stato  in- 
X\  1,  col  regolamento  organico  pei  terni,  di  altri  tredici   Cardinali,    di 


CON  CON                    i85 

undici  prelati  ponenti,  compreso  il  vita  e  l'importanza  rlell'afFare,  si 
decano,  di  monsignor  segretario,  giiulicò  necessario  di  deputare  per 
del  sotto  segretario,  e  di  altri  mi-  tale  oggetto  una  congregazione  par- 
nistrì.  Il  segretario  ha  1'  udienza  ticolare  composta  del  nominalo  Car- 
dai Papa  ogni  martedì  sera;  in  ca-  dinal  Barberini,  e  dei  Cardinali  di 
so  d'impotenza  o  di  assenza,  \i  si  Cremona,  e  Brancacci,  ai  quali  si 
leca  monsignor  decano.  aggiunseio  i  prelati  e  i  teologi  in 
La  carica  di  segretario  di  con-  quel  tempo  per  scienza,  e  per  dot- 
sulta  dai  Pontenci  si  suole  confe-  trina  pii^i  illustri.  Urbano  Vili  ap^ 
rire  ad  alcun  primario  prelato  del-  provò  colla  sua  autorità  questa  no- 
ia santa  Sede,  giacché  da  essa  viene  velia  congregazione ,  di  cui  una 
promossi  ad  altra  distinta  carica,  qualche  traccia  avea  già  lasciata 
che  porta  l'esaltazione  al  cardina-  Clemente  Vili,  ed  appositamente 
lato,  ovvero  da  questa  slessa  può  chiamò  in  Roma  uomini  per  ec- 
esservi  direttamente  elevato  .  Co-  clesiastica  erudizione  dottissimi,  tra  i 
sì  avvenne  ai  monsignori  Rigan-  quali  il  p.  Dionisio  Petavio  (che 
ti,  Bottini,  e  Pandolfi,  come  anche  per  ragione  di  salute  non  potè 
a  monsignor  Olgiati,  il  quale  fu  accingersi  al  viaggio  ),  ed  il  p.  Gio- 
avvertito  pel  cardinalato,  ma  fu  colto  vanni  Morino,  prete  dell'oratorio 
dalla  morie  prima  che  venisse  di-  di  Francia,  il  quale,  elice  Benedet- 
chiarato  in  concistoro.  Il  Papa  che  to  XIV,  pliiribus  sessionihus  inter- 
jegna  gli  diede  in  successore  mon-  fiiit,  in  qiiibus  multa  scita  digna 
signor  Isola,  che  ebbe  però  a  ri-  pvolulit,  ad  lem  recle  instituendani 
nunziare  per  la  sua  avanzata  età.  opportuna. 

Dapprima    questa    congregazione 

Congregazione  sopra   la    correzione  si  chiamò    Congregatio   particularis 

delubri  della    Chiesa  orientale.  super  correctione  Euchologii  Grae- 

corum,  poi  Congregazione  deputata 
Il  re  di  Spagna  e  di  Sicilia,  Fi-  alla  correzione  dei  libri  della  Chie- 
lippo  IV,  nel  pontificato  di  Urba-  sa  orientale.  Sebbene  ([uesta  sagra 
no  Vili,  espose  nell'anno  i63i  congregazione,  dal  i636  al  164^, 
alla  santa  Sede,  che  i  greci  uniti,  avesse  tenuto  ollantadue  adunan- 
i  quali  abitavano  nei  suoi  tiominii,  ze,  nondimeno  la  grande  opera 
massime  di  Sicilia,  eransi  lagna-  della  correzione  dell'Eucologio  non 
ti,  perchè  dagli  scismatici  si  era  era  ancor  compita  per  modo  da 
stampato  un  Eucologio  pieno  di  er-  jjolersi  dare  alla  luce.  Per  varie 
rori,  e  pregò  che  si  cercasse  di  circostanze  il  lavoro  principiato  re- 
porre rimedio  ai  danni,  ed  alle  sto  sospeso  fino  al  ponlificato  di 
conseguenze,  le  quali  ne  avrebbero  Clemente  XI,  il  quale  ristabilì  ne- 
potuto  derivare.  Di  questo  fatto  gli  ultimi  anni  del  suo  pontifica- 
dal  Cardinal  Barberini,  nipote  del  to  la  congregazione  della  corre-!' 
Papa,  si  fece  relazione  in  un'  adu-  zione  de'  libri  orientali,  come  quel- 
nanza  generale  de'  membri  com-  lo  che  nella  lingua  greca  si  era 
ponenti  la  congregazione  di  prò-  perfezionato,  sino  dall'età  di  tre- 
paganda  y?r/ej  e  venne  decretata  dai  dici  anni,  e  di  diciassette  avea  tra- 
Cardinali  la  correzione  dell'Eneo-  dotto  in  latino  una  parte  del  I\Ie- 
iogio.  Quindi,    considerata    la  gra-  nologio  de' greci,  per  non  nominare 


i86  CON 

altre  imporliinti  opere  dal  greco 
idioma  in  quello  dei  Lazio  da  lui 
tradotte.  Tuttavolta,  essendosi  pro- 
ceduto con  lentezza  per  ciò  che 
riguarda  l'Eucologio,  ed  essendo 
morti  i  Cardinali  e  i  teologi  com- 
ponenti la  irjcdesima  congregazione, 
Benedetto  XIV  ne'  primordi  del 
suo  celebre  pontificato,  volle  di 
nuovo  ristabilirla  deputandovi  cin- 
que Cardinali,  dei  quali  uno  ne 
tosse  il  prefetto,  non  clie  cinque  con- 
sultori, ed  un  prelato  segretario,  di- 
stinto da  quello  della  sagra  congre- 
gazione di  propaganda /?<^/e.  Ne  fu  an- 
zi dichiarato  segretario  monsignor 
Nicola  Anlonelli,  poi  amplissimo  Car- 
dinale di  s.  Chiesa.  Benedetto  XIV, 
nella  sua  enciclica  che  comincia 
colle  parole  Ex  quo  prlmiiin,  in- 
viata sotto  il  dì  primo  marzo  lySG 
ai  vescovi  ed  ecclesiastici  di  greco 
rito,  dà  piena  contezza  dell'  origine 
delle  correzioni  de' libri  della  Chie- 
sa orientale,  facendo  pubblicare 
l'Eucologio  greco  corretto  per  le 
stampe  della  congregazione  di  pro- 
paganda /zf/e.  V.  Novaes,  Elemen- 
ti della  storia  de  sommi  Ponleftciy 
tomo  XIV  p.  23o,  e  23  r,  nonché 
l'articolo  Greci. 

Dai  Diari  di  Roma  del  secolo 
decorso  si  rileva,  che  nel  1722 
era  prefetto  della  congregazione  il 
Cardinal  Pico,  e  n'erano  membri  i 
Cardinali  prefetti  prò  tempore  della 
iOìigregazione  di  propaganda  fi- 
de, come  lo  sono  tuttora,  e  pochi 
altri  Cardinali,  fra'  quali  Ganganel- 
li,  che  nel  1769  divenne  Clemen- 
te XIV,  Fantuzzi,  \  italiano,  Bor- 
romei,  ed  il  dottissimo  Gerdil,  ol- 
tre Stoppani,  ed  altri. 

Stabilita  la  congregazione  per  la 
correzione,  e  revisione  de'  libri  o- 
rientali  nell'anzidetta  forma,  si  è 
conservata    fino    al    presente    nello 


CON 

stesso  modo.  Per  opera  delia  me- 
desima non  solo  si  venne  alla  per- 
fetta emendazione  del  suddetto  Eu- 
cologio,  ma  ben  anche  sono  stati 
corretti  i  libri  liturgici  di  alcune 
nazioni  orientali.  Anzi  nell'odierno 
pontificato  è  stato  da  essa  esami- 
nato il  sinodo  celebrato  dai  Greci 
ISlelcìàti  (J'^edi)  ^  in  Siria  pi'esso 
Bayrut  nel  monistero  di  Carcafe 
sotto  Pio  VII  nell'anno  1806,  si- 
nodo, che  fu  condannato  dal  re- 
gnante Gregorio  XVI  con  aposto- 
lico breve,  pubblicato  a'  16  settem- 
bre i835,  il  quale  incomincia  col- 
le parole,  IMelchitaram  Catholico- 
rum  Syiiodus  Antiochena  nuncu- 
pala  etc,  e  si  legge  nel  tom.  V, 
p.  12  5,  e  seg.  Bull.  Pont.  S.  C.  de 
Frop. fide, Kom^e  i84i.  Attualmen- 
te la  congregazione  si  compone,  ol- 
tre che  del  prefetto,  di  cinque  Car- 
dinali, e  di  cinque  consultori,  es- 
sendo la  segretari»  nel  collegio 
Urbano. 


Elenco  di  alcuni  Cardinali 
Prefetti. 

Ludoi'ico  Pico  de  Princìpi  della 
31irandola,  fatto  Cardinale  nel 
17  12  da  Clemente  XI,  e  prefet- 
to nel  1722  da  Innocenzo  XIII: 
morì  nel    1743. 

D.  Fortunato  Tamburini  di  31ode- 
na,  cassinese,  fatto  Cardinale  da 
Benedetto  XIV,  che  nel  i743 
lo  fece  prefetto  :  morì  nel  1761. 

Nicolo  Antonelli  di  Sinigaglia,  Car- 
dinale di  Clemente  XIII,  e  da 
lui  nel  1761  dichiarato  prefetto 
della  congregazione  di  cui  era 
stato  segretario  :  terminò  i  suoi 
giorni   nel    1767. 

Gio.  Carlo  Boichì  di  Faenza,  Car- 
dinale di  Clemente  XIII.  che  nel 


CON 

1769  lo  nominò  prefetto:  ino- 
ri nel    1788. 

Leonardo  Antonelli  di  Sinrgagliaj 
Caidiuale  di  Pio  VI,  e  da  lui 
nel  1796  fatto  prefetto:  mon 
decano  del  sagro  Collegio  nel 
181  I.  Sotto  di  lui  ne  fu  segre- 
tario il  celeljre  p.  Fontana  bar- 
nabita, che  dal  detto  Papa  ven- 
ne creato  Cardinale. 

Lorenzo  Lilla,  milanese,  Cardina- 
le di  Pio  VII,  e  quindi  dal  me- 
desimo fatto  prefetto  :  mori  nel 
1820. 

Barlolomineo  Pacca  di  BcneventOj 
fatto  Cardinale  da  Pio  VII,  e 
prefetto  da  Leone  XII  nel  i8:>.6, 
ed  al  presente  decano  del  sagro 
Collegio. 

Congregazione  della  disciplina 
regolare. 

Questa  importantissima  congre- 
gazione riconosce  l'origine  da  In- 
nocenzo X,  la  conferma  da  Clemen- 
te IX,  e  la  pei  fezione  da  Imioceu- 
zo  XII,  che  si  riguarda  qnal  pri- 
mario fondatore.  11  Cardinal  De 
Luca  nel  suo  Cardinal  pratico, 
cap.  XXXV  discorrendo  Della  con- 
gregazione, sopra  lo  stato  de'  rego- 
lari, dice  che  fu  istituita  da  Inno- 
cenzo X,  e  ,che  componcsi  di  alcu- 
ni Cardinali,  con  un  prelato  per 
segretario  con  voto  ;  e  che  sebbene 
la  congregazione  fosse  istituita  per 
la  soppressione  di  alcuni  conventi 
e  mouisteri  d  Italia,  tuttavolta  pro- 
segui ad  esistere  per  la  reinttgra- 
zione  di  que'  monisteri,  che  le  cal- 
de istanze  de'  popoli  ]:)ramarono 
ristabiliti,  occupandosi  la  congrega- 
zione anco  di  analoghi  affari  fo- 
rensi, come  delle  licenze  del  vesti- 
re negli  Ordini  religiosi,  se  per  al- 
cuna causa  fosse  stata  loro  sospesa. 


CON 


187 


o  ristretta,  la  facoltà.  Dice  ancora 
il  De-Luca,  che  solendo  essere  il 
segretario  della  disciplina,  anche 
segretario  della  Congregazione  della 
visita  apostolica^  nacque  una  certa 
unione  tra  le  due  congregazioni, 
che  talvolta  si  fecero  ambedue  in 
un  medesimo  giorno,  e  sessione. 

Perchè  si  conosca  la  primaria 
origine  della  congregazione  della 
disciplina,  è  a  sapersi  che,  nel  di- 
cembre 1649,  Innocenzo  X  pub- 
blicò un  decreto,  nel  quale  ordinava 
una  esatta  nota  di  tutti  i  conventi 
e  monisteri  d'Italia,  delle  loro  ren- 
dite e  del  numero  de'  religiosi,  che 
vi  dimoravano,  vietando  frattanto 
di  concedere  1'  abito  a'  nuovi  reli- 
giosi. Quindi  nel  i652,  a'  i5  ot- 
tobre, pubblicò  la  costituzione  1 5^7 
Instaurandae,  che  si  legge  nel  Bull, 
lìotn.  tom.  VI,  par.  3,  pag.  2  33, 
colla  quale  comandò  rigorosamente, 
che  nella  stessa  Italia  si  sopprimes- 
sero tutti  i  monisteri  e  conventi, 
ne'  quali  pel  ristretto  numero  di 
religiosi  non  si  potesse  osservare  la 
regolare  disciplina,  secondo  gli  sta- 
tuti di  ciascun  Ordine,  cioè  che 
fossero  soppressi  i  conventi,  ed  i 
monisteri,  i  quali  non  potevano  sos- 
tentare sei  religiosi,  e  che  fossero 
assoggettati  sotto  certe  discipline  agli 
Ordinari  quelli,  ove  non  potevano 
almeno  mantenersi  dodici  religiosi, 
secondo  altra  costituzione  di  Urba- 
no Vili.  Indi  nello  stesso  tempo 
Innocenzo  X  diede  facoltà  ai  rispet- 
tivi vescovi  di  convertire  a  loro 
arbitrio  le  rendite  de'  monisteri,  e 
conventi  soppressi,  in  altri  sagri  e 
pii  usi;  ed  appunto  colla  costitu- 
zione Instaurandae,  Innocenzo  X 
eresse  la  congregazione,  che  poscia 
Clemente  IX  confermò  agli  1 1  a- 
prile  1668,  colla  costituzione  In- 
jnncti.   V.    il    decreto    d' Innocenzo 


i88  CO.N 

X    ut    in    pan'is,     de'  i  o     febbraio 
i654-  Assunto  al  triregno  il  zelan- 
te Innocenzo' XII,  penetrato  dall'im- 
pegno  sulla    disciplina    de'  regolari 
del     concilio    Tridentino,    vedendo 
come  i  canoni  disciplinari     formati 
in  esso  non  sarebbero  stati  durevo- 
li col    decorrere    de" secoli,    ordinò 
che  sospesi  i  noviziati,  si  surrogas- 
se  una    congregazione    speciale    a 
quella    d'Innocenzo  X    sullo    stato 
de' regolari,  componendola    di   Car- 
dinali, preiati,  d' insigni    teologi,  e 
di  un  segretario  prelato,  cioè   Car- 
lo Agostino  Fabroni,  che    poi  Cle- 
mente XI  creò  Cardinale,  per  esa- 
minare,   se    in    tutte    le    religiose 
società  si  osservavano    i    decreti    e- 
ritanati    dalla    sagra    congregazione 
del  concilio,     Qiioad  Jpostatas,    et 
(■Jectos,    seu    ejiciendos.    Questa    fu 
una  pia  istituzione,  giacché    essen- 
do specialmente  i  regolari,  che    col 
loro  esempio,  e  colla  loro  dottrina 
debbono   mantenere  nel   popolo  cri- 
stiano la  probità    de'  costumi,    e  la 
giusta  credenza,    è  troppo    necessa- 
rio, che     si    conservi     in    essi    una 
esalta  disciplina,     e     Io  spirilo    del 
loro    santo     istituto.     J^.  DisciPLi?fA 

REGOLARE. 

Questa  congregazione  si  occupò 
delle  provvidenze  da  prendersi  con- 
ducenti al  santo  fine  propostosi  dal 
sommo  Pontefice,  il  quale  a  tal 
effetto  emanò  la  costituzione  San- 
(tissiiniis  in  Christo  Pater,  et  Do- 
rniniis  nosler,  data  a  iH  luglio  1690. 
Si  decretò  in  essa,  che  uno  o  due 
conventi ,  con  autorità  apostolica, 
si  destinassero  in  ogni  provincia 
d' Italia,  ed  isole  adiacenti,  ove  si 
<lovessc  porre  in  pieno  vigore  l'in- 
lera  osservanza  delle  regole,  e  le 
]>articolari  costituzioni  di  ogni  Or- 
dine, le  leggi  del  concilio  di  Tren- 
to, e  i    decreti  di    Clemente    Vili, 


CON 

d'Innocenzo  X,  di  Alessandro  VII, 
e  principalmente  la  vita  comune 
perfetta  in  detti  conventi  privati- 
vamente :  quindi,  dopo  essersi  assi- 
curati dell'osservanza,  si  costituis- 
sero i  noviziati,  e  i  professori:  che 
in  detti  luoghi  dimorassero  i  soli 
religiosi  esemplari,  ed  osservanti 
delle  regole,  dovendosi  allontanarne 
gl'indegni:  mancando  poi  le  ren- 
dite pel  manlenimento  di  simili 
conventi,  o  monisteri,  dovessero 
supplirvi  gli  altri  dell'Ordine,  sop- 
pi-imendosi  con  autorità  apostolica 
i  piccoli  conventi,  ed  eccitandosi  i 
superiori  a  concorrere  al  veneran- 
do scopo,  e  minacciandosi  di  puni- 
zione i  negligenti. 

jN'el    1698,  a' 4  agosto,  Innocen- 
zo XII    emanò    la     bolla    Debitiun 
Pastorale,  e  con  essa    soppresse    la 
congregazione    sullo  stato    de'  rego- 
lari eretta  nel    i652   da  Innocenzo 
X,  e  stabili   meglio    que^^ta    da  lui 
fondata.   Ne   fu  fatto  prefetto  il  Car- 
dinal Imperiali,  ne    vennero    stabi- 
liti membri  i  Cardinali    CoUoredo, 
Carpegna,    Negroni  ,    Sagripanti,    e 
Paolucci,    col     suddetto     monsignor 
Fabroni   per  segretario.    Quindi    le 
cause  contenziose,    e  giurisdizionali 
dei  vescovi  sopra  i   regolari,  le  re- 
lative,   ed    economia,    elezione,    ed 
altre  furono  trasferite,  e  confermate 
alla  Congregazione  de'  vescovi,  e  re- 
golari [l^e  di).  Si  attribuirono  in  ispe- 
cial  modo   alla    congregazione   sulla 
disciplina  privativamente,  quelle  che 
riguardano    gli     aifari    disciplinari  , 
la    vita  interna,   l'osservanza    clau- 
strale,    lo     stabilimento     principal- 
mente, e  la  soppressione  dei    novi- 
ziati, e    professori,    la    deputazione 
dei   conventi   di  osservanza,    e    vita 
comune  perfetta,  il  luogo    per  col- 
locare i  novizi,  e  professi,  l'autori- 
tà d'imporre  pene,  e  fulminare  ccu- 


f 


e  O  N 

sure  ccclesiasticlie  contro  i  contu- 
maci. Inoltro  da  questa  con^roga* 
zione  dovevasi  promovore  l' osser- 
vanza dei  decreti  di  Clemente  VII  Fj 
Super  reccptionc.  novitìoruin^  super 
refornialione  regulariuin,  e  quanto 
si  era  disposto  nella  precedente 
costituzione  Sanctissiiniis.  Ai  5  di- 
cembre i6g8,  fu  emesso  dalla  con- 
gregazione il  decreto,  che  approvato 
dal  Pontefice,  venne  afìilsso  né' pub- 
blici luoghi,  e  diramato  a  tutti  i 
vescovi  d'Italia,  ed  isole,  col  quale 
si  dichiararono  incorsi  ipso  facto 
nella  privazione  degli  ufiizi,  di  vo- 
ce attiva,  e  passiva,  ed  inabilita- 
zione quei  superiori,  che  senza  li- 
cenza della  sagra  congregazione  dei 
conventi  di  perfetta  osservanza  ri- 
movessero i  religiosi.  Con  altro 
decreto  de' 7  giugno  1700,  si  san- 
zionarono le  nullità  delle  professio- 
ni, se  le  vestizioni  accadessero  sen- 
za l'autorizzazione  della  sagra  con- 
gregazione, ed  incorsi  i  vestiti  ipso 
facto  nelle  pene  dei  decreti  gene- 
rali. Indi,  ai  3  luglio  1703,  nel 
pontificato  di  Clemente  XI,  si  ag- 
giunsero ,  straordinariamente  alla 
congregazione  i  Cardinali  Ferrari, 
Panciatici,  Sperelli,  e  Gabrielli,  non- 
ché i  prelati  Grimaldi,  Fabroni , 
e  Vallemani  allora  segretario,  e  poi 
Cardinale,  olti-e  diversi  teologi  re- 
ligiosi, cioè  un  domenicano,  un 
carmelitano,  un  gesuita,  un  teatino, 
un  servila,  un  cappuccino;  e  si 
rinnovò  il  decreto,  che  nei  soli  con- 
venti di  vita  comune  perfetta  si 
autorizzassero  i  noviziati,  ed  i  pro- 
fessori. 

Le  norme  principali  di  questa 
cospicua  congregazione  sono  :  che 
nella  fondazione  de' nuovi  conventi 
e  case  religiose,  dopo  che  la  con- 
gregazione de'  vescovi  e  regolari  ha 
emesso  il  decreto  di  erezione,  resta 


CON 


^«9 


il  l'irorso  alla  congregazione  sulla 
disciplina  regolare,  cui  appartiene 
esaminare,  se  la  nuova  fondazione 
possa,  colle  rendite  e  limosine,  ali- 
mentare i  dodici  individui  in  per- 
fetta osservanza  e  vita,  e  quindi 
presso  autentici  documenti,  e  se- 
grete informazioni,  autorizzare  de- 
finitivamente la  nuova  fondazione. 
Fra  i  doveri  in  fine  della  congre- 
gazione sulla  disciplina  regolare , 
forse  il  più  grande  è  quello  di  ve- 
gliare, e  riferire  al  Papa  i  rilassa- 
menti dell'osservanza,  e  consultare 
sui  modi  di  riparare  i  mali  vdte- 
riùri. 

Per  alcun  tempo  le  congrega- 
zioni generali  si  tennero  innanzi  al 
Papa,  Corani  Saiictissimo^  e  sem- 
pre incessanti  furono  le  cure  della 
congregazione.  Pio  VI,  a' 5  gen- 
naio 1 790,  colla  costituzione  Siii- 
gttlare,  a  rimovere  ogni  contro- 
versia sulle  attribuzioni  che  potesse- 
ro appartenere,  o  alla  congregazio- 
ne dei  vescovi ,  o  della  disciplina, 
dispose  negli  articoli  V,  VI  e  VII; 
che  quanto  riferivasi  ai  noviziati  e 
professori  di  qualsivoglia  istituto, 
ai  decreti  generali  di  Clemente 
VIII,  ed  altri  particolari,  come  di 
Innocenzo  XII  de'  17  luglio  i6f)T, 
non  che  alla  riforma  dei  regolai  i , 
e  all'  interna  disciplina,  vita  comu- 
ne perfetta,  appartenesse  alla  con- 
gregazione sulla  disciplina.  Si  con- 
fermò altresì  la  facoltà  abituale,  con- 
cessa agli  II  luglio  1769,  a  mon- 
signor Lascaris,  arcivescovo  di  Teo- 
dosia,  e  segretario  della  congrega- 
zione da  Clemente  XIV,  di  dispen- 
sare, abilitare,  e  sanare  con  giuste 
cause,  alcune  osservanze  di  regole, 
le  costituzioni  relative  ai  novizi,  ed 
all'interna  disciplina;  e  s' inculcò  il 
dovere  alla  medesima  congregazio- 
ne  sulla   disciplii.a,  già  imposto  da 


190      .  CON 

Innocenzo  XII,  di  proporre  oppor- 
lunamente  al  Pontefice  i  divisamen- 
ti,  che  si  credessero  più  atti,  o  per 
infiammare,  o  per  ristorare  la  disci- 
plina ecclesiastica  ancora,  nei  con- 
venti fuori  d'Italia. 

Ma  per  le  vicende  degli  ultimi 
anni  del  secolo  XVIII,  e  del  pri- 
mo decennio  del  corrente,  fu  di- 
sperso, e  pressocchè  distrutto,  il 
corpo  benemerito  dei  regolari,  prin- 
cipalmente nei  luoghi  invasi  dai  re- 
pubblicani, e  dagli  imperiali  fian- 
ccsi.  La  divina  Provvidenza  avendo 
fatto  trionfare  la  religione  cattoli- 
ca, restituì  a' 24  maggio  18 14,  a 
Roma  gloriosamente  Pio  VII,  il 
C[uale  subito  fece  risorgere  gli  Or- 
dini regolari  e  la  compagnia  di 
Gesù,  facendo  che  in  "ogni  istituto 
fossero  emulate  le  glorie  dei  fonda- 
tori e  dei  tempi  più  felici.  La  congre- 
garione  della  disciplina  tosto  ripigliò 
la  sua  azione,  ma  temperata  alle  cir- 
costanze di  economia  decaduta,  e 
di  personale  mancato  negli  istituti 
diversi.  Quindi  è  che  da  allora  sino 
ad  oggi  ancora  di  un  consiglio  di 
prudenza  le  fa  mestieri,  almeno  del 
discreto  uso  temporaneo  di  speciali 
indulgenze,  finché  poco  a  poco  ri- 
stoi'ata  l' economia,  formati  i  reli- 
giosi nel  luogo  degli  antichi,  possa 
riprendere  ogni  istituto  quel  vigo- 
re di  disciplina  intera,  ed  univer- 
sale, che  tanta  utilità  produsse  alla 
Chiesa,  ed  alla  società.  Già  alcimi 
Ordini  richiamarono  nei  moniste- 
ri,  e  conventi  di  noviziato  e  di 
studio,  la  piena  osservanza,  e  la  vi- 
ta comune  e  perfetta.  Cos'i,  per  non 
dire  di  tutti,  i  camaldolesi  fecero 
nei  monisteri  deirAvellana,  e  di 
Gubbio:  ed  i  cistcrciensi  ottennero 
dalla  congregazione  de'vescovi  e  re- 
golari, il  decreto  che  nel  moniste- 
ro  di    Monte  dell'abbate,  nella  dio- 


C  ON 

cesi  di  Perugia,  sia  riportato  il  ri- 
gore delle  regole  ultimamente  con- 
fermate dal  regnante  Gregorio  XV I. 
Così  non  deve  tacersi,  che  il  rispct- 
taliile  p.  Giuseppe  Maria  d'Alessan- 
dria di  Sicilia,  ministro  generale 
dei  minori  osservanti,  riordinati  gli 
studi,  medita  e  prepara  vigorosa- 
mente, e  prudentemente  in  quel 
gran  corpo  ciò  che  più  conviene 
a  confermare,  o  ristorare  la  disci- 
plina regolare,  e  già  in  Italia,  ed 
anche  fuori  è  richiamata  (ove  si  è 
potuto)  l'osservanza  della  costitu- 
zione 76  Militantes,  de'22  novem- 
bre 1679,  d'Innocenzo  XI. 

Frattanto  in  più  modi  agisce  la 
congregazione  della  disciplina,  e  nel- 
le cose  gravi,  e  complicate  provve- 
dono riuniti  i  Cardinali  prefetti,  e 
membri,  e  i  prelati  segretari  delle 
congregazioni  de'vescovi  e  regolari, 
e  della  disciplina,  nelle  camere  del 
palazzo  apostolico.  Ivi  consultano 
sull'argomento  in  cjueslione  stampa- 
to, e  distribuito  precedentemente. 
Quindi  il  segretario  della  discipli- 
na rassegna  al  Papa  il  voto  della 
consulta  per  averne  il  suo  oracolo 
o  sanzione.  Se  gli  affari  sono  or- 
dinari, e  di  quelli  di  cui  la  con- 
gregazione ha  ricevuto  dal  Ponte- 
fice le  consuete  facoltà,  questi  si  ri- 
solvono in  congresso  settimanale  in- 
nanzi il  Cardinal  prefetto,  per  cui 
nelle  forme  si  pubblica  il  rescritto 
autenticato  dal  sigillo,  e  dalla  fir- 
ma del  Cardinal  prefetto,  e  segre- 
taiio.  Se  finalmente  il  negozio  su- 
peri, e  non  sia  compreso  nelle  fa- 
coltà come  le  istanze  di  secolariz- 
zazione, le  relative,  od  altre,  dopo 
che  sia  ogni  cosa  digerita,  e  muni- 
ta delle  informazioni  dei  procura- 
tori generali,  dei  vescovi,  talora 
dei  Cardinali  protettori,  dei  confes- 
sori, e  di  altre  necessarie    giustifl- 


CON 

cazioni,  si  riferiscono  al  Papa  ila 
monsignor  segretario  nell' udieiiya 
settimanale  fissata  ad  ogni  lunedì 
mattina  non  impedito  Quindi  se- 
condo la  mente  del  Pontefice,  si 
spediscono  nelle  forme  gì'  indulti 
ordinariamente  rimessi  per  l'esecu- 
zione agli  Ordinari,  o  superiori  ge- 
nerali come  giudici  misti,  cioè  che 
verificato  l'esposto ,  ed  adempiute 
le  condizioni  prescritte,  sia  nel  lo- 
ro arbitrio  e  coscienza  l'  esecu- 
zione. 

Non  deve  poi  passarsi  sotto  si- 
lenzio, che  riprodotta  a'  nostri  gior- 
ni la  cpiestione  medesima,  la  qua- 
le Pio  VI  colla  costituzione  Singu- 
lare  aveva  risoluta,  sulla  compe- 
tenza della  congregazione  de' vesco- 
vi e  regolari,  e  di  questa  della 
disciplina  regolare,  dopo  maturo 
esame  e  consulta  dei  due  Cardina- 
li prefetti,  Odescalcbi  della  prima, 
e  Lambruschini  della  seconda,  dui 
regnante  Gregoi-io  XVI  per  mezzo 
di  un  dispaccio  del  Cardinal  Ber- 
netti  allora  segretario  di  stato,  in  da- 
ta 3i  agosto  i833,  il  quale  fu  co- 
comunicato  ad  ambedue  le  congrega- 
gazioni,  in  quaranta  articoli  furo- 
no notate  le  attribuzioni  di  ciascu- 
na congregazione,  e  le  promiscue 
di  ambedue:  fermo  sempre  che  se 
per  illudere  od  estorcere  la  grazia 
si  ricorra  ad  altra  congregazione 
dopo  avei'e  avuto  vma  ripulsa  dal- 
la prima,  la  grazia  ottenuta  dalla 
seconda  venga  considerata  radical- 
mente di  un  vigore.  Così  ancor;!, 
secondo  il  decreto  d'Innocenzo  XII 
de'  4  gingno  1 692 ,  firmato  da 
Ansaldo  Ansaldi  suo  uditore,  e  con- 
fermato da  Clemente  XIII  ai  i^ì 
aprile  1739,  sottoscritto  da  monsi- 
gnor de  Simone,  oltre  la  nullità 
del  conseguito  indulto,  gli  agenti, 
0  chi  lo  domandò,    sommariamen- 


C  O  N  191 

le  devono  essere  condannati  e  pu- 
niti col  carcere,  ed  altre  pene  ad 
arbitrio  del  segretario  della  congre- 
gazione prevenuta;  ed  inoltre  sono 
obbligati  a  rifondere  ogni  pena  e 
danno. 

f^.  il  Lunadoro ,  Relaz.  della, 
corte  di  Roma,  voi.  II,  capo  XIII, 
della  congregazione  della  disciplitìd 
regolare;  i  decreti  di  Clemente  VIII 
pubblicati  nel  1596,  enei  1^99; 
la  costituzione  di  Benedetto  XIII  la 
supre/n.  niililantis  ecclesiae ,  colla 
quale  confermò  quella  d'Innocenzo 
X,  Apost.  monast.  §  i4"-  la  costi- 
tuzione 47j  di  Benedetto  XIV,  Btdl. 
Benedici.  XIF  iomo  \\;  de  Synod. 
Dioces.  del  medesimo  Pontefice, 
lib.  3,  cap.  1,  e  la  ses.  i5,  capo 
3  de  Regularihus  Concil.  Trident. 
Presentemente  la  congregazione  si 
compone  del  Cardinal  prefetto,  di 
altri  sedici  Cardinali,  di  monsignor 
segretario,  d'un  sostituto,  dell'av- 
vocato fiscale,  e  di  sette  considto- 
ri  tutti  l'eligiosi.  Monsignor  segreta- 
rio prò  tempore  della  congregazio- 
ne de'vescovi  e  regolari  ha  sempre 
luogo  in  questa  congregazione  con 
voto  decisivo. 

Serie  dei    Cardinali   prefetti  della 
congregazione. 

Giuseppe  Renato  Imperiali,  genove- 
se. Cardinale  di  Alessandro  Vili, 
morì  nel    1  ySo. 

Fr.  Gio.  Antonio  Guadagni,  fio- 
rentino, de'  carmelitani  scalzi, 
nipote  e  Cardinale  di  Clemen- 
te XII  ,  morì  santamente  nel 
1753. 

Girolamo  Guglielmi^  di  Jesi,  crea- 
to Cardinale  da  Clemente  XllI, 
morì   nel    r773. 

Gio.    Carlo  Boschi  di  Faenza,  Car- 


192  cox 

dinaie    di    Clemente   XIII,  mori 
nel   1788: 
Gio.  Maria  Ri minaldi,  di  Ferrara, 
Cardinale  di  Pio    VI,    mori  nel 
1789. 
Ignazio  Busca,  milanese,  Cardinale 

di  Pio  VI,  morì  nel    i8o3. 
Francesco  Maria  Pignatelli,  napo- 
litano. Cardinale  di  Pio  VI,  mori 
nel    181 5. 
Pietro    Francesco   Gallc/Jì,    di  Ce- 
sena, Cardinale  di   Pio  VII,  morì 
nel    1S37. 
Antonio  Daria  Pamphify,  genovese. 
Cardinale    di  Pio    \I,  morì  nel 
1821. 
Benedetto  Naro,  romano,  Cardinale 

di  Pio  VII,  morì  nel  i832. 
Luigi  Lanihru^chini,  barnabita,  ge- 
novese. Cardinale    del  Papa  re- 
gnante. 
Paolo  Polidori,  di  Loreto,  nato   in 
Jesi,  creato  Cardinale    dal   Papa 
che   regna. 
D.  Ambrogio  Bianchi,   camaldolese 
di  Cremona,   fatto   Cardinale  dal 
regnante  Gregorio  XVI. 

I  Cardinali  Fabroni,  Vallemani, 
Landi,  Benedetto  Barberini,  e  Car- 
lo Acton  erano  stati  segretari  della 
congregazione  della  disciplina. 

Congregazione   Economica. 

L  origine  di  questa  congregazione 
rimonta  al  gran  Pontefice  Benedetto 
XiV.  Questi  col  suo  moto-pi-oprio, 
clie  incomincia  colle  parole,  Benchìi 
da  molti  dei  Romani  Pontefici  no- 
stri predecessori,  e  specialmente  da 
Pio  IV,  Urbano  Vili,  e  Clemen- 
te XTI  ec.  per  la  buona  direzione, 
ed  amniitiistrazione  dell'erario  pon- 
tificio ec,  emanato  a'  1 8  marzo  i  746, 
comesi  legge  nel  tomo  li,  p.  1 5, 
e  seg.  del  Bull.  Benedici.  XIV;  do- 


CON 

pò  avere  con  saggio  accorgimento 
provveduto  alle  cose  spettanti  all'e- 
rario pontificio,  precipuamente  alla 
scritturazione,  e  registro  de' conti, 
esibizioni  di  bilanci  ec,  sulla  fine 
del  me>e  di  maggio,  colla  costitu- 
zione Ne  igilur  ea,  quae  prò  feli- 
ci prosperarne  directione  et  ad- 
ministratione  ipsius  aerarli  Ponti- 
ficii,  XIV  kai.  maij  ij^-^J,  loc. 
cit.  p.  24,  istituì  una  congregazio- 
ne, che  chiamò  Economica.  La  vol- 
le composta  del  Cardinal  Albani 
del  titolo  di  s.  Clemente,  camerlen- 
go di  s.  Chiesa ,  e  dei  Cardinali 
Gentili,  Riviera,  Valenti  segretario 
di  stato,  di  monsigiior  Giambattista 
Mesmer  tesoriere  generale,  di  mon- 
signor Piubini  commissario  della 
R.  C.  apostolica,  e  di  monsignor 
Argenvilliers  uditore  del  Papa  co- 
me segretario  della  congregazione 
con  diritto   di   votazione. 

Le  attribuzioni  di  questa  con- 
gregazione furono  quelle  d'invigi- 
lare non  solo  alla  esatta  esecuzio- 
ne di  quanto  prescrive  nel  suddet- 
to moto  proprio,  e  promoverne  l'a- 
dempimento, ma  eziandio  il  por- 
re la  sua  attenzione  a  tutti  i  la- 
mi di  vendite,  e  spese  riguardanti 
la  Camera  apostolica  (Vedi),  pro- 
porre, insinuare,  e  formare  alcun 
piano  al  Papa  regnante,  e  succes- 
sori, suggerendo  que'consigli  e  quel- 
le provvidenze,  che  giudicasse  più 
convenienti  al  miglior  governo  del- 
la stessa  camera,  al  profitto  del 
pubblico  erario,  al  sollievo  della 
capitale,  e  delle  comunità  dello 
stato  ecclesiastico,  in  fine  alla  sal- 
vezza, e  indennità  de'popoli.  Oltre 
a  ciò  Benedetto  XIV  dispose,  che 
la  congregazione  si  adunasse  il  pri- 
mo mercoledì  di  ciascun  mese  nel 
palazzo  apostolico,  cioè  nelle  came- 
re del  Cardinal  segretario  di  stato, 


CON 

coll'intervento  altresì  del  computi- 
sta generale  della  medesima  came- 
ra apostolica.  Né  deve  passarsi  sot- 
to silenzio,  che  il  zelante  Benedetto 
XIV  ai  i8  settembre  dello  stesso 
anno,  emanò  la  costituzione  Aposto- 
lica Sedis,Bull.  iMagn.  t.  XVII  p. 
17  colla  quale  confermò  la  congre- 
gazione de'i'esidui  (cioè  de' debiti 
restati  degli  appaltatori  camerali), 
istituita  dal  predecessore  Clemente 
XII,  con  utilissimi  provvedimenti, 
per  far  prosperare  le  finanze  dello 
stato.  Ma  della  Congregazione  E- 
conomica,  pel  rimanente  del  seco- 
lo XVIil,  se  ne  ignorano  gli  atti, 
poiché  Roma  e  lo  stato  nel  decli- 
nare di  esso  secolo  soggiacquero  al- 
l'occupazione straniera,  per  cui  es- 
sendo morto  Pio  VI  in  Valenza 
di  Francia,  in  Venezia  gli  fu  dato 
in  successore   Pio   VII. 

Pertanto  nel  1800  recossi  in 
Pioma  il  nuovo  Pontefice,  e  tutto 
intento  alla  riorganizzazione  del  go- 
verno pontificio  disciolto  nelle  in- 
dicate vicende,  con  editto  della  se- 
gretaria di  stato  del  9  luglio  del- 
lo stesso  anno,  istituì  quattro  con- 
gregazioni, fra  le  quali  trovasi  in 
secondo  posto  nominata  quella  i-e- 
lativa agli  affari  economici,  col  ti- 
tolo di  riforma  dell'antico  sistema 
del  governo.  Ordinò  Pio  VII,  che 
si  chiamasse  congregazione  Econo- 
mica e  si  componesse  di  cinque 
Cardinali,  cioè  Borgia,  Antonelli, 
Doria,  Carandini,  e  Pvuffo,  di  altret- 
tanti prelati,  che  furono  i  monsigno- 
ri della  Porta  tesoriere,  Gavotti,  Ca- 
valchini,  Sanseverino,  IMartorelli,  e 
che  avesse  per  segretario  monsignor 
Laute.  Vi  aggiunse  eziandio  i  quat- 
tro cavalieri  romani,  che  avevano  di- 
rettala giunta  provvisoria  napolitana, 
Aldobrandini,  Gabrielli,  Massimo,  e 
Piicci,  i   quali  però  si  ritirarono  dal- 

VOL.     XVI. 


CON  193 

la  congregazione  dopo  il  conto  re- 
so della  loro  operazione.  Col  detto 
editto  s'invitarono  i  più  doti  e  ze- 
lan'.i  a  presentare  a  questa  congre- 
gazione i  loro  piani  per  essere  e- 
saminati  e  discussi.  La  congrega- 
zione venne  incaricata  dell'esame 
del  piano  d'istituzione  delle  due 
deputazioni  di  Annona,  e  Grascia, 
nominate  collo  stesso  editto  de' 9  lu- 
glio 1800.  Nel  novembre  di  que- 
sto anno,  tertio  kalendas.  Pio  VII 
fece  pubbUcare  la  rinomata  bolla 
Posi  diuturnas,  super  reslaiiradone 
re^iniinis  Pontificii.  Con  tal  bol- 
la la  congregazione  economica  del 
governo  deputala  venne  al  grande 
oggetto,  e  stabilmente  confermata. 
All'articolo  2,  de  publicae  aecono- 
miae  etc,  le  si  diede  il  carico  della 
fissazione  de'  stabili  appuntamenti 
al  tesoriere  non  meno  che  a  tut- 
ti quelli,  i  quali  ritraevano  dagli 
emolumenti,  e  propine  la  loi-o  sus- 
sistenza. E  cogli  articoli  33,  34 
della  citata  bolla  le  si  aftldò  la  ri- 
forma delle  spese  della  congrega- 
zione del  buon  governo ,  e  della 
camera  apostolica.  Quindi  la  con- 
gregazione economica  si  consultò 
in  tutti  gli  affari  economici,  am- 
ministrativi, ed  è  perciò  che  i  pon- 
tificii moto-propri  sul  libero  com- 
mercio de'grani,  e  grascie,  quello 
sul  sistema  daziale  dell'  industria, 
agraria,  arti  e  manifatture,  ed  in 
genere  in  ogni  legge  riguardante 
l'economia  pubblica,  si  trova  scrit- 
to ,  previa  consulta  della  nostra 
Congregazione  Economica. 

In  seguito  la  congregazione  in 
qualche  circostanza  ebbe  pure  la 
parte  esecutrice.  Si  distinse  princi- 
palmente nell'operazione  della  ven- 
dita de'beni  comunitativi,  affidatale 
all'  intendimento  di  dimettere  l'e- 
norme debito  di  cui  erauo  gra- 
i3 


194  ^'0^ 

vate  le  comunità,  la  f|nale  opera- 
zione essendo  condotta  con  alta 
saviezza,  tre  milioni  di  scudi  e  più 
di  debito  si  estinspio  con  poco  piìi 
di  un  milione  di  scudi  di  beni 
fondi  a  valore  catastale,  e  ciò  sen- 
za  la   menoma  coazione. 

Il  congresso  economico  riuni- 
vasi  regolarmente  nelle  sere  di  lu- 
nedi nelle  camere  del  capo  del  me- 
desimOj  ch'era  sempre  il  più  an- 
ziano Cardinale  .  Furono  capi  del- 
la congregazione  il  Cardinal  Bor- 
gia, e  per  sua  morte  nel  i8o^. 
gli  successe  il  Cardinal  Giuseppe 
Doria.  Così  divenuto  tesoriere  mon- 
signor Laute,  sebbene  continuasse 
a  far  parte  della  congregazione,  ven- 
ne fatto  segretario  monsignor  Pao- 
lo Vergani,  assessore  delle  finanze 
e  commercio,  e  sotto  segretario 
Vincenzo  Folcari  ,  già  minutante 
della  segretaria  del  tesorierato.  Le 
facoltà  poi  del  consesso  economi- 
co si  estesero  altresì  al  contenzio- 
so, avanti  il  quale  molte  cause  fu- 
rono agitate  in  formalità  di  giu- 
dizio, e  segnatamente  quelle  sulle 
quali  aveva  già  per  olfizio  preso 
precedente  cognizione.  La  sacra  con- 
gregazione così  ordinata  nel  1800, 
ebbe  vita  sino  al  1809,  anno  iu 
cui,  per  la  seconda  invasione  delle 
armi  francesi  e  violenta  deportazio- 
ne di  Pio  VII,  ebbe  per  allora  il 
suo  fine. 

Terminato  nel  18 14  il  dominio 
straniero,  e  ritornato  Pio  VII  pa- 
cificamente alla  sua  sede,  e  al  pos- 
sesso de'suoi  stati,  subito  si  prese 
cura  di  ripristinare  la  congregazio- 
ne economica,  mediante  biglietto 
di  segretaria  di  stato  del  i5  luglio 
181 5,  venendo  eletti  cinque  Car- 
dinali a  comporla,  cioè  Doria,  Lil- 
la, Pacca,  Kutlb,  ed  Albani,  oltre 
il  Cardinal  Consalvi     segretario  di 


COX 
stato  come  capo.  Vi  fu  compreso 
mon'iignor  Ercolani  tesoriere,  ven- 
ne fatto  segretario  monsignor  Nico- 
la Mai-ia  Nicolai,  e  confermato  in 
sotto  -  segretario  Vincenzo  Folcari, 
che  lo  è  tuttora.  Non  si  deve  tacere 
che  vi  fu  qualche  variazione  nel- 
l'impianto, dappoiché  con  altro  bi- 
glietto di  segretaria  di  stato  del 
successivo  giorno  16  le  si  attribuì  : 
i.°  L'incarico  di  discutere^  e  deli- 
berare sulle  massime  da  stabilirsi 
per  una  retta,  semplice,  ed  unifor- 
me amministrazione  pubblica;  2." 
Le  si  tolse  ogni  facoltà  contenzio- 
sa, e  giudiziale  ;  3.°  Le  facoltà  si 
limitarono  a  discutere,  e  deliberare 
sui  soli  affari  e  le  materie,  che  le 
fossero  rimesse  dal  sovrano  per  or- 
gano della  segretaria  di  stato;  4-°^* 
vietò  alla  medesima  di  occuparsi 
di  affari  particolari,  dell'andamento 
ordinario  delle  amministrazioni,  ma 
delle  sole  massime  generali,  dalle 
quali  debbono  discendere  i  regola- 
menti delle  medesime;  5°  Si  pre- 
crisse  che  le  deliberazioni  si  doves- 
sero sottoporre  al  sovrano  per  la  san- 
zione, il  quale  si  riserba  la  sanzione, 
la  promulgazione,  e  la  sorveglianza 
all'esecuzione.  Si  accorda  ad  essa 
soltanto  la  facoltà  e  il  diritto  di 
richiedere  ai  capi  delle  amministra- 
zioni gli  schiarimenti  ed  i  docu- 
menti necessari  alle  discussioni.  In 
appresso  fu  alla  congregazione  im- 
posto il  segreto,  e  vennero  aggiun- 
ti i  Cardinali  Mattei  decano  del 
sagro  Collegio,  e  della  Somaglia 
vicario  di  E.oma,  non  che  monsi- 
gnor governatore  pro-tempore. 

Dopo  la  moite  di  monsignor 
Nicolai,  segretario  della  congrega- 
zione, ed  uditore  generale  della 
reverenda  camera  apostolica,  avve- 
nuta nel  gennaio  1882,  la  segreta- 
ria della  congregazione  economica, 


CON 

I;i  quale  tiovavasi  presso  lo  slesso 
segretario  in  via  di  Monsegato,  per 
ordine  della  segretaria  di  stato 
venne  trasferita  in  pia7za  di  chie- 
sa nuova  in  casa  del  sotto-segreta- 
rio sum mentovato,  conservando  ad 
esso  la  qualifica,  l'onorario,  ed  ogni 
altra  competenza,  compresa  la  re- 
golare distribuzione  delle  stampe 
di  governo.  La  segretaria  al  pre- 
sente si  compone  del  sopraddetto 
sotto-segretario,  di  due  minutanti, 
e  di  tre  scrittori. 

La  congregazione  economica , 
dall'epoca  del  suo  ristabilimento 
nel  i8i5,  cominciò  ad  adunarsi 
non  più  presso  il  Cardinale  più 
antico  in  ordine  di  creazione,  ma 
per  massima  nel  palazzo  apostolico, 
e  precisamente  nelle  stanze  dei  Car- 
dinali segretari  di  stato  pro-tc/n- 
pore.  I  Cardinali  .  componenti  la 
congregazione,  che,  come  dicemmo, 
in  principio  furono  cinque,  fra'qua- 
li  v'  erano  sempre  i  Cardinali  ca- 
merlengo di  s.  Chiesa,  e  prefetto 
del  buon  governo,  in  progresso  si 
estesero  fino  a  dieci,  mentre  a  tut- 
ti i  prelati  governatori,  e  tesorie- 
ri promossi  alla  dignità  cardinalizia 
si  conservò  il  posto,  e  la  rappresen- 
tanza nell'economico  consesso.  At- 
tualmente sei  sono  i  Cardinali  com- 
ponenti la  congregazione,  tra  i  qua- 
li il  regnante  Pontefice  nel  i834 
annoverò  prima  il  Cai'dinal  Gri- 
maldi, e  poi  il  Cardinal  Alber- 
ghini.  Vi  è  compreso  anche  il 
Cardinal  Tosti  come  pro-tesorie- 
re generale.  V.  Sovranità'  de'Pio- 
MANi  Pontefici. 

Congregazione  deW  Esame  dei 
vescovi. 

Pompeo  Sarnelli,  Lelt.  eccl.  tom. 
V,  p.  68,  dice  che  l'esame  dei  ve- 


CON  igj 

scovi  s' introdusse  a'  tempi  di  s.  A- 
gostino,  nel  concilio    IV  cartagine- 
se,  cap.    I,    disti  net.   2  3:     Qui    epi- 
scopus  ordinandus    est   anlcn  exa- 
minetur.  Perciò  fino    da    allora  fu 
ritenuta  utile  cosa,  cha  i  vescovi  di 
città    determinate    si    esaminassero. 
11  Cardinal  De  Luca,  Il  Cardinale 
pratico,  cap.    XXXIII,    Della  con- 
gregazione   dell'esame    de'  vescovi, 
dice  che  essendosi    nel    concilio  di 
Trento  trattato  e  conchiuso,  che  la 
maggior  cosa,  in  cui   si    deve  por- 
re tutta  la  premura  per  la  conser- 
vazione, e    per    l' incremento    della 
religione  cattolica,  è  l'elezione    dei 
vescovi,    per  provvedere    le    chiese 
di  buoni,  e  capaci    pastori;    perciò 
divenuto  Papa  nel    i5go    Gregorio 
XIV,  il  quale  come  vescovo  di  Cre- 
mona,   e    come  incaricato    da    Pio 
IV  intervenne   al  nominato   conci- 
lio Tridentino,  con  una  costituzio- 
ne prescrisse  le  diligenze  da   usarsi 
nella  elezione  dei  vescovi.  Egli   vo- 
leva ripristinare  l'antico  esame  ;  ma 
il    suo    breve  pontificato  gì' impedì 
di   mandarlo    ad    effetto.    Divenuto 
Papa  nel    i  392  Clemente  Vili,  ol- 
tre r  inculcare    l'esatta    formazione 
del    processo    concistoriale,     ordinò 
che  gli  eletti  ai  vescovati  di  libera 
provvisione  del  Papa,  compresi  quel- 
li d'Avignone,    e  del    contado  Ve- 
naisino  (  siccome  dominii  della  san- 
ta Sede),  ed  anche    quelli    di  no- 
mina, o    presentazione    de' principi 
sovrani  d'Italia    ed  isole    adiacenti, 
si     dovessero    esaminare    pubblica- 
mente alla  presenza  del  Papa   nella 
sagra  teologia,  ovvero  in  sagri   ca- 
noni. Ed  è  perciò,  che  istituì  que- 
sta congregazione,  componendola  di 
alcuni  Cardinali  e  prelati  canonisti, 
tra' quali  sogliono    comprendersi    il 
vicegerente,  il    decano  della    rota  , 
r  uditore  del  Papa,  ed   alcuni    teo- 


igG  CON 

logi  i-egolaii  dei  diversi  Ordini  re- 
ligiosi, oltre  il  padre  maestro  del 
sagro  palazzo  apostolico. 

Fu  stabilito,  che  l'esame   si  fa- 
cesse   in    sagri  canoni ,    ovvero    in 
teologia,  secondo  gli  studii  fatti  da- 
gli esaminandi,  a'  quali  viene    con- 
cesso di  eleggere  in  quali  delle   tre 
facoltà     bramano     faisi    esaminare, 
dietro  istanza    che    presentano    per 
mezzo    di    mons.  uditore  del  Papa. 
Ora  non  si  fa  distinzione  di  tre  facol- 
tà, ma  solo   di  due,    cioè  teologia, 
o    sagri    canoni.     Agli    esaminatori 
venne  imposto,  con  decreto  de'iG 
maggio    1623,  da    Urbano  Vili,  e 
con  giuramento,  che  prestavano  al 
Cardinal  piìi  antico    della    congre- 
gazione, e  poi  al   Cardinal  vicario, 
di  non  manifestare,  ne  indicare   le 
materie  sulle  quali  faranno  gli  esa- 
mi: ma  da  Clemente    XIII    in  poi 
gli    esaminatori    furono     dispensati 
dall'emettere    il    detto    giuramento, 
e  fu  permesso  ad  essi  di  significare 
agli  esaminandi  i  punti,    sui    quali 
verserà     l'esame,     senza     incorrere 
nelle  censure  fuhninate  da  Urbano 
Vili.  A  questo  esame  sono  sogget- 
ti tutti    i  vescovi  delle    parti  sud- 
dette, i  vescovi  coadiutori,  e  suffra- 
ganei,  e  quelli    ch'essendo    vescovi 
titolari,  sono  trasferiti  ad  una  chie- 
sa residenziale,    bcncliè     sieno  stati 
nunzi  apostolici,  e  chierici  di  came- 
ra, ad  onta  altresì  che  per    l'eser- 
cizio delle  loro  cariche    e    giudica- 
ture, sia  la    loro    idoneità    notoria. 
Ne  sono  esenti  i  soli  Cardinali  ,    e 
quelli  i  quali  nel  trasferirsi  ad  un 
altra  chiesa     già    avevano    per    la 
prima  subito  l'esame,  ed  erano  sta- 
ti riconosciuti  ed  approvati,  dicen- 
do Innocenzo  III,  in  cap.  cuui  ve- 
lìcrahilis    n.    y  :     Semel    adinisswn 
ad  aUcjitad  qfjfìciuni    non   po'ff^e  in 
sùnilì   officio    reprobavi    recjiàrenle 


CON 

eamdem  personae   idoneitatem.  Gli 
esaminatori    se    sono    fatti    vescovi, 
nel  presentarsi    al  trono  del    Papa 
per  l'esame  sono  da  lui  dispensati. 
Avverte  il  medesimo  De  Luca,  che 
cogli  esaminandi  di  notoria  idonei- 
tà si  procede    con  riguardo    e  cir- 
cospezione,   e    non    col  rigore,  che 
suol   praticarsi  cogli  altri.   Sogliono 
i     Pontefici    dispensare    dall'  esame 
chi    era    prima    stato    esaminatore 
della    congregazione,    e    il    prelato 
segretario  di   essa,    non    che  altri , 
riconoscendone    pienamente    la  ca- 
pacità.   Per    un  semplice    titolo  in 
partibun,  l' eletto  vescovo  non    de- 
ve soggiacere  all'  esame,  per  essere 
la  chiesa  extra  Italiani ,    e  perchè 
essendo  essa  nelle  parti  degl'   infe- 
deli, non  hanno  diocesani  da  istrui- 
re, né  clero  da  dirigere  .   Se  poi  un 
vescovo  di  chiesa  residenziale  fuori 
d' Italia  dovesse  essere   promosso  a 
qualche  sede  di  quest'  ultima  regio- 
ne. Clemente  XII  dispose  che  do- 
vesse subire  l'esame;  talvolta    però 
in    tali  casi    il    Papa    dispensa    per 
prudenti    ragioni.    Altri     poi     sono 
dispensati    in    vigore     di    privilegio 
apostolico,  o  benigno  rescritto,  che 
da  essi  s' invoca  per  mezzo  di  mon- 
signor uditore  del  Papa,  detto  vol- 
garmente Uditore  santissimo.  All'ar- 
ticolo  Concistoro     [P^edi),    ed    al  § 
111  Dell'  Uditore    del    Papa,    come 
segretario    del    concistoro ,    si    dice, 
che    dopo    avere    tal    prelato    dato 
r  avviso     di    sua    elezione    al    pro- 
movendo    al     vescovato    questi     fa 
r  istanza  per  essere  esaminato,  o  in 
teologia,    o    in    sagri    canoni:    che 
stabilitosi  dal  Papa    il  giorno    del- 
l'esame, monsignor  uditore  lo  par- 
tecipa  al  prelato    segretario  dell'  e- 
same,  colla  nota  de'  soggetti  da    e- 
saminarsi  :  che  quindi   detto    segre- 
tario inlima  l'esame  tanto    ai  prò- 


CON 

moveiidiclie  ai  Caidinali,  ed  ai  con- 
sultori quella  mattina  stabilita  per 
l'esame,  matidando  a  quelli,  che 
dovranno  esaminare,  il  nome  del- 
l'esaminando; e  che  se  monsignor 
uditore  interviene  all'esame,  non 
esamina,  e  se  lo  farà  sarà  in  sagri 
canoni:  finalmente,  che  dopo  l'e- 
same, e  dopo  essersi  riconosciuta 
la  dottrina,  e  il  merito  dei  pro- 
movendo, si  fa  il  processo,  se  non 
è  stato  fatto  precedentemente,  co- 
me ora  suol  praticarsi  ;  quindi  si 
propone  in  concistoro. 

L'  uditore  del  Papa,  e  il  segre- 
tario della  congregazione  concisto- 
riale, sempre    si    annoverano    tra  i 

consultori  della  contjiesrazioue  del- 
l' o  o 
1  esame,  e  tra  quelli  in  sagri  cano- 
ni. Suole  alcun  promovendo  sup- 
plicare per  mezzo  di  monsignor 
uditore  il  Pontefice  di  essere  esami- 
nato in  particolare  ,  o  da  un 
Cardinale  per  singolare  concessione, 
o  da  un  consultore;  ma  queste 
concessioni  sono  rare,  dovendo  tut- 
ti soggiacere  all'  esame  pubblico  : 
però  se  si  deve  esaminare  un  solo 
vescovo,  si  deputa  l'esaminatore, 
che  deve  esaminarlo  nella  propria 
abitazione,  non  avendo  allora  luogo 
l'esame  corani  Sanctissinio.  Quando 
si  fa  r  esame  in  tal  modo,  il  pro- 
movendo subisce  un  solo  esame,  o 
dal  Cardinale,  o  dall'  esaminatore 
non  Cardinale.  Talvolta  lo  stesso 
Papa  esaminava  alcun  promovendo: 
di  Clemente  Vili  ne  fa  testimonian- 
za il  Lunadoro,  nell'edizione  del 
1 646,  Della  congregazione  per  esa- 
minare i  soggetti  destinati  ai  vesco- 
vati, dicendo,  che  il  Papa  soleva 
esaminarli  in  sagri  canoni,  ed  il 
Cardinal  Bellarmino  nella  teologia. 
I^ell' istituzione  della  congregazione, 
i  Cardinali  esaminatori  erano  otto, 
o  dicci.  Dell'esame,  clic  faceva  Cle- 


CON  197 

mente  Vili,  parla  anche  il  Macri 
al  verbo  orcinus^  e  riporta  l' a- 
naloga  interrogazione ,  e  risposta. 
Si  racconta,  che  quando  nel  1G02, 
fu  fatto  vescovo  s.  Francesco  di 
Sales,  perchè  si  era  recato  in  Pio- 
ma,  siccome  savojardo,  il  ministro 
di  Torino  pretese,  che  non  doves- 
se soggiacere  all'esame,  e  che  le 
parti  rimasero  soddisfatte  soltan- 
to allora  quando  Clemente  Yllf, 
per  terminare  la  questione,  disse  : 
U esamineremo  noi. 

L'esame  de' vescovi  per  lo  più 
si  tiene  nel  martedì  o  venerdì  mat- 
tina nelle  camere  del  palazzo  apo- 
stolico, cioè  nel  pontificio  apparta- 
mento. Gli  esaminandi  non  possono 
essere  più  di  quattro,  né  meno  di 
tre,  dispensandosi  alle  volte  con 
ammettersene  due.  Sulla  preceden- 
za degli  esaminandi  va  notato,  che 
i  secolari  precedono  i  regolari,  le 
dignità  maggiori  le  minori ,  e  tra 
gli  eguali  prevale  l'età.  Il  Papa  va 
all'  esame  vestito  di  sottana ,  roc- 
chetto, e  mezzetta,  e  si  asside  in 
trono.  I  Cardinali  vi  si  recano  col- 
l'abito  cardinalizio  del  colore  cor- 
rente, accompagnati  almeno  da  due 
cappe  nere,  ossiano  individui  della 
propria  anticamera  ;  il  caudatario 
veste  tutto  di  nero;  i  consultori 
vescovi,  prelati,  ecclesiastici,  e  re- 
golari, come  anche  il  segretario 
dell'esame,  hanno  l'abito  proprio; 
e  gli  esaminandi  assumono  quello 
del  loro  grado.  Che  se  non  sono 
prelati,  non  possono  avere  l'abito 
prelatizio  che  nella  mattina  del 
concistoro,  cioè  quando  già  sono 
stati  approvati  mediante  l'esame,  e 
il  processo.  Vi  sono  casi_,  in  cui 
essendosi  gli  esaminandi  smarriti 
avanti  s\  imponente  consesso,  il 
Papa  conoscitore  della  loro  idonei- 
tà   e  dottrina,  li  dispensò   di   pro= 


1 9^  C  O  i\ 

seguirlo;  come  vi  furono  casi,  seb- 
bene rari,  che  i  promovendi  non 
essendo  riusciti  nell'esame,  e  non 
avendo  potuto  corrispondere  ai  que- 
siti ed  alle  argomentazioni  loro 
fatte,  non  vennero  approvati,  e  per- 
ciò non  furono  promossi  alla  di- 
gnità vescovile. 

Dai  Diari  di  Roma  rilevansi  le 
seguenti  notizie.  Nel  numero  i35 
del  17 18  si  narra,  che  Clemente 
XI  tenne  un  esame  de'  vescovi  a- 
vanti  la  predica  quaresimale;  al- 
trettanto riporta  il  numero  720 
del  1722,  d'Innocenzo  XI II.  Quin- 
di si  ha  dal  numero  i  543  dell'an- 
no 1727,  che  Benedetto  XIII, 
quando  si  recò  alla  chiesa  di  s.  Cle- 
mente de'  suoi  padri  domenicani 
ibernesi  per  consagrare  1'  altare 
maggiore ,  nel  contiguo  convento 
tenne  l'esame  di  diversi  vescovi  ; 
poi  rimase  ivi  a  pranzo,  ed  in  co- 
ro si  pose  tra  i  religiosi  all'  offi- 
ciatura.  Il  numero  61 59  del  1757 
riporta,  che  stante  la  convalescenza 
di  Benedetto  XIV,  l'esame  pei  ve- 
scovi del  concistoro,  che  tenne  in 
gennaio  nella  stessa  sua  camera 
domestica,  fu  fatto  in  una  di  quelle 
del  palazzo  quirinale  di  sua  resi- 
denza ,  senza  la  presenza  di  lui. 
Pel  medesimo  motivo  di  convale- 
scenza, Benedetto  XIV  non  inter- 
venne agli  esami  dei  vescovi,  che 
ebbero  luogo  per  due  altri  conci- 
stori, nei  mesi  di  marzo,  e  di  mag- 
gio, come  si  legge  ai  num,  6195, 
e  6219.  Altro  simile  esempio  si 
ha  da  Pio  VI,  il  quale  essendo  in- 
fermo nel  1779,  nel  mese  di  giu- 
gno si  tenne  l'esame  de'  vescovi  nel 
palazzo  Vaticano,  senza  la  sua  pre- 
senza, l^.  il  numero  464  di  tal 
anno  dei  medesimi  Diari  di  Ru- 
ma. 

L'esame  pertanto    si    suole    iure 


CON 

nella  camera  dell'appartamento  pon- 
tificio, ove  i\  aduna  il  concistoro 
segreto.  Ai  due  lati  del  trono  del 
Papa  siedono  in  due  banchi  i  Car- 
dinali esaminatori,  stando  dietro  di 
essi,  e  in  piedi  gli  altri  esaminato- 
ri ;  a  destra  del  trono,  su  di  uno 
sgabello  si  pone  un  campanello,  col 
quale  il  Papa  dà  il  segno,  che  è 
finito  l'esame,  e  prima  che  s'inco- 
minci, egli  recita  l'orazione:  Adsii- 
mas  Domine  sancte  Spiritus  etc. 
Mentre  si  fa  l'esame  in  questa  ca- 
mera non  vi  sono  che  il  Papa,  gli 
esaminatori,  e  il  promovendo.  Giun- 
ta l'ora  dell'esame,  il  prelato  se- 
gretario dell'esame,  secondo  l'ordi- 
ne anzidetto  di  precedenza,  intro- 
duce il  primo  esaminando,  e  quan- 
do avrà  terminato,  il  secondo,  e 
progressivamente  gli  altri.  11  pri- 
mo esaminando  viene  a  porsi 
in  ginocchio  su  di  vm  cuscino,  a- 
vendo  avanti  di  sé  uno  sgabello 
di  legno,  cioè  innanzi  al  Papa,  e 
in  mezzo  ai  Cardinali  esaminatori, 
e  resta  in  ginocchioni  per  tutto  il 
tempo  dell'esame,  avendo  però  a 
fianco  ed  in  piedi  il  segretario  del- 
l'esame. L'esame  si  fa  dal  Cardinale, 
e  dall'altro  esaminatore  non  Cardi- 
nale, il  primo  sedendo  al  suo  posto, 
il  secondo  in  piedi  vicino  al  Papa, 
nelle  facoltà  teologiche  e  canoniche, 
cui  si  elesse  il  promovendo,  suppli- 
cando il  Pontefice.  Nell'idioma  la- 
tino gli  sono  proposte  le  materie, 
ed  egli  in  egual  idioma  risponde 
alle  difficoltà,  che  gli  sono  obbiet- 
tate.  I  Cardinali  esaminano  extra 
forniarn,  e  i  consultori  per  lo  più 
in  forma  sillogistica.  I  primi  termi- 
nano quando  vogliono .  ma  i  se- 
condi finiscono  l'esame  ad  un  cen- 
no del  Papa.  Prima  ,  secondo  il 
De  Luca,  ciano  tre  gli  esaminatori 
d'ogni     promovendo,    uno    de'quuU 


CON 

era  Cardinale.  Compito  l'esame,  il 
promovendo,  e  tutti  gli  esaminato- 
ri non  Cardinali  uscivano  dalla 
camera,  ed  ivi  rimaneva  il  Papa 
coi  Cardinali,  i  quali  davano  il 
loro  voto  coU'espressione,  o  formo- 
la:  Est  Idoneus,  la  quale  risolu- 
zione veniva  registrata  in  un  libro 
dal  segretario  dell'esame,  ed  il  Pa- 
pa diceva  a  monsignor  uditore  se 
ciascun  promovendo  era  idoneo. 
Compiti  gli  esami,  lo  stesso  mon- 
signor uditore  pubblicava  i  promo- 
vendi per  approvati.  Al  presente 
terminato  che  sia  l'esame  di  tut- 
ti, il  Papa  rivolgendosi  agli  esami- 
natori tanto  Cardinali,  che  non 
Cardinali,  esterna  la  sua  soddisfa- 
zione, se  procedettero  bene,  e  tut- 
ti convengono  con  segni  di  appro- 
vazione pegli  esaminati,  i  quali  da 
quel  momento  prendono  il  no- 
me di  vescovi  eletti,  e  come  tali 
ricevono  gli  analoghi  trattamenti. 
Savissimi  e  prudenti  insegnamenti 
di  moderazione  dà  il  Cardinal  De 
Luca  agli  esaminatori,  sul  modo 
di  esaminare  i  promovendi  secon- 
do le  chiese  cui  sono  destinati,  ri- 
C(jrdando  loro  di  limitarsi  nelle  in- 
terrogazioni, e  non  far  pompa  di 
ingegno,  e  di  erudizione,  facendosi 
carico ,  che  i  promovendi  stanno 
trepidanti  avanti  il  capo  venerando 
della  Chiesa,  cui  fanno  corona  Car- 
dinali distinti,  e  dotti  personaggi 
quasi  altrettanti  giudici,  anche  per 
l'avvertenza  che  alcuno  degli  esa- 
minatori stessi,  per  l'  imponenza 
del  luogo,  sono  compresi  di  rispet- 
to. In  mancanza  di  un  esaminato- 
re, dee  supplire  il  segretario  sicco- 
me esaminatore  nato. 

Di  questa  cospicua  congregazio- 
ne fu  benemerito  anche  Benedetto 
XIV.  Al  presente  gli  esaminatori 
in  sagra  teologia  sono  ventiquattro, 


CON  199 

nove  de'quali  Cardinali;  e  gli  esa- 
minatori in  sagri  canoni  compreso 
il  segretario  sono  tredici,  sette  dei 
quali  Cardinali.  Va  però  avvertito, 
che  qualcuno  di  detti  Cardinali  so- 
no registrati  in  ambedue  le  facol- 
tà, perchè  in  ambedue  esaminano 
i  promovendi  ai  vescovati.  La  con- 
gregazione non  ha  prefetto,  consi- 
derandosi per  tale  il  sommo  Pon- 
tefice, in  presenza  del  quale  (  me- 
no il  caso  d'impotenza  o  infermi- 
tà )    ha  sempre  luogo    l'esame.   V. 

gli  articoli   CoXGKEGAZlOJfE   SOPRA  i'e- 

LEzioNE  de'vescovi,  ora  non  più  e- 
sistente,  e  Congregazione  concisto- 
riale. Anticamente  il  segretario  del- 
l'esame soleva  essere  quello  della 
congregazione  di  propaganda  fide. 
11  segretario  fruisce  l'onoi'ario  di 
scudi  quattoi'dici  mensili  ,  e  tie- 
ne il  l'egistro  degli  esaminati,  di 
chi  gli  esaminò,  e  del  giorno  e  luo- 
go, in  cui  si  fece  l'esame. 

Congregazione    della    Reverenda 
fabbrica  di    s.   Pietro. 

Questa  veneranda  congregazione 
composta  di  Cardinali  prelati,  oltre 
l'economica  amministrazione  della 
basilica  vaticana  per  ciò  che  riguar- 
da la  conservazione,  1'  ulteriore  or- 
namento ed  i  restauri  del  medesi- 
mo immenso  tempio  di  s.  Pietro 
e  delle  di  lui  adiacenze,  gode  an- 
cora il  singoiar  privilegio  della  ge- 
losa cura  d'  invigilare  all'  esecuzio- 
ne, ed  esatto  adempimento  dei  le- 
gati pii,  e  per  tale  effetto  tutti  i 
notari  indistintamente  sono  obbli- 
gali nel  termine  di  un  mese,  sotto 
una  multa  nello  stato  pontifìcio, 
di  dar  notizie  alla  l'ev.  fabbrica 
di  tutte  e  singole  le  pie  disposizio- 
ni da  essi  rogate.  Questa  congre- 
gazione, sebbeue  riconosca  per  pria- 


200  CON 

ci  pai  fondatore  Clemente  Vili,  eb- 
be origine  in  epoca  assai  ante- 
rioi'e. 

Dappoiché  i  zelanti  Pontefici  be- 
nemeriti della  sontuosa  basilica  rav- 
■visarono,  che    essa  non  si  sarebbe 
potuta    conservare    splendida,  ma- 
gnifica, e   decorosa     senza    qualche 
particolare   assegnamento,  costitui- 
rono,   confermarono,  ed    ampliaro- 
no    con    facoltà     e    privilegi     que- 
sta congregazione,  e   tribunale,  an- 
che perchè  vegliasse  al  suo  mante- 
nimento. Per  darle  poi  una  rendi- 
ta, le  accordarono  l'elemosina  del- 
la santa  crociata  di  diversi    regni, 
ed    inoltre    vollero    che   avesse    la 
facoltà  di  applicare   tutti  quei    pii 
legafi,  che  non  fossero  stati  adem- 
piti,  i  legati    pii    incerti,    i    legati 
lasciati  a  persone  incerte  per  isgra- 
vio  di  coscienza  e  per  restituzione 
di  mal  tolto,  i  legati  pii  ripudiati 
o     lasciati    per    pranzi   o    pubblici 
spettacoli,  i  pii  legati  che  non  possano 
eseguirsi  per  qualche  impedimento  di 
fatto  o  di  ragione,  ed  i  legati  pii  che 
si  lasciano  a  persone  incapaci:  i  qua- 
li legati  tutti  i  medesimi  Pontefici 
disposei'o  che  andassero  interamen- 
te in  benefizio  della   fabbrica  della 
chiesa,  da  cui  la  congregazione  pre- 
se il  nome.    V .   Chiesa,   o  Patriar- 
cale BASILICA  DI   s.  Pietro    in  Va- 
ticano. 

E  primieramente  nel  rifabbrica- 
re Giulio  II  la  basilica  Vatica- 
na, per  provvedere  ai  bisogni  della 
medesima,  colla  costituzione  XXII, 
Licjuetj  concesse  larghissime  grazie 
ed  indulgenze  a  tutti  quelli,  che 
avessero  somministrato  limosine,  od 
avessero  impiegato  la  loro  opera 
nella  riedificazione  della  basilica, 
per  cui  spedi  in  varie  parti  del 
mondo  a  raccogliere  limosine  pa- 
recchi commissari.   A  questi  il  suc- 


CON 

cessore  Leone    X    accordò    diverse 
facoltà,  come  d'impiegare  ed  a[)[)li- 
caie  i  legati  pii  questionabili  ed  in- 
certi, in  benefìcio  della    stessa  fab- 
brica ec.  Quindi  il    Pontefice    Cle- 
mente   VII,,  promovendo   il  prose- 
guimento della    fabbrica,  coU'auto- 
rilà  della  3   costituzione  Adinones, 
Bull.  Vat.  t.  III.  p.  i56,  istituì  uu 
collegio  di  sessanta  persone  di  cu- 
ria scelte  da    tutte  le  nazioni,  alle 
quali  allìdò  la  cura,  e  l'amministra- 
zione   del    vasto    edifizio,    concesse 
privativa    giurisdizione  sopra   tutte 
le  cause  concernenti  in   qualunque 
modo  l'interesse,  le  facoltà,  e  i  pri- 
vilegi della  rev.  fabìirica,  e  per  in- 
coraggirle  forse  con  privilegi  ed  e- 
senzioni,  le  sottrasse    alla  giurisdi- 
zione di  qualunque  giudice,   e  su- 
periore ,    e    persino    a    quella    del 
Cardinal  arciprete  nelle    cose  rela- 
tive alla    fabbrica ,   assoggettandole 
immediatamente  a  sé  stesso,  e  alla 
santa  Sede,   come  narra    il   Marto- 
reili,   Opere   tomo    V,    Storia    del 
clero   faticano  pag.     128.    11  cav. 
Lunadoro ,    Relaz.    della    corte    di 
Ruma    voi.    II,    capo    XX,    Della 
congregazione    della  rev.   fabbrica 
di  s.   Pietro,  aggiunge  che  Clemen- 
te \II   accordò  pure  al    collegio  la 
facoltà  di    eleggersi    un  giudice,  al 
quale  appartenesse  la  decisione  del- 
le cause,  che  lo  riguardassero,  con 
privativa    giurisdizione  in   tutte    le 
cause,  nelle  quali  potesse  avere  in- 
teresse la  rever.    fabbrica  per  qua- 
lunque siasi  titolo,  come  pure  può 
vedersi  nel    Vespignani,    compend. 
privileg.    rev.  fabricae,    e  nel  Cal- 
cagnin,  Obser.  pract.  Icg.  19.  Quin- 
di s.   Pio  V    volle,  che    dalla  sen- 
tenza  del  detto  giudice  non  vi  fosse 
appello ,   se  non    al  medesimo  col- 
legio, né    piìi    che  una    volta.   Ma 
r  indipendenza    di    questo   collegio 


CON 

non  sembrò  egualmente  opportu- 
na a  Sisto  Vj  il  quale  sebbene 
l'assoggettasse  finché  visse,  coH'auto- 
rità  della  costituzione  102,  alla  so- 
la persona  del  Cardinal  di  Cosen- 
za, Gio.  Evangelista  Pallotta,  arci- 
prete della  basilica  con  facoltà  di 
cambiare  le  persone  del  collegio 
e  di  emendare  e  regolare  tuttociò 
che  riputasse  utile  alla  fabbrica, 
tuttavia  da  indi  in  poi  rimase  sem- 
pre dipendente  dal  Cardinal  arci- 
prete. 

Clemente  Vili,  col  disposto  di 
una  bolla  che  si  legge  nel  Bull. 
Vat.  tom.  Ili,  p.  333,  soppresse 
il  collegio,  e  sostituì  alle  persone 
di  curia  una  congregazione  di  Car- 
dinali, e  di  prelati,  dichiarandone 
prefetto  il  Cardinal  arciprete  /j/o- 
teivpore  della  basilica  vaticana,  la 
cui  serie  viene  riportala  al  voi.  XII, 
pag.  822,  e  seguenti  del  Diziona- 
rio. Ciò  non  pertanto  dalla  storia 
de'Cardinali  rilevasi,  che  Bartolom- 
meo  Ferratini  di  Amelia,  canonico 
vaticano,  fu  prefetto  della  fabbrica 
di  s.  Pietro,  e  nel  1606  venne  crea- 
to Cardinale  da  Paolo  V.  Cosi  an- 
cora si  legge  che  il  Cardinal  Gia- 
como Lanfredini,  appena  eletto  Be- 
nedetto XIV,  fu  fatto  visitatore  a- 
poslolico  della  reverenda  fabbrica 
di  s.  Pietro,  ma  morì  nel  1741-  ^• 
le  costituzioni  7,  e  8  di  Clemen- 
te Vili,  corroborate  dall'approva- 
zione d' Innocenzo  XII  colla  sua 
terza  costituzione;  quindi  confermale, 
ampliate,  e  meglio  dichiarate  da 
Benedetto  XIV,  colla  costituzione 
53 ,  che  comincia  eolle  parole. 
Quanta;  ed  il  Cardinal  De  Luca, 
//  Cardinal  pratico,  cap.  XXII, 
della  congregazione  della  fabbrica 
di  s.  Pietro. 

Sì  coiìipone  questa  congregazio- 
ne di  diversi  Cardinali,  che  al  pre- 


CON  201 

sente  sono  sedici,  oltre  il  Cardinal 
prefetto,  e  de'  prelati  uditore  della 
cameia ,  tesoriere,  maggiordomo  , 
decano  della  rota,  d' un  chierico 
di  camera,  e  di  vari  altri  prelati, 
tra' quali  dell'economo,  eh' è  pure 
canonico  vaticano,  e  segretario  del- 
la congregazione.  In  oltre  di  questa 
congregazione  fa  parte  integrale  an- 
che un  prelato  giudice  singolare,  il 
quale  è  altresì  canonico  vaticano  , 
e  nella  promozione  di  monsignor 
economo  ordinariamente  gli  succe- 
de nella  carica  di  economo,  e  segre- 
tario. Il  detto  prelato  giudica,  sin- 
golarmente in  Roma,  tutte  le  cau- 
se in  cui  ha  interesse  per  qualun- 
que siasi  titolo  la  rev.  fabbrica, 
ed  ha  diritto  di  giudicare  anche 
nella  congregazione  generale  dei 
Cardinali,  e  prelati.  \i  sono  anco- 
ra l'avvocato  fiscale,  eh'  è  sempre 
un  avvocato  concistoriale,  il  procu- 
latore  fiscale,  eh' è  sempre  uno  dei 
procuratori  di  collegio,  il  cancellie- 
re generale ,  ed  il  computista.  Il 
detto  cancelliere  è  anche  pubblico 
notaro  con  facoltà  di  rogaie  qua- 
lunipie  siasi  atto  dopo  un  formale 
esperimento,  che  si  tiene  avanti  il 
Cardinal  prefetto  della  rev.  fabbri- 
ca, con  r  intervento  di  monsignor 
economo,  e  segretario,  e  di  due 
])ubblici  notari  della  capitale,  e  do- 
po l'approvazione  sovrana.  La  se- 
gretaria, cancelleria,  e  computiste- 
ria, non  che  la  residenza  di  mon- 
signor economo,  sono  attualmente 
nel  palazzo  di  proprietà  della  reve- 
renda labbrica,  già  dei  marchesi 
Astalli,  in  via  Araceli,  numero  uno, 
architettato  da  Gio.  Antonio  de 
Rossi. 

Questa  congregazione  ha  una 
estesissima  autorità,  giurisdizione, 
diritti,  e  privilegi.  Tutti  i  suoi  be- 
ni debbono  considerarsi  come  quel- 


202  CON 

li,  che  iniineJialamente  apparten- 
gouo  alla  santa  Sede  apostolica,  o 
fisco  pontificio.  Resoluz.  26  augu- 
sti 1733.  Tutte  le  cause,  nelle  qua- 
li ha  interesse  la  rev.  fabbrica, 
debbono  riputarsi  come  cause  della 
santa  Sede,  coli'  uso  di  tutti  quei 
privilegi,  che  competono  alla  rev. 
camera  apostolica,  come  si  ha  dal 
moto-proprio  di  Paolo  III,  8  aug. 
1  545  :  Extraordinaiias  expensas. 
Si  appartiene  alla  medesima  la  spie- 
gazione ed  interpretazione  de'  suoi 
privilegi,  nel  caso  che  insorgesse 
questione  sui  medesimi.  Non  s'  in- 
tende poi  fatta  deroga  a  qualunque 
privilegio  della  rev.  fabbrica  senza 
lina  menzione  espressa,  speciale  ed 
individuale  del  tenore  di  essi,  men- 
tre una  qualsiasi  deroga  generale, 
mancando  la  speciale  ed  individua, 
si  considera  piuttosto  per  un'  im- 
plicita conferma  di  ciò,  che  non  si 
trova  nominato  ed  espresso  nella 
deroga.  Oltre  quanto  si  è  detto  di 
stjpra,  la  congregazione  della  rev. 
fabbrica  sorveglia  specialmente  che 
si  eseguiscano  dagli  eredi  dei  de- 
fonti, o  da  quelli  cui  si  appartiene, 
i  legati  pii,  ed  in  caso  che  non 
vengano  adempiti,  quieta  la  coscien- 
za coll'assoluzione,  e  composizione, 
e  supplisce  de  thesauro  Ecclesìae  a 
favore  dei  trapassati,  che  aspettano 
r  esecuzione  dei  pii  suffragii.  Ma 
una  tale  assoluzione  e  composizione 
non  si  accorda  se  non  quando  si 
riconoscono  giusti  i  motivi,  colle 
clausole  però  opportune,  come  prin- 
cipalmente, che  non  siensi  le  ce- 
lebrazioni ommesse  con  animo  de- 
terminato ad  implorare  poi  la 
composizione,  la  quale  è  nulla  in 
tal  caso,  siccome  dichiarò  Inno- 
cenzo Xlil  nella  sua  coslituzione. 
Col  mezzo  della  segretaria  di  que- 
sta congregazione,  olire    i    rescritti 


CON 

di  assoluzione  e  composizione  per 
(pialunque  mancanza  di  adempi- 
mento di  legato  pio,  si  rilasciano 
ancora  da  monsignor  segretario  i 
rescritti  di  riduzione  e  traslazione 
di  messe,  di  commutazione  di  gior- 
ni, ore,  ed  altari,  di  dilazione  a 
soddisfare  le  opere  pie,  di  sanazione 
s<jpra  qualunque  diletto  di  surro- 
gazione di  fondi  dolali  dei  legati 
pii  o  cappellanie,  di  abilitazione  a 
celebrare  le  messe  per  aliarli,  e  fi- 
nalmente di  esonerazione  e  libera- 
zione da  qualunque  legato  pio,  o 
cappellania  per  mancanza  di  fondi 
dotali,  o  per  qualunque  altra  im- 
ponente causa  e  circostanza. 

La  costituzione  di  Benedetto 
XIV,  che  comincia:  Quanta  cura- 
rum,  divise  la  congregazione  della 
rev.  fabbrica  in  due  classi ,  o  spe- 
cie ,  cioè  in  maggiore  o  generale , 
edili  minore  o  particolare.  La  prima 
è  costituita  da  un  buon  numero 
di  Cardinali,  di  prelati  minori,  e 
degli  altri  summentovati.  Suole  a- 
dunarsi  nel  palazzo  pontificio  più 
volte  all'anno  ad  arbitrio  del  Car- 
dinal prefetto,  e  nella  medesima 
vengono  agitate  le  materie  conten- 
ziose, sulle  quali  la  rev.  fabbrica 
possa  avere  interesse  in  qualunque 
modo.  La  seconda  è  destinata  per 
gli  affari  economici,  e  si  tiene  in- 
nanzi al  Cardinal  prefetto  coli'  in- 
tervento di  tre  Cardinali,  e  dei 
sopraddetti  due  prelati  economo, 
e  segretario,  e  del  giudice  ordinario. 
Racconta  il  Cardinal  De  Luca, 
che  nel  regno  di  Napoli  fu  intro- 
dotto questo  tribunale  con  alcune 
convenzioni  fatte  dai  regi  ministri, 
cioè  che  il  giudice  non  possa  pro- 
cedere nelle  cause  senza  un  asses- 
sore secolare,  come  nou  lo  potes- 
sero i  commissari  locali  della  dio- 
cesi ;     e  che     la    congregazione     di 


COi\ 

Roma  non  ingerivasl  nelle  cause 
del  tribunale  di  Napoli,  e  solo  nel- 
le composizioni,  quando  le  parti  ne 
facevano  istanza.  Tocca  inoltre  a 
questa  congregazione  ordinare  le 
necessarie  spese  ed  ogni  altro  oc- 
corrente per  la  manutenzione,  e 
conservazione  ben  costosa  del  più 
gran  tempio  del  mondo,  e  de' suoi 
annessi.  Una  volta  le  spese  sino  a 
cinquanta  scudi  si  facevano  con 
l'autorizzazione  del  Cardinal  prefet- 
to, e  di  monsignor  economo  ;  se 
erano, maggiori,  si  doveano  appro- 
vare dalla  congregazione  particola- 
re, alia  quale  ogni  quattro  mesi  si 
presentavano  i  conti  secondo  il  dis- 
posto della  costituzione  53  di  Be- 
nedetto XIV.  Oggi  detta  congre- 
gazione parlicoiare  più  non  esiste, 
e  r  economia  della  rev.  fabbrica  è 
affidata  in  tutto,  e  per  tutto  al  so- 
lo monsignor  economo  e  segretario. 
In  ciascun  sabbato  monsignor 
economo  e  segretario  ha  1'  udienza 
dal  Papa.  Che  se  egli  fusse  impe- 
tlito,  od  assente,  si  reca  all'udienza 
il  prelato  giudice,  od  il  segretario 
sostituto.  L' oggetto  è  per  riferire 
gli  affari  che  riguardano  la  rev. 
fabbrica,  e  per  aveie  facoltà  spe- 
ciali a  puter  concedere,  col  mezzo 
della  suindicata  segretaria,  quelle 
grazie,  che  sono  riservate  unicamen- 
te al  sommo  Pontefice.  E  però  nel- 
le facoltà  ordinarie  di  monsignor 
segretario,  che  dimanda,  e  riceve 
da  ogni  nuovo  Papa  le  seguenti 
concessioni,  le  quali  si  rimettono 
all'esecuzione  dei  rispettivi  Ordi- 
nari!: 

i.  Di  ridurre  temporaneamente  le 
n)esse  avventizie  delle  cappella- 
nie,  e  dei  legati  pii  temporanei, 
e  perpetui. 

2.  Di  commutare    tcmporaneamcu- 


CON  2o3 

te  i  giornij  le  ore,  e  gli  altaii 
prescritti  da' testatori ,  od  altri 
pii  disponenti. 

3.  Di  trasferire  temporaneamente 
da  una  chiesa  all'  altra  gli  ob- 
blighi perpetui,  e  temporanei 
delle  messe,  colle  solite  clausole 
accedente  consensu  quoniin  inle- 
resl,  et  dummodo  popidi  comnio- 
ditali  non  officiai. 

4.  Di  accordare  temporaneamente 
la  proroga  delle  riduzioni,  e 
traslazioni  di  messe  con  le  solite 
clausole  iisdeni  perdurantibus  cir- 
cuiiislanlìis,  et  servata  forma  pii- 
mae  concessionis. 

5.  Di  ammettere  la  surrogazione 
dei  fondi,  purché  consti  della  lo- 
ro idoneità. 

6.  Di  abilitare  a  celebrare  la  mes- 
sa per  aliuni. 

7.  Di  differire  per  un  discreto  tem- 
po la  celebrazione  delle  messe 
avventizie,  e  di  quelle  che  pro- 
vengono da  legati  pii  perpetui, 
e  temporanei. 

8.  Di  ridurre  in  perpetuo  le  mes- 
se all'effetto  di  portare  l'elemo- 
sina alla  tassa  sinodale. 

9.  Di  trasferire  in  perpetuo  le  mes- 
se in  altro  tempio,  ed  altare, 
quando  più  non  esistono  quelli 
assegnati  nella  rispettiva  istitu- 
zione. 

L'economo ,  e  segretario  della 
rev.  fabbrica,  è  in  libera  ed  assoluta 
facoltà,  senza  bisogno  d'implorar- 
la, di  ammettere  a  composizione , 
chi  ha  mancato  di  adempire  a 
qualche  pia  testamentaria  disposi- 
zione. Perciò  chi  si  trova  in  que- 
sta mancanza,  può  ricoriere,  an- 
cora senza  palesare  il  suo  nome,  né 
il  luogo,  e  domandare  la  composizio- 
ne, che  gli  viene  accordata,  se  non  è 
recidivo,   col  pagamenLo  di   una  di- 


2o4  CON 

screta  elemosina,  da  erogarsi  pel 
sagro  tempio  vaticano,  e  coll'obbli- 
go  di  far  celebrare  qualche  messa. 
Se  poi  l'inadimplente  è  povero,  si  ac- 
corda la  composizione  coll'obbligo 
di  recitare  qualche  divota  preghie- 
ra. Che  se  poi  l'inadempimento  si  è 
veriQcato  mediante  un  giudizio  , 
monsignor  economo,  nell'am mettere 
alla  composizione,  non  pregiudiche- 
rà ai  diritti  del  procuratore  ,  e 
del  commissario,  ma  li  manterrà 
illesi  col  l'escritto  :  Concordato  pro- 
curatore, scu  Conìiìiissario,  ed  aWova. 
il  supplicante  non  potrà  godere  l'ef- 
fetto della  grazia,  se  non  prima  sod- 
disfatto il  procuratore,  o  commis- 
sario. 

JNell'abolizione  delle  giurisdizioni 
di  tutti  i  tribunali  particolari,  e 
privilegiati,  Pio  VII,  nel  suo  moto- 
proprio  de'6  luglio  i8i7  all'arti- 
colo 6  {.,  dichiarò  illesa  la  giurisdi- 
zione della  congregazione  della  rev. 
fabbrica.  Leone  XII,  nell'articolo 
67  del  suo  moto-proprio  del  di 
5  ottobre  1824,  dichiarò  egual- 
mente mantenuta  la  giurisdizione 
del  tribunale  della  fabbrica  di  s. 
Pietro.  Altrettanto  dispose  il  regnan- 
te Pontelìce  nel  §  382  del  suo 
moto-proprio  del  io  novembre  i834, 
contenente  il  regolamento  legislativo, 
e  di  procedura  giudiziale.  Con  di- 
spaccio poi  del  Cardinal  segretario 
pegli  atfari  di  stato  interni,  scritto 
di  espresso  volere  sovrano  al  Cardi- 
nal prefetto  della  rev.  fabbrica  li 
i4  novembre  i835,  vennero  stabi- 
lite le  massime  e  tracciata  la  pro- 
cedura da  tenersi  dalla  congrega- 
zione della  fabbrica  in  tutti  i  casi 
nei  quali  esercita  la  potestà  giudi- 
ziaria coi  metodi  seguenti. 

I  commissari  della  rev.  fabbrica 
nelle  provincie,  ed  il  prelato  giu- 
dice della  stessa  làbbrica  in  Roma 


CON 

decidono    qualunque    causa,    e  per 
qualunque  somma  in  primo  grado 
di   giurisdizione.  Dai  decreti  e  dalle 
sentenze  dei  commissari  fino  a  qua- 
lunque   somma,  compete   1'  appello 
al    prelato     giudice    della    fabbrica 
in  Roma.  Dalle  sentenze  del  prela- 
to   giudice    in    Pioma    emanate    in 
primo  grado,  appartiene    l' aj^pello 
alla     piena     congregazione .     Dalle 
sentenze  emanate   da  detto    prela- 
to in  figura  di     tribunale     di    ap- 
pello, quando  sieno  ditformi,  spet- 
ta   r  appello    in    terzo    ed  ultimo 
grado  alla  stessa  piena  congregazio- 
ne, nella  quale  si  osservano  j  me- 
todi   del    tribunale     della    s.    rota, 
tanto  circa     la     forinola    de'dubbi, 
quanto    per  la    pubblicazione  delle 
decisioni  in  istampa,  per  le  doman- 
de   di    nuova    udienza,     e    per     la 
spedizione   della     sentenza.  La  pie- 
na congregazione  della  rev.  fabbri- 
ca ha   il  diritto  ancora  di  procede- 
re, e  giudicare  in  via  di  segnatura, 
e  si  uniforma  ai  metodi    prescritti 
dal  citato  moto-proprio    de' io  no- 
vembre 1834,  pel  tribunale    supre- 
mo della  segnatura   di  giustizia  per 
r  annullamento,  ossia  circoscrizione 
degli  atti  giudiziali,  e  sentenze  nelle 
questioni  di   competenza  fra  giudi- 
ce e  tribunali,    suUuuioue  ed  evo- 
cazione delle  cause,  sulla  ricusa  di 
giudice  per  legitfimi  sospetti,  e  sul- 
le domande  di  nuovo  appello  pie- 
namente    devolutivo    in    grado    di 
restituzione  in  intiero. 

Il  prelato  segretario  ed  economo 
fa  le  funzioni  di  uditore  di  segna- 
tura, e  l'uditore  particolare  del 
Cardinal  prefetto  della  congregazio- 
ne esercita  le  funzioni  di  uditore 
della  prefettuia.  Nelle  questioni  di 
valore  superiore  agli  scudi  duecen- 
to, o  di  valore  indeterminato,  non 
poiSouo    i     medesimi     interloquire, 


CON 

ina  flebbono  rimettere  le  istanze 
alla  piena  congregazione,  come  si 
pratica  nel  tribunale  di  segnatura 
(li    giustizia. 

Negli  alTari,  che  non  sorpassano 
la  somma  di  scudi  duecento,  o 
non  trattano  di  valuta  indetermi- 
nata, dai  decreti  del  prelato  segrC' 
tario  ed  economo  si  ricorre  all'u- 
ditore della  prefettura. 

Se  sono  difformi  i  decreti,  com- 
pete il  ricorso  alla  piena  congre- 
gazione, sebbene  si  tratti  di  som- 
ma non  eccedente  gli  scudi  due- 
cento. Accordata  dalla  congregazio- 
ne in  figura  di  segnatura  la  resti- 
tuzione in  intiero,  la  causa  viene 
portata  all'  esame,  e  giudizio  della 
piena  congregazione,  sebbene  vi  ab- 
bia interloquito,  o  in  grado  di  ap- 
pello in  secondo  e  terzo  grado,  o 
come  tribunale  di  segnatura. 

Gli  atti  preparatori  per  la  pro- 
posizione delle  cause  di  qualunque 
specie  in  piena  congregazione ,  e 
per  l'estensione  delle  decisioni,  co- 
me pvu-e  l'esecuzione  delle  risoluzioni 
e  rescritti,  e  per  la  tassa  di  spese, 
si  fanno  avanti  monsignor  segreta- 
rio, che  sempre  ed  in  qualunque 
causa  è  il  ponente,  il  quale  fa  la 
relazione  in  piena  congregazione, 
e  ne  pubblica  le  risoluzioni,  e  le 
decisioni. 

La  rev.  fabbrica  di  s.  Pietro  ha 
anche  la  giurisdizione  criminale  per 
qualunque  siasi  delitto,  che  si  com- 
mettesse nella  basilica  e  nelle  sue 
peitinenze  da  qualsivoglia  persona 
anche  ecclesiastica.  Per  la  direzione 
delle  cause  criminali,  evvi  un  giu- 
reconsulto col  titolo  di  luogotenen- 
te, o  uditore  criminale,  e  per  la  for- 
mazione de'processi  può  valersi  dei 
ministri  anche  laici.  Nel  trattare  gli 
adari,  e  le  cause  criminali  proce- 
de in  tutto  conformemente  ai  me- 


CON  20  ) 

todi,  e  alle  pratiche  delle  curie  ec- 
clesiastiche. Nei  delitti  minori  mon- 
signor economo  e  segretario  giu- 
dica singolarmente.  Nei  delitti  mag- 
giori giudica  una  congregazione, 
presieduta  dal  Cardinale  prefet- 
to. Dalla  sentenza  di  questa  con- 
gregazione, si  appella  alla  piena 
congregazione  della  rev.  fabbrica. 
Tale  giurisdizione  non  solo  non  fu 
derogata  con  moto-proprio  di  Pio 
VII,  e  coi  regolamenti  legislativi 
del  Papa  che  regna,  ma  fu  bensì 
da  ambedue  i  Pontefici  conser- 
vata. 

Dalla  raccolta  delle  leggi  e  di- 
sposizioni di  pubblica  animi  ni  slra- 
lione,  che  nell'  odierno    pontificato 
si    vanno    pubblicando,  al    voi.   V, 
pag.    45    si    legge    conservata  dal- 
le    nominate  ultime  legislazioni    la 
giurisdizione  del  tribunale  della  fab- 
brica    di   san    Pietro,    nelle    cause 
ecclesiastiche     civili   di  sua   compe- 
tenza; nel  voi.  Ili   dell'anno    i834 
p.    106,  evvi  la  conferma  della  giu- 
risdizione particolare  del  tribunale; 
alla  pag.  108   la  dichiarazione,  col- 
la quale   si    rende     inappellabile  il 
disposto  dell'articolo  383  del  citato 
moto-proprio  di    Gregorio  XVI  dei 
IO  novembre  di  detto  anno,  alla  me- 
desima sagra  congregazione  della  fab- 
brica di  s.   Pietro,  allorché    procede 
come  tribunale  di  appello,  ed  in  tutti 
i    casi  nei  quali  esercita  la  potestà 
giudiziaria,    su    di     che  è    pure    a 
vedersi    il    volume  II,  p.   879    del 
1834,  nel    quale    viene    paiimenti 
dichiarato,  che    il     tribunale    della 
reverenda    fabbrica     procede    negli 
appelli,  e  nei    ricorsi    colle    forme 
stabilite  per  la    sagra    rota,  e    pel 
supremo  tribunale   della  segnatura. 
Oltre  agli  autori   summentovati, 
sono  a  consultarsi   i  seguenti.   Jaco- 
bo  Cohellio,  Nolilia   Cardinalaius, 


2o6  CON 

congregati o  XI,  De  conslruenda  ei 
exornanda  basilica  priiicipis  apo- 
slolorum,  sive  prò  fabrica  s.  Pttri; 
Gio  :  Carlo  Vespignani  (che  fu  giu- 
dice di  questa  congregazione),  Coni- 
pencliuin  privilcgiomni  rei'er.  fn- 
bricae.  s.  Pietri,  Romae  1676,  iVb- 
tis  et  nonnullis  accessionìbus  locu- 
pletatum  a  Hier.  Baldassino,  Romae 
176-2;  Filippo  Maria  Renazzi,  Com- 
pendio di  teorica  e  di  pratica  per 
uso  de' commissari  ed  altri  iiffiziali 
della  rev.  fabbrica  di  s.  Pietro, 
Roma  1793;  Stato  della  rev.  fab- 
brica di  s.  Pietro,  dall'anno  1785 
al  1 79-2,  Roma  179'^'.  Ma  me- 
glio di  tutti  completamente,  e  con 
grande  erudizione,  Nicola  Maria 
Nicolai,  ch'era  stato  fiscale  della 
congregazione,  ci  diede  un'interes- 
sante opera  col  titolo  de  vaticana 
basilica  divi  Petri,  ac  de  ejusdem 
privilegiis,  libri  rpiatuor  cani  appen- 
dice, Romae  typis  Vincentii  Pog- 
gioli. 

Congregazione  dell'  Immunità 
ecclesiastica. 

Questa  ragguardevole  congrega- 
zione, che  tratta  le  controversie  in- 
torno la  libertà  ed  indipendenza 
della  giurisdizione  ecclesiastica,  ed 
intorno  alle  violazioni,  che  si  com- 
mettono contro  di  essa,  fa  rispetta- 
re r  immunità  dovuta  alle  chiese, 
e  ai  luoghi  che  la  godono;  del- 
la quel  cosa  ci  diedero  l' esempio 
gh  stessi  gentili,  i  quali  resero  i 
loro  templi  immuni,  e  quali  asili 
sicuri  ed  inviolabili  pei  rei.  Anti- 
chissima è  nella  Chiesa  l'immunità, 
e  tra  gli  altri  ne  rende  testimonian- 
za Ammiano  Marcellino,  che  visse 
sotto  l' impero  di  Costanzo  nel  se- 
sto secolo.  Lo  scrittore  Zosimo  af- 
ferma,   che    l'immunità   fu    sempre 


CON 

sostenuta  dalla  Chiesa  con  ogni 
impegno  e  con  tutta  la  hbertà  ec- 
clesiastica, per  la  quale  i  concili  fe- 
cero santissimi  canoni,  ed  i  romani 
Pontefici  si  adoperarono  con  molto 
zelo.    f^.   Immunità'    ecclesiastica. 

L'origine  della  sagra  congrega- 
zione dell'immunità,  e  controversie 
giurisdizionali,  considerata  come  tri- 
bunale, e  come  tutrice  speciale,  costi- 
tuita provvidamente  dalla  sapienza 
de' Pontefici  a  difesa  dell'immunità 
locale,  personale,  e  reale,  rimonta  a 
tempo  assai  rimoto.  II  p.  Lantusca 
dei  minori  francescani  in  un  mano- 
scritto autografo  ben  ordinato  ed 
esistente  nell'archivio  della  congre- 
gazione, che  comprende  il  periodo 
dal  i34o  al  1626,  cita  una  bolla 
di  Benedetto  XII  data  da  Avignone 
a'  16  maggio  i34o  a  favore  del- 
l'università di  Cremona,  ed  a  di- 
fesa della  libertà  ecclesiastica.  Quin- 
di cita  le  altre  seguenti  bolle  tli 
Innocenzo  VI,  Tactus  dolore  cordis 
intrinsecus,  contro  i  violatori  del- 
l' immunità  ecclesiastica,  data  dal 
Laterano  a'  18  aprile  i357  ,  e 
trasmessa  all'arcivescovo  di  Milano, 
e  a  tutti  i  vescovi  della  Lombar- 
dia; d'Innocenzo  Vili  del  i49"> 
moderatoria,  e  confermatoria  della 
bolla  di  Benedetto  XII  ad  istanza 
dell'  università  di  Cremona.  Per  al- 
tro queste  bolle,  siccome  speciali, 
non  si  trovano  nel  bollarlo  roma- 
no. Dopo  ciò  il  medesimo  p.  Lan- 
tusca raccolse  periodicamente  i  de- 
creti immunitari,  da  Clemente  VII 
a  Clemente  VIII,  cioè  dal  iSaS 
al  159'),  tra' quali  avvi  un  monitorio 
al  re  di  Francia  Francesco  I,  allora 
anche  duca  di  IMilano  per  l'esenzione 
del  clero  di  Lodi  dalla  parte  co- 
lonica. Quindi  raccolse  una  serie  di 
decreti  immunitari,  specialmente  dei 
Pontificali    di    Paolo    V,    Gregorio 


CON 

XV,  ed  Urbano  Vili,  sotto  i  quali 
già  vegliava  per  la  sagra  immuni- 
tà una  congregazione  speciale  di 
prelati,  presieduta  da  un  Cardina- 
le per  decidere  le  cause  immuni- 
tarie, che  venivano  alla  santa  Se- 
de da  tutti  gli  stati  d'Italia,  da 
oltremonte  e  da  oltremare ,  come 
da  Aragona,  Catalogna,  Portogallo, 
Ragusi,  Illiria,  Sicilia,  Malta,  Lipa- 
ri, e  sino  dal  Messico.  A  cura  dei 
prelati  segretari  si  continuò  poi 
r  utile  lavoro  del  p.  Lantusca ,  e 
la  collezione  de'  decreti  riuniti  in 
vari  tempi  da  monsignor  Paolucci, 
primo  segretario  della  congregazio- 
ne, sino  al  di  d' oggi. 

Non  deve  credersi ,  che  nell'  età 
precedenti  mancassero  tutori  alla 
sagra  immunità  sublime  di  origi- 
ne, e  non  indotta  dalla  legge  de- 
gli uomini,  ma  dalla  religione ,  e 
dall'  intima  riverenza  verso  di  essa. 
11  decreto  di  Graziano,  e  le  de- 
cretali di  Gregorio  iX  ne  fornisco- 
no molti  documenti.  I  vescovi  per- 
ciò, ed  i  Papi  di  ogni  secolo  a 
tutela  della  immunità,  e  libertà  ec- 
clesiastica, soffrirono  ogni  calamità, 
e  prodigarono  per  sino  la  vita.  O- 
mettendo  esempi  più  antichi,  s.  Gre- 
gorio VII,  intrepido  sostenitore,  e 
vindice  dell'  immunità ,  mori  per 
essa  in  esilio  a  Salerno  ;  s.  Tom- 
maso arcivescovo  di  Cantorbery  , 
profugo  per  l'immunità  dall'In- 
ghilterra, accolto  benignamente  nel 
1171  da  Alessandro  HI,  cadde  poi 
martire  dell'immunità  per  ordine 
del  re  Enrico  li.  Difesero  egual- 
mente la  libertà  con  eroico  zelo  i 
Borromei,  ed  altri  degni  vescovi. 
Questi  però  ordinariamente,  per  la 
naturale  loro  potestà,  e  giurisdizio- 
ne, erano  i  giudici  dell'immunità 
nella  loro  diocesi.  I  Papi,  ai  quali 
Dio  affidò  la  cura  della  Chiesa  uni- 


CON  207 

versale  { per  cui  sempre  alla  santa 
Sede  appartennero  le  cause  maggio- 
ri del  cattolicismo  ),  ne'  casi  straor- 
dinari ,  e  nei  gravami  delle  parli 
contendenti,  erano  i  giudici  supe- 
riori di  appello,  che  con  opportu- 
ni e  saggi  rescritti  definivano  le 
controversie.  In  fatti  sull'argomen- 
to del  privilegio  clericale  a  favore 
de'  chierici,  di  cui  si  tratta  anche 
all'  articolo  Ecclesiastici  (A  edi),  a 
favore  dei  chierici  celibi  senza  i 
canonici  requisiti,  Clemente  III  nel 
1187,  nel  capit.  25:  In  aiidientia, 
ed  Innocenzo  III  del  1198,  cap. 
Contingit  de  sentent.  excoinunic,  al 
vescovo  di  Ferrara  stabilì  il  meto- 
do giudizioso  della  trina  monizio- 
ne, per  richiamare  i  chierici  al 
loro  dovere,  che,  in  caso  di  trascu- 
ranza,  si  dichiarassero  decaduti  dal 
privilegio. 

È  pertanto  fuor  di  dubbio  che 
la  sagra  immunità  nacque  col  mon- 
do: fu  nella  legge  scritta,  non  che 
presso  tutte  le  genti ,  ove  furono 
templi  e  sacerdoti.  Nella  legge  di 
grazia  i  vescovi,  i  concili,  e  i  Papi 
sempre  la  sostennero  vigorosamen- 
te, su  di  che  vanno  consultate  le 
bolle  di  Gregorio  XIII.  Quindi  e- 
retta  da  Sisto  V  la  congregazione 
de'  vescovi  e  regolari ,  ebbe  questa 
r  esclusivo  e  geloso  incarico  di  tu- 
telare, e  vegliare  sui  diritti  della 
sagra  immunità,  ed  il  successore 
Gregorio  XIV  nel  iSpo  emanò 
alcune  leggi  sulla  immunità  delle 
chiese,  colla  bolla  Ex  quo.  In  pro- 
gresso di  tempo  ed  in  occasione  di 
alcune  sopravvenivle  diflerenze  tra  i 
giudici  ecclesiastici  e  secolari,  nei 
processi  criminali  o  civili  intentati 
contro  i  chierici,  la  cui  conoscenza 
poteva  spettare  agli  ecclesiastici  ed 
ai  secolari,  non  che  per  l'affluenza 
degli  affari  da  cui  era  gravata  la  con- 


2o8  CON 

gregazione  de'  vescovi  e  regolari,  si 
pensò  dai  romani  Pontefici  di  forma- 
re una  congregazione  di  prelati,  qua- 
si come  parte  delia  detta  congrega- 
zione, acciocché  atlendcsse  privati- 
vamente alle  materie  dell'  immu- 
nità. Cos'i  venne  progredito  sino  ad 
Urinano  Vili,  il  quale  a'  3o  aprile 
1626  tenne  Tuli  ima  con£;rei:razione 
prelatizia,  e  volendo  dare  migliore 
e  più  stabile  piovvedimeuto  a  que- 
sta delicata  materia,  nel  1626  pen- 
sò d  istituire  questa  congregazione 
Cardinalizia  come  oggi  si  trova.  Es- 
sa per  la  prima  volta  si  adunò  ai 
28  maggio,  e  dai  Pontefici  succes- 
sori fu  confermata  ed  ampliata  con 
apostoliche  costituzioni,  massime  da 
Benedetto  Xlil  colla  bolla  In  supre- 
mo, da  Clemente  XII  cella  bolla  Offi- 
cio,  da  Benedetto  XIV,  Bull.  t.  Ili , 
p.  160,  Inslitutiones  Ecclesiasticasj 
da  Clemente  XIII  che  prescrisse 
meglio  le  regole,  e  le  norme  Ira 
la  giurisdizione  ecclesiastica ,  e  lai- 
cale, mediante  il  contenuto  della 
costituzione  PraestatRomanum  Pon- 
tificem,  data  a'  23  agosto  1766, 
che  si  legge  presso  il  Guerra,  Epit. 
Bullar.  t.  Ili,  p.  67.  F.  il  Cardi- 
nal De  Luca,  Rei.  Rom.  Cur.,  ed 
il  Cardinale  pratico,  della  congre- 
gazione sopra  la  giurisdizione  del- 
l' immunità  ecclesiastica. 

La  congregazione  venne  costituita 
da  diversi  Cardinali  ,  e  da  diversi 
prelati  (tra' quali  si  annoverano  il  de- 
cano della  rota,  un  chierico  di  came- 
ra, il  decano  della  segnatura  di  giusti- 
zia), dal  segretario  del  buon  gover- 
no, dal  decano  di  consulta,  da  un 
prolonotario  apostolico ,  da  monsi- 
gnor vicegcrente,  dal  segretario  del 
buongoverno,  e  da  altri  prelati  del- 
1  una  e  l'altra  segnatura  referenda- 
rii,  tra  cui  avvi  il  segretario  perito 
nei    sagri    canoni,    e  nelle  materie 


CON 

forensi.  Si  stabili,  che  i  prelati  vo- 
tanti fossero  dei  principali  tribunali 
e  congregazioni  di  Roma ,  accioc- 
ché ognuno  potesse  in  essa  votare 
con  piena  cognizione  degli  argo- 
menti, e  per  maggiore  autorità  del- 
la congregazione.  La  maggioranza 
degli  aiiari  periodici  e  quotidiani , 
si  doveva  disimpegnare  dal  Car- 
dinal prefetto,  e  dal  prelato  segre- 
tario. JXei  suoi  primordi ,  al  dire 
del  Lunadoro,  Relaz.  della  corte 
di  Roma,  dell'  edizione  del  1 646  , 
la  congregazione  si  adunava  ogni 
martedì  in  casa  del  Cardinale  piìi 
anziano ,  e  il  Cardinal  prefetto 
godeva  l'annuo  onorario  di  mille 
scudi.  Al  presente  la  congregazione 
si  aduna  nel  palazzo  apostolico  abi- 
tato dal  Papa,  ed  il  prelato  segre- 
tario ha  r  udienza  dal  Pontefice 
quando  ha  materie  da  riferire, 
che  superino  le  facoltà  ordinarie 
concesse  alla  sagra  congregazione, 
ed  il  prefetto  non  gode  più  ono- 
rario. Ora,  oltre  il  Cardinal  pre- 
fetto, si  compone  di  diecinove  Car- 
dinali, e  di  nove  prelati  compreso 
il  segretario  ;  avvi  il  sostituto,  e  la 
segreteria.  Per  organo  del  prelato 
segretario  passano  le  lettere  che  si 
ricevono,  e  a  cui  si  risponde  eco- 
nomicamente secondo  le  leggi  im- 
munitarie, o  si  comunicano  le  de- 
cisioni della  piena  congregazione  : 
le  lettere  sono  sottoscritte  dal  Car- 
dinal prefetto,  e  dal  segretario,  e 
munite  del  sigillo  del  primo.  Nelle 
solenni  adunanze  si  consulta  sopragli 
alTiri  piìi  gravi,  o  di  massima  gene- 
rale, o  nelle  appellazioni  delle  curie 
vescovili,  o  dove  le  parti  portino  con- 
traddittoriamente, e  direttamente 
qualche    questione   immunitaria. 

Dice  il  citato  De  Luca,  che  que- 
sta congregazione  ordinariamente 
procede  in  forma  estragiudiziale  ;  ed 


CON 
alcune  Tolte  assume  min  specie  tìi 
cognizione  giudiziale  sopra  la  legit- 
tininzione  del  processo  fatto  sul  de- 
litto, il  quale  si  pretende  eccettua- 
to. Fra  le  altre  cose  è  considera- 
bile  per  la  pratica  del  ("oro,  che 
almeno  noli'  Italia  è  un  tribunale 
dei  ricorsi  con  la  privativa  in  cpie- 
sla  materia  dell'  immunità,  e  della 
giurisdizione  ecclesiaslica  coi  seco- 
lari. Che  però  dai  vescovi  ed  Or- 
dinari de'  luoghi  non  si  dà  l' ap- 
pellazione ai  metropolitani,  ovvero 
ad  altri  superiori  ,  in  quel  modo 
che  si  dà  nelle  altre  cause,  ma 
soltanto  si  dà  il  ricorso  a  questa 
congregazione ,  la  quale  però  non 
prende  parte  nelle  cause  di  eccle- 
siastica giurisdizione  ti-a  i  vescovi 
e  i  prelatij  dovendosi  esse  trattare 
nella  forma  giudiziale  in  rota  ,  e 
negli  altri  tribunali,  ma  solamente 
quando  trattasi  della  violazione  del- 
la libertà  o  giiu'isdizione  ecclesia- 
stica per  i  giudici  e  tribunali  seco- 
lari, con  autorità  di  giudice,  e  di 
magistrato.  Del  resto  le  principali 
materie,  che  si  propongono  dai 
prelati  ponenti  nella  congregazio- 
ne ,  prescindendo  da  quelle,  che 
per  liguardo  agl'interessi  del  prin- 
cipato si  risolvono  dalla  segreta- 
ria di  stato,  o  da  qualche  par- 
ticolare congregazione  ;  versano  so- 
pra esami  di  delitti,  o  di  rei,  che 
godere  non  possono  dell'  immunità 
ecclesiaslica  secondo  le  costituzioni 
apostoliche,  in  esaminare  la  manie- 
ra ed  il  sito  delle  catture,  od  i  pesi 
e  le  gabelle  imposte  da  alcun  ma- 
gistrato, o  da  qualche  comunità  ci- 
vica, alle  persone  e  ai  luoghi  ec- 
clesiastici, essendo  di  somma  em- 
pietà il  turbare,  e  ledere  i  diritti, 
e  la  indipendenza  di  santa  Chiesa, 
di  che  si  tratta  nei  relativi  articoli 
del    Dizionario. 

VOL.      XVI. 


CON  2^'9 

Finalmente  questa  congregazione, 
come  risulla  dall'  appendice  del 
concilio  Romano,  p.  •:>-84,  e  290  , 
riceve  le  appellazioni  delle  cause, 
che  in  prima  istanza  eransi  prodot- 
t(!  avanti  le  curie  vescovili.  Quan- 
do una  causa  deve  portarsi  al  giu- 
dizio della  piena  congregazione, 
tocca  al  segretario  di  destinare  il 
ponente,  e  questo  deve  fare  il  ri- 
stretto delle  eause,  che  si  chiama  il 
foglio,  ove  compendiosamente  espo- 
ne la  questione,  il  fatto,  e  il  dirit- 
to, da  cui  emergono  uno  o  piìi 
dubbi  da  risolversi.  Quindi  detto 
foglio  dieci  giorni  innanzi  si  distri- 
buisce a  tutti  i  membri  della  con- 
gregazione. Questa  congregazione , 
come  quelle  del  concilio ,  e  de'  ve- 
scovi e  regolari,  non  usa  de'  man- 
dati per  dare  esecuzione  ai  suoi 
decreti,  ma  li  eseguisce  il  tribunale 
dell'  A.  C.  come  semplice  esecutore. 
Le  risoluzioni  della  congregazio- 
ne comprese  nella  Siuopsi  e  rac- 
colta delle  medesime  fatta  dal  p. 
abbate  generale  de'  cistcrciensi,  d. 
Andrea  Ricci,  furono  stampate  in 
Torino,  con  questo  titolo  :  Synopsi.i, 
decreta,  et  resolationes  S.  Coug.  Ini- 
mimitalis,  ove  si  legge:  Resolationes 
et  decreta  hujus  S.  C.  fieri  in  con- 
creto, non  in  abstracto ,  unde  non 
semper  trahendae  sunt  in  conserpien- 
tiam,  sed  solitnimodo  in  variatis 
facti  circumstantiis  firma  regula . 
Con  tale  avvertenza  bisogna  per- 
correre il  p.  Ricci.  Non  è  a  tacersi, 
che  gli  affari  di  questa  congrega- 
zione, comparativamente  ai  tempi 
antichi,  si  sono  diminuiti  per  ima 
ragione  canonica.  I  vari  concordali, 
specialmente  da  Benedetto  XIV  in 
poi,  fatti  coi  principi  laici  e  la  san- 
ta Sede,  portarono  di  conseguenza, 
che  molte  delle  cause  immunitarie, 
o  rimisero  alquanto  dell'  antica  di- 

•  4 


2(o  CON 

sciplina,  od  assunsero  altre  forme, 
e  giudici  ecclesiastici  in  pariibus, 
e  quindi  le  questioni  in  minor  nu- 
mero vengono  alla  congregazione 
della  immunità. 

Si  può  consultare  eziandio  il  Da- 
niclli,  Rccentior.  Praxis  Rovi.  Cnr., 
ed  il  Cohcllio,  Notitia  Cardinalalus 
congreg.  IV^  De  Immunitale  eccle- 
siastica. Nella  Raccolta  delle  leggi, 
che  annualmente  si  stampano  dalla 
tipografia  camerale  ,  suU'  immunità 
si  ti'atlano  i  seguenti  punti  :  voi. 
II f,  p.  I  e  363,  Privilegi j  e  for- 
me de W  esigenza  delle  tasse  pubbli- 
che dovute  dagli  ecclesiastici  :  voi. 
V,  p.  277,  Regole  dell'  immunità 
ecclesiastica  relativamente  ai  giudi- 
zi criminali:  p.  307,  Conferma  dei 
privilegi  degli  ecclesiastici  negli  atti 
criminali:  p.  3o8 ,  Quali  delitti 
tolgano  il  diritto  d' immunità;  e  co- 
me si  proceda  all'estrazione  dei 
rei  dai  luoghi  immuni,  voi.  VI,  p. 
467.' La  sagra  congregazione  del- 
l'immunità è  incaricata  di  conce- 
dere facoltà  annuale  alle  commis- 
sioni dei  comuni  per  esigere  i  da- 
zi comunali  dagli  ecclesiastici,  f^. 
il  Regolamento  organico,  con  ap- 
pendice, de'  5  novembre  i83i  ;  ed 
il  moto-proprio  de'  io  novembre 
1834,  pubblicati  dal  regnante  Gre- 
gorio XVI.  Dalle  sue  provvidenze, 
e  da  quelle  de'  suoi  predecessori 
fui'ono  eccettuati,  ed  esclusi,  sotto 
r  osservanza  di  certe  discipline  a 
pubblico  bene,  alcuni  delitti  più 
enormi  del  sagro  asilo  dell'  immu- 
nità. Per  la  cappella,  che  i  Cardi- 
nali di  questa  congregazione  ogni 
anno  celebrano  nella  chiesa  od  ora- 
torio interno  del  collegio  inglese, 
a'  29  dicembre  nella  festa  di  s. 
Tommaso  arcivescovo  di  Cantorbe- 
ry  per  onorare  questo  sostenitore 
della  immunità  ecc!l,^iastica,    ìT.  il 


CON 

volume  IX,  pag.     i47    del    Dizio- 
nario. 

Elenco  di  alcuni  Cardinali  prefetti. 

Giambattista  Pamphily ,  romano , 
Cardinale  di  Urbano  Vili  ,  da 
cui  inoltre  fu  fatto  prefetto  del- 
la congregazione.  Nel  161 4  gli 
succedette  nel  pontificato  col  no- 
me d' Innocenzo  X. 

Giulio  Sacchetti,  fiorentino,  nato  in 
Pioma,  Cardinale  di  Urbano  Vili: 
morì  nel    i663. 

Angelo  Gelsi,  romano,  Cardinale 
di  Alessandro  Vili:  morì  nel 
1671. 

Francesco  del  Giudice  ,  genovese , 
Cardinale  di  Alessandro  VII  : 
morì  decano  del  sagro  Collegio 
nel    1725. 

Sebastiano  Antonio  Tanara,  Car- 
dinale d' Innocenzo  XII  :  cessò  di 
vivere  decano  del  sagro  Colle- 
gio nel   1728. 

Giorgio  Spinola,  genovese,  Cardi- 
nale di  Clemente  XII  :  terminò 
i  suoi  giorni  nel    1738. 

Giambattista  Spinola ,  genovese , 
Cardinale  di  Clemente  XII:  mo- 
rì nell'anno    1753. 

Giacomo  Lanfredini ,  fiorentino  , 
Cardinale  di  Clemente  XII  :  mo- 
rì  nel    1741- 

Raniero  Delci,  sanese.  Cardinale  di 
Clemente  XII  :  morì  decano  del 
sagro  Collegio  nel   1761. 

Valeriana  Borromei,  milanese,  Car- 
dinale di  Clemente  XIII:  morì 
nel    1793. 

Gaetano  Fantuzzi  j,  di  Piavenna , 
Cardinale  di  Clemente  XIII:  mo- 
rì nel    1778. 

Luigi  Valenti  Gonzaga  di  Manto- 
va, Cardinale  di  Pio  VI  :  morì 
nel    1808. 

Bartolommeo  Pacca  di  Benevento, 


CON 

Cardinale  di  Pio  VII ,  altuul- 
mcnle  decano  del  sagro  Collegio. 

Emmanudc  de  Gregorio,  napolita- 
no, Cardinale  di  Pio  YIII  :  mori 
nel    1839. 

Aimibalc  della  Genga ,  spolelino , 
Cardinale  di  Pio  VII,  che  lo  fe- 
ce prefetto,  e  lo  ebbe  a  degno 
successore  nel  1823  col  nome 
di  Leone  XII. 

Carlo  Maria  Pedicini,  di  Beneven- 
to, Cardinale  di  Pio  VII,  al  pre- 
sente sotto-decano  del  sagro  Col- 
legio. 

Giaeoino  FUIppo  Fransonij  geno- 
vese, Cardinale  di  Leone  XII, 
fatto  prefetto  nel  i83i,  dal  re- 
gnante Gregorio  XVI. 

BenedeUo  Barberini,  romano.  Car- 
dinale di  Leone  XII,  fatto  pre- 
fetto dal  Papa  regnante  nel  1 834- 

Congregazione   dell'  Indice  de'  libri 
proibiti. 

Chiamasi  questa  Congregazione 
dell'  Indice j  perchè  come  diremo 
è  suo  officio  l'esaminare  i  libri 
stampati,  e  le  opere  contrarie  ai 
donimi  della  fede,  ed  alla  morale, 
e  compilaine  un  indice  o  registro, 
che  pubblica  nel  proibiie  la  lettu- 
ra di  tali  opere.  Saggiamente  i 
romani  Pontefici,  sino  dai  primi  se- 
coli della  Chiesa,  adottarono  la 
disciplina  d' interdire  i  libri  scanda- 
losi, che  potevano  pervertire  colle 
false  loro  dottrine,  il  costume,  e  la 
credenza  de'  fedeli.  A  tal  effetto  il 
concilio  romano,  adunato  nell'anno 
494  ovvero  nel  496  dal  santo  Pon- 
tefice Gelasio  I,  con  un  decreto  di- 
chiarò quali  libri  dovevano  rice- 
versi, e  potevano  leggersi,  e  quali 
dovevansi  rigettare.  F.  Indice  dei 
11  GIÙ,  e  Libri. 

Il  Cardinal  de   Luca,    il    Cardi- 


CON  2  11 

naie  pratico,  capitolo  XXXI,  Del- 
la Congregazione  deW  Indice  dei 
bbri  proibiti j  osserva  che  antica- 
mente non  essendovi  gran  copia 
di  libri,  giacché  la  stampa  non  in- 
cominciò che  dopo  la  metà  del  se- 
colo XV,  il  Papa  da  sé  medesimo, 
e  per  mezzo  di  quelli  che  deputa- 
va, esaminava  i  hbri  sì  per  l'ap- 
provazione, sì  per  la  proibizione,  e 
riprovazione  di  essi.  Ma  moltipli- 
catisi i  libri  colla  stampa,  e  sopram- 
modo i  perniciosi  e  pestiferi,  dopo 
le  fatali  eresie  di  Lutero,  CalvinOj 
ed  altri  disgraziati  apostati,  che  ne 
compilarono  un  numero  grandissi- 
mo, con  grave  danno  della  fede, 
e  de' costumi,  da  Pio  IV,  e  dal 
concilio  di  Trento  nella  sessione 
XVIII,  furono  deputati  alcuni  Car- 
dinali, ed  alcuni  padri  di  speri- 
mentata pietà  e  dottrina  cattolica 
per  l'esame,  e  proibizione  dei  li- 
bri di  tal  genere  pubblicati,  for- 
mandone un  indice  dei  loro  autori. 
Prima  però  di  questo  incarico,  av- 
verte il  Zaccaria,  Storia  letteraria 
d'Italia,  tom.  III,  p.  293,  e  3o6, 
ove  ci  ha  dato  una  breve  storia 
Ae^V  Indici  romani  sino  a  quello  di 
Benedetto  XIV,  che  già  monsignor 
della  Casa  essendo  nunzio  di  Pao- 
lo III  in  Venezia,  nel  i548  pub- 
blicò un  indice  di  libri  proibiti, 
sul  quale  nell'anoo  seguente  l'apo- 
stata Pier  Paolo  Vergerlo  stampò 
un  suo  giudizio,  e  discorso.  Quin- 
di nel  iSoy  Paolo  IV  fece  impri- 
mere pel  Biado  un  indice  che  é 
rarissimo,  e  da  pochi  conosciuto  ; 
ma  non  essendone  il  Papa  rima- 
sto contento,  ne  ordinò  un  altro, 
che  fu  pubblicato  nel    i559. 

Formatosi  pertanto  dai  commis- 
sionati del  concilio  di  Trento  l'in- 
dice de' libri  da  proibirsene  la  let- 
tura, fu  sottoposto  all'esame^  e  re- 


->  I  7.  C  O  X 

visione  «lol   dello  Ponlencc  Pio  tV, 
il   quale  avendo    ciò    fatto  eseguire 
da  prelati   dottissimi,    l'approvò  ai 
24  marzo    i564,  colla    costituzione 
78  Dominici  Gregix,  la  quale  si  leg- 
ge nel  Bull.  Rom.  tom.  ll,pag.  108 
del  Cherubini,  che  è  la    costituzio- 
ne   loi     del  Bìill.  Rom.    tom.   IV, 
parte  II     del  Cocquelines.     A    tale 
indice  furono  premesse  in  dieci   ti- 
toli certe  Regole  dai  padri,  le  quali 
si   chiamano    Regole    dell'  Indice,  e 
contengono    molte    cose    da    osser- 
varsi  tanto  dai   vescovi,    che    dagli 
inquisitori,  e  dagli  stampatori  intor- 
no alla  lettura,  revisione,  e  vendita 
de' libri.    Osserva    il    JVovaes    nella 
vita  di  Pio  IV^  che  il   concilio   in- 
vitò i  deputati  alla  formazione  del- 
l'indice,  che  quanto    su  tal    mate- 
ria avessero  riunito,   fosse    al    Papa 
presentato,    acciocché  egli    col    suo 
giudizio,     e    colla    sua    autorità  lo 
terminasse,  ciò  eh'  egli  fece  tre  niesi 
dopo    il  termine    del     concilio;  la 
qual  cosa  dimostra,  che  la  maggior 
parte  del  lavoro  era  già   da  quello 
disposta,  non  essendo  possibile   che 
in    soli     tre    mesi    si  avesse    jiotuto 
svolgere     s'i    grande     operazione,    e 
condurla   a  fine.   Quindi   la    facoltà 
teologica    di    Parigi     negli    articoli, 
pei   quali  a' 1 5  luglio  1567   giudicò 
meritar  condanna   la  Bibbia  in  idio- 
ma francese  di    Rei>ato    Benedetto, 
citò  le  Regole  IH  e  IF  di   questo 
indice,  sotto  il  nome  di  concilio  di 
Trento.    F.    La   Fonlaine,   tom.    Ili 
della    costituzione     l  nigenilw!.    col. 
I2i5.    Aggiunge    il    citato    iVovaes  , 
che  l'indice  pubblicato  anteriormen- 
te da  monsignor  della  Casa,  dopo  il 
Vergerlo,  fu  attaccato  da  Quesnel- 
lo,  e  dagli  altri,  che   con  vituperi,  e 
fanatiche  contumelie  inveirono  con- 
tro   la  proibizione    dei    loro    libri  , 
e     di     quelli     della     loro     tempra; 


CON 

fitta    giustamente    dalla    santa    Se- 
de. 

Incombendo  alla  Congregazione 
della  ianln  Romana  Inquisizione 
(Fedi)  vegliare  sulla  pravità  dei  li- 
bri, e  degli  scritti ,  esaminarli,  e 
proibirli,  toccava  ad  essa  far  ese- 
guire le  mentovate  regole,  e  l' in- 
dice di  Pio  IV,  e  del  concilio  di 
Trento;  ma  succedendo  a  questo 
Pontefice  s.  Pio  V  già  dell'Ordine 
de' predicatori,  come  quello  che  più 
d'ogni  altro  conosceva  i  molti  e 
gravi  affari  che  deve  trattare  la 
menzionata  congregazione,  nell'  an- 
no 1 57 1  coH'autorità  della  costi- 
tuzione, che  citano  molti  scrittori, 
ne  deputò  espressamente  una  par- 
ticolare, perchè  si  dedicasse  in  modo 
speciale  dell'  interessante  e  geloso 
argomento.  Anche  il  Catalani  cita 
la  suddetta  costituzione,  ed  ecco  la 
memoria  analoga,  che  se  ne  legge 
nell'archivio  della  congregazione; 
-•'  Plus  V  erexit  Congregationem 
»  Indicis  i57f.  Delegavit  Cardina- 
>'  les  Clarevidlensem,  Theanensem , 
»  Montis-Alti  (che  fu  poi  Sisto  V) 
»  Justinianum.  Sed  inde  defuncto 
»  Clarevallense  subrogatus  fuit  Sir- 
»  Ictus.  Consultores,  episcopus  Reg- 
»  gien,  episcopus  Signinus  sacrista, 
"  magister  sacri  palatii,  procurato- 
"  res  ordinum  mendicantium,  se- 
»  cretarius  ,  fr.  Antonius  Possius 
»  ordinis  min.  ",  come  quello  che 
essendo  stato  molto  tempo  al  con- 
cilio di  Trento  aveva  piena  cogni- 
zione della  prefata  deputazione  isti- 
tuita dal  medesimo  concilio,  e  che 
le  diede  per  segretario  un  religio- 
so domenicaiìo  di  cui  si  riparlerà, 
mentre  dopo  fr.  Antonio  tutti  gli 
altri  segretari  furono  domenicani. 
Rimase  però  eguale  giurisdizione 
ed  autorità  alla  congregazione  del- 
l'Inquisizione,  la   quale  in  progres- 


e  GIN 

so  continuò  talvolta  a  proiMie  con 
[ìiuticolar  tiecieto  (jiie'  libri,  che 
d'ano  stati  già  inteidetli  dalla  con- 
gregazione dell' Indice.  Quindi  Sisto 
V  nel  i'ti(S7  iieir istituire  e  confer- 
mare molle  congregazioni  colla  bol- 
la iiìiiitcìifia,  approvò  ed  ampliò 
ancor  qnosla,  i»jn:uicandola  di  ri- 
produrre di  tempo  in  tempo  l'in- 
dice de' libri  proibiti,  pel  mante- 
in  mento  della  purità  della  fede, 
contaminata  dagli  eietici  per  mez- 
zo della  stampa,  concedendole  fa- 
coltà di  accordare  la  licenza  di 
leggere  e  ritenere  libri  proibiti  ai 
teologi,  canonisti,  ed  altri  letterati, 
non  per  altio  fine  che  pei*  confu- 
tarli e  purgarli  dagli  errori,  cono- 
scere questi  e  combatterli  ;  laonde 
senza  i  richiesti  requisiti,  e  senza 
giusti  motivi,  la  licenza  non  si  do- 
vesse accordare.  Ampliò  egualmente 
l'autorità  di  questa  congregazione 
il  zelante  Clemente  Vili;  che  inol- 
tre a'  17  ottobre  laqtì  colla  costi- 
tuzione 112  SacrosaiicUini  Fichi 
Calliolicac  disposi  timi ,  presso  il 
Ball.  Roin.,  toin.  V,  part.  II,  pag. 
iS2,  fece  pubblicare  un  nuovo  in- 
dice di  libri  proibiti,  sul  quale  egli 
avea  nei  precedenti  anni  fatto  la- 
vorare con  diligenza  i  Cardinali,  e 
deputati  della  stessa  congregazione, 
il  lodato  Zaccaria,  nella  sua  Sto- 
ria della  proibizione  de  libri,  lib. 
I,  epoca  sesta,  p,  i66  e  seg.,  eru- 
ditamente tratta  questo  punto. 

Lamentandosi  molti  autori  catto- 
lici, che  i  loro  libri  erano  proscrit- 
ti talvolta  dalle  congregazioni  del- 
l' ln({uisizione  ossia  del  s.  Ofiizio, 
e  da  questa  dell'Indice,  il  gran 
Pontefice  Benedetto  XIV,  per  to- 
gliere motivi  alle  loro  ingiuste  que- 
rele, e  perchè  la  tlignità  delle  proi- 
bizioni della  santa  Sede  si  mante- 
nesse  nel    suo   vigore,  col    disposto 


CON  2  I  3 

della  costituzione  Sollicita  et  provi- 
da,  data  die  9  julii  17^3,  Bull, 
Militi,  toni.  XIX,  p,  59,  piena  di 
ecpiità,  e  di  saviezza,  per  cui  me- 
ritò gli  applausi  di  tutte  le  nazio- 
ni, determinò  il  modo  che  dove- 
vasi osservare  nell'esame,  e  nella 
condanna  de' libri  ,  massimamente 
di  autori  cattolici,  proponcntlo  al- 
cune saggie  regole  a' Cardinali,  etl 
a' consultori  della  congregazione,  le 
((uali  vengono  eseguite  nell' esame 
de'  libri,  e  nel  giudizio,  die  se  ne 
deve  fare.  A  qnesta  sì  opportuna 
costituzione  molto  concorse  co' suoi 
lumi  e  consigli,  il  dotto  Cardinal 
Quirini,  allora  prefetto  della  sagra 
congregazione,  il  quale  per  lo  zelo 
che  aveva  di  .s\  grave  punto,  si 
offrì  del  proprio  a  supplire  alle  spese 
die  dovevano  derivare  dal  nuovo 
inetotlo,  ed  a  formare  perciò  un 
fondo,  come  meglio  descrive  il  Zac- 
caria, Storia  della  proib.  ,  epoca 
VII,  u.  6,  e  seg. 

La  congregazione  nella  sua  isti- 
tuzione venne  costituita  da  alcuni 
Cardinali,  oltre  il  Cardinal  prefet- 
to, da  un  numero  considerabile  di 
religiosi  ed  altri  ecclesiastici  profon- 
di nelle  materie  teologiche,  dal  p. 
lìiiiestro  del  sa^ro  palazzo  aposto- 
lico [P^edi)  prò  tempore,  per  cui  ha 
la  qualifica  di  assistente  pcrpeliio, 
il  quale,  pel  suo  uffìzio,  è  incarica- 
to della  revisione  ed  approvazione 
de'  libri  che  si  stampano,  ed  intro- 
ducono in  Iioma,  e  del  medesimo 
suo  Ordine  de' predicatori  è  il  se- 
gretario della  congregazione.  Anti- 
camente la  congregazione  si  aduna- 
va in  casa  del  Cardinal  prefetto, 
ma  dipoi  nel  palazzo  apostolico  ove 
risiede  il  Papa.  Quando  alla  con- 
gregazione si  denunzia  qualche  li- 
bro sospetto,  se  ne  commette  la 
revisione  ad   un  consultore,  il  qua? 


2i4                   CON  CON 

le,    nclìa     successiva    congregazione  di     Trento    deputato   in   segrelaiio 

riferisce  il  proprio  parere,  e  l' esa-  della  suddetta  deputazione  appunto 

me  che     ne   ha  fatto,    se    vi    sono  un   religioso   dell'Ordine  di  s.  Do- 

cose  contro  la  fede,     i     buoni    co-  menico,  che  fu  il  p.  fr.     Francesco 

stumi,  la  giurisdizione    ecclesiastica  Forerio  di  Lisbona,  teologo  al  me- 

ec,  e  quindi   si  passa  alla  disamina,  desirao  concilio,    per  la  formazione 

e  per  voti  si  determina  se    debba-  dell'indice  de'libri    da  proibirsi, 

si  proibire,  o  correggere:    i  Cardi-  Questo   segretario  risiede   sempre 

nali  hanno     il  voto     decisivo,     e  i  nel  convento  di  s.  Maria  sopra  Miiier- 

consultori  il  consultivo.  "Va  però  av-  va,   ove  si  tiene  la  segretiu'ia  della 

vertito,  che  se  non  piace  alla  sagia  congregazione.  Tocca  a  lui  di  convo- 

congregazione  il  voto  del  consulto-  care  le  congregazioni  di  concerto  col 

re,  si  decreta  Scribat  alter;    come  Cardinal  prefetto,  cioè   la    prepara- 

talvolta  si  limette  la  revisione    dei  toria  ch'egli  tiene  nella  sua   residen- 

libri  denunziati  anche    a    più  con-  za,  e  la  generale  de' Cardinali,  che 

sultori.  ha  luogo  nel    palazzo    pontifìcio,  e 

Alessandro  VII,  e  Clemente  X  precedentemente  trasmette  ai  Car- 
ordinarono,  che  i  superiori  degli  dinali,  ed  ai  consultori  e  i  libri 
Ordini  regolari  non  potessero  man-  da  esaminarsi,  e  ciò  che  dovrà  trat- 
dar  via  da  Roma  i  loro  sudditi ,  tarsi  nella  congregazione ,  le  cui 
consultori  della  stessa  congregazio-  risoluzioni  il  segretario  riferisce  al 
ne  dell'  indice,  senza  esporne  pi  ima  Papa  nell'udienza  che  ha  il  mer- 
le cagioni  alla  stessa  congregazione,  coleJi  mattina,  se  ne  abbia  bisogno. 
ed  averne  ottenuto  il  consenso.  In-  Ottenuta  l'approvazione  del  Ponte- 
di  Benedetto  XIII,  con  bolla  dei  fìce,  si  forma  il  decreto  della  proi- 
2  1  agosto  1727  che  incomincia,  bizione  di  talun  libro,  il  quale  si 
Alias  etc. ,  Bull.  Rom.  tom.  XII,  pubblica  colle  stampe  in  due  sesti, 
p.  248,  stabih  che  nei  conventi,  e  in  grande  per  affiggersi  ne'luoghi 
monisteri  di  studiò,  un  solo  reli-  di  Roma,  ed  in  piccolo  per  aggiun- 
gioso  potesse  essere  consultore,  il  gersi  all'indice.  11  segretario  è  auto- 
quale non  potesse  escludersi  dai  rizzato  colle  summentovate  clauso- 
superiori.  Che  se  poi  vi  fossero  nel  le  di  concedere  la  licenza  di  leg- 
medesimo  luogo  altri  consultori ,  gere  e  l'itenere  libri  proibiti,  per 
«{uesti  debbono  pagare  due  paoli  tre  anni,  e  di  rinnovarla  per  egual 
il  giorno  pel  proprio  mantenimen-  tempo,  la  sottoscrive  col  proprio 
to,  ed  altrettanti  pel  compagno  nome,  e  sigilla  col  pioprio  stemma, 
converso  se  lo  vorranno,  altrimenti  Ma  dell'autorità,  prerogative,  e  tut- 
i  superiori  saranno  in  libertà  di  to  altro  che  risguarda  il  segretario 
mandarli  altrove.  d'dla    congregazione    dell'indice,    il 

Il  segretario  di  questa  congre-  p.  Giuseppe  Catalani  dell'oraloiio 
gazione  è  sempre  un  rispettabile  di  s.  Girolamo  della  Carità,  ci  ha 
religioso  domenicano,  non  solo,  co-  dato;  De  secretano  sacrae  coiigre- 
me  dice  il  citato  de  Luca,  perchè  gationis  Indicis,  T\.om-de  i75i,  ove 
1  Ordine  de'  predicatori  meritevol-  {)ure  riporta  i  dottissimi  soggetti 
mente  gode  molte  prerogative  nel-  che  ne  esercitarono  l'uffizio,  e  quel- 
le materie  di  fede,  ma  principal-  li  che  meritarono  la  dignità  car- 
menlc  per  essere  stato  dal  concilio  dinalizia,  l'ultimo    de'  quali     fu     il 


e  O  i\ 

p.  fr.  Giuseppe  Agostino  Oisi  fio- 
rentino crealo  Cardinale  nel  lySc) 
(la  Clemente  XIII,  e  perciò  dal 
Catalani  non  registrato.  V.  la  co- 
stituzione di  Benedetto  XIV,  pre- 
messa all'indice  de'libri  proibiti  da 
lui  fatto  pubblicare  nel    lySS, 

Delle  facoltà,  che  dalla  sagra 
congregazione  si  concedono  agli 
Ordinari ,  si  tratta  al  citato  ar- 
ticolo :  Indice  de'libri  proibiti.  L'in- 
dice fu  pubblicato  nel  pontificato 
di  Pio  VII,  nell'anno  i8ig,  in 
nome  del  Papa,  e  colla  consueta 
lettera  prolusoria  del  segretario  del- 
la congregazione,  non  potendo  niun 
altro  pubblicarlo,  come  costantemen- 
te si  è  praticato,  dal  primo  indice 
autentico  pubblicato  nel  iSqG  da 
Clemente  Vili.  Quindi  due  volte 
nell'odierno  pontificato,  cioè  nel  1 835, 
e  nel  1841,  si  è  pubblicato  l'in- 
dice generale  con  questo  titolo:  In- 
dex librorum  prohibitomni  Sanctis- 
simi  Domini  nostri  Gregorii  XP^I 
rontifìcis  Maxi/ni  j'ussu  edilus,  Ro- 
ìnae  ex  lypogr.  R.  C.  Jpostolicae. 
JVeir  ultimo  Indice,  oltre  la  lettera 
dell'  attuale  segretario  p.  m.  Fr. 
Tommaso  Antonino  Degola,  si  leg- 
gono :  la  costituzione  di  Benedet- 
to XIV,  Qnae  ad  catholicae  Re- 
Ugionìs,  die  2  3  decembris  t^'J^'j; 
Regnine  Indicis  Sac.  Synodi  Tri- 
dentinae  juxsu  editae,  Observatio- 
nes  ad  regulani  quartani  et  no- 
nam  Clenienlìs  Papae  Vili  jus- 
su  factaej  Observationes  ad  regu- 
lam  decimani  Alexandri  Papae 
VII  jussu  additaci  U  Instructio 
prò  iisj  qui  libris  tuiii  prohibendisj 
funi  expurgandis,  tuni  etiani  inipri- 
mendis,  diligcntetn,  ac  fideleni,  ut 
par  est,  operani  sunt  daturi  Clc- 
niends  Vili  auctorìlale  rcgulis  in- 
dicis adjcrtaj  la  citata  bolla  di  Be- 
jiedcllo  XiV  ;  Sollicita  ac  provida 


CON  2i5 

Romanorwji  Pontificum  j  Decreta 
de  libris  prohibitis  nec  in  Indice 
noniinatim  expressis  :  Mandatuni 
sa.  me.  Leonis  XTI  addilum  decre- 
to sac.  Congreg.  die  sabbati  XXFI 
marta  \^i5j  Monitum  sac.  Cong. 
editum  feria  III  die  IV  marlii 
1828;  ed  il  Monitum  sac.  Cong. 
editum  feria  V  die  VII  januarii 
i836. 

Sulla  congregazione,  oltre  i  ci- 
tati autori,  e  costituzioni,  si  posso- 
no consultare  :  Jacobo  Cohellio,  No- 
titia  Cardinalatus,  Congregatio  X 
prò  Indice  librorum  prohibitorum; 
r  Apostolo  Zeno  nelle  note  alla 
Biblioteca  dell'  eloquenza  Italiana 
di  monsignor  Fontanini  tom.  II,  p. 
i3  e  seg.;  il  padre  fr.  Mariano  Rue- 
le  carmelitano,  nel  Saggio  dell'Isto- 
ria dell'  Indice  Romano  de'  libri 
proibiti  j  inserito  nella  Biblioteca 
volante  scansia  XXIII,  p.  Ili,  Ro- 
ma  1739;  ed  il  Lunadoro,  Relaz. 
della  corte  di  Roma,  voi.  II,  capo 
IX ,  Della  congregazione  dell'  indi- 
ce, e  del  segretario  della  medesi- 
ma. Attualmente,  oltre  il  prefetto, 
i  Cardinali  componenti  la  sagra 
congregazione  sono  dieci ,  quindi 
viene  V  assistente  perpetuo,  p.  mae- 
stro del  sagro  palazzo,  il  segreta- 
rio, e  ventotto  consultori,  fra"" quali 
sette  del  corpo  episcopale. 

Elenco  di  alcuni  Cardinali  prefetti. 

Arcangelo  Bianchi,  milanese,  del- 
l' Ordine  de'  predicatori,  già  con- 
fessore di  s.  Pio  V  quando  era 
suo  correligioso ,  e  da  lui  fatto 
vescovo  di  Teano,  dignità  che 
rinunziò  quando  lo  stesso  Papa 
lo  dichiarò  prefetto  della  sagra 
congregazione  dell'Indice,  quindi 
In  creò  Cardinale,  e  morì  nel 
i58o. 


2i6  CON 

Marc'  Antonio  Colonna  romano  , 
Cardinale  di  Pio  IV ,  già  disce- 
polo di  Sisto  V,  che  il  fece  pre- 
felto:    mori  nel    i^gy. 

Bonifazio  Bevilacqua ,  ferrarese , 
Cardinale  di  Clemente  Vili,  mo- 
rì nel    1627. 

Tommaso  Maria  Ferrari,  domeni- 
cano. Cardinale  d'Innocenzo  XII, 
morì  piamente  nel    1716. 

Carlo  Agoslino  Fahronì,  di  Pisto- 
ja,  fatto  Cardinale  da  Clemente 
XI,  morì  nel   1727. 

Già.  Antonio  Davia ,  bolognese , 
Cardinale  di  Clemente  XI,  morì 
nel    1740- 

D.  Leandro  Poì'zia  del  Friuli,  cas- 
sinese,  già  considtore  dell'indi- 
ce per  benignità  di  Clemente 
XI  ,  fatto  Cardinale  da  Bene- 
detto XIII,  e  prefetto  da  Cle- 
mente XII,  morì   nel    1  J^o. 

D.  Angelo  Diaria  Quirini ,  vene- 
ziano, cassinese,  Cardinale  di  Be- 
nedetto XIII,  fatto  prefetto  da 
Benedetto  XIV,  morì  nel  ìj'ìS. 

Francesco  Landi,  piacentino,  fatto 
Cardinale,  e  prefetto  da  Bene- 
detto XIV,  morì  nel    l'jS'j. 

D.  Antonio  Andrea  Galli,  bolo- 
gnese, canonico  regolare  del  ss. 
Salvatore,  consultore  dell'  indice, 
creato  Cardinale  da  Benedetto 
XIII,  e  prefetto  per  morte  del 
precedente  :  terminò  di  vivere  nel 
1767. 

Beiiedetlo  T'  eteranij  di  Urbino,  Car- 
dinale di  Clemente  XIII,  morì 
nel    17(36. 

Giacinto  Gerdil,  savojardo,  barna- 
bita, creato  Cardinale,  e  poi  pre- 
fetto,  morì  nel    1802. 

Stefano  Borgia  di  Vellelri,  Cardi- 
nale di  Pio  VI ,  e  da  lui  fatto 
prefetto  ,   morì  nel    1  8o5. 

D.  Miclulangelo  Lue/ii,  di  Brescia, 
casbinesc,     fatto     Cardinale     nel 


CON 
iSoi,    da    Pio    VII,    e     (|uinfU 
prefetto,     morì    a'  29    sclteinhre 
i8o2. 

Lorenzo  Litta,  milanese.  Cardinale 
di  Pio  VII,  e  dal  medesimo  fat- 
to prefetto  nel  i8o3  ,  morì  nel 
1820. 

Michele  di  Pietro,  di  Albano,  fatto 
Cardinale,  e  poi  prefetto  da  Pio 
VII ,  morì  nel    1821. 

Francesco  Fontana ,  barnabita  di 
Casal  Maggiore,  fatto  nel  1816 
Cardinale,  e  prefetto  da  Pio  VII , 
morì  nel    1822. 

Francesco  Saverio  Castiglioni ,  di 
Cingoli,  Cardinale  di  Pio  VII, 
e  da  lui  fatto  prefetto,  divenne 
a'  3i  marzo  1829  Pontefice  col 
nome  di   Pio  Vili. 

Pietro  Caprano ,  romano,  fatto 
Cardinale  da  Leone  XII.  Con 
singoiar  esempio.  Pio  Vili  ap- 
pena eletto,  essendo  ancora  colla 
bocca  chiusa,  gli  conferì  la  stessa 
prefettura,  ch'egli  aveva  nell'as- 
sunzione al  pontificato  :  morì  nel 
1834. 

Giuseppe  Antonio  Sala  ,  romano  , 
creato  Cardinale  dal  Papa  che 
regna,  quindi  fu  fatto  prefetto 
a'  16  marzo  i834,  e  morì  a' 2  3 
giugno  dell'anno    1839. 

Giacomo  Giustiniani,  romano,  crea- 
to Cardinale  da  Leone  XII,  nel 
1834,  dichiarato  prefetto  dal  re- 
gnante Gregorio  X\I. 

Congregazione  delle    Indulgenze  e 
sagre    Reliquie. 

Sempre  presso  i  cattolici  venne 
riguardalo  come  cosa  gravissima 
la  dispensa  del  tesoro  delle  sante 
indulgenze,  e  (juando  la  calamità 
de'tempi,  e  le  frodi  negli  uomini  in- 
ventarono corruttele  ed  abusi,  tanto 
i  R.oniani  Pontefici  quanto  i  concili 


CON 

^onoi"ali,  piincipalmentc  il  Tritleit- 
tiiio,  con  leggi  santissime  sì  studia- 
rono di  emendale  ([negli  abusi,  ed 
estinguerli  per  quanto  fu  possibile. 
E  poiché  per  malizia  dei  tempi 
cominciarono  a  cadere  in  non  cii- 
raJiza  i  decreti  de'sommi  Pontefici, 
e  la  soverchia  facilità  invalsa  nella 
concessione  delle  indulgenze,  così 
prima  Pio  IV,  colla  bolla  Decet  Ro- 
tiianuin  Pontificem^  data  a'7  novem- 
bre i562,  dispose  che  la  spedizio- 
ne di  qualunque  indulgenza,  siiw. 
clausula  ponigendi  manus  adiu- 
trices,  fosse  rilasciata  gratis,  sotto 
pena  di  scomunica  latae  sentenliae 
il  carico  di  quelli,  che  ricevessero 
qualche  cosa;  e  poi  Clemente  Vili 
provvidamente  istituì  una  congrega- 
zione di  Cardinali  e  pi'elati  celeJjri 
per  pietà,  e  dottrina,  chiamandola 
congregazione  delle  indulgenze.  Ad 
essa  incombeva  di  porre  un  sistema 
nella  largizione  di  silfatti"  doni  spi- 
rituali, temperandola  a  seconda  del- 
l'antica lodevole  norma  prescritta 
nei  citati  decreti.  Ma  essendo  la 
congregazione  non  perpetua  ,  solo 
per  poco  tempo  ebbe  vita,  e  colla 
morte  degl'  illustri  personaggi  di 
cui  era  formata,  rimase  anch'essa 
estinta.  Dopo  molti  anni  la  con- 
gregazione riprese  vigore,  e  fu  ri- 
stabilita da  Clemente  IX,  come  tra 
gli  altri  afferma  l'Oldoino,  Vit.  Pont. 
tom.  IV,  col.  787,  preponendola  il 
Pontefice  non  solo  alle  indulgenze 
acciocché  le  materie  relative  fossero 
secondo  i  sagri  canoni  in  essa  trat- 
tate, e  posto  fosse  ad  elfetto  quan- 
to inqiose  il  concilio  di  Trento 
nella  Sess.  1 1  col  decreto  de  In- 
diilgenliis  :  ma  preponendola  anche 
alle  reliquie  de'sanli,  perché  i  fe- 
deli non  fossero  ingannati  dalle 
hodi  degl'impostori,  spaccianti  re- 
li<[uie   false   per   vere,  e  [K.*iché   in- 


GON  217 

vigilasse  affinché  venerate,  ed  espo- 
ste f()ssero  solo  le  relicjuie  di  quel- 
li, che  per  santi  riconosce  la  Chiesa 
Romana.  Contro  l'audacia  de'sacri- 
legi  spacciatori  delle  false  reliquie 
aveva  già  inveito  s.  Agostino  de 
Oper.  Monadi.,  ed  Innocenzo  III 
ne  prese  provvidenza  col  capo  Cani 
ex  eo,  de  Pielicjuiis  et  veneratione 
Sanctorum. 

Clemente  IX  adunque  colle  let- 
tere apostoliche,  costituzione  36, 
data  a'6  luglio  1669,  dichiarò  la 
congregazione  non  temporanea  ma 
perpetua ,  dando  ad  essa  ampia 
facoltà,  sì  per  le  indulgenze,  che 
per  le  sagre  reliquie.  Per  ciò  che 
riguarda  la  dispensa  delle  reliquie, 
che  in  Roma  si  fa  dal  Cardinal 
vicario,  dal  suo  vicegerente,  e  da 
monsignor  .sagrista,  e  sull'invenzio- 
ne de'corpi  de  santi  martiri  nelle 
catacombe  e  cimiteri  di  Roma,  ol- 
tre quanto  dicemmo  al  volume  X 
p.  2  36  del  Dizionario,  si  possono 
vedere  gli  articoli  Reliquie,  Cimite- 
ri, E  Catacombe. 

La  congregazione  venne  compo- 
sta di  diversi  Cardinali,  del  Car- 
dinal prefetto,  di  parecchi  consul- 
tori, del  segretario  ec.  Dall'erezione 
della  congregazione  sino  al  1710 
non  si  hanno  altre  memorie,  se  non 
che  in  questo  intervallo  piìi  volte  si 
tenne  la  sagra  congregazione ,  la 
quale  emanò  parecchi  decreti;  da 
quell'anno  però  l'archivio  conserva 
tutti  gli  atti  dai  quali  risulta,  che 
la  congregazione  tenesse  in  <[uel 
tempo  le  sue  adunanze  una  volta 
ed  anche  due  al  mese  nel  palazzo 
apostolico,  a  forma  delle  altre  con- 
gregazioni. Ivi  si  proponevano  i  dub- 
bi, si  riferivano  le  istanze,  e  quin- 
di avevano  luogo  le  risoluzioni,  i 
rescritti,  e  i  decreti  che  si  stanq)a- 
vano,  come  dai  seguente  esempio. 


2i8  CON 

li  Feria    secunda    die    in 

>}   palalio  Apostolico erit  s. 

5j  congiegatio  Indulgentiis  sacrisquc 
li  reliquiis  piaeposita,  in  qua  prae- 
»  ter  noniiuHos  libellos  plerum- 
>5  qua  a  Sanctitate  sua  remissos 
>5   proponentur  infiascripta  dubia  ". 

Il  segretario  doveva  riferire  le 
risoluzioni  e  i  decreti  al  Papa,  che 
si  facevano  dal  Cardinal  prefetto , 
firmandoli  il  segretario.  I  Pontefici, 
oltre  le  udienze  stibilite,  ne  con- 
cedevano altre  speciali ,  e  quindi 
si  facevano  i  rescritti  ex  audienda 
Saiicùssì'nii,  le  quali  udienze  sotto 
Clemente  XIII  cominciarono  ad 
essere  più  fre(juenti,  cioè  quattro 
al  mese;  il  perchè  le  congregazio- 
ni da  allora  in  poi  si  tennero  più 
di  rado.  I  ristretti  delle  suppliche 
che  si  riferivano  al  Pontefice,  tal- 
volta erano  muniti  del  voto  di 
qualche  consultore  della  sagra  con- 
gregazione. La  facoltà  di  concedere 
le  indulgenze,  o  fossero  esse  state 
approvate  nelle  congregazioni,  o 
avessero  ottenuto  il  consenso  del 
Papa  nella  udienza ,  era  solamente 
presso  la  sagra  congregazione. 

La  stessa  segretaria  de'memoriali, 
sotto  Benedetto  XIV,  si  attribuì  il 
diritto  di  fare  il  rescritto:  Jlla 
rongregazione  delle  Indulgenze  — 
Jlla  congregazione  delle  Indulgen- 
ze colle  facoltà  necessarie,  ed  op- 
portune. V.  RIemoriali  Segretaria, 
ove  si  parla  delle  indulgenze,  che 
essa  concede  per  autorità  delle  fa- 
coltà concesse  dai  Pontefici  pro-tem- 
pore, e  a  seconda  del  loro  bene- 
placito. 

Sebbene  poi  i  privilegi  e  le  in- 
dulgenze, dopo  il  rescritto  della 
sagra  congregazione  mediante  let- 
tere apostoliche  in  forma  di  breve 
spessissimo  si  concedessero,  tutta- 
voka  il   medesimo    Benedetto  XIV, 


CON 

mediante  semplice  rescritto  o  de- 
creto della  slessa  sagra  congrega- 
zione, più  volte  concesse  la  stessa 
grazia  colla  clausola  ahsque  ulla 
brevis  expeditione,  cioè  senza  spe- 
dire affatto  il  breve.  Il  primo  de- 
creto, che  trovasi  in  archivio  della 
congregazione,  e  fatto  come  sopra, 
porta  la  data  de' io  marzo  ^nf^i, 
essendo  allora  prefetto  il  Cardina- 
le Pico ,  e  segretario  monsignor 
Erba  Odescalchi  poi  Cardinale.  Un 
tal  esempio  fu  seguito  dai  succes- 
sori di  Benedetto  XIV. 

In  ogni  elezione  del  nuovo  Pon- 
tefice la  sagra  congregazione  dà 
alle  stampe  l'elenco  delle  indulgen- 
ze, che  si  concedono  dal  Papa  al- 
le corone,  medaglie,  croci,  crocefis- 
si ,  rosari ,  ec. ,  benedette  da  lui , 
e  da  chi  ne  ottiene  1'  autorizza- 
zione per  indulto  apostolico.  Co- 
sì, per  parlare  degli  idtimi  tem- 
pi, nel  1823  Leone  XII  fece  pub- 
l'Iicare  da  monsignor  Piatti,  arci- 
vescovo di  Trebisonda,  segretario 
della  congregazione,  l'elenco  delle 
indulgenze  ch'egli  concedeva  per  le 
corone,  medaglie,  crocefissi,  croci, 
rosari,  ec.  benedette  da  lui,  o  da 
chi  ne  avea  l' autorizzazione  per 
indullo  apostolico.  Quindi  il  mede- 
simo Leone  XII,  inerendo  al  de- 
creto di  Clemente  Vili,  de' IO  giu- 
gno 1 5'97,  volle  che  lo  stesso  e- 
lenco  d'indulgenze,  per  maggiore 
comodo  de'fedeli,  venisse  impresso 
in  forma  di  libretto,  si  pul)blicas- 
se  colla  stampa,  sì  in  lingua  la- 
tina, che  italiana,  proibendo  l'im- 
piessione  di  tal  libretto  in  ogni 
qualunque  luogo  fuori  di  Roma  ;  e 
durante  \\n  Pontificalo  si  cita  sem- 
pre dalla  congregazione  nei  rescrit- 
ti, che  autorizzano  a  compartire  si- 
mili benedizioni  ut  in  Elcnrlio  ex 
typngraphia  lì.    C.    A.  anno 


CON  CON  219 
rdiio .  Questi  liln-clli  furono  ri-  nana.  Da  Pio  Vili  pcji,  oltre  le 
prodotti  tanto  sotto  Pio  Vili,  che  ordinarie  facoltà  del  Cardinal  prc- 
iicH'odierno  pontificato.  Di  fjuesto  fctto ,  e  di  monsignor  scgretaiio, 
libretto  parlammo  all'articolo  Be-  se  ne  aggiunsero  anche  molte  straor- 
NEnizroNi,  e  precisamente  al  volume  dinarie,  per  cui  al  presente  l'udien- 
V  pag.  77  del  Dizionario.  V.  Tn-  t,\  si  domanda'  soltanto  quando 
nuLGENZE,  e  gli  altri  anologi  artico-  lo  necessità  lo  richieda,  o  por  ca- 
li. Questo  elenco  è  ormai  divul-  si  particolari.  Attualmente  la  congre- 
gato in  tutto  il  mondo  cattolico  gazione  delle  indulgenze,  e  delle 
essendo  stato  inserito  in  ogni  edi-  .sagre  reliquie,  oltre  che  del  Cardi- 
zione  (fino  alla  decima  del  1841)  nai  prefetto, si  compone  di  dieci  Car- 
della  Raccolta  d'orazioni,  e  pie  o-  dinaii,  del  prelato  segretaiio.  del 
pere  colle  indulgenze,  da  un  con-  sostituto,  e  di  ventinove  consultori, 
sultore  della  stessa  sagra  congrega-  fra  i  «juali  hanno  sempre  luogo 
zione.  il    sagrista    pontificio,    il  segretario 

L'autorità  di  questa  congrega-  della  congregazione  de'riti,  il  pro- 
zioue  si  diffonde  principalmente,  motore  della  fede,  il  prefetto  tlelle 
oltre  quanto  riguarda  le  sagre  re-  cerimonie  pontifìcie,  e  molti  rispet- 
liquie  e  la  loro  identità,  a  proi-  labili  e  dotti  religiosi.  Nella  segre- 
hire  che  sieno  promulgate  fai-  tarla  de' brevi  pontifìcii  per  le  in- 
se,  apocrife  ed  indiscrete  indidgen-  dulgenze  vi  è  il  sostitiilo  dr'l>re\^>i 
ze,  a  riconoscere  le  impresse,  ed  d'indulgenze,  ed  i  brevi,  che  per 
esaminarle,  ed  anche  a  rivocar-  esse  ivi  spedisconsi  sono  per  le 
le,  e  rigettarle,  sempre  dopo  la  indulgenze  a  settennio;  quelle  per- 
relazione  fattane  al  Pontefice ,  petue,  fuori  d'Italia,  o  per  cor- 
e  talora  a  dichiararne  meglio  la  porazioni  religiose  e  confraternite 
concessione.  Tra  le  tante  facol-  anche  in  Italia;  giid^ileo  per  una 
tà,  che  la  congregazione  nelle  per-  sola  volta;  indulti  personali  per 
sone  del  Cardinal  prefetto  e  di  benedir  corone,  e  dare  la  benedi- 
monsignor  segretario  riceve  f'ai  zione  in  arliculo  niorits  con  indul- 
l'ontefìci,  a  seconda  del  loro  be-  genza  ;  indulgenze  di  formolario; 
neplacito,  v'hanno  quelle  degli  al-  indulgenze  plenarie  in  oratorio  pri- 
tari  privilegiati  a  settennio,  ed  in  vato  ec.  Per  la  concessione  delle 
perpetuo;  delle  indulgenze  piena-  indulgenze,  tanto  per  quelle  che 
rie,  e  minori,  o  ne'giorni  delle  fé-  concede  questa  sagra  congregazione 
sta  solenni,  come  di  qualche  santo  che  le  segretarie  de'brevi,  e  de'me- 
protettore,  della  beata  Vergine,  moriali,  V.  il  cav.  Lunadoro,  /ie- 
ne' venerdì  di  quaiesima  ec. ,  ed  laz.  della  corte  di  Roma,  voi.  II 
altre  molte.  Se  ne  formano  i  de-  capo  XV,  della  congregazione  del- 
creti  dal  Cardinal  prefetto  e  dal  le  indulgenze,  e  delle  sagre  ìrlir/uie; 
prelato  segretario,  il  quale  ha  la  e  gli  articoli,  Brevi  e  Memoiìult, 
udienza  dal  Papa  quando  ne  abbi- 
sogna. Elenco  di  alcuni  Cardinali 

Fino    a    tutto    il    Pontificalo     di  prefetti. 
Leone    XII  ,     il    prelato    segretario 

o    in  assenza    il    sostituto,     ebbero  Criamballista  Gahielli,  nato  in  Cit- 

slabilmcnte  l'udienza  in  ogni  setti-  tà   di   Castello,  cistcrciense,  Car- 


^2o  CON 

dinaie     d'Innocenzo    XII,    mon 
nel    1 7  i  I . 

Lodovico  Pipo  de' principi  della  Mi- 
randola, fatto  Cardinale  nel  1712 
da  Clemente  XI,  e  quindi  pre- 
fetto,  moi'i    nel    174^- 

ìiajfhde  Cosimo  Girolanii,  Iloren- 
tino,  già  segretario  della  congre- 
gazione, da  Benedetto  XIV  crea- 
to Cardinale,  e  fatto  pretétto 
della   medesima,   mori  nel   i74<^- 

Gioacchino  Ftidinando  Porlocar- 
rero,  spagnuolo,  fatto  Cardinale, 
e  prefetto  da  Benedetto  XIV, 
mori  nel    1760. 

ISficolò  Anlonflli  di  Sinigaglia,  fat- 
to Cardinale  da  Clemente  XI H, 
e  poi  dal  medesimo  prefetto  , 
morì   nel    i7<37. 

Lodovico  Calila  di  Brescia,  Cardi- 
nale di  Clemente  XIII,  morì 
nel    1782. 

Tommaso  Aulici  di  Recanati,  Car- 
dinale di   Pio    VI. 

Diego  Innico  Ciiruccioh  della  Pu- 
glia, Cardinale  di  Pio  VII  ;  in- 
di da  lui  fu  nominato  prefetto ,  e 
morì   nel    1820. 

Benedetto  Naro,  romano,  fatto  Car- 
dinale da  Pio  VII,  morì  nel  i832. 

Giorgio  Dona  Pamphily,  romano, 
creato  Cardinale  da  Pio  Vii,  e 
dipoi  dichiarato  prefetto,  cessò 
di  vivere  nel   1837, 

Jntonio  Frosini  di  Modena,  Cardi- 
nale di  Pio  VII,  e  prefetto  per 
volere  di  Leone  XI 1;  morì  nel 
1834. 

Casiruccio  Castracane  degli  Aniel- 
minelli,  di  Urbino,  fatto  Cardi- 
nale, e  quindi  prefetto  dal  Pa- 
pa regnante. 

C-ongregazione.  della  Santa  Roma- 
na, ed  universale  inquisizione , 
detta  del  santo   OJJìzio. 

Tra    le    congregazioni    cardinali- 


COi\ 
zie,  delle  quali    la  santa    Sede    ab- 
bonila   nella   capitale  del    cattolicis- 
ino,  oeeupa   il  primo   luogo    quella 
della   inquisizione    universale,     vol- 
garmente chiamala    del   santo    olil- 
zio,  sì   per  la  qualità    delle    mate- 
rie che   trutta,   risguardaiili   la  cat- 
tolica religione,   e   sì  per   la  sua  an- 
tichità, avendo   avuta  tutte   le  altre 
congregazioni  cardinalizie  un'  origi- 
ne   posteriore.     Questa    rispettabile 
congregazione   della    santa   Romana 
Inquisizione  non  è,  come  tanti  no- 
stri  nemici  spacciarono,  un  tribuna- 
le   teri  ibile,     tenebroso    e    funesto  ; 
né   meritano  confutazione  le  ridico- 
le favole    spar.se  a    suo    carico,  ed 
intt;i;unente    ingiuriose     alla    stessa 
Sede  apostolica,   il  cui  augusto   ca- 
po sempre  a   questa   congregazione 
presiedette.  L'oggetto  di  essa,  come 
meglio  poi  si  dirà,  è  il  più  utile  e 
vantaggioso,   giacché  non   tende  ad 
altro,  che  airestir[)azione  delie  eresie, 
che    sono    di    sì    grave  danno    pei 
fedeli,   e  per  la  Chiesa.    Ne  la  sua 
procedura  può    essere    piìi  saggia , 
imparziale  e  prudente,   perchè  pro- 
cedendo segretamente   risparmia    la 
fama  dei  delinquenti,  cura    la    loro 
conversione,  e  lascia  luogo  alle    di- 
fese, ila  sostenersi,  o    direttamente 
dai  prevenuti,    o    da    un    avvocato 
abile  ed   integerrimo  del   medesimo 
tribunale,  ovvero  permette  che   al- 
tro avvocato,    a  scelta    dell'accusa- 
lo,    ne     sia     patrocinatore.   Laonde 
nulla  evvi   d'ingiusto,   di   prepoten- 
za, di   abuso  di   potere,    ma   invece 
tutta  carità,    e    dolcezza    congiunta 
alla   giustizia.    Il    privilegio    di     chi 
errò   nella  fede  di  recarsi  a  questo 
tribunale,  e  confessare  da  sé  stesso 
il   S(io  errore,   e   quindi  essere   beni- 
gnamente  assoluto  senza   subir    per 
esso  alcuna  pena  esterna,  dà  lidea 
della  indulgenza,   e  clemenza    della 


COX  CON  2^.  r 
sagra  congregazione.  Le  slcs•^e  pe-  mente  doinmalizzavano,  e  11  pir- 
ne,  che  la  medesima  inlligge,  non  uiva  con  severità  a  seconda  deglt 
tendono  die  ad  ottenere  la  conver-  enormi  loro  delitti,  e  gravissimi 
sione  de'  rei,  la  loro  salvezza  eter-  danni,  che  recavano  eziandio  colle 
na,  e  procedono  dalla  maternità  armi.  Ma  a  miglior  hitelligenza 
della, santa  Sede,  e  dal  padre  il  delle  cose  crediamo  di  dover  ag- 
piìi  pietoso  qiial  è  il  sommo  Pon-  giungere  il  seguente  cenno  storico, 
tefìce,  essendo  sempre  pei  ravve-  L'istoria  di  s.  Pietro  martire  è 
duli  assai  miti,  e  leggiere  in  prò-  notissima.  Era  egli  di  Verona,  di 
porzione  dei  delitti,  degli  scanda*  famiglia  manichea.  A  dispetto  dei 
li  ec.  suoi,  ed  ancor  fanciulloj  imparò 
Aumentandosi  le  ahbominevoli  la  dottrina  cattolica,  e  si  fece  re- 
eresie,  con  giavissimo  danno  della  ligioso  seguace  di  san  Domeni- 
fede,  era  indispensabile  il  provve-  co.  Fu  ucciso,  come  dicemmo,  a 
dcrvi  con  energia  e  pari  zelo  ad  Bablassina,  tra  Como  e  Milano,  e 
estirparle;  lo  che  fecero  i  Ponte-  fu  santo  operatore  di  gran  mira- 
fìci  con  istituire  la  santa  Inquisì-  coli,  vivo  e  morto.  Il  suo  assassino 
zìone  [Fedi).  Ciò  vuoisi  che  avesse  si  converti  a  vita  santa;  ed  ha  una 
origine  da  Lucio  IH  nel  modo  che  venerazione  popolare  sotto  il  nome 
si  dice  a  quell'articolo.  Meglio  pe-  di  Beato  Carino  a  Forlì,  ma  il 
rò,  e  più  formalmente  la  stabilì  il  eulto  di  lui  non  è  approvato.  San 
gran  Pontefice  Innocenzo  111,  ad  Pietro  è  stato  grande  benefattore 
insinuazione  di  s.  Domenico  fon-  de' Serviti,  in  allora  nascenti,  onde 
datore  dell'Ordine  de' predicatori,  essi  cantano:  Sanctus  Petrus  de 
dal  suo  nome  detti  domenicani,  e  Verona  fecit  nohis  multa  bona.  Se 
che  secondo  l'Oldoino  fu  da  quel  poi  s.  Domenico  sia  stato  vero  in- 
Pontefice  fatto  primo  inquisitore,  quisitore,  è  cosa  contesa.  Niun  au- 
per  impedire  la  funesta  pi'opaga-  lore  contemporaneo  ne  ha  parla- 
zione  delle  eresie  degli  Albigesi  nel-  to;  niun  fatto  di  eretici  condan- 
la  Fra.'icia.  A  quel  fine  spedì  Inno-  nati  è  citato,  incontrandosene  uno 
cenzo  III  diversi  monaci  di  Cistel-  solo  spontaneo  riconciliato  con  pe- 
lo con  una  costituzione  de'sq  màg-  nitcnze  salutari.  V.  il  p.  La  Cor- 
gio  i2o4-  Capo  di  essi  era  il  ze-  daire  nella  Vita  di  s.  Domenico 
laute  Pietro  di  Castel  Nuovo  col  da  ultimo  pubblicata.  E  bensì  ve- 
carattere  di  legato  apostolico,  il  rissimo  che  si  fece  a  suo  tempo 
quale  venne  ucciso  nel  isSi,  fra  la  guerra  dei  crociati  contro  gli 
Como  e  Milano,  per  ordine  dei  eretici  Albigesi,  nella  quale  s.  Do- 
fanatici  eretici,  per  cui  fu  il  proto-  menieo  era  solo  un  portento  di 
martire  della  Inquisizione,  venera-  tutte  le  virtù  per  la  loro  conver- 
to dalla  Chiesa  sotto  il  nome  di  sione.  Operò  gran  miracoli ,  e  vi 
s.  Pietro  martire  [Vedi),  tenuto  da  attese  sette  anni;  e  siccome  era  as- 
alcuni  per  primo  inquisitore.  Indi  sai  unito  ai  Crociati,  si  vuole  che 
in  Tolosa,  capitale  degli  stati  di  assistesse  in  una  battaglia  con  in 
Raimondo,  Innocenzo  111  fondò  il  mano  un  crocefisso,  il  quaic  trafit- 
Iribunale  della  Inquisizione,  nome  to  dalle  freccie  pur  si  conserva, 
che  gli  fu  dato  perchè  faceva  in-  Non  dimostrando  i  vescovi  la  ne- 
quisizione  di    quelli,    che    nascosta-  cessaiia    diligenza    in    iscuoprire,    e 


222                       CO.\  CON 

casligorc  i  delitti    di    eresia,    come  il  cui  titolo  è  Dcputalio  nonnullo- 

ad  essi  apparteneva,  secondo  il  ca.-  rìini    S.  R.  E.    CardinaUum    i^cnc- 

pò    Ad   abolenda/n     de    haereticis  ralium  Inquisilonun  hacivCicae  nra- 

in    6,    e    perciò    i/u/tiisilores    nati,  vitalis   ciiin    aiiìplissiina  anctorilale 

il  Pontefice  (iregoiio  IX,  nel  i23  i,  [DoLlario   Mainardi   lom.    IV  pari, 

approvò  il  primo  tribunale  di  To-  1,  p.   211),  istituì  il  principal    tri- 

losa,    ne    nominò    inquisitori    i  do-  bunale    doli' inquisizione,    collo  sta- 

mcnicani,  e  scrisse   una    lettera    al  bilire  in  Pioma  una    congregazione 

priore  di  questi  religiosi  nella  Lom-  di  sei    zelantissimi    Cardinali.     Per 

bardia,  commettendo  all'Ordine  l'uf-  essi    con     somma    potestà    dovevasi 

fizio  dulia  inquisizione,    lo  che  poi  intjuisire  contro  gli  eretici,  e  i  cor- 

courermò  Bonifacio  IX,  come  alFer-  rolli  nella  fede,  a  cagione  delle    e- 

ma  il  Bzovio  all'anno  i4o3,  num.  resie  di   Lutero,  Calvino,   ed    altri 

24,  cosa    che    l'anonimo    certosino,  loro  seguaci,  e  concessa  fu  loro  fa- 

il  quale    nel  secolo    XV    scrisse  la  colta  di  nominare  gli  inquisitori,  e 

storia  dell'  origine  degli  Ordini  re-  di    esercitare    la    loro    giurisdizione 

ligiosi,  rivolge  a  grande  onore,  e  a  in  qualunque  parte  del  mondo  cat- 

gloria  dei  domenicani.  Non  si  deve  tolico. 

però  tacere,  che  nella  Toscana,  ed  Giulio  III  annoverò  a  questa 
in  alcuna  città  della  repubblica  di  congregazione  il  Cardinal  Cervini , 
Venezia,  l' Inquisizione  fu  in  mano  con  gran  vantaggio  di  essa,  e  che 
de' mino]'i  conventuali,  come  nelle  poi  gì.  successe  nel  pontificato  col 
Spngne  più  tardi  V  ebbero  i  chic-  nome  di  Marcello  II.  Divenuto  Pa- 
rici legolari,  su  di  che  va  consul-  pa  Paolo  IV,  confermò  la  con- 
tato Ludovico  Pararne,  de  origine  gregazione  in  concistoro,  e  nomi- 
Iiiquisit.  nò  supremo  inquisitore  il  Cardinal 

Nel  i25i  Innocenzo  IV,  coU'au-  Ghislieri  domenicano,  poi  Papa  col 
torità  della  costituzione  Ad  exlir-  nome  di  Pio  V,  come  si  ha  dal 
pandas,  indirizzata  ai  magistrati  Rinaldi  all'anno  i558,  n.  i5. 
della  Lombardia,  Romagna,  e  Mar-  Accrebbe  Paolo  IV  l'autorità  al- 
ca Trivigiana,  dichiarò  i  capitoli,  la  congregazione,  ed  ordinò  che 
che  dovevano  osservarsi  dai  tribù-  non  solo  inquisisse,  e  giudicasse  sul- 
nali  contro  gli  eretici,  e  loro  fau-  le  eresie,  ma  ancora  sopra  molti 
ioli.  IMa  delle  altre  istituzioni  di  altri  delitti  relativi;  e  che  le  cause 
tribunali,  e  dei  religiosi  cui  furcio  le  quali  con  autorità  de' Cardinali 
affidati,  si  tratta  al  citato  articolo  della  congregazione  sogliono  termi- 
IivnuisizioxE,  bastando  queste  cose,  narsi,  si  proponessero  in  certi  gior- 
che  credemmo  opportuno  di  ricor-  ni  ogni  settimana  alla  presenza  del 
dare  prima  di  tenere  proposito  sul  Papa.  Il  Gabuzzi,  nella  vita  di  san 
tribunale ,  e  sulla  congregazione  Pio  V,  lib.  I,  cap.  V,  dice  che  il 
romana.  suddetto  Cardinal    Ghislieri  fu  l'u- 

Pertanto  il  Pontefice    Paolo   Ili,  nico  ad  avere  il  titolo  di  supremo 

per  consiglio  dei   Cardinali  CaralTa,  Inquisitore;     ma    il  Wadingo,    nel 

che  fu  poi   Paolo  IV,  e  di   Toledo,  toin.     II    degli     Annali    de   minori 

come  abbiamo  dal  Panvinio  in  £'/og.  Firincescani,  dimostra    con    monu- 

Pauli  IV ^  col   disposto   della  bolla  menti     della     biblioteca    Vaticana , 

Licci  ab  iidlioj  de' 21    luglio  t542,  che  molto  prima   del    Ghislieri    a- 


CON 

vea  goduto  questo  onore  il  Cardi- 
nal Gio.  Gaetano  Orsini,  avendolo 
dichiarato  Innocenzo  IV,  supremo 
inquisitore  generale,  che  nel  1277 
meritò  di  essere  elevato  alla  cat- 
tedra di  s.  Pietro,  col  nome  di 
Nicolò  III. 

Il  medesimo  Paolo  IV,  affinchè 
nessuno  errore  di  eresia  potesse 
ingombrare  la  mente  de'  fedeli  col- 
la lezione  de'  libri  empi,  pubblicò 
colla  costituzione  77.  Bull.  Rom. 
Chenib.  tom.  II,  p.  108,  un  indi- 
ce di  questi  libri  formalo  dagl'  in- 
quisitori del  santo  offizio,  la  lettu- 
ra, e  ritenzione  de'  quali  egli  proi- 
bì con  pena  di  scomunica  riserbata 
al  Pontefice,  privazione,  ed  inabilità 
a  qualunque  impiego  e  benefizio, 
perpetua  infamia,  ed  altre  pene,  il 
rigore  delle  quali  dipoi  fu  modera- 
to da  Pio  IV.  In  ajuto  della  con- 
gregazione dell'  Inquisizione,  fu  e- 
retta  poscia  la  Congregazione  del- 
l'Indice (P edi),  come  si  può  leggere 
nell'aureo  libi-o  del  Zaccaria,  inti- 
tolato :  Storia  polemica  della  proi- 
bizione de' libri j  Roma    1777. 

Avvicinandosi  nell'agosto  i55<) 
l'estrema  ora  di  Paolo  IV,  chiamò 
questi  a  sé  i  Cardinali,  e  raccoman- 
dò loro  questo  santissimo  tribunale, 
com'egli  il  chiamava;  ed  appena 
morto  r  infima  plebaglia  di  Roma, 
provocata  dai  nemici  della  sua  giu- 
sta severità,  ridusse  in  pezzi  la 
statua,  che  il  popolo  romano  per 
riconoscenza  gli  aveva  innalzalo  in 
Campidoglio,  distrusse  i  monumenti 
di  sua  famiglia  Caraffa,  e  bruciò  le 
carceri  dell'  inquisizione,  facendone 
uscire  i  prigioni.  Questi  gravi  ec- 
cessi, per  ordine  del  successore  Pio 
IV,  furono  espiati  dal  magistrato 
romano  nella  chiesa  di  s.  Eustachio 
[l'aedi),  come  ancora  venne  risarcito 
il  tribunale  dei  danni  ricevuti,  e  si 


CON  223 

accrebbe  di  due  altri  Cardinali  la 
congregazione.  S.  Pio  V,  successo- 
re di  Pio  IV,  non  solo  fece  erigere 
nella  chiesa  di  s.  Maria  sopra 
Minerva  [V^edi)  un  bel  deposito  a 
Paolo  IV,  ma  stabili  le  esequie 
anniversarie,  che  ivi  a  quel  Ponte- 
fice si  celebrei'ebbero  ogni  anno 
dalla  congregazione  dell'  inquisizio- 
ne, e  della  quale  fu  assai  beneme- 
rito, come  in  seguito  si  dirà.  Gli 
successe  Gregorio  XIII,  che  per 
disposizione  di  Paolo  IV  era  stato 
posto  tra  i  componenti  della  con- 
gregazione, come  ad  essa  apparte- 
neva Sisto  V  quando  fu  dato  in 
successore  a  Giegorio  XIII.  Non 
solo  Sisto  V  confermò  le  costitu- 
zioni, che  Paolo  III,  const.  XLI, 
Pio  IV,  const.  xeni,  e  s.  Pio  V, 
const.  XXXIII,  avevano  emanato 
in  favore  della  congregazione,  ma 
agli  otto  Cardinali,  che  la  compo- 
nevano, ne  aggiunse  non  già  due 
altri,  come  avca  fatto  Pio  IV,  ma 
sì  altri  quattro,  compiendo  così  il 
numero  di  dodici.  Indi  colla  bolla 
Immensa  aetend  Dei  de' 22  gen- 
naio 1587,  ampliò  le  singolari  loro 
facoltà  d' inquisire,  procedere,  sen- 
tenziare, e  definire  in  tutte  le  cau- 
se, che  concernono  l'eresia  mani- 
festa, scisma,  apostasia  dalla  fiide, 
magia,  sortilegi,  divinazioni,  abuso 
di  sagramenti,  e  qualunque  altra 
cosa  che  sentisse  d'eresia  piesunta, 
non  solo  nello  stato  ecclesiastico, 
ma  per  tutto  il  mondo  cattolico. 
V.  gli  articoli  relativi  del  Dizio' 
nario.  Sisto  V  nella  delta  bolla, 
per  la  prima  nominò  questa  del 
santo  offizio,  col  titolo:  Congrega- 
tio  prima  prò  s.  Inquisilione,  e  vi 
è  la  rubrica:  Ista  congregalio jani' 
din  inslilula  fuit,  eir/ue  aniplam 
auctoritalem  cledit  Paidus  III.  Va 
qui  avvertito,  che  forse  il  maggior 


5  24 


CON 


privilegio  dei  Cardinali  inquisitoli 
generali  del  s.  odizio  è ,  clic  due 
))astano  per,  congregai-si,  quando  il 
solito  di  tutte  le  altre  congrega/io- 
ni cardinalizie  è,  che  devono  essere 
tre.  Questo  singolare  privilegio  con- 
cesso da  Pio  IV  fu  approvato  da 
s.  Pio  V  nel  primo  anno  del  suo 
pontificato,  come  si  legge  nel  citato 
Eollario  del  Mainardi  tom.  IV, 
par.  I,  pag.  827,  cioè  nella  costi- 
tuzione, Ctim  felicis  record.  Piics  IV. 
Tutti  i  successivi  Pontefici  eb- 
bero nella  massima  stima  questa 
insigne  congregazione,  e  Benedetto 
XIV  emanò  intorno  a  lei  partico- 
lari provvidenze.  Essendo  nel  suo 
pontificato  insorta  la  controversia , 
se  i  rei  di  eresia,  fuggiti  dalle  car- 
ceri dell'inquisizione  al  luogo  im- 
mune potessero  da  questo  estrarsi, 
il  Pontefice,  confermando  la  costi- 
tuzione di  Giovanni  XXII,  Ex 
•parie,  data  nel  iSay,  Bull.  Rom. 
tom.  Ili,  par.  II,  p.  i54,  con  una 
lettera  circolare  agl'inquisitori  del 
santo  offizio,  che  incomincia  Elapso^ 
data  die  io  febr.  i75i,  Bull.  Ma gn. 
t«  XVIII,  p.  igo,  dichiarò  che  que- 
sti rei  si  potevano  estrarre  dagli  in- 
quisitori dandone  parte  all'  Ordina- 
rio del  luogo.  I  rei  però  dell'in- 
quisizione di  caso  non  eccettuato, 
non  saranno  cos'i  levati  dal  luogo 
immune;  quelli  poi  condannati  alla 
galera ,  o  a  carcere  perpetua  fug- 
giti nell'immunità,  non  si  possono 
estrarre  se  non  coli'  indulto  apo- 
stolico. Dipoi  Benedetto  XI V,  colla 
costituzione  degli  8  luglio  i755, 
Ad  supremum  jusdtiat  solium,  Bull. 
Magn.  t.  XIXj  p.  1^,  che  confer- 
mò a'  28  di  detto  mese  colla  co- 
stituzione Mota  itaque,  loc.  cit.  p. 
ilii,  avendo  già  riformati  i  tribu- 
nali di  Roma,  riformò  ancora  quel- 
lo   dell'  inquisizione    principalmente 


CON 

nel  numero  degli  ufììziali,  de'  pa- 
tentati,  de'  privilegiali   ec. 

Qui  noteremo  che  la  giudicatura 
delle  cause  de'  patentati,  cioè  gli  ad- 
detti e  lamiliari  del  s.  oHizio,  apparte- 
neva a  mons.  assessore,  a  tenore  del- 
la menzionata  costituzione  benedet- 
tina Ad  supremum,  in  cui  si  espri- 
mono quali  fossero  i  patentati  del  s. 
olhzio  di  Roma  e  delle  alti-e  inqui- 
sizioni, e  come  godevano  del  pri- 
vilegio del  foro.  Questa  giudicatu- 
ra si  esercitò  tanto  in  figura  di  se- 
gnatura, quanto  in  qualità  di  giu- 
dice ordinario.  In  figura  di  segna- 
tuia  faceva  egli  tutto  quello  ,  che 
soleva  fare  prin)a  delle  ultime  le- 
gislazioni monsignor  uditore  della 
segnatura  di  giustizia  ,  e  dai  decreti 
di  lui  si  poteva  ricorrere  soltanto 
alla  piena  sagra  congregazione;  e 
se  da  essa  veniva  conceduta  l'ap- 
pellazione, spettava  allora  al  pre- 
Iato  assessore  di  deputare  per  giu- 
dice uno  dei  consultori  privati,  che 
si  chiamava  giudice  deputato.  IMon- 
signor  assessore  giudice  ordinario 
aveva  la  cognizione  in  prima  istan- 
za di  tutte  le  cause  passive  dei  pa- 
tentati tanto  del  s.  ofTizio ,  quanto 
della  tenuta  del  medesimo  cliiauia- 
ta  Conca,  nella  stessa  guisa  ,  che 
gl'inquisitori  locali  erano  giudici  in 
prima  istanza  di  tutti  i  patentati 
privilegiati  de  parlihn.'!,  dalle  sen- 
tenze de'  quali  si  rivedevano  le  cau- 
se in  seconda  istanza  dal  detto  pre- 
lato assessore,  ed  in  ulterior  istan- 
za, da  uno  dei  consultori  prelati, 
che  si  deputavano  come  sopra ,  a- 
vanti  del  quale  si  procedeva  pegli 
atti  del  notaro  del  santo  olìizio  , 
senza  trasporto  di  atti,  né  coumiis- 
sione  di   sorte  veruna. 

Finalmente  Pio  VII  nel  1 800, 
colla  bolla  Post  diulurnos.  ^  2,  tit. 
De  jurisdilionilms  Trih.  Civil.,  abolì 


CON 

oi^iii  privilegio  (li  foro  de'  pafnntafi 
««■rnplici  tlel  6.  oiliziu  in  (jiiaiiiiique 
luogo  dello  stato  ecclesiastico,  ed 
anche  in  quelli  eccettuati  nella  suc- 
citata l)olla  Ad  sttprcì7iuni;  ma  nel 
§  4  <^'cl  tit.  De  jiirisd.  trib.  ci  ju- 
diciini  criminalium  ,  Pio  V 1 1  nel 
conCeiniare  la  detta  disposizione  sui 
patentati  semplici,  conservò  il  pri- 
vilegio del  foro  criminale  ai  paten- 
tati  privilegiati. 

Olire  quanto  si  è  detto  sulla  con- 
gregazione dell'  inquisizione,  sul  suo 
istituto,  e  sull'officio  di  lei,  si  può 
anche  leggere  il  Cardinal  De  Luca, 
Il  Cardinal  pratico,  cap.  XXV , 
Della  congregazione  dell'  inquisizio- 
ne universale  chiamala  s.  officio. 
Questo  tribunale  suole  procedere 
pei  seguenti  titoli:  i.°  Pei  delitti 
di  eresia ,  e  bestemmie  ereticali. 
?..  Per  poligamia  simultanea,  sia 
uomo  il  reo  ,  o  donna.  3.°  Per 
furto  delle  sagre  particole ,  concor- 
rendovi insulto  (atte  alle  medesime. 
4.'  Per  sollecitazioni  ad  turpia  con 
abuso  della  confessione  sagramen- 
tale.  5.°  Per  affettata  santità.  6° 
Per  disprezzo  delle  sagre  immagi- 
ni. 7."  Per  divinazioni  e  sortilegi. 
8."  Per  ritenzione  e  lettura  de'  li- 
bri proibiti  ereticali,  g."  Per  uso 
dei  cibi  di  grasso  nei  gioi-ni  eccet- 
tuati ,  con  disprezzo  del  precetto 
ecclesiastico. 

L' autorità  della  suprema  inqui- 
sizione si  estende ,  trattandosi  di 
cause  di  fede,  sopra  qualunque  per- 
sona, di  qualsiasi  grado,  coudizione, 
e  dignità,  sieno  vesco"vi,  magistrali, 
o  comunità,  né  v'  ha  privilegio  per- 
sonale o  locale ,  che  esima  dalla 
giurisdizione  di  lei.  Rammenteremo, 
che  il  concilio  di  Trento  assogget- 
ta i  vescovi  alla  sola  giurisdizione 
del  Romano  Pontefice,  onde  la  sa- 
gra congregazione  può  bensì  iuqui- 

VOL.    XVI. 


CON  225 

sire,  ma  non  sino  al  pronunziare 
sentenza  ,  la  quale  soltanto  dal  ro- 
mano Pontefice  viene  proferita.  I 
Cardinali  inquisitori  generali  però 
saranno  allora  i  consiglieri  di  lui, 
e  ne  avemmo  l' ultimo  caso  sotto 
Leone  XIL  Inoltre  la  congregazio- 
ne del  s.  olTizio  costringe,  sotto  pe- 
na di  scomunica,  i  magistrati  ed  i 
giudici  ad  eseguire  i  suoi  decreti  , 
ed  in  genere  gl'inquisitori  proce- 
dono contro  gli  eretici ,  fautori ,  e 
ricettatori  di  essi,  contro  i  sospetti 
di  una  falsa  credenza,  contro  quelli 
che  impediscono  agl'inquisitori  di 
esercitare  liberamente  il  loro  uffizio, 
e  contro  coloro,  che  richiesti  a 
piestare  la  propria  opera  per  po- 
terlo eseguire  ,  si  ricusano  ,  ancor- 
ché sieno  principi,  magistrati,  e  co- 
munità; contro  i  pagani,  e  gli  E- 
hrei  i^Vcdì),  che  venuti  alla  fede  e 
battezzati,  ritornano  a  professare  il 
paganesimo;  contro  quelli,  che  im- 
pediscono ai  bramosi  di  professare 
la  vera  fede,  di  abbracciarla;  con- 
tro quelli,  che  sostengono  temera- 
riamente, e  pubblicamente  che  la 
ss.  Vergine  non  sia  stata  concepu- 
ta  senza  macchia  originale  ;  contro 
chi  usa  litanie  nuove  non  appro- 
vate dalla  congregazione  de'  riti  ; 
contro  chi  celebra  la  messa,  o  ascol- 
ta le  confessioni  non  essendo  sa- 
cerdote ;  contro  i  testimoni  falsi , 
che  depongono  in  causa  di  fede. 
Procedono  inoltre  gì' inquisitoli  con- 
tro i  cristiani  apostali,  contro  i  giu- 
dei ,  ed  altri  infedeli  se  neghino 
quelle  verità,  che  nella  loro  cre- 
denza sono  comuni  coi  cristiani,  se 
invochino  i  demoni,  e  cerchino  d'in- 
durre anche  i  cristiani  ad  eseguir- 
li, se  pronunzino  delle  bestemmie 
ereticali  ec.  In  una  pai'ola  questa 
congregazione  avendo  la  sopraiu- 
tendenza,  e  superiorità  su  tutte  le 
i5 


22G  CON 

altre  inquisizioni  inferiori  e  locali , 
sugl'inquisitori  de  partibiis^  e  sui 
•vicari  elei  medesimo  s.  olTizio,  per 
tal  effetto  chiamasi  Inquisizione  uni- 
versale. Sulle  costituzioni  emanate 
per  essa  dai  sommi  Pontefici ,  F. 
l'avvocato  Danielli  nella  sua  opera, 
e  per  ciò  che  riguarda  i  libri  proi- 
biti, la  costituzione  di  Gregorio  XV, 
Apostolalns  officìuin. 

Nel  i634j  Urbano  Yllljper  mez- 
zo della  congregazione,  decretò  che 
non  solo  le  canonizzazioni,  ma  an- 
che le  beatificazioni  si  dovessero 
esclusivamente  trattare  dalla  sagra 
congregazione  de'  riti.  Anzi  nel  1625, 
Urbano  Vili  confermò  il  decreto 
della  congregazione  del  s.  offizio , 
de'  25  fibbraio,  nel  quale  si  ap- 
provava il  culto  immemorabile  della 
beata  Colomba  di  Rieti,  morta  nel 
i5oi  in  Perugia;  approvazione,  che 
equivalendo  alla  beatificazione  non 
solenne  chiamata  equipollente,  fu 
la  prima  di  questa  specie.  Con  al- 
tro decreto  della  medesima  congre- 
gazione, de'  2  dicembre  1625,  Ur- 
bano Vili  approvò  ancora  il  culto 
immemorabile  del  beato  Matteo  Car- 
rero  Mantovano  ,  dell"  Ordine  dei 
predicatori,  morto  in  Vigevano  nel 
1471. 

Su  tali  decreti  emanati  dal  sau- 
to offizio  ,  ci  sia  permessa  una 
breve  relativa  digressione.  La  con- 
gregazione del  santo  offizio  ha 
uno  scopo  opposto  a  quello  del- 
la sagra  congregazione  de'riti,  men- 
tre questa  attende  al  culto  dei 
santi,  quella  all'esecrazione  delle 
eresie.  Pure  è  accaduto ,  e  accade 
che  s'  incontrino:  I.  per  l'oppor- 
tunità ,  poiché  il  sommo  Pontefi- 
ce assistendo  in  persona  alla  con- 
gregazione del  santo  offiizio  ,  gli 
si  può  da  questa  naturalmente 
somministrare  l'opportunità  per  cer- 


CON 

ti  decreti;  il  che  pure  è  acca- 
duto per  quelli  summentovati  di 
Urbano  Vili,  che  appunto  per  op- 
porsi possibilmente  al  falso  culto  dei 
santi,  ha  fatto  certe  salutari  restri- 
zioni nelle  stesse  congregazioni  del  s. 
offizio,  e  cos'i  pure  ha  dichiarato,  che 
queste  non  ostavano  al  culto  del 
tale,  e  tale  servo,  o  serva  di  Dio. 
In  oggi  però  da  gran  tempo  que- 
sto caso  non  è  accaduto  nel  s.  of- 
fizio, ma  suole  risolversi  dai  riti: 
II.  perchè  il  santo  offizio  può  oc- 
cuparsi di  certe  difficoltà,  che  s'in- 
contrarono, o  si  possono  incontra- 
re; e  talvolta  esso  coi  suoi  esa- 
mi e  colle  decisioni  fece  svanire 
l'oggetto  dei  postulatori.  Questo  fa 
molto  onore  alla  santa  Sede,  e  alla 
premura,  che  si  mantenga  intatta 
e  immacolata  la  santità  da  ogni 
possibile  mal  inteso.  Tutte  le  cau- 
se poi  d'affettala  santità  si  pro- 
movono presso  la  congregazione 
de'  riti ,  sempre  coli  intervento  di 
monsignor  assessore  del  medesimo 
s.  offizio  come  consultore  nato  dei 
sagri  riti.  Sotto  Pio  VII  decise  la 
causa  di  falsa  santità  d'una  viven- 
te, per  la  (piale  pubblicò  un  edit- 
to il  p.  Angelo  Maria  Merenda  com- 
missario del  s.  offizio.  E  così  dicasi 
di  altre,  come  per  esempio  di  co- 
loro che  insegnavano  di  fare  in  pe- 
nitenza le  stesse  perversità,  che  si 
erano  commesse  peccando. 

Differisce  questa  congregazione 
dalle  altre  cardinalizie  in  più  cose, 
avendo  lo  stesso  Pontefice  per  pre- 
fetto, come  dispose  Paolo  IV;  per 
segretario  un  Cardinale  più  anzia- 
no ;  un  prelato  per  assessore,  che 
ordinariamente  da  questa  primaria 
carica  viene  creato  Cardinale.  Essa 
ha  pure  un  p.  commissario,  e  dei 
consulloii,  forniti  di  tal  dottrina,  che 
come  si  vedià  molti  di  essi  furono 


CON 

promossi  alla  dignità  cardinalizia. 
Ecco  lo  stato  presente  della  con- 
gregazione: il  regnante  Pontefice 
n'è  il  prefetto;  il  Cardinal  Pacca, 
decano  del  sagro  Collegio,  è  il  se- 
gretario,  ed  in  oltre  vi  sono  quin- 
dici Cardinali,  fra'quali  sempre  si 
noverano  profondi  teologi  e  cano- 
nisti, i  segretari  di  stato,  i  vicari 
di  Roma,  ed  alcun  religioso.  Ognu- 
no di  questi  Cardinali  ha  il  nome 
óìlnquisitore  generale.  Vi  sono  an- 
cora diciannove  consultori,  compreso 
l'assessore,  e  il  p.  Commissario.  Tra 
ì  consultori  alcuni,  come  si  dirà, 
sono  presi  sempre  da  un  ceto  di 
prelati,  e  religiosi,  gli  altri  sono  a 
beneplacito  del  Papa,  che  vi  suol 
aggregare,  oltre  alcuni  personaggi, 
diversi  dotti  teologi  regolari  ;  e 
tutti  hanno  il  voto.  Entrano  anco- 
ra nella  congregazione  due  dome- 
nicani, compagni  del  p.  commissa- 
rio, il  primo  de'quali  chiamasi  il 
p.  primo  compagno,  e  ch'è  sem- 
pre consultore  durante  nell'offizio  : 
V avvocato  fiscale;  l'avvocato  dei  rei, 
il  sommista,  il  giudice  relatore  del- 
le cause  criminali,  il  capo  notaro, 
sette  qualificatori,  per  l'esame  e 
preparazione  delle  materie,  come 
dice  il  citato  De  Luca,  ed  altri  uf- 
fiziali  ed  inservienti.  Qui  appresso 
riporteremo  alcune  notizie  sui  Car- 
dinali segretari  del  s.  offizio,  sul 
prelato  assessore,  sul  p.  commissa- 
rio, e  sui  consultori.  Tra  i  quali- 
ficatori vi  sono  anche  de 'vescovi, 
prelati,  e  rispettabili  religiosi,  al- 
cuni de'quali  mentre  erano  quali- 
ficatori, furono  promossi  al  cardi- 
nalato, siccome  negli  anni  addietro 
avvenne  coli'  arcivescovo  di  Tarso 
Pietro  Ostini,  nunzio  di  Vienna.  O- 
ra  è  qualificatore  il  suo  successore 
nella  nunziatura  monsignor  Altieri 
arcivescovo  d'Efeso. 


CON  227 

11  p.  Giambattista  Gabrielli  di 
Città  di  Castello,  cistcrciense,  venne 
fatto  da  Innocenzo  XII  prima  qua- 
lificatore del  s.  offizio,  e  poi  Car- 
dinale nel  1699.  Sui  qualificatori 
si  legge  nel  Lunadoro  quanto  se- 
gue: "  alle  volte  suole  la  congre- 
»  gazione  commettere  affari,  libri, 
"  scritti  da  esaminarsi  a  talun  teo- 
«  logo,  che  compreso  non  è  nel 
M  numero  de'consuUori,  e  che  non 
"  ha  luogo  in  congregazione,  se  non 
»  allora  quando  presentar  deve  il 
»  ragguaglio  de'negozi  raccoman- 
»  datigli  :  tal  personaggio  tiene  il 
"  i\\.ci\o  à\  qualificatore."  V.  Wan- 
Espen,  Jus.  Can.  Univ.  par.  I, 
tit.  XXII.  Altri  definiscono  i  qua- 
lificatori per  quei  teologi  dal  s. 
offizio,  impiegati  a  dare  alle  pro- 
posizioni erronee,  che  si  trovano  nei 
libri,  la  qualifica,  o  sia  la  denomi- 
nazione, che  loro  conviene,  come 
di  proposizioni  ereticali,  prossime 
all'eresia,  scandalose,  ed  offensive 
alle  pie  orecchie,  e  sìmih.  Il  quali- 
ficatore per  altro  non  interviene 
alla  congregazione  de'consultori  nel 
lunedì,  ed  è  perciò  che  se  il  Pa- 
pa ne  fa  taluno  Cardinale,  non  ri- 
ceve il  bighetto  di  avviso  in  con- 
gregazione ,  come  lo  ricevono  i 
consultori,  intorno  alla  qual  cosa 
si  parlerà.  I  qualificatori  prestano 
il  giuramento  di  osservare  il  se- 
greto al  p.  commissario,  essendo 
presente  un  notare. 

Elenco  di  alcuni    Cardinali  segre- 
tari del  s.   Offizio. 

Gio.  Battista  Paniphily,  romano, 
da  Urbano  Vili  creato  Cardi- 
nale, e  poi  fatto  segretario  del 
s.  offizio:  quindi  nel  iG44  S^^ 
successe  nel  pontificato  col  no- 
me d'Innocenzo  X. 


7.28  CON 

Francesco  del  Giudice,  napolilano, 
Cardinale  di  Alessandro  Vili, 
inquisitore  del  regno  di  Spagna, 
segretario  del  s.  offizio,  mori  de- 
cano del  sagro  Collegio  nel  l'ji^). 

Fabrizio  Paolucci,  forlivese.  Cardi- 
nale d'Innocenzo  XII,  segretario, 
mori  nel  1726,  decano  del  sagro 
Collegio,   e    segretario  di      stato. 

Pietro  Oltohoni,  veneziano,  nipo- 
te di  Alessandro  Vili  che  lo  fe- 
ce Cardinale,  divenne  segretario^ 
e  morì   nel   1740. 

Tommaso  Ruffo^  napolitano,  Car- 
dinale di  Clemente  XI,  segreta- 
rio, mori  decano  del  sagro  Col- 
legio d'anni    f)o,  nel  1753. 

Neri  Maria  Corsini,  fiorentino,  ni- 
pote di  Clemente  XII  che  lo  creò 
Cardinale  dell'ordine  de'diaconi, 
.  quindi  divenne  segretario  del  s. 
offizio,  e  terminò  di  vivere  nel 
1770. 

Gio.  Francesco  Sloppani,  milane- 
se, Cardinale  di  Benedetto  XIV, 
di  poi  segretario  del  s.  oflGzio, 
morì    nel   1770. 

Luigi  /Ilaria  Torregiani,  fiorentino, 
fatto  Cardinale  da  Deiiedetto  XIV, 
indi  segretario  di  stato  di  Cle- 
mente XIII:  poi  ottenne  la  sua 
dimissione,  e  fu  dichiarato  se- 
gretario del  s.  offizio:  morì  nel 
1777. 

Carlo  Rezzonico,  veneziano,  nipote 
di  Clemente  XIII  che  lo  creò 
Cardinale  ,  e  poscia  segretario, 
morì  nel    1799. 

Leonardo  Antonelli  di  Sinigaglia, 
già  assessore  del  s.  ofBzio,  fatto 
Cardinale  da  Pio  VI,  e  da  Pio 
VII  segretario  della  congregazio- 
ne :  morì  nel  1 8 1  i  decano  del 
sagro  Collegio. 

Giulio  Maria  della  Somaglia  di 
Piacenza,  fatto  Cardinale  da  Pio 
VI,  segretario  della  congregazio- 


CON 
ne  da  Pio  VII,  e  di  stato  da 
Leone  XII;  morì  nel  i83o,  es- 
sendo decano  del  sagro  Collegio. 
Questo  Cardinale  cominciò  a  la- 
re da  segretario  come  seniore,  e 
seguitò,  ma  non  ebbe  mai  il  bi- 
glietto della  segretaria  di  stato. 
Bartolommeo  Pacca  di  Benevento, 
Cardinale  e  prò- segretario  di  sta- 
to di  Pio  VII,  dichiarato  da  Pio 
Vili  segretario  del  s.  ofTizio,  ed 
attualmente  decano  del  sagro 
Collegio. 

Elenco  di    alcuni  assessori  del    s. 
Offizio  promossi  al  Cardinalato. 

Francesco  Alhizi  di  Cesena  eser- 
citò l'avvocatura,  e  quindi  fu  fat- 
to uditore  della  nunziatura  di 
Napoli  e  di  Spagna  ;  e  poscia 
da  Urbano  Vili  nel  i635  fu 
fatto  assessore  del  s.  offizio,  non 
che  segretario  della  congregazio- 
ne sugli  affari  d'iberia,  e  poi  di 
quella  sulla  causa  de'Giansenisti, 
nella  quale  si  fece  gran  merito 
per  la  condanna  delle  cinque 
proposizioni.  Innocenzo  X,  men- 
tre l'Albizi  era  assessore,  ai  2 
marzo  iGji4,  lo  creò  Cardinale, 
e  fu  il  primo  assessore,  che  nel- 
l'esercizio della  carica  fosse  pro- 
mosso alla  porpora.  Egli  stampò 
con  data  falsa  di  Amsterdam  l'an- 
no i683  l'operaZ^e  inconstantia 
in  fide.  L'autore  è  nominato  au- 
clore  Francisco  tituli  s.  Praxe- 
dis  S.  R.  Ec.  preshytero  Card, 
/llhitio.  E  un  tomo  in  foglio, 
che  dalla  congregazione  si  suole 
distribuire  a  tutti  i  Cardinali,  e 
ai  consultori  della  medesima.  Si 
ripiglia  poi  alla  morte  loro,  o 
quando  cessano.  Contiene  decre- 
ti, ma  non  autentici,  però  veri. 

Cesare  Monti,  milanese,  da  ponente 


CON 

di  consulta  fi.i  da  Urbano  Vili 
promosso  ad  assessore  del  s.  of- 
fìzio  nel  1624,  indi  venne  da 
lui  fatto  patriarca  d'Antiochia, 
poi  nunzio  prima  a  Napoli,  quin- 
di a  Madrid,  finalmente  (cardi- 
nale nel   i633. 

Lorenzo  Casoni  de'  conti  di  Villa- 
nova,  da  segretario  della  conci- 
storiale, e  del  sagro  Collegio,  fu 
mandato  da  Alessandro  Vili  nun- 
zio a  Napoli,  ove,  dopo  dieci 
anni,  da  Clemente  XI  suo  anti- 
co ed  intimo  amico  venne  pro- 
mosso alla  carica  di  assessore  del 
s.  offizio  nel  1702,  e  poi  nel 
1706  al  cardinalato.  Fu  il  pri- 
mo assessore,  dopo  l'Albizi,  che 
venne  da  questo  cospicuo  posto 
annoveiato  al    senato  apostolico. 

Marc  Antonio  Ansidei ,  perugino, 
era  segretario  del  concilio,  quan- 
do da  Clemente  XI  nel  1 7  i  7 
venne  fatto  coadiutore  di  mon- 
signor Zauli  assessore  del  s.  of- 
fizio, divenuto  impotente  ad  e- 
sercitare  la  carica  per  le  sofferte 
malattie.  Successe  a  lui  nel  1722 
nella  segretaria,  e  fu  creato  Car- 
dinale da  Benedetto  XIII  nel 
1726,  e  pubblicato  nel    1728. 

Raffaele  Cosimo  Girolanii,  fioren- 
tino, da  segretario  delle  indul- 
genze e  consultore  del  s.  ofllzio, 
fu  da  Benedetto  XIII  fatto  as- 
sessore, oltre  essere  stato  dichia- 
rato arcivescovo  di  Damiata.  Do- 
po dieci  anni  Clemente  XII  lo 
fece  segretario  de'  vescovi  e  re- 
golari, finché  nel  174^  da  Be- 
nedetto XIV  venne  creato  Car- 
dinale. 

Giuseppe  Maria  Ferroni,  fiorenti- 
no, nel  1728  fu  fatto  arcivescovo 
di  Damasco,  e  segretario  dell'  im- 
munità da  Benedetto  Xlll.  Cle- 
mente XII,  nel  1738,  Io  fece  as- 


CON  229 

sessore  del  s.  offizio,  enei  1743 
Benedetto  XIV  gli  conferì  la  ca- 
rica di  segretario  de'  vescovi  e 
regolari,  e  poi  nel  1753  Io  de- 
corò della  dignità  cardinalizia. 

Pietro  Girolamo  Guglielmi,  di  Je- 
si, fu  fatto  assessore  del  s.  offi- 
zio da  Benedetto  XIV ,  il  quale 
nel  1753  Io  elesse  segretario  dei 
vescovi  e  regolari.  Clemente  XIII 
nel    1759  lo  creò  Cardinale. 

Lodovico  Valenti  di  Trevi,  da  Be- 
nedetto XIV  fu  promosso  all'as- 
sessorato del  s.  offizio,  quindi  da 
Clemente  XIII  alla  nunziatura 
di  Lucerna  nel  1759,  donde  pas- 
sò a  quella  di  Spagna,  e  al  Car- 
dinalato nel    1776. 

Benedetto  Veterani,  di  Urbino,  nel 
1759  da  Clemente  XIII  fu  no- 
minato assessore  del  s.  offizio,  e 
nel  I  766  venne  da  lui  fatto  Car- 
dinale. 

Leonardo  Antonelli,  di  Sinigaglia, 
nel  1776  fu  da  Clemente  XIII 
nominato  assessore,  e  nel  1775 
Cardinale  da  Pio  VI. 

Paolo  Francesco  Antainori,  roma- 
no, da  giudice  dell'  A.  C.  fu  da 
Pio  VI  nel  1775  dichiarato  as- 
sessore, e  nel  1780  Cardinale, 
dandogli  in  successore  monsignor 
Paolo  Luigi  Sylva,  che  morì  do- 
po la  deportazione  di  Pio  VI  in 
Francia. 

Alessandro  3Ialvasia,  bolognese,  fat- 
to nel  1800  assessore  da  Pio 
VII,  e  poi  Cardinale  nel    18 16. 

Fabrizio  Turiozzi ,  di  Toscanella  , 
dichiarato  nel  1 8  1 6  assessore  da 
Pio  VII,  e  quindi  nel  1823  pro- 
mosso alla  sagra  porpora  ;  fu  suo 
successore  il  rispettabile  monsi- 
gnor Nicola  Cuneo,  che  morì  nel 
1824. 

Raffaele  Mazio,  romano,  da  Leone 
XII    venne    fatto    assessore    ne 


23o  CON 

1824,  e  da    Pio   Vili  fu  creato 
Cardinale  nel    i83o. 

Giuseppe  Alberghini,  bolognese,  da 
Pio  Vili  venne  fatto  assessore , 
e  nel  18  34  fu  decorato  della 
porpora  dal  regnante  Gregorio 
XVI,  il  quale  gli  diede  per  suc- 
cessore r  esemplare  prelato  Do- 
menico Cattani  di  Brisighella , 
che  la  morte  rapì  nel    i838. 

Silvestro  Belli ,  di  Anagni ,  fu  di- 
chiarato assessore  dal  Papa  che 
regna,  il  quale  nel  crearlo  Car- 
dinale nel  1841  5  gli  diede  per 
successore  monsignor  Lorenzo  Si- 
monetti. 

Elenco  di  alcuni  commissari  del 
s.  qffìzio  creali  Cardinali. 

Fr.  Michele  Ghislieri,  di  Bosco  , 
dell'Ordine  de'  predicatori,  no- 
minato dalla  santa  univei'sale  in- 
quisizione romana,  inquisitore  pri- 
ma a  Como,  poi  a  Coirà  città  dei 
Grigioni,  indi  a  Bergamo.  Nel 
i55i,  per  opera  del  Cardinal  Ca- 
raffa (poi  Paolo  IV),  il  Ponte- 
fice Giulio  III  lo  fece  commis- 
sario generale  della  sagra  inqui- 
sizione, e  il  detto  Paolo  IV,  nel 
promoverlo  al  vescovato  di  Su- 
tri  nel  i566,  perchè  non  pote- 
va più  esercitare  le  attribuzioni 
del  commissariato,  gli  diede  la 
qualifica  di  prefetto  del  palazzo 
dell'inquisizione,  e  nell'anno  se- 
guente lo  creò  Cardinale  ;  anzi, 
con  singoiar  esempio,  lo  fece  pu- 
re supremo  inquisitore ,  uftizio 
riserbato  al  sommo  Pontefice. 
Nel  i566  fu  fatto  Papa  col  no- 
me di  Pio  V  ;  e  meritò  di  essere 
solennemente  canonizzato  da  Cle- 
mente XI. 

Fr.  Arcangelo  Bianchi,  milanese, 
dell'Ordine  di  s.  Domenico,  com- 


CON 

pagno  e  confessore  di  fr.  Miche- 
le Ghislieri.  Paolo  IV  lo  dichia- 
rò commissario,  e  poi  Pio  V  lo 
creò  Cardinale. 

Fr.  Agostino  Galantina,  di  Bi-isi- 
ghella,  domenicano  ,  inquisitore  , 
poi  commissario  del  s.  offizio, 
maestro  del  sagro  palazzo,  e  ge- 
nerale del  suo  Ordine,  fu  creato 
Cardinale  nel  161  i  da  Paolo  V. 

Fr.  Desiderio  Scaglia 3  cremonese, 
domenicano,  inquisitore  per  vo- 
lere di  Clemente  Vili ,  venne 
fatto  commissario  da  Paolo  V, 
che  nel  1621  l'elevò  al  Cardi- 
nalato. 

Fr.  Vincenzo  Maculani,  di  Firen- 
zuola, domenicano,  vicario  gene- 
rale del  suo  Ordine,  fu  fatto 
commissario  da  Urbano  Vili  nel 
i632,  e  poi  nel  1639  maestro 
del  Sagro  palazzo  (Vedi),  e  nel 
1644  Cardinale.  Al  citato  arti- 
colo si  riportano  quelli  innalzali 
al  Cardinalato,  e  perciò  stati 
tutti  consultori  del  s.  offizio. 

Fr.  Luigi  Maria  Lucini,  di  Como, 
domenicano,  prima  compagno  del 
p.  commissario  del  s.  offizio,  in- 
di spedito  inquisitore  a  Novara, 
e  nel  1714  da  Clemente  XI  no- 
minato commissario  generale,  fi- 
nalmente creato  Cardinale  nel 
1743  da  Benedetto  XIV. 

Elenco  di  alcuni  consultori  del  s. 
offizio,  che  senza  altra  carriera 
ecclesiastica  vennero  innalzati  al 
Cardinalato. 

Fr.  Felice  Peretd,  di  Montalto,  dei 
minori  conventuali  fatto  inquisi- 
tore nel  dominio  veneto  da 
Paolo  IV  nel  i557,  quindi  da 
Pio  IV  nominato  consultore  del 
s.  olfizio,  e  da  s.  Pio  V,  nel  1570, 
creato  Cardinale.  Nel  i585,  ven- 


CON 

ne  sublimalo  al  triregno  col  no- 
me di  Sisto  V. 

GiamhaUista  Castagna,  romano,  do- 
po luminosa  carriera,  da  Grego- 
rio XIII  fu  fatto  consultore,  e 
nel  i583  Cardinale.  Dipoi  nel 
1590  venne  eletto  Pontefice  col 
nome  di  Urbano  VII.  Lo  stesso 
Gregorio  XIII,  prima  di  essere 
Cardinale,  da  Paolo  IV  era  sta- 
to annoverato  tra  i  consultori 
del  s.  ofllzio.  Questa  consultoria 
si  diede  da  Gregorio  XIII  al  pa- 
triarca di  Gerusalemme  Gio.  An- 
tonio Facchinetti  della  Noce,  che 
poi  creò  Cardinale,  dalla  qual 
dignità  nel  1591  fu  esaltato  alla 
cattedra  apostolica,  col  nome  di 
Innocenzo  IX. 

Francesco  Toledo,  gesuita  spagnuo- 
lo,  fu  fatto  da  s.  Pio  V  consul- 
tore, e  nel  i^gS  creato  Cardi- 
nale da  Clemente  VIII. 

Veti.  Roberto  Bellarmino,  di  Mon- 
tepulciano ,  della  compagnia  di 
Gesù,  da  Clemente  VIII  venne 
fatto  prima  consultore ,  e  poi 
Cardinale,  con  isplendido  elogio, 
nel    1599. 

Fr.  Felice  Centini,  conventuale  di 
Ascoli,  fu  reggente  del  collegio 
di  s.  Bonaventura,  indi  consul- 
tore del  s.  ofFizio,  e  nel  161 1 
Cardinale  di  Paolo  V. 

Francesco  Sforza  Pallavicini,  di 
Parma,  della  Compagnia  di  Gesù, 
fu  fatto  consultore  da  Alessandro 
VII;  e  quindi  nel  iGSy  Cardinale. 

D.  Giovanni  Bona,  piemontese,  ge- 
nerale de'  cistcrciensi  foglianti , 
affinchè  si  trattenesse  in  E.oma 
fu  da  Alessandro  VII  nominato 
consultore  del  s,  offizio,  de'  riti, 
di  propaganda  fide,  e  dell'indice, 
e  poscia  dal  successore  Clemen- 
te IX  nel  1669  fu  annoverato 
al  sagro  Collegio. 


CON  23i 

Beato  Giuseppe  Maria  Tommasi, 
siciliano ,  era  oriundo  sanese ,  e 
de'  chierici  regolari  teatini.  In- 
nocenzo XII  lo  dichiarò  esami- 
natore de'  vescovi  e  consultore 
de^  riti,  e  Clemente  XI  lo  fece 
consultore  del  s.  ofllzio,  e  Car- 
dinale nel   17  rei, 

Fr.  Pier  Maria  Pieri,  sanese,  del- 
l' Ordine  de'  servi  di  Maria ,  fu 
fatto  da  Benedetto  XIII  consul- 
tore dell'indice,  de' riti,  e  del 
s.  offizio,  non  che  esaminatore 
de'  vescovi,  quindi  da  Clemente 
XII  nel  1734  venne  creato  Car- 
dinale. 

D.  Giovanni  Besorzi,  milanese  , 
abbate  cistcrciense,  fu  nomina- 
to consultore  del  santo  offizio, 
beneficato  da  Clemente  XIII  con 
annua  pensione  di  ottanta  scudi, 
e  creato  Cardinale  da  Benedetto 
XIV  nel   1743. 

Fr.  Lorenzo  Ganganclli  di  Borgo- 
pace  ,  nato  in  sant'Arcangelo, 
era  minore  conventuale,  e  da 
Benedetto  XIV  fu  nel  1 746  fat- 
to coadiutore  al  consultore  del 
s.  offizio,  padre  Innocenzo  Balle- 
stracci  del  medesimo  Ordine  ; 
indi  nel  1759  fu  creato  Cardi- 
nale da  Clemente  XIII,  convin- 
to del  suo  ingegno,  dopo  avere 
esaminati  i  voti  che  emetteva  nel- 
le consulte  del  s.  offizio.  Per 
ultimo  meritò  di  succedergli  nel 
pontificato  col  nome  di  Clemen- 
te XIV  nel    1769. 

Francesco  Fontana  di  Casal  Mag- 
giore, barnabita,  fu  fatto  da  Pio 
VII  consultore  di  varie  congre- 
gazioni, e  di  quella  del  s.  offi- 
zio, poi  nel  i8i6  divenne  Car- 
dinale. 

D.  Mauro  Cappellari  di  Belluno, 
abbate  camaldolese,  da  Pio  VII 
successivamente    fu  fatto  consul» 


232  CON 

loie  tlclJe  congregazioni  degli  af- 
fari ecclesiastici,  del  s.  offizio,  di 
propaganda  fide,  della  correzione 
de'libri  della  chiesa  orientale,  ed 
esaminatore  de'  vescovi  in  sagra 
teologia,  quindi  da  Leone  XII, 
nel  concistoro  de'2  I  marzo  1825 
venne  crealo  Cardinale,  e  riser- 
vato in  petto,  fu  pubblicato  po- 
scia a'  i3  marzo  1826.  Venne 
assunto  al  pontificato  nel  i83r, 
ed  è  il  regnante  Gregorio  XVI. 

D.  Ambrogio  Bianchi  di  Ci'emona, 
abbate  camaldolese,  dal  Papa  che 
regna  prima  fu  fatto  consultore 
degli  affari  ecclesiastici,  della  di- 
sciplina regolare,  e  del  s.  ofllzio, 
ed  esaminatore  de'  vescovi  in 
sagra  teologia,  indi  nel  iSSj, 
venne  creato  Cardinale,  e  pub- 
blicato nel    1839. 

Allorquando  nel  concistoro  se- 
greto, che  ordinariamente  suole 
adunarsi  il  lunedì  mattina,  il  som- 
mo Pontefice  dichiara  e  pubblica 
Cardinale  di  s.  Romana  Chiesa  , 
monsignor  assessore  del  santo  oP- 
zio ,  qualunque  consultore  ,  o  il 
padre  commissario  della  medesi- 
ma congregazione,  il  biglietto  di 
partecipazione  del  Cardinal  segre- 
tario di  stato  viene  a  lui  re- 
cato nella  consulta  (  che  contem- 
poraneamente si  suol  tenere  nel- 
le stanze  del  palazzo  dell'inquisizio- 
ne) da  un  cerimoniere  pontificio,  il 
quale  dal  mandatario  del  tribuna- 
le che  sta  per  custode  alia  porta, 
e  introdotto  nella  camera  della  con- 
sulta. Il  biglietto  viene  passato  dal 
maestro  di  cerimonie  a  monsignor 
assessore  del  s.  offizio  che  presiede 
all'assemblea,  il  quale  lo  legge  ad 
alta  voce.  Allora  ha  termine  la 
consulta,  e  tutti  i  membri  che  la 
compongono  fauno  U  loro  congpa- 


CON 

tulazioni  col  promosso  al  cardinala- 
to, che  da  monsignor  assessore  col- 
la propria  carrozza  nobile,  e  colle 
bandinelle  tirate,  viene  accompa- 
gnato alla  sua  residenza;  ciocché 
accade  di  frequente  a  cagione  che 
diversi  primari  prelati,  i  quali  occu- 
pano cariche,  che  per  consuetudine 
importano  promozione  cardinalizia, 
sono  sempre  consultori.  Talvolta 
un  consultore  digniore  accompagni) 
coH'assessore  il  Cardinale.  L'assesso- 
re, nella  sua  promozione  al  cardi- 
nalato, riceve  dalia  pia  casa  del  s. 
offizio  il  donativo  di  scudi  mille, 
e  siccome  ivi  risiede,  talvolta  suol 
fare  il  ricevimento  pubblico  per  la 
sua  promozione  nel  proprio  appar- 
tamento. Va  qui  notato,  che  nella 
promozione  dell'assessore  al  cardi- 
nalato, non  vi  è  regola  da  chi  deb- 
ba essere  letto  il  biglietto  di  par- 
tecipazione, giacche  talvolta  lo  les- 
se il  medesimo  assessore,  il  p.  com- 
missario, il  consultore  più.  anziano, 
ed  anche  lo  stesso  cerimoniere  che 
lo  portava. 

In    questa    congregazione     hanno 
luogo   alle    volle   tra    i    cosultori,    i 
prelati,   l'uditore   della    camera,  e   i 
segretari  delie  congregazioni  cardi- 
nalizie de' vescovi    e    regolari,    non 
che  quello  di   propaganda  Jidc.  Lo 
hanno  poi  sempre   monsignor  vice- 
gerente  ,     il    prelato    decano     della 
rota,    il    generale    dell'  Ordine    dei 
predicatori,  il  padre  maestro  del  sa- 
gro  palazzo   apostolico  di  detto  Or- 
dine, per  disposizione  di  Gregoiio  IX, 
ed  un  religioso  minore  con  ventilale  da 
Sisto  V  in  poi,  che    ne  fu  il  primo 
consultore.  Si    deve  però    avvertire 
che    tutti    devono    ricevere    1  istitu- 
zione  dal   Paj)a  con  biglietto  di  se- 
gretaria di  slato;    e  tra    i  soli  che 
lo  sono  senza    biglietto,  si  annove- 
rano    il    p.  maestro  del  sagro  j>ii- 


CON 

Jazzo,  e  il  p.  generale  dei  domeni- 
cani. V.  il  Manuale  consullonun 
del  Bordoni.  11  Lunadoro,  Relazio- 
ne della  corte  di  Roina^  voi.  II. 
cap.  Vili  della  congregazione  del 
s.  ojfizio  ec,  dell'assessore  e  com- 
missario, ed  altri  ministri  d'Infjui- 
sizione,  dice  che:  «  V'ha  l'inquisito- 
"  re,  detto  commissario  del  s.  of- 
»  flzio,  ed  è  sempre  dell'Ordine  di 
»  s.  Domenico.  Questi  fa  le  veci 
«  del  giudice  ordinario  della  con- 
:>  gregazione.  L'assessore,  che  è  pre- 
"  lato  cospicuo  di  questa  corte,  è 
"  il  consigUere  di  lui,  e  presta, 
"  per  cosi  dire ,  negli  affari  la 
«  stessa  opera  quale  il  commissario: 
»  che  anzi  al  giudizio  dell'assesso- 
»  re  altrettante  cause  si  sottomet- 
«  tono,  quante  insorgono  civili 
«  controversie  spettanti  a  detto  tri- 
»  bunale;  e  civili  e  criminali  cau- 
"  se  risguardanti  le  persone,  che 
»  munite  sono  delle  lettere  pateii- 
•'  ti  di  delta  congregazione  ".  P. 
la  costituzione  citata  Adsuprenium, 
e  il  Cardinal  de  Luca  a  p.  295, 
del  Cardinale  pratico,  il  quale  af- 
ferma, che  la  cognizione  delle  cau- 
se degli  addetti  alla  sagra  Inqui- 
sizione, in  prima  istanza  appartie- 
ne all'  assessore ,  quando  cos\  or- 
dini la  congregazione,  e  nelle  altre 
istanze  a'Cardinali,  o  prelati  con- 
sultori singolari  deputati  dalla  me- 
desima congregazione  de'Cardiuali. 
Questa  talvolta,  quando  Io  richieda 
la  gravità,  ed  importanza  della 
causa,  suol  conoscere  collegialmente 
della  giustizia  e  de'meriti,  [)ei'  quin- 
di ordinare,  o  ritardare  l'esecuzio- 
ne, come  anche  ammettere,  o  ne- 
gare l'appellazione  ec. 

Le  congregazioni  del  s.  olfizio 
sono  di  tre  specie,  e  sogliono  te- 
nersi tre  volte  la  settimana,  me- 
no i  tempi  di  vacanza.    La  prima 


CON  233 

si  tiene  nel  lunedi  mattina  nel  pa- 
lazzo del  tribunale,  coU'  intervento 
de'  consultori,  di  monsignor  asses- 
sore, del  p.  commissario,  del  pri- 
mo compagno  di  questo,  del  lisca- 
le  ec,  all'eifetto  di  leggere  i  pro- 
cessi, e  le  lettere  degl'inquisitori 
de  partihus;  prendonsi  le  oppor- 
tune provvidenze,  e  si  preparano 
le  materie  per  la  congregazio- 
ne de'  Cardinali.  Questa  si  fa  in 
apposita  stanza  ogni  mercoledì  mat- 
tina ,  nel  convento  de'  domeni- 
cani di  santa  Maria  sopra  Miner- 
va, quando  per  qualche  circostan- 
za non  si  debba  anticipare  al 
martedì  precedente  o  posticipare 
ad  altro  giorno  della  stessa  setti- 
mana. In  essa  i  Cardinali  inter- 
vengono in  abito  cardinalizio  del 
colore  corrente,  trattenendosi  l'as- 
sessore, il  commissario,  i  consulto- 
ri, e  i  ministri  del  tiibunale  nella 
camera  contigua.  Entrano  in  quel- 
la de'  Cardinali,  quando  sieno  as- 
sisi alle  loro  sedie,  l'assessore,  il 
commissario,  e  il  fiscale;  ed  allora 
riferiscono  le  risoluzioni  prese  nel- 
la consulta  del  lunedì.  Questa  di- 
scussione si  chiama  discussione  o 
congregazione  segreta;  terminata 
la  quale,  si  suona  il  campanello, 
ed  entrano  in  congregazione  alcu- 
ni consultori,  e  il  notaio.  La  ter- 
za congregazione  è  quella  che  si 
chiama  Corani  Sanctissimo,  per- 
chè si  tiene  innanzi  al  Papa,  qual- 
che volta  nel  giovedì  mattina,  re- 
candovisi  il  Pontefice  vestito  di 
rocchetto  e  mozzetta,  i  Cardinali 
coll'abito  cardinalizio  del  colore 
conente,  e  i  prelati  e  gli  altri  con 
quelli  di  loro  uso.  Questa  congre- 
gazione si  aduna  per  comando  del 
Pontefice,  ed  è  chiamata  di  Feria 
(Ritinta.  Le  decisioni  che  vi  si  ema- 
nano vanno  in  nome  di  sua  Santità; 


7.^^ 


CON 


e  sono  sommamente  autorevoli.  Tal 
concregazione  si  tiene  nella  camera 
del  concistoro  segreto,  detto  pcr- 
ciì»  anche  camera  (lei  santo  offi- 
%io.  Il  Papa  siede  in  trono,  legge 
al  principio  T  orazione  Adsumus 
ec,  e  quando  è  terminata  suona 
il  campanello:  i  Cardinali  siedono 
ne'  banchi  laterali.  In  essa  si  tratta 
qualche  grave  afltue  particolare, 
e  si  approvano  i  decreti  delle  due 
congregazioni  precedenti.  L'assesso- 
re, il  commissario ,  e  i  consultori, 
si  trattengono  nella  camera  vicina, 
per  entrare  quando  sono  chiamati 
dal  Papa.  Entrati  che  sieno  nella 
sala  della  congregazione,  l'assessore, 
e  il  commissario  in  piedi  si  pongo- 
no rimpetto  al  Papa,  fra  il  termi- 
ne dei  banchi  de'  Cardinali,  e  si  pon- 
gono i  consultori  dietro  i  Cardi- 
nali in  piedi.  Se  gli  uni,  e  gli  altri 
sono  interrogati,  dicono  il  loro  pa- 
rere. V.  Il  sagro  arsenale  ovvero 
pratica  nelUuffìcio  di  sagra  Inqui- 
sizione del  T.  Eliseo  Masini,  di  cui 
abbiamo  tante  edizioni;  quella  di 
Roma  è  del  i63o,  e  quella  di  Ve- 
nezia è  del    i665. 

11  cerimoniale  di  precedenza,  co- 
me debbono  sedere  in  congrega- 
zione tutti  i  membri  della  sagra 
universale  inquisizione,  si  x-iporta 
all'articolo  Congregazioni  Cardina- 
lizie (^f^edi),  perchè  possa  servire  di 
regola  alle  altre  congregazioni  com- 
poste di  Cardinali,  prelati  secolari, 
e  regolari,  ed  altri.  Solo  qui  note- 
remo, che  se  fra  i  consultori  evvi 
l'uditore  della  camera,  egli  deve 
prendere  la  mano  agli  altri  prela- 
ti. Venendo  poi  il  consultore  con- 
ventuale considerato  consultore  or- 
dinario, come  tale  precede  tutti  i 
consultori  semplici,  e  siede  dopo  il 
p.  commissario;  cos\  fu  deciso  do- 
po analoghe  dispute  di  precedenza. 


CON 

L'ordine  poi  delle  votazioni  inco- 
mincia dall'ultimo,  e  sale  fino  al 
primo,  ossia  a  chi  presiede.  AH' in- 
contro i  Cardinali  votano  dal  più 
degno,  e  scendono  all'ultimo  in  di- 
gnità. 1  voti  de' consultori  sono  ri- 
feriti ai  Cardinali;  ma  senza  dire 
chi  gli  ha  emessi.  E  siccome  nella 
mattina  de'  29  aprile,  nella  chiesa 
di  s.  Maria  sopra  INIinerva ,  dai 
Cardinali,  ed  altri  della  congrega- 
zione si  celebra  la  festa  di  s.  Pietro 
martire,  con  cappella  cardinalizia 
nei  modo  che  descrivemmo  al  vo- 
lume IX,  p,  187  del  Dizionario; 
se  cade  in  giorno  di  lunedì  tal  fe- 
sta, alla  quale  i  consultori  debbono 
intervenire,  allora  l'ordinaria  con- 
sulta si  fa  nelle  ore  pomeridiane, 
come  almeno  si  praticò  in  alcune 
circostanze.  Cadendo  però  la  festa 
di  s.  Pietro  martire  mentre  i  Car- 
dinali sono  rinchiusi  in  conclave, 
la  cappella  si  suole  celebrare  nella 
delta  chiesa  coli' intervento  de' con- 
sultori, p.  commissario,  ec.  Tanto 
si  fece  nel  1721  pel  conclave  per 
morte  di  Clemente  XI,  come  si 
legge  nel  numero  5q2  del  Dia- 
rio di  Roma.  Inoltre,  celebrandosi 
nella  detta  chiesa  a'  18  agosto  l'e- 
sequie anniversarie  di  Paolo  IV,  se 
è  in  giorno  di  congregazione,  essa 
si  tiene  prima  di  dette  esequie.  Di 
quelle  poi  che  la  congregazione  ce- 
lebra ad  ogni  Cardinale  e  consul- 
tore defonto,  si  tratta  al  volume 
II,  p.  96,  e  al  volume IX,  p.  137, 
e    128  del  medesimo  Dizionario. 

Due  volte  all'anno,  cioè  nel  lu- 
nedi santo,  e  nel  giorno  22,  ov ve- 
lo 2  3  di  dicembre,  dai  Cardinali 
si  tiene  congregazione  nello  stesso 
palazzo  del  s.  offizio,  e  si  chiama 
della  visita  graziosa,  perchè  dai 
medesimi  si  fa  la  visita  alle  car- 
ceri del  tribunale.  Nella  settimana, 


CON 

in  cui  si  fa  questa  visita  non  ha 
luogo  la  congregazione  del  mer- 
coletri. 

Nella  sera  di  ogni  nrìercoledì  , 
die  non  sia  vacanza,  l'assessore  ha 
l'udienza  ordinaria  dal  Papa,  per 
riferirgli  le  cose  trattate  nelle  con- 
gregazioni, ed  altro.  In  sua  assenza, 
od  impotenza,  va  all'  udienza  il  p. 
commissario .  Al  medesimo  asses- 
sore incombe  riferire  ai  Cardinali 
quanto  si  è  trattato  nelle  consulte, 
ed  in  assenza,  e  impotenza  anche 
questa  relazione  tocca  al  p.  com- 
missario. Gli  affari  si  preparano  al 
sabbato  nella  congregazione  detta 
particolare,  cui  intervengono  l'as- 
sessore, il  commissario,  il  suo  padre 
primo  compagno,  l'avvocato  fisca- 
lej  e  vui  sostituto  cancelliere.  Essi 
risolvono  a  chi  riferire  si  debbano, 
se  ai  consultori,  o  ai  Cardinali,  ov- 
vero al  Papa.  Alcune  cose  le  risol- 
vono eglino  stessi,  se  le  materie 
sono  ordinarie,  o  esecutorie.  Mon- 
signor assessore  riceve  gli  ordini 
tanto  dal  Papa,  che  dai  Cardinali. 
Della  spedizione  degli  affari,  e  del- 
le congregazioni  tenute  dai  Cardi- 
nali nella  sede  vacante,  si  par- 
la all'articolo.  Congregazioni  che  si 

TENGONO  dai  CaEDINALI  IN  SEDE  VA- 
CANTE. Il  perno  principale  della 
congregazione  essendo  il  segreto  il 
più  rigoroso,  tutti  i  membri,  e  gli 
addetti  alla  congregazione  e  tribu- 
nale debbono  prestarlo ,  e  chi  lo 
rompe  incorre  nelle  più  severe  cen- 
sure pontifìcie,  oltre  le  pene  cri- 
minali, se  si  discopre  dalla  congre- 
gazione. Quando  un  Cardinale  è 
stato  dal  Papa  nominato  a  far  par- 
te della  congregazione,  deve  man- 
dare al  palazzo  del  S.  offìzio  il  suo 
uditoi'e  o  segretario,  cui  dà  a  stu- 
diare le  cause  della  congregazione, 
per   prestare    il    giuramento   nelle 


CON  a35 

mani  del  p.  commissario.  Il  giura- 
mento del  segreto  si  presta  o  avanti 
i  Cardinali,  o  avanti  il  padre  com- 
missario. Avanti  ai  Cardinali  radu- 
nati in  congregazione,  lo  prestano  i 
nuovi  Cardinali  aggregati  dal  Papa 
alla  medesima,  in  piedi  e  al  pro- 
prio posto.  Lo  prestano  pure,  ma  in 
ginocchio  sullo  sgabello  i  nuovi  con- 
sultori, che  di  poi  prendono  pos- 
sesso della  carica  col  sedere  alla 
loro  sedia,  ed  assistere  alla  congre- 
gazione. 

Se  l'avvocato  fiscale,  e  l'avvocato 
de' rei  sono  ammessi  a  far  da  con- 
sultori, e  ad  intervenire  alle  con- 
gregazioni, lo  prestano  anch'  essi 
inginocchiati  allo  sgabelletto,  e  poi 
ranno  a  sedere,  ma  dopo  gli  altri. 
Ora  il  fiscale  interviene,  sebbene  non 
sia  consultore.  Il  p.  primo  compa- 
gno del  p.  commissario  anch'  esso 
allo  stesso  modo  presta  il  giura- 
mento, e  poi  va  al  suo  posto,  pri- 
ma degli  avvocati,  ma  dopo  i  con- 
sultori. L'altro  compagno,  detto  se- 
condo compagno,  siccome  non  in- 
terviene alle  congregazioni,  così  pre- 
sta il  giuramento  avanti  al  commis- 
sario ,  coH'assistenza  di  un  notaro , 
o  del  sostituto  del  capo  notaro,  che 
interviene  all'alto.  Così  il  capo  no- 
taro è  presente  ancora  al  giura- 
mento dei  Cardinali  e  dei  consul- 
tori, e  ne  roga  l'atto.  Allo  stesso 
modo  avanti  al  p.  commissario  giu- 
rano tutti  gli  altri ,  cioè  il  capo 
notaro,  tutti  i  sostituti  di  lui  quan- 
do sono  eletti,  l'archivista,  il  som- 
mista,  e  tutti  gl'inservienti  bassi, 
primo  de'  quali  è  il  mandataro  : 
lo  presta  anche  il  computista. 

Il  palazzo  dell'  inquisizione  di  Ro- 
ma è  situato  dietro  il  colonnato  di 
s.  Pietro  dalla  parte  di  porta  Ca- 
valleggieri.  Viene  formato  dai  due 
palazzi  nel   i566    acquistati    da    s. 


236  CON 

Pio  V,  e  dalle  case  successivamente 
comperate,  e  ridotte  ad  abitazione, 
e  agli  usi  per  la  santa  romana  ed 
universale  inquisizione.  Esso  serve 
di  residenza  a  monsignor  assessore, 
al  p.  commissario,  ai  pp.  compagni, 
e  a  due  religiosi  conversi  domeni- 
cani, uno  de'  quali  è  il  maestro  di 
casa  del  pio  luogo.  Vi  è  in  esso 
ima  bellissima  cappella,  il  cui  al- 
tare è  dedicato  a  s.  Pio  V,  del  qua- 
le ivi  si  celebra  la  festa  con  qual- 
che solennità  a'  5  di  maggio.  Inol- 
tre vi  sono  una  ragguardevole  bi- 
blioteca, l'archivio,  la  cancelleria, 
e  le  carceri  della  sagra  inquisizio- 
ne, non  che  giardini  ec.  Vi  risie- 
dono pure  alcuni  inservienti  di  quel 
tribunale ,  e  della  congregazione. 
Nella  vita  del  santo  Pontefice  Pio 
V  si  legge,  eh'  egli  assegnò  rendile 
stabili  per  l' inquisizione,  e  che  dal- 
la fiorentina  famiglia  Pucci  acqui- 
stò il  suo  palazzo  nel  i56(J  perla 
somma  di  sei  mila  scudi,  che  sta- 
bilii per  questo  oftjzio  col  disposto 
della  costituzione  XI 1  Sollicitac  no- 
strae  consideratioiii s  provùlentia,  da- 
ta a'  i8  maggio,  iJidl.  Roni.  t.  I\ , 
part.  Ili,  p.  ajo.  Anche  il  Ciac- 
conio,  Vit.  Pont.  t.  II,  col.  992, 
riporta  che  s.  Pio  V  fece  comode 
abitazioni  pegli  ufllziali  del  tribu- 
nale, e  che  nel  1 569  fabbricò  le 
carceri.  Anticamente  le  carceri  del 
s.  ofilzio  erano  a  Ripetla  presso  il 
palazzo  Borghese,  e  poi  furono  anche 
presso  il  convento  della  Minerva. 
S.  Pio  V  le  stabilì  nel  luogo  ove 
ora  sono.  Dopo  l'ultima  invasione 
francese  si  formarono  le  carceri  in 
alcune  camere  di  detto  convento, 
cioè  dal  i8i4  al  1823,  epoca  in 
cui  Leone  XII  benemerito  della 
santa  inquisizione,  restaurato  il  suo 
palazzo,  le  ripristinò  al  primiero 
locale  destinato    da    s.   Pio    \.    Su 


CON 

questo  punto  si  può  leggere  quanto 
analogamente  dicesi  nel  volume  IX, 
p.   268   del  Dizionario. 

Tr?  le  rendite  del  s.  ofilzio  evvi 
la  rinomata  tenuta  di  Conca  posta 
a  mezza  strada  tra  Anzio^  e  Vel- 
letri  (Fedi),  della  quale  crediamo 
opportuno  di  dare  un  cenno  stori- 
co. In  questo  vastissimo  tenimento 
la  sagra  congregazione  ha  il  gover- 
natore, il  cancelliere,  ed  altri  mini- 
stri. Comprende  circa  tremila  e  quat- 
tordici rubbia  di  terreno,  che  altri  pe- 
rò dicono  tremila  e  cinquanta.  Confi- 
na colla  rinomata  tenuta  di  Campo- 
Morto  del  capitolo  vaticano ,  della 
quale  si  parlò  al  volume  XII  pag. 
3i4,  3i5,  e  3^1  del  Dizionario j 
inoltre  confina  colla  tenuta  di  Ca- 
stella, e  co'  teiritori  di  Cisterna,  e 
di  Nettuno  {Vedi).  In  questo  teni- 
mento ,  che  si  divide  in  tre  quarti, 
e  comprende  molti  pascolari,  sono- 
vi  grandi  ferriere  mosse  dal  fiume 
Astura,  fiume  celebre  per  la  scon- 
fitta definitiva  riportata  dai  latini 
l'anno  di  Roma  4'7j  g  che  pose 
fine  alla  loro  indipendenza.  L'edi- 
ficio della  ferriera  di  Conca  è  ri- 
nomato ,  con  forno  fusorio ,  e  che 
è  uno  dei  principali  dello  stato 
pontificio.  Sono  essi  forni  in  Con- 
ca, in  Bracciano,  e  in  Canino  ec. 
Siccome  le  ampie  tenute  di  Conca 
e  Campo-]\Iorto  sono  di  aria  mal- 
sana, così  dai  Pontefici  erano  state 
assegnate  per  rifugio ,  ed  asilo  ai 
delinquenti  rei  di  delitti.  Pio  VII, 
ai  6  luglio  18 16  abolì  tal  privile- 
gio. Tultavolta  il  suo  degno  suc- 
cessore Leone  XII  per  prudenti  ra- 
gioni lo  volle  ristabilito  nel  1826, 
con  bolla  de'  i5  settembi'c,  saggia- 
mente però  prescrivendo  provvide 
leggi ,  acciocché  il  coniugio  si  po- 
tesse conciliare  colla  sicurezza  pub- 
l'hca. 


CON 

11    casale   di    Conca    surse  dalle 
rovine  della  celebre  città  di   Satri- 
Clini,  appartenente  ai   volsci.    I    sa- 
t ricani,  diversi   da  quelli  della  Cam- 
pania, nell'anno   'y.5'6  di  P>.oma  en- 
trarono   nella    famosa    lega    latina 
per  riporre,  a  dispetto   de'  romani, 
i  Tarquinii   sul   trono.   Vinti  i   lati- 
ni al  lago  Piegillo,    i    satricani    ri- 
masero tranquilli  sino    olla    guerra 
anziata    dell'  anno  di    Roma    264. 
Coriolano  prese  Snlricum  nel  268, 
e  saccheggiolla  pei  volsci,  in  pote- 
18  de' quali    rimase    sino    al    371. 
Poco    dopo    il    romano    Camillo  la 
debellò,  ne  discacciò  i  volsci ,   e  la 
fece  tributaria  della  plebe.    Cinque 
anni  dopo  poterono    i    volsci    ricu- 
perarla, usando  vilmente   della  vit- 
toria verso  i  prigionieri  ;  ma  i  ro- 
mani, nell'anno  38o,  vinsero   com- 
piutamente i  latini,  che  per  rabijia 
ridussero  in  cenere    Salricitin ,   ri- 
sparmiando il  solo  tempio  della  Ma- 
dre Ma  tuta,  perchè  atterriti  da  una 
voce,  che  udissi  uscire  dal  medesi- 
mo tempio.  Ritnase  Satrico    deser- 
ta fino    all'  anno    4^0  ,    in  cui   gli 
anziati  limitrofi,  a  cagione  dell'im- 
portanza   del  luogo,    vi     dedussero 
una  colonia,  e  così  la  città    fu  re- 
staurata ;  ma  poco  dipoi ,  avendo  i 
romani  dichiarato  nuova  guerra  ai 
volsci,  questi  in   numero  di  quattro 
mila  difesero  Satrico,  che  da  Mar- 
co Valerio  Corvo,  ad  eccezione  del 
tempio ,    fu    incendiata.    Di    nuovo 
nel  4  •  6  si  raccolsero  gli  anziati,  e 
i  volsci   presso  Satrico,    selibene  in 
istato  abbietto   ridotta  ;  ma  furono 
rotti  pienamente  dal  romano  valo- 
re. Sembra  che  il  tempio    di    Ma- 
tuta  e  quello  di  Giove    rimanesse- 
ro in  piedi  sino  all'anno  di  Roma 
547.  In  una  pianura  poi,  presso  il 
casale  di  Conca,  fra  due  fiumicelli 
soige  un  colle  isolato    di    tufo ,    il 


CON  237 

quale,  nel  swjolo  XIII,  venne  forti- 
ficato di  nuovo  colle  pietre  dell'an- 
tico suo  recinto,    di    opera    saraci- 
nesca.  Tali   ristauri   vennero  rinnf>- 
vati  nel  secolo  XVI  con  ogni  sorta 
di  materiali.   Conca  passò  in  domi- 
nio della  romana    inquisizione    nel 
pontificato  di  s.  Pio  V  da  lui  acqui- 
stata, ed  alla  congregazione  donata 
con  bolla  concistoriale  de'   3  aprile 
i566  Duni  inter  arcana,  che  ripor- 
tasi   nel    Bollarlo    Domenicano    al 
tomo  V,  p.    119  con    questo    tito- 
lo .  S.  Romanae  et  Universalis  In- 
fjnisitionis    Conimissarius   generalis 
veniat    in    possessionem      Conchae. 
L'  originale  ,    in    decente    custodia  , 
si  conserva  nell'archivio  del    s.  of- 
fìzio,  e  tutte  le  sottoscrizioni,  com- 
presa quella  di  s.  Pio  V,    vi   sono 
originali.  Nello  stesso  tomo  V,  pag. 
I  ■?.4    del    Bollario    Domenicano,  è 
riportata  la   citata  costituzione  Sol- 
licitaCj  ed  il  titolo    è  :    Commi ssa- 
rins  generalis  miUatnr  in  possessio- 
nem palata  s.   affidi.   L'uno  e  l'al- 
tio  documento  si  dicono  ex  archi- 
vio    Ordinis,    ed    il    santo    ofFizio , 
nello  stesso    anno    i566,    entrò  in 
possesso  della  tenuta    di    Conca,  e 
dei   memorati  palazzi. 

Sulla  romana  universale  inqui- 
sizione, congregazione,  e  tribunale 
del  s.  offlzio,  oltre  i  citati  autori, 
si  possono  consultare  i  seguenti; 
Francesco  Macedo,  Schema  Sacrae 
Congrega tionis  s.  ofj/cii  romani,  ciini 
elogiis  Carclinalium,  Patavii  1676; 
Jacobus  Cohellio,  Notitia  Carclina- 
lium, Congregatici  II,  De  sacra  In- 
cjuisitione,  sive  de  sancto  officio.  Il 
p.  Fabrizio  nella  Lux  saliilaris 
evangelii,  p.  569,  riporta  gli  scritto- 
ri sul  tribunale  dell'inciuisizione. 

Congregazione   Laurdana. 

Avendo   il     Pontefice     Sisto    IV 


238  CON 

sotti-atto  dalla  giurisdizione  del  ve- 
scovo di  Piecanati  il  santuario  della 
santa  Casa  di   Loreto,  e  le    perso- 
ne addette  alla    medesima,  l'assog- 
gettò   immediatamente    alla    santa 
Sede,    ed    il  suo    nipote  Giulio    II 
confermò  dipoi  interamente  l'operato 
da  Sisto  IV.  Quindi  Leone  X  eresse 
la  chiesa  di  Loreto  in  collegiata,  e 
dichiarò    esenti  dalla    giurisdizione 
vescovile    non    solo    tutti    gl'inser- 
vienti del  santuario;    ma  ancora  i 
pellegrini,  durante    la   loro  dimora 
nella     città     di    Loreto.  Lo     stesso 
confermarono  Clemente  VII,  e  Pao- 
lo III.  Finalmente  Sisto  V  dichia- 
rò   cattedrale  la    chiesa  di  Loreto, 
e  stabih  i  limiti  della  giurisdizione 
del  vescovo,  e  di  quella  del  Cardinal 
protettore  del  Santuario,  dal  quale 
dipendeva    il  governo  delle   cose,  e 
delle  peisone,  ch'erano  state  dichia- 
rate esenti  dalla  giurisdizione  vescovi- 
le. Siccome  però  nacquero  ben  presto 
alcune  controversie,    Paolo  V,  col- 
la bolla:  Divina  disponente  clemen- 
tia,  data  Ji    i4  luglio  1620,  compo- 
se   le    questioni  fino    allora    agita- 
te, e   segnò  e  stabili  più    esatte  le 
linee     di    demarcazione ,     rapporto 
alle     due    giurisdizioni    del    vesco- 
vo, e  del  Cardinal  protettore. 

Ma  tale  forma  di  governo  non 
dando  quel  buon  risultato  che  si 
sperava,  il  sommo  Pontefice  Inno- 
cenzo XII,  dopo  aver  confermato  l'e- 
senzione dell'  insigne  santuario  del- 
la santa  Casa  di  Loreto  (  Vedi), 
dalla  giurisdizione  dell'  Ordinario  , 
colla  soppressione  dell'  autorità  e 
della  carica  del  Cardinal  protetto- 
l'e  del  medesimo  santuario,  assog- 
gettò il  santuario  stesso  immedia- 
tamente al  Papa,  ed  alla  santa 
Sede,  e  coll'autorità  della  bolla, 
Sacrosancta  Redeìnptoris,  data  die 
9  augusti   1698,   Bull.  Rom.  t.  IX 


CON 

p.  470»  istituì  in  Roma  una  congre- 
gazione di  Cardinali,  e  prelati,  uno 
de'quali  deputò  in  segretario,  e  per 
prefetfo  dichiarò  il  Cardinal  segre- 
tario di  stato  pro-tempore.  A  questa 
congregazione,  che  dalla  cittìi  ove 
venerasi  la  santa  Casa,  prese  il  nome 
di  Lauretana,  affidò  il  regime  di 
tutto  quello  che  era  stato  dichiarato 
esente  dalla  giurisdizione  vescovile, 
e  da  quella  dei  tribuuali  ordinari, 
e  la  incaricò  dell'amministrazione 
del  patrimonio  del  santuario,  da 
eseguirsi  sulla  faccia  del  luogo  me- 
diante l'opera  d'un  prelato  gover- 
natore. Inoltre  alla  medesima  con- 
gregazione affidò  la  cura  di  deci- 
dere ogni  controversia  in  venera- 
zione del  più  augusto  santuario  di 
Europa,  e  del  mondo.  Colla  mede- 
sima bolla  Innocenzo  XII  dichiarò 
le  facoltà  del  vescovo  di  Loreto, 
e  del  prelato  governatore. 

Ad    onta    però    di    tali  lodevoli 
provvedimenti,  in  progresso  di  tem- 
po, essendo  insorte  nuove  differenze 
e  questioni  sull'esercizio  delle  rispet- 
tive   giurisdizioni ,     e    specialmente 
fra  il  vescovo  di  Loreto,  ed  il  pre- 
lato governatore,  perciò    a  troncar- 
ne interamente  l'origine,  Papa  Be- 
nedetto  XIV,  a'  6  gennaio    1742» 
pubblicò  la  costituzione,  Humilita- 
tis    nostrae,  che  si   legge  nel  Bull. 
3Iagn.   t.   XVI,  p.    129,  ed  ordinò 
che  si   l'accogliessero  tutte  le  risolu- 
zioni emanate  sino  allora  dalla  con- 
gregazione come   esecutrice,  ed  in- 
terprete   della    bolla    Innocenziana, 
le  quali  fossero    perciò   ridotte  per 
ordine  alfabetico  in  compendio,  af- 
finchè tutte  le  controversie  potesse- 
ro essere    risolte,    e  fossero    quindi 
diligentemente  stampate.  In  seguito 
all'insorgere  di    ulteriori  differenze, 
volle  quel  Pontefice  che  si  ricorresse 
alla  sagra    congregazione,  e  quindi 


CON 

interamente  si  ubbidisse  alle  riso- 
luzioni ,  ed  ai  decreti  ,  che  sulle 
questioni  avrebbe  emanato.  A  tal 
effetto  il  sapientissimo  principe  avea 
dalla  medesima  congregazione  fatto 
discutere  una  quantità  di  dubbi,  le 
cui  risoluzioni  potessero  alle  circo- 
stanze applicarsi  ad  alcuna  differen- 
za, facendo  altresì  che  tanto  le  an- 
teriori, che  queste  risoluzioni  della 
congregazione  Lauretana  fossero  riu- 
nite in  un  sol  volume,  o  compendio 
che  intitolò  Synopsis  Lauretana,  il 
quale  tuttora  serve  di  norma  alla 
stessa  congregazione.  Così  con  que- 
ste leggi  veime  regolata  l'ammini- 
strazione del  patrimonio  della  s. 
Casa,  e  la  giurisdizione  sopra  gli 
stipendiati,  e  le  cose  al  medesimo 
spettanti. 

Questa  congregazione  presiede  al 
regolamento  di  tutti  gli  affari  che 
appartengono  alla  santa  Casa  di  Lo- 
reto, suoi  ministri,  famigliari  e  nu- 
merosi dipendenti.  Non  avea  però 
giurisdizione  nelle  cause  contenzio- 
se civili,  le  quali  in  prima  istan- 
za si  vedevano  in  parlibus,  ed  in 
seconda  nella  Piota  di  Macerata, 
quando  esisteva  quel  tribunale,  o 
da  quello  dell'  A.  C. ,  come  tutte 
le  altre  della  Marca,  a  norma  di 
quanto  dispose  Benedetto  XIV  col- 
la sua  costituzione.  Circa  la  giudi- 
catura della  prima  istanza  in  par- 
tibus ,  è  da  sapersi  che  prima  la 
congregazione  Lauretana,  e  per  es- 
sa il  governatore  di  Loreto,  ave- 
va la  giurisdizione  privativa  nella 
sola  suddetta  prima  istanza,  in  tut- 
te le  cause  dei  nìinistri,  e  dei  pa- 
tentati privilegiati  della  santa  Casa, 
e  rispetto  a  chierici  godono  essi  del 
foro  Lauretano  solamente  nelle  ma- 
terie risguardanti  il  loro  ministero. 
I  soli  laici  ne  godevano  indistinta- 
mente. Per     sapere    poi  quali    pa- 


CON  239 

tentati,  e  privilegiati  godevano,  e 
quali  no,  della  privativa  dei  foro 
di  Loreto,  fa  duopo  consultare  la 
citata  raccolta  di  diverse  risoluzio- 
ni chiamate  Synopsis  Rcsolntioniun, 
che  si  legge  nel  Bollano  di  Bene- 
detto XI f^;  avvertendo  aver  essa 
avuto,  come  si  è  detto,  forza  di  leg- 
ge; attributo  accordato  dal  medesi- 
mo Benedetto  XIV  colla  costituzione 
Humililatis. 

Dipoi,  con  moto-proprio  di  Cle- 
mente XIII,  de'28  aprile  1768,  fu 
accordata  la  privativa  del  foro  di 
Loreto  con  altre  dichiarazioni,  ai 
soldati  chiamati  corazzieri  ,  come 
ancora  ai  questuanti  della  santa  Casa 
nell'attualità  dell'esercizio  del  loro  of- 
fizio.  Clemente  XIV,  successore  del 
precedente  Pontefice,  con  biglietto 
scritto  dal  prelato  suo  uditore,  ai 
16  novembre  1772,  a  monsignor 
uditore  della  segnatura,  decise  per 
questa  privativa  di  foro.  Egualmen- 
te il  tribunale  di  segnatura  decise 
a  favore  dei  custodi  delle  limosine  in 
una  Faventina  17  giugno  17795 
ed  altra  Ferraricn.  li  i5  luglio  dei- 
Io  slesso  anno. 

Pio  VII  però  colla  bolla  Post  diu- 
iurnas,  tertio  kal.  nov.  iSoo,  super 
restauratione  reginiinis  Pontificii , 
tit.  De  jurisdiclionibus  tribunaliuni 
civilium  al  §.  3,  e  tit.  De  jurisdict. 
trih.  et  judicuni  criminaliuni  etc. 
§  16,  relativamente  alla  congrega- 
zione Lauretana,  dispose,  che  sia 
ristretto  per  l'avvenire  il  privilegio 
del  foro  Lauretano  alle  sole  cause 
riguardanti  l'interesse  dello  stesso 
santuario  di  Loreto,  e  rapporto  ai 
patentati  non  si  estenda  assolutamen- 
te oltre  quelli,  che  sono  descritti 
nel  rollo,  e  addetti  all'immediato 
e  continuo  servizio  del  santuario 
nella  città  di  Loreto,  e  nelle  sole 
cause  passive.  Nuova  riforma  su  ta- 


■y.\o  CON 

h;  giurisdizione  venne  fatta  col  mo- 
to-proprio del  lodalo  Pontefice  in 
data  ()  liiifji'o  i(Si6;  venendo  abo- 
lito del  tutto  il  privilegio  del  foro 
latnetano,  e  tolta  al  prelato  gover- 
natore, ed  alla  stessa  congregazione 
la  giurisdizione  contenziosa,  tutto 
assoggettandosi  ai  tribunali  ordi- 
nari. 

Finalmente  Leone  XII,  con  bre- 
■ve  de'?.  I     dicembre  1827,  che  inco- 
mincia,  Laureti  civilas^  nuovamente 
afiidòad  un  prelato,  come  già  avevano 
fatto  Sisto  1\^,  ed   Innocenzo  XII,   il 
governo  di    Loreto  con    particolare 
giurisdizione  sulla  città,  e  territorio 
di  Loreto,  col   titolo  di  coiiìmissarin 
apostolico  della  s.  Casa  di  Loreto,  il 
quale   dovesse    amministrare  tutti    i 
beni  della   pingue  e  vasta  ammini- 
strazione    della    stessa    santa    Casa, 
e  dovesse  rendere  conto    al    Cardi- 
nal    piefflto     della     congregazione 
Lauretana.    Il  medesimo  Leone  XII 
restituì    ancora    alla    congregazione 
Lauretana    la    giurisdizione    conten- 
ziosa, siccome  fu   stabilito  da   Inno- 
cenzo XII,  con  la  moditìcazione  per 
altro  della   citata   costituzione,   Post 
diuturnas,  e  rese    altresì    all'ammi- 
nistrazione della  santa    Casa  il  pri- 
vilegio, che    aveva  di  escutere  i   de- 
liitori  con  la  riiajio    regia.   Sino  al- 
l' odierno    pontificato    la    congrega- 
zione si  compose  del   Cardinal  pre- 
fetto pro-tempore,  ch'era  sempre  il 
segretario  di  stato,  di    alcuni  Car- 
dinali membri   di     essa,    di    alcuni 
prelati,   compreso    il  segretario  che 
è    sempre     monsignor    sotto-datario 
pro-tempore,  e  che    non    passai'ono 
mai  il   numero    di    sei,     d'un    giu- 
dice relatore,  e  del    sottosegretario 
ed  archivista.  Ma  il  regnante  Ponte- 
fice non  solo  approvò  ed  ampliò  la 
giurisdizione    del    commissariato  di 
Loreto,    ehe    prende     luogo  fra    le 


CON 

delegazioni    dopo  la    prima  di  Ma- 
cerata,   ma    stabih     nella    città    un 
tribunale   di    prima    istanza  sogget- 
to a  rpicllo  di  appello  di    Macera- 
ta,  tranne  gli    altari,    ne' quali   ha 
interesse  la  santa    Casa,  e    pei  quali 
vi   è  l'appello  alla    sagra    congrega- 
zione Lauterana,    e  diede  un  rego- 
lamento, e  disposizioni  per  le  cau- 
se del  santuario  di  Loreto.  Indi  per 
organo     della     segretaria    di    stato, 
li   21    novembre    i83i,  e  colle  di- 
sposizioni addizionali    de' 20  febbra- 
io   i832,  prescrisse  il  regime  per  la 
città  di   Loreto  e  per  l'amministra- 
zione della    giustizia,    tanto    per  le 
cause  del  foro  privilegialo  Lauretano, 
quanto  per    quelle    non  soggette    a 
questo   foro,  dichiarando  che  si  do- 
vessero nominare  dodici  prelati  vo- 
tanti  per  la  congregazione  Laureta- 
na, allineile  formino  quattro  turni,  e 
giudichino   delle    questioni   sia  civili 
sia    criminali,  come  pure  in   via  di 
segnatura;    formando  cos\  i  diversi 
gradi   di  giurisdizione  stabiliti  nel  re- 
golamento del  i83i. 

Attualmente  la  congregazione  lau- 
retana si  compone  del  Cardinale  pre- 
fetto, che  per  disposizione  dello  stesso 
Giegorio  XVI  dal  i833  deve  essere 
sempre  il  segretario  per  gli  affari  di 
statoinlerni  :  di  altri  dieci  Cardinali, 
di  tre  votanti  prelati  del  primo,  di  al- 
trettanti del  secondo  turno,  di  tre 
prelati  votanti  nel  turno  di  appello 
per  le  cause  civili  e  criminali,  e  di 
altrettanti  pel  turno  di  segnatura; 
non  che  dei  prelati  assessore,  e  se- 
gretario, dell'uditore  criminale,  e 
del  sotto  segretario  ed  archivista. 
Le  segretaria  e  l'archivio  sono  nel 
palazzo  quirinale,  ove  è  unito  l'ar- 
chivio della  Congregazione  cardi- 
nalizia d'A\'ignone  [^edi),  la  quale 
cessò  di  esistere  quando  i  repub- 
blicani  francesi  invasero  colle  armi 


CON 

nel  declinare  del  passato  secolo  A- 
vignone,  e  il  contado  Venaissino. 
Il  Cardinal  prefetto,  e  monsignor 
segretario  della  congregazione  lau- 
retana,  lo  erano  pure  di  quella  di 
Avignone.  All'  articolo  Segeetario 
m  STATO  si  riporta  la  serie  dei  Car- 
dinali prefetti  della  congregazione 
lauretana.  V.  i.°  Summonini  Pon- 
tijicuni  constitutiones  super  contro- 
versus  jurìsdictionibus  inter  episco- 
punì  et  gubernatorem  laurelanos , 
Romae  ij^S;  2.°  il  cav.  Lunado- 
ro,  Relaz.  della  Corte  di  Roma 
■voi.  II,  p.  21 4,  Della  Congrega- 
zione della  santa  Casa  di  Loreto; 
non  che  l'articolo  Loreto. 

Congregazione  di  Propaganda 
Jide. 

Degna  della  grandezza  d'animo, 
fervido  zelo,  e  generosità  apostolica 
de'  Romani  Pontefici,  fu  la  mera- 
vigliosa istituzione  di  questa  bene- 
merita, e  celebralissima  congrega* 
zione ,  il  suo  portentoso  incremen- 
to, e  il  floridissimo  suo  stato  in 
tutte  le  parti  del  mondo,  il  cui 
nome  risuona  glorioso  e  rispettato 
dalla  moltitudine  delle  differenti 
nazioni,  che  sino  dal  suo  nascere 
ne  sperimentarono  i  benefici  effetti, 
sia  nella  loro  conversione,  o  con- 
fermazione nella  vera  fede,  sia  nella 
civilizzazione,  e  dirozzamento  loro. 
Stabilita  essa  fu  per  la  propagazione 
della  religione  cattolica,  e  per  ub- 
bidire al  comando  divino  di  Gesù 
Cristo,  che  disse  agli  apostoli:  Eun- 
tes  in  munduni  universum,  praedi- 
cate  evangeliuni  omni  creaturae . 
V.  Missioni,  e  Propagazione   della 

FEDE. 

Ognuno  già     sa  come    i    sommi 
Pontefici,    sino     dal     nascere    della 
Chiesa,  cuiassero  l'adempimento  del 
VOL.    x\i. 


CON  241 

detto  divino  comando,  e  principian- 
do dal  primo  di  essi  il  principe 
degli  Apostoli  s.  Pieho,  per  tutte 
le  parli  spedirono  zelantissimi  uo- 
mini a  predicare  1'  evangelo,  e  suc- 
cessivamente a  risvegliare  in  altri 
la  fede  illanguidita,  ed  insieme  ac- 
correre con  apostolica  sollecitudine 
a  correggere  gli  errori,  ed  a  com- 
battere l'eresia  e  lo  scisma,  per  cui 
inuumerabili  furono  quelli,  the  ri- 
portarono la  bella  palma  del  marti- 
rio. Fra  i  tanti  dalla  congregazione 
a  tal  fine  inviati,  si  venera  per 
protomartire  di  Propaganda  fide 
il  cappuccino  s.  Fedele  da  Sigma- 
ringa,  ed  anche  adesso  si  aumenta 
il  catalogo  de'  numerosi  suoi  atleti, 
con  que'  missionari  esemplari  che 
da  ultimo  nella  Cina  soffrirono  pe- 
ne, tormenti  e  morte,  per  confes- 
sare e  diffondere  la  dottrina  di  Ge- 
sù Cristo.  Tralasciando  di  novera- 
re que'  Pontefici  che  si  distinsero 
in  questo  santo  scopo,  e  tutte  le 
vittime  dello  scopo  medesimo,  av^ 
vegnachè  tutto  si  riporta  in  molti 
articoli  del  Dizionario,  veniamo 
piuttosto  all'erezione  di  questa  con- 
gregazione, operata  dall'alta  mente 
di  Gregorio  XV,  Ludovisi,  bolo- 
gnese, dichiarando  altresì  quanto 
alcuni  suoi  predecessori,  forse  collo 
stesso  divisamento,  gliene  abbiano 
preparata  per  così  dire  l'istituzione, 
per  cui  il  loro  nome  sarà  in  pe- 
renne benedizione  nella  Chiesa  di 
Dio. 

Questa  grand'  opera  adunque , 
come  osserva  il  Cocqueliues  nella 
prefazione  agli  Annali  di  Grego- 
rio XIII,  p.  5,  fu  promossa,  ed 
alcuni  ne  ripetono  il  nascimento 
dall'altro  bolognese  Gregorio  XllI, 
Buoncompagno ,  che  degnamente  • 
successe  a  s.  Pio  V  l'anno  1^723 
d.ippoichè     egli     diede     particolare 


24^  CON 

ispezione  ai  Cardinali  Caraffa,  Me- 
dici, e  Sautorio,  perciò  che  riguar- 
dava la  propagazione,  e  il  nianle- 
nimento  nella  fede  dei  maroniti , 
slavi,  greci,  etiopi,  egiziani,  etc.  A 
proprie  spese  fece  stampare  egli 
parecchie  migliaia  di  analoghi  librij 
come  di  catechismi  in  diverse  lin- 
gue, ed  ordinò  che  in  casa  del 
Cardinal  San  torio  si  tenessero  con- 
gressi tutti  risguardanti  la  propa- 
gazione della  fede.  Allo  stesso  Gre- 
gorio XIII  si  deve  la  fondazione 
di  numerosi  Collegi  (  Vedi)  ,  che 
enumerammo  a  quell'articolo,  in 
diverse  parti  del  mondo,  ed  in  Ro- 
ma, pegl' inglesi,  pei  greci,  e  pei 
maroniti ,  ec.  Nel  Giappone  apri 
inoltre  una  casa  ai  gesuiti,  ricevet- 
te gli  ambasciatori  dei  principi  di 
quel  regno,  procurò  le  conversioni 
di  molti  Armeni,  pei  quali  voleva 
fondare  eziandio  mi  altro  collegio 
in  Koma  ;  confermò  nel  cattolicismo 
i  cristiani  del  Malabar;  spedì  mis- 
sionari ai  ruteni  abitanti  in  Calfa 
del  Chersoneso,  con  gran  copia  di 
libri  atti  ad  istruirli.  Le  stesse  a- 
postoliche  premure  ebbe  Gregorio 
XI li  pegli  abitanti  del  Ceylau,  del 
monte  Libano,  pei  caldei  giacobiti, 
e  per  altre  nazioni.  E  perchè  la 
Chiesa  era  travagliata  ,  massime 
l'Alemagna  ,  dalle  funeste  conse- 
guenze della  così  detta  riforma , 
consolidò  la  fondazione  in  Roma  del 
collegio  Germanico-Ungarico,  e  ne 
fu  amplissimo  benefattore. 

Che  se  la  congregazione  ricono- 
sce i  suoi  principii  da  Gregorio  XIII, 
un  aumento  lo  riconosce  dallo  zelo 
di  Clemente  Vili,  Aldobrandini , 
fiorentino,  il  quale,  elevato  al  pon- 
tificato nel  1592,  prese  particolar  cu- 
ra della  promulgazione,  e  del  man- 
tenimento della  fede.  A  tal  effetto, 
nella  mattina  degli  i  i  agosto  i5c)9, 


CON 

tenne  la  prima  congregazione  avan- 
ti di  sé,  mentre  le  altre  congrega- 
zioni successivamente  si  adunarono 
ogni  settimana  in  casa  del  Cardi- 
nal Santorio,  detto  dal  suo  vesco- 
vato di  Santa  Severina ,  e  per- 
ciò riconosciuto  per  primo  pre- 
fetto della  congregazione.  Nelle  con- 
gregazioni settimanali  si  prepai'a- 
vano  le  materie,  che  ad  ogni  quin- 
dici giorni  si  riferivano  al  detto 
Pontefice,  il  quale  ricevette  l'abiu- 
ra degli  errori  del  patriarca  Ales- 
sandrino, spedì  soccorsi  ai  maroniti 
del  Libano,  fondò  in  Roma  il  col- 
legio scozzese,  e  nel  1600  conce- 
dette licenza  a'  religiosi  mendicanti 
di  diffondere  la  santa  ft^de.  Sotto 
il  detto  Clemente  YllI  avvenne  anco- 
ra la  conversione  della  nazione  R.ute- 
na  alla  fede  ed  unità  cattolica,  per  la 
riconciliazione  della  quale  e  de'  suoi 
vescovi,  tenne  anzi  il  Papa  un  ce- 
lebre concistoro,  di  cui  dal  Cardi- 
nal Baroiiio  si  pubblicarono  gli  atti. 
Spedì  poi  Clemente  Vili  sull'alfa- 
re  sapientissimi  brevi ,  e  costitu- 
zioni. 

Nel  i6o5  però,  colla  morte  di 
Clemente  Nili,  non  si  adunarono 
più  le  congregazioni.  Tuttavolta  non 
si  deve  tacere  che  Paolo  V,  il  quale 
successe  al  brevissimo  pontificato 
di  Leone  XI,  mostrò  sonnno  in- 
teresse per  la  conversione  delle  In- 
die, e  di  tante  terre  idolatre,  che 
sotto  questo  nome  si  comprendono, 
da  lui  riempite  di  operai  evange- 
lici, rivolgendo  anche  le  sue  cure 
all'  Inghilterra,  ed  apprestando  con 
sollecitudine  pastorale  le  necessarie 
istruzioni  ai  cattolici  di  quel  regno 
allora  bersagli.iti. 

Divenuto  nel  162 1  Pontefice  il 
gran  Gregorio  XV,  per  vieppiìi 
promovere  la  cattolica  religione , 
per  dilalurla  ucUu   parie    degli  iu- 


CON 

fedeli,  per  difenderla,  e  per  ripara- 
re agl'iminensi  danai  che  in  paesi 
cattolici  recava  l'eretica  pravità, 
seguendo  l'intendimento  di  Grego- 
rio XIII  e  Clemente  Vili,  diede 
felice  perfezione,  e  compimento  alla 
incomparabile  opera ,  che  divenne 
il  braccio  dritto  della  santa  Sede. 
A'  22  giugno  1622  Gregorio  XV 
pubblicò  la  bolla,  Inscrutabili  di- 
vinae  providendae  arcano  ad  Chri- 
sti  Ecclesiae  rcgenda  gubernacu- 
la,  etc.  Bull,  de  Propagandajidej 
t.  1,  p.  26,  eli' è  la  costituzione 
XXVI  del  Bull.  Rom.  t.  Ili,  p.  425^ 
del  Cherubini,  e  la  LVIII  del  Bull. 
Bovi.  toni.  V,  par.  V,  pag.  26  dei 
Cocquelines .  Con  questa  celebre 
bolla  Gregorio  XV  stabiPi  la  con- 
gregazione di  Propaganda  fide,  e 
ad  essa  riservò  il  negozio  della  pro- 
pagazione della  fede,  e  la  spedizio- 
ne degli  operai  evangelici  nelle  parti 
straniere.  Indi  prescelse  per  mem- 
bri della  congregazione  medesima 
i  Cardinali  Saoli,  Farnese,  Bandi- 
ni,  Sordi,  Barberini  (  poi  Urbano 
VIII  ) ,  Mellini  ,  Borgia  ,  Ubaldini  , 
Cobelluzzi,  Valerio,  Zolleren,  Ludo- 
visi  nipote  del  Papa ,  e  Sagrati  ; 
insieme  ai  prelati  Vives  (  benefico 
donatore  del  palazzo  della  congre- 
gazione, e  benemerito  assai  del  col- 
legio Urbano),  Agucci,  e  scelse  Fran- 
cesco Ingoli  per  segretario  ,  nonché 
il  p.  Domenico  di  Gesù  e  Maria,  ge- 
nerale de'  carmelitani  scalzi.  E  sic- 
come questo  ultimo  personaggio  ne 
fu  assai  benemerito,  non  riuscirà 
discaro  che  qui  si  riporti  un  pic- 
colo tratto  della  sua  vita,  data  alla 
luce  dal  p.  Filippo  della  ss.  Trini- 
tà ,  preposito  generale  dello  stesso 
Ordine,  e  pubblicata  in  E.oma  nel 
1668,  anche  per  alcune  notizie 
analoghe  all'  istituzione  della  con- 
gregazione. 


CON  243 

Si  legge  pertanto  al  libro  VI, 
capo  V  della  detta  opera,  che  fino 
dal  tempo  di  Clemente  VIII  i  car- 
melitani scalzi  procurarono  la  isti- 
tuzione della  congregazione  di  Pro- 
paganda fide;  giacché  il  p.  Pietro 
della  Madre  di  Dio ,  già  generale 
dell'  Ordine,  allora  predicatore  apo- 
stolico, fu  il  primo  a  dar  principio 
a  questo  negozio,  e  mandò  nel  i6o4 
i  carmelitani  scalzi  alle  missioni  in 
Persia.  Quindi  il  suddetto  p.  Do- 
menico promosse  presso  Paolo  V 
questa  santa  opera,  che  finalmente 
a  sua  istanza  si  perfezionò  sotto 
Gregorio  XV.  Questa  congregazione 
si  componeva  allora  di  undici  Car- 
dinali e  due  prelati,  i  quali  una 
volta  il  mese  si  dovevano  adunar 
avanti  il  Papa,  e  due  volte  avanti 
il  Cardinal  decano.  In  essa  si  trat- 
tava della  conversione  degl'infedeli, 
e  di  lutti  gli  altri  affari  apparte- 
nenti alle  missioni.  La  prima  ses- 
sione fu  fatta  avanti  a  Gregorio 
XV  ai  i4  gennaio  1622,  ed  alla 
congregazione  il  Papa  aggiunse  il 
padre  Domenico  ,  come  quello 
eh'  era  stato  promotore  dell'  istitu- 
zione, e  che  in  seguito  aiutò  con 
ogni  mezzo  eh'  era  in  suo  potere, 
tanto  co'  prudenti  consigli,  che  colle 
limosine  di  molte  migliaia  di  scu- 
di d'  oro ,  da  lui  trovate  da  alcu- 
ni principi ,  signori ,  e  pie  perso- 
ne, e  che  precisamente  da  alcuni  si 
vuole  ascendessero  ad  ottanta  mila 
scudi ,  non  potendo  uiuno  resiste- 
re al  suo  zelo  e  fervore.  Grego- 
rio XV  a  tal  effetto  consegnò  al 
p.  Domenico  nella  chiesa  di  s.  Ma- 
ria della  Vittoiia ,  e  alla  presenza 
di  tutti  i  religiosi,  un  breve  se- 
gnato il  px'imo  marzo  1622,  col 
quale  dichiarò  servirsi  del  suo  aiuto 
nel  propagare  la  religione  cattoli- 
ca,   V.    V  Enchyridiofi,    pag.    i32, 


244  CON 

del  p.  Eusebio  di  Tutti  i  Santi ,  ed 
il  libro  de  procuranda  salute  o- 
mnium  gentiuni^  Antuerpiae  1 6 1 3, 
che  stampò  il  p.  Tommaso  da  Ge- 
sù dello  stesso  Ordine.  In  quel  li- 
bro, al  e.  I  del  1.  3,  propose  la 
grande  idèa  de  erigenda  congrega- 
tione  prò  ^de  propaganda.  Vuoisi 
aggiungere,  che  Gregorio  XV  fu 
mosso  all'istituzione  della  congre- 
gazione, anche  per  le  istanze  del 
lodato  monsignor  Gio.  Battista  Vi- 
ves  di  Valenza,  e  del  ven.  p.  Gio. 
Leonardi  lucchese,  fondatore  della 
congregazione  de'  chierici  regolari 
della  Madre  di  Dio. 

Nello  ,  stesso  giorno  22  giugno 
suddetto,  Gregorio  XV,  colla  costi- 
tuzione Romanuni  dccet  Ponùficem 
ex  pasloralis  ofJìciL  debito ,  Bull, 
de  Prop.  fide  p.  3o,  loc.  cit.,  eh' è 
la  costituzione  XIX  del  Bull.  Roni. 
t.  V,  par.  V,  p.  28,  assegnò  in 
perpetuo  alla  nuova  congregazione, 
il  pagamento  di  cinquecento  scudi 
d'oro,  che  ogni  Cardinale  doveva 
sborsare  nella  sua  pi'omozione,  per 
y  Anello  Cardinalizio  [Vedi),  nel 
modo  che  si  dice  a  quell'  articolo, 
e  che  tuttora  riscuote  la  sagra  con-' 
gregazione,  diminuito  peiò  da  Pio 
VII,  dopo  l'epoca  inlausta  della 
cos\  detta  repubblica,  nella  somma 
di  scudi  seicento  d'argento.  L'am- 
ministrazione di  tali  somme,  e  del- 
ie altre  rendite,  che  sarebbono  as- 
segnate all'  istituto,  venne  da  G lo- 
gorio XV  aflidata  ai  Cardinali  del- 
l' istituto  medesimo.  Ed  aftinché  le 
altre  nazioni  avessero  nel!'  Italia , 
principal  seggio  del  cattolicismo , 
un  esempio  da  imitare ,  il  Pajja 
rinnovò  la  costituzione  di  Clemen- 
te Vili ,  in  cui  si  vieta  agli  italiani 
di  far  dimora  in  que'  paesi ,  nei 
quali  non  si  permette  il  libero  culto 
della  religione    cattolica;    ed    allra 


CON 

bolla  promulgò,  eh' è  la  XXVIII 
del  Bull.  Roni.  t.  Ili,  pag.  4^7  del 
Cherubini,  contro  gli  eretici  dimo- 
ranti in  Italia,  e  contro  i  fautori 
loro,  siccome  pure  riporta  il  Ber- 
nini, Storia  delle  eresie  y  pag.  701. 
Quindi  Gregorio  XV,  col  dispo- 
sto della  costituzione  Cwn  Inter 
inuUiplices ,  et  gravissìmas  Aposto- 
latus  nostri  curas,  i4  decerabris 
i522,  Bull,  de  Prop.  fide  loc^  cit. 
p.  35,  concesse  alla  congregazione 
ampli  privilegi ,  cioè  che  tutte  le 
scritture  ,  istromenti ,  bolle  ,  brevi , 
patenti,  facoltà ,  licenze ,  e  conces- 
sioni spettanti  in  qualunque  modo 
ad  essa,  si  concedano  gratis  da  tutti 
i  ministri,  scrittori  notari  apostolici, 
e  da  qualunque  pubblico  ministro 
della  santa  Sede;  privilegi  che  do- 
vrebbero anche  godere  i  ministri , 
i  deputati,  e  gli  agenti  della  stessa 
sagra  congregazione.  Inoltre  Gre- 
gorio XV,  acciò  la  congregazione 
godesse  di  tutte  le  grazie  che  po- 
tessero influire  all'utilità  e  vantag- 
gio della  medesima ,  con  pienezza 
di  autorità  apostolica,  espressa  nella 
costituzione  Cuni  nuper  ex  injuncto 
huniilitntis  iwitrac  pasloralis  officio, 
i3  junii  1623,  le  concesse  di  poter- 
si eleggere  un  giudice  particolare 
per  tutte  le  cause  civili  ,  o  crimi- 
nali, che  le  potessero  spettare,  per 
r  esecuzione  delle  cui  sentenze  in 
perpetuo  deputò  l'uditore  generale 
della  camera  apostolica,  e  suoi  giu- 
dici dipendenti.  Su  di  ciò  è  a  ve- 
dersi il  Cardinal  de  Luca:  il  Car- 
dinal pratico,  capo  XXXVI,  della 
congregazione  della  Propaganda  del- 
la fede.  Finalmente  Gregorio  XV 
assoggettò  alla  congregazione  tutti 
i  collegi  sino  allora  istituiti,  e  quelli 
che  in  progresso  s'  istituissero,  collo 
scopo  di  propagare  la  ittde  per  tutto 
il    mondo ,    ciò    che    poi    conferuif) 


CON  CON  24? 
Urbano  Vili,  che    gli    successe  nel  gli  eretici  alla  Chiesa  cattolica,  co- 
medesimo  anno   iGaS.    All'articolo  me  si  legge  nella  bolla  d' istituzio- 
CoiLEGi    DI    Roma  ,    si  può  vedere  ne  Immorlalìs  Dei  Fiiius,  Bull,  de 
quali  sono  i  soggetti  alla  congrega-  Prop.  fide,  t.  I,  p.  65  ;  ove  a  p.  7  i 
zione.  eziandio  si   leggono    le    esenzioni  di 
Per  dare  alla   congregazione    un  tutti  i  pubblici  dazi  a  favore  sì   del 
prefetto ,    Gregorio    XV    deputò    a  collegio  che   della  congregazione.   11 
sottoscrivere  le  carte  della   congre-  predecessore  Gregorio  XV  avea  con- 
gazione    i    Cardinali    Sàuli    decano  cessa  la  franchigia  delle    lettere    al 
del  sagro  Collegio,  e  Ludovico  Lu-  collegio    stesso;     franchigia    per    la 
dovisi  suo  nipote,  magnanimo  fon-  quale  l'amministrazione  delle  pon- 
datore    del    collegio    irlandese.     Le  tificie  poste   paga  al    presente    alla 
carte    poi    concernenti    le   rendite ,  congregazione  un  annuo  compenso. 
r  esito,  e  l'economia  della    congre-  Urbano   Vili   ebbe  la   consolazione 
gazione,  per  molto  tempo  si  sotto-  di  vedere  l'Etiopia  e  il  re  di  Con- 
scrissero da  ciascun   Cardinale    dei  go  nell'  Africa  ,  non  che  il  patriai-- 
tredici  componenti  la  congregazione  ca  di  Costantinopoli  Partemio  giu- 
stessa,  il  quale  durante  quattro  mesi  rare  ubbidienza  alla  santa  Sede, 
per  turno  ne  regolava  l'uffizio.   Da          Noi  qui  non  riporteremo  le   no- 
questo  sistema  ebbe  origine  il  Car-  tizie     risguardanti    i     prodigiosi    ef- 
dinal  prefetto  dell'  economia  ,  nella  fetti  delle  immense  e  costanti  cure 
cui  assenza  e  impotenza  dal    Papa  della  congregazione  di   Propaganda. 
si  nomina  un  pro-prefetto ,  ovvero  fide,  poiché  esse  potranno    leggersi 
supplisce  il  Cardinal  prefetto  gene-  ai  tanti  relativi    articoli    del   Dizio- 
rale.  Dopo  la   morte  dei    Cardinali  nario.  All'articolo  poi  Collegio  Ur- 
Sauli  e  Ludovisi,  Urbano  Vili,  ai  bano,  non  solo  si  dice  con  qualche 
29  dicembre    i632,   commise  la  gè-  diffusione    tuttociò    che    spetta   a  sì 
nerale  direzione  degli  affari  al  Car-  gran  collegio,  ed  a'  suoi  alunni,  ma 
dinal  Antonio  Barberini    suo  nipo-  si  riportano  ancora   importanti  no- 
te surrogandogli ,    in    caso  di  biso-  tizie  intorno  alla  congregazione ,  si 
gno,    il    proprio    fratello     Cardinal  descrive  il  vasto    edilizio    della  me- 
Barberini  del  titolo  di  s.    Onofrio ,  desima,    la    residenza  del    Cardinal 
con  apposito    pontificio    breve.    Da  prefetto  generale,   di    monsignor  se- 
questi    due    ultimi    Cardinali    ebbe  gretario,  della  segretaria,  dell'archi- 
principio  la  regolare,  e    non  inter-  vio,  della  computisteria,  della  chie- 
rotta  serie  de'  Cardinali  prefetti  del-  sa,  del  collegio  e  suo  museo,   della 
la  congregazione,    che  riporteremo  biblioteca  ec,  nonché  della  rinoma- 
in  fine.  tissima   stamperia    e    de'  pregi    che 
Urbano  Vili,    col    massimo  im-  tanto  la  distinguono,  in  fine  del  suo 
pegno,    procurò    il    maggior   incre-  Cardinale  prefetto.  Della  Congrega- 
mento  della  congregazione,  e  sotto  zione  poi  della  correzione    de'  libri 
di     lui    venne    institnito    l'insigne,  delle  chiese  orientali,    originata    da 
e    celebratissimo    Collegio     Urbano  questa    di    Propaganda ,    il  cui    se- 
(f^edi),  qual  seminario  ubertoso,   e  gietario  talvolta  fu    insieme    quello 
benemerito  a  tutte  le   nazioni    per  della    congregazione    di     Propagan- 
bandire    l' evangelo,  coltivare  i   fé-  da,  si  tratta  pure  all'articolo  rela- 
deli,  e  richiamare  gli    scismatici,  e  tivo. 


i^G  CON 

Alessandro  VII  fu  anch'  egli  nno 
de'  Pontefici  benemeriti  della  con- 
gregazione, ja  quale  già  sotto  di 
Jiii  possedeva  pingui  rendite.  Quel 
Papa  da  esse  assegnò  anzi  alla  re- 
gina Cristina  di  Svezia,  che  rinun- 
ziato il  regno,  abiurato  il  lutera- 
nismo, erasi  ritirata  in  Roma,  l'an- 
nua somma  di  scudi  ventimila.  La 
congregazione  ogni  mese  si  teneva 
dapprima  avanti  il  Papa,  e  talora 
quelli  che  la  componevano  ascesero 
^1  numero  di  trentotto ,  ma  sotto 
Alessandro  VII  di  rado  si  convoca- 
vano, ond'è  che  dal  1666  inco- 
minciarono i  Papi  a  l'icevere  ad 
ordinaria  udienza*  i  prelati  segreta- 
ri della  congregazione,  i  quali  pri- 
ma portavano  all'udienza  le  intiere 
posizioni  degli  affari  che  riferivano. 
Ma  regolata  in  progresso  di  tem- 
po la  procedura  della  congregazio- 
ne ,  ora  solo  portano  all'  udienza 
pontificia  tuttociò,  che  è  piti  ira- 
portante  per  fare  la  chiara,  ed  e- 
satta  relazione  degli  affari  al  som- 
mo Pontefice,  riferiscono  i  risultati 
delle  congregazioni  generali ,  e  do- 
mandano quelle  grazie  ed  indulti 
non  compresi  nelle  moltissime  fa- 
coltà, che  ha  il  Cardinal  prefetto 
generale. 

Tx'a  i  Cardinali  della  congrega- 
zione alcuni  sono  membri  di  quella 
particolare  della  Cina,  per  nomina 
che,  come  dei  primi,  ne  fa  il  Pa- 
pa, con  biglietto  del  segretario  di 
stato.  Questa  congregazione  all'oc- 
correnza si  aduna  nelle  camere  del 
Cardinal  prefetto,  che  come  ponen- 
te di  questa  particolare  congrega- 
zione è  sempre  il  prefetto  genera- 
le pro-tempore.  Così  con  voto  con- 
sultivo vi  è  segretario  il  prelato 
segretario  di  Propaganda.  La  con- 
gregazione particolare  della  Cina 
•venne  deputata  da  Alessandro  VII 


COX 

in  occnsione,  che  dal  medesimo  fu-; 
rono  spedili  in  quell'esfesissimo  im- 
pero i  primi  Vicari  apostolici 
[Fedi),  con  caratlei-e  vescovile.  La 
prima  adunanza  ebbe  luogo  ai  i3 
gennaio  i665;  ma  però  da  principio 
non  sembra  che  fosse  permanente, 
adunaiidosi  secondo  il  bisogno.  Di- 
venne permanente  dal  pontifica- 
to d'Innocenzo  XI,  cioè  dall'an- 
no 1677  in  poi.  In  .seguito  le 
congregazioni  si  adunavano  di  sera 
presso  il  Cardinale  prefetto  genera- 
le, recandovisi  i  Cardinali  compo- 
nenti  in  abito  corto. 

Nel  medesimo  pontificato  d'In- 
nocenzo XI,  e  nel  1671  nel  col- 
legio di  Propaganda  ebbe  origine 
la  conferenza  ecclesia«ticn,  che  ivi 
si  teneva  ogni  quindici  giorni.  Ne 
fu  promotore  il  dotto  monsignor 
Giovanni  Ciampini,  e  le  diede  per 
istituto,  di  esaminare  la  storia  ec- 
clesiastica nelle  parti  piìi  importan- 
ti, con  quel  metodo  e  scopo  che 
meritò  gli  encomi  d'Innocenzo  XI, 
e  che  descrive  il  Piazza,  Opere  pie 
p.  701,  Della  conferenza  ecclesia^ 
stica  nel  collegio  di  Propaganda 
fide.  Dell'accademia  qviivi  istituita 
da  Benedetto  XIV  sopra  i  concili 
generali  e  particolari,  di  cui  stabi- 
lì primo  segretario  monsignor  Ni- 
colò Antonelli,  poi  segretario  della 
congregazione,  si  fece  menzione  al- 
l'articolo Accademie  (Pedi). 

Dopo  r  estinzione  della  beneme- 
rita compagnia  di  Gesù  (che  Pio  VII 
fece  però  risorgei-e  piìi  gloriosa  ed 
a  cui  il  Papa  regnante  affidò  il  Col- 
legio Urbano),  compagnia  che  aveva 
coperto  il  nuovo  mondo,  e  due 
parti  dell'antico,  di  nuovi  cristiani, 
soprattutto  dopo  la  guerra  da  ogni 
banda  suscitata  nel  declinare  del 
.secolo  decorso,  contro  la  cattolica 
religione,  contro  la  santa   Sede,  ed 


CON 

il  suo  venerando  capo,  le  terre 
più  lontane,  e  remote  del  globo 
altre  volte  coltivate  con  tanto  zelo 
e  felice  successo,  vesta  vano  abban- 
donate; mancavano  qiinsi  da  per 
tutto  gli  operai  evangelici,  e  quelli 
che  ancora  travagliavano  nella  vi- 
gna del  Signore  non  vedevano  spe- 
ranza di  essere  rimpiazzati,  onde 
con  viva  fiducia  reclamavano  il  soc- 
corso divino,  tanto  pei  neofiti,  qua- 
si in  punto  di  essere  abbandonati 
alla  ignoranza  ed  alla  seduzione , 
quanto  per  gì'  infedeli,  i  quali  si 
vedevano  privi  della  preziosa  luce, 
che  già  brillava  a' loro  occhi.  Su 
questa  vista  dunque  i  missionari 
delle  Indie  orientali,  che  ancora 
rimanevano  superstiti  alla  soppres- 
sa compagnia  di  Gesù,  composero 
ima  messa  prò  fìdei  propagatìone, 
per  impetrare  da  Dio  la  conversio- 
ne delle  genti,  la  quale  presentata 
alla  sagra  congregazione  di  Propa- 
ganda fide,  e  da  questa  al  sommo 
Pontefice  Pio  YI,  fu  da  lui  appro- 
vata con  decreto  della  medesima 
congregn;ione  de'rs  marzo  1787, 
sottoscritto  dal  Cardinal  Antonelli, 
prefetto  generale,  e  da  monsignor 
Borgia,  segretario  delia  congrega- 
zione. Quindi  venne  la  messa  con- 
cessa a  tutti  i  missionari  apostolici 
per  dirla  a  loro  arbitrio,  ne'  giorni 
non  impediti,  in  tutte  le  missioni. 
Questa  messa,  che  fu  stampata  al- 
lora in  Liegi  da  Desser,  è  benissi- 
mo combinata,  dappoiché  fu  com- 
posta con  quelle  espressioni  di  ze- 
lo, di  religiosa  unzione,  e  di  quel 
vivo  ardore,  di  cui  per  l'onore  di 
Dio  è  ripiena  la  sagra  Scrittura. 
L'epistola  ed  il  vangelo  sonovi  per- 
fettamente adattati  :  1'  orazione  è 
presa  da  quelle  del  venerdì  santo, 
dove  la  carità,  e  la  tenerezza  ma- 
terna della  Chiesa  cattolica  per  tut- 


CON  247 

ti  gli  uomini,  sono  espresse  di  una 
maniera  inimitabile.  T^.  il  Feller, 
Journ.  histor.  et  litter.,  t.  VIIL  i. 
nov.  1787  n.  35?.  Questa  messa, 
che  da  principio  non  si  era  accor- 
data, se  non  che  pei  luoghi  di  mis- 
sione, ora  con  decreto  della  sagra 
congregazione  generale  del  9  ago- 
sto 1 84 1 5  confermato  dal  Papa  re- 
gnante, è  stata  concessa  anche  pel 
Collegio  Urbano,  e  per  tutte  le 
diocesi,  nelle  quali  sia  eretta  l'asso- 
ciazione della  propagazione  della 
fede. 

Lungo  del  pari  sarebbe  il  nove- 
rare le  rendite,  e  i  pii  legati  la- 
sciati con  lodevole  divisamento  a 
questa  congregazione  per  secondare 
l'istituto  santissimo,  e  supplire  alle 
immense  spese  ordinarie  e  straor- 
dinarie, cui  va  soggetta  pel  mante- 
nimento, e  pegli  aiuti  copiosi,  che 
fornisce  agi' innumerabili  suoi  vicari 
apostolici,  prefetti,  e  superiori  delle 
missioni,  missionari,  ministri,  ed  a- 
genti,  che  ha  per  ogni  parte  del 
mondo.  Non  solo  i  Romani  Ponte- 
fici, che  con  ogni  maniera  di  sol- 
lecitudini e  di  paterno  interessa- 
mento, interpongono  la  loro  salu- 
tare influenza  ed  autoi'ità  co'sovra- 
ni,  e  persino  con  quelli  pagani  ed 
infedeli ,  accompagnando  talvolta  i 
zelanti  uffìzi  con  distinti  donativi, 
affine  d'impetrare  protezione  ai  cat- 
tolici, ed  alle  missioni  ;  ma  altri 
ancora  potentemente  cooperarono 
colle  loro  pie  liberalità,  e  con  altri 
mezzi,  a  sì  tanto  scopo.  Tra  i  Pon- 
tefici vanno  rammentati ,  oltre  i 
sullodati,  Innocenzo  XII,  che  donò 
alla  congregazione  centocinquanta- 
mila scudi  d'oro,  e  Clemente  XII 
che  gliene  fornì  settantamila.  Tra 
i  personaggi  poi,  che  furono  gene- 
rosi di  soccorsi,  e  che  lasciarono 
parte,  o   tutta  la    loro    eredità  alla 


248  CON 

propaganda  Jìde,  si  Jlstinsero  ol- 
ti'ecchè  Paolo  Andreozzi,  moltis- 
simi Cardinali  ,  per  la  maggior 
parte  stati  prefetti,  e  membri  di 
essa.  Noi  per  ricordare  alcuni,  sen- 
za qui  nominare  i  tanti  benefattori 
del  collegio  Urbano,  in  quell'arti- 
colo ricordati,  faremo  menzione  dei 
Cardinali  Ferdinando  Adda,  o  Abdua, 
che  lasciò  centomila  scudi  d'oro;  Ni- 
colò Spinola  clic  donò  circa  novanta- 
mila scudi  d'oro:  e  quindi  dei  Cardi- 
nali Galamina,  Ubaldini,  Ottoboni  , 
Carrara,  Cornare,  Torregiani,  Yor- 
ck  ,  Borgia  ,  Di  Pietro,  Consalvi , 
della  Somaglia,  Arezzo  ec,  i  quali 
furono  generosi  di  disporre  in  mor- 
te di  gran  parte,  o  della  loro  in- 
tera eredità  in  vantaggio  della  con- 
gregazione, che  mai  sempre  erogò 
le  sue  rendite  con  impiegare  som- 
me cospicue,  oltre  tante  altre  bene- 
ficenze pegli  aiuti  spirituali  e  tem- 
porali de'cattolici  dipendenti  dalla 
sua  giurisdizione. 

A  voler  descrivere  quale,  e  quan- 
to estesa  sia  la  giurisdizione  eccle- 
siastica, che  la  sagra  congregazione 
esercita,  vi  vorrebbono  molti  libri. 
Di  essa  per  altro  si  fa  menzione  ai 
rispettivi,  e  analoghi  articoli  del 
Dizionario.  Laonde  ,  seguendo  il 
nostro  metodo  compendioso,  perchè 
se  ne  possa  prendere  un'idea,  ri- 
porteremo qui  appresso  il  catalo- 
go de'soli  vicari  apostolici,  delega- 
ti e  prefetti  apostolici,  per  la  prin- 
cipal  parte  insigniti  del  carattere 
vescovile,  stabiliti  con  autorità  del- 
la santa  Sede  in  ogni  parte  del 
mondo,  sotto  la  direzione  della  sa- 
gra congregazione  di  Propaganda 
fide. 

AFRICA. 

Ahissiiiia:   prefettura  apostolica. 


CON 

Capo  di  Buona  Speranza:  vicaria- 
to apostolico. 

Egitto,  ed  Arabia:  vicariato  aposto- 
lico pei  copti. 

Egitto;  vicariato  apostolico. 

Congo  :  prefettura  apostolica. 

Isola  Maurizio;  vicariato  aposto-r 
lieo. 

Isola  di  Borione',  prefettura  apo-» 
stolica. 

lìladagascar:  prefettura  apostolica, 

Marocco  :  prefettura  apostolica. 

Senegal;  prefettura  apostolica. 

Tripoli:  prefettura  apostolica. 

Tunisi:  prefettura  apostolica. 

Noteremo,  che  sapendosi  da  ul- 
timo dalla  congregazione  di  pro- 
paganda, che  nell'Africa  meridio-? 
naie,  ossia  nella  Cafreria ,  vi  è  fon-? 
data  speranza,  che  i  Cafri  possano 
essere  con  facilità  convertiti  alla 
cattolica  fede,  ha  essa  eretta  in  quei 
luoghi  una  prefettura  apostolica, 
allidandone  la  cura  ai  sacerdoti 
detti  Maristi,  della  congregazione 
stabilita  in  Lione.  Il  prefetto  desti- 
nato per  detta  missione,  quanto 
prima  si  recherà  in  quelle  vaste  re- 
gioni, con  missionari,  e  catechisti. 

AMERICA. 

America  meridionale  :  prefettura 
apostolica. 

Cajenna:  prefettura  apostolica. 

Curacao  :  prefettura  apostolica. 

Giammaica  colle  Lucaj'e  o  Baclia- 
inà,  e  la  Colonia  inglese  in  Hon- 
duras nel  Yucatan  :  vicariato  a- 
postolico. 

Gìijana  Biittanica ,  o  Demerary: 
vicariato  apostolico. 

Guadalupa:    prefettura    apostolica. 

Isola  della  Trinità  colle  Antille  in- 
glesi: vicariato  apostolico, 

Martinicca:    prefettura    apostolica. 


CON 

S.  Domingo  o  repubblica  di  Haiti'. 

delegazione  apostolica. 
S.    Pietro   e    3L'f/uelon:    prefettura 

apostolica. 
Snrinam:  prefettura  apostolica. 
Terra-nuova:  vicariato  apostolico. 
Texas:  vicariato  apostolico. 

ASIA. 

Aleppo;  vicariato  apostolico  pei 
latini ,  e  delegazione  apostolica 
pegli  orientali. 

Asia  minore:  vicariato  apostolico, 
che  si  funge  dall'arcivescovo  di 
Smirne. 

Caldea:  delegazione  apostolica. 

Cina  e  regni  adiacenti:  quattordi- 
ci vicariati  apostolici,  che  si  de- 
scrivono a  quell'articolo,  alcuni 
de'quali,  come  alcuni  di  altre  par- 
ti, hanno  il  coadiutore  insignito 
del  carattere  episcopale. 

Indie  Orientali:  nove  vicariati  a- 
postolici,  che  si  riportano  a  quel- 
l'articolo. 

Persia:  vicariato  apostolico,  eserci- 
tato dal  vescovo  di  Babilonia. 

EUROPA. 

Anhalt-  Coetlien,    Anhalt    Dessau  . 

Anhalt-Bernburg:  vicariato  apostoli- 
co, che  si  esercita  da  monsignor 
nunzio  apostolico  di  Baviera,  in- 
caricato dell'amministrazione  spi- 
rituale di  detti  luoghi, 

Bosnia  :  vicariato  apostolico. 

Costantinopoli:  vicariato  apostolico, 
che  si  esercita  dal  vicario  patriar- 
cale pei  latini. 

Germania  :  vicaiiato  apostolico  del- 
le missioni  settentrionali,  che  si 
fungeva  dall'amministratore  apo- 
stolico della  diocesi  di  Osnabru- 
ch,  col  titolo  di  pro-vicario  apo- 
stolico, ed  ora  si  eseicita  da  un 


CON  24(, 

vescovo  in  partihus,  dimorante 
nella  stessa  diocesi  di  Osnabruch. 

Gibilterra  :  vicariato  apostolico. 

Grecia:  delegazione  apostolica,  che 
si  esercita  dal  vescovo  di  Sira. 

Inghilterra:  otto  vicariati  apostoli- 
ci, che  descrivonsi  a  quell'articolo. 

S.  Maurizio,  abbazia  nel  basso  Val- 
lese,  di  cui  è  abbate,  e  primi- 
cerio del  capitolo  un  vescovo  in 
partibus. 

Mesolcina  e  Calanca:  prefettura 
apostolica. 

Moldavia:  vicariato  apostolico,  al 
presente  sotto  un  visitatore  apo- 
stolico, vescovo  in  partibus. 

Olanda:  quattro  vicariati  apostoli- 
ci, ed  una  missione  composta  di 
sette  arcipreture,  come  si  può 
vedere  in  quell'articolo.  Solo  qui 
diremo  ,  che  della  missione  delle 
sette  arcipreture  è  vice  superio- 
re l'incaricato  di  affari  della  san- 
ta Sede  all'Aia. 

Rezia  nei  Grigioni:  prefettura  apo- 
stolica. 

Sassonia:  vicariato    apostolico. 

Scozia  :  tre  vicariati  apostolici,  di 
cui  si  tratta    a    quell'  articolo. 

Sofìa  :  vicariato  apostolico. 

Svezia:  vicariato  apostolico. 

Vallachia  :  vicariato  apostolico,  al 
presente  amministi'ato  dal  vesco- 
vo di  Nicopoli, 

OCEANIA. 

Batavia:  prefettura  apostolica. 
Oceania  occidentale  :  vicariato  apo- 
stolico. 
Oceania    orientale:    vicariato   apo- 
stolico. 
Australia:  prefettura  apostolica. 

I  rapidissimi  progressi  poi  fatti 
dalla  cattolica  religione,  particolar- 
mente nella  parte  occidentale  del- 
l'Oceania, che  ha  formalo   fin  qui 


25o  CON  CON 

un  solo    vasllsslmo    vicariato    opo-  tofice  gli    ha    dato     un    coadiutore 

stolico,  determinarono  la  sagra  con-  nel     sacerdote    Guglielmo    Dovarre 

gregazioue  di- Propaganda,  nel  dar-  eletto  vescovo  di  Limisso,  Amaten- 

ne    lieto    ragguaglio    al    Papa    che  sis,  il  quale  ricevuta    in  Lione  Te- 

regna,  di     supplicarlo  insieme,  che  piscopal  dignità,    si  reca    con    vari 

si  compiacesse    agevolarne    la  cura  missionnri  novelli  destinati  al  vica- 

pastorale  con  la  erezione    per    ora  riato  Centrale,  a  consagrare  il   suo 

di  altro   vicariato    apostolico    chia-  coadiutore,     e    prestargli    assistenza 

mato    Centrale,    perchè    costituito  nel   regime  pastorale, 
con   le  regioni,    o  isole    del  centro  Oltre  i  nominati  vicari,  delegati, 

dismembrate  dall'occidentale,  e  con  e  prefetti  apostolici,  la  congregazio- 

la  elezione  del   rispettivo  vicario  a-  ne  di  Propaganda  ^r/e    esercita  la 

postolico  insignito  del  carattere  epi-  sua  ecclesiastica  giurisdizione  sui  se- 

scopale,  con  titolo,  coui'è  solito,  m  gaenti  patriarcati,    arcivescovati,  e 

partibiis.  Il  medesimo  Pontefice  ap-  vescovati  di  chiese  determinate;  con 

provò  la  risoluzione    dei    Cardinali  questo  però,  come  dicesi  meglio  al- 

della  congregazione,  e    fece  spedire  l'articolo     Concistoro    [fedi),     che 

gli   opportuni  brevi  pontificii.  tanto  degli  arcivescovi,    e    dei    ve- 

Ora  adunque  esiste  il  terzo  vica-  scovi   vicari  apostolici  delle    missio- 

riato  dell'  Oceania    detto    Centrale,  ni,  coi  vescovi  coadiutori ,    soggetti 

che  comprende  le  isole  Wallis,  Fu-  alla  sagra  congregazione,  non  si  fa 

tura,    Tenga,     Hamoa,     Witij,    la  proposizione    in    concistoro,    ma  si 

Nuova  Caledonia ,    le    novelle     He-  dichiarano  tali  per   breve    apostoli- 

bridi,  e    tutte  le    altre  isolelte    in-  co,  incombendo  però   a    monsignor 

terposte  o  adiacenti  alle  menziona-  uditore  del   Papa  l'assegnazione  del 

le.  I  limiti  precisi   del  nuovo  vica-  titolo  in  parlibiis,  a  richiesta  della 

riato,  sono  all'est  il  meridiano  che  congregazione,  come  quello  che  di 

passa  per  l'isola    di  IMangea,    ossia  tali  titoli  custodisce  il   registro.    V^. 

il  confine  stesso  fra  il  vicariato  oc-  gli  articoli  Arcivescovi,  e  Vescovi. 

cidentale,  e  l'orientale.   All' ovest  il  A   quelli  poi  degli    arcivescovati,  e 

meridiano  che  passa  per  la    punta  vescovati  in  parlihits  si    dice    se  la 

più  orientale  dell'isola    Christoval,  congregazione  abbia  vicaiMo  aposto- 

>;enza    comprenderla    nel    vicariato,  lieo,  prefetto,  collegi,  ec,  e  missio- 

Al  nord    la    linea    equizionale.    Al  ne.  Gli  arcivescovi,  e  i  vescovi  poi 

sud  finalmente    il  Tropico    di    Ca-  di   chiese  determinate  si    propongo- 

pricorno.  L'eletto  vicario  apostolico  no   al  Papa  con   decieto    consultivo 

è  monsignor    Pietro    Bataillon,   sa-  della   medesima  congregazione,    che 

cerdote  della  società  de' Maristi   di  li   approva,  o  rigetta    dalle    terne, 

Lione,  ai  quali  sono  confidati   am-  cui  riceve  dai   sinodi  provinciali,  se 

bedue  i  vicariati  occidentale,  e  cen-  degli  Stati  Uniti  d'America,  al  mo- 

trale .    Il  vicario    fu    fatto    vescovo  do  che  si  disse  al  volume  II  p.  i8, 

di  Enio  o  Enios,  anzi   per  facilita-  del   Dizionario:  e  se  deW  Irlanda 

re  la  di   lui  consagrazione,  siccome  [T'cdi),  con  quelle  prescrizioni,  che 

dimorante  nell'isole    Wallis  all'in-  riportansi  a  quell' articolo.  L'elezio- 

circa  seicento    leghe  distante    dalla  ne  poi  dei  patriarcati,  si  fa  sempre 

nuova  Zelanda,  residenza  del  vica-  dai   vescovi  di  ciascun    patriarcato , 

rio  apostolico  occidentale,    il    Pon-  meno  il  caso  che  il  Papa,  ad  insi- 


CON 
niiazione  tlella  sagi-a  congrpga/ione, 
elegga  un  coadiutore  al  patriarca 
■vivente,  o  che  la  santa  Sede  per 
l'elezione  del  patriarca,  non  creda 
necessario  l'adottare  qualche  straor- 
dinario divisamento,  Seguita  che 
sia  l'elezione,  il  patiiaica  novello, 
unitamente  a  quelli  che  ebbero 
parte  all'elezione  ,  invia  alla  con- 
gregazione gli  atti  di  essa  per  fìir 
fede  della  canonica  procedura,  loc- 
chè  essendo  di  fatto,  la  congre- 
gazione supplica  il  Pontefice  ad  ap- 
provare l'eletto,  e  a  dargli  il  pallio 
dopo  averlo  dichiarato  in  concisto- 
ro. Ecco  la  nota  de'  patriarcati,  ar- 
civescovati ,  e  vescovati  dipendenti 
per  la  Sede  apostolica  dalla  congre- 
gazione di  Propaganda,  i  quali  tutti 
hanno  articoli  nel  Dizionario. 

/Antiochia  de'  greci  3Ielcliìti ,  pa- 
triarcato. Questo  patriarca ,  per 
concessione  pontificia  ,  può  eser- 
citare come  amministratore  la 
sua  giurisdizione  su  quella  na- 
zione anche  nel  patriaicato  Ales- 
sandrino, e  di   Gerusalemme. 

Antiochia  de'  Maroniti,  patriarcato. 

Antiochia  de'  Siri,  patriarcato  cor» 
r amministrazione  della  chiesa  ar- 
civescovile di  Gerusalemme  di 
rito  siriaco. 

Babilonia,  patriarcato  de' Caldei. 

Cilicia,  patriarcato  degli    Armeni. 

Adelaide  y  vescovato  nell'Australia 
meridionale,  nella  nuova  Olanda, 
eretto  nell'aprile    i84'2. 

Achonry,  vescovato  nell'  Irlanda. 

Alesio,  vescovato  in   Albania. 

Andros,  vescovato   nel  mare  Egeo. 

Antivari,  arcivescovato  nell'Albania. 

Ardagli,  vescovato  nell'  Irlanda. 

Armagh,  arcivescovato  nell'Irlanda. 

Jìahilonia,  vescovato  nell'  Asia. 

Baltimora,  arcivescovato  dell'Ame- 
rica settentrionale. 


CON  35 1 

BnrdsTùwn,  vescovato  negli  Stali 
Uniti  Americani.  Oggidì  ebbe  dal 
Papa  regnante  anche  il  titolo  di 
Louis  lille,  ove  il  vescovo  fu 
autorizzalo  a  l'isiedere. 

Boston,  vescovato  negli  Stati  Uniti 
Americani. 

Cashel,  arcivescovato  nell'lilanda. 

Charlestown ,  vescovato  negli  Slati 
Uniti   di   America. 

Charlotletown ,  vescovato  nell'isola 
del  principe   Odoardo. 

Chelma,  e  Èelzi  unite  di  rito  gre- 
co, vescovati  in  Polonia. 

Cincinnati,  vescovato  negli  Stati 
uniti  di   America. 

Clogher,  vescovato  nell'  Irlanda. 

Clonfert,  vescovato  nell'Irlanda. 

Cloyne,  e  Ross,  vescovati  nell'  Ir- 
landa. 

Corfà,  arcivescovato  nell'Isole  Jo^ 
nie. 

Cork,  vescovato  nell'Irlanda. 

Costantinopoli ,  metropolitano  pri- 
maziale  pegli  armeni. 

Crìsio,  vescovato  di  rito  greco  unita 
in  Croazia. 

Derry,  vescovato  nell'Irlanda. 

Detroit,  vescovato  nel  Michigan  ne- 
gli Stati   Uniti  di  America. 

Down,  e  Conno r ,  vescovati  uniti 
nell'Irlanda. 

Dromore,   vescovato  noli'  Irlanda, 

Dublino,  arcivescovato  nell'Irlanda, 

Duhuque,  vescovato  nel  territorio 
Visconsin  nelf  America  setten- 
trionale. 

Durazzo,  arcivescovato  in  Maceda-s 
nia, 

Elphin,  vescovato  in  Irlanda. 

Emily,  vescovato  nell'Irlanda. 

Fernes,  vescovato  nell'  Irlanda. 

Filadelfia ,  vescovato  negli  Stati 
Uniti   di   America. 

Fogaras,  vescovato  di  rito  greco  in 
Transilvania. 

Galway,  vescovato  dell'  Irlanda. 


l'i'ì  CON 

Gran-  Vamdino  di  rito  greco  unito, 
vescovato  in  Unglieria. 

Halifax,  vescovato  nella  Nuova 
Scozia. 

Hispahan,  vescovato  in  Persia. 

Hoherlnwii ,  vescovato  nella  terra 
di  Vandieiiien,  ossia  Tasmania 
nella  nuova  Olanda,  eretto  nel 
1842. 

Kerry  ed  Jgadon,  vescovati  nell'Ir- 
landa. 

Kildare,  e  Leighlìn ,  vescovati  nel- 
r  Irlanda. 

Killalaj  vescovato  nell'  Irlanda. 

Killaloe,   vescovato  nell'  Irlanda. 

Kilfcnora,  e  Kilinacduagli,  vesco- 
vati uniti   neir  Irlanda. 

Kilrnore,  vescovato   nell"  Irlanda. 

KirigstoHj  vescovato  nell' alto  Cana- 
da. La  parte  occidentale  dell'al- 
to Canada  è  stata  eretta  in  ve- 
scovato distinto  da  Kingston,  ma 
non  si  è  stabilito  ancora  il  ti- 
tolo della  sede. 

Leopoli,  arcivescovato  di  rito  ar- 
meno in   Polonia. 

Leopoli,  Halicia,  e  Camenec,  arci- 
vescovati uniti  di  rito  greco  ru- 
teno, nella  Galizia  Polono- Au- 
striaca. 

Limerich,  vescovato  nell*  Irlanda. 

S.  Louis,  vescovato  nel  territorio 
di  Missouri  negli  Stati  Uniti  di 
America. 

Luceorìa,  e.  ZyLonierilz,  vescovati 
uniti  di  rito  ruteno  nella  Wo- 
lìnia. 

Luck  ed  Ostrog,  vescovato  di  rito 
greco  ruteno  nella  Wolinia. 

Marcarla,  e  Trebigna,  vescovati  uni- 
ti nella  Dalmazia  turca. 

Mealh,  vescovato  in  Irlanda. 

Miiisck,  o  Minsko,  vescovato  di  ri- 
to greco  ruteno  unito,  in  Litua- 
nia. 
Mobile,  vescovato  nell'Alabama,  ne- 
gli Stati  Uniti  di  America. 


CON 

Montreal,  vescovato  nel  basso  Ca- 
nada. 

Munkats,  vescovato  di  rito  greco 
unito,  neir  Ungheria. 

Nnnkin,  vescovato  nella  Cina. 

Nashville,  vescovato  nel  Tennesee , 
neir  America  settentrionale. 

Natchez,  vescovato  nello  stato  del 
IMissisipl  neir  America  settentrio- 
nale. 

Naxivan,  arcivescovato  nell'  Arme- 
nia. 

Naxosy  0  Naxia,  arcivescovato  nel- 
r  Arcipelago. 

Nicopoli,  vescovato  in  Bulgaria. 

Nuova  Orleans ,  vescovato  negli 
Stati  Uniti  di  America. 

Nuova  Yorck,  vescovato  negli  Stati 
Uniti  di  America. 

Ossory,  vescovato  nell'  Irlanda. 

Pekiiio,  vescovato  nella  Cina. 

Pinsco,  e  Turcovia^  vescovati  uniti 
di  rito  greco  ruteno  in  Lituania. 

Poloscko,  arcivescovato  di  rito  gre- 
co ruteno,  a  cui  sono  unite  le 
chiese  di  Orsa,  Micislavia,  e  Vi- 
tepesco  nell'Alba  Russia. 

Presinilia  ;  Sanocia ,  e  Samhoria 
unite,  di  rito  greco  ruteno  nella 
Galizia. 

Pulati,  vescovato  nell'  Albania. 

Qucbech,  arcivescovato  nel  Canada 
nell'America  settentrionale. 

Raphoe,  vescovato  nell'  Irlanda. 

Richmond,  vescovato  negli  Slati  U- 
niti  di  America. 

Santorino,  vescovato   nell'  Arcipela- 
go, o  mare  Egeo. 
Sappa,  vescovato  in  Albania. 
Scio,  vescovato  nell'isola  di  Scio. 
Scopia ,   arcivescovato  nella  Servia. 
Scutari,  vescovato  in  Albania. 
Sira,  vescovato  nell'Arcipelago. 
Smirne,  arcivescovato  nell'Asia  mi- 
nore. 
Sofia,  arcivescovato  nella  Servia. 
Supraslìa,  vescovato  di    rito    greco 


CON 

ruteno  unito,  nella  Prussia  orien- 
tale. 

Sydney^  arcivescovato  nella  nuova 
Galles  meridionale. 

Tanger,  vescovato  in  Africa. 

Tinej  e  Micone,  vescovati  uniti  nel- 
r  isola  del  medesimo  nome,  nel- 
r  Arcipelago. 

Tuam,  arcivescovato  nell'Irlanda. 

Uladiiniria,  e  Bresta,  vescovati  uni- 
ti ,  di  rito  greco  ruteno  nella 
Wolinia,  e  Lituania 

yincennes ,  vescovato  nell'Indiana 
negli  Stati  Uniti  di  America. 

JVaLerfordj  e  Lisinore^  vescovati 
uniti  nell'Irlanda. 

Zante  e  Ccfalonia ,  vescovati  uniti 
nelle  Isole  Jonie. 

Delle  accademie  che  si  tennero 
nel  Collegio  Urbano,  dell'accade- 
mia per  la  festa  dell'Epifania  del 
Signore ,  di  alcune  sagre  funzioni, 
delle  conclusioni ,  e  delle  annuali 
esequie,  che  per  i  Cardinali,  e  be- 
nefattori della  congregazione  si  ce- 
lebrano nella  contigua  chiesa ,  col- 
r  intervento  de'  Cardinali  della  con- 
gregazione di  Propaganda,  si  tratta 
air  articolo  Collegio  Urbano  ,  ove 
sono  pure  notizie  relative  riguar- 
danti tanto  i  Cardinali  della  con- 
gregazione, che  il  Cardinal  prefetto 
generale,  ed  il  pielato  segretario. 

Questo  colossale  e  mirabile  sta- 
bilimento pio,  nelle  ultime  deplo- 
rabili vicende,  in  cui  lo  stalo  pon- 
tificio soggiacque  a  straniere  inva- 
sioni, ed  al  più  grave  depaupera- 
mento, soffrì  vistose  perdite.  A  ri- 
parare in  parte  a  queste ,  e  pei 
crediti  che  la  sagra  congregazione 
aveva  colla  camera  apostolica,  il 
Pontefice  Pio  VII,  nel  1817^  depu- 
tò espressamente  una  congregazione, 
composta  dei  Cardinali  Lilla  pre- 
feltu  generale,   Pacca  camerlengo  di 


CON  253 

s.  Chiesa,  Consalvi  segretario  di  sta- 
to, e  dei  prelati  Guerrieri  tesoriere 
generale,  e  Pedicini  segretario  del- 
la stessa  Propaganda.  11  risultato  si 
fu,  I."  che  Pio  VII  dichiarò  la 
congregazione  esente  da  tutti  i  pub- 
blici dazi  e  le  imposizioni,  cosi 
presenti  come  future  a  norma  della 
citata  costituzione  di  Urbano  Vili, 
Inunorialisj  2.°  che  la  camera  apo- 
stolica pagasse  alla  congregazione  il 
mensile  assegno  di  scudi  duemila* 
Quindi  col  moto  proprio  de'  19 
giugno  1817  il  medesimo  Pio  VII 
cedette  alla  congregazione  i  diritti 
della  cameia  apostolica  sugli  Spogli 
[Vedi).  E  siccome  il  prodotto  di  essi 
consideravasi  oltrepassare  di  molto 
annui  scudi  trentamila,  dispose  che 
l'eccedenza  d' introito  di  tal  somma 
si  passasse  alla  stessa  camera,  la 
qual  cosa  non  fu  mai  possibile  di 
effettuare,  dappoiché,  ad  onta  della 
piìi  diligente  ed  esatta  amministra- 
zione, sotto  la  dipendenza  imme- 
diata del  Cardinal  prefetto  dell'  e- 
conomia  di  Propaganda  prò  tem- 
pore, come  presidente  di  tale  azien- 
da, mai  s'introitò  il  supposto  pro- 
dotto ,  ma  solo  poche  migliaia  di 
scudi.  L' uffizio  di  questa  azienda 
degli  spogli  esiste  nel  palazzo  della 
congregazione  di  Propaganda. 

Attualmente  la  congregazione  si 
compone  del  Cardinal  prefetto  ge- 
nerale, che  riunisce  la  prefettura 
della  celebre  stamperia  di  propa- 
ganda, del  Cardinal  prefetto  dell'e- 
conomia, e  di  altri  ventisei  Cardi- 
nali ;  d'ini  prelato  segretario,  che 
ordinariamente  viene  da  questa  im- 
portante carica  elevato  al  cardina- 
lato, d'un  prolonolario  apostolico, 
di  ventidue  consultori  ec.  Nella  se- 
gretaria cinque  sono  i  minutanU, 
con  diversi  scrittori,  oltre  quello  in- 
caricalo per  le  materie  delle  udicn- 


254  COìi  CON 
ze  del  Papa,  Cos'i  l'archivio,  la  com-  gazione ,  nel  suddetto  palazzo  a 
putisteria  hanno  ufficiali,  e  subai-  piazza  di  Spagna.  Tutti  i  Caidina- 
terni;  in  una  parola  ripeteremo,  li  v'intervengono  in  abito  cardina- 
che  numerosissimo  è  il  ministero  iizio,  e  i  monsignori  segretario  e 
in  servizio  della  sagra  congregazio-  protonotario  apostolico  in  abito  pre- 
ne,  essendo  proporzionato  alia  sua  la  tizio.  Il  Lunadoro,  Rclaz.  della 
giurisdizione,  e  corrispondenze.  Va  corte  di  Roma  dell'edizione  del 
però  notato,  che  talvolta  il  Cardi-  1646,  dice  che  prima  v'interveni- 
nal  prefetto  della  stamperia  fu  un  vano  anche  i  prelati,  1'  assessore  del 
Cardinale  diverso  (sempre  però  uno  s.  offizio,  che  talvolta  era  un  carae- 
de'membri  della  congregazione),  e  riere  d'onore  del  Papa,  ed  il  giu- 
che  per  assenza  del  prefetto  gene-  dice  della  medesima  congregazione, 
rale  venne  dichiarato  dal  Papa  un  ch'era  un  referendario  d'ambedue 
Cardinale  pro-prefetto  colle  facoltà  le  segnature.  Della  giurisdizione  dei- 
ordinarie,  che  in  virtù  del  breve  la  congregazione  il  medesimo  au- 
apostolico  di  deputazione  dei  pre-  loie  parla  nell'edizione  del  1774 
fetti  ad  essi  competono.  In  quanto  colle  note  del  Zaccaria,  voi.  II,  ca- 
poi  riguarda  il  protonotario  aposto-  pò  XVI,  della  congregazione  di 
lieo  partecipante,  che  interviene  al-  Propaganda  Jìde. 
le  congregazioni  generali  di  Propa-  Oltre  alle  congregazioni  genera- 
ganda,  esso  viene  destinato  dal  Pa-  li,  ogni  settimana  hanno  luogo  nel- 
pa.  Il  primo  fu  eletto  nell'adunan-  le  camere  del  Cardinal  prefetto  ge- 
za  generale  tenuta  da  Urbano  Vili  nerale  i  congressi,  cui  intervengo- 
co  Cardinali  della  congregazione  ai  no  il  prelato  segretario,  e  i  minu- 
6  febbraio  1626,  coH'obbligo  di  tanti.  Riferiscono  essi  le  corrispon- 
trovarsi  sempre  presente  alle  con-  denze  epistolari,  e  si  trattano  in  tal 
gregazioni  generali,  e  dove  in  esse  congresso  gli  afiliri  ,  stabilendosi 
SI  parli  dei  missionari  ,  ed  altri  inoltre  quelli  per  riferirsi  da  mon- 
dipendenti  dalla  Propaganda,  che  signor  segretario  nell'ordinaria  u- 
solfrirono  glorioso  martirio  per  la  dienza,  che  nella  sera  delle  do- 
propagazione  della  fede,  il  protono-  meniche  ha  dal  Pontefice  ,  da  cui 
tarlo  ne  registra  gli  atti,  e  ne  fa  il  implora  quelle  grazie  delle  quali  non 
processo  secondo  il  suo  uffizio.  Ur-  ha  facoltà  il  prefetto  generale.  Il 
bano  Vili  gli  attribuì  anche  alcu-  medesimo  segretario  suole  in  que- 
ne  anologhe  facoltà.  31a  su  questo  ste  udienze  presentare  al  Papa  i 
punto  si  tratta  più  a  lungo  a  Pro-  vescovi,  prefetti,  missionari  ed  aluu- 
tonotari  apostolici  (Vedi).  Solo  ag-  ni  di  Propaganda  fide,  che  par- 
giungeremo,  che  tra  i  prelati  an-  tono  per  la  loro  destinazione,  o  che 
noverati  da  Gregorio  XV  alla  con-  vengono  in  Roma, 
gregazione,  vi  fu  Gio.  Battista  A-  Anche  il  Cardinal  prefetto  dcl- 
gucchi  protonotario  apostolico.  l'economia  tiene  i  congressi  econo- 
La  congregazione  generale  ordi-  mici,  cui  intervengono  il  prelato 
nariamente  si  aduna  circa  ogni  me-  segretario,  e  i  ministri  dell'azienda 
se  nel  lunedì  mattina,  e  se  vi  è  il  di  Propaganda,  per  le  sue  rendite, 
concistorOj  si  trasporta  al  seguente  amministrazione,  spese  ec.  Chi  bra- 
giorno.  La  congregazione  si  tie-  masse  ulteriori  notizie  su  questa 
ne  nelle  camere  della  stessa  coogie-  sagra  congregazione,  sul  suo  islitu- 


COiN 

to,  e  suoi  singolari  pregi,  oltre  i 
relativi  articoli  del  Dizionario,  po- 
trà consultare  i  scgucnli  autori: 
Carlo  Baitolommeo  Piazza,  Opere 
pie  di  Roma,  pag.  749  t^  ^"^g-  ^^'^' 
la  congregazione  di  Propaganda 
Jide;  Gregorii  Xf^  conslilulio  ere- 
ctionis  s.  Congregai,  de  Propagan- 
da Jide,  Bruxellis  iGaS;  Breve 
Compendiuni  ìdsloriae  congr.  Car- 
dinaliiua  de  Prop.  jide  a  Thopli. 
Sigfrido  Bayero,  et  Carolo  Meiizc- 
lio  edituin,  E.egiomonte  i'j'21;  Li- 
ùellus  divixioids  provinciarwn  orbis 
terraruni  prò  Cardinalibus  de  Pro- 
paganda fide,  E.oniae  lyp.  ejusdem 
Sac.  Congr.  Tli.  ed.  Amidenius,  de 
Pielale  Romana;  Collegìiini  de  pio- 
paganda  in  universum  mnnduni  per 
sacerdoLes  saecularcs  Calholica  fi- 
de, pag.  17;  Jacobo  Coliellio,  No- 
tilia  Garrii nalatus,  congregatio  III 
De  propaganda  Jide.  Il  prutestanLe 
Mattia  Ziuìmermann,  nel  libro,  che 
sotto  il  nome  di  Doroteo  Asciano 
pubblicò  nell'anno  1670  in  Lipsia, 
de  Mondbus  pielalis  Romanensibus, 
credè  di  farsi  onore,  ristampan- 
do l'elenco  de' libri  in  varie  lin- 
gue impressi  per  ordine  della  con- 
gregazione nel  i63()  nella  .sua  lipo- 
gralia.  Soprattutto  è  a  vedersi  il 
BuHarium  Pontificium  Sac.  Congr. 
de  Propaganda  fide,  che  coi  tipi 
del  Collegio  Urbano,  con  nobile  ed 
utile  divisamento  {'a  pubblicare  la 
sagra  congregazione  dal  1889  in 
poi,  avendo  pubblicato  nel  1841 
il  quinto  tomo  in  fòglio. 

Piiporleiemo  la  serie  de' Cardi- 
nali prefetti  generali,  dopo  i  Car- 
dinali Sauli,  e  Ludovisi  suinmento- 
vati,  che  progressivamente  si  suc- 
cessero, e  le  cui  notizie  biografiche 
si  potranno  leggere  ne' rispettivi  ar- 
ticoli. Ci  permetteremo  ancora  di 
aggiungere  la  serie  de'  prelati  segrc- 


tari  di  Propaganda  per  l' imporr 
tante  loro  ufficio,  che  in  uno  a 
quello  de'  Cardinali  prefetti  genera- 
li, li  rende  conosciuti  per  tutto  il 
mondo,  poiché  scrivono  le  lettere, 
che  si  spediscono  in  nome  della 
sagra  cougregazioue.  Ebbi  campo 
di  tesserne  la  serie  allorché  compi- 
lai nel  1828  le  Notizie  sloriche  in 
occasione  che  Leone  XII,  nel  con- 
cistoro de'  i5  dicembre,  pubblicò 
Cardinale  il  prelato  Pietro  Caprano 
segretario  d'allora,  ed  al  quale 
presentai  le  dette  notizie  in  o- 
maggio  di  venerazione  e  rispetto. 
Nelle  ricerche  per  tali  notizie  ebbi 
anzi  la  ventura  di  l'invenire  quel- 
le di  tre  segretari,  non  registrati 
nell'elenco  del  prezioso  archivio  del- 
la congregazione,  per  cui  di  mia 
mano  ve  le  aggiunsi. 

Ebbi  l'onorevole  incarico  di  far 
l'indice  generale  ragionato  di  que- 
sto immenso  e  pregevole  archivio 
nel  principio  del  i83o,  mentre  era 
prefetto  generale  il  Cardinal  Cap- 
pellari,  ora  regnante  Pontefice,  e 
segretario  monsignor  Castracane , 
ora  amplissimo  Cardinale  peniten- 
ziere maggiore  ;  operazione  ardua  , 
e  laboriosa  che  intrapresi  col  mas- 
simo piacere,  e  con  coraggio  con- 
dussi, ma  che  nel  declinar  dello 
stesso  anno  dovetti  tralasciare,  pel 
conclave  ed  assunzione  al  pontifica- 
to di  Gregorio  XVI.  E  sebbene 
poi  fossi  invitato  a  riassumerla,  per 
mancanza  di  tempo  non  la  potei 
recare  ad  effetto. 

Serie  dei  Cardinali  prefetli  gene- 
rali, e  di  alcuni  allri  prefelti. 

Anlorào  Barberini,  fiorentino,  cap- 
puccino, degno  fratello  di  Urba- 
no VIII,  che  lo  creò  Cardinale 
nel  1624.;  e  quindi  a' 29  diceni- 


256  CON 

bre  i63i  gli  affidò  la  prefettu- 
ra. Fu  uno  de'  principali  bene- 
fattori dei  Collegio  Urbano,  e 
mori  nel    1648. 

Antonio  Barberini,  fiorentino,  ni- 
pote di  Urbano  Vili,  che  nel 
1607  Io  creò  Cardinale,  surro- 
gandolo poi  al  proprio  fratello 
nella  prefettura  :  mori  nel  1671. 

Luigi  Capponi,  fiorentino,  Cardi- 
nale di  Paolo  V,  fatto  prefetto 
da  Innocenzo  X,  allorché  il  pre- 
cedente Cardinal  Barberini  si  ri- 
tirò in  Francia,  non  ritornando 
in  Pioma,  che  nel  i653:  mori 
nel   1659. 

Palazzo  Paluzzi  degli  Alherloni 
Altieri,  romano.  Cardinale  di 
Alessandro  VII.  Fu  adottato  per 
nipote  da  Clemente  X,  il  quale 
per  la  morte  del  sopraddetto  Car- 
dinal Barberini,  nel  1671  lo 
dichiarò  prefetto  :  terminò  i  suoi 
giorni  nel    1 698. 

Carlo  Barberini,  romano,  pronipo- 
te d'Urbano  Vili,  fatto  Cardi- 
nale da  Innocenzo  X,  e  prefet- 
to nel  1698  da  Innocenzo  XII  : 
mori  nel    i  704. 

Giuseppe  Sagripanli,  di  Narni ,  ri- 
formatore de'  tribunali  di  Pioma 
per  ordine  d'Innoceuzo  XII  cbe 
in  premio  lo  creò  Cardinale  : 
indi  nel  1704  venne  fatto  pre- 
fetto da  Clemente  XI,  e  morì 
nel    1727. 

Fincenzo  Petra,  napolitano,  Car- 
dinale di  Benedetto  XIII,  che 
inoltre  nel  1727  lo  nominò  pre- 
fetto :  morì  nel    1 747- 

Silvio  Valenti  Gonzaga,  di  ]Man- 
lova,  creato  Cardinale  da  Cle- 
mente XII,  e  prefetto  da  Bene- 
detto XIV:    morì  nel    1756. 

Giuseppe  Spinelli,  napolitano,  Car- 
dinale di  Clemente  XII,  poscia 
nel    1736  (licliiarato  prefetto  da 


CON 
Benedetto  XIV:  morì  nel  1763. 

Prospero  Sciarra  Colonna,  roma- 
no. Cardinale  di  Benedetto  XIV, 
prefetto  dell'economia  :  morì  nel 
1765. 

Giuseppe  I\Iaria  Castelli,  milane- 
se. Cardinale  di  Clemente  XIII, 
e  dal  medesimo  nel  1763  fatto 
prefetto,  morì  nel    1780. 

Leonardo  Antonelli,  di  Sinigaglia, 
Cardinale  di  Pio  VI,  che  nel 
1780  lo  fece  prefetto  generale, 
prefetto  della  stamperia,  degli 
studi  del  Collegio  Urbano,  e  del- 
la congregazione  della  correzione 
de'  libri  della  Chiesa  orientale. 
Egli  fu  il  primo  che  rinunziasse 
alla  prefettura  generale,  il  che 
accadde  nel    1793. 

Luigi  Valenti  Gonzaga,  di  Man- 
tova, Cardinale  di  Pio  VI,  pre- 
fetto dell'  economia,  morì  nel 
1808. 

Giacinto  Sigismondo  Gerdil  della 
diocesi  di  Ginevra,  barnabita, 
fatto  da  Pio  VI  prima  Cardi- 
nale, e  poi  nel  179^  prefetto; 
carica,  che  in  seguito  rinunziò  : 
morì  nel    1802. 

Romualdo  Braschi  Onesti,  di  Ce- 
sena, nipote  di  Pio  \  I,  creato 
da  lui  Cardinale,  e  da  Pio  VII 
fatto  prefetto  dell'economia,  mo- 
rì nel    181  7. 

Stefano  Borgia,  di  Velletri,  già  se- 
gretario di  Propaganda,  e  Car- 
dinale di  Pio  VI.  Essendo  poi 
vacata  la  prefettura  per  la  ri- 
nunzia emessa  in  Venezia  nel 
1800  dal  Cardinal  Gerdil,  Pio 
VII  la  conferì  al  Borgia,  che  ces- 
sò di  vivere  in  Lione  nel  1804, 
mentre  accompagnava  il  Pontefi- 
ce a  Parigi. 

Antonio  Dugnani,  milanese.  Cardi- 
nale di  Pio  VI.  Per  morte  del 
Cardinal  Borgia,    avvenuta  a'  23 


CON 
novembre,  Pio  VII,  con  biglietto 
di  segretaria  di  slato  de'  i5 
dicembre  i8o4>  Io  destinò  in 
pro-prefetto  sino  al  suo  ritorno 
in  Roma,  con  tutte  le  facoltà 
ordinarie  e  le  straordinarie,  che 
per  l'assenza  del  Papa  da  Roma 
erano  state  concedute  al  defunto 
Cardinal  Borgia,  colla  dichiara- 
zione che  tutte  le  risoluzioni,  le 
quali  si  sarebbono  prese  dalla 
congregazione  generale,  a  plura- 
lità di  voti ,  si  potessero  fare 
eseguire  come  confermate  dall'au- 
torità pontifìcia. 

Micliele  di  Pietro,  di  Albano,  Car- 
dinale di  Pio  VII,  che  nel  1806 
lo  fece  prefetto,  e  durò  sino  al 
1814. 

Lorenzo  Lilla,  milanese.  Cardinale 
di  Pio  VII,  e  da  lui  nel  i8i4 
fatto  prefetto,  ufficio  che  eserci- 
tò sino  al  settembre  1818.  Fu 
anche  prefetto  della  stamperia, 
e  della  correzione  de'  Hbri  orien- 
tali. 

Francesco  Fontana  di  Casalmag- 
giore,  barnabita,  Caixlinale  di  Pio 
VII,  che  nel  18 18  lo  fece  pre- 
fetto della  congregazione,  della 
stamperia,  e  della  correzione  dei 
libri  orientali  ec.  :  morì  nel  1822. 

Gio.  Filippo  Gallerati  Scotìi,  mi- 
lanese, Cardinale  di  Pio  VII, 
che  nel  1817  lo  fece  prefetto 
dell'economia. 

Luigi  Ercolani,  di  Foligno,  Cardi- 
nale di  Pio  VII,  e  nel  1819 
fatto  prefetto  dell'economia. 

Ercole  Consah'i,  romano.  Cardina- 
le, e  celebre  segretario  di  stato 
di  Pio  VII,  venne  fatto  prefetto 
nel  1823  da  Leone  XII,  e  morì 
a' 24  gennaio    1824. 

Giulio  Maria  della  Sornaglia,  pia- 
centino. Cardinale  di  Pio  VII,  e 
come  segretario  di  stato  di   Leo- 

VOL.     XVI. 


CON  257 

ne  XII ,  restò  prò- prefetto  di 
questa  congregazione,  cioè  dai  2  5 
gennaio  1824,  sino  ai  1  ottobre 
1826. 

Tommaso  Rìario  Sforza^  napolita- 
no. Cardinale  di  Pio  VII,  da 
Leone  XII  venne  fatto  prefetto 
dell'economia  nel  dicembre  1825. 

D.  Mauro  Càppcllari  di  Belluno, 
abbate  camaldolese ,  fu  creato 
Cardinale  da  Leone  XII,  e  ai 
2  ottobre  1826  venne  fatto  pre- 
fetto generale,  e  della  stamperia  , 
e  fu  il  primo  prefetto  ad  avere 
la  residenza  nel  palazzo  della 
congi^egazione:  quindi  ai  2  feb- 
braio i83i  divenne  il  primo 
tra  i  Cardinali  prefetti,  che  fos- 
se innalzato  al  pontificato.  Go- 
verna tuttora  egli  la  Chiesa  uni- 
versale col  nome  di  Gregorio  XVI. 

Carlo  Maria  Pedicini  di  Benevento, 
già  segretario  di  Propaganda,  fu 
da  Pio  VII  creato  Cardinale  ,  e 
da  Gregorio  XVI  venne  fatto 
suo  successore  nella  prefettura,  e 
nel  1834  vice-cancelliere  di  s. 
Chiesa. 

Giacomo  Filippo  Fransoni,  genove- 
se. Cardinale  di  Leone  XII,  fat- 
to da  Pio  Vili  nel  i83o  pro- 
prefetto dell'  economia ,  quindi 
da  Gregorio  XVI  nel  1834  pre- 
fetto   generale,  e  della  stamperia. 

Mario  Malici  di  Pergola,  fatto  Car- 
dinale da  Gregorio  XVI,  e  poi 
nel  1834  prefetto  dell'economia. 

Serie  dei  prelati   segretari    di  Pro- 
paganda fide.  Le  notizie  biogra- 
fiche di  quelli  divenuti  Cardina- 
li   si  possono    vedere  a'  rispetti- 
vi articoli  del  Dizionario. 

Francesco  Ingoli,  fatto  segretario 
da  Gregorio  XV  nel  1622,  eser- 
citò l'ufllzio  sino  al  1649.   Questo 

17 


258 


CON 


rispetlabilissimo  prelato  da  Grego- 
rio XV  fu  anche  destinato  segre- 
tario alla  'congiegazione   da  quel 
Papa  stallili  la  per  compilare  il  ce- 
rimoniale pel  conclave  che  appro- 
vò colla    bolla  Decct  Roinanuin. 
Dionisio  Glossari  ,    dichiarato    se- 
gretario  nel     1 649    a'  3o    agosto 
da  Innocenzo  X,  funse  il   segreta- 
riato sino  al  mese  di  aprile  1657. 
Mario  Albeiici,   napolitano,  fu   no- 
minato   segretario   da  Alessandro 
VIF,  a' 7  maggio    1657,   e  quindi 
nel  1664  dal  medesimo  Pontefice 
venne  promosso  a   segretario  dei 
vescovi  e  regolari.  Nell'anno  1674 
Clemente  X  l'inviò  nunzio  a  Vien- 
na, e  nell'anno  appresso   lo  creò 
Cardinale;  fu  egli  il  primo  segre- 
tario,  che    dopo    l'indicata    pro- 
mozione venisse  elevato  al  cardi- 
nalato. 
Domenico  Maria   Corsi,    fiorentino, 
fu   pro-segretario  per  alcun   tem- 
po, e  dipoi  nel  1686,  venne  crea- 
to Cardinale  da   Innocenzo  XI. 
Girolamo  Casanata,  napolitano,  da 
Clemente  IX   nel    1667    fu   fatto 
segretario,  e    nell'aprile    1668  fu 
promosso    all'  assessorato    del    s. 
offizio,   mentre    da   Clemente    X 
venne  fatto  segretario   de'vescovi 
e  regolari,  e  poi    nel    1678  con- 
seguì la  sacra  porpora. 
Federico  Uhaldi,  arcivescovo  di  Ce- 
sarea, fu  dichiarato  segretario  da 
Clemente  IXa'17  maggio    1668, 
ed  esercitò  la  carica  sino  al  mar- 
zo   1673. 
Francesco   Ravizza,    arcivescovo    di 
Laodicea,  da   Clemente  X,  a'  ?.o 
novembre    1G73,  nom.inato  segre- 
tario. Esercitò  una   tal  carica  si- 
no  al   maggio    1G75. 
Urbano    Cerri,   lomano,   nel    1675 
fu  fatto    .segretario  da    Clemente 
X,  e  mori  nel  i  G79. 


COiN 
Ocloardo  Cibo,  patriaica  di  Costan- 
tinopoli, nel     1680  da   Innocenzo 
XI    venne    nominato     segretario; 
e  lasciò  un  tale;  uffizio  nel    1^9*). 
Carlo  Agostino  Fabronl  di  Pistoia, 
parente  di    Clemente  IX,  da   In- 
nocenzo XII    fu   fatto    segretario 
de'memoriali,  e  nel  169?  di    Pro- 
paganda   fide.    Fu   il    primo  che 
da  questa  carica  fosse  creato  Car- 
dinale;  la    qual    dignità   gli    ven- 
ne conferita   da  Clemente  XI   nel 
maggio    1706. 
Ulisse    Giuseppe     Gozzadinì,    bolo- 
gnese, da   Clemente   XI  fu  fatto 
pro-segretario,    e    poi     Cardinale 
nel    1709. 
Antonio   Banchieri  di  Pistoja,  pro- 
nipote di   Clemente  IX,   da   vice- 
legato d'Avignone,  a' I  6  novem- 
bre   r7o6,    da    Clemente  XI    fu 
dichiarato  segretario,    e    nell'ot- 
tobre   1707   assessore   del  s.  olii- 
cio.   Nel     1712    divenne    segreta- 
rio di   consulta,  e  poi  Benedetto 
XIII   nel    1724  lo  fece  governa- 
tore di  Roma,  e  finalmente  Car- 
dinale nel    1726. 
Carlo   Collicola  di  Spoleto,  per  \\\\ 
tempo  fece  da  pro-segretario  ,  e 
dopo  varie  caiichc,  da  Benedetr 
to  XIII  nel  1726    fu  elevato  alla 
porpora. 
Sih'io    de'  Cavalieri,  romano,    arci- 
vescovo di    Atene,    da    Clemente 
XI   fu  nominato  segretario  il  pri- 
mo di  novembre    1707,  ed  eser- 
citò la  carica  sino  agli     1 1    gen- 
naio   1717. 
Domenico   Passionei  di  Fossombro- 
ne,  da    nunzio    d'Olanda    venne 
da   Clemente  XI   nel     17 19    no- 
minato segretario,  indi  fu  man- 
dato   agli    svizzeri    per     nunzio , 
nella  quale  qualifica    fu    inviato 
a   Vienna,   e  nel    1738  lo  stesso 
Pontefice  lo  creò  Cardinale. 


CON 

riclro    Luigi    Carnfa,    iinpolitano, 
arcivescovo  di  Larissa.  Era  nun- 
zio   in    Toscana,     quando     a'  i6 
giugno     17 17,    Clemente    XI    lo 
fece  segretario,  da  dove  nel  1724 
Benedetto  XIII  lo  promosse   al- 
la segretaria  de' vescovi    e  rego- 
lari, e  nel    1728  al  cardinalato. 
Barloloniiìieo   Ruspolì.  romano,    fu 
fatto  dal  suo  parente    Umocenzo 
XIII    segretario    de'    memoriali  , 
quindi  da  Benedetto  XII I,  altro 
suo  parente,  a'28  novembre  1724, 
venne    preposto    a    segretario    di 
Propaganda,    da    dove   Clemente 
XII    a'  2   ottobre    1780    lo  creò 
Cardinale. 
Nicolò  Fortigiierra   di    Pistoia,    per 
comando  di  Clemente  XI  dall'ar- 
clii\io    di    Propaganda    trasse  le 
memorie  intorno  alle  missioni  di 
Africa,  di    Asia,  e  di  America,  e 
n'ebbe  la  prelatura,  e  un  canoni- 
cato a  s.  Pietro,  oltre  alcuni  of- 
fici nella  corte  pontificia.   In  mor- 
te di  Clemente  XI   il  Fortiguer- 
ra  ne  lodò  le  gloriose  geste.  Quin- 
di dedicò  il  suo  lavoro  sulle  mis- 
sioni a  Benedetto  XIII,  Orsini,  il 
quale  non  facendone  conto  per  la 
contrarietà  del  Cardinal  Coscia,  il 
Fortiguerra  scrisse    la  satira    del 
Ricciardtito     contro    gli    Orsini  , 
nel   qual   poema  l'autore  celebrò 
i    Corsini  per  gratitudine   a  Cle- 
mente    XII ,    che    a'  2     ottobre 
1730    lo  promosse    a    segretario 
della  congregazione.  Esercitò  tale 
uffizio  lino  a'  17   febbraio   1735, 
in  cui   morì,  e  fu    sepolto    nella 
chiesa  del  collegio  Urbano.    An- 
gelo Fabroni  ne  scrisse    la  vita, 
e  fece  il  catalogo  delle  sue  opere. 
Filippo  Maria  Monti,  bolognese,  da 
segretario  della  concistoriale,  venne 
da  Clemente  XII  nel  marzo  i  735 
fatto  segretario  di  Propaganda,  da 


CON  259 

dove  Benedetto  XIV  a'  19  ago- 
sto  1743  creollo  Cardinale.  Ave- 
va   egli    allora    pubblicata    colle 
slampe  la  relazione  delle  missio- 
ni del  Tibet,  e  il  modo  per  am- 
pliare la  fede  in  quella  regione. 
Nicolo  Lercari,  genovese,  da  Bene- 
detto XIV  a' 17  luglio   1744  fu 
fatto  segretario,  e  Cardinale  a'  i4 
marzo    i'j5'j. 
Nicola  Antonelli   di  Sinigaglia  ,  da 
Benedetto  XIV  a'  16  marzo  1757 
venne  fatto  segretario,  e  da  Cle- 
mente XIII,  a'24  settembre  i75q, 
fu   creato  Cardinale. 
Mario  Marefoschì  di   IMacerata,  nel 
1759  nominato  venne  segretario 
da  Clemente  XIII,  ed  a'  29  gen- 
naio   1770    fu    creato    Cardinale 
da  Clemente  XIV. 
Stefano  Borgia  di  Velletri,  da  go- 
vernatore di  Benevento,  fu  fatto 
segretario  delle    Indulgenze  e  di 
Propaganda    a'  24  ottobre    1770 
per     volere    di  Clemente    XIV. 
Passati    diciotto    anni ,    Pio  VI  , 
a'  3o  marzo    1789,  lo  creò  Car- 
dinale, e  poi   divenne  prefetto. 
Giovanni  Rinticcini,  fiorentino,  pro- 
segretario sotto  Pio  VI,  il  quale 
poi  lo    fece    governatore  di    B^o- 
ma ,    e    nell'anno     1794    Cardi- 
nale. 
Antonio  Felice  Zondaclari ,    sanese, 
arcivescovo    di    Adana,    da    Pio 
VI,  a'5  ottobre  1790,  fu  dichia- 
l'ato  segretario,  e  nel  primo  giu- 
gno   1795  arcivescovo  di  sua  pa- 
tria. Fu  creato  Cardinale  da  Pio 
VII  nel    1801. 
Cesare  Brancadoro  di    Fermo,  ar- 
civescovo di  Nisibi.  Fu  promosso 
a    questa    segretaria    da    Pio  VI 
a'  19  giugno   1795,  e  poscia  al 
Cardinalato    da    Pio    VII    a'  23 
febbraio    i  80 1 . 
Domenico    Coppola,    napolitano,  fu 


iGo  CON 

dichiarato  segretario  da  Pio  VII 
li  12  agosto  1801  j  ed  arcive- 
scovo di  Mira.  IVIori  a'  1 5  di- 
cembre   1807. 

Giambatdsta  QuarantoUi ,  roma- 
no, nominato  da  Pio  VII  segre- 
tario di  Propaganda  a'  27  di- 
cembre 1807;  quindi  nella  de- 
portazione di  quel  Pontefice  mu- 
nito di  facoltà  apostoliche,  con- 
tinuò nell'  esercizio  della  carica 
colle  riserve  richieste  dalle  cir- 
costanze, e  poi  a'  22  luglio  18  16 
fu  creato  Cardinale,  e  fatto  pre- 
fetto della  stamperia  di  Propa- 
ganda. Mori  nel    1820. 

Carlo  Maria  Pediciiii,  di  Bene- 
vento, fu  prima  coadiutore  nella 
carica  di  segretario  di  Propa- 
ganda al  precedente  monsignor 
Quarantotti ,  quindi  divenne  ef- 
fettivo a'27  luglio  1816,  donde, 
a'  IO  marzo  1823,  da  Pio  VII 
fu  creato  Cardinale,  e  per  dispo- 
sizione del  Papa  regnante,  diven- 
ne poscia  anche  prefetto  della 
congregazione  medesima. 

Pietro  Caprano,  lomano,  da  se- 
gretario degli  affari  ecclesiastici 
straordinari  fu  fatto  da  Pio  VII 
arcivescovo  d' Iconio  ,  segretario 
dell'esame  de'  vescovi,  e  a'  io 
marzo  1823  segretario  di  Pro- 
paganda; quindi  da  Leone  XII, 
nel  concistoro  de'2  ottobre  1826, 
fu  creato  Cardinale,  e  pubblica- 
to in  quello  de'  1 5  dicembre 
1828.  Pio  VIII,  appena  eletto, 
benché  colla  bocca  chiusa ,  gli 
conferì  la  prefettura  dell'  Indice, 
ch'egli  stesso  esercitava  nel  Car- 
dinalato. Morì  a'  25  febbraio 
1834. 
Castruccio  Casiracane  degli  Antel- 
mìndli  di  Urbino,  da  segretario 
degli  alTari  ecclesiastici  straordi- 
nari,  venne  da  Leone  XII,  a'  i5 


CON 

dicembre  1828,  dichiarato  segre- 
tario di  Propaganda,  indi  fu  crea- 
to Cardinale  dal  regnante  Gre- 
gorio XVI,  a*  i5  aprile   i833. 

Angelo  Mai,  bergamasco,  da  pri- 
mo custode  della  biblioteca  va- 
ticana, fu  promosso  dal  Papa  che 
regna,  a' i  6  agosto  i833,  alla  se- 
gretaria di  Propaganda,  quindi 
al  Cardinalato  a'  12  febbraio 
i838. 

Giovanni  Ignazio  Camolini,  di  Cre- 
mona ,  dal  regnante  Gregorio 
XVI  prima  fatto  arcivescovo  di 
Spoleto,  poi  Iraslato  nel  conci- 
storo de'  12  febbraio  i838  alla 
chiesa  arcivescovile  di  Edessa  in 
partibus ,  e  contemporaneamente 
a  segretario  di  Propaganda  j?r/tf. 

Congregazione  della  Residenza 
de'  Vescovi. 

Si  considera  ausiliaria  a  quella 
del  concilio,  e  vi  si  risolvono  le 
questioni  circa  l'obbligo,  che  corre 
ai  vescovi  di  risiedere  nella  loro 
diocesi,  argomento  importantissimo, 
dal  concilio  di  Trento  trattato  con 
sommo  impegno.  Prima  e  dopo 
del  concilio,  i  romani  Pontefici  sem- 
pre ebbero  costantemente  a  cuore 
tal  residenza.  Di  fatti  abbiamo,  che 
Benedetto  XII,  nel  primo  concisto- 
ro tenuto  a'  io  gennaio  i335  in 
Avignone,  congedò  i  vescovi  ed 
abbati ,  che  avevano  abbandonate 
le  loro  chiese,  e  minacciolli  di  gravi 
pene,  se  non  ritornassero  sollecita- 
mente ai  loro  benefizi.  Il  suo  suc- 
cessore Innocenzo  VI,  nel  i352, 
sotto  pena  di  scomunica  ordinò  la 
residenza  nelle  loro  diocesi  ai  ve- 
scovi e  agli  altri  benefiziati  aventi 
cura  d'  anime,  i  quali  per  lo  avanti 
correvano  alla  curia  pontificia  d'A- 
vignone per  acquistar  nuovi    bene- 


CON 

llzi,  come  osservò  Tolomeo  eia  Luc- 
ca nella  vlla  di  quel  Papa  ,  presso 
il  Baluzio,  Vite  de'  Papi  A^'igno- 
nesi,  t.  I,  p.  357.  Giovanili  Nau- 
clei-o,  Gencrat.  46,  all' ann.  i353, 
pag.  ioi3,  dice  che  Innocenzo  VI 
soleva  dire ,  essere  dovere  che  le 
pecorelle  sieno  guardate  dal  pro- 
prio pastore.  Nell'anno  1 375  Gre- 
gorio XI ,  con  una  bolla  de'  29 
maggio,  obbligò  tutti  i  prelati  alla 
residenza  nelle  loro  chiese,  ciò  ch'e- 
gli non  aveva  mai  cessato  di  rac- 
comandar loro,  dacché  occupava  la 
cattedra  di  s.  Pietro.  Ingiunse  in 
essa  bolla  a  tutti  i  patriarchi ,  ar- 
civescovi, vescovi,  abbati  ed  altri 
superiori  monastici ,  di  rendersi  fra 
due  mesi  alle  loro  chiese  o  moni- 
steri,  e  risiedervi  continuamente.  Da 
questo  ordine  eccettuò  i  quattro 
patriarchi  titolari  dell'  oriente ,  i 
Cardinali  ,  i  legati,  i  nunzi ,  e  gli 
iilliciali  della  corte  romana.  V.  Pom- 
peo Sarnelli,  Lett.  Eccl.  tom.  Ili , 
pag.  3o,  Lettera  XLV ,  La  resi- 
denza de'  vescovi,  e  de'  curali  es- 
sere di  diritto  divino.  V.  Benefizio 
ECCLESIASTICO.  A  non  dire  di  altri, 
Paolo  V,  per  la  settimana  santa  del 
1608,  pubblicò  un  decreto,  in  vir- 
tù del  quale  si  ordinava  a  tutti  i 
vescovi,  compresi  ancora  quelli  che 
si  trovavano  nella  corte  del  suo 
nipote  Cardinal  Borghese,  di  recarsi 
alle  loro  chiese.  Il  Pontefice  Urba- 
no Vili,  per  fare  eseguire  quanto 
prescrissero  le  costituzioni  pontifi- 
cie e  i  concili,  principalmente  il 
Tridentino,  sulla  residenza  nelle  ri- 
spettive sedi,  ed  il  tempo  determi- 
nato per  l'assenza  della  visita  dei 
sagri  li  mini ,  o  di  altra  imponente 
e  canonica  necessità  ,  coli'  autorità 
della  bolla  Sancla  Synodus ,  data 
a'  12  dicembre  i634j  istituì  questa 
congregazione  componendola  di  vari 


CON  361 

Cardinali,  e  di  un  prelato  segreta- 
rio, acciocché  costringesse  i  pastori 
a  non  tenersi  lontani  dalla  loro 
greggia,  secondo  le  ordinanze  dei 
Pontefici  e  i  sagri  canoni.  Quindi 
Urbano  Vili  disse  ai  Cardinali  ve- 
scovi, cui  includeva  nella  legge,  che 
se  fino  allora  si  potevano  scusare 
coH'addurre  in  loro  difesa,  che  il 
Papa  sapendo  l'assenza  la  tollerava; 
egli  non  intendeva  tollerarlo,  e  per- 
metterlo. Il  Cardinal  de  Luca,  Il 
Cardinal  pratico,  cap.  XVI l.  Della 
residenza  de'  Cardinali  nella  cortCj 
e  se  ottenendo  vescovati  ed  altre 
dignità,  o  prelature,  o  cariche  resi- 
denziali, sieno  scusati  da  una  delle 
residenze,  e  da  quale,  dice  quanto 
segue. 

Per  ambedue  le  qualità ,  e  per 
sé  stesse,  e  disgiuntamente  (  cioè 
quella  di  canonico  della  Chiesa 
univeisale,  ed  anche  della  parti- 
colare di  Roma  )  è  ne'  Cardinali 
r  obbligo  di  risiedere  appresso  il 
Papa,  e  ad  esso  assistere  come  ve- 
scovo dell'  una ,  e  dell'  altra  chie- 
sa. Di  più  portando  la  loro  qualità 
di  senatori,  e  di  consiglieri  colla- 
terali di  assistere  presso  il  mede- 
simo Papa,  come  principe  e  diret- 
tore della  repubblica,  ne  segue,  che 
quando  anche  non  fossero  le  costi- 
tuzioni apostoliche,  le  quali  ciò 
dispongono ,  tuttavia  per  ì  soli  ter- 
mini della  ragione  comune  la  di- 
gnità Cardinalizia  dovrebbe  dirsi 
residenziale ,  seco  portando  quin- 
di l'obbligo  di  risiedere  appresso 
il  Pontefice,  e  nella  sua  corte,  ac- 
ciò possa  seguire  quel  fine,  pel  qua- 
le tal  dignità  è  stata  eretta. 

Innocenzo  X  proibì  a'  Cardinali 
di  partirsi  da  Boma,  o  dal  suo  di- 
stretto, cioè  pel  raggio  di  quaran- 
ta miglia  senza  licenza  del  Pa- 
pa;   ma  perchè,    come  osserva    lo 


2G2  CON 

stesso  Cardinal  de  Luca ,  a  maii- 
leniuiento  del  decoro  della  digni- 
tà Cardinalifia,  fa  d'  uopo  prov- 
vedere alcuni  Cardinali  con  chie- 
se cattedrali ,  ed  anche  metropo- 
litane di  residenza ,  e  di  ammi- 
nistrazione, ovvero  concedere  loro 
la  ritenzione  di  quelle  che  già  a- 
vessero  nell'esaltazione  al  cardina- 
lato, non  potendosi  supplire  a  tutti 
con  abbazie,  o  commende,  e  con 
gli  altri  benefizi  che  non  porta- 
no il  peso  della  residenza  ;  per- 
ciò prima  del  concilio  di  Tren- 
to la  questione  era  problemati- 
ca secondo  le  opinioni ,  portan- 
do la  pratica  che  prevalesse  quel- 
la opinione  piti  favorevole  alla 
sublime  dignità  cardinalizia  ,  cioè 
di  dover  soddisfare  alla  residen- 
za ,  a  cui  essa  è  obbligata  nella 
corte  romana,  ed  appresso  il  Papa; 
sicché  fosse  scusata  dall'altro  ob- 
bligo portato  dalla  dignità  al  Car- 
dinal conferita.  Nasceva  però  un 
altro  inconveniente,  ed  era,  che 
nella  persona  di  un  Cardinale  cu- 
mulandosi più  cattedrali  o  metro- 
politane in  commende  ovvero  in 
amministrazione,  non  si  sapeva  do- 
ve pili  propriamente  dovesse  risie- 
dere. Ma  essendosi  nel  concilio  di 
Trento  fortemente  agitata  la  que- 
stione, se  la  residenza  de'  vesco- 
vi fosse  di  ragione  divina  ovve- 
ro umana  ,  e  benché  rimanesse 
indecisa,  tuttavolta  vedendosi  essere 
chiaro  e  indubitato,  che  l'obbligo 
della  residenza  de' Cardinali  sia  di 
lagione  umana,  da  ciò  seguì  che  si 
piinci[)iò  a  pialicare  ed  abbraccia- 
re l'altra  opinione,  già  stabilita  per 
la  citata  bolla  di  Urbano  Vili,  che 
la  lesidcnza  vescovile  prevale  alla 
caidiiiaii/.ia,  per  cui  s'intende  da 
i|ue->ta  seconda  dispensato,  tpiando 
al  cardinalato  si  concede    la   riten- 


CO.N 
/ione  della  chiesa  cattedrale,  o  me- 
tropolitana, ovvero  che  esse  siano 
a  lui  conferite  essendo  già  Cardi- 
nale. Da  ciò  venne  per  conseguen- 
za l'esclusione,  e  la  proibizione 
della  suddetta  pluralità  di  chiese 
per  avanti  praticata,  eccettuato  il 
vescovato  cardinalizio  compatibile 
con  altro  vescovato  o  arcivescovato 
attuale,  per  la  ragione  che  questi 
vescovati  non  obbligano  alla  resi- 
denza. A  questa  ragione  va  aggiunto 
il  riilesso,  che  essendo  al  presente 
maggiore  il  numero  de'  Cardinali  in 
proporzione  a  quello  degli  antichi 
tempi,  e  che  perciò  non  manca  la 
sede  apostolica  di  ajuti,  troppo  gran- 
de sarebbe  il  pregiudizio  d' una 
chiesa  particolare  avente  un  solo 
pastore,  per  una  sua  lunga  assenza. 
E  sebbene  alle  volte  i  Cardinali , 
che  hanno  in  amministrazione  chie- 
se cattedrali  e  metropolitane,  sieno 
impiegati  in  servigio  della  Chiesa 
universale  e  della  santa  Sede  eoa 
qualche  legazione,  ovvero  con  al- 
cuna carica  appresso  il  Papa,  e  non 
soddisfino  alla  residenza  ,  nondi- 
meno questi  sono  casi  particola- 
ri, che  non  fanno  regola,  come  ac- 
cade essere  talvolta  alcuni  prela- 
ti impiegati  nelle  nunziature,  e  in 
altre  cariche,  a  cagione  di  quei 
giusti,  e  prudenziali  motivi,  ado- 
perati dai  Pontefici,  e  che  a  tutti 
non  possono  essere    noti.    V.   Car- 

DlJf  ALI. 

Clemente  XT,  appena  eletto  nel 
1 700,  preso  da  meraviglia  in  vede- 
re in  Roma  diversi  vescovi,  che  vi  si 
trattenevano  da  lungo  tempo,  col 
pretesto  de'loi-o  alfari,  impose  ad  es- 
si, che  nel  termine  di  dodici  giorni 
ritornassero  alle  proprie  chiese,  dal- 
le quali  non  potessero  partire,  se 
non  per  indispensabile  necessità.  Lo 
slesso  comandò  a   tutti  gli   ecclesia- 


CON 

siici,  die  a  titolo  di  benefizio,  o  di 
qiialuiitjue  siipeiiorità  locale,  erano 
obbligati  di  fai-e  altrove  la  loro  re- 
sidenza. Divenuto  Pontefice  Bene- 
detto XIV,  e  considerando  che  nul- 
la fu  mai  tanto  a  cuore  de'suoi 
predecessori  e  de' concili  quanto  la 
residenza  de' vescovi  nelle  loro  cliie- 
se,  una  delle  maggiori  sue  cure  fu 
l'osservanza  di  questo  punto  di  di- 
sciplina ecclesiastica.  Quindi  per 
allettare  i  vescovi  alla  residenza , 
dispose,  che  dei  benefici  vacati  nei 
mesi,  la  cui  collazione  spettava  alla 
santa  Sede,  ne  godessero  i  vescovi 
residenti  l'alternativa  nelle  elezio- 
ni; concessione  però  da  avere  vigore 
nel  suo  pontificato  soltanto.  E  sic- 
come il  concilio  di  Trento,  che  avca 
assegnato  per  cagione  di  non  risie- 
dere la  carità  cristiana,  la  necessi- 
tà urgente,  e  l'evidente  utilità  del- 
la Chiesa  o  della  repubblica,  aveva 
prescritto  tre  soli  mesi  continui,  o 
interpolati,  per  potere  stare  assenti 
dalle  loro  chiese  ;  e  quindi  Urba- 
no Vili  aveva  concesso  a'vescovi 
cismontani  quattro  mesi,  e  sette 
agli  oltramontani  per  questa  as- 
senza nella  mentovata  visita  ad  li- 
vii  iia  Aposlolorwn  ;  in  progresso 
di  tempo  da  tali  licenze  insorsero 
questioni,  fra  le  quali  se  i  mesi  con- 
cessi da  Urbano  Vili  si  potessero 
unire  ai  tre  accordati  dal  Trideu- 
dino.  Laonde  con  saggio  provvedi- 
mento volle  Urbano  Vili  istituire 
la  congregazione,  perchè  da  essa 
si  dovessero  trattare  e  decidere  ta- 
li questioni. 

Vedendo  però  Benedetto  XIV, 
che  la  congregazione  si  adunava  di 
rado,  egli  per  ravvivarla,  e  riporla 
nell'intero  suo  vigore,  ai  3  settem- 
bre 1746,  collautorità  della  costi- 
tuzione ad  universae,  che  si  legge 
nel  Bull.   Bened.  XIF,  lom.  Il,  p. 


CON  263 

118,  comandò  che  la  congregazione 
riassumesse  il  tralasciato  suo  rego- 
lare esercizio,  non  che  le  sue  fun- 
zioni. A  tale  eiretto  stabili  che 
il  prefetto  fosse  sempre  il  Cardinal 
T  icario  di  Roma  (f^edi)  pro-tem- 
pore, e  che  il  segretario  fosse  cgual- 
menle  sempre  monsignor  segre- 
tai'io  della  Coìigrrgazione  del  con- 
cilio (  f^edi)  pro-tempore.  Da  ciò 
proviene ,  trattarsi  nella  segreta- 
ria del  concilio  gli  affari  riguardanti 
la  residenza  dei  vescovi  :  nondime- 
no questi  affari  hanno  registri  to- 
talmente separati,  e  senza  una  spe- 
ciale deputazione,  i  Cardinali  della 
congregazione  del  concilio  non  pos- 
sono ingerirsi  sulla  residenza  de've- 
scovi,  essendo  congregazione  sepa- 
rata. 

In  seguito  i  Pontefici  non  man- 
carono inculcare  l'osservanza  della 
residenza,  e  Clemente  Xlll,  con  e- 
ditto  de'i3  marzo  1759,  ordinolla 
strettamente  agli  arcivescovi,  vescovi, 
ed  ecclesiastici  di  qualunque  grado  si 
fossero,  che  avesssero  benefizio  e  ti- 
tolo, obbligante  alla  stabile  residen- 
za. A  questo  oggetto  Clemente  XIII, 
rivocando  qualunque  licenza,  che  su 
ciò  per  lo  innanzi  fosse  stata  conce- 
duta, rigorosamente  comandò  agli 
ecclesiastici  allora  dimoranti  in  R.o- 
ma,  di  partire  nel  termine  di  dodici 
giorni,  e  di  rendersi  direttamente 
alle  loro  chiese,  sotto  le  pene  im- 
poste dal  concilio  di  Trento,  dalle 
costituzioni  apostoliche,  ed  altre  nel 
suo  editto  minacciate.  A' nostri  gior- 
ni Leone  XII  nell'enciclica,  che  ai 
3  maggio  1824  diresse  a  tutti  i  ve- 
scovi dell'orbe  cattolico,  inculcò  con 
molto  calore  la  residenza  nelle  dio- 
cesi. Al  presente  la  congregazione 
si  compone  del  Cardinal  prefetto, 
di  cinque  Cardinali,  e  del  prelato 
segretario,  i    quali    alle    occoi'renze 


a64  CON 

si     adunano  nel    palazzo    apostolico 

abitato  dal  Papa. 

Congregazione  dt'sagri  fìlli. 

Stando  somalamente  a  cuore  a 
Sisto  V  l'esatta  osservanza  delle 
rubriche,  la  giusta  procedura  sulle 
cause  de'santi,  la  custodia  delle  ce- 
rimonie nelle  funzioni  dalla  Chiesa 
stabilite  pel  decoro  del  culto  di  vi- 
no j  colla  costituzione  Immensa  ae- 
terni Dei,  data  a'22  gennaio  i5Sy, 
Bull.  Boni.  t.  IV,  par.  IV,  p.  892, 
istituì  questa  cospicua  e  benemeri- 
ta congregazione  pei  sagri  riti  e 
cerimonie,  cui,  secondo  il  tenore  di  tal 
bolla,  incombe  «  di  fare  in  modo 
"  che  ovunque,  e  in  tutte  le  chiese 
«  di  Roma,  del  mondo,  e  nella  nostra 
»  cappella  Pontifìcia,  e  nelle  messe, 
"  e  ne' divini  uffizi,  ed  in  ogni  al- 
«  tra  cosa,  che  risguardi  il  divin 
«  culto,  vengano  rigorosamente  esc- 
w  guite  le  cerimonie  antiche;  e  se 
"  andò  talun  primitivo  rito  in  dis- 
M  uso,  e  se  fu  depravato,  venga 
•'  restituito  all'antico  splendore,  e 
w  riformato  secondo  il  bisogno.  In- 
»  combe  pure  ad  essa  di  emenda- 
>'  re  e  rinnovare  i  pontificali,  i  ri- 
"  tuali,  e  i  cerimoniali,  e  tutti  i 
"  libri  de'sagri  riti;  e  di  esamina- 
»  re,  e  concedere  colla  nostra  appro- 
"  vazione  gli  uffizi  divini  de'santi.  Dc- 
»  ve  parimenti  essa  usare  una  parti- 
«  colare  attenzione  per  la  canonizza- 
»  zione  de'santi,  e  per  la  celebra- 
"  zione  delle  loro  feste,  acciocché 
»  tutto  si  faccia  ordinatamente  , 
»  rettamente,  ed  a  seconda  delle 
-'  tradizioni  de'  padri  ".  Laonde 
questa  rispettabile  congregazione 
decide  controversie  spettanti  all'uso 
de'pontifìcali,  alla  venerazione  delle 
sagre  immagini  sì  dipinte,  che  in 
marmo,  o  di  altra    materia,  parli- 


CON 

colarmente  se    debbonsi    esporre    al 
pubblico  culto  e   venerazione  ;  con- 
cede ai  celebranti  l'uso  del  berretti- 
no o  perrucca,  per    cuoprirsi  il  ca- 
po   per    giuste    ragioni;  dichiara  le 
rubriche    de'breviari,    e  messali;     e 
tratta     cause  di    precedenze    tra    il 
clero  secolare^    e    regolare  nelle  sa- 
gre fi-inzioni,  nelle    solenni     proces- 
sioni ,  cause  che  pure  talvolta  sono 
discusse  dalla    congregazione    de' ve- 
scovi e  regolari,  e  da  quella  del  con- 
cilio.  In  queste   ultime  due    congre- 
gazioni per  altro  tali  materie  si  trat- 
tano sotto    l'aspetto    di   decidere  di 
un  diritto     competente    a    ciascuna 
delle    parti,    ma  nella  congregazio- 
ne de'riti  sotto   l'aspetto    di  dichia- 
rare     la    disposizione    dei    cerimo- 
niali, e    dei  libri    rituali.    La    con- 
gregazione    de'  riti    giudica    ancora 
delle  dilferenze,  che   insorgono  nel- 
le  medesime    sagre  funzioni    fra    il 
clero  e    i    regolari,  sebbene    tutta- 
volta   il  Papa    avocando  a    sé    tali 
questioni,    ne    incarichi  il    tribuna- 
le della  rota    per  la    decisione.  Ri- 
conosce altresì   le  liti  sul/«.y  di  ce- 
lebrare funerali,  e   di  tuttociò    che 
può  alterare  e    disturbare  il    divin 
culto  e  le  sagre  cerimonie,  accordan- 
do   e    stabilendo    i    distintivi    eccle- 
siastici, nelle  vesti,  e  negli  ornamen- 
ti :  in  una  parola  molte  sono  le  sue 
attribuzioni,    come    quella  che  giu- 
dica e  risolve  i    punti    della    sagra 
liturgia,     stabilisce    gli    uffizi     e    le 
messe  proprie  per  alcuni  santi,    gli 
analoghi  inni,  ec.  K.  Cerimonie,  Li- 
turgia e  R.1T1. 

Ma  la  più  grave  ed  interessante 
occupazione  di  c[uesla  congregazione 
consiste  nella  procedura  per  la  bea- 
tificazione, e  canonizzazione  dei  sei» 
vi  di  Dio,  siccome  con  qualche  di- 
scussione trattammo  agli  articoli 
Beatifica zio>'E,  e  Canomzzaziojte.  Ri- 


CON 

conosce  pur  essa  il  culto  immemo- 
riabile  di  talun  beato,  o  santo,  che 
chiamasi  equipollente  beatificazione 
o  canonizzazione:  e  fa  fare  il  pro- 
cesso e  gli  atti  per  riconoscere  il 
martirio  sofferto  da  alcuno  per  la 
fede  cattolica.  La  prima  causa  di 
martiri,  stata  trattata  dalla  sagra 
congregazione,  si  fu  quella  de' venti- 
tre martiri  del  Giappone,  minori 
osservanti,  nel  pontificato  di  Urba- 
no Vili.  Quel  Pontefice  perciò  die- 
de luogo  nella  congregazione  ad 
un  protonotario  apostolico  parteci- 
pante, pei  processi,  ed  atti  de'mar- 
tiri. 

Dell'antica  procedura  sul  ricono- 
scimento, o  dichiarazione  d'un  bea- 
to, o  santo,  oltre  quanto  dicemmo 
ai  citati  articoli,  va  consultato  il 
Cardinal  De  Luca,  Relaz.  Roiii. 
Cur.  disc.  i8.  n.  2  4)  ^  ^^  Cardi- 
nale pratico  del  medesimo  autore 
a  pag.  32  I  e  seg,  ove  riporta  lutti 
i  saggi,  e  provvidi  regolamenti  di 
Urbano  Vili  per  argomento  sì  gra- 
ve, come  che  senza  licenza  della 
congregazione  non  si  possa  proce- 
dere ad  atto  alcuno  di  canonizza- 
zione, beatificazione,  o  dichiarazione 
di  martirio,  se  non  dopo  passati 
cinquanta  anni  dalla  morte  de'ser- 
vi  di  Dio.  Si  tratta  ancora  in 
questa  congregazione  delle  città, 
Provincie,  regni,  e  nazioni ,  le  qua- 
li desiderano  qualche  santo  per 
protettore,  lo  che  si  accoi'da  dal- 
la santa  Sede  per  l'organo  di  es- 
sa, che  stabilisce  ai  santi  la  cele- 
brazione dell'uffizio  con  rito  doppio, 
semidoppio,  con  ottava,  ed  altre  par- 
ticolarità. Va  pur  notato,  che  la 
congregazione  per  decreto  del  mede- 
simo Urbano  Vili,  agli  i  i  agosto 
i632,  dichiarò  essere  di  niun  valo- 
re qualunque  suo  decreto  stampato 
o  manoscritto,  se  in    autentica  for- 


CON  2GJ 

ma  non  sia  sigillato,  e  sottoscritto 
dal  Cardinal  prefetto,  e  da  monsi- 
gnor segretario  di    essa. 

11  citato  Cardinal  De  Luca  osser- 
va, che  questa  congregazione  si  può 
dire  essere  di  due  specie,  cioè  una 
ordinaria  per  determinare  le  diffe- 
renze, ovvero  le  difficoltà  sui  riti  e 
sulle  cerimonie  ecclesiastiche,  nel- 
l'offizio  divino,  nella  messa,  e  nelle 
altre  cose  suindicate,  compreso  il  de- 
cidere sulle  controversie  di  preceden- 
za tra  chiese,  prelati,  chierici  costi- 
tuiti in  dignità  ec.  L'altra  specie 
di  congregazione  è  quella  la  quale 
tratta  delle  materie  della  canoniz- 
zazione, o  della  beatificazione,  ovve- 
ro del  culto  de'servi  di  Dio,  mar- 
tiri, confessori,  vergini  ec. 

La  prima  specie  di  congregazio- 
ne, cioè  la  ordinaria,  secondo  il  pre- 
fato autore  ,  viene  costituita  da 
un  competente  numero  di  Cardi- 
nali destinati  ad  arbitrio  del  Papa, 
con  un  prelato  segretario,  e  con 
l'intervento  di  alcuni  prelati,  cioè 
del  sagrista,  del  protonotario  a- 
postolico ,  del  padre  maestro  del 
sagro  palazzo,  del  promotore  del- 
la fede  ,  dell'  assessore  aggiuntovi 
da  Pio  VII,  e  con  breve  speciale 
confermato  da  Leone  XII,  di  uno 
o  piì^i  maestri  di  cerimonie  ponti- 
fìcie, uno  de' quali  era  anticamente 
il  segretario  della  congregazione.  In 
questa  congregazione  si  trattano  e 
si  conchiudono  gli  accennati  negozi 
collo  stesso  metodo  delle  altre  con- 
gregazioni, cioè  con  la  forma  estra- 
giudiziale,  e  con  l'informazione  dei 
vescovi,  o  di  altre  persone  ecclesia- 
stiche. 1  decreti  sono  sottoscritti 
dal  Cardinal  prefètto,  e  dal  segre- 
tario. Sembra,  che  questa  congre- 
gazi(jne  abbia  pili  delle  altre  del 
giudiziale,  meuUe  alle  volte  tratta 
sulle  questioni  di  precedenza,   per  le 


'?.GG  CON 

f|ii;ili  si  osserva  talora  la  consuetu- 
tliiic  itniDemorabile ,  non  disappro- 
vata dal    cerimoniale    ec. 

L'altra  specie  è  quella  della  con- 
gregazione straordinaria  sopra  le 
canonizzazioni ,  e  beatificazioni ,  ed 
è  più  numerosa,  dappoiché  non  solo 
v'intervengono  i  medesimi  Cardi- 
nali col  prefetto  della  congregazio- 
ne ordinaria,  col  segretario,  e  con 
alcuni  maestri  di  cerimonie,  ma  an- 
cora diversi  prelati ,  fra'  i  quali  i 
tre  più  anziani  uditori  di  l'ota, 
come  periti  canonisti  e  consultori 
sopra  le  prove  sulìicienti  dei  mi- 
racoli, o  delle  virtìi,  o  del  martirio. 
Così  ancora  v'  intervengono  il  pre- 
lato protonotario  della  congregazio- 
ne, r  assessore  del  s.  oflìzio,  il  Pro- 
motore della  fede  (  f^edi) ,  eh'  è 
un  oppositore  fiscale,  per  cui  an- 
ticamente esercitavasi  tal  carica 
dall'avvocato  fiscale  della  camera 
apostolica  ;  alcuni  consultori  del 
clero  secolare  e  regolare  (  massi- 
me di  quest'ultimo),  versati  nelle 
flicoltà  teologiche,  fra  i  quali  ha 
sempre  luogo  monsignor  sagrista 
agostiniano,  e  il  padre  maestio  del 
sagro  palazzo  apostolico.  Questi  con- 
sultori esaminano  i  processi  del 
Cardinal  ponente,  e  danno  il  loro 
suffragio,  il  quale  non  si  attende 
se  trattasi  di  beatificazione  e  cano- 
nizzazione d'individui  dell'Ordine 
del  consultore  regolare  votante;  ec- 
cezione a  cui  non  soggiacciono  i  ve- 
scovi regolari  consultori,  e  il  detto 
p.  maestro  del  sagro  palazzo  dome- 
nicnno. 

Questa  specie  di  congregazione 
là  una  figura  maggiore  di  un  tri- 
})unale  contenzioso,  facendo  volu- 
minosi processi  sopra  i  miracoli 
(  pei  quali ,  se  sono  di  prodigiose 
guarigioni,  idonei  e  dotti  medici, 
e  chirurghi  emettono    il   loro  pare- 


CON 

re),  sulle  virtù,  o  sul  martirio,  al- 
l' effetto  della  canonizzazione,  bea- 
tificazione ,  o  concessione  di  culto. 
Alla  difesa  di  tali  cause  vi  sono 
espressamente  alcuni  avvocati ,  ri- 
chiedendosi una  pratica  particola- 
re. Debbono  perciò  essere  essi  au- 
torizzati con  ispeciale  rescritto  del- 
la sagra  congregazione ,  comechè 
per  le  altre  materie  rituali  gra- 
ziose, e  contenziose  possa  agire  qua- 
lunque procuratore.  Fin  qui  il  Car- 
dinal De  Luca. 

La  pratica  però  presente  è  come 
la  descrivemmo  ai  citati  articoli 
Canonizz\zio:ve,  e  Beatificazione;  e 
qui  ne  daremo  vm  cenno  di  rica- 
pitolazione. Le  congregazioni  de'  ri- 
ti, che  si  adunano  nel  palazzo  apo- 
stolico, si  distinguono  in  ordinarie, 
e  straordinarie.  Nelle  prime,  oltre 
i  Cardinali,  intervengono  il  proto- 
notario apostolico ,  monsignor  sa- 
grista, il  p.  maestro  del  sagro  pa- 
lazzo, il  promotore  della  fede,  e  il 
sesrretario,  ed  assessore  della  concrre- 
gazione.  In  queste  si  sottopongono 
all'  esame  i  dubl)i  minori  nelle  cau- 
se de'  santi,  e  tutte  le  altre  mate- 
rie rituali  tanto  graziose  quanto 
contenziose,  le  quali  precedente- 
mente dal  segretario  sono  notate 
in  un  foglio,  che  stampato  si  di- 
stribuisce otto  giorni  prima.  Nelle 
congregazioni  straordinarie  si  trat- 
tano  i  dubbi  maggiori  delle  cause 
di  beatificazione,  e  canonizzazione, 
che  sono  il  martirio ,  le  virtù  ,  i 
miracoli.  Diconsi  queste  antiprepa- 
ratoì'ie,  preparatorie  e  generali.  Le 
prime  si  tengono  dai  consultori  pre- 
lati e  regolari  in  casa,  ed  avanti 
il  Cardinal  ponente  o  relatore;  le 
seconde  nel  palazzo  apostolico  alla 
presenza  de'  Cardinali  ;  le  terze  a- 
vanli  il  sommo  Pontefice,  ed  in 
queste    votano    anche    i    Cardinali. 


CON 
Per  altro  tali  voti  non  sono  che 
consultivi,  essendo  la  decisione  ri- 
servata al  sommo  Pontefice,  il  quale 
si  reca  alla  congregazione  vestito 
di  niozzetta ,  e  rocchetto,  mentre  i 
Cardinali  ci  vanno  in  abito  cardi- 
nalizio del  colore  corrente,  e  i  con- 
sultori, e  gli  altri,  se  prelati,  coU'a- 
bito  prelatizio  ,  se  regolari  o  eccle- 
siastici secolari,  coli'  abito  loro  pro- 
prio. Le  congregazioni  ordinarie  s'in- 
timano din  cursori  pontificii,  le  al- 
tre straordinarie  con  biglietti  stam- 
pati ,  dalla  segreta!  ia  della  stessa 
congregazione.  Della  pubblicazione 
del  decido  di  beatificazione,  che  si 
fa  dal  prelato  segretario,  ec,  si  tratta 
al  volume  IV,  p.  267  del  Dizio- 
nario. Clemente  1 X  da  prelato  era 
stato  segretario  di  questa  congrega- 
zione, come  Benedetto  XIV,  allor- 
ché era  avvocato  concistoriale,  eser- 
citò l'uffizio  di  promotore  della  fede. 
Al  presente  la  congregazione  si 
compone  del  Cardinal  prefetto ,  e 
di  altri  diciannove  Cardinali  ,  del 
sagrista,  del  protonotario  apostolico, 
del  segretario,  del  promotore  della 
fede,  del  p.  maestro  del  sagro  pa- 
lazzo, dell'assessore  sotto-promotore 
della  fede,  di  trenta  consultori,  del 
sostituto,  del  cancelliere,  ed  archi- 
vista, e  degli  impiegati  della  segre- 
taria. A  suppliie  a  questo  cenno 
compendioso  sopra  sì  importante 
eongregazione ,  potranno  leggersi  i 
molti  articoli  del  Diziouaiio,  che 
vi  hanno  relazione ,  ed  ove  si  ri- 
porta la  maggior  parte  de'  suoi 
celebri  decreti.  V.  Jacopo  Cohellio, 
Nblitia  Cardi  fiala  III.'!,  congregatio  V, 
Pro  sacn's  ridbiis  et  caercwoniis; 
Lunadoro,  Relaz.  della  carie  di  Ro- 
ma, voi.  II,  capo  XIV,  Della  con- 
gregazione de'  sagri  riti,  e  de'  per- 
sonaggi di  detta  congregazione.  Lui- 
gi Cardellini ,    che  fu  il  primo  as- 


CON  iGy 

sessore  e  sotto-promotore  della  fe- 
de, ci  ha  dato  l'autentica  collezio- 
ne dei  decreti  di  questa  sagra  con- 
gregazione, stampata  in  Pioma  coi 
tipi  del  collegio  Urbano. 

Elenco  di  alcuni  Cardinali  prefetti. 

Vincenzo  Lauri,  di  Tropea,  Car- 
dinale di  Gregorio  XIII,  fatto 
capo,  o  prefetto  da  Sisto  V,  mori 
nel    1 592. 

Gabriele  Paleotti ,  bolognese,  fatto 
Cardinale  da  Pio  IV,  e  prefetto 
da  Sisto   V,  morì  nel    iSqy. 

Tolomeo  Galli,  di  Como,  Cardi- 
nale di  Pio  IV,  indi  prefetto, 
morto  decano  del  sagro  Collegio 
nel    1607. 

Francesco  Maria  Bourbon,  del  Mon- 
te Santa  JMaria,  fatto  Cardinale 
da  Sisto  V,  indi  prefetto,  cessò  di 
vivere  nel  1627,  essendo  decano 
del  sagro  Collegio. 

Carlo  Emmanuele  Pio  di  Savoja  , 
ferrarese,  Cardinale  di  Clemente 
Vili,  morì  decano  del  sagro  Col- 
legio nel  1641,  dopo  aver  pro- 
mosso neirUghelli  1'  opera  del- 
l' Italia  Sagra. 

Giulio  Sacche/li,  fiorentino,  fatto 
Cardinale  da  Urbano  Vili  nel 
1626,  e  prefetto  dal  medesimo, 
morì   nel    i663. 

Marzio  Ginetti,  di  Velletri,  Cardi- 
nale di  Urbano  Vili,  quindi  pre- 
fetto successivamente  di  inidici 
congregazioni,  compresa  quella  dei 
riti,  fu  vicario  di  Roma  sotto 
cinque  Papi,  e  morì  nel    1671. 

Nicolò  albergati  Ludovisi,  bologne- 
se ,  adottato  nella  famiglia  dei 
Ludovisi,  fu  fatto  Cardinale  da 
Innocenzo  X,  indi  prefetto,  e  de- 
cano del  sagro  Collegio ,  morì 
nel    1687. 

Gaspare    Carpegna  _,    romano ,    da 


268  CON 

Clemente  X  suo   parente   creato 
Cardinale,  poscia  prefetto,  era  di 
tal  ripulilzione,  che  Clemente  XI 
con  trentacincjLie  Cardinali  si  re- 
cò nella  sua  abitazione,  ove  era 
infermo,    per    tenervi    congrega- 
zione; morì  nel    l'ji^- 
Ferdinando  d' Adda,  o  de  Abdua, 
milanese,  Cardinale  di  Alessandro 
Vili,  indi  prefetto,  terminò  i  suoi 
giorni  nel    i  7  19. 
Fabrizio  Paolucci ,  forlivese.  Car- 
dinale d' Innocenzo    XII ,  quindi 
prefetto,  mori  decano    del  sagro 
Collegio  nel    1726. 
Carlo  Maria  DTarini,  genovese.  Car- 
dinale di   Clemente  XI,  fu  fatto 
prefetto    da    Benedetto    XIII,    e 
morì   nel    i747- 
Nicolò    Coscia,    di    Petra    di    Fusi 
diocesi  di   Benevento,  favorito  di 
Benedetto  XllI,  che  prima  lo  fece 
Cardinale  agli    11    giugno    1725, 
e  dipoi  prefetto:   morì  nel    1755. 
D.  Fortunato    Tamburini ,    di    Mo- 
dena ,  abbate  cassinese ,  da  Cle- 
mente XII    fìitto    consultore  dei 
sagri    riti,    da     Benedetto     XIV 
Cardinale,  e  quindi  prefetto.  Men- 
tre quel  Pontefice  era  agonizzan- 
te,  il  piimo  maggio  1708,  chia- 
mollo  a  sé  insieme  al  Cardinale 
Cavalchini,   ponente    della    causa 
del   ven.    Francesco  di  Gironimo 
gesuita,  e  con    monsignor    Vete- 
rani promotore  della  fede,    volle 
sottoscrivere  il  decreto  della  bea- 
tificazione di  quel  servo    di  Dio, 
celebrata  poi  nel    1806    da    Pio 
VII,  il  qual  servo  di  Dio  fu  ca- 
nonizzalo nel    1889  dal  regnante 
Giegorio  XVI.  Il  Cardinal  Tam- 
biuini   morì   nel    1761. 
Ciusfjìjw  Maria  Ferroni,    fiorenti- 
no, Cardinale  di  Benedetto  XIV, 
fatto  preletto  da  Clemente  XUI, 
nioiì   nel    17G7. 


CON 

Flavio  Chigi,  romano.  Cardinale 
di  Benedetto  XIV,  nominato  pre- 
fetto da  Clemente  XIII,  morì 
nel  1771. 
Mario  Marcfoschi,  maceratese,  da 
Clemente  XIV  nel  1770  creato 
Cardinale,  e  nel  seguente  anno 
prefetto,  cessò  di  vivere  nel  1780. 
Giovanni  Archinlo ,  milanese,  da 
Pio  VI  fatto  Cardinale ,  e  poi 
prefetto  ,  morì  nel  i  799. 
Giulio  Maria  della  Somaglia,  di 
Piacenza,  Cardinale  di  Pio  VI, 
fu  fatto  prefetto  da  Pio  VII  nel 
1800,  e  morì  a'  2  aprile  i83o 
decano  del  sagro  Collegio. 
Carlo  Maria  Pedicini ,  di  Bene- 
vento ,  fatto  Cardinale  da  Pio 
VII,  da  Pio  VIII  fu  nominato 
prefetto  di  questa  congregazio- 
ne, cui  già  apparteneva  sino  da 
quando  era  prelato.  Al  presente 
è  sotto-decano  del  sagro  collegio. 

Congregazione  della  Revisione 
de'  Conti. 

A  Leone  XII  si  deve  l' istitu- 
zione ,  come  al  regnante  Gregorio 
X\'I  la  conferma,  e  l'incremento 
di  questa  apposita  congregazione 
per  la  revisione  de'  conti ,  e  degli 
affari  di  pubblica  amministrazione 
dello  stato  pontificio.  A'  21  dicem- 
bre 1828,  Leone  XII  emanò  per 
questa  istituzione  il  moto  proprio 
Quando  le  Nostre  speciali  cure  ri- 
volgemmo al  riordinamento  delle 
singole  aziende,  ec.  Si  determinò 
pertanto  il  provvido  Pontefice  alla 
formazione  di  questa  congregazione, 
per  far  discutere  con  solidi  e  sicuri 
metodi  i  conti  preventivi  delle  a- 
ziende  dello  stato,  e  rivederne  i 
consuntivi,  non  che  regolare  l' am- 
ministrazione generale  della  came- 
ra apostolica,  collctlrice  di    tutti    i 


CON 

rerkìiti  appartenenti  a'  dominii  della 
meflesima,  e  distribuliice  di  essi  in 
soddisfazione  de'  pesi  inerenti  allo 
stato.  V.  Camera  apostolica  g  Te- 
soro  PONTIFICIO. 

Stimò  opportuno  il  zelante  Pon- 
tefice di  osservare  diligentemente 
quanto  in  ordine  a  sì  interessante 
oggetto  avevano  predisposto  tanti 
gloriosi  Pontefici,  e  principalmente 
Paolo  III,  colla  costituzione,  Cum 
sìcul  accepimus ,  in  data  de'  2 1 
aprile  lo^^,  e  Pio  IV,  Paolo 
V,  Gregorio  XV,  Urbano  Vili, 
Innocenzo  XIII  ,  Clemente  XII  , 
Benedetto  XIV  ,  non  che  la  costi- 
tuzione Super  restauratione  reghni- 
nis  Pontificii,  Post  dinturnas  tertio 
kal.  novembris  1800,  e  il  moto- 
proprio,  Quando  per  ammirabile 
disposizione  della  Provi'ide.nza,  dei 
6  luglio  1816,  di  Pio  VII,  imme- 
diato predecessore  di  Leone  XII. 

Calcando  quest'ultimo  le  stesse 
orme  de' lodati  Pontefici,  volle  for- 
mare la  congregazione  di  revisione 
nel  seno  medesimo  del  tribunale 
della  camera,  componendola  di  quat- 
tro Chierici  di  camera  (Fedi),  e 
volendo  che  riunisse  in  sé  le  attri- 
buzioni nella  parte  dispositiva  re- 
lativa a  tutti  gli  oggetti  d' introito 
ed  esito  della  cassa  generale  dello  sta- 
to, a  quelle  non  meno  importanti 
della  revisione  de'  conti  di  tutte  le 
pubbliche  amministrazioni;  stabilì 
che  provvedesse  con  mature  discus- 
sioni alla  retta  ordinazione  di  tutta 
l'azienda  camerale,  e  col  più  accurato 
esame  sindacasse  esattamente  e  pe- 
riodicamente ogni  anno,  la  gestione 
di  ogni  ramo  di  finanza,  e  di  qua- 
lunque pubblica  amministrazione. 
Leone  XII  non  intese  di  escludere 
da  questa  revisione  gli  altri  chie- 
rici di  camera,  ma  solo  volle  aveie 
un  riguardo  all'amministrazione  dcl- 


CON  269 

Io  rispettive  presidenze,  che  da  loro 
si  disimpegnano,  avvegnaché  per  la 
discussione  giudiziaria  delle  cause 
camerali,  non  avrebbono  avuto  il 
necessario  tempo  per  dedicarsi  to- 
talmente all'esaurimento  delle  at- 
tribuzioni della  revisione  ,  oltreché 
avrebbero  sostenuta  una  doppia  ed 
incompatibile  rappresentanza,  di  am- 
ministratori cioè  e  di  revisori  nello 
stesso  tempo,  ed  eziandio  in  qual- 
che circostanza  avrebbero  dovuta 
portar  giudizio  sulle  loro  stesse  re- 
visioni. A  tale  effetto  Leone  XII 
dichiarò,  che  i  quattro  chierici  di 
camera  componenti  la  congregazio- 
ne di  revisione,  sieno  esenti  da  qua- 
lunque ingerenza  amministrativa,  e 
dall'  intervento  nel  giudicare  le  cau- 
se di  competenza  del  tribunale  di 
piena  camera. 

Quindi  il  Pontefice  stabilì,  che 
vmo  de'  quattro  prelati  della  con- 
gregazione ,  sarebbe  annualmente 
presidente  per  turno,  e  riferirebbe 
gli  affari  al  Papa.  Compose  l'offi- 
zio  di  tre  contabili  revisori  tutti  di 
egual  i-ango,  di  un  segretario,  e  di 
un  numero  di  commessi,  e  scrittori 
proporzionato  al  bisogno.  Prescrisse 
inoltre,  che  la  congregazione  si  riu- 
nirebbe due  volte  la  settimana  nel 
proprio  locale,  e  straordinariamen- 
te tutte  le  volte  che  facesse  di  bi- 
sogno, pi'esso  r  intimo  del  presiden- 
te. Nello  stesso  giorno  2  i  dicembre 
1828,  Leone  XII  fece  pubblicare 
dal  Cardinal  Cernetti  suo  segreta- 
rio di  stato  il  regolamento ,  che 
provvedendo  ad  ogni  inconveniente, 
prescrisse  le  norme  conducenti  al- 
l'oggetto, essendo  le  attribuzioni 
della  congregazione  di  revisione: 
1°  L'esame  e  la  rettificazione  della 
tabella  preventiva  generale  delle 
rendite  e  spese  dello  stato  di  ogni 
anno;  2.°  La  prescrizione    dei    re- 


270  CON  CON 

golamcnli  per  tutti  i  rami  di  fi-  ancoraché  ciascuno  de' quattro  pre- 
nanzn,  che  si  mandano  per  annui-  lati  chierici  di  canieia  fosse  per 
nistrazione  e  per  appallo;  3."  L'è-  turno  annuale  \ice-presidente,  e 
same  e  la  rettificazione  de'conlratti,  tenesse  luogo  del  Cardinal  presiden- 
che  si  fanno  dal  tesorierato,  e  dal-  te  in  sua  assenza  ;  che  gli  affari  vi 
le  presidenze  de' chierici  di  camera;  fossero  discussi,  conchiusi,  e  giudi- 
4-  La  sindacazione,  e  sentenza  del  cali  a  maggioranza  assoluta  di  vo- 
consuiitivo  ne'  conti  dell' ammini-  ti,  ed  in  caso  di  parità  di  voti, 
strazione  della  camera,  e  di  tutte  quello  del  presidente  o  quello  del 
le  altre  pubbliche  amministrazioni,  vice-presidente,  il  quale  ne  faccia 
Quindi  con  cinque  cnpitoli,  suddi-  le  veci,  fosse  decisivo;  che  la  con- 
cisi in  articoli,  si  dichiararono  le  gregazione  venisse  rivestita  delle 
norme  in  ordine  agli  enunciati  facoltà  di  connnettere  ai  tribunali 
quattro  oggetti,  in  un  a  quelle  ris-  competenti  di  procedere  civilmente 
guardanti  la  sistemazione  e  l'anda-  o  criminalmente  a  carico  di  quegli 
mento  dell' olitici  o  addetto  aliarne-  amministratori,  appaltatori,  ed  iin- 
desima  congregazione.  piegati,  che  fossero  stati  da  lei  giu- 
Assunto  al  pontificato  il  regnan-  dicati  in  qualunque  modo  colpevo- 
le Gregorio  XVI,  nella  paterna  li;  che  la  congregazione  nel  disim- 
intenzione  di  assicurare  la  debita  pegnare  le  proprie  attribuzioni  do- 
regolarità,  saggezza,  rettitudine,  ed  vesse  avere  la  cura  di  proporre 
economia  neiramministrazione  delle  con  separati  rapporti  all'oracolo 
rendite  dello  stato,  per  mezzo  del  sovrano  tutti  quei  miglioramenti, 
Cardinal  Bernetti  segretario  di  sta-  che,  oltre  i  prescritti  nel  medesimo 
to,  ai  21  novembre  i83i,  emanò  editto,  potessero  aver  luogo;  che 
un  editto  composto  di  ventiquattro  la  congregazione  non  avesse  l' ob- 
articoli.  Con  esso  il  suddetto  moto-  bligo  preciso  di  riunirsi  due  volte 
proprio  di  Leone  XII,  e  l'analogo  la  settimana,  ma  una  sola,  tranne 
regolamento,  relativo  al  metodo  da  i  casi  di  urgenza,  adlnchè  ai  suoi 
osservarsi  nella  sindacazione  de'con-  componenti  non  mancasse  un  tempo 
ti,  e  negli  altari  di  pubblica  ainmi-  congruo  per  meditare  gli  allari  pri- 
nistrazione,  furono  confermati  nelle  ma  della  discussione, 
loro  parti,  e  nell'  insieme  delle  at-  Ma  di  tutto  ciò,  che  riguarda 
tribuzioni  ivi  conferite  alla  congre-  questa  utile,  e  benemerita  congre- 
gazione di  revisione,  le  quali  però  gazione,  si  tratta  nella  Raccolta 
•vennero  ampliate,  e  modificate  co-  delle  leggi,  e  disposizioni  di  puh- 
gl'  indicati  articoli.  Le  norme  prin-  hlica  atiiininistrazione ,  che  dalla 
cipali  delle  disposizioni  di  Grego-  stampjeria  camerale  si  vanno  pub- 
rio  XVI  furono,  che  la  congrega-  blicando  nell'odierno  pontificato, 
zione  di  revisione  sarebbe  composta  come  flicilmente  si  può  vedere  ai 
di  un  Cardinale  per  presidente,  di  due  diligenti  indici  alfàbetico-semi- 
quattro  prelati  chierici  di  camera  analitici  delle  materie,  limitandoci 
non  aventi  alcuna  pubblica  animi-  qui  ad  accennare  le  cose  principali 
nistrazione,  né  aventi  paite  nei  giù-  indicate  nei  detti  articoli.  Uno  di 
dizi  del  tribunale  della  camera,  e  essi  tratta  come  la  congregazione 
di  quattro  deputati  laici  scelti  nella  di  revisione  assista  ogni  anno  ai- 
capitale,  e  nelle  provincie.    Ordinò  l'  estrazione  delle  cartelle  da   estin- 


CON 

guersi,  del  consolidato,  e  della  cas- 
sa d'ammortizzazione,  il  cui  conto 
annuale  della  cassa  viene  da  essa 
sindacato,  per  quindi  pubblicarlo, 
esaminando  eziandio  le  deliberazio- 
ni del  consiglio  di  liquidazione,  e 
le  delil)erazioni  sulle  diverse  passi- 
vità dello  slato.  Un  altro  versa  sul 
posto  d'onore,  che  monsignor  te- 
soriere generale  prende  nella  con- 
gregazione in  tutta  la  discussio- 
ne, eccetto  che  in  quella  sulla  sinda- 
cazione de'  conti.  Un  altro  dichia- 
ra come  r  appello  dalle  sentenze 
sindacaforie  dellt»  congregazione  sia 
.sempre  in  devolutivo.  Altri  poi 
portano  1  seguenti  titoli:  dei  pre- 
ventivi parziali ,  e  generali  ;  del 
fondo  di  riserva  da  designarsi  dal 
Papa,  e  da  lasciarsi  a  sua  dispo- 
sizione ;  appartenere  al  tesoriere 
proporre  le  misure  sull'avanzo,  o 
deficienza  dei  redditi  in  confronto 
delle  spese  annuali  ;  esame  e  rap- 
porti dei  metodi  di  peice/ione,  ed 
amministrazione  sui  redditi  came- 
rali, non  che  dei  contratti  ;  grava- 
torie  contro  i  contabili  o  ammini- 
strazioni, che  non  presentano  i  con- 
suntivi neir  epoche  fissate  dalla 
legge;  facoltà  della  congregazione 
di  richiamare  gli  atti  dei  dicasteri, 
e  di  farne  visitare  gli  ofìjcii  ;  in  ca- 
so di  parità  di  voti  prevalere  il 
voto  collegiale  dei  contabili;  voto 
decisivo  in  caso  di  parità  di  pare- 
ri, attribuito  al  presidente,  o  vice 
piesidcnte.  Va  però  qui  notato,  che 
al  voto  collegiale  di  tre  contabili 
si  è  virtualmente  derogato  colla 
preponderanza  decisiva  in  caso  di 
parità  del  Cardinal  presidente,  e 
del  prelato  chierico  di  camera,  che 
ne  fa  le  veci.  Anzi  il  Cardinal  AI- 
berghini  fece  di  piìi  derogare  espres- 
samente dal  medesimo  regnante 
Pontefice  un  rapporto,    e   rescritto 


CON  271 

nell'udienza  degli  8  gennaio  iS3f) 
sidl'  impianto ,  sebbene  prccaiio  , 
dell' olìlicio,  ma  che  sussìste  tuttora. 

Altri  titoli  di  tali  indici  sono 
ancora  i  seguenti  : 

Facoltà  di  procedere  contro  gli 
impiegati  ,  ed  amministratori  di 
tutte  le  branche  camerali  ;  attri- 
buzione esclusiva  di  conoscere  e 
giudicare  in  via  amministrativa  tut- 
te le  questioni  dipendenti  dalle  of- 
ferte date  per  appalti,  affitti ,  for- 
niture, ed  altri  contralti  fiscali  ; 
essere  i  magistrati  dell'ordine  giu- 
diziario incompetenti  a  giudicare 
delle  licitazioni,  e  delibere  fatte 
dalla  congiegazione  di  revisione. 
Tali  atti  poi  eseguiti  dalla  congre- 
gazione equivalgono  a  pubblici  i- 
stromenti  per  iscrivere  le  ipoteche 
a  profitto  della  camera    apostolica. 

Altri  titoli  infine,  facoltà,  pre- 
rogative, e  attribuzioni  della  con- 
gregazione di  revisione  contenute 
ne'  suddetti  indici  della  Raccolta 
delie  leggi,  sono  i  seguenti  ;  Fa- 
coltà esclusiva  di  concedere  i  sup- 
plementi ai  conti  preventivi  nel 
corso  delle  gestioni  ;  estremi  richie- 
sti dalla  congregazione,  ed  oi-dina- 
ti  dalla  segretaria  per  gli  affari  di 
stato  interni  per  la  concessione  dei 
fondi  suppletori  a  quelli  assegnati 
ne' preventivi  ;  giudicare  sulle  con- 
troversie amministrative  nei  giudi- 
zi, per  cui  la  congregazione  giudi- 
ca in  secondo  grado  le  controver- 
sie decise  dalla  congregazione  ca- 
merale; essere  vietato  ai  magisiia- 
ti  dell'ordine  giudiziario  d' inteilo- 
quire  sulle  decisioni  della  congre- 
gazione di  revisione  per  atti  di  asta 
ed  appalti  camerali  equivalenti  a 
pubblici  istromenti  per  l' inscrizione 
delle  ipoteche  ;  regole  piescritte 
dalla  congregazione  nella  redazione 
del   consuntivo  generale  degl'  introi- 


27?.  CON 

ti,  e  delle  spese  della  reverenda  ca^ 
mera  apostolica;  l'orme  delle  sin- 
dacazioni, noinie  pei"  la  compila- 
zione de'  preventivi,  e  consuntivi 
da  esibirsi  annualmente  dalle  pul> 
])liche  amministrazioni;  giurisdizió- 
ne esclusiva  della  congregazione 
con  facoltà  di  giudicare  inappella- 
bilmente, e  colla  clausola  de  ape- 
ritione  oris  nelle  controversie  con- 
cernenti 1'  esenzione  totale  o  par- 
ziale del  pagamento  de' dazi  fiscali; 
estensione  della  preponderanza  del 
voto  del  Cardinal  presidente  della 
congiegazione,  anche  alle  decisioni 
per  ailari   contenziosi. 

Dalle  sentenze  sindacatone  ema- 
nate sui  conti  dalla  revisione,  quan- 
di) sieno  definitive,  ne'  modi  stabi- 
liti più  specialmente  dal  recente 
ordine  circolare  delle  segretarie  per 
gli  affari  di  stato  interni,  non  com- 
pete appello  nemmeno  in  devolu- 
tivo. 11  §  3-2  del  citato  ordinamen- 
to i83^  toglie  ai  tribunali  le  fa- 
colta  anche  per  questa  specie  di 
appello. 

il  primo  presidente  della  con- 
gregazione di  revisione  è  stato  il 
Cardinale  Vincenzo  Macchi  ,  por- 
porato di  Leone  XII,  dichiarato  ta- 
le dal  regnante  Gregorio  XVI,  il 
quale  poscia  nominò  i  seguenti  Car- 
dinali, già  prima  fregiati  da  lui  di 
tal  dignità,  cioè  Giuseppe  Alber- 
ghini,  Ugo  Pietro  Spinola,  e  Gia- 
como Luigi  Erignole,  eh'  è  l'attuale 
presidente.  Questo  Cardinal  presi- 
dente della  congregazione  della  re- 
visione de'  conti  ha  1'  udienza  or- 
dinaria dal  Papa  ogni  martedì  se- 
ra.   /^.  Congregazione  economica. 

Congregazione  della  Segnatura  dì 
Grazia.  V.  Segnatura  di  Gra- 
zia. 

Congregazione  speeiale  per  la    rìe- 


difìrazìone  della  basilica  di  san 
Paolo. 

Questa  fu  istituita  con  saggio 
accorgimento  da  Leone  XII  nel 
1825,  e  al  modo  che  dicesi  al  voi. 
XII,  p.  17.0  del  Dizionario,  sotto 
la  presidenza  di  un  Cardinale,  die 
fu  allora  Giulio  Maria  della  Soma- 
glia,  decano  del  sagro  Collegio,  e 
segretario  di  stato.  Quindi  lo  fu- 
lono  i  Cardinali  Tommaso  Ber- 
netti,  e  Giuseppe  Albani,  cioè  il 
prin)o  in  parte  del  pontificato  di 
Leone  XII,  e  Gregorio  XVI,  e  il 
secondo  nei  venti  mesi,  nei  quali 
fu  Papa  Pio  Vili.  Allorquando  poi 
nel  i833  il  Pontefice  regnante  di- 
vise in  due  la  segretaria  di  stato, 
vale  a  dire  in  segretaria  di  stato, 
e  in  segretaria  per  gli  affari  di  sta- 
to interni,  con  due  diversi  Cardi- 
nali per  segretario,  a  quest'ultima 
attribuì  la  presidenza  della  com- 
missione, e  congregazione  per  la 
riedificazione  della  patriarcale  ba- 
silica di  s.  Paolo  nella  via  ostien- 
se, la  Descrizione  istorica  ed  arti- 
stica della  quale  ebbi  l'onore  di 
leggere  nell'accademia  Tiberina,  di 
cui  sono  socio  residente,  nell'adu- 
nanza de'  i4  febbraio  1842.  Il 
primo  segretario  degli  affari  di  sta- 
to interni,  ch'esercitò  la  presidenza 
della  congregazione,  fu  il  Cardinal 
Anton  Domenico  Gamberini ,  cui 
successe  nel  1840  il  Cardinal  Ma- 
rio Ma  t  tei. 

La  congregazione  al  presente  si 
compone  di  altri  cinque  Cardinali, 
del  tesoriere  generale  come  depu- 
tato, di  tre  prelati,  fra'  quali  tlue 
uditori  di  Rota,  del  segretario,  del- 
l'architetto direttore,  e  di  quattro 
architetti  rinconti.  P^.  Chiesa  o  nv- 
siLicA  patriarcale  di  s.  Paolo  nel- 
la  via  ostiense. 


CON 

Congregazione  speciale  Sanitaria. 

Volendo  il  regnante  Pontefice 
migliorare  l'andamento  amministra- 
tivo e  giudiziario  degli  all'ari  sani- 
tari, dopo  avere  inteso  il  parere  di 
una  congregazione  di  Cardinali,  con 
editto  del  Cardinal  Anton-Domeni- 
co Gamberini,  segretario  per  gli 
afiari  di  slato  interni  de' 20  luglio 
i834j  istituì  una  congregazione 
composta  del  Cardinal  segretario 
pegli  affari  di  slato  interni  prò 
tempore^  e  prefetto  insieme  della 
s.  consulta  (colla  qualifica  di  pre- 
sidente ) ,  di  monsignor  segretario 
della  s.  consulta  nella  qualità  di  vi- 
ce-presidente, il  quale  dovesse  suppli- 
le,  e  rappresentare  il  Cardinal  pre- 
sidente, quando  egli  non  potesse  pre- 
siedere alle  adunanze  ;  dei  monsi- 
gnori decano,  e  sottodecano  della 
stessa  Congregazione  della  sagra 
Consulla  (  Fedi),  per  turno ,  e  di 
tre  consiglieri  di  sanità,  cioè  di  un 
officiale  di  sanità  marittima  da  no- 
minarsi dal  Papa,  di  un  membro 
della  camera  di  commercio  di  Ro- 
ma da  scegliersi  dal  Cardinal  pre- 
sidente in  ogni  biennio  sulla  terna, 
che  dovrà  aireiFetto  presentarglisi 
dalla  detta  camera,  e  per  terzo  del 
sotto-segretario  della  s.  consulta , 
che  farà  ancora  le  funzioiìi  di  se- 
gretario di  detta  congregazione  spe- 
ciale. Al  presente  il  sotto-segretario 
della  s.  consulta  non  è  più  consi- 
gliere, e  segretario  della  congrega- 
zione sanitaria,  essendosi  attualmen- 
te conferita  dal  Pontefice  tal  cari- 
ca ad  altro  soggetto.  Inoltre  fanno 
parte  della  congregazione  monsignor 
uditore  del  camerlengato,  e  l' as- 
sessore generale  di  polizia  prò  tem- 
pore, non  che  uno  dei  fisici  ad- 
detti alla  medesima  s.  consulta  per 
turno,  da  cambiarsi  in  ogni  biennio. 

VOL.    XVI. 


CON 


273 


Tal  congregazione  venne  dal 
Pontefice  incaricata  del  regime  sa- 
nitario per  tutto  ciò  che  concerne 
la  garanzia  della  salute  pubblica 
dai  pericoli  che  possono  sovrastar- 
le non  meno  dall'  esterno  che  nello 
interno  dello  stato ,  dovendo  tutte 
le  materie  sanitarie,  o  che  hanno 
stretta  relazione  con  questo  ramo, 
essere  di  privativa  attribuzione  e 
giurisdizione  della  medesima  con- 
gregazione. Le  adunanze  si  stabili- 
rono periodicamente  una  volta  la 
settimana  dal  medesimo  Pontefice, 
in  quel  giorno  che  al  Cardinal 
presidente  piacerà  di  destinare,  e 
straordinariamente  tutte  le  volte 
che  l'urgenza  il  richiedesse,  o  il 
Cardinal  presidente  lo  giudicasse 
opportuno.  La  medesima  congre- 
gazione poi  prenderà  in  esame, 
l'isolverà,  e  deciderà  su  tulle  le  ma- 
terie sanitarie,  ed  emetterà  tutti 
quei  provvedimenti,  che  le  circo- 
stanze richiederanno,  affine  di  tu- 
telare la  pubblica  salute ,  sempre 
a  termine  delle  disposizioni  del  co- 
dice sanitario  ,  delle  leggi  e  dei 
regolamenti  vigenti.  Le  deliberazio- 
ni poi,  e  gli  ordini,  cui  la  con- 
gregazione emetterà,  obbligheranno 
alla  loro  piena  osservanza  ed  ese- 
cuzione qualunque  persona  di  qual- 
sisia  età,  grado,  e  condizione,  an- 
corché insignita  della  qualità  ec- 
clesiastica, non  che  qualunque  cor- 
porazione o  regolare ,  o  secolare, 
ed  in  una  parola  qualsisia  persona, 
benché  privilegiata,  o  privilegiatis- 
sima,  e  che  avesse  bisogno  di  spe- 
cial menzione. 

Dispose  inoltre  il  provvido  Papa, 
che  la  medesima  congregazione  pre- 
siedesse ,  invigilasse ,  e  provvedesse 
al  buon  ordine ,  e  al  piti  regolare 
andamento  dell'  azienda  sanitaria  in 
tutto  lo  stato,  e  procedesse  alla  no- 
18 


274  CON 

mina  di  quei  minisUi ,  ed  uffiziali 
addetti  alla  medesima ,  che  a  se- 
conda del  còdice  sanitario  si  sono 
fino  ad  ora  nominati  dalla  congre- 
gazione della  sagra  consulta.  La 
spedizione  poi  degli  alFari ,  ed  or- 
dini, delle  risoluzioni,  e  provviden- 
ze della  stessa  congregazione,  si  ese- 
guirà dalla  segretaria  della  sagra 
consulta  con  quello  stesso  metodo, 
e  sistema  che  allora  era  in  uso  ; 
siccome  nella  medesima  segretaria 
continueranno  a  custodirsi  i  relativi 
atti,  posizioni ,  e  registri ,  non  do- 
vendo in  ciò  aver  luogo  alcuna  in- 
novazione. Quindi,  col  suddetto  e- 
ditto,  in  diversi  articoli  furono  di- 
chiarate le  attribuzioni  della  con- 
gregazione ,  l' esame  e  la  riforma 
del  codice  sanitario,  t' amministra- 
zione della  giustizia  in  materie  sa- 
nitarie, il  ministero  sanitario ,  e 
compenetrazione  in  esso  delle  attri- 
buzioni attuali  della  polizia  de'  por- 
ti, e  della  polizia  medica,  le  dispo- 
sizioni penali,  la  procedura  nei  giu- 
dizi, ec. 

Di  poi,  a'  IO  giugno  i835,  ven- 
ne pubblicato  dal  Cardinal  presi- 
dente r  ordine  circolare  per  la  det- 
ta concentrazione  in  un  solo  mini- 
stero della  polizia  de'  porli ,  e  del 
ramo  sanitario;  i  doveri  dei  diversi 
uflìzi  sanitari  per  la  concentrazione 
in  essi  dell'azienda  sulla  polizia  de- 
gli stessi  porti  ;  le  istruzioni  per 
gli  ufficiali  sanitari  sul  materiale 
dei  legni,  e  sulla  spedizione  dei  le- 
gni nazionali  mercantili.  Così  pure 
pel  minacciante  contagio  del  cho- 
leva  morbus,  la  congregazione  ema- 
nò dichiarazione,  che  sarebbe  chia- 
mata al  servigio  la  guardia  civica 
di  Roma,  qualora  la  guarnigione 
di  linea  dovesse  recarsi  a  formare 
i  cordoni  sanitari,  pei  quali  si  pub- 
blicò opportuno  regolamento.  Altresì 


CON 

ebbe  luogo  la  fissazione  d'un  siste- 
ma per  l'espurgo  delle  lettere,  di- 
sposizioni sui  lazzaretti  attigui  ai 
cordoni  sanitari,  ed  infmite  altre 
provvidenze,  che  lungo  sarebbe  qui 
enumerare,  le  quali  si  riportano 
nella  Raccolta  delle  leggi,  e  dispo- 
sizioni di  pubblica  amministrazione 
nello  stato  pontificio,  che  utilmente 
si  pubblica  nell'odierno  pontificato, 
massime  sul  morbo  asiatico  cliole- 
ra,  affine  di  circoscriverne,  ed  ar- 
restarne i  fatali  progressi  nello  stato 
ecclesiastico. 

All'  articolo  Pestilenze  (  Fedi) 
non  solo  si  parlerà  della  congrega- 
zione de'  Cardinali  e  prelati,  depu- 
tata nel  i656  da  Alessandro  VII 
per  la  peste  che  faceva  strage  nel 
limitrofo  regno  di  Napoli  ed  altri 
stati  italiani,  non  che  per  provve- 
dere alle  conseguenze  della  funesta 
pestilenza,  la  quale  propagatasi  nello 
stato,  e  in  Roma  mietè  numerose 
vittime  ;  ma  si  dirà  eziandio  delle 
provvide  misure  prese  dai  Ponte- 
fici romani  ,  nelle  diverse  lagrime- 
voli  circostanze,  in  cui  i  contagi  e 
le  pestilenze  decimarono  i  loro  sud- 
diti. Finalmente  al  medesimo  arti- 
colo si  parlerà  delle  provvidenze 
prese  da  questa  congregazione  spe- 
ciale sanitaria  pel  mentovato  mor- 
bo asiatico,  e  della  istituzione  fatta 
in  Roma  dal  Papa  sullodato,  di  una 
commissione  straordinaria  di  pub' 
blica  incolumità ,  affinchè  provve- 
desse ai  bisogni  pubblici  nel  caso 
che  si  manifestasse  il  cholera  asia- 
tico, come  infatti  si  verificò,  e  po- 
nesse in  opera  tutti  i  mezzi  preser- 
vativi riconosciuti  i  piìi  efficaci ,  a 
moderarne  la  terribile  forza.  Ella 
fu  composta  dell'  attivissimo  Cardi- 
nal Giuseppe  Antonio  Sala  roma- 
no, e  di  personaggi  egualmente  ze- 
lanti, ed  energici  all'uopo,  cioè  dei 


CON 

monsignori  Cioja  commendatore  di 
s.  Spinto,  e  Marini  uditore  di  Ro- 
ta, dei  principi  Eorghese,  ed  Al- 
tieri, del  commendatore  d.  Pietro 
de'  principi  Odescalchi,  e  di  monsi- 
gnor Camillo  Amici  per  segretario, 
tutti  romani. 

Congregazione  degli  Studi. 

Il  glorioso  Sisto  V,  colla  celebre 
bolla  Immensa  aeterni  Dei,  data 
a'  22  gennaio  iSSy,  istituì  la  con- 
gregazione sopra  r  università  dello 
studio  romano,  per  presiedere  al- 
l' Università  di  Roma  [Vedi),  chia- 
mata la  Sapienza ,  di  cui  fu  am- 
plissimo, e  munifico  restauratore  il 
gran  Leone  X.  Sisto  V  non  solo 
beneficò  l'università  anche  nel  suo 
economico,  e  ne  regolò  le  norme, 
ma  volle  che  della  romana  fosse 
sempre  rettore  un  avvocato  conci- 
storiale. V.  Jacopo  Cohellio,  Noli- 
tia  Cardinalatus ,  congregatio  XIX, 
prò  universitate  studii  romani. 

Volendo  quindi  provvedere  alla 
istruzione  pubblica,  che  si  dà  in  tut- 
to lo  stato  del  governo  Pontificio 
nelle  università,  collegi,  e  scuole,  il 
Pontefice  Pio  VII  avea  in  animo  di 
istituire  una  congregazione  di  Cardi- 
nali al  grande  oggetto,  e  restaurare 
quella  sapientemente  eretta  da  Sisto 
V,  ma  la  morte  ne  impedì  l'effettua- 
zione. Era  riserbata  questa  gloria  al 
magnanimo  suo  successore  Leone 
XII,  al  quale  stando  sommamente  a 
cuore  la  più  regolare,  ed  uniforme 
direzione  dei  buoni  studi  nelle  uni- 
versità ,  collegi ,  pubbliche  scuole , 
stabilimenti,  e  luoghi  tutti  d'istru- 
zione ed  insegnamento ,  emanò  la 
celebre  bolla  Quod  divina  sapien- 
za omne.s  docet,  V  kalcndas  scptem- 
bris  1824,  colla  quale  istituì  la 
congregazione  degli    studi.    In    essa 


CON  275 

egli  rende  giustizia  all'alta  mente 
di  Sisto  V,  e  all'  immediato  prede- 
cessore Pio  VII,  del  quale  dice: 
»  Nullo  modo  autcm  silentio  prae- 
"  terire  possumus  fel.  reo.  Pium 
«  VII  postremis  bisce  diebus  no- 
>:■  vam  studiorum  rationem  istau- 
»  rare  voluisse  ,  quam  tamen  non 
«  potuit  morte  praeventus  ad  opta- 
»  tum  fìnem  perducere".  Quindi 
in  ventisette  titoli,  e  in  trecentono- 
ve articoli,  compresi  nella  medesi- 
ma bolla,  stabilì  le  regole  da  os- 
servarsi, e  le  opportune  leggi  per 
le  università,  pegli  areicancellieri , 
cancellieri,  e  rettori  delle  stesse  uni- 
versità; pei  collegi,  o  corpi  colle- 
giali delle  quattro  facoltà;  pei  pro- 
fessori ,  e  per  la  loro  elezione ,  ed 
obbligazioni  ;  pei  sostituti  o  pro- 
fessori soprannumerarii  ;  pei  biblio- 
tecarii  delle  università  ec.  ;  pei  di- 
rettori degli  osservatoci  astronomi- 
ci, e  dei  musei ,  o  gabinetti  ;  pei 
tustodi  degli  orti  botanici;  pei  bi- 
delli ed  altri  inservienti  ;  per  l'am- 
ministrazione economica  delle  imi- 
versità;  per  le  scuole  pubbliche 
fuori  delle  università;  per  l'ammis- 
sione degli  studenti  ;  per  le  disci- 
pline degli  studenti  ;  pegli  esercizi  di 
religione  ;  per  la  collazione  de'  gra- 
di ;  pel  corso  scolastico  ;  per  le  lau- 
ree ;  per  la  collazione  delle  lauree 
di  onore,  e  di  premio;  per  le  lau- 
ree comuni  ;  per  le  matricole  di  li- 
bero esercizio  in  medicina,  e  chi- 
rurgia ;  per  le  matricole  di  libero 
esercizio  in  farmacia  ;  per  1'  esame, 
e  idoneità  al  notariato  ;  per  le  pro- 
pine da  pagarsi  da  chi  riceve  i  gra- 
di, le  matricole,  i  diplomi  d'ido- 
neità pel  notariato  ec;  pegli  esnmi 
annuali;  per  l'anno  scolastico,  e 
per  le  vacanze  ;  e  finalmente  dispo- 
sizioni generali ,  anche  sulle  acca- 
demie di  scienze;  Icllcre,  ed  arti  ec, 


9.76 


CON 


Crediamo  poi  indispensabile  di  ri- 
portare il  titolo  I  della  bolla.  Del- 
la rongrrgazione  degli  studi  j  ri- 
ffiiardante  appunto  la  benemerita 
istituzione  di  questa,  che  renderà 
perennemente  benedetto  1'  animo 
grande  di  Leone  XII ,  pei  felici 
vantaggi  che  se  ne  ottennero. 

»  I,  Si  erigerà  una  congregazione, 
»  la  quale  presieda  agli  studi 
-V  tanto  in  Roma ,  quanto  nello 
-v    stato  Pontifìcio. 

»  1.  Questa  sarà  composta  dei  Car- 
»  dinali  segretario  di  stato,  ca- 
;j  merlengo  della  santa  romana 
»  Chiesa,  vicario  di  Roma,  pre- 
-•»  fetto  della  congregazione  del- 
-•5  l'indice,  prefetto  di  quella  del 
-V  buongoverno,  e  di  altri  Cardi- 
»  «ali  da  eleggersi  dal  sommo 
!>  Pontefice  ;  e  fra  i  medesimi 
>'  sua  Santità  nominerà  il  Car- 
»  dinal  prefetto  della  congrcga- 
"   zione. 

"  3.  La  medesima  praticherà  il  me- 
-•>■  lodo  usato  dalle  altre  congre- 
-j  gazioni  cardinalizie ,  ed  avrà 
"  per  segretario  un  degno  ed 
55  idoneo  ecclesiastico ,  il  quale 
»  sia  un  familiare  del  sommo 
«  Pontefice,  o  prelato.  Esso  re- 
•»  gistrerà  diligentemente  tutti  gli 
"  atti,  avrà  cura,  e  custodia  del- 
«  l'archivio,  ed  eseguirà  le  altre 
5»  incombenze ,  che  gli  saranno 
a  addossate  dalla  sagra  congre- 
«  gazione ,  e  dal  Cardinal  pre- 
-V  fetto. 
«  4-  Saranno  a  questa  congrega- 
«  zione  sogEtette  tutte  le  univer- 
-•'  sita ,  le  pubbliche  e  private 
»  scuole  di  Roma,  e  dello  stato, 
»'  e  qualsivoglia  corporazione,  o 
"  individuo  impiegato  nella  isti- 
w  tuzione  della  gioventìi. 
»  5.  Farà  la  sagra    congregazione 


CON 

»  ossei'vare  con  esattezza  i  prc- 
«  senti  regolamenti,  ed  anco  quel- 
M  li ,  che  saranno  pubblicati  in 
M   appresso. 

>  6.  Tutte  le  volte  che  la  sagra 
M  congregazione  crederà  oppor- 
»  tuno  di  visitare  qualche  uni- 
5)  versila,  o  scuola  pubblica,  o 
»  altro  stabilimento  di  pubblica 
»  istruzione ,  potrà  deputare  un 
w  visitatore ,  il  quale  prenda  le 
»  opportune  informazioni,  o  dia 
33  quelle  provvidenze,  di  cui  sa- 
J5  rà  incaricato  dalla  stessa  sagra 
»    congregazione. 

»  y.  Chiunque  si  creda  gravato 
«  dai  superiori  locali  in  cose  ris- 
«  guardanti  le  dette  università, 
«  scuole  ,  e  stabilimenti  d' istru- 
J5  zione,  potrà  esibire  il  suo  ri- 
>j   corso  alla  sagra  congregazione. 

33  8.  Ogni  rescritto,  o  del  sommo 
»  Pontefice,  o  dato  dall'udienza 
-•;  di  lui  concernente  la  materia 
.-)  degli  studi  ,  dovrà  presentarsi, 
•3  e  registrarsi  nella  segretaria 
«  della  s.  congregazione ,  prima 
33  che  possa  essere  eseguito. 

A  memoria  perenne  di  questa 
utilissima  istituzione ,  il  medesimo 
Papa  fece  incidere  dal  valente  Ni- 
cola Cerbara  una  bella  medaglia , 
di  gran  diametro ,  avente  da  un 
lato  la  sua  pontificia  effigie,  vestita 
con  mozzetta  e  stola,  ed  in  giro  que- 
sta iscrizione  :  leoni  xn  p.  m.  stvdio- 
KVM  iNSTAVRATOBi.  Nel  rovescio  in 
elegante  gruppo  piramidale  di  sei 
figure ,  si  volle  rappresentare  la 
Religione  colla  testa  raggiante,  te- 
nendo colla  destra  mano  la  croce, 
circondata  dalle  altre  cinque  figu- 
re allegoriche.  La  prima  sedente  a 
destra  è  la  filosofia  colla  lira  ed 
altri  attributi;  dietro  questa  si  ve- 
de in  piedi  la    giustizia  ;    dal    lato 


CON 

sinistro  la  figura  seduta  sopra  vari 
volumi  è  allusiva  alla  filosofia;  die- 
tro la  medesima  ,  quella  che  tiene 
un  gallo  in  mano,  allude  alla  me- 
dicina ;  la  figura  poi  sedente  sul 
globo  stellato  con  una  fiamma  sul 
capo,  l'appresenta  la  teologia.  Sotto 
le  figure  evvi  la  seguente  epigrafe: 

MISIT     ANCILT-AS     SVAS      VT      VOCARENT 

AD  ARCEM.  Questa  medaglia  suole 
dalla  sagra  congregazione  essere  di- 
stribuita ai  benemeriti  della  con- 
gregazione medesima. 

Leone  XII  dichiarò  prefetto  della 
congregazione,  il  Cardinal    France- 
sco Bertazzoli,  e  per  membri  i  Car- 
dinali    della    Somaglia  ,    come    se- 
gretario   di    stato,    Pacca,    Gallelli 
come  camerlengo  di  s.  Chiesa,  Casti- 
glioni  come  prefetto  dell'indice,  che 
fu  poi  Papa  Pio  Vili  :  gli  altri  Car- 
dinali   furono  de    Gregorio ,  Zurla 
come  vicario  di  Roma,  e  Cavalchini 
come  prefetto  del  buongoverno.    11 
Papa  nominò  per  segretario    il  suo 
cameriere  segreto  e   coppiere,  mon- 
signor Giovanni  Soglia,  ora  Cardi- 
nale.   Di    poi    Papa    Pio    Vili    nel 
i83o   al  defouto    Cardinal    Bertaz- 
zoli  diede  in  successore  nella  pre- 
fettura il  Cardinal  d.  Placido  Zur- 
la, per  morte  del  quale,  il  regnan- 
te   Pontefice    Gregorio    XVI ,    fece 
nel    1834  prefetto  di  questa  cospi- 
cua congregazione,  il  Cardinal  Lui- 
gi Lambruschini,  suo    segretario  di 
stato.  Al  presente  la  congregazione, 
oltre  questo  porporato,  ha  per  mem- 
bri quattordici  Cardinali ,    un  pre- 
lato segretario,  un  sostituto,  un  av- 
vocato fiscale,  e  diversi  impiegati. 

Non  contento  Leone  XII  delle 
maravigliose  ed  utili  provvidenze 
emanate  colla  lodata  bolla,  a'  5 
novembre  del  medesimo  anno  1824, 
si  recò  neir  imiversità,  o  archigin- 
nasio romano  per  la  ricoi'renza  del- 


CON  377 

l'annuale  riapertura  degli  sludi  del- 
l'università,   ch'egli     volle     rendere 
più  .solenne  per  animare  e  làr  fio- 
rire ogni  ramo    d'insegnamento,  ed 
a   tal  uopo   recitò    analoga   e    dotta 
allocuzione,  che  incomincia  colle  pa- 
role: Clini  fauste,  fclicilcrque  evcnerit 
ut  auxiliante  Dco  Romanoruni  Pon- 
ti fìciini  etc.  Questa  allocuzione  venne 
stampata,  e  dal    Cardinal  Bertazzo- 
li   prefetto     fu     rimessa    ai    vescovi 
dello  stato,  perchè  i  sovrani  senti- 
menti servissero    di  norma  non  so- 
lamente all'univei'sità    romana,  ma 
ancora  alle  altre   università,  e  pub- 
bliche scuole    del     medesimo    stato 
pontificio.    In  seguito,    nel    gennaio 
1825,    lo    stesso    Leone    XII     fece 
pubblicare    una     declaratoria    sulla 
sua    bolla     Quod  divina    sapienlia, 
su  alcuni  dubbi  e  questioni  insorte. 
Ma  di  altre   declaratorie,  encicliche 
dei   Cardinali  prefetti,  regole ,  ordi- 
nazioni della  congregazione,  decreti, 
risoluzioni,  atti,  e  di  tutto  altro  che 
riguarda  la  sagra  congregazione  de- 
gli   studi,  si    possono  vedere:    Col- 
lectio  legnin  et  ordinationuni  de  re- 
cta  studiorum  ratione,  Romae  1828 
lypis  Antonii  Boulzaler;  Raccolta  del- 
le leggi  e    disposizioni    di  pubblica 
amministrazione,  che  si  stampa  dal- 
la tipografìa  Camerale,  ne'suoi  indici 
semianalitici,  agli    articoli   Istruzio- 
ne PUBBLICA.   Nell'anno  poi    1841    in 
Roma    s' incominciò    coi    detti    tipi 
a  pubblicare   Collectio  Icguni  et  or- 
dinaùonuni     de     recta      studiorum 
ratione,  jiissu    Emi   Rin.i    Domini 
Cardinalis    Aloysii    Lambruschini, 
Sanctissimi  Domini  Nostri  Gregorii 
XVI  Pont.  Max.  a  sccrclis  status, 
sacrae  congregationis  studiis  mode- 
rali dis  praefecti    etc.     Cura    Pro- 
speri Caterini  ejusdeni  s.  Congrega- 
tionis secretarli  denuo  edita  et  an- 
cia, con  prefazione  di  questo  prcki- 


278  CON 

to,  ac  Paraenesis  Card.  Frane. 
BcrlazzoUi  s.  Coiigrcgationls  stiidio' 
rum  praefecli  juventiUi  in  tota  Ro- 
mani Ponti ftcis  di  (ione  pi  da  ti  bo- 
nisque  arlibus  addictae.  Inoltre  va 
consultato  l'editto  emanato  a'2  5  gen- 
naio 1828,  con  annuenza  del  Papa 
Leone  XII,  dal  suo  segretario  di  stato 
Cardinal  della  Somaglia,  col  quale 
egli  pubblicò  le  provvidenze  prese 
dalla  sagra  congregazione  per  la  tu- 
tela amministrativa  del  patrimonio 
addetto  alla  pubblica  educazione 
ed  istruzione ,  colle  cautele  ipo- 
tecarie, per  assicurare  i  capitoli,  e 
le  annualità  al  medesimo  apparte- 
nenti, concedendo  a  tal  uopo  il  det- 
to Pontefice  competenti  privilegi 
aflìne  di  rimovere  qualunque  osta- 
colo e  ritardo. 

Congregazione  de'  vescovi,  e 
regolari. 

Fra  le  congregazioni  Cardinalizie, 
che  il  gran  Pontefice  Sisto  V  isti- 
tuì ,  o  rinnovò  colla  famigerata 
bolla  Immensa  a$4.erni  Dei  de'22 
gennaio  iSSy,  sono  nominate  due 
congregazioni,  La  congregazione  per 
le  considtazioni  de"  regolari  ,  con 
cinque  Cardinali,  perchè  compones- 
se, e  terminasse  le  controversie  di 
tutti  i  regolari,  eccettuate  le  par- 
ticolari, vertenti  tra  i  religiosi,  le 
quali  volle  che  si  decidessero  dai 
loro  rispettivi  superiori;  e  La  con- 
gregazione per  le  considlazioni  dei 
vescovi,  ancor  essa  composta  di 
cinque  Cardinali,  affinchè  ascoltasse 
le  domande,  questioni  e  controver- 
sie di  tutti  gli  Ordinari,  e  l'ispon- 
desse  con  diligenza  sciogliendo  i 
proposti  dubbi.  Diede  loro  am- 
pie facoltà,  tra  le  quali  merita  spe- 
cial menzione  quella  di  deputare 
i    visitatori,   ed   1  vicari    apostolici: 


CON 

come  ancora  l'altra  di  difendere  la 
immunità  della  Chiesa,  le  persone 
ed  i  beni.  Queste  congregazioni, 
per  la  connessione  che  hanno  tra 
di  loro  per  gli  affari,  e  per  le  perso- 
ne, furono  unite  dallo  stesso  Sisto  V. 
f^.  Jacopo  Cohellio,  JSotitia  Cardina- 
latus,  che  tratta  di  ambedue  le  con- 
gregazioni distintamente,  congrega- 
tio  Vili,  Pro  consultationibus  epi- 
scoporum  et  aliorum  praelatorumj 
congregatio  IX,  prò  consultationi- 
bus regulariuni  pag.  Gì.  Il  dotto 
Cardinale  De  Luca,  Relaz.  Roni. 
Cur.  Disc.  I  5  n.  i5,  ed  il  Cardi- 
nale pratico,  cap.  XXVII,  della 
congregazione  sopra  i  negozi  dei 
vescovi,  e  de"" regolari  dell'  uno ,  e 
dell'altro  sesso,  egregiamente  trat- 
tò questo  argomento  delle  due  con- 
gregazioni, che  si  stimano  unite, 
della  ragione  per  cui  ne  venne  fat- 
ta la  unione,  da  chi  vengano  co- 
stituite, delle  loro  leggi,  e  regole, 
della  procedura  s\  coi  vescovi,  che 
coi  regolari,  delle  materie,  e  nego- 
zi che  ad  esse  spettano,  e  della 
distribuzione  delle  cause  ti'a'Cardi- 
nali  ponenti;  le  quali  cose,  coll'au- 
torità  di  tanto  uomo,  noi  descrive- 
remo compendiosamente. 

Secondo  1'  anzidetta  bolla  di 
Sisto  V,  questa  di  cui  parliamo, 
comporrebbe  due  distinte  congre- 
gazioni ;  una  sopra  i  negozi  de'  ve- 
scovi, e  del  clero  secolare;  l'altra 
su  quelli  de' regolari,  e  delle  mo- 
nache. Ma  dallo  stesso  Sisto  V,  e 
meglio  dal  pontificato  di  Clemente 
VIII,  vennero  considerate  come  uni- 
te, ebbero  un  solo  Cardinal  prefèt- 
to, un  solo  prelato  segretario ,  e 
composte  amendue  furono  dai  me- 
desimi Cardinali,  i  quali  nel  pon- 
tificato d' Innocenzo  X  erano  ven- 
tiquattro, come  si  legge  nel  Luna- 
doro,  Relaz.  della   Corte  di   Roma 


CON 

pag.  Sg,  dell'edizione  del  1646.  In 
una  parola  le  due  congregazioni 
vennei'O  riputate  una  sola  ,  come 
i  vescovati,  e  gli  stati,  che  sono 
composti  da  più  parrocchie  e  pro- 
vincie.  Sì  loda,  e  non  a  torto,  tale 
unione,  a  motivo  della  qualità  de- 
gli afifari,  che  vi  hanno  corrispon- 
denza ed  analogia  ;  p.  e.  pel  go- 
verno de'  monisteri  di  monache , 
sebbene  esenti,  o  governati  dai  re- 
golari, mentre  per  le  disposizioni 
e  decreti  del  concilio  di  Trento,  e 
per  le  costituzioni  de' Pontefici,  vi 
hanno  gran  parte  i  vescovi  ;  come 
pure  per  le  frequenti  differenze, 
che  talvolta  insorgoho  tra  i  mede- 
simi vescovi  e  i  regolari ,  sia  per 
le  prediche,  processioni,  confessioni 
ed  altro. 

La  congregazione  si  regola  quasi 
interamente  come  quella  del  con- 
cilio, al  cui  articolo  dicemmo  aver- 
vi in  alcuni  affari  la  cumulativa 
fra  le  due  congregazioni.  Essa  si 
occupa  nel  procedere  in  forma  e- 
stragiudiziale  (non  dovendosi  inge- 
rire in  quelle  cause  giudiziali,  e 
contenziose,  le  quali  ricercano  il 
processo,  e  la  sentenza,  quando  le 
parti  non  consentano  ),  e  nel  dare 
le  spedizioni  con  tenui  emolumen- 
ti, ed  anche  gratis.  Tuttavolta  os- 
serva il  De  Luca,  che  se  la  con- 
gregazione del  concilio  procede  con 
termini  giuridici  analogamente  ai 
sagri  canoni,  secondo  lo  stile  dei 
tribunali  ecclesiastici  ;  la  congrega- 
zione de'  vescovi  e  regolari,  alcune 
volte  giustamente  procede  da  prin- 
cipe ecclesiastico,  con  modi  pru- 
denziali, secondo  il  decretato  dai 
concilii,  anche  con  informazioni  se- 
grete, essendo  non  pochi  affari  in 
sostenimento  della  episcopale  digni- 
tà, o  in  decoro  degli  Ordini  reli- 
giosi, e    monisteri,    e    quindi     non 


CON  279 

vogliono  essere  resi  pubblici  e  no- 
tori. Quando  poi  giungono  a  que- 
sta congregazione  ricorsi  contro  i 
superiori  ecclesiastici,  il  Cardinale 
prefetto  li  verifica  col  prelato  se- 
gretario nel  detto  modo,  e  quindi 
si  prendono  le  opportune  provvi- 
denze, e  risoluzioni  secondo  i   casi. 

L'  avvocato  Danielli  nella  sua 
stupenda  opera  tratta  dello  stile 
giudiziario  di  questa  congregazione, 
secondo  la  diversità  de'  negozi,  ed 
avverte  che  qualora  trattasi  di  af- 
fari, i  quali  non  ammettano  dila- 
zione, si  risolvono  tosto  in  nome 
della  congregazione,  premesse  le 
suaccennate  informazioni  extra  ju- 
dicium  dal  Cardinal  prefetto,  e  da 
monsignor  segretario;  ma  se  sono 
affari  rilevanti,  che  esigano  ricer- 
che ed  esami,  vengono  allora  pro- 
posti alla  congi-egazione  dal  prela- 
to segretario,  il  quale  esibisce  le 
istanze  coi  documenti  e  ristretti 
presentati  dalle  parti.  Cos^  nei  mag- 
giori e  gelosi  negozi  si  porta  la 
decisione  alla  piena  congregazio- 
ne, con  iscritture  delle  parti  con- 
tendenti, deputandosi  un  Cardina- 
le per  ponente,  ossia  relatore  della 
causa  alla  medesima  congregazione, 
che  si  tiene  nel  palazzo  apostolico, 
ove  risiede  il  Papa,  essendo  già 
stati  i  Cardinali  informati  dagli 
avvocati,  e  procuratori  delle  parti 
vertenti. 

Ecco  quanto  prescrisse  all'  ar- 
ticolo I,  il  Pontefice  Pio  VII,  nel- 
l'anno 1800,  colla  bolla  Post  dìu- 
tiirnas  De  jurìsdic.  trih.  et  judi- 
cuni  :  »  Tutte  le  cause  criminali 
!>  provenienti  dalle  curie  de'vesco- 
»  vi  si  trasferiscono  dalla  curia 
>'  dell'  A.  C.  alla  sagra  congrega- 
M  zione  de' vescovi  e  i-egolari,  e  tut- 
"  te  le  appellazioni  compulsoric, 
M  e  inibizioni  relative  alle  medesi- 


28o  CON 

-•'  me  cause,  dovranno  accordarsi 
w  per  l'avvenire  da  monsignore 
"  uditore  del  Papa,  ingiunto  il 
»  peso  al  fiscale  generale,  ed  al 
"  sostituto  generale  di  comparire 
»  nella  difesa  delle  medesime  cau- 
'•'  se,  come  facevano  in  passato  nel 
«  tribunale  dell' A.  G.  ".  Quindi 
al  paragrafo,  o  articolo  46  del  me- 
desimo titolo  si  legge:  «  Il  mini- 
"  stero  particolare  dell' A.  C.  avrà 
'•'  in  primo  luogo  un  luogotenente 
"  criminale,  il  quale  dovrà  essere 
"  ancora  il  relatore  delle  cause 
"  criminali  d'appello  dalle  curie 
"  vescovili,  che  si  sono  trasportate 
"  dal  tribunale  medesimo  dell' A. 
"  C.  nella  sagra  congregazione  dei 
>'  vescovi  e  regolari ,  continuando 
"  ad  avere  le  medesime  facoltà 
-•>  circa  il  regolamento  dell'  ordina- 
"  toria,  che  gli  sono  attribuite 
»  dalla  costituzione  di  Benedetto 
-"»  XIV.  Avrà  un  solo  sostituto  luo- 
"  gotenente ,  la  cui  incombenza 
>>  consisterà,  come  per  lo  passato, 
"  nel  compilare  i  ristretti  per  le 
"  cause  di  appello  dalle  curie  ve- 
>'  scovili  da  proporsi  nella  sagra 
»  congregazione  suddetta  ,  e  nel 
-•>  formare  i  processi  più  gravi  in 
»  servizio  del  tribunale  dell'A.  C". 
In  forza  poi  di  declaratoria  d'or- 
dine del  Papa  regnante,  per  orga- 
no della  segretaria  pegli  affari  di 
stato  interni,  in  data  de'  28  otto- 
bre i835,  e  diretta  ancora  al  Car- 
dinal prefetto  della  segnatura,  nella 
procedura  delle  cause  criminali,  si 
deve  osservare  la  istruzione  circo- 
lare diramata  alle  curie  ecclesia- 
stiche, i5  kai.  januarii  i835,  per 
cui  è  interamente  cessato  il  meto- 
do preesistente  di  spedire  le  cita- 
zioni speciali,  e  di  fare  la  disputa 
preliminare  sulla  validità,  suU'  os- 
servanza, e  sugli  effetti  dell'appello. 


CON 
I  decreti  di  questa  congrega- 
zione debbono  essere  sottoscritti  , 
e  sigillati  con  sigillo  del  Cardinal 
prefetto,  non  che  sottoscritti  dal 
segretario.  Questi  decreti  sono  tal- 
volta eseguiti,  o  per  lettera  in  for- 
ma di  breve,  o  per  monitorio  del- 
l'uditore  della  camera.  K.  licitato 
Cardinal  De  Luca,  Rclat.  Rovi. 
Cui:,  il  quale  dice:  che  il  segretario 
della  congregazione,  lino  dai  suoi 
tempi,  soleva  essere  un  prelato  qua- 
lificato, passato  per  gradi  nell'esei'- 
cizio  di  diverse  cariche,  per  essere 
pratico  delle  materie.  Questo  se- 
gretario viene  da  questo  ufficio 
creato  Cardinale.  Alessandro  VII 
dalla  nunziatura  di  Polonia  pro- 
mosse a  segretario  de'  vescovi  e 
regolari,  monsignor  Emilio  Altieri 
nel  1657,  quindi  Clemente  IX  lo 
fece  suo  maestro  di  camera  nel 
1667,  e  Cardinale  ai  29  novem- 
bre i66g,  succedendogli,  dopo  cin- 
que mesi  nel  pontificato,  col  nome 
di  Clemente  X.  Monsignor  Antonio 
Pignattelli  fu  fatto  nel  1668  da 
Clemente  IX  nunzio  di  Vienna,  e 
nel  1 67  I  fu  trasferito  da  Clemente  X 
al  vescovato  di  Lucca,  indi  venne  ri- 
chiamato in  Pi  orna,  e  consegui  la 
carica  di  segretario  de' vescovi  e  re- 
golari .  Ma  siccome  in  questo  im- 
piego, fox'se  per  la  poca  pratica 
della  curia,  il  Pignattelli  non  riuscì 
con  grande  applauso,  lo  stesso  Pon- 
tefice lo  fece  suo  maestro  di  came- 
ra, il  qual  posto  gli  fu  conservato 
dal  successore  Innocenzo  XI,  che 
nel  i68i  lo  creò  Cardinale,  dopo 
di  che  nel  1691  divenne  Papa  col 
nome  di  Innocenzo  XII.  Inoltre 
è  da  notarsi,  che  monsignor  segre- 
tario per  solito  è  consultore  del 
s.  offizio.  Air  articolo  Congregazio- 
ne della  disciplina  regolare  [f^edi), 
non  solo  dicemmo  che    vi  ha  scia- 


CON 

pre  luogo  il  segretario  de'  vescovi 
e  regolari  pro-tempore,  e  con  voto 
decisivo;  ma  che  alcune  attiibuzio- 
ni  sono  promiscue  ad  ambedue  le 
congregazioni  .  Finalmente  questo 
prelato  lia  dal  Papa  1'  udienza  or- 
dinaria nella  sei'a  dei  venerdì,  me- 
no i  tempi  di  festa,  o  vacanza.  Il 
sotto-segretario  poi,  per  impotenza 
ed  assenza  del  segretario,  non  solo 
si  reca  all'udienza  del  Papa,  ma 
fa  in  tutto  le  veci  del  medesimo  a 
forma  dell'apostolico  breve  di  no- 
mina. 

Fra  le  materie  che  spettano  a  que- 
sta congregazione,  oltre  quelle  che  si 
rileveranno  dall'enumerazione  prin- 
cipale delle  facoltà  cui  appresso  ri- 
porteremo, e  che  soglionsi  conce- 
dere alla  sagra  congregazione  a  be- 
neplacito de'  Pontefici,  le  spetta 
particolarmente  :  l'esame  de'  nuovi 
istituti  ,  e  delle  loro  costituzio- 
ni, la  fondazione  de'  nuovi  conven- 
ti, e  monisteri  de' regolari  di  am- 
bo i  sessi,  e  il  passaggio  da  vm 
nionistero  o  convento  all'altro;  le 
licenze  per  l'ammissione  delle  edu- 
cande ne' monisteri  di  monache, 
ovvero  per  le  monache  sopra  il  nu- 
mero ordinario,  o  per  le  converse  in- 
servienti e  delinquenti;  le  licenze  per 
aumento ,  e  diminuzione  di  dote,  e 
dispense  sulle  elezioni;  il  permesso  di 
uscire  dal  chiostro  per  tempo  deter- 
minato in  alcuni  casi,  e  la  scelta 
de^ confessori  ordinari;  il  beneplaci- 
to apostolico  (f^edi)  sopra  r  aliena- 
zione dei  beni  ecclesiastici  de'rego- 
lari,  le  cause  sulla  validità  della 
elezione  de'  provinciali  ,  ed  altri 
superiori  locali  ;  la  giurisdizione 
sulla  elezione  de' vicari  capitolari 
in  sede  vacante,  per  cui  la  con- 
gregazione in  alcune  circostanze, 
suole  deputare  un  vicario  apostoli- 
co,   F.    Benedetto  XIV,  de  Synod. 


CON  281 

Dioeces.  lib.  2.  cnp  ig.  Così  pu- 
re per  ispeciali  facoltà  concesse  da 
Sisto  V,  li  deputa  a  qualche  vesco- 
vo per  giuste  ragioni.  Si  occupa 
inoltre  tlelle  diflercnz-e  tra  gli  Or- 
dinari, i  parrochi  e  i  regolari ,  co- 
me della  nullità  delle  professioni 
de'regolari,  e  di  molte  altre  mate- 
rie. La  sagra  congregazione,  oltre 
le  attribuzioni  di  sua  privativa  giu- 
risdizione, ha  la  cumulativa  con 
molte  altre,  e  soltanto  (come  osser- 
va lo  stesso  Cardinal  De  Luca  § 
19)  non  si  può  immischiare  nelle 
cause,  che  riguardano  direttamente 
le  questioni  di  fede,  la  formale  in- 
terpretazione del  concilio  di  Ti'en- 
to,  la  prescrizione  de'riti  ne'divini 
oilizi,  e  le  cause  di  canonizzazione. 
Tratta  poi  ancora  dell'  immunità, 
cioè  delle  materie  spettanti  ad  es- 
sa, allorquando  sieno  connesse  con 
altre  di  sua   attribuzione. 

Presentemente  la  congregazione,  ol- 
treché del  Cardinal  prefetto,  si  com- 
pone di  trentacinque  Cardinali,  del 
prelato  segretario,  del  sotto  segre- 
tario, che,  per  impotenza  od  assen- 
za del  segretario,  va  all'udienza  del 
Papa,  di  venti  consultori,  dell'av- 
vocato giudice  relatore,  e  di  diver- 
si impiegati.  Mentre  era  Cardinal 
prefetto  della  congregazione  Ode- 
scalchi,  e  segretario  monsignor  So- 
glia ,  ora  Cardinal  vescovo  di  O- 
simo  e  Cingoli,  con  decreto  del- 
la sagra  congregazione,  nonis  sep- 
temhris  i834,  ad  esempio  delle 
altre  congregazioni ,  venne  stabili- 
to di  aggiungere  alla  medesima 
congregazione  de'  vescovi  e  regola- 
ri, dei  consultori quorum  es- 

set  super  dubiis  seu  quaestioniùus,  de 
(juibus  rogarenlur,  sententiam  suani 
expoiiere,  firmis  tamen  manenlibus 
nntiquis  institutionibtcs,  etc.  Il  regnan- 
te Gregorio  XYI   approvò,    e  con- 


iSi  CON 

fermò  tal  decreto,  e  per  mezzo  del 
Cardinal  segretario  per  gli  affari  di 
stato  interivi,  nominò  per  primi 
consultori  i  seguenti  personaggi: 

Monsignor  Albertino  Bellenghi  del- 
la congregazione  benedettina,  ca- 
maldolese, arcivescovo  di  JNicosia. 

Monsignor  Nicola  Ferrarelli,  vesco- 
vo di  Marronea,  ora  arcivescovo 
di    Mira. 

Monsignor  Bonaventura  Cano  -  y- 
Torrente,  dell'Ordine  de'merce- 
dari  della  redenzione  degli  schia- 
vi, vescovo  di  Magida. 

Monsignor  Carlo  Vizzardelli,  segre- 
tario delle  lettere    latine. 

Monsignor  Pietro  Marini,  uditore 
della  sagra  R.ota. 

Monsignor  Luigi  Vannicelli,  votante 
della  segnatura  di  giustizia ,  ora 
Cardinale. 

Il  p.  Antonio  Kolman,  della  com- 
pagnia di  Gesù. 

Il  p.  d.  Pietro  Silvestro  Glauda , 
procuratore  generale,  ora  vicario 
generale  de'  dottrinari. 

Il  p.  m.  Tommaso  Cipolletti,  del- 
l' Ordine  de'  predicatori. 

Il  p.  Luigi  de  Luca ,  dell'  Ordine 
de'  minori  conventuali. 

Il  p.  m.  Luigi  Pungileoni,  dell'Or- 
dine de'  minori  conventuali. 

11  p.  Paolo  di  s.  Giuseppe,  procu- 
ratore generale  dell'  Oi'dine  dei 
carmelitani  scalzi. 

Il  p.  Giuseppe  Crescini ,  procura- 
tore generale  de'  chierici  regola- 
ri della  Bladre  di  Dio. 

Il  p.  m.  Gavino  Secchi -IMurro,  del- 
l'Ordine  de'  servi  di  ìMaria. 

Dell'importanza,  cospicuità,  ed 
estesa  giurisdizione  di  cpiesta  sagra 
congregazione ,  si  potrà  prendere 
un'  idea  dal  seguente  novero  delle 
facoltà,  di  cui  suol  essere  munita. 


CON 

Questa  congregazione  è  piena  di 
affari,  alcuni  de'  quali  si  spediscono 
dal  sotto  segretario,  altri  da  mon- 
signor-segretario, altri  nel  congresso 
settimanale  composto  del  Cardinal 
prefetto,  di  monsignor  segretario,  e 
del  sotto-segretario  ;  altri  si  pro- 
pongono in  piena  congregazione,  ed 
altri  si  portano  all'  udienza  del  Pa- 
pa. Da  ultimo  il  regnante  Grego- 
rio XVI,  volendo  dare  vm  sollievo 
al  sotto  segretario,  ha  istituito  l'of- 
fizio  di  soramista,  il  quale  deve 
prestarsi  nel  compilare  per  le  con- 
gregazioni i  ristretti  di  quelle  po- 
sizioni, che  a  tale  effetto  gli  saran- 
no inviate  dalla  segretaria ,  sem- 
pre però  con  piena  intelligenza  di 
monsignor  segretario ,  e  del  sotto- 
segretario, senza  pregiudizio  alcuno 
della  preeminenza  del  medesimo 
sotto-segretario,  e  dei  diritti  di  lui, 
e  degli  altri  officiali  della  segretaria. 

Oltre  poi  le  facoltà  ordinarie,  la 
sagra  congregazione  ha  ancora  spe- 
ciali facoltà,  che  sogliono  essere  a 
lei  comunicate  dai  romani  Pontefi- 
ci pel  sollecito  disbrigo  degli  afiari. 
Dessa,  in  forza  delle  facoltà  di  cui 
è  munita,  o  previa  l'udienza  del 
Papa,  secondo  la  diversità  delle  ma- 
terie, permette  ai  vescovi  capitolari 
di  dare  le  dimissorie,  commuta  l'e- 
secutore delle  grazie  pontificie  ;  di- 
spensa dall'  irregolarità  ;  toglie  le 
inabilità  ;  restituisce  alla  voce  atti- 
va e  passiva  ;  dispensa  dal  servizio 
triennale  ;  permette  la  surrogazione 
de' fondi,  e  la  restrizione  dell'ipo- 
teca anche  rapporto  ai  legati  pii  ; 
applica  i  beni  da  un  luogo  pio  al- 
l' altro  ;  riduce  le  tasse  de'  patri- 
monii  sagri  ;  approva  la  erezione 
de'  monti  frumentarii ,  e  de'  pegni 
coi  rispettivi  statuti  ;  rilascia  i  be- 
neplaciti pei  conti-atti  anche  d'en- 
fiteusi ,  di  colonie  ,    e  di  vendite  a 


CON 

frulli  compensativi ,  e  sana  i  con- 
traili già  falli  senza  il  beneplacito 
apostolico  ;  permette  in  fine  la  im- 
posizione dei  debiti  ;  dispensa  dalla 
numerata  pecunia  nella  formazione 
de'  censi  ;  approva  le  transcrizioni 
anche  in  materia  beneficiaria  ;  com- 
muta la  recita  delle  ore  canoniche 
specialmente  alle  monache  ;  per- 
mette ai  sacerdoti,  tanto  regolari  , 
che  secolari,  d' immischiarsi  nelle 
amministrazioni;  abilita  i  regolari 
ai  beneficii  ;  dispensa  in  casi  parti- 
colari dalle  costituzioni  degli  Ordi- 
ni ;  esercita  la  sua  autorità  nella 
celebrazione  de'  capitoli  tanto  ge- 
nerali, quanto  provinciali;  all'occor- 
renza ne  conferma  gli  alti,  e  dis- 
pensa i  superiori  dagl' interstizii  per 
essere  rieletti,  e  vi  abilita  i  vocali. 
Concede  ancora  la  secolarizzazione, 
e  la  facoltà  di  accpiistare  e  di  dis- 
porre ai  religiosi  perpetuamente  se- 
colarizzati; approva  gli  atti  delle  vi- 
site apostoliche  ;  concede  i  permessi 
per  gì'  ingressi,  ed  egressi  dai  mo- 
nisleri;  i  passaggi  da  un  Ordine 
all'altro;  trasferisce  i  noviziati  extra 
Italiani.  Per  organo  della  medesi- 
ma si  fanno  le  erezioni ,  unioni,  e 
soppressioni  di  monisteri,  conventi, 
e  di  altri  pii  stabilimenti  ;  si  con- 
cedono le  minorazioni,  e  condona- 
zioni di  pene  inflitte  ai  rei  condan- 
nati dalle  curie  ecclesiastiche.  Sic- 
come poi  questa  sagra  congregazio- 
ne ha  la  tutela  de'  luoghi  pii,  così 
anche  per  mezzo  suo  i  sommi  Pon- 
tefici concedono  le  deroghe  alle  pie 
volontà,  in  materia  di  doli,  di  le- 
gati pii,  e  di  altre  pie  disposizioni, 
come  si  rileva  dai  registri  della  se- 
gretaria, dai  quali  si  possono  cono- 
scere le  altre  attribuzioni,  che  per 
brevità  si  omettono.  Aggiungeremo 
soltanto  che  i  sommi  Pontefici  si 
servono  di  questa    sagra    congrcga- 


CON  283 

zione  per  ispcdire  le  loro  encicliche 
ed  i  decreti ,  ed  allocuzioni  ai  ve- 
scovi di  lutto  il  monilo,  eccettuati 
soltanto  quelli,  che  si  trovano  ai 
luoghi  soggetti  alla  sagra  Congre- 
gazione di  Propaganda  fide  {^Vedi), 
al  quale  articolo  ne  facemmo  il  no- 
vero. In  tali  casi  si  accompagnano 
le  encicliche,  decreti  ed  allocuzioni 
con  lettere  circolari  della  stessa  sa- 
gra congregazione  de'  vescovi  e  re- 
golari. Parimenti,  con  circolari  di 
questa  sagra  congregazione,  soglionsi 
imporre  le  contribuzioni  straordi- 
narie sull'uno  e  l'altro  clero,  sta- 
bilire le  norme  per  le  dotazioni , 
amministrazioni,  vendite  e  liquida- 
zione di  beni,  e  rendite  de'  luoghi 
pii,  ed  estendere  al  clero  secolare, 
e  regolare  alcune  disposizioni ,  che 
dai  dicasteri  si  emanano  per  i  lai- 
ci ,  ed  infine  comunicare  le  pon- 
tificie determinazioni  ai  vescovi,  ed 
ai  superiori  degli  Ordini  regolari. 

Nel  i836  la  sagra  congregazio- 
ne fece  pubblicare  per  mezzo  della 
tipografia  della  R.  C.  Apostolica: 
CoUectanea  in  usimi  scerctarìae  sa- 
crae  congregationis  episcoporum,  et 
regulariimi.  In  essa  viene  riportato 
quanto  di  questa  congregazione  scris- 
se il  lodato  Cardinal  De  Lvica  nel- 
r  opera  Relat.  Rem.  Curiae  in  XX 
§§.  Ivi  egualmente  si  legge  il  nuo- 
vo metodo  per  la  discussione  degli 
affari  della  piena  congregazione,  il 
decreto  prò  causis  criniinalibits,  e- 
manato  dalla  congregazione  stessa , 
20  kal.  januai'ii  i835,  approvato 
dal  Papa  Gregorio  XVI  ;  ed  inol- 
tre sono  ripoi  tati  altri  importantis- 
simi decreti.  Di  questa  rispettabile 
congregazione  il  Lunadoro  nella  Re- 
laz.  della  corte  di  Roma  colle  note 
di  Francesco  Zaccaria,  tratta  al  voi. 
II,  cap.  XI,  Della  congregazione 
de'  vcscoK'i,  e    de'  regolari,    del    se- 


284  CON 

gretarìo,  e  di  alcuni  ìniiiistri  di  det- 
ta congregazione. 

t 
Elenco  di  alciud  Cardinali  prefetti. 

Gabriele  Palcotii,  bolognese,  Cardi- 
nale di  Pio  IV,  fu  fatto  prefet- 
to da  Sisto  V;   mori  nel    i^gy. 

Michele  Bonelli,  di  Bosco,  dallo  zio 
s.  Pio  V  venne  creato  Cardinale, 
quindi  prefetto  :  lasciò  di  vivere 
nel    i.5()8. 

Nicolo  de  Pellevé,  francese,  Cardi- 
nale di  s.  Pio  V,  indi  prefetto: 
mori  nel   i5^^. 

Vincenzo  Lauri,  di  Tropea  ,  fatto 
Cardinale  da  Gregorio  XIII,  poi 
prefetto:   morì   nel    i5g2. 

Benedetto  Giustiniani,  genovese.  Car- 
dinale di  Sisto  V,  indi  prefetto  : 
morì  nel    1621. 

Alessandro  de'  Medici,  fiorentino, 
Cardinale  di  Gregorio  XIII,  ver- 
so il  i6o3  fu  dichiarato  prefet- 
to da  Clemente  \I1I,  cui  suc- 
cesse nel  iGo5  col  nome  di  Leo- 
ne XI. 

Francesco  Maria  Brancacci ,  na- 
politano ,  Cardinale  di  Urbano 
Nili,  prefetto:   morì  nel    167.5. 

Gaspare  Caipegna,  romano,  creato 
Cardinale  da  Clemente  X ,  pre- 
fetto della  congregazione  :  morì 
nel    1714- 

Girolamo  Casanala  ,  spagnuolo , 
Cardinale  di  Clemente  X ,  morì 
nell'anno  1700,  dopo  avere  e- 
sercitato  questa  prefettura. 

Fabrizio  Paolucci,  forlivese.  Cardi- 
nale d'Innocenzo  XII,  fatto  pre- 
fetto da  Clemente  XI  :  morì  nel 
1726  decano  del  sagro  Collegio. 

Giuseppe  Firrao,  napolitano  ,  Car- 
dinale di  Clemente  XII,  indi  pre- 
fetto :  morì  nel    i744- 

Francesco  Barberini  3  il  giuniore, 
romano,  pronipote  d'Urbano  Vili, 


CON 

fu  fatto  Cardinale  da  Alessandro 
Vili,  poscia  prefetto:  terminò  di 
vivere  nel  1738,  decano  del  sa- 
gro Collegio. 

Raffaele  Cosimo  Girolami,  fioren- 
tino, da  Clemente  Xll  fu  nomi- 
nato segretario  de'  vescovi  e  re- 
golari, da  Benedetto  XIV  ci'eato 
Cardinale,  indi  dal  medesimo  fat- 
to prefetto:   morì  nel    1748. 

Carlo  Alberto  Guidobono  Cavalchi- 
ni.  Cardinale  di  Benedetto  XIV, 
indi  prefetto  :  morì  decano  del 
sagro  Collegio  nel    I774' 

Francesco  Caraffa  di  Trajetlo,  na- 
politano, già  segretario  de'  vesco- 
vi e  regolari,  nel  1773  creato 
Cardinale  da  Clemente  XIV,  in- 
di fatto  prefetto,  morì  nel  18 18 
d'  anni  g6. 

Bartolonuneo  Pacca,  di  Benevento, 
Cardinale  di  Pio  VII  ,  dal  me- 
desimo fu  fatto  prefetto  nel  18  18. 
Attualmente  è  decano  del  sagro 
Collegio. 

Cui  io  Ode  scalchi,  romano.  Cardi- 
nale di  Pio  VII.  Nel  1827  da 
Leone  XII  venne  nominato  pre- 
fetto, carica  che  fu  coperta  da 
lui  sino  al  i834,  nel  qual  anno 
il  Papa  regnante  lo  fece  vicario 
di  Roma.  Questo  Porporato  ri- 
nunziò generosamente  alla  sua  di- 
gnità, per  entrare  nella  compa- 
gnia di  Gesù ,  ove  morì  santa- 
mente. 

Giusej)pe  Antonio  Sala,  romano, 
fu  creato  Cardinale  da  Gregorio 
XVI,  e  dal  medesimo  nel  i834 
venne  fatto  prefetto  ;  morì  nel 
1839. 

Costantino  Patrizi,  romano,  fatto 
Cardinale  da  Gregorio  XVI,  in- 
di prefetto  nel  1839,  e  poi  vi- 
cario di  Roma  nel    1842. 

Pietro  Ostini,  romano,  Cardinale  di 
Gregorio    XVI  ;    quindi    vescovo 


CON 

di  Jesi,  e  nel  iS/p  prefetto  della 
igvege 


congvesfazione. 


Congregazione  della  Visita  apostoli- 
ca,  ed  adempimento  dei  legali 
pii  di  Roma,  e  suo  distretto. 

È  dovere  d'ogni  vescovo  di  vi- 
sitare da  sé  medesimo,  o  per  mezzo 
di  altri  la  diocesi,  le  chiese,  i  luo- 
ghi pii  ec,  massime  dopo  il  decre- 
to del  concilio  di  Trento,  Sess.  i^. 
cap.  3.  de  Reform.  Così  il  sommo 
Pontefice,  secondo  i  regolamenti 
anche  del  concilio  romano ,  fa  la 
visita  delle  chiese  di  Roma  e  suo 
distretto  e  persone  soggette,  non 
solo  come  capo  di  tutta  la  Chie- 
sa, patriarca  d'  Occidente,  e  prima- 
te d'Italia;  ma  anche  come  vesco- 
vo di  Roma.  Su  di  che  è  a  veder- 
si il  Cardinal  De  Luca,  Rei.  Rem. 
Cur.  dis.  24. 

Sempre  ai  Ptomani  Pontefici  è 
stata  a  cuore  la  sagra  visita,  che 
fecero  in  persona,  o  per  mezzo  di 
altri,  Nicolò  Y  nel  i^Si.  incaricò 
della  visita  delle  chiese  di  Roma, 
il  celebre  Cardinal  Mezzarota,  ca- 
merlengo di  s.  Chiesa.  Nella  vita 
di  Gregorio  XI 11  si  legge,  che  nel 
1572  quel  Pontefice  si  determinò 
di  far  visitare  tutte  le  diocesi  della 
cristianità,  principalmente  quelle  di 
Italia.  A  tale  oggetto  istituì  una 
congregazione  particolare  di  Car- 
dinali sulle  medesime  visite,  la  qua- 
le dovesse  giudicare  le  difficoltà, 
che  insorgessero  su  tal  materia.  E 
per  dar  esempio  a'  vescovi  di  quel- 
lo che  dovevano  fare  nelle  loro 
diocesi,  Gregorio  XIII  visitò  con 
molta  pietà  gli  ospedali  di  R.oma, 
ed  altri  pii  luoghi. 

Ma  l'istituzione  della  congregazio- 
ne della  sagra  visita  apostolica  di 
Roma  e  suo  distretto,  cioè  di  quel- 


CON  2t)j 

la  che  tuttora  esiste,  si  deve  allo 
zelo  di  Clemente  Vili.  Questi,  agli 
8  giugno  1592,  coU'autorità  della 
costituzione  ìq  Speculalores,  che  si 
legge  nel  Bull.  Rem.  tom.  V,  par, 
I,  p.  359,  la  fondò,  e  quindi  si 
applicò  in  persona  alla  visita  di 
tutte  le  chiese,  dei  monisteri,  colle- 
gi, ospedali,  e  confraternite  di  Ro- 
ma. Incominciò  tale  visita  a'i4  giu- 
gno nella  patriarcale  basilica  di  s. 
Giovanni  in  Laterano,  accompagna- 
to da  molti  Cardinali  e  vescovi, 
per  dare  l'esempio  a  tutti  gli  altri 
vescovi  della  cristianità  nel  visitar 
le  chiese,  monisteri,  conventi,  e  pii 
luoghi  di  qualunque  specie,  affine 
di  riconoscere  se  sieno  stati  soddis- 
fatti gli  obblighi  delle  messe  ed 
anniversari,  di  pi'omovere  la  ec- 
clesiastica disciplina,  di  osservare 
se  i  paramenti,  gli  arredi,  e  le  sa- 
gre suppellettili  sieno  convenienti 
all'uso  che  se  ne  deve  fare,  emen- 
dando ad  un  tempo  gli  abusi,  e 
ri  (ormando,  e  istaurando  tuttociò 
che  appartiene  al  culto  divino,  ed  an- 
co alla  decenza,  ed  ai  buoni  costumi. 
Poscia  Clemente  Vili  fece  prefetto 
della  congregazione  il  venerando 
Cardinal  Francesco  Maria  Tarugi, 
il  quale  poi  santamente  morì  nel 
1 606 ,  Di  questa  visita  scrisse  il 
Cardinal  Valerio  un  Commentario. 
Urbano  Vili,  poco  dopo  la  sua  ele- 
zione nel  1624,  zelando  la  riforma 
del  clero,  prescrisse  la  visita  delle 
chiese  e  luoghi  pii  di  Roma,  e  la 
raccomandò  a  sei  vescovi  illustri  per 
dottrina  e  santità,  a' quali  diede  il 
nome  di  Congregazione  della  Visi- 
ta apostolica,  di  cui  dichiarò  pre- 
sidente il  proprio  fratello  cappucci- 
no. Cardinal  Antonio  Barberini,  che 
morì  nel  164B.  Lo  stesso  Urbano 
Vili  diede  principio  a  questa  vi- 
sita, facendola  alle  basiliche  patriar- 


286  CON 

cali:  e  il  Lunadoro  nella  Relaz. 
della  corte  di  Roma,  cap.  XXf, 
tom.  II,  della  congregazione  della 
vinta  apostolica,  e  della  revisione 
delle  messe,  dice  che  quel  Pontefi- 
ce deputò  una  congregazione  di  Car- 
dinali e  di  prelati  perchè  eseguis- 
sero la  visita.  Nel  i656  Alessandro 
VII  rinnovò  esso  pure  questa  con- 
gregazione, vi  aggiunse  più  prelati 
consultori,  ed  altri  ufBziali,  conce- 
dendole giurisdizione  anche  sopra 
le  chiese,  e  pii  luoghi  del  distretto 
di  Roma,  come  si  legge  nella  co- 
stituzione i5  Cuf?i  in  pastorali. 
Ai  medesimi  Alessandro  VII  asse- 
gnò le  individuali  incumbenze,  ed 
egli  stesso  personalmente  si  recò  alla 
visita  delle  prime  quattro  chiese 
patriarcali  di  Roma.  Quindi  scrisse 
due  brevi,  uno  comune  ai  vescovi 
della  Francia  e  della  Spagna,  l'al- 
tro ai  vescovi  della  Germania,  in- 
vitandoli a  fare  personalmente  la  vi- 
sita delle  loro  diocesi  colla  maggior 
diligenza  pastorale. 

11  Pontefice  Innocenzo  XII  am- 
phò  e  dilatò  le  facoltà  di  questa 
congregazione  nel  1698,  colle  bolle 
Àgriim  degli  11  gennaio;  Clini  in 
pastorali  qfflcii  nostri;  Ut  in  prose- 
rjuendo,e  Quonianieadeni  die. Accreb- 
be, determinandolo,  il  numero  dei 
Cardinali  e  prelati,  ordinò  che  si 
eseguissero  senza  appellazione  i  de- 
creti, che  dalla  congregazione  sareb- 
bero emanati,  e  volle  che  qualsivoglia 
chiesa,  monistero,  o  pio  luogo  non 
si  potesse  sottrarre  dalla  sagra  vi- 
sita, ad  onta  di  qualunque  esenzio- 
ne e  privilegio  che  godesse  ;  che 
qualsiasi  persona  fosse  obbligata 
a  consegnare  i  documenti  richiesti 
dai  ministri  della  visita;  che  la  con- 
gregazione potesse  trasferire  la  cele- 
brazione di  messe  ad  altro  aliare; 
e  che  le    cause    civili  ,    criminali  e 


CON 

miste,  insorte  in  occasione  della  vi- 
sita, si  dovessero  portare  alla  de- 
cisione della  congregazione.  Final- 
mente aggiunse  ad  essa  l'autorità 
della  revisione  dei  libri  e  registri 
degli  obblighi  delle  messe,  anniver- 
sari, e  altri  pii  legati,  per  cono- 
scere se  vengano  adempiuti  i  rela- 
tivi obblighi,  e  le  concedette  di  c- 
saminare  l'amministrazione  delle  cap- 
pellanicj  per  vedere  se  furono  ce- 
lebrate puntualmente  le  messe  as- 
segnate. 

Tra  le  prime  cure,  messe  in  o- 
pera  da   Clemente  XI   appena  elet- 
to nel    1 700,  si  fu  quella  d'intima- 
re una    visita  generale    a  tutte    le 
chiese    di  Roma.    Anche  Benedetto 
XIV,  agli  8  maggio    174^5   api"i  <-'■ 
gli  stesso  la  visita    apostolica   delle 
chiese  di  Roma,  incominciando  dal- 
la   basilica    lateranensc,  alla    quale 
si  recò  per  tre  giorni   continui  :  ivi 
volle  persino    fare  la    dottrina    cri- 
stiana, spiegandola    a'  fanciulli  della 
parrocchia,  ed  emanò  diversi  decre- 
ti  pel  buon  servigio    della    basihca. 
A'noslri  giorni  Leone  XII,  nel  prin- 
cipio    del    suo    pontificato,     intimò 
formalmente  la   visita  apostolica,  e 
l'aprì  in  persona  a'i3   giugno  1824; 
giorno  in  cui  prese  il  solenne  pos- 
sesso nella  detta  basilica  lateranen- 
sc,   avendone    perciò    emanata    ap- 
posita bolla  ai  3  i  maggio,  e  dichia- 
rando presidente  alla  visita,  il  Car- 
dinal Zurla  vicario  di    Roma.  Per- 
ciò, dopo  aver  dato  dalla  gran  log- 
gia   la    solenne    benedizione,    nella 
camera  de'paramenli    aprì  la  visita 
apostolica  ,    commettendo    il    prose- 
guimento   degli   atti    al  detto  Car- 
dinale, che  a  quest'effetto  vi  si  re- 
cò nella    seguente    mattina,    donde 
passò    a  farla  alle    basiliche,  chiese 
ec.  di  Roma. 

Tutte  le  chiese  di  lloma  debbo- 


CON 

no  Icncre  nelle  rispettive  sagrestie, 
le  tabelle  approvate  dal  segretario 
prò  tempore  della  congregazione , 
ove  sieno  descritti  tutti  gli  obbli- 
ghi di  messe,  anniversarii  e  simili, 
e  quindi  i  libri  e  registri  ove  di 
giorno  in  giorno  si  notano  gli  a- 
derapimenti  di  tali  obblighi.  Questi 
libri,  al  principio  di  ogni  anno,  si 
esibiscono  alla  segretaria  della  vi- 
sita, per  riscontrarli  coi  registx'i  di 
essa.  Dopo  un  diligente  esame,  tro- 
vato che  sia  tutto  l'egolare ,  la  se- 
gretaria restituisce  i  libri  alle  chie- 
se colla  legale  sua  approvazione , 
sottoscritta  dal  menzionalo  segre- 
tario. Trovandosi  poi  degli  obbli- 
ghi non  eseguiti,  procede  in  forza 
de'  suoi  decreti,  anche  coia  seque- 
stro, inaudiia  parte,  in  vigore  del- 
le speciali  facoltà,  di  cui  è  ella  mu- 
nita, prendendo  in  amministrazione 
il  fondo  del  legato  inadempito ,  di 
qualunque  specie  esso  sia. 

Tutti  i  notari  di  Roma,  che  sti- 
pulano atti,  o  inter  vìvos,  o  causa 
mortis,  in  cui  sia  ingiunto  il  peso 
di  qualche  legato  pio ,  o  di  cele- 
brazione di  messe  perpetue,  o  a 
lungo  tempo,  come  ancora  esequie 
anniversarie ,  devono,  nel  termine 
di  quindici  giorni ,  lasciarne  copia 
originale  alla  segretaria  della  con- 
gregazione della  visita,  e  quindi  ri- 
portare la  fede  della  seguita  pre- 
sentazione, sotto  pena  ai  trasgres- 
sori del  pagamento  di  venticinque 
scudi  d'oro.  Egualmente  i  parro- 
chi,  i  confessori,  i  sacerdoti,  e  qua- 
lunque altra  persona,  a  cui  sia  da- 
ta brevi  manu  qualche  somma ,  o 
lasciato  qualche  stabile ,  o  mobile 
per  titolo  di  legato  pio,  o  celebra- 
zione di  messe  perpetue,  o  a  lungo 
tempo,  sono  tenuti  darne  nota  nel- 
lo spazio  di  giorni  quindici ,  e  ri- 
portare una  fede  dell'  esibizione. 


CON  287 

In  virtù  poi  delle  facoltà  accor- 
date a  questa    congregazione    dalle 
costituzioni  e  bolle  pontifìcie,  richia- 
mate in  piena  osservanza    con    re- 
scritto   di  Pio    VII    de'  29    marzo 
i8or,  esibito  per  gli  atti  del  Pro- 
vinciali notaro  dell'  A.  G.  agli    1 1 
aprile  del  medesimo  anno ,    il    se- 
gretario alza  tribunale  privativo  per 
le  materie  contenziose,  e  tiene  l'u- 
dienza ne'  giorni  che  stabilisce  a  suo 
arbitrio;    ma    che,    a  tenore  della 
notificazione  pubblicata  dal    procu- 
ratore fiscale,  e  commissario  di  det- 
ta congregazione  li  16  luglio  i8i4i 
sono    i    mercoledì    mattina    d' ogni 
settimana,  ovvero    altro    giorno  ad 
arbitrio  del  segretario.  Per  tali  gui- 
se, sino  dai   tempi    più    remoli ,  si 
presero  delle  opportune  provviden- 
ze alla  foggia  di    quanto  si  è  pra- 
ticalo nei  più  vicini.  Si  pubblicaro- 
no cioè  edilli  in  proposito,    e  que- 
sti, previo  oracolo  del  Pontefice,  se- 
gnali dai  segretari  prò  tempore,  spe- 
cialmente sotto  il  dì  primo  settem- 
bre  1704;  25  gennaio    1720;   ir 
febbraio     1731  ,    e    più    di  recente 
sotto  li  6  febbraio    1816. 

È  nolo,  che  la  congregazione  del- 
la visita  è  ben  diversa  dalla  visita 
apostolica  straordinaria,  che  soglio- 
no aprire  i  sommi  Pontefici  (come 
si  è  dello  di  alcuni  )  nel  principio 
del  pontificato,  o  in  occasione  del- 
l' anno  santo  ;  visita  che  dura  sin- 
ché dal  medesimo  Pontefice,  o  dal 
suo  successore,  sia  chiusa  col  recarsi 
nella  basilica  lateranense ,  ovvero 
con  un  decreto  della  stessa  sagra 
visita.  Così  fece  appunto  il  Papa 
regnante,  chiudendo  quella  di  Leo- 
ne XII,  la  quale  si  componeva  dei 
seguenti  soggetti,  riportati  nelle  No- 
tizie aimuali  di  Roma ,  e  sono  : 
il  Cardinale  Zurla  vicario  di  Ptoma 
presidi  ale;  monsignor  Lorenzo  Mal- 


288  CON 

tei  patriarca  d'Antiochia,  segretario; 
Monsignor  Giuseppe  Antonio  Sain, 
assessore;  monsignor  Nicola  Grimal- 
di, giudice.  A  tutti  questi  prelati, 
che  poscia  furono  fatti  CardinaU 
da  Gregorio  XVI,  si  univano  altii 
prelati  convisitatori,  istoriograll  per 
gli  atti,  revisori,  e  regolari,  secondo 
che  venne  espresso  nelle  lettere  a- 
postoliche  di  Leone  XII.  Gli  atti 
poi  della  visita  apostolica  straordi- 
naria si  depositano  nell'  archivio 
della  congregazione  della  visita  apo- 
stolica ordinaria.  A  quest'ultima, 
mentre  è  aperta  la  prima,  riman- 
gono le  facoltà  soltanto  ordinarie, 
ovvero  quelle  rilasciate  dal  Papa, 
che  ha  aperto  la  visita  straordi- 
naria. La  congregazione  poi  della 
re\'.  Fabbrica  di  s.  Pietro  (Fedi) 
ha  la  comulativa  con  questa  congre- 
gazione, sia  nella  riduzione  delle 
messe,  che  sui  legati  pii  ed  altro,  in 
forza  di  risoluzione  emanata  il  dì 
primo  settemhre  1818  da  una  par- 
ticolare congregazione  cardinalizia 
deputata  da  Pio  VII,  e  quindi  pas- 
sata in  perfetta   regiudicata. 

I  Papi  poi,  che  aprirono  la  visi- 
ta apostolica  straoidinaria  prima 
di  prendere  il  possesso,  sono  :  Cle- 
mente IX  nell'anno  1667;  Ales- 
sandro Vili  nel  1689;  Clemen- 
te XI  nel  1 70 1  ;  Innocenzo  XIll  nel 
I  7-2  I  ;  Benedetto  XIII  nel  1724;  e 
Clemente  XII  nel  1780.  La  mede- 
sima visita  straordinaria  apostolica 
venne  aperta,  dopo  aver  preso  il 
solenne  possesso,  da  Clemente  VIII 
nel  1592,  da  Urbano  Vili  nel 
1624,  da  Alessandro  VII  nel  i656, 
e  da  Innocenzo  XII  nel  1698.  11 
lodato  Leone  X il,  che,  come  abbia- 
mo detto,  l'aprì  nello  stesso  giorno 
del  possesso,  i3  giugno,  giorno  di 
domenica  festa  della  ss.  Trinità 
dell'anno    1824,  passò    poi   a'4     hi- 


CON 
glie,  IV  domenica  dopo  la  Pente- 
coste, ad  aprirla  nella  basilica  va- 
ticana; fece  altrettanto  alla  basilica 
liberiana  agli  i  i  luglio,  V  domenica 
dopo  la  Pentecoste,  ed  alla  basilica 
ostiense  a'  i  8  luglio,  VI  domenica  do- 
po la  Pentecoste.  I  convisitatori  fu- 
rono i  monsignori  della  Porta,  pa- 
triarca di  Costantinopoli  vicegeren- 
te; Sala,  assessore  della  visita;  Mat- 
tei,  patriarca  antiocheno  segretario 
della  medesima;  Groppelli  ;  Sini- 
baldi,  arcivescovo  di  Damiata;  Che- 
rubini; Gamberini,  giudice  della  vi- 
sita, cui  successe  il  sopraddetto  mon- 
signor Grimaldi  quando  fu  fatto 
vescovo  d'Orvieto. 

Al  presente  la  congregazione  del- 
la visita  ordinaria  si  compone:  del 
prefetto  ,  eh'  è  sempre  il  sommo 
Pentefice,  di  undici  Cardinali,,  d'un 
prelato  segretario,  di  un  sostituto, 
di  un  cancelliere,  ch'è  sempre  il  se- 
gretario pro-tempore  del  vicariato, 
del  fiscale  e  commissario,  il  quale 
si  suole,  scegliere  tra  i  curiali  ro- 
tali, f^.  il  Cardinal  De  Luca  II 
Cardinale  piratico,  cap.  XXXV, 
Della  congregazione  della  visita  a- 
poslolica.  Essendo  poi  sospese  alla 
congregazione  della  visita,  nel  tem- 
po della  visita  straordinaria,  tutte 
le  facoltà,  il  prelato  segretario  tras- 
mette le  relative  suppliche  al  Car- 
dinal presidente  della  visita  straor- 
dinaria, come  si  è  praticato  nell'ul- 
tima. Per  ciò  che  riguarda  il  ceri- 
moniale, tanto  dell'  apertura ,  che 
della  chiusura  della  sagra  visita, 
lo  riportiamo  all'  articolo  Visita 
apostolica  (  Vedi). 

CONGREGA Z I ONI  Cardinalizie 
che  si  adunano  nella  Sede  vacan- 
te. Della  potestà,  e  giurisdizione  del 
sagro  Collegio  de'Cardinali  nel  tem- 
jjo  della  sede  vacante  tratta  il  Car- 
dinal De  Lucaj  nell'opera:  //  Car- 


COx\ 
dinaie  pratico  cap.  IX.  Su  questo 
argomento  si  possono  anco  vedere 
gli  articoli ,  Conclave,  Caedinali  , 
SAGRO  Collegio,  Sede  vacante,  ed 
altri  relativi.  Il  Lunadoro  osserva, 
che  Pio  IV,  principalmente  in  sede 
vacante,  restrinse  l'autorità  a'Cardi- 
nali,  e  nell'opera  citata  ne  dice  le 
ragioni.  Parla  poi  il  De  Luca  di 
quelle  cose  permesse  a'  Cardinali, 
perchè  non  eccettuate  dalle  costi- 
tuzioni apostoliche ,  meno  qualche 
urgente  e  straordinaria  necessità,  in 
cui  occorra  un  pronto  provvedimen- 
to. Quindi,  per  modo  di  esempio, 
osserva  che  per  morte  di  s.  Pio 
V,  il  quale  fu  l'  immediato  suc- 
cessore di  Pio  IV,  il  sagro  Collegio 
emanò  gli  ordini  pel  proseguimento 
della  formidabile  lega  conchiusa  da 
s.  Pio  V  contro  il  Turco;  come  an- 
cora osserva,  che  nella  sede  vacante, 
per  morte  d'Innocenzo  X,  i  Cardinali 
spedirono  a'principi  d'Italia,  per  se- 
dare i  gravi  tumulti  della  Lombai'- 
dia,  monsignor  Altieri,  poi  Papa  Cle- 
mente X.  Memorabile  fu  pure  in 
quel  conclave  la  destinazione  che 
fece  il  sagro  Collegio  in  governa- 
tore di  Roma,  di  monsignor  Pio- 
spigliosi,  poi  Papa  Clemente  IX, 
togliendone  monsignor  Ariberti  , 
gran  fautore  di  donna  Olimpia 
Maidalchini ,  cognata  d' Innocenzo 
X.  Anche  Clemente  XII  limitò  l'au- 
torità de'Cardinali  in  tempo  di  se- 
de   vacante. 

Nel  formare  Gregorio  X  le  leg- 
gi da  osservarsi  nella  sede  vacante, 
dispose ,  che  colla  morte  del  Papa 
cessino  tutti  gli  uffiziali  ecclesiastici, 
e  i  tribunali  della  corte.  E  sebbene 
anche  da  Pio  IV  venisse  poi  con- 
fermata tal  legge, non  del  tutto  riman- 
gono sospese  le  facoltà  delle  congrega- 
zioni Cardinalizie,  le  quali  continuano 
a  spedire  gli  alTari  ordinari,  per  mez- 

VOL.     XVI. 


COxN  289 

70  del  rispettivo  segretario ,  come 
quelli  ch'erano  risoluti  nelle  congre- 
gazioni prima  della  morte  del  Pa- 
pa. Ma  sulla  autorità  de'  Cardi- 
nali, in  tempo  della  sede  vacante, 
va  pure  consultato  il  Ferrari,  Bi- 
hliol.  canon,  verbo  Cardinales  ar.  V. 
I  Cardinali  in  queste  congregazioni  so- 
no presieduti  dal  Cardinal  decano, che 
col  campanèllo  richiama  a  delei'- 
minarsi,  e  a  comporsi  que'  Cardi- 
nali, che  sono  prolissi  ne'  loro  pa- 
reri, o  che  sostengono  con  troppa 
vivezza  le  rispettive  opinioni.  Collo 
stesso  campanello,  il  Cardinal  deca- 
no chiama  i  due  primi  delle  ceri- 
monie, che  sono  alla  porta  della 
camera  capitolare  a  disposizione  dei 
Cardinali,  e  per  introdurre  all'  u- 
dienza  di  essi  il  loro  segretario,  e 
gli  altri. 

Di  qtiattro  specie  poi  sono  le 
congregazioni ,  che  i  Cardinali  ce- 
lebrano in  tempo  della  sede  vacan- 
te. Le  prime  sono  quelle ,  che  su- 
bito dopo  la  morte  del  Papa  si 
tengono  nelle  sere  avanti  l' ingresso 
in  conclave  in  casa  del  Cardinal 
decano  ;  le  seconde  sono  le  congre- 
gazioni generali ,  che  si  adunano 
nella  camera  de'  paramenti  del  Va- 
ticano, e  in  sagrestia  della  conti- 
gua basilica  ;  le  terze  sono  le  con- 
gregazioni, che  in  conclave  ogni  se- 
ra tengono  i  Cardinali  capi  d' or- 
dine ;  e  la  quarta  specie  delle  con- 
gregazioni ,  sono  le  congregazioni 
generali,  che  in  conclave  tengono  i 
Cardinali  per  qualche  affare  parti- 
colare, e  le  congregazioni  che  tal- 
volta i  Cardinali  componenti  la  con- 
gregazione del  s.  offizio  tengono 
nelle  camere  del  Cardinal  segreta- 
rio della  medesima.  Di  queste  quat- 
tro specie  di  congregazioni  Cardi- 
nalizie, si  parla  ne'  seguenti  para- 
grafi. 

19 


^90  CON 

Congregazioni,  che  hanno  luogo  a- 
vanti  il  Cardinal  dtcano  del  sa- 
gro Collegio,  in  tulle  le  sere  do- 
po la  morte  del  Papa,  sino  al- 
l' ingresso  de'  Cardinali  in  con- 
clave. 

In  ogni  sera ,  dal  giorno  della 
morte  del  sommo  Pontefice  fino 
all'  entrata  de'  Cardinali  in  concla- 
ve, in  casa  del  Cardinal  decano  del 
sagro  Collegio,  come  primo  dell'or- 
dine de'  vescovi,  si  aduna  la  con- 
gregazione composto,  oltre  di  det- 
to porporato,  dei  Cardinali  piimo 
dell'  ordine  de'  preti ,  e  primo  del- 
l'ordine  de'  diaconi,  e  in  loro  as- 
senza de'  Cardinali  più  antichi  dei 
due  ordini,  non  che  del  Cardinal 
camerlengo  di  santa  Piomana  Chie- 
sa, di  monsignor  segretario  del  sa- 
gro Collegio  ,  come  quello  che  in 
sede  vacante  fa  le  veci  del  segreta- 
rio di  stato,  supplendo  per  sua  im- 
potenza il  sostituto  dello  slesso  sa- 
gro Collegio.  I  Cardinali  vi  si  re- 
cano in  abito  paonazzo  Cardinali- 
zio, senza  la  uìantelletta,  coli' ac- 
compagnamento delle  loro  antica- 
mere ;  il  prelato  in  abito  prelatizio 
nero,  e  il  sostituto,  se  vi  ha  luogo, 
con  veste  nera  talare  di  sottana,  e 
ferraiuolone. 

La  congregazione  si  tiene  in  vtna 
camera  con  baldacchino,  ove,  a  ri- 
dosso del  dossello  o  postergale  del 
trono,  siedono  in  fila  i  detti  quattro 
Cardinali,  aventi  iimanzi  un  tavo- 
lino con  r  occorrente  per  iscrivere, 
e  cornucopi,  o  candellieri  con  can- 
dele di  cera  accese.  Il  primo  luogo 
è  preso  dal  più  degno,  e  rulliino 
si  prende  dal  Cardinal  decanu  come 
padrone  di  casa.  Siedono  iu  (ila  con 
questo  ordine:  prima  viene  il  Car- 
dinal diacono,  poi  il  Cardinal  ca- 
merlengo, se  è    vescovo    suburbica- 


CON 

rio,  quindi  il  Cardinal  prete,  po- 
scia il  Cardinal  decano.  11  segreta- 
lio  siede  da  un  lato  su  semplice 
sgabello,  e  se  lo  supplisce  il  sostitu- 
to, riferisce  gli  affari  stando  in  piedi. 
Il  Cardinal  decano  in  tutte  queste 
congregazioni  fa  servire  i  congre- 
gati, e  gf  individui  delle  loro  antica- 
mere con  rinfreschi.  Quando  par- 
tono i  Cardinali,  giusta  il  costume, 
sino  alla  sala  sono  accompagnati 
con  candellieri,  e  sino  alla  carroz- 
za con  torcia.  11  Cardinal  camer- 
lengo però  è  accompagnato  al  suo 
palazzo  dalla  guardia  svizzera  ,  e 
dalle  torce  accese  sostenute  dai  pro- 
pri domestici.  Un  maestro  delle  ce- 
rimonie pontifìcie  introduce  nella 
congregazione  quelli,  che  sono  am- 
messi  all'  udienza. 

1  Cardinali  ,  che  si  congregano 
in  tutte  le  sere,  dalla  morte  del 
Papa  sino  all'  ingresso  in  conclave, 
sono  sempre  i  medesimi,  né  ha  luogo 
il  turno  che  si  pratica  in  quelle 
del  conclave,  come  in  appresso  di- 
remo. Il  segretario  del  sagro  Col- 
legio, o  il  sostituto  del  medesimo, 
ed  altri ,  che  si  recassero  a  dette 
serali  congregazioni,  tanto  nell'  en- 
trare, che  nel  partire  dovranno  ge- 
iiutlettere;  altrettanto  debbono  fare 
i  famigliari  del  Cardinal  decano , 
sia  nel  presentare  i  rinfreschi ,  sia 
per  qualche  occorrenza.  In  queste 
congregazioni  si  trattano  gli  affari 
correnti,  e  quelli  propri  della  se- 
de vacante  ;  il  perchè  tutti  gli  or- 
dini ,  risoluzioni,  e  decreti  si  spe- 
discono dal  prelato  segretario ,  e 
sono  sottoscritti,  oltre  che  da  lui  , 
dai  Cardinali  capi  dei  tre  orduii 
episcopale,  presbiterale,  e  diaconale, 
non  che  dal  Caidinal  camerlengo. 
Al  medesimo  segretario  spetta  re- 
gistrare gli  aifari  trattati  e  le  li- 
soluzioni    prese ,    ed  agire    iu  tutto 


CON 

ciò  che  occoire.  11  simile  praticasi 
nelle  congregazioni  serali  dei  capi 
d'ordine  in  conclave. 

Tra  gli  affari ,  che  si  trattano 
nelle  congregazioni  in  casa  del  Car- 
dinal decano,  nomineremo  la  desti- 
nazione dei  prelati  pro-legati  di  Bo- 
logna, Ferrara,  Forlì,  Ravenna,  e 
Urbino  e  Pesaro,  per  fare  le  veci 
dei  Cardinali  legati ,  che  devono 
recarsi  al  conclave  :  così  la  desti- 
nazione dei  pro-delegati ,  per  sup- 
plire ai  pro-legati  se  fossero  in  al- 
cuna provincia  delegati.  Ma  tanto 
per  la  scelta  dei  prelati  pro-legati, 
che  dei  pro-delegati ,  ne  viene  da 
monsignor  segretario  del  sagro  Col- 
legio, fatta  partecipazione  alla  con- 
gregazione generale  de' Cardinali  per 
la  confcima.  Se  i  prelati  pro-lega- 
ti ,  o  prò  delegati  sono  in  Roma , 
prima  di  partirne  vanno  ad  osse- 
quiare tulli   i  Cardinali. 

Congregazioni  generali,  che  si  ten- 
gono da  tutù  i  Cardinali  avanti 
di  entrare  in  conclave. 

Tre  o  quattro  giorni  dopo  la 
morte  del  Papa,  i  Cardinali  si  adu- 
nano nella  grande  camera  de'  pa- 
ramenti del  palazzo  Vaticano,  per 
celebrare  la  prima  congregazione 
generale,  adunandosi  poi  nei  se- 
guenti giorrii  per  le  altre  nove  con- 
gregazioni, nella  camera  capitolare 
della  basilica  vaticana.  I  Cardinali 
vi  si  recano  in  cappa  nel  modo 
che  diremo,  e  i  caudatari  li  accom- 
pagnano ,  alla  prima  congregazione 
in  sottana  paonazza  ,  ferraiuolo  di 
seta  nera,  e  alle  altre  coli' abito, 
detto  croccia,  col  quale  sono  stati  alle 
esequie  novendiali.  Per  esse,  e  pel 
trasporto  del  cadavere  pontilicio , 
ed  anche  per  le  vesti  che  usano  i 
Cardinali,  e  gli  altri  in  sede  vacan- 


CON  291 

te,  V.  il  volume  Vili,  pag.  188, 
189,  190,  e  seg.  òe\  Dizionario. 
Antichissimo  è  l'uso  di  fare  le  con- 
gregazioni generali  in  sede  vacan- 
te, prima  cioè  di  entrare  in  con- 
clave ,  ove  i  Cardinali  prendono 
quelle  provvidenze,  che  si  descri- 
veranno. Nella  Storia  de^  conclavi 
de'  Pontefici  romani,  e  per  f[uelio 
fatto  in  morte  di  Leone  X,  si  ri- 
leva che  agli  i  i  e  r  3  dicembre 
i52i,  fu  fatta  congregazione  gene- 
rale dei  Cardinali,  in  casa  del  Car- 
dinal decano,  e  che  ai  16  si  tenne 
nella  cappella  di  Sisto  IV  in  s.  Pie- 
tro, e  cantata  la  messa  dello  Spi- 
rito Santo,  entrarono  in  conclave  i 
Cardinali.  Per  ultimo  Clemente  XI  i 
regolò  meglio  la  celebrazione  delle 
dieci  congregazioni  generali,  col  chi- 
rografo ,  Avendo  Noi  con  ispecial 
nostra  bolla  ec,  dato  a'  24  dicem- 
bre 1732,  diretto  ai  Cardinali  ca- 
pi d'ordini,  e  camerlengo  di  s.  Chie- 
sa ,  sugli  ordini,  e  riforme  riguar- 
danti il  conclave,  e  la  sede  vacan- 
te. V.  il  Lunadoro ,  Relazione  del- 
la corte  di  Roma,  t.  I,  capo  Vili, 
Delle  congregazioni,  che  tengonsi  dai 
Cardinali  ne'  giorni  destinati  del- 
l'' esequie  del  Papa. 

11  prefetto  delle  cerimonie  pon- 
tificie nel  giorno  precedente  alla 
prima  congregazione  generale ,  per 
mezzo  dei  cursori  pontificii,  fa  dis- 
pensare ad  ogni  Cardinale  de  man- 
dato Card,  decani,  Vintiniatio,  os- 
sia schedula  per  la  prima  congre- 
gazione generale,  ove  dicesi  del  luo- 
go in  cui  si  tiene  in  aula  para- 
mentoruni  palatii  apostolici  vatica- 
ni, coir  indicazione  delle  vesti,  col- 
le quali  debbono  incedere  i  Cardi- 
nali: Cardinales  a  defuncto  Pon- 
tifice  non  creati,  sultana,  consueto 
rocchetto,  et  mazzetta  violacei  co- 
loris  cuin  ruhris  lumen  ornamcntis 


292  CON 

indatij  creatiirae  vero  praeclefuncd 
Poiiti/icis,  suhtaìiis,  roccheltis  non 
riigatis ,  ci  aììsque  laciniis ,  vulgo 
merltUì,  et  mozzctds  lanci s  cum  or- 
namentis  violaceis  accedent.  Cum 
auteni  ad  palatium  pervenerint,  mo- 
re solito  cappas  inducnt  violaceasj 
creatiirae  scilicct  hmeas,  non  crea- 
turae  ex  caiiiellotto  ,  et  in  aidam 
praediclani  convenient.  Oltre  tale 
schedula ,  il  detto  cerimoniere  ri- 
mette a  tutti  i  Cardinali  un  foglio 
stampato  in  cui  dichiaransi  i  gior- 
ni, nei  quali  si  celebrano  le  dieci 
congregazioni ,  e  tutto  ciò  che  in 
ciascuna  viene  fatto.  I  Cardinali 
sempre  vi  si  recano  con  due  car- 
rozze, non  potendo  in  sede  vacan- 
te avere  in  esse  alcuno  a  spalla. 

Prima  congregazione  generale. 

Adunati  tutti  i  Cardinali  nella 
camei'a  de'  paramenti  al  Vaticano, 
il  segretario  del  sagro  Collegio  ad 
alta  voce  legge  le  costituzioni  Pon- 
tificie risguardanti  il  buon  regola- 
mento del  conclave,  l'elezione  del 
Papa,  e  gli  affari  della  sede  vacan- 
te; ed  in  caso  di  bisogno  suppli- 
scono a  tal  lettura  i  due  primi 
maestri  delle  cerimonie  pontifìcie , 
che  ivi  sono  presenti,  vestiti  di  man- 
tellone.  Le  costituzioni  sono:  di  Gre- 
gorio X,  che  incomincia  :  Ubi  pe- 
riculuni  in  §  caeterum  :  di  Giulio 
II,  sulla  simoniaca  elezione,  Cwn 
tam  divino,  data  ai  24  gennaio 
!5o5;  di  Pio  IV,  In  eligendo,  dei 
9  ottobre  1 56 1  ;  di  Gregorio  XV, 
^eterni  Palris ,  de'  i  5  novembre 
1621,  e  Romanum,  de' 1 2  marzo 
1622;  di  Urbano  Vili,  Ad  Roma- 
ni, de' 28  gennaio  1628,  in  con- 
ferma del  cerimoniale  prescritto  da 
Gregorio  XV;  e  di  Clemente  XII, 
j4poitolalus   offìciiun,  de"  5  ottobre 


CON 

1731,  pel  regolamento  del  concla- 
ve, e  di  tutto  ciò  che  appartiene 
alla  sede  vacante.  Terminata  la 
lettura  della  costituzione,  ogni  Car- 
dinale giura  di  osservarla,  come 
facevasi  con  giuramento  non  molto 
dissimile  dai  sagri  elettori  del  se- 
colo ottavo,  e  come  osserva  il  Cen- 
ni, In  praefat.  ad  Condì.  Lale- 
ran.  Stephani  III,  anno  769,  pag. 
20  e  seg. 

Quindi  il  Cardinal  camerlengo 
consegna  {'Anello  Pescatorio  [Vedi) 
del  Papa  defonto  al  primo  mae- 
stro di  cerimonie,  che  lo  spezza,  e 
cos'i  rotto  lo  mostra  in  gii'o  a  tutti 
i  Cardinali.  Indi  dallo  stesso  ceri- 
moniere si  cancella,  o  rompe  l' im- 
pressorio  o  sigillo,  col  quale  con 
piombo  si  suggellano  le  bolle  nella 
cancelleria  apostolica,  avendolo  con- 
segnato al  Cardinal  decano  il  pre- 
sidente del  piombo.  Il  prelato  sot- 
to-datario consegna  la  cassetta  col- 
le suppliche  della  dateria  apostoli- 
ca sigillata,  la  quale  viene  data  in 
custodia  a  due  chierici  di  camera. 
Altrettanto  si  fa  della  cassetta  più* 
sigillata  de'brevi,  che  presenta  o  il 
Cardinal  segretario  de'brevi ,  o  il 
sostituto  de' medesimi.  Dipoi  per 
voti  si  conferma,  od  elegge  il  Go- 
vernatore di  Roma  [Pedi),  e  l'uno 
o  r  altro  si  reca  da  ogni  Cardina- 
le pei  debiti  ringraziamenti.  Si  de- 
putano due  dotti  personaggi,  e  pre- 
lati ordinariamente,  uno  per  l'ora- 
zione in  funere  ad  elogio  del  Pa- 
pa defonto  (che  solevasi  nominare 
dal  Cardinal  nipote),  e  l'altro  per 
la  orazione  de  eligendo  sumnio 
Ponti ftce.  Da  ultimo  si  stabilisce 
egualmente  per  voti  il  luogo  ove 
si  deve  celebrare  il  conclave,  de- 
putandosi anzi  tre  Cardinali  per 
la  costruzione,  e  sopraintendenza 
del  medesimo.    Dai    cerimonieri    si 


CON 

dispensa  ad  ugni  Cardinale  il  Cfie- 
renioniale  condnens  rilus  electionis 
etc,  clie  in  ogni  conclave  si  ri- 
stampa dalla  tipogiana  delia  R. 
C.  Apostolica.  .Dopo  la  congrega- 
zione, i  Cardinali  colle  sfesse  cappe 
passano  nella  cappella  Sistina,  per 
accompagnare  il  cadavere  del  de- 
funto Papa  nella  contigua  basilica 
vaticana. 


Seconda  congregazione. 


Questa,  e  le  altre  otto    seguenti 
si  tengono  nella  camera  capitolare 
della  basilica  vaticana.   I    Cardinali 
v'intervengono     pei    passetto,     che 
dalla   cappella  del    coro ,    ove  assi- 
stono alle   esequie  novendiali,  con- 
duce in    sagrestia.    Tanto    i  Cardi- 
nali   che    assisterono    alle    esequie, 
quanto  quelli    che    si    recano     alle 
sole  congregazioni,  incedono  in  cap- 
pa; ma  i  caudatari  de'secondi    ve- 
stono di   sottana  e  ferrai  nolo  nero. 
Se  qualche  Cardinale  non  desidera 
assistere  alle  congregazioni,  è  in  li- 
bertà di  farlo.  Va   inoltre  avverti- 
to, che  i   Cardinali  nelle  congrega- 
zioni delle  due  ultime  sedi  vacanti, 
ambedue     accadute    nella    stagione 
invernale,  vi   si  recarono  in  cappa; 
ma    in  'quelle    della     sede    vacante 
per  morte  di   Pio  VII,    che    cessò 
di  vivere    a' 20    agosto     itìaS,    es- 
sendo la     stazione    estiva,    i  Cardi- 
nali vi  andarono  col  solo  abito  car- 
dinalizio, s' intende  senza  mantellet- 
ta.   Anche    in  queste    congregazioni 
i    Cardinali     neh'  emettere    il     loro 
sentimento,   lo  fanno  per  anzianità. 
In  queste    congregazioni    inoltre    si 
leggono    dai    segretario    del    sagro 
Collegio,  le    lettere    responsive    dei 
sovrani    ai     Cardinali ,   intorno   al- 


CON  293 

la  partecipazione  della  moite    loro 
comunicata  del  defonto  Papa,  e  le 
lettere  dei   nunzi    pegli    aflàri.    Sic- 
come quelli,   che    si    presentano  ai 
Cardinali  in  queste    congregazioni , 
debbono  genuflettere,  sia  nell'entra- 
re che    nel    partire,    non     riuscirà 
discaro,    che    prima    di    progredire 
nella  descrizione  delle    congregazio- 
ni,  ne  rendiamo  ragione,  coll'auto- 
rità  del  dotto    Cardinal    De   Luca, 
Il   Cardinal  pratico,  p.  98,  e    seg. 
Quando  i  Cardinali  sono  insieme 
congregati,   formano  ii    corpo    uni- 
versale del  sa^ro  Collegio.  Così  di- 
casi    quando    ordinariamente    nella 
sede  vacante  si  adunano    nella    ca- 
mera capitolare,  ed  alle    volte  an- 
ciie  nel  conclave,  quando  io  ricliie- 
de  il  bisogno.  Facendo  adunque   il 
sagro  Collegio  la  figura  di  un  gran 
principe,  e    di  un    gran    prelato,   i 
Cardinali     vmiti     insieme-    ricevono 
quegli    ossequi,    clìe    si  prestano  ai 
principe,    con    genufiessioni,    e    con 
altri  segni  di  riverenza,    dai    mini- 
stri,   ulfiziali,     e    sudditi     pontificii 
anche  dell'ordine  magnatizio,  ed   e- 
ziandio  dai  ministri,  e  ambasciatori 
de' sovrani    presso    la    santa     Sede. 
E  sebbene  alcuni  credano,  che  que- 
sti ossequi  si  prestino  per  la  ragio- 
ne,  che  tra    i    congregati    vi    sia  il 
Papa,  nondimeno  ciò  contiene  una 
semplice     credenza    manifèsta,    non 
solo  perchè  avanti  che  segua  l'ele- 
zione,  niuna     ragione    e   diritto    si 
acquista  nella  persona  degli  eletto- 
l'i,  ma  ancora  per  l' incertezza  della 
persona,    nella    quale    deve    quella 
seguire,  potendo  cadere  in  uno  dei 
Cardinali  assenti,  di  clie  fu  ultimo 
esempio  Adriano    VI,    ed    eziandio 
in  persona    non  fregiata    della    di- 
gnità cardinalizia,  l'ultimo  de'qua- 
li  esempi   accadde    nel    1878  nella 
persona  dell'arcivescovo  di  BariPri- 


294  CON 

gnani,  eletto  col  nome  di  Urbano 
VI.  Conchiude  peilanto  il  medesimo 
De  Luca,  die  le  genuflessioni,  ed 
aitii  atti  di  venerazione  si  debbono 
icndere  al  sagro  Collegio,  perchè 
rappresenta  l'uno,  e  l'altro  princi- 
pato. Tuttavolta  va  letto  quanto 
analogamente  dicemmo  al  voi.  I, 
pag.  307  e  3 08  del  Dizionario,  e 
neir  articolo  Co>clave. 

Nella  seconda  congregazione  si 
confermano  i  ministri  principali  di 
Roma,  e  dello  stato  ecclesiastico,  e 
i  pieiati  provvisoriamente  destinati 
al  regime  delle  provincie,  proposti 
ilai  Cardinali  capi  d' ordine.  jNon 
mancano  esempi ,  che  talvolta  i 
Cardinali  non  ne  confermarono 
alcuno,  anzi  li  sospesero,  nominan- 
done altri.  Nel  lyBo,  nel  conclave 
per  morte  di  Benedetto  XIII,  fu 
rimosso  dalla  carica  di  tesoriere  ge- 
nerale monsignor  Nicolò  Negroni, 
e  i  Cardinali  vi  sostituirono  nel 
cospicuo  posto,  monsignor  Carlo 
INIaria  Sagripanti,  che  poi  fu  con- 
fermato dal  nuovo  Pontefice  Cle- 
mente XII.  Così  ancora  a  monsi- 
gnor iSardini  fu  dal  sagro  Collegio 
sostituito  nel  posto  di  commissario 
delle  armi,  monsignor  Francesco 
liicci,  il  quale  fu  egualmente  con- 
fermato da  Clemente  XII,  e  nel 
secolo  precedente  ,  accadde  la  ri- 
mozione anche  del  governatore  di 
Pioma. 

I  Cardinali  nella  precedente  con- 
gregazione deputati  alla  costruzione 
del  conclave,  riferiscono  al  sagro 
Collegio  come  sarà  formato,  e  co- 
me disti'ibuito,  avendo  presente  la 
stagione,  e  il  numero  de'  Cardina- 
li viventi.  Si  ricevono  dai  Cardi- 
nali all'udienza  i  conservatori  di 
Pioma,  col  priore  de' capo-rioni,  i 
quali  vestiti  dell'abito  di  rubbone 
nero,  si  recano  a  complimentare  il 


CON 

sagro  C(jllegìo,  ed  a  condolersi  per 
la  morte  del  Papa  defonto  loro 
principe,  prestando  ancora  la  do- 
vuta ubbidienza  al  sagro  Collfgio. 
Ad  essi,  ed  al  primo  conservatore, 
che  ha  fatto  i  detti  atti,  come  a 
tutti  gli  altri,  risponde  in  nome 
del  sagro  Collegio,  il  Cardinal  de- 
cano del  medesimo.  Parliti  i  con- 
servatori ed  il  priore  de'  capo-rio- 
ni dall'udienza,  si  recano  al  Cam- 
pidoglio, ove  tengono  consiglio  pei 
provvedimenti  che  loro  incombono 
nella  sede  vacante. 


Terza  congregazione  generale. 


Si  degagé  il  confessore  pel  con- 
clave, che  solendo  per  solito  essere 
un  religioso,  nel  conclave  per  mor- 
te di  Benedetto  XIV,  fu  in  vece 
prescelto  un  prete  secolare  ,  dopo 
essersi  esaminato  se  ciò  poteva  far- 
si. L'  elezione  si  fa  con  votazione,  e 
talvolta  a  viva  voce  per  proposi- 
zione di  qualche  Cardinale ,  come 
lo  fu  nel  1829  per  morte  di  Leo- 
ne XII,  giacché  alzatosi  in  piedi  il 
Cardinale  Vidoui,  propose  per  con- 
fessore il  p.  Lorenzo  da  Camerata 
cappuccino,  allora  predicatore  apo- 
stolico, poi  fatto  dal  Papa  regnante 
vescovo  di  Corico  in  partihus.  Per 
r  estimazione,  in  cui  era  presso  tut- 
to il  sagro  Collegio  tal  personaggio, 
restò  con  unanime  consenso  eletto 
confessore. 


Quarta  congregazione  generale. 


In  questa  si  stabiliscono  due 
medici  ed  un  chirurgo  pel  concla- 
ve.  Non  è  impedimento  V  aver  ser- 


CON 

vito  il  defonto  Papa,  e  l'essere  stati 
con  egual  qualifica  in  altri  conclavi. 
Altrettanto  si  deve  dire  di  altri  con- 
clavisti ec.   In  quello  per  l'eiezione 
di   Clemente  Xlil,  per   medico  con- 
corse   il    sacerdote    d.    Matteo    Ca- 
relli; ma  non  avendo  esibito  ne  bre- 
ve né  rescritto  pontificio    di   abili- 
tazione ad    esercitare    la  medicina, 
fu  escluso  perchè  ebbe  tredici  voti 
favorevoli,    ed    altrettanti    contrari. 
Nella  stessa  congregazione  si  venne 
all'elezione    del    chirurgo,   e    restò 
eletto    Carlo    Labusieri    fra   cinque 
concorrenti,    fra'  quali    il    chirurgo 
Guattani,     il   quale     restò    escluso_, 
perchè  quando  dovevasi  per  lui  far 
correre  il  bussolo,  il  Cardinal  duca 
di   Yorck    fece    sapere    a'  Cardinali 
colleghi,  che  il  re  d' Inghilterra  suo 
padre   avrebbe    g'/adito    non    fosse 
ammesso  in  conclave,  il  perchè  re- 
stò escluso,  sebbene  professore  cele- 
bre, e  molto  accreditato. 


Quinta  congregazione  generale. 


In  essa  sono  eletti  uno  speziale, 
con  due  aiutanti,  e  due  barbieri 
con  due  aiutanti,  tutti  per  servizio 
del  conclave. 


Sesta  congregazione  generale. 


L'ultimo  Cai'tlinale  diacono  estrae 
a  sorte  le  celle  del  conclave ,  in 
cui  ciascuno  de'  Cardinali  dovrà 
abitare  durante  il  conclave.  Talvolta 
ne  furon  erette  quattro  di  più,  per 
iscarlare  le  piti  incomode.  Allor- 
ché i  Cardinali  nel  visitar  le  cel- 
le, trovano  che  sono  troppo  an- 
guste, nella  congregazione  seguente 


CON 


'>.q5 


ottano  a  quelle  de'Cardinali,  che  si 
congettiu'a  non  vengano  al  concla- 
ve, o  per  lontananza,  o  per  vecchiez- 
za. L'ozione  si  fa  per  anzianità  di 
cardinalato,  non  per  dignità  d'or- 
dine. Nella  medesima  congregazio- 
ne i  maestri  delle  cerimonie  pon- 
tifìcie non  partecipanti  esibiscono  i 
loro  brevi  apostolici  facoltativi  per 
essere  ammessi  in  conclave,  per  pri- 
vilegio concesso  dal  Papa  che  li 
fece.  I  cerimonieri  sono  sei;  due 
partecipanti,  tre  non  partecipanti, 
e  il  primo  de'  soprannumeri. 


Settima  congregazione  generale. 


Si  propongono  le  istanze  dei 
Cardinali,  allora  dimoranti  in  Ro- 
ma, per  avere  il  tei-zo  conclavista, 
oltre  i  due  permessi,  del  quale  ab- 
biano particolare  bisogno.  Quindi 
ogni  Cardinale  esibisce  il  nome, 
cognome,  patria,  ed  età  d' un  fa- 
migliare d'altro  Cardinale  per  isco- 
patore  del  conclave  ;  e  consegnasi 
l'analogo  foglio  ai  Cardinali  depu- 
tati a  riconoscerne  l'idoneità.  Pri- 
ma gli  scopatori  del  conclave,  ba- 
juli  prò  sen'ilio,  et  munrìitia  con- 
clovis,  erano  ventiquattro.  Clemen- 
te XIII  li  accrebbe  al  numero  di 
trentacinque,  ed  ora  se  ne  ammet- 
tono quanti  .sono  i  Cardinali,  ac- 
ciocché li  abbiano  a  servire.  Si 
avverta  che  uno  nomina  quello 
dell'altro. 


Ottava  congregazione  generale. 


Si  eleggono  due  Cardinali  per 
approvare  i  conclavisti  de'  Cardi- 
nali, i  quali  a  tal  effetto  in    foglio 


296  CON 

esibiscono  il  nome,  cognome,  pa- 
tria, età,  e  qualifiche  de' concla- 
visti. 


Nona  congregazione  generale. 


CON 

nierlengo  per  la  formazione  del 
conclave.  Questa  è  l'ultima  congre- 
gazione generale,  che  i  Cardinali 
celebrano  avanti  di  entrare  in  con- 
clave. 


A  pluralità  di  voti  segreti  si  scel- 
gono tre  Cardinali  per  presiedere 
alla  clausura  del  conclave,  veglia- 
i-e  sugli  inservienti  di  esso,  e  alla 
nettezza,  e  polizia'  del  conclave. 


Decima  congregazione  generale. 


1  Cardinali,  che  non  sono  insigniti 
degli  ordini  sagri ,  presentano  il 
breve  facoltativo  ottenuto  dal  Pon- 
tefice defonto,  per  avere  la  voce 
attiva  e  passiva  nell'  elezione  del 
nuovo  Papa.  Secondo  la  bolla  In 
eligendis  di  Pio  IV,  i  Cardinali,  che 
non  sono  in  sacrin,  non  potrebbe- 
ro votare.  Sisto  V  approvò  tal  bol- 
la, e  Gregorio  XV  confermò  la 
prescrizione  del  breve  di  dispensa. 
Su  questo  punto  si  possono  con- 
sultare il  Passerini  de  elect.  Pap. 
quaest.  7;  Camarda  de  elecl.  Fon. 
dis.  1 7  p.  1 69;  il  CohelliOj  Nodt. 
Cardinal,  cap.  18;  ed  il  Barbosa, 
Jitr.  eccl.  lib.  i,  cap.  i,  num.  75. 
I  brevi  di  dispensa  pei  detti  Car- 
dinali sono  ad  ienipns,  e  talvolta 
sogliono  prorogarsi.  Se  il  tempo  ter- 
mina durante  il  conclave,  il  Cardi- 
nale deve  ordinarsi ,  ovvero  non 
può  più  votare  negli  scrutini,  ed 
accessi. 

Nella  medesima  congregazione  si 
deputano  il  falegname,  il  muratore, 
il  chiavare  co'loro  giovani,  lo  sta- 
gnaro e  il  vetraro,  per  servizio  del 
conclave.  Si  sogliono  preferire  quel- 
li di    cui    si    servì  il    Cardinal    ca- 


^Itre  notìzie  riguardanti  le  congre- 
gazioni cardinalizie  della  Sede 
vacante. 


Ora    faremo     parola     da    chi,    e 
del  modo  come    si    facevano,  e    si 
fanno  le  condoglianze  al  sagro  Col- 
legio  in    queste    congregazioni    per 
la  morte  del  Papa,    con  altre  ana- 
loghe notizie.    Prima    però   notere- 
mo, che  tutte  le  udienze  si  doman- 
dano al  sagro  Collegio,  che  destina 
il  giorno.   Alcuni  del    corpo   diplo- 
matico leggono,  e  recitano  a  memo- 
via  il  compHmento    in  idioma  lati- 
no, francese,   ed    italiano,    cioè    gh 
ambasciatori,  e    i    ministri,    mentre 
gl'incaricati ,    ed     altri    diplomatici 
fanno  le  condoglianze    pei  loro  so- 
vrani in  privato  nella  casa  del  Car- 
dinal decano,  che   risponde  sempre 
in  idioma  italiano,  tanto  nella    sua 
abitazione,  che  nelle  mentovate  dieci 
congregazioni  generali.   Si  deve  no- 
tare, che  talvolta  in  alcune  sedi   va- 
canti, si    variò    r  ordine    di     quan- 
to è  descritto   nelle  dieci    congrega- 
zioni. Anticamente  gli    ambasciatori 
ed    i  ministri    de'  sovrani,    sebbene 
Cardinali,  non  che  i  Cardinali  pro- 
tettori di    stati,    e    regni    presso  la 
santa    Sede,    nelle     suddette     dieci 
congregazioni    generali    facevano  le 
condoglianze  al    sagro  Collegio;   in- 
sieme ad    esibizioni,     ed    alle    pre- 
mure per  una  sollecita,  e  degna  e- 
lezione,     le     cui  'particolarità    sono 
di    molta  importanza.   Pertanto  dai 
Diari    di    Roma    dell'anno    1721, 


CON 

nella  sede  vacante  per  morte  di 
Clemente  XI,  al  numero  577,  si 
riporta  il  discorso  che  l'ambascia- 
tore di  Francia  pronuncio  al  sagro 
Collegio  nella  terza  congregazione, 
e  nel  numero  579  si  legge  il  te- 
nore delle  condoglianze  fatte  dai 
Cardinali  protettori  delle  corone,  in 
nome  de'rispettivi  sovrani.  Il  nu- 
mero 58o  contiene  l'allocuzione  del 
Cardinal  Althann,  ministro  cesareo, 
nella  quale  nominò  gl'imperatori 
austriaci  avvocati,  della  santa  Sede, 
e  della  Chiesa  ;  quindi  esiln  le  for- 
ze del  primo  monarca  della  cristia- 
nità, come  si  espresse. 

Per  morte  di  Benedetto  XI II, 
avvenuta  nel  1730,  il  Diario  di 
Roma  numero  1966,  riporta  i  di- 
scorsi fatti  nelle  con^-resazioni  al 
sagro  Collegio  dall'uditore  della  cit- 
tà, e  provincia  di  Ferrara,  in  luo- 
go dell'ambasciatore  marchese  Cal- 
cagnini  ;  e  quello  pronunciato  dal 
conte  Aldoviandi  quale  ambasciato- 
re della  città  e  provincia  di  Bo- 
logna, il  primo  in  nome  de'  ferra- 
resi, il  secondo  dei    bolognesi. 

JVella  sede  vacante  per  morte  di 
Clemente  XII  nell'anno  1740,  ab- 
biamo dal  numero  352 1  del  Dia- 
rio di  Roma,  il  discorso  clie  reci- 
tò ai  Cardinali  in  una  congregazio- 
ne generale,  il  barone  di  Schade,  am- 
basciatore dell'Ordine  gerosolimita- 
no: e  il  discorso  dell'  abbate  av- 
vocato Montecatini,  ministro  di  Fer- 
rara. Al  numero  3524  riportasi  il 
discorso  del  conte  Lagnascki,  mi- 
nistro del  re  di  Polonia,  e  quello 
detto  dal  ministro  imperiale  mon- 
signor de  Thunn.  Al  numero  poi 
3533  vi  è  il  discorso  recitato  dal 
ministro  di  Francia  Cardinal  de 
Tencin. 

Benedetto  XIV  mori  nel  1758, 
e  nel  numero  6372  del  sopraddetto 


CON  297 

Diario  di  Roma,  sono  le  condo- 
glianze fatte  ai  Cardinali,  dal  conte 
Beiitivoglio  ambasciatoi'e  di  Bolo- 
gna ;  indi  nel  numero  6375  si  leg- 
ge il  discorso  del  residente  di  Fer- 
rara avvocato  Montecatini ,  diretto 
al  sagro  Collegio.  Dall'  istoria  poi 
mss.  di  tal  sede  vacante  e  conclave, 
si  ha,  che  al  sagro  Collegio  fecero 
i  complimenti,  e  le  condoglianze 
nelle  congregazioni,  il  Cardinal  Poi'- 
tocarrero  pel  re  di  Spagna,  e  per 
l'Ordine  gerosolimitano;  il  Cardinal 
Alessandro  Albani  per  Tiuiperatore, 
e  per  l' imperati'ice  regina  ;  il  Car- 
dinal di  Yorck  per  Giacomo  111 
re  d'Inghilterra  suo  genitore;  il 
Cardinal  Corsini  pel  re  di  Porto- 
gallo ;  il  Cardinal  Orsini  pel  re  del- 
le due  Sicilie ,  ed  il  Cardinal  Gio. 
Francesco  Albani  pel  re  di  Polo- 
nia. Ognuno  parlò,  giusta  l'anzia- 
nità del  Cardinalato,  come  si  pra- 
tica nelle  congregazioni  Cardinali- 
zie, ed  a  tutti  corrispose  il  Cardi- 
nal decano.  L'  ultime  congregazio- 
ni, nelle  quali  l'ambasciatore  di 
Bologna ,  ed  il  rappresentante  di 
Ferrara  fecero  le  condoglianze  al 
sagro  Collegio,  e  le  proteste  di  fe- 
deltà, ebbero  luogo  nella  sede  va- 
cante in  cui  fu  eletto  Pio  \  I,  dopo 
il  qual  pontificato  Bologna  e  Fer- 
rara non  ebbero  più  rappresentanti 
in  Roma. 


Congregazioni  de  Cardinali  capi 
d'ordine  in  conclave. 


Osserva  il  Cardinal  de  Luca  ,  il 
Cardinal  pratico,  p.  1 06,  che  quella 
potestà  e  giurisdizione,  la  quale  nelle 
dette  congregazioni  generali  si  eser- 
cita da  tutto  il  sagro  Collegio,  sia 
coir  udire  da  monsignor   segretario 


298  CON 

e  (la  altri  ministri  la  relazione  de- 
qli  iidari,  sia  col   ricevere  atl  udien- 
za il  inagistj,-ato  romano,  gli  amba- 
sciatori e   ministri  de'  principi  pres- 
so  la  santa  Sede,    dopo  che  i   me- 
desimi   Cardinali    sono     entrati    in 
conclave,  si  esercita  soltanto  da  tre 
Cardinali ,    i    quali    si    dicono  capi 
d'  ordine  secondo  che  superioi-meu- 
te  dicemmo  parlando  delle  congre- 
gazioni, che  essi  pur  tengono  (seb- 
bene con    minoi'e    autorità  )  avanti 
di  fin-  l'ingresso    in    conclave.    Dai 
capi  d'ordine  si  emanano,  e    sotto- 
scrivono gli  ordini,  e  le  provvisioni; 
e    se    il    conclave   si    prolunga  per 
l'alternativa  del  turno  dell'anzianità, 
tutti   i   Cardinali   vengono  a  godere 
di  queste  prerogative,  colla  subor- 
dinazione pei'ò  all'intero  sagro  Col- 
legio in   quelle  cose  gravi,  che  ab- 
bisognano del  parere  e  del  consenso 
di   tutti  i   Cardinali,   e  con  la  con- 
clusione per  le  due  delle  tre  parti, 
come  dispose  Pio  IV  nella  sua  bolla. 
Coi  suddetti   tre  Cardinali  intervie- 
ne sempre  il  Cardinal  camerlengo, 
che  nella  sede  vacante  gode  ed  eser- 
cita maggior  autorità,   per  far  ese- 
guire quanto  riguarda  la  sua  carica, 
e  le  sue  attribuzioni.  Dei  ti'e  ordini 
dei   Cardinali ,    cioè    vescovi  subur- 
bicari,    preti,  e  diaconi ,  a  cagione 
del   numero  ristretto  di    questi   ul- 
timi, e  di  soli  sei  dei   primi,  tocca 
pili  spesso  ai    Cardinali     vescovi    e 
diaconi,   rifare  da  capo  d'ordine,  di 
quello  che  sia  dei  preti,  che  è  molto 
più  numeroso. 

Il  primo  turno  de' capi  d'ordine 
incomincia  il  primo  giorno  dopo 
quello  dell'  ingresso  de'  Cardinali 
in  conclave,  e  viene  composto  dal 
Cardinal  decano  primo  de' vescovi 
suburbicari,  dal  Cardinal  primo  pre- 
te, e  dal  Cardinal  primo  diacono, 
sebbene  essij  dalla  morte  del  Papa 


CON 

sino  a  quel  punto,  già  abbiano  eser- 
citata in  parte  la  sovrana  autorità, 
che  in  certo  modo  si  aumenta  nei 
successivi  turni.  Per  assenza,  od  im- 
potenza di  detti  tre  Cardinali,  sup- 
pliscono quelli  che  vengono  ap- 
presso. 

Nella  sera  pertanto  del  primo 
giorno  di  conclave  principiano  le 
congregazioni  de'  capi  d'ordine  per 
turno,  insieme  al  Cardinal  camer- 
lengo ,  ed  a  monsignor  segretario 
del  sagro  Collegio,  facente  le  fun- 
zioni di  segretario  di  stato.  Tali 
congregazioni  hanno  luogo  costan- 
temente ogni  sera  per  tutto  il  tem- 
po che  dura  il  conclave.  Queste 
congregazioni  si  adunano  nella  sala 
accanto  a  quella  delle  ruote  nobili. 
Ivi  è  un  tavolino  coperto  di  tap- 
peto, con  cartelle  di  pelle,  scriva- 
nie complete,  ed  altro  per  ognuno 
de'  nominati.  I  quattro  Cardinali 
siedono  di  fronte,  il  prelato  segre- 
tario, o  per  sua  impotenza,  il  sosti- 
tuto ,  da  un  lato  in  piccola  sedia. 
Le  congregazioni  incominciano  or- 
dinariamente alle  ore  ventiquattro, 
ed  occorrendo,  oltre  a  queste,  i  pre- 
delti Cardinali  e  prelato,  si  adu- 
nano in  congregazione  anche  tra 
giorno.  I  Cardinali  vi  si  recano 
in  abito  Cardinalizio  paonazzo,  sen- 
za mantelletta,  e  senza  rocchetto,  e 
monsignor  segretario  vestito  colla 
solita  zimarra  nera.  I  Cardinali  so- 
no accompagnati  dai  loro  conclavi- 
sti. Il  segretario  riferisce  le  cor- 
rispondenze e  gli  affari ,  che  di- 
scussi vengono  risoluti  ,  e  poi  dal 
medesimo  prelato  spediti  in  nome 
de'  Cardinali  capi  d'ordine ,  e  da 
loro  sottoscritti.  Per  le  udienze  poi, 
che  i  Cardinali  assegnano  a'  pri- 
mari ministri  della  santa  Sede ,  e 
a  qualche  ambasciatore,  o  ministro 
alla  ruota  nobile,  detta  delle  udien- 


CON 

ze,  di  essa  ruota  ognuno  dc'lreCar- 
ilinali  capi  ti'  onliiie  ha  una  chiave 
tlivcrsa  ,  la  quale  dopo  il  triduo 
del  loro  olllcio  consegna  al  Cardi- 
nale del  proprio  ordine,  che  suben- 
tra a  succedergH. 


Congregazioni  straordinarie,  che  ten- 
gono tutti  i  Cardinali  in  concla- 
ve, e  di  quelle  particolari  della 
congregazione  del  s.  offizio. 


Al!orr[M;indo  i  Cardinali  capi  d'or- 
dine abbiano  a  risolvere  qualche 
affare  giave,  nella  camera  delle  lo- 
ro congregazioni  per  mezzo  di  mon- 
signor segretario  del  sagro  Colle- 
gio ,  invitano  a  recarvisi  tulli  i 
Cardinali ,  i  quali  v'  incedono  col 
consueto  abito  Cardinalizio,  sul  qua- 
le possono  portare  pure  la  croccia. 

Occorrendo  poi,  che  si  aduni  nel 
conclave  la  congregazione  del  s.  of- 
tìzio,  i  Cardinali  che  la  compon- 
gono, si  riuniscono  nella  cella  del 
Cardinal  segretario  della  medesima 
congregazione  vestiti  di  abito  car- 
dinalizio. Va  qui  notato ,  che  in 
una  delle  congregazioni,  le  quali  si 
tengono  avanti  di  entrare  in  conclave 
nella  camera  capitolare  della  basi- 
lica vaticana,  terminata  che  sia,  vi 
si  trattengono  i  Caidinali  compo- 
nenti la  congregazione  del  s.  offi- 
zio,  ove  ammettono  monsignor  as- 
sessore, il  padie  commissario,  il 
padre  primo  compagno  di  lui,  il 
fiscale,  e  il  capo  notaro.  Quindi  i 
Cardinali,  come  inquisitori  generali, 
ad  essi  confeiiscono  le  opportune  fa- 
coltà, di  far  decretare  cioè  ai  con- 
sultori del  medesimo  s.  ofBzio,  du- 
rante il  conclave  e  sede  vacante , 
sulle  materie  risguardanti  la  sagra 
inquisizione.  Gli  affari  piìi  gravi,  e 


CON  21)9 

più  delicati  dagli  offìziali  della  con- 
gregazione si  spediscono  in  conclavi 
ai  Cardinali  di  essa  coii  cassetta 
sigillata.  Nella  sede  vacante  il  si- 
gillo del  s.  offizio  consiste,  oltre  che 
delle  figure  dei  ss.  Pietro  e  Paolo, 
dell'  iscrizione  in  mezzo  sede  va- 
cante, mentre,  quando  vive  il  Pa- 
pa, v'ha  invece  il  suo  stemma.  Le 
cassette  del  s.  offizio,  della  s.  pe- 
nitenzieria,  e  della  segretaria  del 
sagro  Collegio,  non  si  aprono  alle 
rote  del  conclave ,  e  sono  esenti 
dall'  essere  esaminate. 

CONGREGAZIONI  dìvolc,  o  pie 
adunauze.  Riunione,  od  assemblea  di 
persone  pie,  in  forma  di  Confraterni- 
ta [Pedi),  ordinariamente  eretta  in 
onore  della  b.  \  ergine  Maria,  o 
di  alcun  santo,  o  santa.  In  molte 
parrocchie,  sia  di  città,  sia  di  cam- 
pagna, in  molti  collegi  e  pubbliche 
scuole,  si  formarono  associazioni  di- 
verse dell'  uno  e  l'altro  sesso,  come 
di  diverse  età,  stati,  e  condizioni,  per 
esercitare  buone  opere,  e  praticare 
in  compagnia  esercizi  cristiani,  udi- 
re le  prediche,  recitare  orazioni  de- 
terminate, salmeggiare,  cantare  le 
divine  lodi  ec.  »  Quello  starsi  in 
!>  mezzo  ai  di  voti  di  Maria,  in 
»  qualche  congregazione  o  pia  adu- 
»  nanza ,  che  con  raccoglimento 
»  religioso  salmeggi  ,  attenda  al- 
»  la  santa  meditazione,  oda  la  di- 
}>  vina  parola  a  ciascuno  adatta- 
"  ta,  e  forse  più  che  altrove,  fre- 
"  quenti  i  sagramenti  ,  santifi- 
"  chi  le  feste,  visiti  e  gli  ospe- 
»  dali  e  le  prigioni ,  meni  una 
»  vita  da  buoni  cristiani;  quello 
»  starsi  pertanto  in  mezzo  a  sì 
«  esemplari  ed  utili  congregazioni 
»  ben  presto  fa  divenire  giusti ,  e 
>'  convertire  anche  quei  peccatori, 
"  ai  quali  sembrava  di  essere  alieni 
a  dal  ravvedimento  ". 


3oo  CON 

Nel  popolo  di  Dio  j    come  si  ha 
nel  libro   1   Reg.    io,     e    seg.  ,    era- 
no istituite^  certe  adunanze,  congre- 
gazioni ,    ovvero  scuole ,    e  collegi , 
ove  un    certo    numero  di  persone, 
cui  la  sagra    Scrittura    dà    pure  il 
titolo  di   profeti,  si  esercitavano  nel 
canto  delle  divine  lodi.  Le  adunan- 
ze sagre  quindi  incominciarono  col- 
la Chiesa,  ed  abbiamo  che    il  dot- 
tore delle  genti  s.    Paolo    le    inse- 
gnò ai   Corinti,    e    gliene  prescrisse 
il   modo ,  dicendo  loro  :    Cimi    coii- 
i'ciiilis,  uìiusciuisfiiie    ve.sirum    psal- 
inum  hahet,  doctriiiam  hahet,  apo- 
calypsiìu  hahet,  linguatn  habetj  etc. 
Dalle  adunanze   de' Giudei  trasportò 
l'apostolo  questa   forma  nella  Chie- 
sa   cattolica.    Di    tali    specie  erano 
quelle  di  cui   tratta  s.  Luca  :  Intra- 
vit  Jesus,  sccuiiduin  coiisuetudinem 
suani,  die  siihbati    in    synagogaiìi , 
et  surrexit  legcre,    et    traditiis    est 
ilU  liber  Isaiae  prophetae,  etc.  Sot- 
to   l'imperatore    Trajano     vennero 
ai    cristiani    vietate     le     adunanze, 
chiamate  collegi,   sodalizi,  ed  agapi; 
adunanze  che  con   voce  greca  chia- 
mò quell'imperatore    nell'editto  di 
proibizione  hetarias.  Tuttavolta,  per 
consiglio  di   Plinio,  represse  egli  in 
gran   parte  il  ligore  di  quell'editto; 
taato  più  che  venne    in  cognizione 
che  innocue   riuscivano  al  principa- 
to siffatte    congregazioni.     Delle    sa- 
gre adimanze  ecclesiastiche,  o  sagre 
sinassi,  e  delleucaristia,  che  in  esse 
si   soleva   ministrare,  ne  fa  testimo- 
nianza s.    Ignazio  martire. 

Numerose  sono  le  pie  congrega- 
zioni esistenti  in  Roma,  nelle  chie- 
se, ne'  monisteri  o  conventi,  negli 
ospedali,  nelle  scuole,  ne'  collegi  ed 
altri  luoghi,  e  di  esse  ampiamente 
trattarono  diversi  autori,  fra'  quali 
Camillo  Fanucci  sotto  Clemente  VI  11, 
Carlo  Lartolommeo  Piazza  nel  ponti- 


CON 

fìcato  di  Innocenzo   XI,    ed    a'  no- 
stri giorni  r  erudito    sacerdote  Gu- 
glielmo Costanzi.  Delle  principali  si 
tratta    anche    agli    analoghi  articoli 
del  Dizionario.    I  romani  Pontelìci 
sempre  protessero  queste  congrega- 
zioni, il  santo  loro  scopo,  e  le  pie 
loro  pratiche  ;  il  perchè  concessero 
a    chi   le   frequentava  indulgenze,  e 
grazie  spirituali,  secondo  la  consueta 
benignità  della  Sede  apostolica.  Ab- 
biamo particolarmente  che  Sisto  V 
accordò  molte  indulgenze  alle   con- 
gregazioni stabilite  ne'  collegi  de' ge- 
suiti. Delle  diverse  congregazioni  dai 
gesuiti  istituite  nel   Collegio  Roma- 
no [Vedi)y  si   tratta  a  quell'articolo. 
CONGREGAZIONI  di  comumta' 
RELIGIOSE.   Queste  sono  di   due  spe- 
cie,   di    società    di   preti    secolari,   e 
di    società    di    religiosi.    In    quanto 
alla  società  de'  preti  secolari,  ve  ne 
sono,    come    si    vedrà   ai  rispettivi 
articoli,  che  senza  far    voti   si  uni- 
rono per  impiegarsi  in    servigio  di 
Dio,  e  del  ben  pubblico;  come  sono 
la  cura   dei  coUegii  e  dei  seminari, 
le  missioni  della  città,  e  della  cam- 
pagna.  Fra  questo   numero    sono  i 
Lazzaristi ,    quei  di    s.    Sulpizio  ec. 
y.  CowiTTO.    In    Roma    risiedono 
le  seguenti  congregazioni   in  comu- 
nità :   dell'oratorio  di  s.  Filippo  Ne- 
ri, de' sacerdoti   dell'oratorio    in    s. 
(rirolamo,  chiamati  volgarmente  Fi- 
lippini (^J-'edi),  dei  Dottrinari [yedi), 
de'  I\Iiss{onarj   (Fedi),    de'  Pii  ope- 
ra/ (^P'edi),    de'   Passionisti   [Vedi), 
del    ss.     R.edentore    detti    Liquorini 
{Fedi),  àe  Fratelli  delle  Scuole  cri- 
stiane [Vedi),  ec.  Vi  sono  altre  con- 
gregazioni  religiose    in    grandissimo 
numero,    e   tali  che  lungo    sarebbe 
il   noverarle,    le  quali    però   hanno 
appositi     articoli     nel      Dizionario. 
Quando  s'introdusse  la  rilassatez- 
za  negli   Ordini  monastici,   e  si  di- 


CON 

miniù  il  fervore  religioso,  ed  osser- 
vante della  primitiva  istituzione,  un 
certo  numero  di  religiosi,  che  zela- 
rono la  riforma ,  per  fare  ritorno 
all'antico  fervore  dell' istituto,  si  se- 
pararono dagli  altri ,  e  formarono 
congregazioni  sotto  superiori  parti- 
colari, osservando  la  regola  dell  Or- 
dine cui  appartenevano,  con  quelle 
maggiori  austerità  e  modiOcazioni, 
secondo  i  tempi,  le  circostanze,  lo 
spirito,  e  lo  scopo  dei  benemeriti 
riformatori.  Così  i  benedettini ,  gli 
agostiniani,  i  canonici  regolari,  ed 
altri  si  divisero  in  diverse  e  sepa- 
rate congregazioni.  V.  il  Piazza , 
Opere  pie  di  Roma,  e  il  p.  Bo- 
na n  ni  Catalogo  degli  Ordini  reli- 
giosi. 

CONGRESSO.  Adunanza  di  per- 
sone per  abboccarsi  insieme  a  trat- 
tare alcun  affare.  Questo  vocabolo 
indica  appunto  genericamente  qua- 
lunque adunanza  di  persone  rac- 
colte a  consulta  per  provvedere  ai 
comuni,  o  reciproci  interessi  :  co- 
muni se  le  persone,  che  v'  inter- 
vengono, sono  o  rappresentano  i 
membri  d' una  stessa  società  >  reci- 
proci poi  se  l'appresentano  vari  in- 
dividui, o  diverse  società.  Parlando 
de' congressi  in  senso  politico,  di- 
remo che  il  congresso  degli  Stati 
Uniti  di  America  provvede  ai  comuni 
interessi  di  quella  nazione,  ed  i  con- 
gressi diplomatici  europei  hanno  cura 
degli  interessi  reciproci  de'  vari  stati 
di  Europa;  e  sotto  quest'  ultimo 
rispetto  il  congreso  è  il  mezzo  più 
semplice  per  accomodare  in  via  di- 
plomatica le  diverse  pretensioni  di 
potenze  belligeranti ,  come  altresì 
per  ravvicinare  quelle  die  si  ritro- 
vano in  uno  stato  d' irritamento, 
e  per  tal  modo  disporre,  con  trat- 
tative e  conferenze  preliminari,  e 
conchiudere  la  pace,    ed  anco  pre- 


CON 


3o  I 


venire  una  funesta  rottura.  In  ge- 
nerale il  congresso  è  il  mezzo  di 
cui  si  servono  gli  stati  per  accomo- 
dare le  contestazioni  che  riguarda- 
no i  rispettivi   interessi. 

Celebri  sono  stati  i  congressi  di 
Munster  (  Vedi  ) ,  ed  Osnabruck 
{^Vedi).  Nella  storia  vi  sono  tre  epo- 
che principali  nella  storia  de'  con- 
gressi relativamente  all'importanza 
della  loro  influenza  sui  cambia- 
menti, e  destini  dell'Europa.  La 
prima  presenta  la  fondazione  di 
un  nuovo  sistema  degli  stati  eu- 
ropei per  mezzo  del  doppio  con- 
gresso di  Munster  ed  Osnabruck, 
dietro  il  quale  seguì  la  famigerata 
pace  di  TVestfalia  (Vedi),  e  dà 
questa  fino  alla  pace  d'Utrecht  (^Ve- 
di), cioè  dal  1 648  al  17 13.  La 
seconda  mostra  l' influenza  sempre 
più  crescente  dell'  Inghilterra,  po- 
tenza coloniale  e  marittima,  sullo  sta- 
to politico  di  Europa,  ed  è  dalla  pa- 
ce di  Utrecht  fino  al  congresso  di 
Vienna  [Vedi),  cioè  dal  1713  al 
18 15.  La  terza  palesa  il  ritorno 
al  sistema  dell'  equilibrio  europeo, 
ed  al  sistema  di  legittimità,  e  d  or- 
dine tutelare  reciproco,  cioè  dal 
congresso  di  Vienna  alla  conferenza 
di  Londra,  vale  a  dire  dal  181 5 
al  1839.  Egli  è  perciò,  che  dopo  i 
congressi  tenuti  a  Vienna,  si  può 
ritenere  il  congresso  qual  consi- 
glio di  pace  Europea.  Vuoisi  che 
Enrico  IV,  e  Sully,  allorché  ebbe- 
ro in  idea  di  formare  in  Europa 
un'  unione  di  stati,  i  cui  membri 
fossero  eguali  in  forze,  e  facessero 
decidere  le  loro  questioni  per  mez- 
zo di  un  senato,  appunto  mirasse- 
ro a  costituire  un  permanente  con- 
gresso, che  vegliasse  alla  pace  eu- 
ropea, stabilendone,  e  consolidando- 
ne r  equilibrio  politico.  V.  Eu- 
ropa. 


3o2  CON 

COXGRESSO  DI  EMS.  V.  Ems. 
CO.\LIE,o  COLLAINE,  Colonia 
Villa.  Borgo  di  Francia,  diparti- 
mento della  Sa r the,  capo  luogo  di 
cantone  nella  diocesi  di  Mans.  Nel- 
r  843,  vi  fu  celebrato  un  concilio 
che  si  conosce  sotto  il  nome  di  con- 
ciliiim  colojiiensc,  seu  in  f  illa  Co- 
lonia. 

COi\^'OR  (  Connorien.).  Città  ve- 
scovile d'  Irlanda,  nella  provincia 
d'Ulster,  ossia  Ultouia,  contea,  e  ba- 
ronia :  dicesi  Connoria  ,  perchè  si- 
tuata sul  lago  di  Cone.  Quivi  si 
tengono  quattro  fiere  all'  anno  . 
La  sede  vescovile,  secondo  Com- 
manville,  vi  fu  stabilita  l'anno  507; 
ma  secondo  altri,  in  quell'anno  mo- 
rì il  suo  primo  vescovo  Ego  ]Me- 
nisio,  il  quale  vuoisi  pur  morto 
nel  5i4-  Certo  è  che  da  s.  Patri- 
zio, mandalo  in  Irlanda  dal  Sommo 
Pontefice  s.  Celestino  Ij  furono 
fondati  tutti  i  vescovati  d'Irlanda 
verso  Tanno  43'J.  Si  haiuio  scarse 
notizie  dei  successori  di  Ego  suffra- 
gane! dell'arcivescovo  di  Armagh  si- 
no al  iioo,  ovvero  al  i\i^,  in  cui 
entrarono  gl'Inglesi  in  Irlanda.  iSel 
pontificato  di  Eugenio  IV,  è  nel- 
lanno  i44^  '^  sede  vescovile  di 
Connor  fu  unita  a  quella  di  Down 
{Vedi),  ambedue  restando  soggette 
alla  mentovata  metropolitana  di 
Armagh.  Però  il  vescovo  delle  due 
sedi  risiede  in  Belfast  ,  come  si 
legge  nel  Calholic  Directory  del 
1839. 

CONO^'E  (s.),  vescovo.  Leggesl 
nell'antico  breviario  di  Limoges,  che 
questo  santo  era  figlio  di  Eugenio 
re  di  Scozia.  Comunque  sia,  egli  è 
certo,  che  Conone  fu  vescovo  dell  i- 
sola  di  Man,  e  che  molto  sudò  nel 
propagaie  e  mantenere  la  fede  di 
Cristo,  che  aveavi  per  la  prima  vol- 
ta predicata  s.    Patrizio.   Egli  mor'i 


CON 

verso  l'anno  64'^j  ed  era  molto 
onorata  nelle  isole  Ebridi  la  me- 
moria di  lui ,  in  fino  a  che  la 
pretesa  i-iforma  ne  tolse  l'antico 
culto. 

CONONE  (s.),  martire. Viveva  que- 
sti santamente  in  Iconio,  nell'  Asia 
con  un  suo  figliuolo,  che  da  lui 
educato  nelle  virtù  cristiane  era 
slato  ordinato  diacono  di  quella  chie- 
sa. Venuto  in  quella  città  Domi- 
ziano per  eseguire  l'editto  che  con- 
tro i  cristiani  avca  pubblicato  l'im- 
peratore Aureliano,  furono  presi  am- 
bedue, e  condotti  al  cospetto  del 
giudice.  Fu  oltre  ogni  dire  ammi- 
rabile la  fortezza,  che  dimostrarono 
contro  le  lusinghe  insieme  e  le 
minacele,  che  veniano  loro  fatte, 
afllne  di  persuaderli  a  negare  la 
fede  di  Gesù  Cristo,  né  minore 
fermezza  d'animo  manifestarono  en- 
trambi in  mezzo  ai  più  crudeli  e 
prolungati  tormenti,  nei  quali  fini- 
rono la  gloriosa  vita  verso  l'anno 
275.  Le  reliquie  di  questi  santi  si 
custodiscono  in  Acera,  città  della 
terra  di  Lavoro,  presso  a  Napoli, 
in  una  chiesa  che  s'  infitola  dal 
loro  nome. 

CONONE    DA  ToMis,   Cardinale. 
V.  Co>o>'E  Papa. 

CONONE,  Papa  LXXXV.  Era 
figlio  di  Benedetto,  ed  oriundo  del- 
la Tracia.  Nacque  propriamente  in 
Tomis,  e  fu  educato  nella  Cilicia. 
Alla  morte  di  Giovanni  V,  i  suf- 
fragi si  trovarono  divisi  tra  i  due 
competitori  Pietro  e  Teodoro;  l'uno 
sostenuto  dal  clero ,  e  l'altro  dai 
magistrati,  e  dall'esercito  {V.  Anti- 
papi VI,  e  VII,  non  che  VIII, 
e  IX  )  .  Il  clero,  ed  i  vescovi 
non  potendo  entrare  nella  chiesa 
di  Laterano  chiusa  daU'eseicito,  ri- 
solsero, dopo  due  mesi  e  mezzo  di 
incertezze  e  di  opposizioni,  di  far  la 


CON 

elezione  nel  palazzo,  e  la  scelta  cad- 
de ai  2  1  ottobre  686  sopra  Cono- 
ne.  Questo  vecchio  venerabile  per 
l'aspetto  e  pei  bianchi  capelli,  sem- 
plice, pacifico,  straniero  alle  fazioni, 
acquetò  incontanente  tutti  i  patti- 
ti. Alla  sua  elezione  fu  però  rinno- 
vato l'abuso  già  stato  tolto  dall'im- 
peratore Costantino  Pogonato,  di  do- 
ver attendere  dall'esarca  di  Ravenna 
la  conferma  dell'elezione  medesima  . 
Ma  quella  soggezione  del  clero  l'o- 
maiio  all'esarcato  di  Ravenna  non 
fu  il  solo  motivo,  che  sin  dalle  pri- 
me amareggiasse  il  breve  pontifica- 
to di  Conone.  Aveva  conceduta  egli 
la  confidenza  a  certo  diacono  Co- 
stantino, uomo  cattivo  ed  artificio- 
so, ed  ordinatolo  vescovo  di  An- 
tiochia, lo  aveva  fatto  altresì  ret- 
tore della  Chiesa  Romana  in  Sicilia, 
senza  prima  informarsi  col  clero 
romano,  secondo  il  costume  di  quei 
tempi  nelle  provvisioni  ecclesiasti- 
che. Una  sedizione  insorse  quindi 
contro  quel  mandatario  litigioso  e 
violento,  ed  il  governatore  della 
provincia  Io  fece  mettere  in  prigione. 
Si  aggiunga  a  questo  la  vita  infe- 
lice ed  inferma  condotta  da  Cono- 
ne durante  il  suo  pontificato,  nel 
quale  si  sa  aver  in  una  ordinazio- 
ne creati  sedici  vescovi.  Mori  ai  2  i 
settembre  del  687,  e  fu  sepolto  nel 
vaticano.  Vacò  la  santa  Sede  due 
mesi,  e  venti  tre  giorni. 

CONGNI STI.Eretici  del  secolo  VI 
discepoli  di  un  certo  Conone,  se- 
condo alcuni  vescovo  di  Alessandria, 
o  di  Tai-so  secondo  altri.  R.innovò 
gli  errori  dei  triteisti,  insegnando  che 
siccome  le  persone  della  santissima 
Trinità  sono  distinte,  cos'i  sono  an- 
che tre  dei.  Aveva  eziandio  (jualche 
eirore  sulla  risurrezione,  ma  però 
non  rigettava  il  dogma. 
CONRANO  (s.),  vescovo  d'Omkey 


CON  3o3 

delle  isole  Orcadi,  che  sono  al  set- 
tentrione della  Scozia.  Di  questo 
santo  non  ci  rimangono  notizie  e- 
stese,  solamente  si  sa  che  viveva  nel 
secolo  settimo,  che  era  ragguarde- 
volissimo, sì  per  la  innocenza  del- 
la vita,  che  per  lo  zelo  ed  aspre 
penitenze,  e  che  il  nome  di  lui 
prima  della  pretesa  riforma,  suona- 
va celebre  sulle  bocche  di  tutti,  sic- 
come quello  di  s.  Palladio,  o  di  s. 
Yientigerno. 

CONSA.   V.  CoNZA. 

CONSACRAZIONE.  Consecralio. 
Azione  con  cui  si  destina  al  culto 
di  Dio  una  cosa  comune  o  profa- 
na, con  preghiere,  cerimonie,  e  be- 
nedizioni. Questo  è  il  contrario  dei 
sacrilegio,  e  della  profanazione,  che 
consiste  nell'impiegare  in  usi  profa- 
ni una  cosa  già  consagrata  al  cul- 
to di  Dio.  11  costume  di  consacra- 
re a  Dio  gli  uomini  destinati  al  ser- 
vizio di  lui,  i  luoghi,  i  vasi,  gli 
strumenti  che  devono  servire  al 
culto  di  lui,  è  antichissimo.  Nell'an- 
tica legge  Iddio  lo  aveva  ordinato, 
e  ne  prescrisse  anche  le  cerimonie. 
Secondo  la  nuova  legge  poi,  quan- 
do queste  consecrazioni  riguardano 
gli  uomini,  e  si  fanno  mediante  un 
sagramento,  si  appellano  ordinazioni 
[Vedi),  ma  chiamasi  sagra  l'ordina- 
zione de' vescovi,    e  l'unzione  de're. 

P\  CORONAZIOIVE  DEI  RE,  6  DEGLI  IM- 
PERATORI. Quando  poi  si  fanno  sol- 
tanto con  una  cerimonia  istitui- 
ta dalla  Chiesa,  sono  benedizioni 
[Fedi).  La  consacrazione  delle  chie- 
se, e  degli  altari  viene  chiamata 
pure  dedicazione.  Le  prove  di  tut- 
lociò  si  possono  leggere  nel  Bergier 
Diz.  enciclopedico  alla  parola  con- 
secrazione.  Della  consecrazione  del- 
l' altare,  della  chiesa,  del  calice,  del 
vescovo,  e  di  altri  luoghi,  suppel- 
lettili sagre,  cose  e  persone   ec,    si 


3o4  CON 

tratta  ai  rispettivi  articoli  del  Dizio- 

rfARIO. 

Consacrazinne  dicesi  più  partico- 
larmente dell'azione,  colla  quale  se- 
condo l'istituzione  di  G.C.  nella  mes- 
sa, si  cangia  il  pane  e    il  vino,  nel 
corpo  e  nel    sangue  del    medesimo 
nostro    Signore     Gesù    Cristo.    Di- 
ce   lo  stesso  Bergier,    che  si    cono- 
sce a  prima  vista  che  gli  eterodossi, 
i   quali  non  credono  la  presenza  rea- 
le di    Gesù    Ci-isto    nell'  Eucaristia 
{Vedi),  hanno  dovuto  sbandire  dal- 
la liturgia  il  termine  di    Consacra- 
zione. I    teologi    cattolici^    dopo    s. 
Tommaso  d'Aquino,  sono  di  concor- 
de sentimento,    che  la    consacrazio- 
ne del  pane    e    del   vino    si    faccia 
con  queste  parole   di  Gesù    Cristo  : 
Questo  è  il  mio  corpo,   questo  e  il 
mio  sangue  ec.   Non  si  può  prova- 
re, che  prima  di  s.  Tommaso  nella 
Chiesa   latina  siavi  stata  su  di    ciò 
una  opinione  diversa.   Ma  si  dispu- 
tò per  sapere  quale  sia   al   presente, 
e  quale  sia  stato  in    ogni   tempo  il 
sentimento  della   chiesa    greca  sulle 
parole    della    consacrazione.   Si    de- 
■ve    pertanto    sapere ,    per   conosce- 
re lo  stato  della  questione,    che  nel- 
la chiesa  Promana  prima  di  pronun- 
ziare le  parole  di  Gesù  Cristo,  il  sacer- 
dote fa  a  Dio  una  orazione,  colla  qua- 
le lo  supplica  a  cambiare  il  pane  ed 
il  vino  nel  corpo  e  sangue  di  Gesù 
Cristo.  Nella  liturgia  greca,    e  nel- 
le altre  liturgie  orientali,  oltre  questa 
prima  orazione,   ve  n'ha   una  negli 
stessi  termini  dopo  che  il    sacerdo- 
te ha  pronunciato  le  parole  di  Ge- 
sù  Cristo.    Quest'  ultima    dai  greci 
viene   chiamata  l invocazione    dello 
Spirito    Santo.    Alcuni    la    credono 
essenziale  alla  consacrazione,  il  per- 
chè conchiusero  molti    teologi,    che 
secondo  i  greci  la  consacrazione  non 
si  fa  per  le  parole  di  Gesù  Cristo, 


CON 

la  quale  opinione  essi   hanno  taccia- 
to di  errore. 

Si  osserva,  che  avanti  il  XIV  se- 
colo, o  prima  del  concilio  generale 
di  Firenze,  i  greci ,  e  i  latini  non 
avevano  tra  di  loro  veruna  disputa 
sulle  parole  essenziali  della  consa- 
crazione, quantunque  i  teologi  la- 
tini fossero  molto  istruiti  de'  ter- 
mini, di  cui  si  servono  i  greci  nel- 
la seconda  invocazione.  Di  tal  que- 
stione non  si  parlò  punto  nel  se- 
condo concilio  generale  di  Lione, 
né  nei  tempi  posteriori,  se  non  fra 
alcuni  teologi.  Ma  nel  concilio  di 
Firenze ,  adunato  da  Eugenio  IV 
nel  i4^9j  ■vi  fu  "viva  disputa  su 
questo  punto  tra  i  greci,  ed  i  la- 
tini. Laonde  nella  sess.  io  fu  ema- 
nato il  se?;ueiite  decreto:  "  Noi  di- 
55  chiariamo,  che  il  corpo  di  Gesù 
55  Cristo  è  veramente  consacrato 
55  col  pane  di  frumento,  tanto  azzi- 
5)  mo,  quanto  fermentato;  e  che 
55  i  sacerdoti  debbono  servirsi  del- 
55  r  uno,  o  dell'altro,  ciascuno  se- 
"  condo  r  uso  della  sua  Chiesa,  s"i 
55  orientale ,  che  occidentale  ".  In 
questo  accordo  de'  greci  non  con- 
venne Marco  d' Efeso,  anzi  i  greci 
non  sono  d' accordo  tra  essi  sulla 
forma  essenziale  della  consacrazio- 
ne ;  gli  uni  stanno  per  le  parole 
di  Gesù  Cristo,  gli  altri  per  l'in- 
vocazione, molti  per  l' una  e  per 
l'altra,  ninno  però  di  loro  ha  ne- 
gato la  necessità  delle  parole  di  Ge- 
sù Cristo  per  consecrare. 

Pompeo  Sarnelli,  Lettere  Eccles. 
tora.  VII,  lett.  i8,  n.  7,  e  n.  19, 
tratta  della  consagrazione  della  Eu- 
caristia nella  messa,  come  si  deve 
fare  da  quelli  che  concelebrano,  e 
come  più  possono  insieme  consagra- 
re. Nel  tomo  IX  poi,  pag.  8,  dice 
che  la  consagrazione  del  sagrifizio 
della  messa  include   l' oficrta ,    così 


CON 

che  la  consaci'azione,  e  l' oblazione 
sono  una  stessa  cosa  nel  sagrifizio 
della  messa,  e  per  conseguenza  il 
sacerdote  offre  consacrando,  e  men- 
tre fa  la  consaa*azione  fa  insieme 
r  oblazione ,  la  quale  espressamente 
si  denota  nell'elevazione  dell'  Ostia, 
e  del  Calice,  che  si  fa  in  tutte  le  li- 
turgie, anche  nelle  chiese  orientali, 
riferendosi  all'  oblazione  del  sagri- 
fizio  cruento  della  croce,  che  di  sé 
fece  Gesù  Cristo,  quando  in  essa 
elevato  tradidil  semetìpsum  prò  no- 
bis  ohlationem  et  hosdani  Deo  in 
odorem  suavitalìs.  Ephes.  3,  i.  Ag- 
giunge il  medesimo  autore,  che  è 
grave  sagiilegio  consagvare  l' una 
specie  senza  l'altra,  essendo  la  con- 
sagrazione  dell'una,  e  dell'altra  spe^ 
eie  necessaria  all'essenza  del  sagri- 
fizio. 

In  quanto  alle  principali  cerimo- 
nie della  consacrazione  dell'  Ostia  , 
detto  che  si  abbia  dal  sacerdote , 
Qui  pridie  quani  pateretur,  etc,  e 
posti  ì  gomiti  sopra  l'altare,  il  ce- 
lebrante, stando  col  capo  inchinato 
pronunzia  sopra  l' ostia,  e  sopra  le 
alti'e  che  avessei'o  da  consacrarsi , 
distintamente,  con  riverente  racco- 
glimento, e  segretamente  le  parole 
della  consagrazione,  e  tenendo  l'o- 
stia coi  pollici  ed  indici,  dice  :  Hoc 
est  eninij  etc,  e  quindi  l'adora.  Po- 
scia in  alto  la  mostra  al  popolo 
perchè  sia  da  esso  adorata,  e  tosto 
colla  mano  destra  la  pone  sul  cor- 
poi'ale  nel  luogo  ove  V  avea  presa, 
tenendo  sempre  unite  le  dette  dita 
sino  all'  abluzione ,  meno  quando 
dovrà  toccare  la  medesima  ostia. 
In  quanto  alle  principali  cerimonie 
della  consagrazione  del  vino,  il  ce- 
lebrante adora  prima  l'ostia  con- 
sagrata ,  scuopre  il  calice ,  lo  alza 
alquanto,  e  subito  deponendolo  di- 
ce :  Item  libi  gratias  agens,  ed  in- 

VOL.    XVI. 


CON  3o5 

chinando  il  capo  soggiunge,  Bene- 
dixit,  etc.  E  tenendo  il  calice,  colla 
medesima  venerazione,  e  segi'ctamen- 
te,  su  di  esso  pronunzia  le  parole  : 
Hic  est  enim  calix  sanguinis,  etc. 
Dette  queste  parole,  depone  il  cali- 
ce sul  corporale,  e  dice  :  Haec  quo- 
tiescumque  feceritisj  etc,  e  genu- 
flesso adora  riverentemente  il  san- 
gue, e  ripreso  il  calice,  essendo  e- 
retto  lo  alza  alquanto ,  perchè  il 
popolo  lo  adori  ;  indi  ripone  il  ca- 
lice sul  corporale,  ed  il  ricopre  col- 
la palla,  genufletteixlo  alle  due  spe- 
cie sagramentali.  F.  il  Missal.  Rom. 
par.  2,  tit.  Vili,  De  Caiwne  Mis- 
sae  usque  ad  consecraiionem,  Rub. 
3  e  seg.,  non  che  i  molti  articoli 
del  Dizionario  a  questo  apparte- 
nenti. Nell'elevazione  dell'ostia  e 
del  calice  il  servente  non  solo  sos- 
tiene il  lembo  della  pianeta ,  ac- 
ciocché il  pi'ete  abbia  più  libere  le 
braccia,  ma  suona  pure  il  Campa- 
nello (Vedi),  al  qual  articolo  se  ne 
rende  ragione,  in  uno  all'origine  di 
tal  uso. 

CONSAGRAZIONE,  ed  oRDmx- 

ZIONE  DEL  SOMMO  PONTEFICE.  Al  vo- 
lume Vili,  pag.  i68,  e  seg.  del 
Dizionario,  si  disse  ciò  che  riguar- 
da la  solenne  funzione  Della  con- 
sagrazione del  Papa,  se  il  nuovo 
eletto  non  è  che  diacono  o  prete, 
e  il  modo  come  al  presente  se- 
gue ,  cioè  prima  della  sua  coro- 
nazione ,  che  se  già  fosse  vesco- 
vo non  si  consagra  di  nuovo,  ma 
solo  si  benedice,  come  dicemmo 
anche  al  volume  V,  pag.  62  del 
medesimo  Dizionario.  Noi  ci  limi- 
teremo in  questo  articolo  di  riu- 
nire cronologicamente  quanto  rac- 
cogliemmo dalle  vite  di  tutti  i 
Pontefici,  ed  eziandio  di  alcuni  An- 
tipapi, sull'interessante  argomento 
della  loro  consagrazione,  ordina- 
20 


3o6  CON 

zione,  e  benedizione,  sviluppando 
quindi  con  maggior  diffusione  i  re- 
lativi cenni  riportati  al  citato  luo- 
go ove  parlasi  di  questa  funzione, 
che  ha  luogo  sull'altare  della  con- 
fessione, nella  basilica  Vaticana, 
destinato  per  la  consagrazione  del 
solo  Pvomano  Pontefice.  Prima  pe- 
lò ci  sembra  opportuno,  e  neces- 
sario premettere  due  brevi  digres- 
sioni :  la  prima ,  se  dall'  elezione, 
ovvero  dalla  consagrazione,  ed  or- 
dinazione abbia  incominciaraento  la 
suprema  autorità  Pontifìcia  nell'  c- 
letto;  la  seconda  se  i  diaconi  su- 
blimati al  pontificato,  sieno  stati  in 
qualche  tempo  consagrati  Pontefici, 
ommesso  il  grado  presbiterale. 


Digressione  che  tratta  se  dall'eie- 
zione,  owero  dalla  consagrazio- 
ne, od  ordinazione  abbia  inco- 
mincianiento  la  suprema  auto- 
rità del  sommo  Pontefice^  e  del- 
la sua  intronizzazione. 

In  quanto  al  primo  punto,  ab- 
biamo da  Antonio  Pagi,  BreAariwn 
Gest.  RR.  Pont.,  che  tra  le  regole, 
sulle  quali  dee  stabilii'si  la  crono- 
logia Pontificia  va  primieramente 
notato,  che  sino  alla  metà  del 
secolo  XI,  non  dal  giorno  dell'  ele- 
zione, ma  solo  da  quello  dell'ordi- 
nazione, va  preso  il  principio  di 
ciascun  pontificato,  e  che  Giovanni 
XV,  eletto  nell'anno  980,  da  alcuni 
non  fu  contato  perchè  poco  visse, 
e  non  fu  consagrato;  ciò  che  in 
quei  tempi  rendeva  Papa  piena- 
mente l'eletto.  Siffatta  regola  non 
piacque  al  ^larangoni,  Chronol.  RR. 
PP.  superstes  in  paride  basilic.  s. 
Pauli,  p.  7,  e  seg.,  il  quale  fa  ve- 
dere, che  nei  primi  secoli  della 
Chiesa  nel  giorno  stesso  dell'elezio- 


CON 

ne  si  consagrava  il  Papa.  Ed  è  sì 
vera  la  cosa  che  Simmaco,  prefetto 
di  Roma,  scrivendo  all'imperatore 
Onorio,  sulle  contese  nate  V  anno 
418  tra  Eulalio  antipapa,  e  san 
Bonifacio  I  Pontefice,  usa  la  parola: 
solemniter  ordinari  per  eligi,  come 
osservò  il  JMabillon,  Commentar, 
in  Ord.  Rom.  p.  112,  onde  la  re- 
gola del  Pagi  per  que'secoli  non  ha 
luogo.  Ma  quando  sul  principio  del 
sesto  secolo  cominciarono  gli  impe- 
ratori a  pretendere  di  essere  richie- 
sti per  confermare  l'eletto  Pontefi- 
ce, fu  allora  necessario  di  separare  la 
elezione  dall'ordinazione,  finché  giun- 
gesse all'eletto  l'imperiale  rescritto. 
Quindi  è  di  parere  il  Marangoni, 
che  in  ordine  all'autorità  Pontificia 
nulla  mancasse  all'eletto  Pontefice, 
sì  perchè,  dice  egli,  intanto  che  l'im- 
peratore confermava  la  fatta  elezione 
si  intronizzava  il  Papa,  col  quale  in- 
tronizzamento  veniva  posto  in  pos- 
sesso del  pontificato  e  degli  annessi 
diritti,  sì  perchè  la  Pontifìcia  po- 
destà non  dall'  ordinazione  o  consa- 
grazione dipende  ,  ma  sì  da  Dio,  il 
quale  al  Papa  la  comparte  im- 
mediatamente dopo  seguita  1'  ele- 
zione. 

E  quanto  alla  prima  ragione , 
siccome  il  Mabillon,  loco  citato  § 
1 8,  opinò  che  l'intronizzazione  non 
sempre  si  facesse  ne'  tempi  antichi 
prima  dell'  ordinazione,  ma  anzi  il 
più  frequente  uso  portasse  di  pre- 
metterla alla  consagrazione  ,  prova 
il  Marangoni  con  molti  passi  del 
libro  pontifìcale,  che  sempre  alla 
ordinazione  andasse  innanzi  T  intro- 
nizzazione. Questo  punto  dovrebbe 
passare  per  dimostrato,  ma  il  Zac- 
caria, Slor.  Letter.  d' Ital.  toni.  V, 
lib.  Il,  cap.  5,  n.  43,  pensa  che 
al  sentimento  del  Marangoni  neces- 
sario fosse  proyai'e  due  altre  cose; 


CON 

la  prima  che  sempre  dopo  l' ele- 
zione si  premettesse  l'intronizzamen- 
to,  prima  che  gl'imperatori  all'  ele- 
zione stessa  dessero  il  loro  con- 
senso; r  altra  che  questa  intronizza- 
zione sia  sempre  stata  di  egual 
forza  nel  mettere  in  possesso  dei 
pontificali  diritti  il  nuovo  elettOj 
sulla  qual  cosa  v'  è  molta  ragione 
da  dubitare. 

Adunque  crede  il  Zaccaria,  che  dal- 
la diversità  de'terapi  si  debba  dedurre 
ancora  la  difièrenza  su  questo  punto. 
Onde  egli  opina,  che  per  tutto  il  trat- 
to di  tempo  nel  quale  doveasi  aspet- 
tare dai  Ptomani  1'  abusiva  confer- 
ma dell'  eletto  Pontefice,  richiesta 
dai  greci  imperatori  e  dai  loro 
esarchi ,  cioè  sino  a  Gregorio  II, 
creato  l'anno  yiS  (  nel  cui  pon- 
tificato si  sottrassero  gì'  italiani  dal- 
l' ubbidienza  di  Leone  l' Isaurico, 
come  quello  che  negava  il  culto 
alle  sagre  immagini),  o  non  seguis- 
se affatto  l'intronizzazione,  o  una 
cerimonia  fosse  essa,  che  niuna  au- 
torità conferisse  al  Pontefice  eletto. 
La  prima  volta,  che  nella  storia 
trovasi  fatta  menzione  d' introniz- 
zamento,  è  soltanto  per  l' elezione 
di  Giovanni  V  nel  685,  cioè  dopo 
che  l'imperatore  Costantino  Pogo- 
nato  avea  all'  antecessore  Benedetto 
II  conceduto,  come  narra  l'Anasta- 
sio, ut  qui  electus  fuerit  in  sede 
Apostolica  e  vestìgio  ahsque  ulla 
tarditate  Pontifex  ordinetur,  senza 
aspettare,  come  abbiamo  detto,  né 
il  consenso  dell'  imperatore,  né  quello 
degli  esarchi  di  Ravenna,  a'  quali 
gì'  imperatori  avevano  delegata  la 
facoltà  di  confermare  l'eletto,  dopo 
l'anno  689,  come  stima  il  Cenni. 
Ora  per  quale  ragione  mai  alloi'a 
solamente  si  nomina  da  Anastasio 
cosa  di  qualche  afìQnità  all'  intro- 
nizzamento,  scrivendo   di  Giovanni 


CON  307 

V:  »  Hic  post  multorum  Pontifì- 
»  cum  tempora  vel  annorum,  juxta 
w  priscam  consuetudinem,  a  gene- 
w  ralitate  in  ecclesia  Salvatoris, 
*>  quae  appellatur  Constantiniana, 
f  electus  est,  atque  exinde  in  epi- 
»  scopium  introductus",  se  non  ap- 
punto perchè  essendo  solamente  ia 
que'  tempi  stata  sciolta  la  Chiesa 
dal  duro  e  prepotente  legame  di 
aspettare  i  rescritti  da  Costantino- 
poli, o  dall'  esarca  di  Ravenna,  si 
pensò  che  allora  si  potesse  subito, 
e  prima  anche  dell'  ordinazione, 
riconoscere  1'  autorità  del  nuovo 
eletto?  In  fatti  d' allora  in  poi  si 
trovano  i  Pontefici,  o  eletti,  o  ap- 
pena eletti  introdotti  subito  nel  sa- 
gro palazzo;  lo  che  non  seguì  mai 
in  tempo  dell'  usurpazione  impe- 
riale, in  cui  il  prete,  o  il  diacono 
Cardinale  eletto  fino  alla  conferma 
dell'  imperatore,  o  dell'  esarca,  non 
si  moveva  dal  pi'oprio  grado,  co- 
me si  ha  da  una  lettera  scritta 
nel  640  da  Giovanni  IV  agli  scoz- 
zesi. 

Ma  il  Mabillon  riconosce  più 
particolarmente  1'  intronizzamento 
nel  Pontefice  Conone,  che  a  Gio- 
vanni V  fu  successore  nel  686, 
mentre  di  lui  si  dice ,  che  dopo 
la  sua  elezione  e  vestigio  omnes 
iudices  una  cum  primatìbus  exer- 
citus  pariter  ad  ejus  salutationeni 
venientes,  in  ejus  laudeni  omnes  si- 
mul  adclama%>erunt.  Videns  auteni 
exercitus  unanimitatem  cleri,  popu- 
lique  in  decreto  ejus  snbscribentium, 
post  aliquot  dies  et  ipsi  Jlexi  sunt, 
et  consenserunt  in  persona  praedi- 
cti  sanctissimi  viri  (^Cononis),  atque 
in  ejus  decreto  devota  mente  sub- 
scripserunt,  et  missos  pariter  ex  clc- 
ricis,  et  ex  populo,  ad  excellentis- 
simwn  Theodorum  exarcham,utmos 
est  direxerunt.    Or  se  quella    salu- 


3o8  C  ON 

tazionc,  se  quelle  acclamazioni  fatte 
furono  innanzi  che  l'esercito  sotto- 
sciivesse  l'elezione,  non  può  inten- 
tlersi  l'intronizzamento,  il  quale  non 
seguiva  se  non  che  dopo  l'elezione; 
poiché  juxta  piiscam  consueludi- 
nern,  per  rendersi  l'elezione  compi- 
ta, volevasi,  nella  forma  che  dire- 
mo all'  articolo  Elezione  de^  sommi 
Pontefici  {fedi),  il  consentimento 
abusivo  dell'  esercito. 

Da  questo  documento  però  na- 
sce un  giaii  dubbio,  che  sembra 
distruggere  quanto  poc'anzi  si  disse. 
Se  l'imperatore  Costantino  Pogo- 
nato  avea  ceduto  alle  sue  preten- 
sioni intorno  la  conferma  degli  eletti 
Pontefici ,  perchè  i  romani  spedi- 
vano di  ciò  messi  all'esarca?  Vi 
risponde  benissimo  il  Marangoni, 
dicendo  essere  ciò  avvenuto  perchè 
Giustiniano  figlio  di  Costantino  non 
volesse  far  conto  della  paterna  ces- 
sione. Ma  forse  piìi  verosimile  sarà 
il  convenire,  con  monsignor  Vignoli, 
Lib.  ponlifical.  tom.  I,  p.  299,  che 
Costantino  liberò  bensì  le  pontifi- 
cie elezioni  dal  riprovevole  peso 
dell'  imperiai  conferma,  dappoiché 
troppo  tempo  si  richiedeva  per  le 
spedizioni  a  Costantinopoli;  ma  non 
già  di  ricoriere  ai  vicini  esarchi  di 
Ravenna  per  le  ratifiche  in  nome 
degl'  iniperatori. 

Checché  ne  sia  su  tal  punto , 
tornando  all'argomento,  se  dopo 
l'elezione  si  usasse  vero  intronizza- 
mento,  qua!  sembra  che  fosse  quello 
del  Pontefice  Valentino  nell'Say, 
certo  è  che  niuna  autorità  confe- 
riva all'eletto,,  prima  che,  sotto  il 
summentovato  s.  Gregorio  II,  Ro- 
ma scuotesse  il  giogo  degl'impera- 
tori orientali.  Questo  sembra  com- 
provarsi per  tre  ragioni;  1."  Dalla 
lettera  di  Giovanni  IV  a'  vescovi 
di  Scozia ,  da  cui  si  rileva  che  1'  e- 


CON 
letto  Pontefice  è  nominato  nel  se- 
condo luogo,  non  già    nel    primo; 
e  che  ancora  dopo  l'elezione  segui- 
tava ,    come    nella  sede    vacante,  a 
stare    l'amministrazione    della    sede 
apostolica    nell'  arciprete  ,  nell'  arci- 
diacono, e  nel  primicerio  de'  nota- 
ri.   1."  Nella  relazione  De  electione 
Pontificis  ad  Exarchiim,  tra  i  mo- 
tivi che  il   clero  e  popolo    di    Ro- 
ma adducono  della  necessità  di  sol- 
lecita conferma  dell'  eletto  Pontefi- 
ce, uno  si  è  :  praesertini  cani  plu- 
ra  sint  capitala ,    et   alia    quotidie 
proci^enlurj  quae    curae  solliciludi' 
neni,   et  Pontificalìs  favorii    expe- 
ctant    remedium.    Dunque    l' eletto 
frattanto  non  poteva    prestar    que- 
sto rimedio,  ed  operare  da  assoluto 
Pontefice.  3."  La  terza  ragione  che 
sembra  togliere  ogni  dubbio  è,  che  s. 
Gregorio  Magno,  già  eletto  nel  Sgo, 
potentemente    si    adoperò  presso  la 
corte  di  Costantinopoli,  perchè  non 
fosse     approvata     la   sua     elezione. 
Segno  è    dunque     manifesto,  che  il 
Pontefice  Gregorio  egualmente  santo 
che  dotto  credeva    dover  avere  ef- 
fetto la  sua    elezione,  se    l' impera- 
tore non  r  approvava  secondo  l' in- 
tiodotto  abuso;    dunque     quella  e- 
Iczione  romana,    come    condiziona- 
ta, non   lo    costituiva    assolutamen- 
te   Pontefice,    perchè    mancante  di 
una    ultima    condizione ,     ch'era    il 
consenso  dell'  imperatore  ,    in    quei 
tempi  divenuta  necessaria,  per  dura 
connivenza   de' Papi  medesimi,  af- 
fine di  conservare  la  pubblica  quiete. 
Dopo    che    r  impero    passò    in 
mano  degli    occidentali ,   le    elezio- 
ni erano  terminate,  e  compite  sen- 
za il  consenso    imperiale,    il    quale 
però  occorieva  per    la    sola   consa- 
grazione,  non  perchè    questa    fosse 
invalida  senza  la  presenza  e  il  con- 
sentimento dell'  imperatore,  o  senza 


CON 
1j;_  presenza  de'  suoi  a  ni  b<T  sciatori 
p>ij'  lui ,  ma  perchè  g!'  imperatori 
volevano  obbligare  l'eletto  a  confer- 
IV  ^>v  loro  i  privilegi ,  da'  Pontefici 
predecessori  ad  essi  accordati,  quasi 
per  patto,  e  per  convenzione  degli 
stessi  Papi.  Non  richiedendosi  dun- 
que in  questi  secoli  ii  succennato 
imperiai  consenso,  gli  anni  del  pon- 
tificato de'  Pontefici  di  questi  secoli 
posteriori,  cioè  dopo  l'impero  occiden- 
tale, che  s.  Leone  III  rinnovò  neU 
1  800,  vanno  direttamente  cominciati 
dal  giorno  dell'elezione,  non  da  quel- 
lo della  consagrazione,  come  ne'secoli 
anteriori.  S.  Leone  IX,  eletto  nel  i  o49j 
contò  il  tempo  del  suo  governo , 
non  dalla  consagrazione,  ma  dalla 
coronazione,  di  che  non  vi  era  esem- 
pio, mentre  sino  a  lui  tutti  i  Papi 
lo  contavano  dalla  consagrazione. 
Sulla  sedia  in  cui  inlionizzavasi  l'e- 
letto Pontefice,  va  letto  l' articolo 
Sedie,  e  il  volume  X,  pag.  268 
del  Dizionario. 


Digressione  che  traila,  se  i  diaconi 
sublimali  al  pontificalo,  furono 
in  qualche  tempo  consagrali  Pon- 
tefici, omesso  il  grado  presbite- 
rale. 


Un  esempio  soltanto  vi  è  nella 
Chiesa  romana,  che  un  puro  laico 
sia  stato  assunto  al  pontificato.  Fu 
questi  Giovanni  XIX  nel  1024}  il 
quale  largitione  pecuniae  (  come 
scrisse  Glabero  Piodolfo,  monaco  di 
Cluny,  lib.  IV,  cap.  I  presso  il  Du- 
chesne  Script.  Hist.  Frane,  t.  IV, 
p.  40'  repente  ex  laicali  ordine 
neophytus  constilutns  est  praesul 
della  Chiesa  cattolica,  o  come  scrisse 
Romualdo  di  Salerno,  in  Chron. 
paig.    167  :  uno  eodemque  die  et  LU- 


CO^ 309 

ciis  fuit,  et  PonlifeJQ,  senza  verim 
altro  esempio  né  prima,  uè  dopo, 
come  conchiude  Francesx;o  Pagi  suc- 
citato, Bre\'iar.,  in  vita  Joan.  XIX, 
n.   2. 

Pretende  il  Baronio,  Annal.  eccl. 
an.  614,  n.  i,  che  fino  all'anno 
6 1  5  non  sia  stato  eletto  verun  Pon- 
tefice dal  grado  di  suddiacono,  nel 
qual  tempo  da  tal  grado  fu  innal- 
zato alla  cattedra  apostolica  s.  A- 
deodato,  o  Deusdedit.  Ma  Liberato 
diacono  di  Cartagine,  scrivendo  sot- 
to s.  Silverio  fatto  Papa  nel  536, 
dice  presso  il  Labbé,  Condì,  t.  V, 
col.  <j'/5  :  Romana  civìtas  Silve- 
rium  subdiaconum,  Hormìsdae  quon- 
dam Papae  jìliuni  (  avuto  prima 
del  pontificato  per  legittimo  ma- 
trimonio ,  come  riporta  il  Baronio 
ad  annum  536,  n.  12 3),  eligit  or- 
dinandum.  Nel  concilio,  che  Ste- 
fano HI  detto  IV  celebrò  in  Ro- 
ma nell'anno  769,  vietò  sotto  pena 
di  scomunica  :  Ne  idlus  unquam 
praesumat  laiconim  (  per  cagione 
di  Costantino,  che  da  laico  si  era 
intruso  antipapa  contro  di  lui),  nc- 
que ex  alio  ordine,  nisi  per  distin- 
ctos  gradus  ascendens,  diaconus  aut 
presbyter  Cardinalis  factus  fuerit, 
ad  sacrum  Pontifìcatus  honorem 
promoveri.  Cosi  l'Anastasio  in  Vita 
Sleph.  Ili,  e  Graziano  nel  capo  4> 
dist.  79.  Ma  sino  a  quel  tempo 
non  ne  erano  esclusi  i  suddiaconi, 
come  dimostrò  il  detto  Pagi,  t.  I, 
pag.  206,  in  P il.  Deusdedit,  num. 
2  ;  il  quale  inoltre  afferma ,  loco 
citato  in  praefat.  num.  io;  che 
dopo  il  decreto  di  Stefano  III,  già 
nel  mezzo  del  secolo  XI,  gli  stessi 
suddiaconi  potevano  essere  assunti 
al  pontificato. 

Fra  i  diaconi,  ed  i  preti,  os- 
serva il  Papebrochio,  in  Conat. 
ad    s.    Leon.  I,  pag.  i52,  num.  3, 


3io  CON 

cbe  piìl  volte  ne'  primi  secoli  della 
Chiesa  furono  esaltati  al  supremo 
governo  più  i  diaconi  che  non  i  pre- 
ti, jMolte  sono  le  ragioni  di  sif- 
fatta preferenza,  i."  Perchè  i  dia- 
coni avevano  più  perfetto  conosci- 
mento delle  cose  della  Chiesa,  non 
solamente  delle  temporali,  ma  delle 
spirituali  eziandio,  est  enini  diaco- 
nus  episcopi  ociilus  et  adjutor,  on- 
de avevano  più  occasione  di  essere 
informati.  2."  Perchè  erano  più  co- 
nosciuti, a  cagione  del  loro  impie- 
go, dai  cittadini  d'ogni  condizione, 
e  perciò  più  iu  vista  ad  essere  esal- 
tati al  pontificato.  3.°  Perchè  es- 
sendo ogni  cosa  in  cura  loro,  era 
più  facile  ad  essi  di  acquistarsi  gli 
animi  del  clero.  4.°  Perchè  spicca- 
vano in  dignità  più  che  gli  altri , 
e  col  portarsi  con  lodevole  con- 
dotta, davano  riprove  di  essere  utili 
al  buon  governo  della  Chiesa  uni- 
versale. 

A  questo  proposito  dubita  curio- 
samente il  Mabillon,  Commentar,  in 
Old.  Rem.  Mas.  hai.  t.  II,  cap. 
18,  p.  119,  se  mai  i  diaconi  su- 
blimati alla  suprema  dignità  sieno 
stati  in  qualche  tempo  consagrati 
Pontefici,  ommesso  il  grado  pres- 
biterale. Sembra,  ch'egli  si  pieghi 
a  questa  sentenza,  adducendo  l' e- 
sempio  dell'antipapa  Costantino, 
che  eletto  contro  Stefano  III  nel 
768  essendo  ancora  laico,  fu  ordi- 
nato primieramente  chierico  da 
Giorgio  vescovo  di  Palestrina,  indi 
suddiacono,  poscia  diacono  nel  gior- 
no seguente,  ed  in  fine  nella  prima 
domenica  Poutifex  ab  eodem  Geor- 
gia, et  alììs  diiobus  episcopi s,  Eu- 
stratio  Alhanensij  et  Cilonato  Por- 
tuensi  consecratiis  est,  come  lasciò 
scritto  Anastasio  bibliotecario,  senza 
far  motto  del  presbiterato.  Se  que- 
sto esempio,  per  essere   d'un  anti- 


COi\ 
papa  non  fosse  bastante  a  provo»"' 
questa  ommissione,  apporta  lo  stdJ 
so  Mabillon  due  alti-i  esempi  xtÀ 
legittimi  Pontefici  ,  Valentino  del- 
l'827,  e  s.  JVicolò  I,  dell'  858,  ai 
quali  tuttavolfa  si  possono  aggiu- 
gnere  s.  Felice  II  nel  355,  come 
osserva  Eusebio,  Hist.  Eccl.  Uh.  FI, 
C(ip.  II;  s.  Agapito  I  nel  535; 
\  igilio  nel  540,  come  si  ha  da 
Liberato,  Breviar.  cap.  11  presso 
il  Labbèj  condì,  tom.  V,  e  Sabi- 
niano  nel  6o4,  come  si  apprende 
dal  Pagi  in  Vit.  Sahiniani.  La 
stessa  ommessione  non  solo  prati- 
cossi  da'  diaconi  eletti  pel  vescovato 
Romano,  ma  per  altre  chiese  an- 
cora. Ceciliano  da  diacono  fu  or- 
dinato vescovo  di  Cartagine,  come 
si  legge  in  Ottato  Milevitano  lib.  I, 
e  s.  Anastasio  da  diacono  ancora 
venne  ordinato  vescovo  di  Alessan- 
dria, secondochè  riporta  Teodoreto, 
cap.    25. 

Da  ciò  vede  ognuno  non  essere 
stato  ne' primi  secoli  l' ascenso  per 
gradi  necessario  requisito,  e  che  in 
caso  di  necessità  il  laico  era  ezian- 
dio, senza  passare  per  altri  gradi  de- 
gli ordini,  destinato  al  vescovato, 
come  successe  con  s.  Ambrogio,  che 
da  laico  ancor  non  battezzato,  ma 
solo  catecumeno  ,  fu  proclamato 
e  ordinato  vescovo.  Tuttavolta  il 
Cardinal  Borgia,  ntW Apolng.  del 
Pont,  di  Benedetto  X,  par.  II,  cap. 
3,  annot.  2,  è  d'avviso,  che  l'uni- 
co argomento  delle  narrate  ordi- 
nazioni per  salto,  sia  il  silenzio  de- 
gli scrittori,  la  qual  cosa  se  suffi- 
ciente sia  per  sé  sola  a  fissare  un 
punto  di  si  grave  momento,  invi- 
ta egli  a  giudicarne  il  dotto  lettore. 
Questo  silenzio  sembrò  bastante  a 
gran  numero  di  scrittori,  rifletten- 
do particolannente  alla  minuta  de- 
scrizione degli  altri  ordini  ricevuti, 


CON 

ohe  non  avrebbero  gli  stessi  storl- 
lici  ominesso  quello  del  presbitera- 
to, qualora  gli  ordinati  l'avessero 
avuto.  E  di  tal  sentimento  è  pure 
il  p.  Decchetti  nella  sua  storia  ec- 
clesiastica. Con  tuttociò  il  dottissi- 
mo Benedetto  XIV  nel  breve  che 
a'  IO  ottobre  1706  diresse  a  Carlo 
eletto  vescovo  di  Capo  d'Istria  ab- 
braccia la  sentenza  del  Morino,  e 
del  Juvenin,  i  quali  pretendono  di 
sostenere,  che  non  vi  è  esernpio  di 
un  vescovato  conferito  a  chi  non 
fosse  già  prete. 

Qual  sia  la  causa  di  questa  ona- 
missione,  ingegnossi  Enea  vescovo 
di  Parigi  di  darne  qualche  ragione, 
ed  ecco  la  congettura  ch'egli  ne  ri- 
porta presso  il  Dachery,  Spicilcg. 
tora.  VII,  p.  148:  "  Forte  illi,  qui 
"  istiusce  ordinationi  assentiunt,  hoc 
«  intelligi  volunt,  quia  qui  benedi- 
>■>  elione  pontificali  perfuugitur,  re- 
"  liquarum  benedictioiium  honore 
«  decoratur;  si  ve  quia  consecralio- 
»  ne  corporis  Christi  et  sanguinisof- 
»  fìcium  praesulis  ac  presbyteri , 
"  mystice  unitur .  Sicut  enim  in 
"  terrarura  rege  diversae  dignitates 
»  adscribunlur,  nam  imperatorcs 
"  ex  consulibus  creati,  propter  re- 
"  gale  commercium  quondam  non 
«  oramittebant,  nec  mutabant  con- 
»  sulis,  et  patricii  nomen,  ita  credi 
«  polest,  quod  in  sublimitate  ma- 
>'  joris  Pontificis  consistat  etiam 
"  lìonor  minoris  sacerdotis.  Forsi- 
"  tau  autem  illi,  qui  de  diacono 
"  oi'dinaiit  episcopum,  praetermissa 
"  benedictioue  presbyterali,  assen- 
"  tione  b.  Hieronymi  in  epistola 
"  loqueutis  ad  Titum  ex  parte  con- 
»  credere  videntur,  qui  ofilcium 
«  presbyteri,  in  aliquo  compartici- 
"  pari  affinnat  ministerio  episco- 
•'  pali.  "  Come  se  dicesse  che  con- 
tenendosi il  grado  di  prete  in  quel- 


CON  3it 

Io  di  vescovo,  poteva  il  primo  om- 
metlersi,  senza  che  però  a  questo 
mancasse  requisito    alcuno. 

In  qual  tempo  poi  sia  andata 
in  disuso  l'ommissione  del  grado 
presbiterale  nella  consacrazione  del 
Pontefice,  che  da  diacono  saliva 
al  pontificato,  non  si  conosce,  a  di- 
re del  IMabillon,  sebbene  fosse  già 
cessato  l'uso  nel  secolo  XI,  allorché 
s.  Gregorio  VII  eletto  nel  107  3; 
infra  hebdomada  Pentecostes  in 
prcshyleriim  ordinaliis  est  (cioè  nel- 
la basilica  lateranense  ),  ef  m  natali 
ajìostoloruni  in  Roinaiiiun  Pontifi- 
cem  coìisccratus,  nella  basilica  va- 
ticana. Così  ancora  Gelasio  II,  elet- 
to dal  grado  di  diacono  nel  ir  18, 
non  fu  consegrato  Pontefice  senza 
aver  prima  ricevuto  il  presbiterato; 
onde  apparisce  manifesto,  che  aven- 
do questi  due  Papi  preso  separata- 
mente il  grado  sacerdotale  prima 
d'essere  consagrati,  l'ordinazione  per 
salto  nella  Chiesa  Romana  intera- 
mente cessò  nel  tempo  intermedio 
tra  i  santi  Pontefici  JNicolò  I,  e 
Gregorio  VII. 

Notizie  diverse  sulla  consacrazione 
de   Pontefici  Romani. 

Eletto  dunque  il  Pontefice  dal 
grado  di  laico,  di  chierico,  suddia- 
cono, diacono,  e  prete,  dopo  l'ele- 
zione viene  consagrato.  I  riti  anti- 
chi, come  i  presenti,  sono  dichiara- 
ti al  succitato  volume  VIII  del  Di- 
zionario,ove  dicemmo  che  i  secondi, 
cioè  gli  odierni,  poco  differiscono  da 
quelli,  che  si  eseguiscono  nella  consa- 
grazionede'vescovi.  Fino  però  dai  pri- 
mi secoli  della  Chiesa  la  consacrazio- 
ne del  Romano  Pontefice  fu  sempre 
fatta  dai  tre  vescovi  dOstia,  di  Por- 
to, e  di     Albano.    Negli    atti    di    s. 


3ii  CON 

Lorenzo ,  presso  il  Surio  Vit.  5?, 
die  IO  augusti,  si  trova  come  av- 
verte il  Baror][io  all'anno  261  num. 
iij  che  essendo  eletto  Pontefice  s. 
Dionisio,  fu  consagrato  da  Massimo 
vescovo  d'Ostia;  per  cui  soggiunge  lo 
stesso  Baronie,  che  il  rito  di  consa- 
grare il  vescovo  romano  dall'  ostien- 
se è  antichissimo  ,  e  perciò  il  Pa- 
pa s.  Marco  diede  al  vescovo  d'  O- 
slia  il  pallio.  Lo  dice  chiaramen- 
te, fin  dall'anno  ^11,  s.  Agosti- 
no in  Brev.  collation.  cura  Do' 
natislis  dici  3  cap.  16  §  29 , 
tom.  IX,  p.  57  I  :  Nec  Romanae  ec- 
clesiae  (episcopum)  ordinai  aliquis 
episcopus  mctropolitanus,  sed  de  prò- 
ximo  Ostiensis  episcopus:  lo  che,  co- 
me benissimo  nota  il  Mabillon,  nel 
citato  Comment.  t.  II,  cap.  18,  p. 
119:  non  ita  accipiendum  quasi  hic 
solus  fuerit,  sed  praecipuus  Pontifi- 
cìs  vice  metropolitani  consecralor. 
In  fatti,  secondo  Leone  II  eletto 
nell'anno  682,  come  narra  l'Ana- 
stasio, in  Vit.  Leon.  II  pag.  i43, 
ordinatus  est  a  tribus  episcopìs , 
idest,  Andrea  Ostiensi,  Joanne  Por- 
tuensì,  e  Piacentino  Velitcrnensi 
(chiesa  allora  non  unita  all'Ostien- 
se) prò  eo  quod  Alhanensis  ecclesia 
episcopum  minime  habuit.  Vogliono 
alcuni  col  Sigonio,  de  regno  Ital. 
lib.  II,  an.  682,  che  fino  a  Leone 
II  il  Romano  Pontefice  fosse  con- 
sagrato dal  solo  vescovo  d' Ostia; 
ma  se  in  luogo  del  vescovo  di  Al- 
bano, che  allora  non  vi  era,  gli  fu 
surrogato,  dice  l'Anastasio,  il  vesco- 
vo di  Velletri,  manifesta  cosa  è,  che 
egli  prima  di  Leone  lì,  già  vesco- 
vo di  Albano,  unitamente  colI'O- 
stiense  e  col  Portuense  amministra- 
va per  costume  anteriore  la  con- 
sacrazione dei  Pontefice  Romano, 
ciò  che  maggiormente  conferma  il 
Mabillon,    Mas.    Italie,      tomo     II, 


CON 

p.  118,  soggiungendo  che  sifTatta 
economia  di  consagrare  il  Ponte- 
fice da  tre  vescovi,  si  usò  prima  an- 
CMra  del  concilio  Niceno,  dal  quale 
nell'anno  32 5  fu  ordinato  nel  ca- 
none 4  >  che  i  metropolitani  fosse- 
ro consacrati  da  tre  vescovi.  Di  ciò 
egli  reca  manifesto  esempio  nel  fat- 
to dell'antipapa  Noviziano,  il  quale 
nell'anno  2  38  chiamati  a  Roma  tre 
vescovi,  che  rese  ubbriachi,  si  fece 
ordinar    vescovo. 

Benché  all'elezione  di  s.  Dama- 
so  I  nel  367  intervenisse  il  giudi- 
zio divino,  insorse  l'antipapa  Orsi- 
cino  diacono  Cardinale,  che  venne 
creato  nella  basilica  di  Sicino  pres- 
so il  foro  Esquilino,  e  dove  fu  or- 
dinato da  Paolo  vescovo  di  TivoH. 
Quando  altro  non  vi  fosse,  questo 
solo  mostrerebbe  l'illegittima  elezio- 
ne di  Orsicino,  appartenendo  al  ve- 
scovo d'Ostia  la  consacrazione  del  Pa- 
pa, per  cui  s.  Marco,  come  dicemmo, 
lo  distinse  col  pallio.  Dipoi  nel  4o^i 
nell'elezione  del  Pontefice  s.  Simmaco 
diacono  Cardinale,  Pesto  senatore  ro- 
mano, lusingato  dalla  sottoscrizione  del 
famoso  editto  dell'imperatore  Zeno- 
ne, chiamato  l'Enotico,  fece  elegge- 
re r  arciprete  Cardinale  di  s.  Pras- 
sede  Lorenzo  in  antipapa,  nella  ba- 
silica di  s.  Maria  Maggiore  nello 
stesso  giorno  in  cui  Simmaco  si 
consagrava  nella  basilica  latera- 
nense. 

Tanto  era  particolare  al  vesco- 
vo d'Ostia  il  diritto  di  consagrare 
con  due  altri  vescovi  il  Romano 
Pontefice,  che  venendo  egli  stesso 
esaltato  al  soglio  papale,  o  non  po- 
tendo intervenire  alla  consacrazio- 
ne del  nuovo  eletto,  sottentrava  in 
vece  di  lui,  per  assistente  a  questo 
ministero,  l'arciprete  d'Ostia,  come 
si  argomenta  chiaramente  dalla  con- 
sacrazione   di    Pelagio  I    iiell'  anno 


CON 

5^5,  per  la  quale  non  trovandosi 
in  Italia,  siccome  egli  pure  aveva 
con  Vigilio  condannati  i  tre  capi- 
toli, il  terzo  vescovo  che  lo  consa- 
gi'asse,  con  nuovo  esempio  fu  con- 
sagrato dai  vescovi  di  Perugia,  e 
di  Ferentino,  intervenendo  alla  fun- 
zione Andrea  arciprete  d'Ostia,  in 
mancanza  del  vescovo  di  questa  città, 
a  cui  per  antica  consuetudine  toc- 
cava in  quell'atto  il  primo  uffizio. 
Ciò  non  ostante,  benché  Pelagio  I 
fosse  consagrato  contro  l'uso  costan- 
te de'Papi,  dimostra  valida  questa 
consagrazione  il  p.  Berti  in  una  sua 
dissertazione  recitata  nel  1747  nella 
celebre  accademia  di  Benedetto  XIV, 
e  eh' è  la  VI  nel  tomo  XVII  delle 
Dissertazioni  ecclesiastiche  raccolte 
dal  Zaccaria,  e  pubblicate  in  Roma 
nel   1795. 

Altro  esempio  dell'intervento  del- 
l'arciprete d'Ostia,  si  raccoglie  pres- 
so il  Labbé,  Bihlìoth  mss.  t.  II,  p. 
327,  da  Goffredo  abbate  di  Van- 
dom,  contemporaneo  di  Lucio  III 
eletto  Pontelice  nel  1181:  Feria 
tertia  eligilur  Humbaldus,  qui  Fon- 
tifex  erat  Ostiae  et  Veliternensis 
urhium  (  vescovati  uniti  da  Euge- 
nio III  ).  Seqiienti  domìnica  prima 
septembris  covonatur ,  et  insignitiir 
a  Theodino  episcopo  portiiensi ,  et 
ab  archi  presbitero  ostiensi  j'uxta 
consuetudineni:  giacché,  come  si  leg- 
ge neir  Ordine  Romano  di  Cencio 
Savelli,  poscia  Onorio  III,  presso  il 
Mabillon,  Mus.  Ital.  tom.  II,  pag. 
212,  Si  forte  episcopus  ostiensis 
praesens  non  fiierit,  archipresbyler 
ostiensis,  seu  veliternus  interesse  de- 
bel  consce rationi.  V.  il  Pagi,  Dre- 
viar.  t.  I,  praef.  n.  7.  Si  deve  pe- 
rò qui  riflettere,  che  l' assistenza 
dell'  arciprete  d'  Ostia  in  questa  oc- 
casione, non  si  deve  intendere  per 
consagrazione,  perchè  Lucio  111  es- 


CON  3i3 

sendo  vescovo  di  Ostia  era  già  con- 
sagrato, laonde  si  deve  intendere 
per  coionazione,  o  per  benedizione, 
che  gli  antichi  scrittori  chiamarono 
consagrazione ,  come  appresso  di- 
remo. 

Oggidì  essendo  sei  i  Cardinali 
vescovi  suburbicari,  incombe  di  di- 
ritto di  consagrare  il  Papa,  ai  pri- 
mi tre  piìi  anziani  nella  dignità, 
essendo  primo  tra  essi  il  vescovo 
d'Ostia  e  Velletri,  decano  del  sagro 
Collegio,  e  il  secondo  il  vescovo  di 
Porto,  sotto-decano.  Quando  il  Pon- 
tefice era  già  vescovo,  prima  della 
sua  elezione ,  non  si  consagra  di 
nuovo  ,  ma  si  benedice  soltanto,  e 
questa  benedizione  spesse  volte  si 
chiama  consagrazione  presso  gli  an- 
tichi scrittori,  come  dimostra  il  Pa- 
gi, in  Vii.  Joan.  XII  num.  22,  et 
Urbani  IV  num.  4-  Da  s.  Silve- 
stro I,  creato  nell'anno  314,  inco- 
minciò l'uso  di  consagrai'si  il  Papa 
in  giorno  di  domenica ,  oppure  di 
festa  ;  però  in  giorno  feriale  si  con- 
sagrarono Leone  X,  Clemente  VII, 
e  Paolo  HI.  Negli  antichi  tempi  la 
consagrazione,  e  la  benedizione  an- 
cora venivano  eseguite  in  giorno 
di  domenica ,  e  1'  Anastasio  scrisse 
di  Benedetto  III,  eletto  ueir855: 
Doniinico  die,  ut  mos  est,  et  anti- 
qua traditio  dictat,  consecratus,  or- 
dinatusque  est  Pontifex.  Da  ciò  ar- 
gomenta Antonio  Pagi,  fratello  del 
precedente,  Critic.  in  Annui.  Ba- 
ron.  an.  855,  num.  io:  Ordina- 
tiones  Pontificuni  Romanorum-  non 
nisi  diebus  dominicis  aut  solemnio- 
ribus  festis  fieri  solitas  esse  :  quod 
quideni  Onuphrus  in  Chronico  ec- 
clesiastico, Blondellus  in  apologia 
prò  sententia  Hieronymi  de  episco- 
pis  et  presbyteris,  ac  in  libro  con- 
tra  priniatuni  erclesiae ,  Jacobus 
Cappellus,  et  quidam  alii  jam  oh- 


3i4  CON 

sen'ftntiir,  et  mine  apud  omnes  In 
confesso  est. 

^lentre  è  da  convenirsi  col  Pagi 
che  le  consagrazioni  de'  Pontefici  si 
facessero  anticamente  di  domenica, 
non  sembra  potersi  convenire  che 
tutti  si  accordino  in  ciò  eh'  egli  ag- 
giugne,  di  farsi  le  consagrazioni 
eziandio  nei  giorni  piìi  solenni  ; 
giacché  per  questa  parte  lo  con- 
ti'addicono  il  Noris,  il  Bianchini,  ed 
il  Cenni,  sostenendo  che  nella  sola 
domenica  si  facesseio,  non  già  nei 
giorni  piìi  solenni.  In  fatti  è  chiaro 
il  riportato  documento  dell'Anasta- 
sio, il  quale  non  parla  che  in  altri 
giorni  fuori  di  domenica ,  fosse  il 
costume,  e  la  tradizione  antica  di 
fare  la  consagrazione  de'  Pontefici. 
Tutta  volta  nei  primi  del  secolo  de- 
corso Clemente  XI ,  eletto  a'  2  3 
novembre  1 700 ,  ai  3o  festa  di  s. 
Andrea,  che  cadde  di  martedì ,  fu 
consagrato  vescovo  dal  Cardinal  Bu- 
glione vescovo  di  Porto,  perchè  al- 
lora si  trovava  vacante  il  vescovato 
d'  Ostia  e  Velletri  ,  supplendo  egli 
come  sotto  decano  del  sagro  Col- 
legio. 

Nel  Pontificato  di  s.  Giovanni  II, 
Atalarico  re  d' Italia  impose  a  sua 
istanza  pene  rigorose  contro  la  si- 
monia, oltre  a  ciò  il  re  stabilì  in 
vantaggio  de' poveri  delle  tasse  di 
«lenaro,  per  avere  la  conferma  dei 
benefizi  ecclesiastici,  che  aveva  con- 
seguiti. Laonde  i  Pontefici  per  la 
loro  consagrazione  furono  tassati  di 
tre  mila  soldi  d'oro,  come  si  ha 
«la  Cassiodoro,  lib.  g,  epist.  1 5, 
p.  148.  Abbiamo  però  dal  de  Mar- 
ca, de  concord,  sacerd.  et  iviper., 
lib.  8,  cap.  9,  §  IO,  che  s.  Aga- 
tone Papa,  dopo  il  VI  concilio  ge- 
nerale celebrato  in  Costantinopoli, 
ottenne  dall'imperatore  Costantino 
Pogonato  per    mezzo    di    Giovanni 


CON 
vescovo  di  Porlo  suo  legato ,  la 
condonazione  dei  tre  mila  soldi 
d' oro  soliti  pagarsi  dalla  santa  Se- 
de agi'  imperatori  per  la  conferma 
degli  eletti  Pontefici,  senza  di  che 
non  potevaTio  consagrarsi  :  enorme 
abuso  introdotto  dal  re  Atalarico, 
e  continuato  sotto  gì'  imperatori  con. 
gravissimo  danno  dell'  ecclesiastica 
autorità. 

Giovanni  V ,  come  dicemmo  di 
sopra,  fu  il  primo  Papa  dopo  l' im- 
posta soggezione  ad  essere  consa- 
grato senza  aspettare  la  conferma 
imperiale,  o  quella  dell'esarca,  con- 
ferma ch'ebbe  di  nuovo  pieno  effet- 
to nel  74'  per  la  consagrazione  del 
Pontefice  s.   Zaccaria. 

Simile  esigenza  fu  rinnovata  da- 
gl'imperatori d'occidente,  malgrado 
j  giusti  reclami  e  le  proteste  dei 
Sommi  Pontefici,  neh'  824  dall'im- 
peratore Lotario,  il  quale  emanò 
una  costituzione,  che  per  ovviare 
agli  scismi  e  alla  prepotenza  delle 
fazioni,  dovessero  assistere  alla  con- 
sagrazione del  R.omano  Pontefice 
gl'imperiali  ambasciatori,  prenden- 
done motivo  nell'elezione  di  Euge- 
nio II  neir824)  pc''  l'insorgenza 
dell'antipapa  Zinzinio.  L'immediato 
successore  Valentino  nel!' 827  non. 
attese  questa  legge.  Dell'  assistenza 
però  degli  ambasciatori  alla  consa- 
grazione, si  fece  pure  parola  al  vo- 
lume I,  pag.  299  del  Dizionario, 
ove  dicesi  che  il  legato  dell'  impe- 
ratore giunto  in  Pcoma  esaminava 
se  canonica  fosse  la  seguita  elezio- 
ne, prima  che  si  devenisse  alla 
consagrazione,  o  alla   benedizione. 

Adriano  III  eletto  Papa  nell'884, 
si  vuole  che  decretasse  non  doversi 
attendere  la  presenza  degi'  impera- 
tori, o  degli  ambasciatori  per  elfet- 
tuare  la  consagrazione  del  Papa. 
Laonde    il     suo    successore    Stefano 


CON 

VI,  ricll' 885^,  si  fece  su])ito  consa- 
giare.  Eletto  però  nell'BgS  Gio- 
vanni V,  a'  1 2  marzo,  e  consagrato 
alla  fine  d'  agosto  dopo  avere  abro- 
gato quanto  erasi  fatto  contro  il 
Pontefice  Formoso  (che  alcuni  voglio- 
no il  primo  vescovo,  che  da  chiesa 
determinata  salisse  al  pontificato  ), 
forse  per  ovviare  alle  contraddizioni 
che  talvolta  seguivano  nella  consa- 
grazione  de' Pontefici,  ordinò  che 
si  facesse  coli' assistenza  degli  am- 
basciatori imperiali.  Enrico  l'impera- 
tore dopo  essere  stato  nel  i  o  1 2  coro- 
nato dal  Papa  Benedetto  Vili,  nel 
confermare  i  diritti  della  Chiesa  PiO- 
mana,  dichiarò  che  l'elezione  del  l'O- 
mano  Pontefice  fosse  libera  al  clero, 
e  popolo  romano,  perchè  a  norma 
del  decreto  di  Eugenio  II  re,  e  di 
Leone  IV,  il  Papa  fosse  consagra- 
to alla  presenza  de'  legati  dell'  im- 
peratore. Extat.  Diplotn.  apud  Lab- 
beum,  Condì,  t.  IX_,  col.  8  i  3.  Dama- 
so  II,  eletto  nel  1 047,  essendo  vescovo 
di  Bressanone,  fu  soltanto  benedetto. 
Cosi  il  successore  s.  Leone  IX,  che 
lo  era  di  Toul,  fu  solo  benedetto, 
ed  intronizzato;  finalmente  in  Ales- 
sandro II,  eletto  dopo  la  morte  di 
Leone  IX  nel  1061,  terminò  on- 
ninamente l'abuso  di  aspettare  gli 
ambasciatori,  e  la  imperiai  appro- 
vazione. Indignato  Enrico  IV,  che 
Alessandro  II  non  gli  avesse  data 
partecipazione  del  suo  esaltamento, 
fece  in  Basilea  consagrare  con  scis- 
matica unzione  in  antipapa  il  ve- 
.scovo  di  Parma  Cadolao  dai  vescovi 
di  Vercelli,  e  di  Piacenza,  e  prese 
egli  il  nome  di  Onorio  II.  Non  si 
deve  tacere  che  eletto,  nel  1078, 
s.  Gregorio  VII  nel  tempo  che  si 
celebravano  ad  Alessandro  II  l'ese- 
quie nella  basilica  lateranense,  ac- 
ciocché gì'  impedisse  di  accettare 
la    suprema  dignità ,    non    per    ri- 


CON  3i5: 

ceverne  la  conferma,  ne  diede  par- 
te ad  Enrico  IV,  il  quale  in  ve- 
ce spedì  in  Roma  Gregorio  ve- 
scovo di  Vercelli,  come  cancelliere 
del  l'egno  d'  Italia,  perchè  assistesse 
alla  di  lui  consagrazione. 

Passeremo  per  ordine  cronologi- 
co a  notare  alcune  consagrazioni  ed 
ordinazioni,  s\  dei  sommi  Pontefici, 
che  di  qualche  antipapa,  dalle  quali 
si  rileveranno  non  inutili  erudizioni, 
anche  in  l'elazione  a  quanto  si  è 
detto.  Gelasio  II,  eletto  a'  25  gen- 
naio II 18,  a' 9  maiYo,  si  ordinò 
prete,  e  nel  seguente  giorno  si  fece 
consagrare,  creando  egli  nel  mede- 
simo giorno  Pietro  Rulfo  Cardinale. 
Innocenzo  II,  eletto  nel  ii3o,  do- 
po sette  giorni  a'  22  febbraio  si  or- 
dinò prete,  e  ai  28  si  consagrò  nel- 
la chiesa  di  s.  Maria  Nuova  nel  foro 
romano.  Alessandro  III,  eletto  a'  7 
settembre  1 1 5gj  venne  consagrato 
e  coi'onato  ai  20  nella  terra  di  Nin- 
fa, perchè  contro  di  lui  fu  creato 
l'antipapa  Vittore  IV,  il  quale  si 
fece  cansagrare  a'  4  ottobre  in  Fai-- 
fa  da  Ubaldo  vescovo  di  Ferenti- 
no, e  dal  Cardinal  Incmaro  vesco- 
vo di  Frascati,  ed  ivi  coronato.  Gli 
successe  nell'antipapato  Pasquale  III 
a'  2  aprile  1164,  che  fu  consagra- 
to da  Enrico,  vescovo  di  Liegi,  ai 
26  di  detto  mese.  Innocenzo  III, 
eletto  agli  8  gennaio  11985  a'  21 
febbraio  fu  ordinato  prete,  e  nel 
giorno  seguente  consagrato  in  s. 
Pietro.  Noteremo,  che  prima  della 
consagrazione,  a'  1 8  febbraio ,  con- 
cesse all'arcivescovo  di  Milano  la 
ficoltà  di  promovere  agli  ordini  sa- 
gri quelli,  che  avessero  ricevuto  al- 
cun ordine  dal  Papa.  Sebbene  A- 
driano  V  del  1276,  morisse  dopo 
tientanove  giorni  di  pontificato , 
senza  avere  ricevuto  il  sacerdozio, 
né  la  consagrazione ,  fu  pure    con- 


3iG 


CON 


tato  Ira  i  Papi ,  bastantlo  a  quei 
giorni  la  sola  elezione ,  ed  accetta- 
zione dell'eletto  per  essere  legitti- 
mo Pontefice,  mentre  che  nei  pri- 
mi dieci  secoli  della  Chiesa  doveva 
essere  coiisagrato,  per  essere  come 
tale  annoverato.  Ed  Onorio  IV,  e- 
letto  in  Perugia  a'  i  aprile  i285, 
prese  in  Roma  il  sacerdozio  a'  i4 
detto,  e  fu  consagrato  nel  dì  se- 
guente, e  coronato  a'  20  maggio. 
Alcuni  vogliono  che  tutte  queste 
l'imzioni  venissero  per  lui  fatte  in 
questo  ultimo  giorno  ;  ma  ciò  sem- 
bra inverosimile,  per  la  poda- 
gra, e  la  chiragra  da  cui  era  mo- 
lestato. 

L'antipapa  Benedetto  XIII,  elet- 
to in  Avignone  a'  23  settetuln-e 
13945  a'  3  ottobre  fu  ordinato  sa- 
ceidute  dal  Cardinal  vescovo  di 
Frascati,  nel  giorno  seguente  cantò 
solennemente  la  messa,  ed  agli  i  i 
fvi  consagrato  e  coronalo.  Giovanni 
XXIII,  eletto  Papa  in  Bologna  ai 
17  maggio  i4'o,  a'  24  fu  ordi- 
nato prete  dal  Cardinal  vescovo  di 
Ostia,  e  nel  giorno  seguente,  ch'e- 
ra di  domenica,  fu  consagrato  nella 
basilica  di  s.  Petronio.  Martino  V, 
creato  Papa  nel  concilio  di  Costanza 
agli  n  novembre  i4'73  a»  12  ri- 
cevè l'ordine  del  diaconato,  ai  i3 
il  sacerdozio,  ai  1 4  fu  consagrato  ve- 
scovo dal  Cardinal  Broignac ,  de- 
cano del  sagro  Collegio,  e  vescovo 
d'Ostia  e  Velletri ,  <piindi  a'  2 1 
venne  solennemente  coronato  in  gior- 
no di  domenica.  L'antipapa  Felice 
\,  eletto  in  Basilea  a'  5  novenibie 
i43g,  accettò  a'  23  dicembre,  la 
notte  seguente  assistè  in  tal  quali- 
tà all'  ufticio  della  vigilia  di  Natale 
in  Thonon,  a'  24  luglio  i44<^*  S' 
lece  consagrar  vescovo,  e  coronare 
dal  Cardinal  Alemand  vescovo  di 
Arles.   Sisto  IV,  eletto    a'  9  agosto 


CON 

1 47  1 5  volle  quindi  essere  consagra- 
to vescovo,  e  dopo  diciassette  gior- 
ni, cioè  a'  25  dello  stesso  mese, 
volle  essere  benedetto  e  coronalo. 

Era  il  rito  antico  notato  nel  ce- 
rimoniale del  Patrizi,  sect.  2,  cap. 
3  ;  che  nello  stesso  giorno  il  nuovo 
Pontefice  si  consagrava,  si  benedi- 
ceva, e  si  coronava.  Parlando  il 
medesimo  Agostino  Patrizi  delle 
consagrazioni  del  sommo  Pontefice, 
lib.  I  cap.  I,  sect.  2.  Kit.  S.  R.  E., 
dice  che  questa  si  deve  fare  dopo 
che  il  consagrante  abbia  letto  il 
tratto  della  messa.  In  ciò  per  al- 
tro si  prese  abbaglio,  perchè,  se- 
condo la  decisione  d' Innocenzo  III, 
cap.  Quod  sicul  de  deci.  §  Super 
eo,  debbesi  far  questa  prima  del- 
l' inno  Gloria  in  excelsis  Deo,  co- 
s'i dicendo  :  Solus  Romanus  Ponti- 
fex  (qui  ante  hymnuni  Angclicuni 
consecratur,  et  postnioduni  ipse  ini.s- 
saruni  solemnia  ìncipit,  et  perficit 
consecralus )  in  die  consecrationis 
suae  valeat  ordines  celebrare. 

Pio  III,  eletto  ai  22  settembre 
i5o3,  ai  3o  fu  ordinato  sacerdote 
dal  Cardinal  di  s.  Pietro  in  Vinco- 
li, giacché  ne'  quarantatre  anni,  che 
era  stato  vescovo  di  Siena  sua  pa- 
tria ,  non  era  mai  stato  ordinato 
prete,  e  perciò  dallo  zio  Pio  II  gli 
era  stato  dato  per  vescovo  sufiia- 
ganeo,  il  beato  Antonio  Fatati,  che 
ne  suppliva  le  funzioni  episcopali. 
Nel  dì  seguente  primo  ottobre,  fu 
consagrato  vescovo  ,  nella  camera 
detta  de'pappagalli  al  Vaticano,  a 
cagione  del  male  che  avea  in  una 
gamba.  Leone  X,  eletto  agli  i  i  mai-zo 
dell'anno  i5i3,  si  ordinò  prete  ai 
i5  di  martedì,  perchè  era  immi- 
nente la  settimana  santa,  e  nel  gio- 
vedì 1 7  si  consagrò  facendosi  co- 
ronare nel  sabbato  19  marzo.  Sic- 
come il  novello  Papa   quando    fos- 


CON 

se  vescovo  si  benediceva,  e  corona- 
va, come  tuttora  si  fa  celebrando 
solennemente  la  messa  pontificale, 
Innocenzo  XI  la  volle  dire  privata. 
E  Clemente  XIV,  che  fu  eletto  ai 
19  maggio  1769,  ai  28  si  fece  con- 
sagrare vescovo  nella  solita  basilica 
Vaticana  dal  Cardinal  Laute  vesco- 
vo di  Porto,  sotto  decano  del  sagro 
Collegio,  perchè  il  Cardinal  decano 
Cavalchini  vescovo  d'Ostia  e  Velie- 
tri  ,  per  la  sua  età  si  temeva  non 
potesse  reggere  alla  lunga  funzione. 
Per  minor  pompa  ed  incomodo  si 
astenne  pur  egli  dal  celebrare  pon- 
tificalmente ,  leggendo  soltanto  la 
messa ,  e  volendo  che  i  Cardina- 
li in  vece  di  parimenti  sagri  indos- 
sassero le  cappe   rosse.  A'4  giug"t» 


CON  317 

si  fece  coronare.  Questo  Pontefice 
giusta  il  costume  di  proprio  pugno 
partecipò  bensì  a  tutti  i  sovrani  la 
propria  esaltazione,  ma  nella  lette- 
ra scritta  a  3o  maggio  al  re  di 
Napoli  Ferdinando  IV,  scrisse  di 
non  averlo  fatto  prima,  per  non  es- 
sere ancora  consagrato  vescovo,  al- 
la quale  ordinazione  dovette  prepa- 
rarsi con  nove  giorni  di  ritiro,  e 
per  aver  dovuto  disbrigare  alcuni 
gravi  affari.  Finalmente,  Pio  VI, 
eletto  a' i5  febbraio  lyyS,  a' 22 
si  fece  consagrare  vescovo,  e  coro- 
nare: ed  il  regnante  Gregorio  XVI, 
eletto  a' 2  febbraio  i83i,a'6  detto 
di  domenica  si  fece  consagrare  vesco- 
vo, e  coronare.  V.  Coronazione  de'som- 
MI  Pontefici. 


FINE    DEL    VOLUWE     DECIMOSESTO. 


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fioroni  ,  Gaetano, 

1802-1883. 
Dizionario  di  erudizione 

stor ico-ecc lesi  ast  ica 
AFK-9455  (awsk)